Bini

Sergio Bini si è affermato col nome d’arte di ‘Bustric il mago’. È stato allievo a Parigi della Scuola di circo di A. Fratellini e P. Etex, ha fatto apprendistato con E. Decroux e si è laureato in lettere al Dams di Bologna. Dal ’75 al ’90 ha girato l’Italia e l’Europa – ma anche America e Africa – con un bagaglio di scena consistente in valigia, cappello e giacchetta, vivendo a bordo di un furgone come gli attori girovaghi di un tempo. I suoi primi spettacoli di clownerie, recitazione e illusionismo nascono in collaborazione con il Centro di ricerche teatrali di Pontedera. Dopo un esilarante Napoleone (1994), il 1995 segna il suo debutto sui palcoscenici `tradizionali’ al fianco di A. Galiena in La vita è un canyon (regia di A.R. Shammah), in cui non rinuncia a improvvisare magie. Nel ’96 interpreta Atterraggio di fortuna , nel ’97 è nel film di Benigni La vita è bella e nel ’98 è in tournée con Variété , concerto-spettacolo di M. Kagel.

Cirque d’Hiver

Costruito dall’architetto Charles Hittorf come Cirque Napoléon nel 1852, il Cirque d’Hiver è oggi monumento storico: l’unico circo stabile ancora in piedi a Parigi, a simboleggiare l’età imperiale del circo, quando, a cavallo tra i due secoli, la capitale francese vantava una decina di questi edifici. Capace di oltre duemila posti, di notevole valore architettonico e di moderna concezione (un palcoscenico accanto alla pista, che può trasformarsi in piscina) è inizialmente diretto da Dejan, che qui consacra negli anni ’20 i clown Fratellini. Nel 1934 l’edificio è acquistato dalla famiglia circense Bouglione, che ne rilancia i fasti negli anni ’50 e ’60. Oggi, sempre di proprietà Bouglione, ospita concerti o grandi eventi e, più raramente, spettacoli circensi.

Giarola

Antonio Giarola ha il merito di aver diffuso per primo in Italia la mentalità europea del circo di regia. Dopo una formazione al Dams, nel 1984 crea con lo spettacolo Clown’s Circus il primo esempio italiano di regia e drammaturgia applicate al circo tradizionale, come già avveniva da oltre un decennio in tutta Europa. Tale esperienza, seppur limitata al nord dell’Italia per un solo anno, suscita l’interesse della famiglia di Darix Togni che chiede all’artista veronese un nuovo approccio artistico, valorizzando considerevolmente il tipo di lavoro e fissando le basi per la creazione del celebre successo europeo Florilegio. Nel 1988 Giarola è co-fondatore dell’Accademia del circo. Nel 1991 e fino al 1994 crea a Verona il festival internazionale del circo città di Verona, la prima rassegna italiana a far confluire nel nostro Paese specialisti e artisti dai cinque continenti, con un concreto riconoscimento internazionale. Nel 1994 crea con Ambra Orfei lo spettacolo Antico circo Orfei – Omaggio a Federico.

Castilla

Arturo Castilla è una delle figure più importanti del circo iberico del dopoguerra. Inizia la sua carriera come clown, esibendosi estemporaneamente al fianco di Charlie Rivel; ma diventa noto come impresario circense, producendo numerosi circhi, fra i quali, con Manuel Feijoo, il Circo Americano (1946). Col fratello Raimundo dirige dal 1958 al ’70 il Price, circo stabile di Madrid, poi demolito. Membro di giurie di festival internazionali, saggista e scrittore di libri sul circo, ha ricevuto da re Juan Carlos la Medaglia d’oro delle belle arti.

Hagenbeck

La tradizione familiare dell’ammaestramento di animali selvatici iniziò quando il padre, Gottfried Klaus (1810-1887), mercante di pesce, ricevette sei otarie a saldo di un vecchio debito. Gli Hagenbeck divennero mercanti di animali esotici, ammaestratori e proprietari di zoo e circhi. Karl Hagenbeck fu il più importante fornitore dei serragli dei circhi europei e americani nel secolo scorso; non solo, si può definire il fondatore dei moderni metodi di ammaestramento. Il suo sistema con premi e ricompense – un metodo molto più lento, ma che porta a risultati infinitamente migliori – rivoluzionò la disciplina, eliminando del tutto la brutalità. Karl Hagenbeck creò la gabbia circolare, dove gli animali non erano più solo esposti, ma potevano mostrare le loro abilità naturali portate ai massimi livelli. Fu un innovatore anche nella concezione architettonica degli zoo: il suo parco Stellingen ad Amburgo fu costruito con sistemi assolutamente inediti di stabulazione, in ambienti prossimi a quelli originari, senza gabbie o recinti ma con l’utilizzo di ampi fossati. Creò un proprio circo che, in società anche con altri impresari, girò l’Europa, le Americhe e persino l’Estremo Oriente. I figli Lorenz (1882-1945) e Heinrich (1875-1945) tentarono senza successo di proseguire il lavoro del padre; il fratello, Wilhelm, con i figli Karl Friedrich e Willy, diresse altri circhi, conquistando una certa notorietà come ammaestratore di orsi.

Zamperla,

Capostipite della famiglia Zamperla è Angelo, che ha quattro figli: Giovanni, Emilio, Ferdinando e Antonio. Da Giovanni discende il ramo della famiglia attualmente impegnato nell’attività del luna park con Emilio. Mentre da Ferdinando discende il ramo dedito alle discipline circensi. Due suoi figli, Bianco e Napoleone, danno vita a troupe di acrobati equestri destinate ad un buon successo soprattutto negli Usa. Già nel 1959 Napoleone è scritturato in America dal Cristiani Bros. Circus dove prende parte al numero equestre di L. Cristiani. Due suoi figli, Athos e Ermes, sono in grado di eseguire il salto mortale da cavallo a cavallo. Una sua figlia, Mafalda sposa J. Zoppé unendo così due note casate di cavallerizzi italiani. Negli anni ’70 anche la famiglia di Bianco giunge in America. Cinque dei suoi sei figli presentano un ottimo numero di piramidi a cavallo composto da Gilda, Carmen, Cinzia, Armando e Lucio, il quale si distingue anche come addestratore di belve. Nei primi anni ’80 i figli di Bianco tornano in Europa per partecipare al Festival di Montecarlo.

Bogino

Originari del Piemonte, i Bogino si affermano nel mondo della pista attorno agli anni ’20, grazie ai fratelli Giuseppe, Emilio e Manlio che presentano un numero acrobatico, scritturato spesso all’estero in Turchia, Grecia, Paesi Balcani e Russia. Giuseppe è anche un valido clown con Cele Bello e tale Corini di Bergamo. Negli anni ’40 Giuseppe emigra in America scritturato da Ringling, dove il nipote Ugo diviene famoso per il salto di file di elefanti, mentre il figlio Aurelio forma con i famigliari un numero di acrobati icariani con pattini, che è scritturato nelle migliori riviste americane sul ghiaccio.

Nel 1958 prendono anche parte a Il Principe del Circo di Michael Kidd con Danny Key. Emilio, rimasto in Europa, è un buon mimo ingaggiato in vari circhi italiani. Sposa Livia Caveagna ed ha tre figli: Anna (1910), Giovanni (1915-1994) ed Emilio (1924) i quali montano un numero di equilibristi «mano a mano». Dal 1953 al 1961 i fratelli Emilio e Giovanni conducono un loro circo con alterna fortuna. Poi Emilio viene ingaggiato al Circo Jarz e ne approfitta per montare ai figli Andrea (1953), Paolo (1956) e Franco (1958) un numero di ciclisti acrobatici considerato fra i migliori del proprio tempo e che si esibisce fino alla fine degli anni ’80 nei maggiori circhi europei (Knie, Krone, Benneweis) oltre che in teatri di varietà, riviste e programmi televisivi. A metà degli anni ’80 i fratelli B. con l’ultimo nato Carlo (1964) gestiscono per qualche tempo un circo in società con Daniele Orfei.

fachirismo

Il fachirismo consiste, mediante genuino addestramento o tramite artifici, nell’ostentare il controllo del dolore fisico o il superamento delle leggi fisiche del corpo. Tradizione considerata, non sempre a ragione, di provenienza orientale, quella degli esercizi di fachirismo (camminare e stendersi su vetri o chiodi; sputare fuoco; perforare la pelle con spilloni, e così via) è una delle pratiche più diffuse nel mondo dei ciarlatani per la relativa facilità di apprendimento e, seppur cosa poco evidente, per l’ampia possibilità di controllo del rischio. Il fachirismo, che ancora oggi conserva forte impatto sul pubblico, è sempre stato appannaggio soprattutto dello spettacolo di strada, dei circhi minori e dei varietà di second’ordine. Pochi fachiri hanno mostrato esercizi superiori alla media e sempre sfiorando l’autolesionismo. Tra i contemporanei, notevole è la troupe americana di Jim Rose.

Montecarlo,

Il festival internazionale del circo di Montecarlo viene organizzato nel principato di Monaco dal 1974, quando il Principe Ranieri, che da giovanissimo frequenta i circhi stabili parigini, presa coscienza del momento di crisi del settore, decide di rilanciare l’immagine di questa antica forma di spettacolo. Scopo della manifestazione è «segnalare i migliori artisti, promuovere l’immagine del circo nel mondo, aprire la pista a tutti senza distinzioni». La manifestazione riscuote subito un grande successo e dalla sua nascita è vista da oltre 450.000 spettatori che applaudono oltre 700 numeri provenienti da tutto il mondo. Il festival vede sfilare grandi artisti e segue, passo passo, i cambiamenti e gli sviluppi delle varie discipline dell’arte circense. La manifestazione è competitiva, con alcuni spettacoli di selezione e uno finale con la consegna dei trofei ai numeri migliori. Il premio è una statuetta scolpita da Paule Male, l’effige di un clown d’oro o d’argento. Vi sono poi altri riconoscimenti minori dedicati a particolari discipline o caratteristiche. La scelta dei numeri da premiare spetta a una giuria presieduta dal principe e formata, in un primo tempo da importanti personalità dello spettacolo (fra le quali si ricordano Sean Connery, Cary Grant, Michael York e i nostri Alberto Sordi e Giulietta Masina) o da colleghi e amici di Grace Kelly, in seguito da esperti direttori di circo provenienti da tutto il mondo. La preselezione dei numeri viene effettuata da un comitato che cambia di edizione in edizione e che è coordinato dallo stesso principe. Alla direzione di pista e alla logistica si alternano prestigiose famiglie europee, dai Bouglione agli Orfei, dai Togni ai Bronette fino ai Knie.

Figura importante è quella del messicano Eduardo Murillo, già valido acrobata al trampolino e collaboratore di Enis Togni, che rimane per oltre dieci anni direttore di pista del festival. Ogni anno partecipano oltre centocinquanta artisti, quindici musicisti e altrettanti assistenti di pista del Circo di stato della Polonia, una cinquantina di professionisti di varie categorie, interpreti, hostess, tecnici della Tv. La manifestazione è saltata solo tre volte: nel 1979, per la scomparsa di Grace Kelly, nel 1982 per problemi tecnici, e nel 1991 per le tensioni dovute allo scoppio della guerra del golfo. Dalla metà degli anni ’80 il festival viene spostato da dicembre ai primi giorni di febbraio, data in cui i vari circuiti circensi sono per lo più inoperativi e permettono quindi ad ogni nazione di partecipare. Nel 1987 viene inaugurata una costruzione semi stabile da 4.200 posti che nel corso dell’anno ospita numerose altre manifestazioni. Il festival diventa il principale punto d’incontro degli operatori del settore: artisti, direttori di circo, agenti, giornalisti, semplici appassionati. Dal punto di vista artistico merito della manifestazione, oltre a quello di raccogliere i migliori numeri in circolazione, è anche di aprirsi alle scuole orientali e in seguito all’evoluzione dell’arte circense, ospitando, pur nel contesto di un modello tradizionale di spettacolo, dapprima (metà degli anni ’80) numeri rappresentativi del circo di regia russo e in seguito (primi anni ’90) artisti provenienti dal canadese Cirque du Soleil. L’Italia conquista in tutto nove statuette, due dorate e sette d’argento. Il primo clown d’oro italiano è del 1987 a Massimiliano Nones con il numero di dodici tigri del circo di Moira Orfei. Nel 1996 è la volta della `Festa del Cavallo’ presentata dai Casartelli-De Rocchi, del Circo Medrano.

Di un italiano un altro importante primato: Flavio Togni (Circo Americano) è l’unico artista ad aver conquistato tre argenti e l’unico a essere salito tre volte sul podio nell’arco di oltre vent’anni (1976, 1983 e 1998). Ecco tutti i trofei italiani: 1976 argento a Flavio Togni (elefanti); 1977 argento ai Canestrelli (naturalizzati americani, trampolino elastico); 1979 argento ai Nicolodi (acrobatica a terra); 1983 argento a Flavio Togni (gruppo misto di cavalli ed elefanti); 1987 oro a Massimiliano Nones (tigri); 1988 argento a David Larible (clown); 1989 argento a Stefano e Lara Orfei Nones (alta scuola e animali esotici); 1996 oro ai Casartelli-De Rocchi (`festa del cavallo’); 1998 argento a Flavio Togni (cavalli). Ma non sempre il pubblico e gli operatori sono d’accordo con le decisioni della giuria. Le principali critiche riguardano il cambiamento di tendenza avvenuto alla terza edizione, dopo che le prime due hanno visto in pratica consegnare il clown d’oro alla carriera a Charlie Rivel, Alfred Court e ad Alexis Gruss. Dalla terza edizione in poi si passa alla vittoria sul campo, eccezion fatta per la VII, quando si aggiudica il trofeo Oleg Popov, che non sembra però brillare negli spettacoli di selezione. Altra critica è quella di premiare a volte con leggerezza numeri russi, cinesi e coreani. Gli spettacoli del festival internazionale del circo di Montecarlo vengono trasmessi dalle televisioni di mezzo mondo diffondendo ovunque l’immagine del principato, ma anche quella di una forma d’arte capace di profonde riflessioni sui propri codici e di conseguenti evoluzioni.

Corea del Nord

Pur nell’assurdo isolamento in cui è confinata, Pyöngyang è oggi una delle più importanti capitali del mondo del circo, la cui grandezza è condensata in un insieme di antiche tradizioni, recenti successi e moderni piani di sviluppo. Entrata nel 1876 nell’orbita nipponica, la Corea produce molte delle compagnie giapponesi che furoreggiano in Europa a cavallo dei due secoli. Il 9 settembre 1948 viene fondata la Repubblica popolare democratica. Il dieci giugno 1952 il presidente Kim Il Sung ordina l’allestimento di alcuni spettacoli circensi, anche in vista dei festeggiamenti per la vittoria nella guerra di Corea. In seguito alla tregua del 27 luglio 1953 il Circo della Corea del Nord inizia a svilupparsi. Kim Il Sung scrive: «Dobbiamo creare un’arte acrobatica che adoperi con giudizio la cultura fisica e l’arte tutta, e sviluppi le tradizioni nazionali per educare il popolo a un patriottismo socialista». Gli artisti circensi si adoperano così nella creazione di vere e proprie opere di agit-prop acrobatico ad alto contenuto ideologico: Gli acrobati al lavoro sulla gru , L’elettricista contento, Il difensore della costa e altri numeri in cui compaiono principalmente i ruoli di operai e soldati. Nel dicembre 1962 si inaugura il circo stabile costruito, con chiara influenza sovietica, sulla collina di Moranbong, in pieno centro cittadino; lo stesso anno viene creata la Scuola delle arti del circo, per garantire la trasmissione delle tecniche ai giovani artisti.

Oggi in Corea esistono due principali organismi dedicati alle arti acrobatiche: la Troupe acrobatica dell’Esercito, che si esibisce nel vecchio circo sulla collina Moranbong affidato alla direzione di Pak Myong Su, e la Troupe acrobatica di Pyöngyang, che si esibisce nel nuovo circo diretto da Hong Zai Sik. A lato del moderno edificio sono stati anche costruiti i nuovi locali della Scuola delle arti del circo; a essa non è per il momento collegato uno Studio (come nel modello moscovita), esiste però una équipe di allenatori e insegnanti che contribuiscono al disegno dei nuovi numeri, usufruendo anche di una sezione tecnica che realizza scenografie, costumi e attrezzi. Vi sono anche dei compositori al servizio degli artisti, che compongono melodie – distanti da quelle cinesi e più simili a quelle occidentali – eseguite dalle nutritissime orchestre dei due stabili. Il circo coreano coinvolge circa quattrocento persone, concentrate quasi tutte nella capitale; nel Paese si esibiscono piccole compagnie, inviate in tournée dagli organismi centrali, oppure piccole troupe di saltimbanchi che agiscono in proprio, ma sotto il controllo dei funzionari della capitale. I migliori numeri nordcoreani restano indubbiamente quelli aerei, con i quali negli anni ’80 e ’90 hanno conquistato sei Clown d’oro al festival di Montecarlo.

Travaglia

I Travaglia sono fra i più rappresentativi della classica tipologia delle piccole troupe di circensi attivi fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Il loro spettacolo è composto principalmente dai numeri di famiglia eseguiti da Damiano, il figlio Romolo e le figlie Giulia, Antonietta, Giuseppina e soprattutto Ginevra, antipodista e ottima cavallerizza, e Amelia, avvenente funambola. I Travaglia sono fra i primi ad importare in Italia il tendone all’americana, con due antenne ed i contropali di sostegno. Effettuano numerose tournée all’estero, in Grecia, Egitto, Svizzera e Francia. Allo scioglimento del nucleo famigliare i membri si imparentano con altre dinastie di tradizione circense.

Cinese

La Cina è formata da ventuno province, cinque regioni autonome e tre municipalità, e in essa agiscono oltre cento compagnie acrobatiche, non controllate da un unico organismo, seppure sotto la responsabilità del Ministero della Cultura. Le compagnie si esibiscono su palcoscenico; i tendoni utilizzati sono rari. Esiste un unico circo stabile, a Wuhan. La compagnia del Circo Cinese, nucleo centrale dell’attività acrobatica in Cina, è formata da un minimo di quaranta fino a un massimo di circa centocinquanta persone. Di solito viene divisa in due settori distinti, di lavoro e di formazione. Nel gruppo di formazione si insegnano le varie discipline dell’acrobazia ad allievi molto giovani, ai quali vengono messe a disposizione tutte le facilitazioni per perfezionare la loro arte. Grazie alla commistione con altre forme culturali, l’acrobazia è diventata una forma d’arte composita e armoniosa. D’altronde proprio in questa nazione, già nella prima metà del Settecento, le arti dell’acrobazia venivano praticate e insegnate insieme a quelle del canto, della danza e della recitazione nel famoso Giardino dei peri; anche per questo, nei numeri acrobatici cinesi, sono frequenti le citazioni e i riferimenti a miti e leggende popolari o a temi ricorrenti dell’Opera di Pechino. Del resto la grande tradizione acrobatica asiatica ha avuto le sue antiche origini soprattutto in Cina, ed è qui che sono avvenute le trasformazioni più interessanti del nostro secolo. Negli ultimi anni della dinastia Qing, ovvero all’inizio del ‘900, la Cina non riesce a offrire dignitose condizioni sociali ai propri giocolieri, i quali si esibiscono soprattutto in tendoni itineranti simili a quelli europei, ma immersi nella più cupa miseria.

Gli artisti cinesi riescono a ottenere una certa considerazione e un certo status solo nel 1949, quando, con l’avvento di Mao Tse-tung e la nascita della Nuova Cina, viene messa in opera la nazionalizzazione di tutti i complessi acrobatici. La prima esibizione del genere nella Nuova Cina viene organizzata nel 1950 a Pechino, su ordine del primo ministro Zhou Enlai. La compagnia è formata da acrobati provenienti da diverse province e i numeri eseguiti nel corso della rappresentazione sono stati selezionati dallo stesso primo ministro, secondo criteri di validità e moralità: severe censure vengono applicate sui numeri carichi di emozioni troppo crude («L’acrobazia dovrebbe dare al popolo un piacere estetico e una sensazione piacevole. Né deformità né stimoli troppo forti devono essere usati per attirare il pubblico»). Zhou Enlai appare così un precursore della moderna tendenza circense verso forme più raffinate di spettacolo. Grazie alla sua determinazione vengono del tutto eliminate le esibizioni dei fenomeni della natura, così come tutti gli eccessi di fachirismo o di esibizioni analoghe, basate su sensazioni brutali. Dall’arte acrobatica viene inoltre eliminata ogni seppur minima componente di rischio e si introducono rigorose norme di sicurezza. Il motto degli acrobati di tutta la Cina diviene: «Lasciamo che sboccino cento fiori, strappiamo le vecchie erbacce e avanziamo nel nuovo». I numeri devono essere semplici, eseguiti con grazia, senza forme eccessive di protagonismo individuale. Inoltre gli spettacoli delle compagnie di ogni singola provincia devono caratterizzarsi con sapori e colori tipici delle proprie tradizioni. Così uno stesso numero, eseguito da complessi di varia provenienza, può apparire del tutto diverso e portare nuovi motivi di interesse. Il successo della prima compagnia acrobatica ispira la nascita di gruppi simili in tutto il territorio cinese. Secondo alcune statistiche, in Cina sono oggi attivi più di dodicimila artisti, impegnati in una varietà incredibile di discipline, con oltre duecento sottogeneri differenti.

L’acrobazia ha avuto un ruolo importante negli scambi culturali fra la Cina e gli altri Paesi; anche in momenti difficili per le relazioni internazionali, le compagnie di acrobati cinesi sono state ben accolte dal pubblico di diverse nazioni. La Cina è, assieme all’Urss prima e alla Russia poi, la nazione che più di ogni altra ha fatto man bassa di premi nelle varie manifestazioni e festival di circo e di arte acrobatica, fioriti un po’ ovunque negli ultimi vent’anni. I numeri inviati ai festival internazionali vengono accuratamente selezionati attraverso manifestazioni a carattere nazionale, alle quali prendono parte decine di numeri e centinaia di artisti e dove la competitività fra le diverse province è spinta al massimo, a motivazione di grandi stimoli. Interessante, da un punto di vista antropologico, quel che accade a Wuqiao, Liaocheng, Yancheng e Tianmen, località che godono dell’appellativo di `case dell’acrobazia’: tutti gli abitanti eseguono per la strada esercizi acrobatici e di giocoleria, come giocassero al pallone o a nascondino.

Bellucci

Fondatore della dinastia è Armando Bellucci, farmacista romano che nella seconda metà dell’Ottocento sposa Maria Lelli, una cavallerizza di un piccolo complesso circense operante nella zona. Il primo complesso diretto dai due prende il nome di Circo Arbell, inaugurando la curiosa tradizione di utilizzare anagrammi dei nomi dei famigliari. Dei numerosi figli solo due continuano la professione circense, Anita che sposa un Canestrelli, ed Emidio jr. che sposa Italia Riva. Da questa unione nascono sei figli: Armando, Gemma, Roberto, Gilda, Renato, Loredana e Mario. Il nuovo complesso famigliare viene chiamato Embell Riva. In seguito Roberto si distingue come addestratore di tigri e Mario di elefanti ed animali esotici, mentre Armando si occupa principalmente dell’organizzazione. Quest’ultimo si separa però nei primi anni ’90 dalla famiglia per creare un proprio piccolo complesso. Pur non riuscendo a raggiungere il successo di complessi come Orfei o Togni, l’Embell Riva, oltre ad esibirsi in tutta Italia, visita frequentemente l’estero, anche in nazioni da poco uscite dall’incubo della guerra civile, come la Jugoslavia.

Knie,

Capostipite della dinastia Knie è Friedrich (1784-1850), studente austriaco di medicina, che nel 1806 fonda un proprio complesso itinerante che raggiunge una certa notorietà, soprattutto per i virtuosismi sulla fune eseguiti all’aperto. È solo dalla quarta generazione, nel frattempo naturalizzata svizzera, formata da Louis (1880-1949), Rudolf (1885-1933), Friedrich (1884-1941), Carl (1888-1940) e Eugen (1890-1955) che i K. aprono un circo propriamente detto. Infatti, nel 1919 iniziano a presentare i propri spettacoli all’interno di un tendone, assumendo il nome di `Cirque Variété National Suisse Frères Knie’ che i figli di Friedrich, Fredy (1920) e Rolf (1921-1997), rendono celebre. Nel 1934 il circo familiare cambia assetto giuridico, trasformandosi da società in nome collettivo a società per azioni: evoluzione sintomatica della tempestività manageriale della famiglia nei confronti dell’arretratezza del sistema europeo (in America simili modelli esistevano già). I Knie lasciano il funambolismo per dedicarsi all’ammaestramento di animali, sulle orme dei grandi complessi dell’epoca. Fredy diventa un ottimo ammaestratore di cavalli, Rolf di elefanti: modificano l’approccio alla disciplina, non più legata a tecniche segrete, ma esposta – quando non illustrata – al pubblico. Nel 1940 e ’41 muoiono Carl e Friedrich; sono i figli di quest’ultimo, Fredy e Rolf, ad assumere (assieme allo zio Eugen) la conduzione dell’impresa che, pur con molti incidenti di percorso (alcune produzioni costose e dall’esito non soddisfacente, o vere e proprie calamità naturali), continua a prosperare. Nel dopoguerra viene ingrandito lo zoo itinerante e aumenta la fama dei Knie come ammaestratori di animali. Durante le pause della stagione (che in Svizzera va da marzo a ottobre) i loro numeri sono richiesti nei maggiori complessi d’Europa. Fredy sposa Pierrette Dubois che gli dà Fredy jr (1946) e Rolf jr (1949); Rolf sposa Tina Di Giovanni che gli dà Louis (1951) e Franco (1954).

Nel 1962 a Rapperswill, dove hanno la loro sede stabile, i K. creano un parco zoo che ospita tutti i loro animali. Fredy jr raccoglie la grande eredità del padre nell’ammaestramento dei cavalli, Rolf jr diventa un valido clown (in prevalenza Augusto), Louis predilige l’addestramento di tigri ed elefanti, poi lasciati nelle mani di Franco. I numeri con animali vengono ancora migliorati, proponendo inediti accostamenti di specie diverse. Negli anni ’70 e ’80 si afferma definitivamente il modello Knie, che prevede, dal punto di vista dell’organizzazione, una perfetta logistica abbinata a moderne strategie di marketing e, dal punto di vista dello spettacolo, produzioni nuove ogni anno, grande eleganza e senso del ritmo, ma soprattutto estrema validità del nucleo familiare, specializzato nei numeri con animali e capace di esprimersi ad alto livello in acrobazie e clownerie, unendosi agli artisti ospiti, sempre di valore assoluto. I Knie operano nel rispetto della tradizione, ma sono aperti alle nuove tendenze: fra i primi a introdurre in pista i mimi comici provenienti dalla strada o dal teatro (Dimitri) e a far conoscere al pubblico della loro nazione artisti provenienti da realtà pressoché sconosciute (Russia, Cina, Corea, Mongolia), sono anche fra i primi ad accettare la commistione con altre forme di spettacolo visuale (Mummenschanz) e a integrare la loro formula con il circo d’avanguardia (Cirque du Soleil). Tutto ciò porta la dinastia dei Knie ai massimi livelli mondiali e a contare amici e ammiratori d’eccezione, fra i quali Charles Chaplin e Maurice Béjart. Sono la famiglia circense più premiata al festival di Montecarlo: oro nel 1977 ai cavalli di Fredy senior, argento nel 1993 a Geraldine Katharine (figlia di Fredy jr) per la `posta’, oro nel 1996 ai cavalli di Fredy jr e argento nel 1997 agli elefanti di Franco. Nel 1983 Rolf jr lascia il circo per affermarsi come pittore; nel 1993 anche Louis abbandona per assumere la direzione del Circo nazionale austriaco. Principali responsabili del Circo nazionale Knie diventano Fredy jr e Franco, subentrati ai genitori anche nel consiglio d’amministrazione. Da ricordare l’attività di Charles, cugino dei Knie (nipote di Eugen), valido ammaestratore di animali esotici e proprietario di un piccolo complesso attivo in Germania.

Court

Alfred Court nasce da famiglia aristocratica ma, durante gli studi presso i gesuiti, scopre la propria vocazione per la ginnastica e fugge di casa per unirsi a un piccolo circo. Nel 1914 è in America come acrobata; agisce anche come imprenditore circense e nel 1917, in Messico, inizia la propria carriera di ammaestratore. Tornato in Francia, usa l’esperienza acquisita per formare, con il fratello Jules, numeri di animali feroci, specializzandosi in gruppi misti; nel contempo dirige complessi circensi di una certa fama, apportando importanti innovazioni logistiche come il trasporto via strada. Nel 1940 viene ingaggiato da Ringling Bros. and Barnum & Bailey, dove avviene la sua definitiva consacrazione come ammaestratore di belve. In opposizione allo stile americano aggressivo di Clide Beatty, presenta i propri animali in un sofisticato stile `europeo’, facendoli posare in spettacolari tableaux. È fra i pochi domatori a non aver subito alcun incidente nel corso della carriera. L’ultimo numero da lui presentato, nel 1945, è un misto di tre orsi polari, due orsi bruni, otto leoni, due leopardi, due tigri, un giaguaro, due lupi e due cani. Nel 1974, al festival di Montecarlo, gli viene consegnato il Clown d’oro alla carriera.

Busch

Ex militare, Paul Busch (1850-1927) costruisce a Berlino nel 1895 il Circo stabile B. di 4500 posti. Nel 1902 e 1903 rileva gli edifici circensi di Amburgo e Breslavia e ne costruisce uno a Vienna. I prestigiosi spettacoli equestri (fino a 120 cavalli) includono sfarzose ed elaborate pantomime anche acquatiche ed ospitano le vedette dell’epoca, da Houdini ai Fratellini. I circhi Busch sono bombardati tra il 1943 e il 1945. Alla morte di Paul, la direzione va alla figlia Paula Busch (1886-1973) che dà vita a un circo itinerante. Nel 1965 il circo Busch si fonde con il Roland. Il circo Busch-Roland è tuttora attivo. Estraneo alla dinastia Busch è il circo itinerante di Jacob Busch, uno dei più importanti degli anni ’20 e ’30, giunto anche in Italia con la sua pista acquatica. Il circo di Jacob Busch viene rilevato nel 1952 dal governo della Ddr e sciolto negli anni ’90.

Sforzi,

Alla fine dell’Ottocento è attivo il Circo Europa, diretto da Gaudenzio Sforzi e dalla moglie Linda Pellegrini, entrambi di famiglia circense. Gli otto figli Clodomiro, Esilda, Cesare, Italo, Armando, Erminia, Angelo e Adriano, sono tutti buoni generici. Si distingue Angelo che, a scopo pubblicitario, salta lunghe file di cavalli e di autovetture. Nel 1928 viene creata una società con il Circo Bizzarro (v.). La seconda guerra mondiale porta a una grave crisi del complesso, che comunque, con l’aiuto dei Caroli e dei Lizzi, va avanti fino al 1959. Negli anni ’60 e ’70 è soprattutto un figlio di Angelo, Alberto, detto `Bertino’, a distinguersi come valido giocoliere, ripresentando alcune delle routine create da Enrico Rastelli (v.).

equilibrismo

Vasto genere dell’arte circense comprendente le discipline che implicano l’abilità di tenere in equilibrio oggetti di vario tipo, o quella di tenere in equilibrio il proprio corpo in maniera anomala o su basi instabili. Nella prima tipologia dell’equilibrismo, presentata a volte in commistione con la giocoleria, rientrano il tenere in equilibrio pile di bicchieri, di sedie e altre varietà di oggetti. Nella seconda tipologia, più ampia, la disciplina principe è il verticalismo, ovvero l’equilibrio sulle mani, che conosce grande successo in tutto il secolo anche per la sua essenzialità, portata all’estremo quando gli artisti si esibiscono senza l’ausilio di nessun attrezzo, su di una piccola piattaforma. Oltre alle doti di equilibrio, per emergere nella disciplina è indispensabile una notevole forza fisica. Sono molto apprezzati i numeri di verticalismo a due o più persone, che permettono figure maggiormente spettacolari e a volte l’innesto di componenti acrobatiche. Fra i primi artisti a distinguersi nella specialità come solisti è Severus Schaeffer, capace di mostrare un repertorio vastissimo di equilibri su una mano con il corpo in diverse posture. Negli anni ’40 diventa celebre Unus, con la sua verticale su di un solo dito (anche se `truccata’). In seguito emergono gli italiani Gino Donati, equilibrista tenore, capace di cantare arie d’opera in verticale su di una mano sopra un pianoforte a coda; poi i fratelli Ajuanito e Ajuamado Merzari, che arricchiscono il repertorio della specialità con l’utilizzo di attrezzi come i trampoli. Molto importante la scuola iberica che, dagli anni ’70, dà alla disciplina numerosi validi artisti (Chen, Lorador, Reyes, Segura).

Negli anni ’90 si afferma la scuola russa, con grande tecnica e attenzione alla messa in scena. Massimo esponente è Oleg Izošimov che, in costume da ballerino del Bol’šoj, esegue tecniche di equilibrio su di una mano di altissima difficoltà, accompagnato dalle note di una romanza di Pavarotti. Il buon nome della scuola italiana è tenuto alto dagli statuari fratelli Pellegrini, capaci di difficilissimi e inedite figure a quattro. Nella tipologia degli equilibri del corpo su basi instabili possiamo enumerare gli esercizi svolti sul rullo, detto rola-rola o sulle sfere. Entrambi derivano dall’antico gioco dell’equilibrio sulle botti e sono diffusi in pratica in tutto il mondo. C’è poi la spettacolarizzazione di equilibri su biciclette, che sembra essere una trovata italiana. È Alberto Scuri a proporli per la prima volta nel 1881, ed è la troupe di Ugo Ancillotti ad affermare la disciplina a cavallo fra i due secoli. Nel secondo dopoguerra emergono l’eccentrico Joe Jackson, le New Dollys e l’orientale Lilli Yokoi, con la sua bicicletta d’oro a 24 carati. La tradizione italiana è continuata fino ai nostri giorni con i Bogino e i Biasini. Equilibri su pattini a rotelle sono stati mostrati per la prima volta da Harry French, per poi diffondersi nelle piste dei circhi di tutto il mondo e nei teatri di varietà. Di recente si sono distinti gli inglesi Skating Wheelers e gli italiani Giurintano. Altro genere è quello della `scala libera’, ovvero priva di punti d’appoggio, sulla quale vengono svolti esercizi di vario genere. A volte il tenere in equilibrio e il mantenersi in equilibrio si fondono in discipline come le piramidi umane (le antiche `Forze d’Ercole’ veneziane), dove l’artista che regge il peso viene chiamato porteur o forte, quelli di mezzo `secondi’ e quello in cima agile; o nella disciplina della pertica, dove un artista tiene in equilibrio una lunga asta sulla cui estremità un altro presenta varie figure.

Ringling Bros. and Barnum & Bailey Circus

‘The Greatest Show on Earth’, vera istituzione dello spettacolo popolare statunitense, nasce grazie alle geniali innovazioni e i bizzarri sogni di P.T. Barnum, uomo di spettacolo unico nel suo genere, il cui nome è diventato sinonimo di grandiosità e di kitsch nel mondo intero. Barnum è considerato fra i più rimarchevoli uomini di spettacolo di tutti i tempi. Nato da una famiglia di contadini, attraverso una serie di iniziative di più svariata natura, acquisisce un’immensa popolarità. Dal 1835 è attivo nel settore dello spettacolo popolare diventando per eccellenza l’impresario dello strano e del bizzarro. Fra i suoi successi: Joice Heth, un’anziana donna di colore spacciata per la balia di George Washington, la Sirena delle Fiji, i Fratelli siamesi, la cantante lirica Jenny Lind e, soprattutto, Charles S. Stratton, noto come Tom Thumb (Tom Pollice), forse il nano più famoso del mondo. Il suo primo complesso, il `P.T. Barnum Great Travelling Museum, Menagerie, Caravan and Hippodrome’, debutta a Brooklyn nel 1871 e si distingue subito per la grandiosità e la modernità della logistica. Entro un anno è in grado di percorrere in una notte spostamenti di oltre cento miglia per ferrovia, portando attrazioni e curiosità mai viste sino ad allora a intrattenere il pubblico di ogni parte degli Usa.

Il successo dei primi spettacoli circensi di Barnum è dovuto, oltre allo sfarzo delle produzioni presentate, anche alle nuove strategie di vendita e alle importanti innovazioni pubblicitarie, con manifesti affissi fino a settantacinque miglia dal centro visitato e memorabili parate di strada. La logistica è ottima: i metodi di carico e trasporto ferroviario che adotta diventano degli standard dell’industria moderna. Intanto, nel 1879 il Great London Circus di James A. Bailey, presenta al pubblico statunitense l’ingegnosa invenzione di Thomas Edison, la `macchina della luce’, e l’anno seguente esibisce il primo cucciolo di elefante nato in Usa. Il sensazionale successo di questi due avvenimenti suggerisce a Barnum di formare una società con il giovane showman.

I due impresari uniscono le proprie forze nel 1880 formando il “Barnum and Bailey Greatest Show on Earth”, chiamato così da Barnum in uno sfoggio della sua incomparabile immodestia. Viene creato il primo circo a tre piste della storia. Uno dei loro più grandi trionfi è il leggendario elefante Jumbo, acquistato dallo zoo di Londra per la cifra di 30.000 dollari, causando un incidente diplomatico fra Usa e Gran Bretagna. Alla morte di Barnum nel 1891, lo spettacolo viene portato avanti da Bailey, il quale, nel 1898, si imbarca per un tour oltreoceano che rifonda in pratica il circo europeo e il cui successo acquista fama leggendaria. Intanto, a Baraboo, nel Wisconsin, i fratelli Ringling creano il “Ringling Bros. Classic and Comic Concert Company“, sottotitolato `The World’s Greatest Show’.

Quando Bailey torna dall’Europa, scopre che quello dei Ringling è diventato il principale complesso statunitense. Inizia così una vera e propria battaglia senza esclusioni di colpi per aggiudicarsi la maggior fetta dell’enorme mercato Usa. James A. Bailey muore nel 1906 e un anno più tardi il glorioso marchio viene acquistato proprio dai Ringling che per undici anni lo gestiscono separatamente dal proprio. Infine, nel 1919, nasce il `Ringling Bros. and Barnum & Bailey Combined Show’. Novanta vagoni ferroviari trasportano per tutti gli Usa i millecinquecento componenti della compagnia, oltre a più di settecento animali e il materiale necessario per allestire un tendone da diecimila posti. Gli anni ’20 sono l’epoca d’oro del Ringling Bros. and Barnum & Bailey Circus quando John Ringling, l’ultimo dei fratelli, scrittura in tutto il mondo i migliori talenti circensi dell’epoca.

Nel 1932, l’ormai enorme complesso esce dal controllo della famiglia per rientrarvi nel 1938 grazie a John Ringling North (1903-1985), figlio di Ida Ringling e Henry W. North, che rimane direttore dal 1938 al 1942 e poi dal 1947 al 1967, periodo nel quale la fortuna del colosso è minata da questioni societarie e dal continuo lievitare dei costi. Nel 1952 il complesso viene rilanciato anche dall’uscita del kolossal di Cecil B. DeMille, Il più grande spettacolo del mondo , ambientato proprio da Ringling Bros. and Barnum & Bailey Circus. Ma la qualità delle rappresentazioni sembra in calo e lo stile subisce l’influenza di Broadway, perdendo il sapore circense originario. Nel 1956 l’aumento dei costi del personale e il breve periodo di tournée stanno per portare il complesso al tracollo. Fa la sua comparsa Irvin Feld, che inizia a collaborare con John Ringling North programmando una stagione lunga tutto l’anno da effettuarsi esclusivamente all’interno dei grandi palazzi dello sport, sorti nel frattempo in tutti gli Usa. Viene eliminato per sempre l’enorme tendone che aveva caratterizzato la storia del circo statunitense.

Nel 1967 Irvin e Israel Feld acquistano per otto milioni di dollari da John Ringling North l’intero complesso, firmando l’accordo definitivo a Roma all’interno del Colosseo. I Feld dimostrano dinamico spirito imprenditoriale. Immediatamente viene creata una seconda unità per mostrare al pubblico statunitense il grande talento europeo di Gunther Gebel Williams, considerato uno dei più grandi artisti di tutti i tempi e importato negli Usa con il suo nutrito gruppo di animali. Da allora Ringling Bros. and Barnum & Bailey Circus è presente nel territorio statunitense con due diverse produzioni che si rinnovano completamente ogni due anni. Nel 1968 Irvin Feld crea il Clown College, che per tre decadi produce artisti comici di buon livello. Nel 1971 tutta l’impresa viene venduta alla Mattel Inc. per 50 milioni di dollari per poi essere ricomprata nel 1982 per 23 milioni.

Nel 1984 il “Time” indica Irvin Feld come il più grande uomo di spettacolo del mondo; qualche mese più tardi scompare. La guida del Ringling Bros. and Barnum & Bailey Circus è presa allora dal figlio Kenneth che gestisce la più grande società al mondo nel ramo dello spettacolo dal vivo per la famiglia, la “Feld Entertainment”: due unità di Ringling Bros. and Barnum & Bailey Circus, quattro di Disney on Ice, lo spettacolo degli illusionisti Sigfried and Roy a Las Vegas e tanti altri, visitati ogni anno da circa venticinque milioni di spettatori. Kenneth conduce in maniera moderna l’evoluzione di Ringling Bros. and Barnum & Bailey Circus, migliorando l’approccio con i mass media e i produttori di ogni singolo stato e continuando a presentare al pubblico americano novità provenienti da tutto il mondo, fra le quali gli italiani Flavio Togni e David Larible. Anche la concezione dello spettacolo si evolve, influenzata dalle moderne tendenze di regia circense, concentrandosi attorno a un tema che cambia in ogni produzione.

Caveagna,

Sembra che il capostipite della famiglia Caveagna sia un religioso, Rodolfo, che nella prima metà del secolo scorso getta la tonaca e intraprende la vita nomade (curiosamente, un’origine comune a molte famiglie circensi italiane ed europee). Emigrato in Ungheria, Rodolfo entra nell’orchestra di un circo itinerante e sposa la figlia del direttore, subentrando alla guida del piccolo complesso che, al rientro in Italia, prende il nome di circo C.; è però il primogenito di Rodolfo, Artidoro (1867-1932), a portare per primo il complesso a un certo livello. Il circo C. raggiunge il suo apice negli anni ’50, sotto la guida del figlio Secondo. I figli di quest’ultimo, Remo (1939-1967), Artidoro (1935), Liliana (1941) e Ugo Alberto (1955), lasciata l’attività di imprenditori, continuano a lavorare in importanti complessi italiani ed europei, distinguendosi nella clownerie e nell’acrobazia equestre. Recentemente i giovani Giordano e Ivano si sono distinti nella disciplina del verticalismo.

Gruss

Attivi come cavallerizzi dal principio del secolo, i Gruss dirigono negli anni ’50 e ’60 il Grand Cirque de France in cui Alexis G. sr. si distingue come ammaestratore di cavalli. I figli Philip e Lucien G. continuano la sua tradizione. Nel 1975, Alexis jr. (1944), figlio di André, con la regista Sylvia Monfort fonda il Cirque à l’Ancienne, destinato a recuperare le origini dell’arte circense, soprattutto equestre, ricreando numeri del passato. Il progetto vede nascere anche la prima scuola di circo dell’Europa occidentale. Dal 1984 al 1997, su iniziativa del ministero della Cultura, il Cirque à l’Ancienne diventa Cirque National. La famiglia di Alexis jr. è considerata ai massimi livelli mondiali nella creazione di numeri equestri. Nel 1994 un altro ramo dei G. ha dato vita al Cirque Arlette Gruss, divenuto uno dei più rinomati tra i circhi francesi di tradizione.

Accademia del circo

Fondazione riconosciuta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e gestita dall’Ente nazionale circhi. Nasce per far fronte alla crescente difficoltà nella trasmissione di tecniche circensi emersa in particolare dagli anni ’70 quando, con la trasformazione delle imprese famigliari in aziende, diventa più difficile per i circensi tramandare alle nuove generazioni le discipline di base della pistAccademia La volontà di aprire una scuola del circo risale al 1940 quando il fondatore, Egidio Palmiri, visita un’istituzione didattica in Lettonia. Nel 1968 le speranze sembrano potersi concretizzare con la legge 337 che «riconosce la funzione sociale del circo», ma il progetto è accantonato per mancanza di fondi. Nel 1988 grazie all’impegno, anche concreto, dei consiglieri dell’Ente nazionale circhi, titolari dei maggiori circhi italiani, il progetto viene realizzato sull’esempio di scuole statali di circo quali quella di Mosca e quelle francesi. I primi corsi vengono ospitati nei quartieri invernali di Enis Togni a Verona. Nel 1990 la sede viene trasferita a Cesenatico, nei locali di una ex colonia.

L’Accademia è l’unica istituzione di formazione professionale circense esistente in Italia e l’unica a modello convittuale di tutto il mondo occidentale. Il corso è articolato in quattro anni ai quali vengono ammessi allievi dagli 8 ai 16 anni, e permette l’apprendimento di elementi delle varie discipline circensi. Dalla sua fondazione l’Accademia ha diplomato oltre 40 allievi, oggi impegnati nelle piste dei più prestigiosi circhi italiani e stranieri. Numerosi i premi ottenuti a festival internazionali, da ricordare la medaglia d’oro dei fratelli Peres al festival di Parigi e il Clown d’Oro conquistato al festival di Montecarlo dalla famiglia Casartelli con’la festa del cavallo’ con una dozzina di diplomati dell’Accademia. Da segnalare la presenza di ottimi istruttori provenienti dalla Scuola del circo di Mosca o da famiglie italiane di tradizione, come Jarz, Nicolodi, Cardona, Larible e Merzari, oltre alla nota contorsionista portoghese Fatima Zohra. L’Accademia garantisce anche l’alfabetizzazione di base degli allievi di provenienza circense altrimenti costretti ad un frustrante girovagare per le scuole di tutta Italia. Di recente l’Accademia ha costituito dei corsi di articolazione più elastica al fine di poter accogliere studenti esterni o di età superiore al normale, impossibilitati a frequentare per quattro anni o costretti da contingenze di ordine pratico a soggiornare fuori dalla struttura.

Orfei

Figlio di Paride `Pippo’ e di Alba Furini, Nando Orfei fu dapprima buon suonatore di tromba e, in seguito, giocoliere e domatore, sulle tracce del celebre zio Orlando . Nel 1960 fonda un proprio circo con il fratello Rinaldo e la sorella Liana; nel 1962 sposa Anita Gambarutti dalla quale ha Paride (1963), musicista e ammaestratore di elefanti, Ambra (1965), giocoliera, cavallerizza e soubrette televisiva, e Gioia (1973), antipodista e cavallerizza, forse la più dotata dei tre dal punto di vista delle tecniche circensi. Numerose le sue partecipazioni a film, fra i quali I clowns (1970) e Amarcord (1974) di Federico Fellini. Dopo la separazione dalla sorella Liana, avvenuta nel 1984, continua la sperimentazione, con alterna fortuna, di spettacoli circensi `a copione’, secondo cioè un determinato `script’, con La pista dei sogni (1991) e Antico circo Orfei (1994), con la regia di Ambra e Antonio Giarola.

trapezio

Il trapezio è una disciplina aerea del circo e del varietà nella quale si fa uso di un attrezzo formato da una corta asta legata alle estremità a due funi appese al soffitto. Si divide prevalentemente in due generi: il trapezio solo e il trapezio volante. In quest’ultimo vi è una lunga struttura aerea sulla quale sono posizionate una piattaforma (‘panchina’) dove sostano gli ‘agili’, un trapezio utilizzato dagli stessi ed un altro riservato al ‘catcher’ (o ‘porteur’) per agganciarsi con le gambe a testa in giù, pronto ad afferrare i compagni dopo che hanno eseguito salti mortali di vario genere. Tale struttura fu ideata, in embrione, dal celebre Jules Leotard alla metà del secolo scorso e perfezionata dai Rizelli.

Nel Novecento la formazione è di solito di tre-cinque artisti di entrambi i sessi, con catcher maschile. Le prime troupe ad acquistare una certa notorietà sono francesi (Rainat, Barret-Zemganno) ma è negli anni ’20 con i messicani Codona che la disciplina acquista una notorietà internazionale e vivissima. Alfredo è un agile di estrema eleganza ed il primo ad eseguire il leggendario triplo salto mortale con regolarità. La sua fine tragica finisce per stagliarne maggiormente la figura. La disciplina riscuote un enorme successo, gli artisti che la esercitano vengono chiamati `uomini volanti’ e diventano fra le principali figure circensi dell’immaginario collettivo.

Negli anni ’30 emergono gli italiani Amadori (con Genesio primo europeo ad eseguire il triplo) e gli americani Arthur e Antoinette Concello, primi marito e moglie ad eseguire entrambi il triplo. Per vent’anni la disciplina va in letargo per risvegliarsi solo negli anni ’50, proprio in Italia, dove i Togni lanciano gli Jarz, eccelsi trapezisti, che per due decadi, con varie formazioni, si esibiscono in tutta Europa, presentando le stelle Enzo Cardona e Ketty Jarz, che negli anni ’70 è la prima donna italiana, ed una delle poche al mondo, ad eseguire il triplo. Negli anni ’60 si mette in luce anche l’americano Tony Steele, capace di eseguire un triplo salto mortale e mezzo con presa alle gambe. Lo stesso esercizio riesce nel 1975 al Festival di Montecarlo a Don Martinez (per lunghi anni in Italia con Enis Togni).

Negli anni ’70 emergono, ma per breve periodo, gli artisti provenienti dalla scuola sudafricana di Keith Anderson, la Hi-Fly Training School. Ma in quegli anni tornano soprattutto alla ribalta i sudamericani, con l’elegante Tito Gaona autore di un triplo impeccabile e dotato di un fascino eccezionale, Clown d’oro a Montecarlo nel 1978. Anno epocale è il 1982, quando un giovane messicano di diciotto anni, Miguel Vasquez, viene afferrato dal fratello Juan al termine di un incredibile quadruplo salto mortale. I Vasquez sono scritturati dai maggiori circhi del mondo e, nel 1990, vincono il Clown d’oro al festival di Montecarlo. Fino a questo punto la storia del trapezio è la storia della ricerca dell’exploit, del record inseguito ad ogni costo, ma la messa in scena del numero cambia assai poco, la differenza è fatta piuttosto dal carisma dei singoli e ciò che distingue una scuola dall’altra è soprattutto la scelta di musiche e costumi.

Alcune novità arrivano negli anni ’80, con l’avvento delle troupe nordcoreane che fanno incetta di Clown d’Oro e d’Argento al festival di Montecarlo con formazioni allargate ad otto-nove componenti che volano da una parte all’altra del circo grazie ad una rinnovata composizione architettonica dell’attrezzo, con due o più catcher sistemati a altezze e posizioni diverse e più trapezi oscillanti utilizzati dai brevilinei artisti orientali. Ma anche gli artisti coreani rispettano la tradizionale presentazione del numero: ingresso in pista, ascensione ai trapezio, esecuzione degli esercizi (con più o meno eleganza) e discesa in rete. La vera rivoluzione estetica è ancora una volta russa, con il numero dei Cranes (le Cicogne), definito una vera e propria `opera d’arte circense’. Creato da Piotr Maestrenko con la collaborazione del capo troupe Willi Golovko ed il regista russo Valentin Gneushev, il numero prende ispirazione da una canzone del dopoguerra ed è in realtà una pantomima aerea con un delirio di corpi volanti, un disegno di luci coinvolgente ed una scelta di musiche classiche da brivido.

Il numero riceve un incredibile successo di critica in tutto il mondo, oltre al Clown d’oro al festival di Montecarlo del 1995. Nascono molti numeri aerei simili, come i Borzovi, dello stesso Maestrenko (in realtà una combinazione fra trapezio ed altre discipline) e le sbarre aeree dei Privalovi, di Valentin Gneushev. Ma nonostante il grande successo dei Cranes, a tenere banco nella maggior parte dei circhi del mondo continuano ad essere in prevalenza le troupe sudamericane di tradizione (come i Navas o i Jimenez). Nel 1995, dopo oltre vent’anni un giovane artista italiano – Ruby Merzari, allievo dell’Accademia del Circo – riesce ad eseguire il triplo salto mortale. Per quel che riguarda il trapezio solo, sembra che derivi da un attrezzo per la ginnastica nato quasi simultaneamente in Francia ed in America nel XVIII secolo. Nel Novecento gli esercizi svolti a questo attrezzo sono di vario genere. Quelli più diffusi sono spericolate ed allo stesso tempo eleganti evoluzioni sul trapezio oscillante. Assieme alla cavallerizza, ed alla funambola, la trapezista è la figura femminile più tipica della Belle Epoque. Ma paradossalmente, o proprio per questo, il primo grande nome è quello di un raffinato travestito, Barbette, che ottiene grande successo negli anni ’20.

In seguito vi è una dicotomia fra numeri del rischio, generalmente interpretati da uomini e numeri di eleganza portati al successo da donne. Nel primo genere in ordine cronologico i nomi di maggior prestigio sono quelli di Albert Powell (anni ’30), Gerard Soules (anni ’50 e ’60) ed Elvin Bale (anni ’70 e ’80), fra gli italiani da segnalare Peter Rodriguez (anni ’80). Per quel che riguarda il gentil sesso si distinguono la Caryatis e Pinito del Oro, mentre negli anni ’90 emergono le artiste provenienti da tre scuole distinte ma con caratteristiche comuni, quella francese, quella russa e quella canadese. Tutte e tre danno molta importanza alla messa in scena e propongono un numero davvero considerevole di artiste fra le quali la francese Aurelia, la russa Elena Panova, e le gemelle canadesi Sarah e Karyne Steben del Cirque du Soleil. Nell’ambito del trapezio `a coppia’ da segnalare il numero `Mouvance’, di Helene Turcotte e Luc Martin, un tango aereo che sul finire degli anni ’80, porta alla disciplina una ventata di ritrovata sensibilità.

Altra specialità è quella del trapezio ‘washington’ sulla cui sottile asta gli artisti eseguono equilibri sulla testa e di altri tipi. In questo particolare genere si distinguono artisti italiani come i Larible e i Merzari. Ma anche altre discipline aeree, molto simili al trapezio, conoscono momenti di un certo splendore. La corda verticale, a volte combinata con gli anelli, vede brillare la stella di Lilian Leitzel. Negli anni ’70 è l’italiana Gabriella Fernanda Perris la regina della disciplina, che passa poi lo scettro all’americana Dolly Jacobs, Clown d’Argento a Montecarlo nel 1988.

Frediani

Il capostipite della famiglia Frediani, Augusto (Firenze 1846) formatosi con Tramagnini, già maestro dei Fratellini, crea un proprio piccolo complesso, il Circo Toscano. Sposa Emilia Iacopinni dalla quale ha Guglielmo `Willy’ (Firenze 1871 – Barcellona 1947) e Aristodemo `Beby’ (Bielefeld 1880 – Castres 1958). I due fratelli, con un allievo, René, formano un trio di acrobati equestri fra i migliori d’inizio secolo. Nel 1900, al Noveau Cirque di Parigi, eseguono per la prima volta al mondo la colonna di tre uomini su di un solo cavallo. Altro esercizio inedito, il salto mortale dalle spalle di un atleta in piedi su di un cavallo a quelle di un altro atleta in piedi su di un cavallo che segue. Nel 1908 sono ingaggiati in America al Barnum & Bailey con il compenso di 500 dollari alla settimana. In seguito, Zizine, figlio di Guglielmo, rimpiazza René. Nel 1915 si stabiliscono in Catalogna dove si imparentano con altre famiglie circensi del posto. Dopo avere per anni studiato i clown negli spettacoli in cui si esibiva, Aristodemo passa alla clownerie, formando un duo con il già celebre Antonet. Sue doti principali la mimica facciale e la capacità di dicitore. La coppia si scioglie nel 1933.

Roncalli

Fondato nel 1974 dal grafico Bernhard Paul e dal poeta Andrè Heller, il circo Roncalli rappresenta il massimo riferimento del rinnovamento circense degli anni ’80. La filosofia di Roncalli si basa su una rivisitazione poetica degli archetipi circensi, con diretti riferimenti a simboli del passato e un interesse fondamentale per l’impatto dell’ambiente sullo spettatore. Roncalli lavora su un concetto di `festa’ basato sul recupero dell’intimità tra artista e pubblico già all’arrivo dello spettatore. Il circo Roncalli è interamente costruito restaurando strutture e veicoli appartenuti a circhi del passato, ricreando così una sorta di oasi diversa da qualunque altra atmosfera circense. Roncalli è il primo a intuire la fine di una fase storica del circo europeo, quella della tendenza al freddo kolossal, recuperando in un tendone più piccolo elementi di teatralizzazione dell’exploit circense: la concezione dei costumi, il disegno delle luci, la funzione teatrale dell’orchestra dal vivo e soprattutto una logica costruzione drammaturgica nella successione dei numeri del programma. Roncalli introduce, anche con successo, elementi prima estranei alla produzione e alla promozione circense: il marketing, lo sponsoring e il legame dell’arrivo del circo con importanti eventi sociali e culturali. Diretto da Bernhard Paul, R. riavvicina al circo un pubblico più raffinato e, in un ventennio, costituisce un’esperienza di portata incalcolabile sull’industria circense mondiale.

Orfei

La più conosciuta fra gli artisti di circo italiani e praticamente l’unica in grado di reggere il confronto, in quanto a indice di popolarità, con personaggi di altre e più frequentate forme di spettacolo. La fama di Moira Orfei si consolida fin dagli anni ’60 grazie a diverse circostanze: la partecipazione a film di buon successo commerciale, le numerosissime apparizioni a programmi televisivi popolari, i milioni e milioni di manifesti con il suo volto sorridente affissi in tutta Italia; e, soprattutto, il suo essere un personaggio con caratteristiche precise, sempre uguali, sia esteriori come la pettinatura, il trucco, i vestiti, sia interiori come la dedizione alla famiglia e al lavoro. Caratteristiche ripetute all’infinito, senza sbavature, con la costanza di mantenere immutabili punti di riferimento negli anni, con la forza di un marchio. Nata in un carrozzone a Codroipo nel piccolo circo del padre Riccardo, alla morte del genitore viene accolta nel circo dello zio Orlando; a sei anni è già buona generica. Negli anni ’60 intraprende la carriera cinematografica, che la porterà ad apparire in una cinquantina di film. Nel 1961 sposa Walter Nones, conosciuto in Kuwait nel 1959; nel ’62 i due intraprendono una poco fortunata società con le sorelle Medrano, ma è nel 1963 che arriva il vero successo con l’inaugurazione del Circo di Moira Orfei .

Oltre a presentare spettacoli di altissimo livello, il complesso segna alcune tappe importanti nella storia del circo italiano, passando dall’estetica della grande attrazione dei primi anni ’70 (come `l’uomo proiettile’) al colossale Circo sul ghiaccio (con due piste, una ghiacciata e una tradizionale), ispirato alle sfarzose riviste americane e considerato dalla critica uno dei migliori spettacoli circensi italiani del dopoguerra; dallo spettacolo di rivista con Alighiero Noschese ( Follie sul ghiaccio , 1974) alla scelta di attingere ad artisti dell’enorme serbatoio sovietico negli anni ’80 ( Moira più Mosca ); per arrivare infine alla produzione odierna, particolarmente attenta al ritmo, all’eleganza e all’organicità dello spettacolo. Dal 1975, sotto diverse insegne, il complesso comincia a effettuare numerose tournée all’estero: da ricordare quella del 1977 in Iran, quando il circo rimase bloccato con cento artisti e cinquanta animali in seguito all’insurrezione popolare; si mobilitò il ministero degli esteri, che fece inviare la `Achille Lauro’ a recuperare personale, animali e attrezzature. Importante primato del complesso è quello di essere stato il primo circo italiano a conquistare, nel 1987, un Clown d’oro al festival internazionale del circo di Montecarlo, con un numero di dodici tigri progettato e prodotto da Walter Nones con l’ammaestratore olandese Jean Michon e presentato nel Principato dal fratello più giovane, Massimiliano Nones. Nel 1989 un altro importante riconoscimento: un Clown d’argento per il numero di animali esotici e per l’alta scuola d’equitazione, presentati dai figli di Moira e Walter, Stefano e Lara Orfei-Nones. Questi ultimi sono considerati fra i più completi artisti di circo italiani della nuova generazione: grazie all’aiuto di esperti maestri hanno acquisito una buona conoscenza di numerose discipline circensi, arrivando in alcuni casi a padroneggiarle del tutto; inoltre entrambi si dedicano, con attenzione sempre crescente, alla cura dei particolari dello spettacolo, impiegando gran parte del loro tempo a provare nuovi numeri o a perfezionare quelli già presentati.

eccentrico

Artista di circo e varietà a carattere comico, che fonde la pantomima clownesca con particolari doti di destrezza, soprattutto musicale, e sviluppa il proprio numero attorno ad un tema. Tra i più celebri in quanto artista eccentrico si ricordano: negli anni ’10 W.C. Fields con la parodia del gioco del biliardo; nei ’20 Bagessen nei panni di un cameriere con enormi pile di piatti; nei ’50 il prestigiatore Cardini nei panni di un gentleman ubriaco o il ciclista Joe Jackson. Innumerevoli gli e. musicali, tra i quali Grock è l’esempio più fulgido. Tra i viventi George Carl e il quintetto inglese Nuts & Bolts.

Guillaume,

Il capostipite dell famiglia Guillaume è Francesco Luigi, che con l’aiuto della moglie Maddalena e del figlio Luigi II, nella seconda metà dell’800 dirige il Circo Olimpico, complesso di tutto rispetto, specializzato nelle grandi pantomime. Altri G. dirigono proprie compagnie ginnico-acrobatiche che girano per tutta Italia. Un nipote, Onorato, sposa Itala Truzzi che gli dà Ferdinando e Natalino, impegnati dall’inizio del ‘900 come attori comici cinematografici. Natalino acquista una certa notorietà coi nomignoli Tontolini e Polidor. Gli impresari Gatti e Manetti, in società con alcuni dei discendenti della dinastia, presentano un Circo Guillaume che effettua tournée in Italia dal 1901 al 1908 e poi ancora nel 1917. Fra i Guillaume si distingue Cesare, detto Antonet, primogenito di Natale (figlio di Luigi II), buon cavallerizzo e acrobata; nel 1855 debutta come clown augusto nel circo di Vicente Gil Alegria, con delle satire sul colera scoppiato in Spagna. Forma col fratello Umberto (1872), detto Bebè, una coppia comica che dura fino agli inizi della prima guerra mondiale. Nel 1920 prende come spalla Tonino Aragon, di una celebre dinastia di clown spagnoli attiva ancora oggi. Si sposa con Pilar Jarque e fa coppia con il fratello Antonio, `Tonitoff’. Diventa clown bianco associandosi a Little Walter. A Buenos Aires conosce Grock con il quale forma una delle migliori coppie di clown del secolo. Nel 1918 cambia di nuovo partner per associarsi a Beby Frediani con il quale costituisce un sodalizio artistico fino al termine della carriera.

stato,

Il circo di stato è un sistema circense proprio dei paesi a regime comunista in cui formazione, produzione e distribuzione delle arti del circo erano totalmente gestiti dallo stato tramite un apposito organismo centrale generalmente legato al ministero della cultura. Tale sistema nasce nel 1919 con i decreti di Lenin che contribuiscono alla nascita in Russia del primo circo di stato al mondo. In seguito, fino agli anni ’50, altri circhi di stato nascono in Cina, Mongolia, Corea Popolare, Ungheria, Cecoslovacchia, Bulgaria, Romania. Seppur con differenze interne, in ciascun paese tale modello organizzativo comprende: una o più scuole di formazione artistica e tecnica; l’edificazione di uno o più circhi stabili sul territorio e altri itineranti; la gestione e la circuitazione degli artisti attraverso tali circhi; l’ingaggio di artisti in paesi occidentali e la composizione di programmi per tournée estere. Fino a tutti gli anni ’80 tale sistema produttivo contribuisce allo sviluppo e alla diffusione delle arti circensi. Con la crisi del sistema comunista, a fianco dei sistemi circensi statali sorgono gradualmente compagnie private, dove gli artisti e i circhi sono sempre più indipendenti. Solo in Corea del Nord il controllo dello stato sul circo resta totale.

Bisini Gran Circo Continentale

 

Bisini Gran Circo Continentale è uno dei più importanti circhi italiani del periodo 1907-1921. Fondato dal romano Romeo Bisini e da lui diretto con la moglie Mary Kling, cavallerizza tedesca e le sorelle di questa, Anna e Zelma. Si esibisce prevalentemente nei politeama. Buoni spettacoli a base equestre e valide campagne stampa, che coinvolgono anche l’alta borghesia, fanno di Romeo Bisini uno dei primi moderni direttori di circhi italiani. Effettua numerose tournée all’estero e per questo motivo negli anni Venti è protagonista di una polemica autarchica con il circo francese di Alphonse Rancy.

pantomima circense

La pantomima circense è una forma drammaturgica visiva, propria del circo, in cui una parte o la totalità dei numeri in programma sono legati stilisticamente da un filo conduttore e da azioni mimiche-acrobatiche di transizione, su un tema predefinito. Parte stessa della genesi del circo ottocentesco, con Franconi e Renz, la pantomima circense ha fortuna relativamente minore nel corso del Novecento (col fissarsi dell’unità artistica e commerciale del concetto di `numero’) ma continua a determinare la funzione architettonica dei principali edifici circensi dotati di macchinari teatrali per la messinscena di pantomime. Le pantomima circense riempivano generalmente la seconda parte del programma e molto spesso si servivano della pista trasformata in piscina, dispositivo presente in quasi tutti i circhi stabili. I temi erano celebri battaglie o episodi storici (per giustificare l’uso dei cavalli), figurazioni orientali (con elefanti e animali esotici) o parodie farsesche per valorizzare celebri clown. Nella prima metà del secolo il circo Busch a Berlino si distinse per la sontuosità dei mezzi delle pantomima circense, il Medrano a Parigi per la creatività teatrale e l’accento sui talenti comici. Negli Stati Uniti la pantomima circense è sostituita dallo `spec’, grande figurazione a tema che chiude la prima parte integrando quattro o cinque numeri. In Europa, pantomima circense celebri sono La perle du Bengale del circo Bouglione (spesso ripresa negli anni ’50 e ’60), quelle acquatiche del Tower di Blackpool in Gran Bretagna e soprattutto Il circo delle mille e una notte (1973) dei fratelli Orfei, con regia di G. Landi e costumi di D. Donati. Dagli anni ’70, specialista della pantomima circense diviene la scuola russa, grazie anche alla tecnologia scenica all’avanguardia del circo sovietico, con memorabili creazioni come la pantomima circense equestre Leggenda del Caucaso di Tamerlan Nougzarov (1979), quella aerea Prometeo dei Voljanski (1977) e l’imponente Spartacus di Mstislav Zapachny (1992). Negli anni ’80 e ’90 eredi della pantomima circense sono gli spettacoli a tema, con un tipo di teatralizzazione della produzione circense diffusa soprattutto dal circo francese Gruss e dallo statunitense Big Apple.

Orfei,

Recenti studi sembrano attestare che il nome Orfei appare nell’ambito delle compagnie teatrali itineranti, eredi della commedia dell’arte, già prima del 1820. È questa però la data indicata per l’inizio della dinastia, visto che segna la nascita del capostipite, Paolo, il quale lascia la vocazione religiosa (era sacerdote a Massalombarda) per tentare la carriera di saltimbanco. Da Pasqua Massari (Argenta, Ferrara, 1834) ha Ferdinando, suonatore di tromba, il quale crea il primo modesto circo Orfei che, nella consuetudine dei saltimbanchi dell’epoca, presenta spettacoli basati su commedie e acrobazie. Ferdinando sposa Maria Torri, che gli dà sei figli: Enrico, Orfeo, Vittoria, Paolo, Giovanna e Cecilia. Sarà Orfeo ad aprire il secolo dirigendo, negli anni ’30, il Circo Orfeo Orfei, che passa poi sotto il figlio NandinOrfei Discende però da Paolo (detto `Paolino’) l’odierna attività circense. Paolo sposa Ersilia Rizzoli (`cantatrice’ e comica, sorella del burattinaio Aldo Rizzoli) che gli dà cinque figli, quasi tutti importanti nell’affermazione del nome: Riccardo `Bigolon’ (1908-1942), comico saltatore e suonatore, padre di Miranda (vero nome di Moira), Paolo II e Mauro; Paride `Pippo’ (1909-1956), clown e saltatore, padre di Ferdinando (Nando), Liana e Rinaldo; Miranda (1913-1988), madre di Massimo Manfredini e Daniele Orfei, avuto in secondo matrimonio; Irma (1916), funambola che si ritira dal circo a seguito del matrimonio; e Orlando, il più celebre della sua generazione, colui che, attorno agli anni ’50, afferma definitivamente la casata con il Circo nazionale Orfei, diretto inizialmente assieme a Miranda e Paride. Nel 1968, quando Orlando parte per il Brasile, il complesso prende il nome di Miranda Orfei e viene diretto da Massimo Manfredini (1929) e Daniele Orfei (1950). Ma dagli anni ’60 in poi sono i complessi di Moira e quelli di Liana, Nando e Rinaldo a mantenere alto il nome della famiglia. Negli anni ’80 nasce poi il deleterio fenomeno dei `finti Orfei’ o `orfeini’. Si tratta di parenti alla lontana, omonimi o addirittura persone che cambiano il cognome all’estero (dove ciò è concesso) e lo `affittano’ a complessi circensi di bassa categoria, che riescono così a millantare un credito che in realtà non hanno. Questo fenomeno crea non pochi problemi al settore: il pubblico si reca al circo convinto di assistere a uno spettacolo di un certo livello e viene invece deluso da esibizioni che nulla hanno a che fare con la tradizione della grande famiglia circense. A nulla valgono gli appelli in tribunale della famiglia Orfei: pare che le normative vigenti non siano in grado di tutelare i marchi circensi.

Ente Nazionale Circhi

Fondato nell’agosto del 1948, l’Ente Nazionale Circhi è l’unica associazione di categoria esistente in Italia e fra le poche in tutto il mondo ad aver avuto un ruolo attivo nella battaglia per il riconoscimento, da parte delle istituzioni, del valore del circo. Tre i presidenti dell’ENC, tutti molto importanti: Ercole Togni, Orlando Orfei e Egidio Palmiri, ancora oggi, da quarantun anni, alla guida dell’Associazione. Fra i meriti principali dell’ENC ricordiamo l’ottenimento della legge 337 del 18 marzo 1968 nella quale lo Stato, per la prima volta nel mondo occidentale, riconosce la «funzione sociale del circo». Altro importante traguardo, la fondazione dell’Accademia del circo, unico istituto di formazione professionale alle arti circensi a struttura convittuale esistente in Occidente.

funambolismo

Il termine funambolismo deriva dal latino ‘funis ambulare’, cioè camminare sulle funi. Nel ‘900 è in realtà sottostimata rispetto ai due secoli precedenti che avevano visto artisti del calibro di Madame Saqui e Blondin suscitare un vasto interesse. La prima si esibiva nel celebre Theatre de Funamboles e il secondo effettuò memorabili traversate a grande altezza (fra le quali quella delle cascate Niagara). Nel nostro secolo il f. viene praticato comunque in circhi, teatri di varietà e manifestazioni all’aperto ed esprime tre principali tipologie: il `filferrista’, specializzato in evoluzioni su funi assai tese e sistemate a un’altezza dai due ai cinque metri; il funambolo a grande altezza, dedito a pericolose figure composte da più persone e a grandi traversate all’aperto; l’artista al filo mollo, che esegue evoluzioni su di una fune non del tutto tesa ma oscillante a un’altezza di solito inferiore ai tre metri, spesso in chiave comica. Nel `filferrismo’ d’inizio secolo si distinguono artisti poliedrici come i Reverhos, capaci di eseguire sulla fune esercizi di verticalismo e giocoleria con memorabile grazia, ma è soprattutto l’australiano Con Colleano negli anni ’20 e ’30 ad apportare alla disciplina nuove tecniche e nuovo approccio creativo con uno stile basato sull’eleganza e la velocità. Nonostante il buon livello raggiunto da alcuni artisti degli anni ’90 – tra i quali Joseph Bouglione – dopo Colleano la disciplina non ha conosciuto notevoli variazioni, salvo per la versione femminile della ballerina sul filo, tutta grazia ed eleganza, anziché ritmo e temperamento. Interessante lo sviluppo avuto invece dal funambolismo a grande altezza, passato dalle spericolate piramidi delle grandi troupe degli anni ’50, soprattutto i Wallenda, al genere misto delle troupe sudamericane degli anni ’90, come i Quiros, le quali, ad altezze considerevoli, eseguono anche passaggi normalmente riservati ai `filferristi’. Rimarchevole infine la creatività delle grandi troupe russe che, nel rispetto della tradizione estetica del loro Paese, presentano vere e proprie pantomime aeree a volte anche troppo sofisticate (Troupe Abakarowa, Aishada e soprattutto Valjanski con La leggenda di Prometeo). La specialità del filo mollo resta frequentata soprattutto da giocolieri e da artisti orientali, i quali riescono ad apportare notevoli migliorie sul piano del virtuosismo tecnico. Nonostante l’età d’oro del funambolismo sia da collocare fra Settecento e Ottocento, anche nel nostro secolo intellettuali e uomini di cultura vi si appassionano. Fra questi Jean Genet, autore fra l’altro di Le funambule, dedicato a un suo amante algerino votato a tale disciplina.

Bouglione

Nel 1924 Sampion Bouglione, mostratore di animali gitano di remote origini italiane, fonda un circo ispirato allo show equestre di Buffalo Bill. I suoi quattro figli danno vita ad uno dei maggiori circhi europei del Novecento, e si specializzano come domatori. Di essi, soprattutto Joseph (morto nel 1987) fa proliferare l’impresa e affianca al tendone viaggiante l’attività stabile al Cirque d’Hiver de Paris (rilevato nel 1934 e gestito ancora oggi dai Bouglione), dotato di una pista trasformabile in piscina, dove per decenni hanno luogo spettacoli memorabili. Il tendone si ferma nei primi anni ’80, ma i Bouglione, oggi alla quinta generazione, sono tuttora valenti artisti in tutto il mondo. Bouglione è ritenuto il cognome circense più popolare in Francia.

Krone

Nel 1870 Fritz Krone fonda un piccolo serraglio, che in breve diventa di considerevoli dimensioni. Nel 1879 viene ucciso da un orso bruno; la gestione dell’attività passa nelle mani del giovane erede Carl che – sposata Ida Ahlers, figlia del direttore di una compagnia di teatro ambulante – nel 1908, presa coscienza della crisi delle fiere (sulle quali era basato il circuito dei serragli), cambia sistema produttivo, creando un circo a tre piste che si esibisce in un enorme tendone a sei antenne, sull’esempio dei complessi americani (Barnum & Bailey aveva da poco concluso la sua tournée europea). L’insegna adottata è in un primo momento Circus Charles, per poi divenire Krone; non per questo viene abbandonato il serraglio che anzi, negli anni ’30, diviene probabilmente il più grande zoo itinerante mai esistito al seguito di un circo. Non rare le tournée in Paesi stranieri, fra i quali l’Italia (a Milano nel 1921). Nel 1930 la figlia di Carl e Ida, Frieda, sposa Karl Sembach e gli dà Christel Sembach-Krone, che ancora oggi gestisce il complesso. Viene creato un circo stabile a Monaco, il Krone-Bau, fra i pochi a sopravvivere ai bombardamenti della seconda guerra mondiale e a essere ristrutturato in maniera moderna. Nei primi anni ’70 lo stabile ospita la serie di telefilm Salto mortale, trasmessa in mezza Europa, che contribuisce all’ulteriore diffusione del nome; negli anni ’80 è poi sede del varietà televisivo Sterne in der Manege, che vede la partecipazione di noti personaggi dello spettacolo tedesco nelle vesti di artisti di circo. Per le tournée viene intanto adottato un tendone di dimensioni più contenute, ma che continua a ospitare alcuni fra i migliori artisti del mondo. La gestione artistica di Christel Sembach-Krone si dimostra attenta alle moderne tendenze del circo, ospitando ad esempio numeri della scuola di regia russa, ma sempre nel contesto della struttura classica del circo tradizionale, adornata di coreografie prese a prestito dalla rivista.

Orfei

Figlia di Paride `Pippo’ e di Alba Furini, Liana Orfei esordisce giovanissima come clown, con il personaggio di `Lacrima’ che porta avanti nel tempo. A quattro anni una grave malattia la allontana dalla pista fino all’ottavo anno di età; in seguito diventa buona generica. Nel 1954 si sposa giovanissima con Angelo Piccinelli, uno dei più grandi giocolieri dell’epoca, scritturato ovunque, con il quale ha modo di girare il mondo e conoscere le novità in arrivo dall’Europa. Il matrimonio con Piccinelli è messo in crisi dalla carriera cinematografica di Liana, che gira una cinquantina di pellicole, fra cui molte commedie all’italiana ma anche alcuni film d’impegno con registi come Orson Welles, Dino Risi, Antonio Pietrangeli e Mario Monicelli. Intraprende anche la carriera teatrale, lavorando con la compagnia di Eduardo De Filippo e, in seguito, con Emma Gramatica. Nel 1960 si separa dallo zio Orlando e crea un circo in società con i fratelli Nando e Rinaldo. Il complesso si distingue per le colossali produzioni: il Circo a tre piste (1969), Circorama (1970) con un grande schermo per `stereocineanimazioni’, il Circo delle mille e una notte (1973), da un’idea di Fellini, con le coreografie di Gino Landi e i costumi di Danilo Donati, il Circo delle amazzoni (1976), composto di sole donne. Parallelamente Liana è spesso impegnata in spettacoli teatrali, come Liana Orfei show (1978, regia di Gino Landi). Anche nella metodologia di marketing segna passi importanti, attraverso un moderno impatto con i media e accurate strategie pubblicitarie. Nel 1975 Liana sposa Paolo Pristipino, suo compagno in tutte le future iniziative. Alla fine degli anni ’70 comincia una crisi diffusa del settore circense che porta, nel 1977, all’ulteriore divisione da Rinaldo. Dopo aver importato nel 1982, per la prima e unica volta in Italia, il Circo della Corea del Nord, nel 1984 avviene la definitiva scissione con Nando. Nello stesso anno Liana e il marito fondano il Golden Circus, una rassegna di artisti internazionali che si tiene a Roma nel periodo natalizio.

Zavatta

Il circo Zavatta nasce nel 1844 ad opera di Antonio, acrobata al seguito della compagnia Chiarini. Con l’ampliarsi della famiglia, tra il 1875 ed il 1890 si contano tre circhi Zavatta, in tournèe nel nord Italia e anche nell’Europa nord-orientale. Legandosi ad altre rinomate dinastie europee, gli Zavatta si affermano nelle varie generazioni non solo come direttori di circhi (i quali si spingono anche in Africa) ma anche come valenti artisti internazionali sia nel circo che nel varietà. I cavallerizzi Zavatta-Zoppè conquistano nel 1963 gli Usa dando vita ad un ramo americano della famiglia; Maurizio è uno dei più validi saltatori italiani della prima metà del secolo; il clown funambolo Emilio è negli anni ’50 una vedette dei maggiori circhi europei e americani. Ma il ramo più celebre è quello francese, dove il cognome Zavatta diviene sinonimo stesso di circo, grazie alla popolarità del clown Achille (1915-1995), probabilmente l’artista circense francese più popolare della seconda metà del secolo, tanto che ai suoi imponenti funerali presenzia anche il presidente della repubblica. Achille Z. diviene un celebre `augusto’ dallo sterminato repertorio nei programmi dei circhi stabili parigini per poi fondare un proprio tendone itinerante negli anni ’70, tuttora gestito dagli eredi assieme ad altri tre o quattro complessi con lo stesso nome attivi in Francia. Gli Zavatta sono oggi tra le dinastie più ramificate nel mondo e in Italia esistono ancora due o tre circhi con questo nome.

regia,

Il circo di regia è un approccio alla creazione circense emerso diffusamente in Europa e in Usa negli anni ’80, in cui, come nella prosa o nel teatro musicale, il concetto dello spettacolo è dominato da un’équipe che ne definisce regia e drammaturgia. L’approccio drammaturgico consiste nel superare l’idea di successione dei `numeri’ del circo tradizionale, legando invece i vari momenti dello spettacolo con una logica artistica, con o senza un tema specifico. Elementi determinanti nel circo di regia contemporaneo sono il rapporto tra l’artista e la musica (spesso scritta appositamente) e le risorse della scenografia adattate allo spazio circense. Il circo di regia è emerso a metà degli anni ’70 grazie all’avvicinamento al mondo della pista da parte di personalità del teatro: Sylvia Monfort con la famiglia Gruss e Pierre Etaix con Annie Fratellini in Francia; André Heller e Bernhard Paul in Germania; Guy Caron e la dinastia Knie in Svizzera; Paul Binder e Michael Christensen con il Big Apple Circus a New York. Altre esperienze importanti negli Usa, sebbene più modeste, sono il Pickle Family Circus di San Francisco e il Circus Flora. Se tali esempi valorizzano registicamente la tradizione circense su basi storiche, pur integrando tecniche moderne, i due casi più celebri si spingono verso scelte più specifiche: la troupe equestre francese Zingaro si basa esclusivamente sul rapporto tra musica e cavallo; la compagnia canadese del Cirque du Soleil astrae completamente dal circo tradizionale, stravolgendone lo stesso spazio scenico.

Da notare che l’idea di uno spettacolo circense `totale’ non è legata alla realtà contemporanea, ma ha dominato la storia del circo nelle sue principali fasi storiche: una forma di drammaturgia circense ha avuto particolare fortuna dalla seconda metà dell’800 ai primi decenni del nuovo secolo nell’esempio delle pantomime circensi. Esiste inoltre un ampio filone, soprattutto francese, noto come `nouveau cirque’, che quasi rinnega la tradizione, spostando le tecniche del circo dalla loro originaria funzione a favore del teatro e della danza contemporanea. Nucleo riconosciuto della filosofia del `nouveau cirque’ è il Cnac (Centre national des arts du cirque). Questo tipo di circo sceglie di usare la tradizione e le tecniche circensi per parlare della contemporaneità, come normalmente avviene nella ricerca drammaturgica o coreografica; le compagnie più note assimilabili a tale estetica sono Archaos, Plume, Baroque, Cirque O, Les Nouveaux Nez, Gosh.

Medini,

I Medini sono una delle famiglie circensi italiane più ramificate fin dall’inizio del secolo, e fra le più prolifiche. Basti ricordare che uno dei più folti rami italiani è quello di Bernardo Medini e Adalgisa Caroli (di un’altra numerosa famiglia circense) i quali, a cavallo delle due guerre, mettono al mondo ventun figli. In questo secolo si distinguono comunque l’equilibrista alla `scala libera’ Mario, il trio di acrobatica a terra del fratello Carlo con le sorelle Yole e Nerina. Il giocoliere Italo, uno fra i più convincenti emuli di Rastelli, capace di virtuosismi tecnici di livello eccelso. Renato, ammaestratore di cavalli e acrobata, che nel 1946 sposa Hellen Swoboda Medrano. Il trio di clown composto da Franco (poi uno dei più importanti agenti d’Europa), Carlo e l’augusto Joe Little Walter. Da altri rami della famiglia emergono i giocolieri Medifreds (Alfredo, Luigi, Rodolfo, con Lucia e Virginia), impegnati nella tipologia classica delle troupe di giocolieri acrobatici in voga negli anni ’50 e ’60. I figli di Rodolfo e Lucia, Roberto ed Enrico diventano pattinatori acrobatici solisti nella rivista sul ghiaccio Holiday on Ice . I componenti di un altro numeroso ramo dei Medini rimasto in Italia apre il Circo Città di Milano che visita soprattutto la Lombardia con risultati alterni.

Palmiri,

Capostipite della famiglia Palmiri è Angelo P. (Brescia, 1875-1949) che abbandona gli studi religiosi per seguire una compagnia di attori girovaghi. Sposa Albina Ferrua (1882-1970). Incontrati i coniugi Melzi, si stacca dagli attori fondando il circo P., piccolo complesso che presenta uno spettacolo di duetti cantati, pose plastiche e farse. Nascono Giovanni (1906-1949); Eleonora (1907-1990); Evelina (1909-1918); Ines (1916); Savina (1918) ed Egidio (1923). Apprendono le acrobazie aeree che li renderanno famosi e le aggiungono ai propri spettacoli. Attorno agli anni ’20 si forma il Circo Olimpico che comincia a dare una certa notorietà alla famiglia. A primeggiare è ancora il capostipite, bravissimo clown con il nomignolo `Fiacca’. Poi Giovanni si afferma per il suo coraggio e per l’inventiva che applica nella creazione di nuove attrazioni o nel miglioramento di quelle esistenti. Si specializza nei numeri da brivido eseguiti a grande altezza, inventa e fa costruire attrezzi come la moto della morte e l’aerolite, un derivato della `bilancia’, tutti atti a eseguire spericolate acrobazie aeree. Agli inizi degli anni ’30 i P. fondano l’Arena Azzurra nella quale propongono i loro numeri aerei ad altezze davvero notevoli. Sono notati da impresari stranieri e dal 1938 vengono ingaggiati nei maggiori circhi europei del tempo, Amar, Barnum, Bouglione, Busch, Hagenbeck, Krone, Rancy, Schumann oltre al circo stabile Carré, dove avviene la prima seria caduta dall’areolite che lascia Egidio con i polsi anchilosati. Da allora sono spesso vittime di incidenti di una certa gravità (in una caduta Giovanni riporta 42 fratture) che però non ne fermano la determinazione. Nel 1945 rientrano in Italia e sono ingaggiati dai fratelli Togni. Poi si rimettono in proprio e costituiscono la più grande arena mai esistita, chiamata Original Palmiri, una struttura molto complessa con al centro una pertica oscillante che supera i sessanta metri di altezza.

Nel 1947 Giovanni acquisisce fama internazionale per la spettacolare evoluzione ad un trapezio fissato alla carlinga di un piccolo biplano da turismo che, in volo sopra piazza del Duomo di Milano, gli permette di mantenere un voto fatto durante la guerra in Germania: se avesse riportato la famiglia salva in patria, avrebbe portato dei fiori alla Madonnina, dal cielo. Una delle maggiori attrazioni di Giovanni resta quella dei `centauri’, un esercizio effettuato a un’altezza di venti metri dal suolo con una moto che traina due trapezi su un binario circolare metallico dove la moglie Mafalda e la figlia Nella eseguono delle evoluzioni. Il 30 giugno 1949, a Mestre, per una banale scivolata, Giovanni perde la vita. Malgrado la disgrazia l’Original Palmiri prosegue l’attività. Egidio sostituisce Giovanni. Nell’autunno dello stesso anno, non potendo esibirsi all’aperto nei mesi invernali, i Palmiri montano uno spettacolo di circo rivista, forse il primo di sempre a essere eseguito su di un palco e senza numeri di animali. Eseguendo lo stesso numero del marito Giovanni, due anni più tardi, il 17 maggio 1951, muore Mafalda. La troupe aerea cessa l’attività. Nel 1952 Egidio sposa Leda Bogino e con la sua fondamentale assistenza, il circo Palmiri diventa fra i più importanti dell’epoca e lancia alcuni dei maggiori artisti italiani di allora, come i Nicolodi, i Larible, i Nones e, più tardi, i Merzari. Nel 1955, preso atto che senza animali il pubblico non era più attratto, il Palmiri si fonde con il maggior circo della Scandinavia, il danese Benneweis. Nel 1952 Egidio diventa Presidente dell’Ente nazionale circhi, impegnandosi per un riordino delle regolamentazioni in materia. Nel 1988 fonda l’Accademia del circo che da allora presiede.

Zacchini

Ugo Zacchini afferma in Italia e in America il numero dell’uomo proiettile, nel quale viene scaraventato ad una trentina di metri di altezza e a sessanta di distanza, da un ordigno ad aria compressa fatto passare per un cannone. Diplomato all’Accademia dell’arte di Roma nel 1919, disegna da solo i suoi attrezzi e debutta nel 1922 a Malta nel Circo olimpico diretto dal padre Ildebrando. Nel 1929 viene scritturato negli Usa al Ringling Bros. and Barnum & Bailey dove, nel 1934, presenta con il fratello Mario una versione doppia del numero. Attorno agli anni ’40 la famiglia si fraziona e uomini e donne proiettili Zacchini si esibiscono un po’ ovunque. Nel 1961 Ugo lascia il circo e sono il figlio ed il nipote, entrambi omonimi, a continuare la tradizione di famiglia.

Wirth

May Wirth è considerata la più grande cavallerizza del secolo. Trovatella, a cinque anni comincia assieme alla sorella il tirocinio di contorsionista nel Wirth Brothers Circus, popolare complesso australiano. Viene adottata da due dei proprietari, John e Maricles Wirth Martin; quest’ultima le insegna l’arte dell’acrobazia equestre, che May inizia a praticare da adolescente. Nel 1911 John Ringling la scrittura per il Barnum & Bailey Circus dove debutta, nella pista centrale, al Madison Square Garden un anno più tardi: la critica americana la accoglie con entusiasmo. Nel 1919 viene annunciata in cartellone come `The Greatest Bareback Rider That Ever Lived’. Alcuni degli esercizi eseguiti non verranno più eguagliati, come il doppio salto mortale da cavallo a cavallo. Rimane al Ringling Bros. and Barnum & Bailey fino al 1929, alternando tali ingaggi a quelli nei teatri di varietà del circuito Keith. Si ritira nel 1938.

acrobazia

L’acrobazia è fra le più antiche discipline del corpo. La parola acrobata deriva dal greco acros , estremità, e bate , camminare; letteralmente significa, quindi, camminare sulle punte. Come molti termini dello spettacolo popolare, anche questo ha avuto nel tempo diverse accezioni fino ad abbracciare in pratica ogni tipo di virtuosismo fisico, ma fra le discipline circensi di questo secolo il termine acrobazia si riferisce di norma a generi che comprendono l’abilità di compiere dei salti mortali (in un repertorio alquanto vario). Al principio del Novecento la disciplina riceve nuova linfa vitale da tecniche e attrezzi provenienti dalle palestre di ginnastica, oltre che da palestranti che decidono di intraprendere la carriera di artisti.

Si distinguono numerosissimi generi. Fra i più classici vi è quello dell’`acrobatica a terra’, composto di solito da una formazione di tre o più artisti di sesso prevalentemente maschile, il numero riunisce in effetti tre discipline di base: `verticalismo’, `salti a terra’ e `salti in banchina’ (cioè realizzati utilizzando le braccia incrociate di due artisti come strumento di propulsione). Dagli anni ’50 ai primi ’90 le migliori troupe sono italiane, tanto da far chiamare la disciplina `acrobatica all’italiana’. Lo stile è essenziale, accattivante, elegante. Il livello tecnico altissimo. Fra i nomi più noti: Frediani, Medini, Sali, Niemen, Macaggi, Nicolodi, Zoppis. Poi la vena italiana sembra inaridirsi ed emergono le scuole russe e cinesi, con una estetizzazione che si basa più sull’organicità dell’esibizione che sul carisma dei singoli. Basato essenzialmente sui salti a terra è anche il `chiarivari’ eseguito dalle intere compagnie dei circhi a conduzione famigliare fino agli anni ’50. Buoni saltatori sono stati gli italiani Gerardi, Rossetti, Zamperla, Zoppè, oltre a Paolo Orfei ed Italo Togni.

Una variante del numero è quella presentata con successo per tutto il secolo da numerose benché anonime troupe del nord Africa, composta soprattutto da salti a terra e piramidi eseguiti in maniera folcloristica. Altra tipologia acrobatica folcloristica affermata e diffusa nel Novecento è quella dei `salti alla bascula’ (una variante meno diffusa è l’`altalena russa’), un attrezzo che permette una forte propulsione verso l’alto e di conseguenza dei salti spericolati. La `bascula’ sembra provenire dalla Corea del Nord, ma si è diffusa soprattutto grazie alle presentazioni delle grandi troupe dell’Europa dell’Est (fra le quali Hortobagy, Mezetti, Faludis, Parvanovi, Romanovi, Cretzu, Balkanski). Fra gli italiani negli anni ’50 si distinguono i Bello e gli Huesca. La `bascula’ combinata all’equilibrismo può essere utilizzata anche da formazioni ristrette a tre o addirittura due persone (gli Istvan). Altra tipologia molto spettacolare è quella della `stanga russa’, nella quale due artisti tengono orizzontalmente una lunga asta con la quale proiettano verso l’alto un terzo che ricade in equilibrio sulla stessa. Anche in questa disciplina si sono distinti soprattutto artisti dell’Est. In Polonia la composizione della stanga è stata addirittura studiata dall’atleta Wladyslaw Kozakiewicz, Oro alle olimpiadi di Mosca del 1980 nel salto con l’asta.

Discipline direttamente provenienti dalla ginnastica sono quella delle `sbarre parallele’ e del `trampolino elastico’. Quest’ultima è stata portata ad alti livelli anche da artisti messicani (i Murillo) e italiani (i Canestrelli). Spesso l’attrezzo è stato utilizzato in maniera comica (Ray Dondy). Altra disciplina acrobatica è quella detta dei `giochi icariani’: un componente steso sul dorso getta con i piedi e riafferra sugli stessi i propri partner. Questo genere è nato alla metà del secolo scorso, quando Richard Risley Carlisle, esperto antipodista (giocoliere con i piedi), ebbe l’idea di gettare in aria con i piedi i figli invece degli oggetti. All’inizio del secolo si sono distinte alcune troupe numerose come gli Schaeffer o i Kremo, più recentemente sono emerse le formazioni a due della scuola spagnola (soprattutto i Rios), russa e nordafricana, mentre è in atto un recupero della disciplina all’Accademia del circo italiana.

Nel Novecento la modalità di messa in scena dei numeri acrobatici è varia almeno quanto i generi esistenti. Si distinguono tre fasi. Nei primi anni del secolo le esibizioni sono delle dimostrazioni quasi ginniche degli esercizi con costumi che si limitano a mettere in risalto le forme atletiche degli artisti. In seguito assume maggiore importanza la messa in scena con molto rilievo ai costumi, alla musica e all’ambientazione del numero. In questo periodo vi è quasi una dicotomia fra le presentazioni folcloristiche delle troupe dei paesi dell’Est (ma anche orientali e nordafricani) e quelle eleganti, quasi da rivista, degli artisti occidentali. La terza fase è quella del `nuovo circo’, ispirata al movimento della New Age, che ha nel Cirque du Soleil un importante punto di riferimento, e focalizza la sua estetica sul virtuosismo dell’uomo in armonia con musica, luci e costumi, in una commistione sempre più accentuata con le discipline del mimo e della danza. Tale moderna tendenza ha finito per influenzare lo stile francese e persino quello russo e cinese.

Togni

Fondato nel 1872 da Aristide Togni, il circo Togni è l’unico in Italia a mantenere elevati livelli di qualità per cinque generazioni, pur sdoppiandosi in numerose imprese. Aristide nel 1880 sposa Teresa Bianchi e ha 8 figli, 4 dei quali, Riccardo, Ercole, Ugo e Ferdinando formano il complesso che viene proclamato Circo nazionale negli anni ’30 dal regime fascista, e nel dopoguerra si divide in tre principali nuclei: il circo di Cesare Togni (1924) attivo fino al 1992, il Circo Americano a tre piste diretto da Enis T. (1933) (negli anni ’60 intitolato anche Williams ed Heros), ed il circo Darix Togni divenuto nel 1991 Florilegio. Alla quinta generazione, i Togni continuano a distinguersi, oltre che come eccellenti imprenditori capaci di tournée mondiali, come artisti: in particolare trapezisti, cavallerizzi, addestratori di belve ed elefanti, clowns. Tra i più celebri dei Togni, oltre a Darix e Flavio: negli anni ’30 Ercole (1884-1959), pioniere dell’industria circense italiana e poi co-fondatore dell’Agis; Ferdinando (1899-1990), negli anni ’40 addestratore di cavalli (tradizione seguita dai figli Bruno, Enis, Willy, Adriana); il già citato Cesare, col fratello Oscar direttore di circhi a tre piste negli anni ’50 e ’60; negli anni ’90 Livio; i fratelli Holer (noto stuntman) e Divier (il maggior impresario italiano di teatri tenda).

Cirque du Soleil

Nato nel 1987, per iniziativa dell’artista di strada Guy Lalibertè (l’attuale presidente fondatore), il Cirque du Soleil è la più grande impresa circense del mondo, contando nel 1998 tre circhi itineranti (Europa, Asia, America), quattro permanenti (Berlino, Londra e due a Las Vegas), un centro di creazione a Montreal, un dipartimento europeo e uno orientale, per un totale di circa 1500 dipendenti. Dal 1987 al 1998 ha prodotto undici spettacoli, visti da dieci milioni di spettatori in Asia, America ed Europa. Ha dato vita con successo a modelli completamente nuovi nel campo della creazione, promozione e diffusione del prodotto circense, creando di fatto un nuovo pubblico, un nuovo mercato e nuove esigenze. Basi artistiche sono l’assenza di animali, la rinuncia a qualunque stereotipo circense, il ruolo costitutivo della musica. Ogni spettacolo nasce dalla formazione di una troupe di artisti di base in cui, facendo convergere le tradizioni acrobatiche occidentali con quelle orientali, il sapere dell’artista circense viene arricchito con tecniche attoriali e coreografiche. Attraverso sedute di improvvisazione viene sviluppato il tema di ciascuno spettacolo; al gruppo artistico di base vengono integrati numeri internazionali, ma adattati al carattere di ciascuna produzione.

Definendo nei primi anni tali elementi grazie alla presenza decisiva del regista Guy Caron, il Cirque du Soleil ricorre dal 1989 alle regie di Franco Dragone, che introduce le tecniche di commedia dell’arte contemporanea e il lavoro con le maschere. Negli anni il Cirque du Soleil passa a standard tecnologici elevatissimi e a un’estetica molto affine alla sensibilità new age: l’artista circense può interpretare le dimensioni sociali dell’uomo contemporaneo (Saltimbanco, 1992; Quidam, 1997) o il senso mistico del rapporto tra uomo e natura (Nouvelle expérience, 1991; Mystère, 1993), o animare uno spettacolo costruito su un tema ancestrale come quello del volo ( Alegria , 1995). Ogni spettacolo è sfruttato in tournée per una media di quattro anni. Gli spettacoli del Cirque du Soleil, benché sempre svolti sotto un tendone, rivoluzionano ogni volta lo spazio scenico circense e creano, specie nei costumi e nella musica (dalle suggestive commistioni culturali), un’estetica attraente e al contempo astratta, originalissima e priva di referenti dati. Tale visione ha enormemente modificato, dagli anni ’90, il concetto stesso di circo e la costruzione dei numeri circensi, influenzando anche scuole tradizionali come quelle russe o cinesi.

Mosca,

Circo di Mosca è la denominazione dell’insieme di artisti e spettacoli provenienti dalla russia o dall’ex Unione Sovietica. A cavallo dei due secoli, l’entusiasmo degli spettatori stimola in Russia lo sviluppo delle arti circensi e del varietà e il sorgere di numerosi edifici deputati a tali spettacoli. Artisti di ogni genere, in cerca di lavoro, accorrono da tutta Europa e in particolare dall’Italia. Si affermano Alessandro Guerra e i Ciniselli. Guerra, detto `il furioso’, nel 1845 fa costruire un edificio in legno che chiama Cirque Olimpique. Gaetano Ciniselli, nel 1869 assume la direzione del circo in muratura di Mosca e di quello in legno di Pietroburgo (quest’ultimo poi rimpiazzato da un elegante edificio che esiste tuttora). Altri direttori famosi sono i Truzzi, apprezzati inscenatori di pantomime e proprietari di circhi itineranti. La Russia diventa una seconda patria per i circensi italiani. Lì si stabiliscono gli Averino, nascono Enrico Rastelli e Alberto Fratellini, e trova il successo Giacomo Cireni, il `clown dello Zar’. L’agiatezza dura però solo fino allo scoppio della prima guerra mondiale, che porta gravi scompensi all’arte circense. Solo al termine vi è una parziale ripresa con la creazione di nuovi circhi stabili, circhi itineranti e teatri di varietà. Nel 1917, con la rivoluzione, la maggior parte degli artisti stranieri si dà alla fuga non vedendo immediate possibilità di lavoro in una nazione dove ognuno viene espropriato dei propri beni. Ma le grosse privazioni che soffre il settore devono da lì a poco generare le solidi basi sulle quali viene costruita la più grande struttura circense del nostro secolo.

Il 26 agosto del 1919 Lenin promulga il decreto sulla nazionalizzazione dei teatri e dei circhi seguendo la proposta del Commissario all’Istruzione e alla cultura, Anatolij Vasileviic Lunaciarsky. Da quel momento la responsabilità di tutti i circhi stabili o itineranti esistenti sul territorio sovietico, nonché quella di tutti i lavoratori del settore circense, ricade su di un unico organo direttivo: il Soyuzgoscyrk. Il livello degli artisti russi ha però sofferto delle traversie sociali del grande territorio e, salvo qualche rara eccezione, è inferiore a quello degli stranieri. Per supplire a questo divario, nel 1927 viene inaugurata la Scuola delle arti del circo e del varietà di Mosca che in sette decenni sforna oltre 4000 artisti di vario genere, ma tutti in possesso di solide basi generiche. Dalle scuole di regia teatrale di Mosca arrivano dei giovani che creano il mestiere di regista di circo; figura professionale del tutto nuova che permette, attraverso la stretta collaborazione di artisti, coreografi e compositori, la creazione di vere e proprie opere d’arte circensi alle quali si cerca di dare sviluppo tematico, imprimendo toni storici e politici che vadano oltre la forma meramente esibitrice del numero da circo. Nel 1946 viene creato il prezioso Studio per la formazione e la preparazione di artisti, numeri e spettacoli di circo, dagli addetti chiamato solo `lo Studio’: un laboratorio d’arte circense d’avanguardia dove vengono sperimentate le potenzialità tecniche e creative di ogni disciplina. Altri edifici per il circo con tecniche sempre più perfezionate vengono eretti in tutta la nazione, fra essi un moderno edificio costruito sulle colline di Lenin nel 1972, che dispone di cinque piste intercambiabili: una tradizionale, una di gomma per le scatenate evoluzioni dei cavallerizzi del Don, una attrezzata per i numeri di illusionismo, una con la superficie ghiacciata e una con un bacino idrico per numeri e pantomime acquatiche. Un gigantesco dispositivo permette di alzare e abbassare le piste in una manciata di minuti, offrendo così ai registi di circo la possibilità di creare numerose combinazioni.

A Mosca la fantasia e la creatività degli artisti possono esprimersi senza condizionamenti di nessun tipo. L’artista che intende realizzare un nuovo numero presenta ai responsabili dell’organismo centrale un dettagliato progetto nel quale descrive nei minimi particolari la propria futura creazione artistica. Il Soyuzgoscyrk ha allestito una potente organizzazione che dispone di strutture in grado di soddisfare ogni possibile esigenza degli artisti. Vi sono sartorie per la realizzazione di costumi, sale di registrazione per l’incisione di particolari brani musicali, laboratori con falegnami e fabbri per la costruzione di nuovi speciali attrezzi. Sono numerose le tournée all’estero. In Italia si ricordano quelle del 1959, 1964, 1969, 1982, 1987 e 1991. Negli anni ’80 l’economia dell’Unione Sovietica comincia a dare palesi segni di crisi. Con la dissoluzione dell’Urss, il Soyuzgoscyrk si trasforma in Rosgoscyrk e l’enorme patrimonio artistico e animale del circo sovietico si riduce ai `soli’ seimila artisti e circa settemila animali operanti sul territorio russo. Attualmente sono oltre duecento le persone che lavorano al Rosgoscyrk, rimasto nella vecchia sede di Mosca. La struttura è divisa in dipartimenti. I due circhi stabili di Mosca non sono più di sua proprietà mentre continua a gestire quello in tenda, sito al Parco Gorky, la Scuola e il famoso Studio. Molti proprietari di numeri di animali cercano di vendere all’estero belve e competenza d’addestramento: nel loro Paese mantenere tali animali senza l’apporto dello Stato comporta oggi rischi gravissimi. Gli artisti diventano sempre più intraprendenti e si lasciano andare ad iniziative private. Mentre una volta il Souyuzgoscyrk vigilava sulla qualità dei programmi inviati all’estero, ora si è aperta una falla senza margini e si è dato il via a una colossale e capillare migrazione di artisti verso l’Occidente. Il Rosgoscyrk, diretto da Ludmila Jairova, sta cercando di diventare una moderna organizzazione in grado di avere un ruolo determinante anche negli anni a venire, mentre gli ulteriori gruppi emergenti, come quello di Leonid Kostiuk e quello di Nikulin, stanno tentando di assumere una struttura solida.

Nicolodi,

Capostipite della famiglia Nicolodi è Giuseppe, appassionato ginnasta trentino che sposa Francesca Macagi, un’artista di tradizione. I figli Lucio e Ivano cominciano la carriera di acrobati a terra. Nei primi anni Cinquanta formano un numero di acrobatica in banchina con i cugini Macagi, che eseguono in importanti circhi italiani. Nel 1960 si dividono e il numero formato da Lucio, Ivano, Itala, Gabriella e Concetta, comincia ad essere scritturato dai maggiori circhi d’Europa e dalle riviste americane. Nel 1979 vincono il Clown d’Argento al festival di Montecarlo. Lucio si ritira per dedicarsi all’insegnamento a Parigi alla Scuola di Annie Fratellini, all’Accademia del circo italiana, dove il figlio Glen si forma come solista, infine al Big Apple Circus di New York. Il numero della nuova generazione, formato da Alex, Willer e Ben Hur, ottiene un ingaggio record di 11 anni al Moulin Rouge di Parigi. Il trio N. si scioglie nel 1996. Willer debutta come ventriloquo. Alex diventa consigliere artistico di importanti manifestazioni.