De Filippo

Eduardo De Filippo nasce da una relazione amorosa tra Eduardo Scarpetta e Luisa De Filippo, nipote della sua legittima moglie. Debutta a quattro anni come giapponesino in La geisha di E. Scarpetta. Sarà Peppiniello in Miseria e nobiltà . Nel 1920 viene chiamato alle armi e presta servizio militare nel corpo dei bersaglieri a Roma. Comincia nel frattempo a scrivere i primi sketch e un atto unico: Farmacia di turno. Nel 1922 scrive la prima commedia in tre atti, Uomo e galantuomo, il cui titolo originario è Ho fatto il guaio? Riparerò. Nel 1923, insieme al fratello Peppino, rientra nella compagnia di Vincenzo Scarpetta. Avverte le prime insoddisfazioni nei riguardi di un certo repertorio e si interessa maggiormente al teatro di S. Di Giacomo, di R. Bracco e R. Viviani. Tra il 1924 e il 1925 comincia a scrivere Ditegli sempre di sì e Chi è cchiù felice ‘e me?, che troveranno la via del palcoscenico solo qualche anno più tardi. Nel 1929 fa parte della Compagnia Molinari, cui collaborano anche Titina e Peppino. L’anno successivo diventa coautore della rivista Pulcinella principe in sogno di M. Mangini, con l’atto unico Sik-sik, l’artefice magico (scritto con lo pseudonimo Tricot). Il successo è clamoroso e nel 1931 decide con i fratelli di dar vita alla Compagnia del teatro umoristico ‘I De Filippo’, che si esibisce in avanspettacoli presso il cine-teatro Kursaal (oggi Filangieri). Negli stessi anni intensifica la scrittura degli atti unici, tra i quali Natale in casa Cupiello (1931, successivamente sviluppato in tre atti). Nell’autunno del 1932 avviene il debutto della Compagnia al Sannazzaro, con la commedia Chi è cchiù felice ‘e me?. Anche Pirandello si interessa ai De Filippo, offrendo loro la versione napoletana di Liolà . La collaborazione con il grande scrittore siciliano ha un seguito: sempre in edizione napoletana viene infatti rappresentato Il berretto a sonagli e, qualche anno dopo, L’abito nuovo , scritto da Eduardo e tratto dalla novella omonima di Pirandello, che assistette alle prove senza tuttavia poter intervenire alla prima, a causa dell’improvvisa scomparsa avvenuta nel 1936.

La compagnia ‘I De Filippo’ gira tutta Italia, sovvenzionata anche dai proventi dell’attività cinematografica, intrapresa a partire dal 1932 con i film Tre uomini in frack , Il cappello a tre punte (1935, regia di M. Camerini) e Quei due (1935, regia di G. Righelli). Nel 1938 i successi dei De Filippo diventano unanimi in tutta Italia; le commedie preferite sono: Sik-Sik , Ditegli sempre di sì , Chi è cchiù felice ‘e me?, Gennariello e Natale in casa Cupiello. Nel 1940 l’Italia entra in guerra; le difficoltà per `I De Filippo’ sono tante. De F. scrive, nel 1942, Io, l’erede . Nel 1944 i rapporti tra Eduardo e Peppino si deteriorano, fino allo scioglimento della Compagnia del teatro umoristico. Nel 1945 scrive Napoli milionaria , e dà vita alla Compagnia di Eduardo, che rappresenta Questi fantasmi nel 1946, senza un grande successo di pubblico; in pochissimo tempo Eduardo la rimpiazza con Filumena Marturano : un trionfo e, per Titina, un grande successo personale. La commedia viene recitata anche dinanzi a Pio XII. Dopo Filumena Marturano , nascono altri capolavori: Le bugie con le gambe lunghe (1947), La grande magia (1948), Le voci di dentro (1948), La paura numero uno (1951). Si arriva agli anni ’50. Eduardo, intanto, per ricostruire il teatro San Ferdinando svolge un’intensa attività cinematografica. Così ad Assunta Spina , interpretata da Anna Magnani, fa seguire Fantasmi a Roma , L’oro di Napoli , Napoli milionaria , Filumena Marturano , Il marchese di Ruvolito , Ragazza da marito , Napoletani a Milano. Nel 1954 regolarizza l’unione coniugale con Thea Prandi, dalla quale ha avuti i figli Luca e Luisella. Dopo la morte della Prandi, si legherà a Isabella Quarantotti. Nel 1958, a Mosca, con la regia di R. Simonov viene rappresentata Filumena Marturano ; nel 1962, Il sindaco del rione Sanità . Le ingiustizie della situazione teatrale italiana vengono riproposte in L’arte della commedia (1964), che dai critici è ravvicinata a L’improptu di Molière e al Teatro comico di Goldoni. Tra il 1965 e il 1970 scrive Il cilindro , Il contratto e Il monumento. Nel 1972 riceve dall’Accademia dei Lincei il premio Feltrinelli; nel 1973 rappresenta Gli esami non finiscono mai e, nello stesso anno, all’Old Vic di Londra viene rappresentata Sabato, domenica e lunedì , con la regia di F. Zeffirelli e l’interpretazione di L. Olivier. Il 1977 è un anno particolarmente importante: sposa I. Quarantotti, presenta al Festival dei due mondi di Spoleto Napoli milionaria , adattata a libretto d’opera per Nino Rota e, dopo un’anteprima presso il Teatro di Norwich, la sua Filumena Marturano trionfa, messa in scena al Lyric di Londra, nell’interpretazione di J. Plowright. Il 15 luglio riceve la laurea in lettere honoris causa all’università di Birmingham, per i suoi meriti di drammaturgo, attore e regista.

Nel novembre del 1980, nell’aula magna dell’università degli Studi di Roma, gli viene conferita la laurea in lettere honoris causa, insieme all’accademico francese H. Gouthier, mentre nel settembre del 1981, a Palazzo Madama, la Repubblica Italiana lo onora con la nomina di senatore a vita. Il primo intervento in senato avviene il 23 marzo 1982 ed è proprio sui fanciulli abbandonati: Eduardo ritorna alle origini. Il teatro di Eduardo spazia su cinquant’anni di storia italiana (1920-1973), attraverso una serie di protagonisti nei quali si riflette lo stesso autore, «col suo difficile rapporto con quel contesto sociale su cui egli innesta la propria ricerca drammaturgica, oltre che la tecnica espressiva che attinge, in un evolversi continuo, alla farsa, alla comicità di carattere, all’umorismo, ben diverso da quello pirandelliano, attento a scomporre, piuttosto che a comporre o a rapportare, la natura storica dell’uomo. Per intenderci, i sofismi pirandelliani in Eduardo si concretizzano, diventano realtà sofferta, non più a livello di pensiero o di logica, ma a livello di vita. Eduardo rende lineare tutto ciò che in Pirandello si doppia; la sua maschera non è nuda, ma strettamente legata alla storia del personaggio; alla stessa maniera, la finzione diventa `trucco’ premeditato. Eduardo sa che il mondo è il luogo dove l’errore umano maggiormente si esplica, dove la verità viene facilmente offesa; da questo mondo egli ha tratto il suo repertorio, l’umor comico, che spesso si trasforma in accusa e in invettiva. Dinanzi alle colpe, agli errori, all’ingiustizia, Eduardo assume un atteggiamento di denuncia con mezzi ora tipicamente teatrali (la magia, il gioco, il trucco), ora con un’analisi approfondita dei caratteri e quindi dei personaggi che ne sono invischiati. La vita, per Eduardo, cambia continuamente volto; è necessario, quindi, adattarsi alle sue trasformazioni, che sono sempre contemporanee all’uomo. Proprio l’uso di questa contemporaneità e il modo di trasferirla sulla scena, hanno sempre reso attuale e `rivoluzionario’ il suo teatro.

Magazzini (Criminali) / Il Carrozzone

Magazzini (Criminali)/Il Carrozzone è una compagnia teatrale che partecipa fin dal 1972 alla ‘nouvelle vague’ della scena italiana con Morte di Francesco (1972) e La donna stanca incontra il sole (1973). Di evidente matrice figurativa, il debutto di Federico Tiezzi, Sandro Lombardi e Marion D’Amburgo, all’epoca riuniti ancora sotto il nome di Il Carrozzone, si colloca storicamente nel periodo di transizione che, a cavallo tra i ’70 e gli ’80, vede affacciarsi sulla scena nazionale una folta e agguerrita rappresentanza di registi, interpreti e autori avocati, per il carattere anticonvenzionale del loro lavoro e il costante riferimento all’arte moderna e contemporanea, al filone della `nuova avanguardia’.

Su questo sfondo, di fertile e contraddittoria elaborazione formale e tematica, è possibile leggere anche il percorso ormai trentennale della compagnia che dalle spinte trasgressive e dagli studi sullo spazio di allestimenti come Presagi del vampiro (1977) o Vedute di Porto Sud (1978) approda negli anni alla rilettura di classici antichi (lo Shakespeare di Scene di Amleto , 1998) o contemporanei (il Brecht di Nella giungla delle città , del ’97).

Lombardi e D’Amburgo in scena, con Tiezzi nei panni di regista, si affermano a livello italiano ed europeo verso la fine degli anni ’70 con due lavori, Punto di rottura e Crollo nervoso , sotto la nuova denominazione di Magazzini Criminali. Nel successivo decennio l’accento della ricerca del gruppo si sposta verso il `teatro di poesia’ che connota la produzione del gruppo tra l’84 e l’85 (Genet a Tangeri , Ritratto dell’attore da giovane , Vita immaginatria di Paolo Uccello e Perdita di memoria , presentato alla Biennale di Venezia) e le successive ricognizioni di alcune delle figure chiave del teatro del Novecento.

All’esplorazione sui `padri’ della sperimentazione (Artaud e il teatro della crudeltà, il teatro dell’assurdo, Genet) seguono il Beckett di Come è dell’87, con la drammaturgia di Franco Quadri (sullo stesso autore torneranno nel ’92 con Finale di partita ), e l’Heiner Müller di Hamletmaschine e Medeamaterial (1988).

Modello definitivo del `teatro di poesia’ inteso sia come scrittura scenica sia come drammaturgia in versi sono le tre cantiche della Commedia di Dante rivisitate in collaborazione con Edoardo Sanguineti, Mario Luzi e Giovanni Giudici (1989-91). La stessa poetica continuerà a influenzare le successive produzioni (tra le altre, l’Adelchi di Manzoni nel ’92 e, nel ’94, Porcile di Pasolini, che per primo concepì e parlò di un `teatro di poesia’) per tornare anche in Felicità turbate di Luzi (al Maggio musicale fiorentino del 1995, con musiche di Giacomo Manzoni) e nel dittico testoriano di Edipus e Cleopatràs tra il ’94 e il ’96.

San Francisco Ballet

Nata con il nome San Francisco Opera Ballet nel 1933, San Francisco Ballet si esibisce inizialmente nei balli d’opera e in lavori di Adolph Bolm. Si succedono poi alla sua guida Serge Oukrainsky (1937), il primo ballerino William Christensen (1938), che allestisce Coppelia, Il lago dei cigni, Schiaccianoci, e suo fratello Lew Christensen (1951), che stabilisce una stretta collaborazione con il New York City Ballet. Lo affianca fino al 1948 Michael Smuin che dalla stagione seguente è direttore unico, seguito poi da Helgi Tomasson (1985). Il repertorio del gruppo comprende, oltre alle coreografie di Christensen e Smuin, titoli di Balanchine e Butler, classici come La Sylphide e Il lago dei cigni, lavori di Tomasson, come Criss-Cross e Pandora’s Dance e brani come El Grito di Lila York, Sergeant Early’s Dream di Christopher Bruce, The Lesson di Flindt, Ciao Marcello di Val Caniparoli, su musica di Nino Rota, Othello di Lubovitch, Glass Pieces di Robbins, Drink to me only di Morris, The Dance House di David Bintley.

Città murata

Tra i gruppi più interessanti nel panorama nazionale, Città murata ha condotto un originale percorso sul teatro di narrazione (L’isola di A, 1991) regia di G. Di Bello, collaborando con autori e registi come Marco Baliani (Prima che il gallo canti, 1995) e Bruno Stori (Gioco al massacro, 1997). Ha realizzato poi interessanti manifestazioni sul ‘Tempo’ e ‘Lo sguardo dello spettatore’ (Racconti in attesa dell’alba, I sentieri del tempo). È stata fondata da Mario Bianchi e Dario Tognocchi.

Mabou Mines

Mettendo a frutto le disparate esperienze dei suoi fondatori, il gruppo Mabou Mines si costituisce ufficialmente a New York nel 1970. Lee Breuer vi riversa il risultato della sua formazione europea al Berliner Ensemble e presso il polacco Teatr Laboratorium, e vi aggiunge l’esperienza californiana di Ruth Maleczech, gli interventi sperimentali di Joanne Akalaitis, e più tardi i contributi musicali di Philip Glass e quelli interpretativi di David Warrilow. I M. M. sviluppano così un’originale poetica nella quale la partecipazione di pittori, scultori, film-maker, videoartisti e compositori musicali si integra al lavoro motivazionale di matrice stanislavskiana, alla ricerca di nuove tecniche narrative e alla sperimentazione multimediale. Nelle produzioni del gruppo sono evidenti diverse anime registiche. Si devono soprattutto a Breuer le divertenti e sofisticate animations , piene di suggestioni visive e spunti minimalisti ( Red Horse , 1970; B. Beaver , 1974; Shaggy Dog , 1978) e le vitalistiche narrazioni cinetiche di The Saint ad the Football Players , 1973, su musica di Glass per un centinaio di giocatori di football). Mentre gli allestimenti della Akalaitis tendono all’ironia (Dead end Kids , 1982) e all’iperrealismo (Through the Leaves , di Kroetz, 1984). Il gruppo è noto inoltre per un pluriennale lavoro sui testi minori di Beckett: Cascando, Gli sperduti, Commedia combinano il rigore drammaturgico e l’ingegno della realizzazione visiva, nella quale è comunque determinante la ricerca vocale di Warrilow.

Ballet Royal de Wallonie

Ballet Royal de Wallonie è una compagnia fondata nel 1966 a Charleroi sulla base del precedente Ballet de Hainaut di Hanna Voos che, agli inizi, ne divenne anche direttrice insieme a T. Hubert. Dal 1980, fin quasi alla morte nel 1990, è stata guidata dal cubano e già ballerino béjartiano Jorge Lefebre che la arricchì di sue coreografie (Exalibur , Propositions , Chant de la terre). Dal 1987 è passato alla direzione Guy Basel. La compagnia ha un repertorio assai vasto che contempla soprattutto classici del Novecento ma molto aperto anche ai lavori contemporanei. Nel corso degli anni, tra le sue fila sono passati danzatori, anche illustri, di varia nazionalità, tra i quali americani e italiani (fra gli altri, Paolo Bortoluzzi, Noella Taddei, Gabriella Cohen).

Buratto

Fondato a Milano da Velia e Tinin Mantegazza nel 1975, il Teatro del Buratto agisce nella sala del Teatro Verdi dove rappresenta i suoi spettacoli e le stagioni di teatro di ricerca, sempre di grande interesse. Specializzatosi ben presto in un teatro di figura inteso come rappresentazione totale dove parola, musica e immagine tendono a formare un vero e proprio teatro popolare d’arte (L’histoire d’un soldat, 1975; Quell’Astolfo da Ferrara, 1981). Dopo l’uscita di Tinin e Velia Mantegazza (1986), il Teatro del Buratto ha da una parte approfondito il discorso del teatro su nero (Pane blu, Fly Butterfly), dall’altra ha creato spettacoli che hanno cercato di reinventare lo spazio scenico, per un diverso rapporto con i bambini, collaborando anche con artisti di varie discipline come Munari, Manuli, Cerami (Cappuccetto bianco, Sotto la tavola? , Una piazza, due piazze, un castello). Protagonisti di questa nuova fase sono Jolanda Cappi, Gianfranco Bella, Franco Spadavecchia e Monica Gattini Bernabò.

De Cuevas

Il marchese George De Cuevas fu una delle personalità più straordinarie e leggendarie del mondo del balletto del Novecento. Dopo aver fondato a New York (1940) una scuola di danza per bambini poveri, nel 1944 creò il Ballet International, formazione piuttosto anomala ed effimera, che però contribuì ad arricchire l’arte della danza di titoli interessanti dovuti a grandi coreografi (Massine, Dollar e altri). Forte della sua esperienza, nel 1946 assunse la direzione dei Ballets de Monte-Carlo che ben presto (1947) divennero l’International Ballet of the Marquis de Cuevas, destinato a raggiungere in breve tempo fama straordinaria. E ciò anche perché alle star francesi di Monte-Carlo si aggiunsero altri danzatori di grande prestigio, a cominciare da R. Hightower, M. Tallchief, G. Skibine e il giovane Nureyev, che proprio nella celebre compagnia fece le sue prime apparizioni in Occidente. Dopo aver intrapreso tournée ovunque e aver partecipato a festival di grande rilevanza (Nervi compreso) la compagnia di D. si sciolse nel 1962. Uomo di grande gusto e di eccezionale sensibilità artistica, personaggio altero e quanto mai fantasioso, il Marchese, cileno di nascita ma di genitori europei (spagnolo il padre, danese la madre), visse – si può dire – esclusivamente per il balletto, ad esso prodigandosi generosamente. Dal suo immenso appartamento parigino si teneva in contatto con la sua prestigiosa troupe, seguendone successi e trionfi. «La sola maniera di sopportare la noia della vita», era il suo motto, «è di dispensare la propria a qualcosa e per qualcosa».

Carbone 14

La compagnia Carbone 14 stata fondata a Montreal, nel 1982, da Gilles Maheu, coreografo e regista. Noto per le messe in scena di testi della drammaturgia contemporanea, come Marat/Sade di P. Weiss (1984), Hamletmachine (1986) e Medeamaterial (1990) di H. Müller, Maheu crea per la compagnia spettacoli multidisciplinari di forte impatto: Pain blanc (1981), Le Rail (1983), Le Titanic (1985), Opium (1987), Le dortoir (1988). Il gruppo si caratterizza per la spiccata teatralità, l’energia aggressiva e le tematiche di autoanalisi e critica sociale.

Attori e Tecnici

La Cooperativa Attori e Tecnici inizialmente agisce sotto l’egida della Cooperativa Teatro della Convenzione di Firenze, e produce il primo allestimento Notte con ospiti di Peter Weiss. Una visione privata, al teatro Politecnico di Roma, assicura recensioni e successo, tanto da consentire la creazione della Cooperativa Attori & Tecnici nel giugno 1977. Oltre a Corsini e alla Toniolo entrarono nel gruppo Anna Lisa Di Nola, Stefano Altieri, Sandro De Paoli, Renato Scarpa. La Cooperativa si connota subito per l’attenzione data all’attore, `responsabile’ sia nelle scelte artistiche che economiche e gestionali. Il gruppo si indirizza verso un repertorio comico e brillante, con allestimenti e riletture di classici diretti dallo stesso Corsini: Intrighi d’amore , di Torquato Tasso, nella rielaborazione di Corsini e Luciano Lucignani, scene e costumi di Lele Luzzati (1977); La Furiosa del Della Porta (1979); il poema in versi La Pulcella d’Orleans di Voltaire (1980); fino al grande successo di Rumori fuori scena di Michael Frayn, continuamente in cartellone dal 1983 al 1997. Stabilita la propria sede al Teatro Vittoria di Roma, la C. A. e T. si segnala ancora con Spettattori di Frayn (1986) e Amleto in salsa piccante di Aldo Nicolaj (1991), Black Comedy di Peter Schaffer (1997), I newyorkesi da Allen, Mamet, May (1998).

Houston Ballet

Houston Ballet nasce dal seno della Ballet Academy di Houston, finanziata dalla Houston Ballet Foundation e diretta da Tatiana Semenova (1955). Nel 1967 Nina Popova allestisce Giselle , riscuotendo tanto successo che la Fondazione appoggia la creazione di una nuova compagnia, sotto la direzione della stessa Popova. Il gruppo debutta nel 1968 con il nome di Houston Ballet, ampliando poi il corpo di ballo e il repertorio con titoli di Balanchine, Dolin, Lichine, Frederic Franklin, John Taras, Ronald Hynd e James Clouser, coreografo stabile dal 1974 e direttore artistico fino al 1976, quando gli è succeduto Ben Stevenson.

Camargo Society

Camargo Society fu fondata a Londra nel 1930, in seguito alla morte di Diaghilev, con lo scopo di organizzare spettacoli di balletto, incoraggiando in particolare la partecipazione di danzatori e coreografi inglesi. Il primo spettacolo comprendeva creazioni di Frederick Ashton e Ninette de Valois. L’attività si è chiusa nel 1933, quando numerosi balletti, tra cui Façade di Ashton, sono passati al Vic-Wells Ballet.

Lega Italiana Improvvisazione Teatrale

La Litt (Lega Italiana Improvvisazione Teatrale) nasce a Firenze nel 1988 (fondata da Francesco Burroni, Fiamma Negri, Daniela Morozzi e Bruno Cortini); nel 1990 debutta in Italia a Firenze con il primo Campionato nazionale di Match d’improvvisazione teatrale, riscuotendo ampio successo. Attualmente la Litt è presente con i propri corsi di teatro a Roma, Firenze, Bologna, Torino, Varese, dove ogni anno vengono organizzati campionati professionisti e amatoriali. Dal maggio del 1990 a oggi la Litt ha partecipato ai mondiali di Bruxelles (1990), Montreal (1992), a tournée in Belgio, Svizzera, Francia e agli Internazionali di Ginevra e Parigi. L’idea del Match d’improvvisazione teatrale è venuta a R. Gravel e Y. Leduc, nel 1977, entrambi attori canadesi e appassionati di hockey su ghiaccio, che tentarono di fondere lo sport con l’arte teatrale. Il match contrappone due squadre di attori che, all’interno di un parterre, si sfidano improvvisando su temi segreti estratti a sorte o suggeriti, nel corso della partita, dal pubblico. Il pubblico ha un ruolo fondamentale poiché vota e stabilisce chi vince ogni round. La Litt negli ultimi anni ha allargato le sue possibilità e i suoi ambiti: nel 1998, oltre ai campionati professionisti a Roma, ha prodotto lo spettacolo Zocca, Zocca, Zocca di D. Morozzi e G. Musso e un’improvvisazione ispirata all’ Antologia di Spoon River per la regia di F. Rossi.

Vals Bloed

Nata nel 1983 per opera delle danzatrici di Dansproduktie Truus Bronkhorst, H. Langen, M. Smit e P. Kennedy, Vals Bloed si è caratterizzata per il suo stile di teatrodanza ironico e umoristico nei primi lavori (She said, 1985; Dagger of Charm 1987). Successivamente la Bronkhorst e la Smit hanno lasciato la formazione, sostituite da E. Hell e Ma. Maat con cui è stato allestito So long Johnny . Nel 1989 infine si sono aggiunti i componenti del gruppo Het Concern, che hanno impresso una svolta tematica al lavoro del gruppo, optando per un teatrodanza più drammatico in spettacoli come Taglioni’s brother e Antilopen.

Giocovita,

Teatro Giocovita è una compagnia storica e centro di teatro-ragazzi riconosciuto dal Dipartimento dello spettacolo, diretto da Fabrizio Montecchi. Nata nel 1971 a Piacenza, si è specializzata sin dalla fine degli anni ’70 nel teatro d’ombre, divenendo ben presto la realtà più importante in Italia. Con la compagnia, tra gli altri, hanno collaborato molti registi (Conte, Marcucci, Dall’Aglio) e scenografi e pittori (Baj, Calì, Luzzati). Molti gli spettacoli da ricordare: Odissea (1983), Pescetopococcodrillo (1985), Il corpo sottile (1988), L’uccello di fuoco (1994).

Campesino

Nato per servire la causa dei braccianti agricoli della California meridionale, il gruppo di El Teatro Campesino è stato fondato nel 1965 da Luís Miguel Valdez, allora studente di teatro alla High School di San José, affascinato da uno spettacolo della San Francisco Mime Troupe, ma definitivamente persuaso della sua idea dopo aver assistito alla marcia di 1200 lavoratori agricoli (‘campesinos’) dei vigneti di Delano (una cittadina duecento chilometri a nord di Los Angeles), primo atto di un duro sciopero organizzato sindacalmente da Cesar Chiavez e destinato a protrarsi per quasi cinque anni. ‘Chicano’, cioè americano di origine messicana come Chiavez, figlio di contadini e secondo tra dieci fratelli, Valdez mette la propria vocazione teatrale al servizio della comunità `campesina’, proponendosi di affrontare attraverso la rappresentazione teatrale i problemi che stanno alla base dello sciopero e di convincere i lavoratori chicani a iscriversi al sindacato.

I primi spettacoli sono brevi ‘actos’ bilingui (spagnolo-inglese), di carattere satirico e politico, della durata di una quindicina di minuti che nello stile della commedia dell’arte affrontano temi contingenti (The two Faces of the Boss, 1965; La conquista del México, 1968) o definiscono le linee di un internazionalismo contadino, mostrando ad esempio in Vietnam Campesino (1970) la condizione sfruttata dei braccianti statunitensi accanto a quella dei lavoratori vietnamiti. Gli anni Settanta annunciano uno scollamento fra la realtà sociale di partenza e l’esigenza di un approfondimento tecnico, professionale e antropologico del gruppo, che si è spostato intanto da Delano a San Juan Bautista (a sud di San Francisco). Qui, su un terreno agricolo di quaranta acri, viene fondato El Centro Campesino Cultural. La ricerca sulle radici etniche dei `chicanos’ e la componente spirituale che investe l’identità messicana trovano riflesso nel crescente interesse che El Teatro Campesino dedica alla cultura precolombiana, maya e azteca, e al culto cattolico di Nostra Signora di Guadalupa ( La carpa de los rasquachis , 1972). Anche gli iniziali `actos’ acquistano caratteristiche drammaturgiche più elaborate, trasformandosi in `corridos’ e `mitos’, spettacoli o addirittura cerimonie, che inglobano la danza e il canto, come El baile de los gigantes (1974), dove il riferimento a Popol Vuh , il libro sacro dei maya, e la struttura cosmogonica della rappresentazione indicano chiaramente i mutamenti avvenuti nell’atteggiamento politico del gruppo, che dalla rabbia del marxismo militante è approdato a un orizzonte spirituale di matrice antropologica e extra-occidentale. Con una borsa di studio della fondazione Rockefeller, nel 1977 Valdez lascia temporaneamente El Teatro Campesino e scrive Zoot Suit, un musical sui ‘chicanos’ di Los Angeles messo in scena al Mark Taper Forum di Los Angeles e poi portato a Broadway (1979) proprio mentre a San Juan, nella missione fondata dagli spagnoli nel XVII secolo, il gruppo rappresenta Fiestas navideñas .

Fabula Saltica

Nata nel 1986 con la denominazione di Estballetto su iniziativa dei danzatori Donatella Altieri, Giulia Ferrari, Claudio Ronda, Pia Russo e Leila Troletti, Fabula Saltica si lega fin dai suoi esordi al Teatro sociale di Rovigo che la ospita e dal 1990 collabora alle produzioni. Di identità classico moderna collabora con molti coreografi italiani (Massimo Moricone, Orazio Messina, Gabriella Borni) e con Gheorghe Iancu che ne diventa direttore artistico dal 1990 al 1996, firmando creazioni quali La mascherata (1990), Aura (1995), Riccardo III (1996). Nel 1997 realizza Ragazzi selvaggi di Robert North su musiche di Enrico Rava e Pandora librante di Robert Cohan su partitura di Claudio Ambrosini.

Gaia Scienza

La compagnia Gaia Scienza fu fondata da Barberio Corsetti, A. Vanzi e M. Solari. Debutta nel 1976 allo storico Beat ’72 di Roma con La rivolta degli oggetti , ideato e diretto dagli stessi interpreti che dieci anni dopo si scioglieranno dando vita a due gruppi distinti: la compagnia G. B. Corsetti e la compagnia Solari-Vanzi. Contigua alla ricerca espressa in altri ambiti dalla neoavanguardia (pittura, musica, body-art, videoarte) la produzione di G. S. si appropria anche di spazi extrateatrali coniugando l’attenzione per le contaminazioni linguistiche ed espressive nei diversi generi artistici con la rilettura della protoavanguardia del ‘900. Tra gli spettacoli più significativi del gruppo, ospite della Biennale-Venezia nel 1984: Luci della città (1976), Cronache marziane e Una notte sui tetti (1977), Blu oltremare , Sogni proibiti , L’uomo che sapeva troppo e Malabar Hotel (del 1978), Il ladro di Bagdad , La corrente del Golfo , Variations III di John Cage e Così va il mondo (allestiti tra il 1979 e il 1981), Gli insetti preferiscono le ortiche (1982), Cuori strappati e Animali sorpresi distratti (del 1983), Notturni diamanti e Il ladro di anime (del 1984).

Lanonima Imperial

Fondata a Barcellona nel 1986 dal coreografo Juan Carlos García (Bilbao 1958) e inizialmente composta solo da uomini, Lanonima Imperial si impone con Eppur si muove (1987) e Castor i. Pol.lux (1988), presentati in festival internazionali. In seguito presenta spettacoli come Kairos (1990, Théâtre contemporain de la danse di Parigi), Afanya’t a poc a poc (1991, Holland Dance Festival), Eco de silenci (1993, Concorso internazionale di Tel Aviv), Landschaft mit Schatten (1996, Komische TanzTheater di Berlino), Identificación de un paisaje (1997, Opera di Zagabria), nei quali definisce un raffinato stile di teatrodanza, dove il movimento assume un valore nettamente drammatico.

Zingaro

Nata nel 1984 come Cirque Aligre, divenuta nel 1986 Cabaret Equestre Zingaro, la compagnia Zingaro parte da una ricerca basata sull’incrocio tra musica etnica dei popoli zingari e la tradizione equestre circense, curando in particolar modo la suggestione dello spazio scenico ed enfatizzando il rapporto ancestrale tra uomo e cavallo. Con la costruzione del Théâtre Equestre ad Aubervilliers, la ricerca artistica di Zingaro si fa sempre più raffinata, grazie alla creatività del leader Bartabas: da Opera Equestre (1992), nata dal rapporto tra le culture caucasica e berbera, a Chimere (1994), e a Eclipse (1997). Gli spettacoli di Zingaro, che generalmente debuttano al festival di Avignone, sono stati rappresentati in tutta Europa e negli Usa.

Arca

L’attività del Teatro dell’Arca si apre con la messinscena di Buraquo quente Buraquo frio , spettacolo proposto per contribuire alla conoscenza della drammatica situazione sudamericana e ispirato a un lavoro del Living Theater, il T. dell’A. è divenuto in seguito una realtà stabile del mondo teatrale, trovando in Giovanni Testori un collaboratore d’eccezione. La sua attività è fortemente incentrata su temi legati al mondo della fede e dell’ispirazione cristiana, anche se negli anni ha sviluppato a tutto tondo la propria ricerca culturale. Tra i lavori della compagnia forlivese è sicuramente da ricordare Interrogatorio a Maria (1979) di G. Testori, una sacra rappresentazione in forma di oratorio dialogato e Il mistero della paternità (1984) regia di T. Bradecki e testo di Karol Wojtyla, davanti al quale, in Vaticano, venne allestita la prima. Ricordiamo anche Factum est (1981) di G. Testori e la trilogia shakesperiana Sogno di una notte di mezza estate (1989), Le allegre comari di Windsor (1991) entrambi diretti da T. Bradecki e La commedia degli errori (1992) con la regia di A. Syxty il quale ha diretto il T. dell’A. anche in L’annuncio a Maria . Recentemente (1998-99) il T. dell’A., in collaborazione con lo sceneggiatore K. Piesiewicz, porta in scena l’universo del grande regista polacco K. Kieslowski con Decalogo 1 e Studio per Decalogo 4 .

Bread and Puppet Theatre

Il significato del nome Bread and Puppet Theatre è spiegato da un brano dello stesso fondatore Schumann: «È un pezzo di pane (bread) quello che noi vi offriamo insieme con uno spettacolo di pupazzi (puppet), perché il nostro pane e il nostro teatro sono inseparabili l’uno dall’altro» e perché il teatro era ritenuto necessario quanto il pane. Pezzi di pane nero, fatto dagli stessi attori, venivano letteralmente distribuiti fra il pubblico durante le rappresentazioni. Esse non erano in genere destinate a luoghi teatrali veri e propri. «Noi lavoriamo – scriveva ancora Schumann – nel nostro laboratorio, e quando abbiamo qualcosa da dire scendiamo in strada». In tal senso il B. and P. si distingueva dai maggiori gruppi alternativi della scena statunitense degli anni Sessanta, ai quali lo accomunava la volontà di prendere posizione sugli eventi politici contemporanei – in particolare contro la guerra nel Vietnam – e la scelta di presentare un teatro non narrativo affidato assai più all’inquietante eloquenza delle immagini (derivate in parte dall’iconografia religiosa) che alla parola. Queste immagini erano soprattutto pupazzoni alti quattro o cinque metri o attori muniti quasi sempre di maschere assolutamente non realistiche. Rifacendosi alle tradizioni del teatro popolare, europeo e orientale, il loro teatro univa al gusto del divertimento e della festa la capacità di rivolgersi ai sensi degli spettatori rifiutando programmaticamente l’eccesso di intellettualismo della scena occidentale e il sistema di valori al quale essa faceva riferimento.

Gli spettacoli più importanti realizzati dal gruppo furono Un uomo dice addio a sua madre (A Man Says Goodbye to His Mother, l968) , Il grido del popolo per la carne (The Cry of the People for Meat), presentato nel 1969 e portato con grande successo anche in Europa, e Il circo della resurrezione domestica (The Domestic Resurrection Circus, 1970), che dal 1974 veniva rappresentato ogni estate nella fattoria del Vermont dove Schumann e i suoi si erano stabiliti dopo aver sciolto ufficialmente il gruppo. Che tornò tuttavia a riunirsi con una certa frequenza, oltre che per le riprese di questo spettacolo, per realizzare, anche su commissione, progetti speciali quali Anti-bicentenario (Anti-Bicentennial, 1975), una sorta di dura elegia sull’ultimo indiano rimasto vivo in California dopo il genocidio compiuto dai bianchi; un Masaniello coprodotto nel l978, prima in America e poi in Italia, con il gruppo fiorentino di Pupi e Fresedde; e Uprising the Beast (1990).

Tangueros

Fondata nel 1992, la compagnia Tangueros è diretta dall’argentino Alejandro Aquino, già danzatore classico del Teatro Colón di Buenos Aires e dall’italiana Mariachiara Michieli, allieva del celebrato tanguero Miguel Balmaceda. In formazione di volta in volta modificata la compagnia ha contribuito al recente rilancio teatrale del tango, sottolineando nei suoi spettacoli le molte sfumature stilistiche e le variegate origini culturali del ballo argentino: tra i vari titoli si ricordano Tangueros (1992) e Milonga Boulevard (1994), cui collabora per la parte musicale l’Orquesta Color Tango. Dal 1997 ha modificato la sua denominazione in Nueva Compania Tangueros.

La La La Human Step

La La La Human Step viene fondata nel 1980 da Edouard Lock, già studente alla Concordia University e attivo nel cinema e con Les Grands Ballets Canadiens, oltre che alla testa dei Lock Danseurs. Tra le sue coreografie: Lilly Marlene in the Jungle (1981), Oranges (1982), Businessman in the Process of becoming an Angel (1983), Human Sex , New Demons (1987), Infante c’est Destroy (1991). Il gruppo si è guadagnato vasta notorietà con la scatenata e androgina solista Louise Lecavalier, con la rude musica rock dal vivo e attraverso la collaborazione ai videoclip di rockstar come Bowie, per il quale Lock ha coreografato anche lo spettacolo Look back in Anger . Grazie anche alle sue produzioni video, “Lalala human sex duo nº 1”, “Fractales”, “Velasquez’s little Museum”, la compagnia si è fatta apprezzare in tutto il mondo come capofila di una danza acrobatica e virtuosistica, emozionante per impatto fisico e visuale.

Wooster Group

Formata da Jim Claybourg, Willem Dafoe (attualmente uno dei divi di Hollywood), Spalding Gray, Peyton Smith, Kate Polk, Ron Vawter e la direttrice Elizabeth LeCompte, la compagnia Wooster Group dal 1975 ha prodotto una quindicina di spettacoli multimediali, allestiti nello spazio del Performing Garage. Sono legati alla pratica della scrittura collettiva: nel loro caso si tratta di una divisione dei compiti, in cui ciascun componente è responsabile di un particolare aspetto dell’opera. Il W.G. ha messo in scena solo testi originali, portandoli spesso in giro per il mondo, da Hong Kong alla Scandinavia; alcuni dei loro lavori, come Brace up e Fish Story , sono nati da coproduzioni internazionali. Nel 1982 E. LeCompte ha ricevuto il primo premio al Festival internazionale di San Francisco per il video Rhyme’em to Death.

Grands Ballets Canadiens,

Les Grands Ballets Canadiens nascono a Montréal come Ballets Chiriaeff (1956) e prendono l’attuale denominazione nel 1957 dotandosi di una propria scuola, sempre sotto la direzione di Ludmilla Chiriaeff affiancata da Fernand Nault e con la consulenza di Anton Dolin. Il repertorio comprende Giselle e Pas de quatre , a cura di Dolin stesso, e Fille mal gardée e Schiaccianoci , a cura di Nault, autore anche del balletto rock Tommy . La compagnia si caratterizza poi per il trittico Carmina Burana (Nault), Catulli Carmina (Butler) e Trionfo di Afrodite (Norman Walker). Alla sua guida si sono susseguiti Brian MacDonald (1974-1977), che introduce titoli balanchiniani, con Nault come coreografo residente; poi Linda Stearns insieme a Jeanne Renaud, pioniera del `modern’, con l’apporto caratterizzante di James Kudelka, primo ballerino e coreografo; e infine Lawrence Rhodes. Eclettici, i G. B. C. sono il contraltare, in area francofona, del National Ballet of Canada.

Parenti,

Nel 1972 Franco Parenti e Andrée Ruth Shammah, con Giovanni Testori e Dante Isella, fondano il Salone Pier Lombardo, che diventa immediatamente un punto di riferimento di vitalità artistica e culturale per la città di Milano, caratterizzandosi per un’idea di teatro proiettata sia verso le novità italiane e straniere, sia verso la rilettura dei classici in chiave contemporanea, e che comprende anche un’intensa e diversificata proposta di manifestazioni culturali, concerti, rassegne cinematografiche, conferenze, festival, presentazioni di novità editoriali. Ben presto gli spettacoli del Pier Lombardo trovano circuitazione in tutta Italia, contribuendo a creare dei veri e propri `eventi’ di carattere nazionale. Spettacoli come la Trilogia di Testori (Ambleto-Macbetto-Edipus ) o Il malato immaginario e Il misantropo di Molière, o I promessi sposi alla prova di Testori, interpretati da F. Parenti e tutti con la regia di A.R. Shammah, fanno ormai parte della storia del teatro italiano. Altri spettacoli come La doppia incostanza di Marivaux, Il maggiore Barbara di Shaw, La palla al piede di Feydeau, Il bosco di notte di Sansone, Timone d’Atene di Shakespeare, si sono imposti anche per una particolare concezione dello spazio scenico, proiettato verso una forma di `teatro aperto’, che ha caratterizzato le scelte di A.R. Shammah.

Nel 1989, con la scomparsa di F. Parenti, A.R. Shammah assume interamente la direzione del teatro che, in onore del grande attore, prende il nome di Teatro Franco Parenti. A Milano e alla milanesità il T.F.P. ha dedicato, durante le ultime stagioni, un percorso nel passato e nelle contraddizioni del presente fatto di spettacoli di autori milanesi, quali G. Testori (La Maria Brasca), L. Santucci (Noblesse oblige), C.E. Gadda (L’Adalgisa), Tadini (La tempesta e La deposizione ), F. Loi (La vita, il sogno), messi in scena da A.R. Shammah e interpretati, fra gli altri, da Adriana Asti, Gianrico Tedeschi, Piero Mazzarella, Anna Galiena. In venticinque anni di attività il T.F.P. ha prodotto oltre settanta spettacoli, sei Festival Internazionali, una miriade di appuntamenti culturali, ai quali hanno partecipato, fra gli altri: C. Musatti, A. Zichichi, N. Abbagnano, E. Severino, F. Ferrarotti, G. Vattimo, U. Eco, A. Arbasino, J. Le Goff, H. Müller, D. Maraini, E. Siciliano, M. Gorbaciov. Nella stagione 1997-98 sono andati in scena: Re Lear , regia di A.R. Shammah, Il riformatore del mondo , regia di P. Maccarinelli, L’amante , regia di A.R. Shammah, La vita è un canyon , regia di A.R. Shammah.

Granbadò

Grazie a una serie di allestimenti molto interessanti (Esigenze tecniche, 1983; Recita, 1985; Mente locale, 1986) la compagnia Granbadò ha caratterizzato alcune delle linee fondamentali della drammaturgia per ragazzi degli anni ’80. All’inizio degli anni ’90, mentre Beppe Rosso continua l’esperienza del gruppo G., il resto della compagnia (Roberto Nigrone, Guido Castiglia e Daniele Guccione) prende altre direzioni. R. Nigrone fonda Onda teatro, che inventa un nuovo modo di raccontare per i ragazzi con l’uso espressivo della danza (Angelica e Orlando , 1996; Gli eroi , 1997). G. Castiglia costituisce il gruppo Nonsoloteatro. Il Granbadò, negli ultimi anni, si avvicina a Laboratorio teatro Settimo divenendone la sezione di teatro-ragazzi e allestendo gli spettacoli di Beppe Rosso (Dei liquori fatti in casa, 1994) e di Adriana Zamboni (Bz Bz… , 1996).

Ananda Dansa

Fondata a Valencia nel 1981 dalla ballerina e coreografa Rosangeles Valls, la Ananda Dansa dal 1983 si avvale della collaborazione artistica del regista Edison Valls, allievo di Eugenio Barba, che ha impresso alla linea di ricerca della compagnia una evidente svolta verso il teatrodanza. Così al primo lavoro, Dansa (1981), caratterizzato dalla ricerca del movimento puro, fanno seguito spettacoli definiti di `teatro de baile’, ispirati a temi politici e sociali, come Destiada (1984), Cronica Civil (1986), Homenaje a K (1988), Basta de Danza (1990).

Caracas

Il Ballet Internacional de Caracas, fondato nel 1975 a Caracas dalla prima ballerina dell’American Ballet Theatre Zhandra Rodriguez e dal coreografo Vincente Nebrada, nominato suo direttore artistico, e composta per lo più da membri del disciolto Harkness Ballet ha inizialmente presentato molti lavori dello stesso Nebrada pronti ad evidenziare il virtuosismo atletico dei suoi ballerini ( Percussions for six , Gemini ). Scioltasi dopo una decina di anni, la formazione ha dato sua volta origine al Ballet Nuevo Mundo diretto dalla Rodriguez, con un repertorio di autori moderni, come Ailey, Balanchine, Hans van Manen ( Five Tangos ), Elisa Monte, Judith Jamison, Ulysses Dove, e per il temperamento latino degli interpreti.

Socìetas Raffaello Sanzio

Socìetas Raffaello Sanzio nasce a Cesena nel 1981 ad opera di due giovanissime coppie di fratelli, Claudia e Romeo Castellucci, Chiara e Paolo Guidi. La storia della  è caratterizzata soprattutto dal percorso di rottura e superamento del linguaggio teatrale tradizionale: dalle immagini alla parola, dal rapporto con il pubblico alla presenza scenica dell’attore. Il loro teatro, attraverso passaggi graduali, si configura oggi come `teatro dei corpi’. L’ironia con cui hanno accompagnato la sistematica distruzione di ogni valore teatrale colloca la Socìetas Raffaello Sanzio tra i giovani eredi di Jarry, soprattutto per l’anarchica fantasia linguistica e per la consapevolezza della concretezza delle parole.

La loro ricerca si spinge fino alla creazione di una nuova utopica lingua universale, chiamata `generalissima’, assunta nell’opera Kaputt Necropolis , rappresentata con successo alla Biennale di Venezia del 1984. È del 1985 Santa Sofia, Teatro Khmer, l’opera che ha segnato la dichiarazione di guerra alle immagini, radicalizzata poi successivamente sul piano del linguaggio con I Miserabili nella quale l’Araldo, figura centrale, per tutta la durata della rappresentazione rimane immobile e muta, quale programmatico agire e parlare scenico. Solo il corpo, condizione prima dell’essere attore, spettatore di se stesso è presente sul palcoscenico. Con La bellezza tanto antica la Socìetas Raffaello Sanzio si accosta al carattere mitico della fiaba. Da qui un orientamento positivo del teatro non in senso morale, ma come situazione di superamento semantico. A sostegno di questo versante sta l’animale, che a partire da questo momento affiancherà in scena l’attore.

La successione di corpi di uomini, donne, animali, di ogni età, dimensione e deformità, sarà quindi la costante del teatro della Socìetas Raffaello Sanzio. Il corpo, segno significante più potente del teatro stesso, diviene elemento essenziale per le sue componenti comunicative e di diversità. Una sorta di smascheramento del teatro attraverso l’azzeramento dell’attore, che con il suo essere esclusivamente ‘corpo’ rende didascalia il linguaggio. Questo percorso sfocia nella realizzazione nel 1992 dell’Amleto -la veemente esteriorità della morte di un mollusco autistico e nell’Orestea del 1995 in cui il ruolo centrale, quello del re, viene ricoperto da un giovane mongoloide.

Con Giulio Cesare del 1997 il teatro diviene ars oratoria, artificio retorico. In questo spettacolo la retorica, grazie alla tecnologia meccanica e chimica, compie un viaggio a ritroso nel discorso, fino alla fonte della parola, della voce e dell’articolazione dei suoni che sono alla sua origine, spiati da una microtelecamera calata nella gola dell’attore e collegata a un grande schermo. Nel succedersi dell’azione con la morte di Cesare, quando Antonio pronuncia la celebre orazione, la carica seduttiva della parola viene cancellata definitivamente. Antonio è infatti un laringectomizzato, le sue parole non vogliono dire più niente, assumono valore di segno come il corpo. Giulio Cesare ha vinto il premio Ubu 1997 quale miglior spettacolo dell’anno. Per settembre ’98 è prevista la preparazione del nuovo progetto teatrale della Genesi. Nel 1988 la Socìetas Raffaello Sanzio ha inaugurato, sotto la direzione di Claudia Castellucci, la Scuola Teatrica della Discesa e le Edizioni Casa del Bello Estremo, che pubblica scritti drammatici filosofici e lirici. Nel 1995 inoltre, proseguendo un suo progetto legato al mondo dell’infanzia, Chiara Guidi ha aperto la Scuola sperimentale di teatro infantile.

Loggetta,

Compagnia della Loggetta nasce nei primi anni ’60, ma tentativi più volte interrotti di dare vita a un gruppo teatrale si registrano fin dal primo dopoguerra, caratterizzandosi nei suoi primi anni (dal ’60 al ’69) per il lavoro svolto sul piano locale. Gli autori frequentati sono Beckett, Genet, Ionesco, ma anche Büchner e Pirandello e le regie sono quasi integralmente curate da Mina Mezzadri, che allestisce anche suoi testi come L’obbedienza non è più una virtù. In seguito, dal ’67 al ’74, in linea con il clima del tempo, si alternano spettacoli a direzione collettiva (dopo l’uscita della Mezzadri, preceduta dal discusso Sette contro Tebe , presentato alla Biennale) a regie di M. Parodi (I carabinieri di Ioppolo), di Nuccio Ambrosino e di C. Bene (Arden of Feversham). Nel 1971 G. Scabia porta alla Biennale di Venezia il suo Scontri generali, tra i cui interpreti c’è M. Castri, futuro animatore della realtà bresciana. Sarà infatti Castri che con la Loggetta, al cui nome dal 1976 viene affiancato quello di Centro Teatrale Bresciano, inizierà una ricognizione nel teatro pirandelliano con i tre allestimenti di Vestire gli ignudi, La vita che ti diedi e Così è (se vi pare), seguiti da Hedda Gabler (1980) e nel 1985 Piccolo Eyolf di Ibsen. Nello stesso anno Castri guida la compagnia in un ‘Viaggio intorno a Goethe’, iniziato con l’Urfaust, presentato in anteprima al XXXIII Festival internazionale del Teatro di Venezia e che sarebbe dovuto proseguire con Faust I e Faust II nelle stagioni seguenti. L’esperienza finisce lì; ma Castri firma altre importanti regie come Il gabbiano (1987) di Cechov, John Gabriel Borkman (1987) di Ibsen e Fedra (1988) di G. D’Annunzio. Più di recente il Cbt è stato diretto da Sandro Sequi che ha messo in scena: Hotel dea Ames (1990) di Enrico Groppali, Britannico-Berenice (1991) di Jean Racine, La sposa di campagna (1994) di William Wycherly e Macbeth (1996) di W. Shakespeare.

Teatro Tascabile di Bergamo

Nasce con questo nome negli anni ’60 e si caratterizza per il lavoro di diffusione di testi teatrali in genere ignoti al repertorio scenico tradizionale dell’epoca. Nel 1972 la vecchia compagnia semiprofessionale che lo compone si scioglie. Il nuovo gruppo Teatro Tascabile di Bergamo, che nasce a opera di Renzo Vescovi (1973), è costituito da attori senza precedenti esperienze teatrali, che costruiscono nel tempo la propria tecnica sulle suggestioni del teatro laboratorio di Grotowski. Il debito più grande il Teatro Tascabile lo deve alla forte influenza di Eugenio Barba e dell’Odin Teatret, anche se non mancano echi di altre realtà teatrali musicali e perfino circensi. Il primo spettacolo del gruppo, L’amor comenza (1973), un centone di testi tardomedioevali inframmezzato di canti, danze e giochi acrobatici, ebbe un esito molto felice e fu invitato a vari importanti festival nazionali e internazionali. Grande importanza ha sempre avuto la tecnica scenica, con particolare riguardo all’arte dell’attore. Dopo i primi esperimenti iniziati nel 1977, esso dà vita al suo primo spettacolo di strada, Invito alla festa . L’intento era quello di infrangere le barriere che dividono nel teatro i differenti pubblici: quello specializzato e un altro spesso inconsapevole e distratto che va a teatro solo per puro divertimento.

Il teatro di strada del Teatro Tascabile si rivolge allo spettatore casuale e a quello volontario straniando entrambi e sollecitando l’attenzione o un rifiuto. Con la fusione dei livelli, lo spettatore diviene impersonale e si offre così all’artista per essere provocato sull’essenziale, toccato nel cuore rinunciando a linguaggi allusivi e di maniera. Proprio questa necessità dell’essenziale conduce paradossalmente, nonostante la sua apparente estroversione e perfino la sua chiassosità, alla concentrazione e all’interiorità. Questo è uno dei motivi fondamentali per cui i fondatori del Teatro Tascabile (Renzo Vescovi, Ludovico Muratori, Susanna Vincenzetto e Franco Pasi) si avvicinarono al teatro indiano e balinese. Scoperto e provato in modo diretto il fascino di queste antiche tradizioni, il gruppo ha cercato di indagare questa cultura di teatro-danza in modo progressivamente più ampio lavorando dal 1977 con grandi maestri orientali e fondando l’Istituto di cultura scenica orientale. L’istituto è presente a livello scientifico nazionale e internazionale con relazioni, seminari, convegni, atelier, pubblicazioni, film e una biblioteca-videoteca, specializzata sull’arte dell’attore e sull’antropologia teatrale, che ha pochi paragoni in Italia e in Europa.

Dalla sua nascita il Teatro Tascabile ha prodotto sessantotto spettacoli; vale la pena citare: Albatri, 1977; Storie dal Mahabharata, 1991; La saga di Peer Gynt, 1995; Amor sacro, amor profano, 1995; Il velo di Maya, 1996. Le ultime creazioni rivelano una più esplicita fusione dei due diversi mondi. Gli spettacoli di strada si sono fatti più lirici preferendo contesti ambientali in cui all’aspetto culturale urbano si affianca, con sempre maggior ampiezza, quello più naturale del paesaggio (parchi, stagni, laghi, fiumi, mare). Teatralmente si assiste a una spoliazione progressiva dell’elemento tecnologico sia per quanto riguarda gli interventi di strada (nell’ultimo spettacolo, Sonia, Piccola Parata Notturna, Sonata op.19, Alla Luna, le scene avvenivano al lume della luna ravvivata, dove necessario, dalla fiamma di qualche fuoco) sia nell’ultima produzione, Esperimenti con la verità.

Royal Winnipeg Ballet

Erede del Winnipeg Ballet Club fondato da Gweneth Lloyd e Betty Farrally (1938) la Royal Winnipeg Ballet inizia la sua attività nel 1939, ma viene riconosciuta come compagnia professionista nel 1949. Sotto la direzione di Arnold Spohr (1958) la compagnia arricchisce il suo repertorio facendosi conoscere anche all’estero grazie all’organizzazione di numerose tournée. Il suo repertorio comprende creazioni di Balanchine, de Mille, Neumeier, Vesek oltre ai balletti classici. Dal 1990 il direttore artistico è J. Meehan.

Momix Dance Theatre

La Momix Dance Theatre viene fondata nel 1980 da Moses Pendleton e Alison Chase, entrambi già componenti del gruppo Pilobolus. Deve il suo nome, derivante da Moses e mixture o da quello di un alimento per vitelli, a un a solo chapliniano con il bastone creato da Pendleton, campione di sci di fondo, in occasione dei Giochi Olimpici di Lake Placid (1980). Amatissimi in Italia, i Momix con le loro successive formazioni e le loro numerose coreografie, dello stesso Pendleton, di Cynthia Quinn, o spesso di gruppo, sono regolarmente presenti nei nostri cartelloni teatrali. Tra i loro brani più noti, brevi e fulminanti, ci sono E.C. (1982), teatrino d’ombre, Skiva (1984), con volteggi sugli sci, Medusa e Circle Walker (1985) con acrobazie in una struttura rotante, Kiss of Spider Woman , Preface to Previews e Venus Envy (1986), Stabat Mater sui trampoli, Elva (1987) su musica di Elvis Presley, White Widow (1990). Seguono poi alcuni titoli a serata intera: Passion (1991), ventuno rapidi quadri su musica di Peter Gabriel, Baseball (1996), una girandola di vignette simili a cartoni animati dedicate allo sport nazionale americano, e l’antologia Supermomix. Illusionisti del corpo, praticano uno stile di danza ginnico-atletico, basato sui giochi plastici, per cui traggono volentieri ispirazione dalla natura con le sue forme fantastiche e mutevoli, e prediligono i toni ironici, mirando anzitutto all’evasione e al divertimento intelligente. Sono i portabandiera della formula eclettica dello `sport teatrale’, pieno di ritmo e di trovate sorprendenti.

Wiener Staatsoper,

Erede di una importante tradizione ballettistica ottocentesca, contrassegnata dalla presenza di personaggi come la ballerina Fanny Elssler e i coreografi August Bournonville (maître de ballet nel 1855-56) e Paolo Taglioni (basti ricordare Sardanapalo, balletto che inaugurò nel 1869 il teatro appena costruito), dal 1891 al 1920 il Ballet der Wiener Staatsoper è diretta da Joseph Hassreiter, che vi allestisce oltre quaranta balletti tra i quali l’ancora rappresentato Die Puppenfee (1888); in seguito è guidata da Heinrich Kroller (1922-28), Margherita Wallman (1934-38) e, dal 1942 al ’58, da Erika Hanka che, affiancata da Gordon Hamilton, si impegna nella ricostituzione del suo repertorio classico (Giselle, 1955).

Gli anni ’60 e ’70 sono caratterizzati da una lunga serie di direttori e maîtres de ballet – Dimitrije Parlic (1958-61), Aurel Milloss (1961-66 e 1971-74) e Vaslav Orlikovskij (1966-71) – e dalla collaborazione con Rudolf Nureyev, impegnato anche come coreografo per i suoi primi allestimenti di Il lago dei cigni (1964) e Don Chisciotte (1966). Con la direzione artistica di Gerhard Brunner (1976-1990) la compagnia ha ulteriormente consolidato il repertorio accademico, aprendosi anche alle nuove tendenze della danza neoclassica con opere di John Neumeier (Josephslegende, 1977), Rudi van Dantzig (Vier letzte Lieder), Jirí Kylián (Return to a Strange Land); una linea proseguita da Helena Tchernikova, alla sua guida dal 1991 al 1995. Nota a livello internazionale per le sue apparizioni televisive durante il tradizionale Concerto di capodanno, la formazione incontra ancora difficoltà a raggiungere una distinta e riconoscibile identità artistica e un repertorio ben caratterizzato. Su questa linea si sta impegnando, con sue creazioni e opere di autori contemporanei, Renato Zanella, nominato direttore della compagnia nel 1996.

London Contemporary Dance Theatre

Ispirato dalla tournée londinese della compagnia di M. Graham, il London Contemporary Dance Theatre ha invitato alcuni suoi interpreti a impartire il `metodo Graham’ ai danzatori inglesi. Robert Cohan ne è stato a lungo direttore e coreografo principale, e Noemi Lapzeson e William Louther hanno dato un contributo importante alla crescita del gruppo. La Graham ha concesso alla compagnia di eseguire due sue coreografie: El Penitente e Diversion Of Angels ; in seguito il gruppo si è concentrato sulla creazione, lavorando in particolare con Robert North e Richard Alston. Siobhan Davies è tra i coreografi formati dalla compagnia. Malgrado i successi in patria e all’estero, il complesso è stato chiuso nel 1994 dall’Arts Council (l’ente governativo che elargisce le eventuali sovvenzioni). Un certo numero di danzatori è passato alla compagnia di Richard Alston. La scuola, nata prima del complesso stesso, continua invece la sua attività.

Grand Théâtre di Ginevra,

La storia già menziona l’esistenza di un corpo di ballo legato al Teatro di Ginevra nel 1838; per tutto l’Ottocento quel Corpo di Ballo è impegnato (come del resto era costume nel teatro del XIX secolo) nelle produzioni operistiche. Soltanto nel Novecento però, con la riapertura nel 1962 del Grand Théâtre ginevrino, si dà vita a una vera e propria compagnia stabile chiamata Balletto del Grand Théâtre di Ginevra. A dirigerla è chiamata Janine Charrat, poi si succedono Serge Golovine, Alfonso Catà, Patricia Neary, Peter van Dyk e Oscar Araiz; dal 1988, direttore è Gradimir Pankov. Nel corso del tempo il repertorio della compagnia si è arricchito di creazioni sempre nuove, affidandosi a collaboratori di fama mondiale: tra gli altri Mats Ek, Jirî Kylián, Christopher Bruce, Ohad Naharin. Oltre a rivolgersi e a coinvolgere un pubblico sempre più vasto nella Confederazione Elvetica, il Balletto del Grand Théâtre di Ginevra ha svolto numerose tournée all’estero ed è stato ospite dei più importanti teatri e festival, non solo europei.

American Ballet Theatre

Singolare la fondazione di questa compagnia, oggi ancora attiva con questo nome, che fu creata, ribattezzata, sulle fondamenta dell’ex Mordkin Ballet (Mordkin passò dalla scuola del Bol’šoj di Mosca alla compagnia, associata, di Anna Pavlova). Il debutto dell’American Ballet Theatre avvenne al Radio City Center Hall di New York l’11 gennaio 1940 (una decina di coreografi, ventuno balletti in repertorio, una novantina di ballerini), messaggero dell’arte coreutica americana nel mondo, sotto la direzione di Lucia Chase e di Richard Pleasant. Pur mancando al complesso una linea di stile, spesso sbattuto da una situazione burrascosa all’altra per mancanza di denaro, la Chase riusciva a mettere in piedi un repertorio che recava i nomi di Fokine, Tudor, de Mille, Cullberg, aggiungendovi i grandi classici. In Italia il Ballet Theatre apparve la prima volta al festival di Venezia del 1950 raccogliendovi uno strepitoso successo, specie per le novità di Balanchine e di Robbins, sconosciute allora al nostro pubblico, con alcuni divi fra i più celebrati in quel tempo (Alonso, Youskevitch, Kaye). Nel 1972 fu istituita una seconda compagnia, denominata Ballet Repertory Company e diretta da Richard Englund. Vari poi i cambiamenti di direzione; dal 1980 al ’90 è stato direttore artistico Mckhail Barišnikov, seguito da Jane Hermann e Oliver Smith. Negli ultimi anni si aggiungevano i nomi di altri coreografi importanti come Alvin Ailey, Twyla Tharp, Kenneth MacMillan, mentre rimanevano nel repertorio i capolavori dei grandi maestri della coreografia moderna: de Mille, Massine, Tudor, Robbins, Balanchine e, naturalmente, i classici del repertorio romantico come Il lago dei cigni e Romeo e Giulietta (versione MacMillan), sempre in attesa di nuovi interpreti per la gioia dei ballettofili e dei nuovi fan.

Ballet Caravan

Ballet Caravan fu fondata nel 1936 da L. Kirstein per offrire un terreno d’esperimento a giovani coreografi americani, tra i quali i promettenti Dollar, Christensen, Hawkins e Loring. Proprio quest’ultimo seppe creare un balletto di stile totalmente nuovo e di grande successo, Billy the Kid (1938, musica di A. Copland). Assunto nel 1938 il nome di American Ballet Caravan, nel 1941 si associò all’American Ballet per una tournée in Sudamerica. Fu questo il suo ultimo ciclo di rappresentazioni; ritornata negli Usa, la troupe infatti si smembrò.

Lyon Opéra Ballet

Lyon Opéra Ballet nasce nel 1969 allorché sull’onda dei trionfi di Béjart, che con il Ballet du XXème Siècle ha donato vitalità e nuovo interesse alla danza, Louis Erlo, direttore dell’Opéra di Lione, decide di ridare slancio al balletto e chiama alla direzione della compagnia l’italiano Vittorio Biagi. Il vero decollo della stessa avviene però solo alcuni anni dopo con l’arrivo (1985) alla direzione di Françoise Adret che commissiona a Maguy Marin, conosciuta per le sue coreografie d’avanguardia, Cendrillon (1985); lavoro che diventa subito un successo mondiale e che nel giro di pochi anni viene replicato (un record dei tempi moderni) oltre 350 volte. Nel 1992 alla direzione viene chiamato Yorgos Loukos che raccoglie, sviluppa e moltiplica quel successo chiamando i grandi della coreografia europea e facendo del L.O.B. uno dei migliori prodotti d’esportazione della danza ‘made in France’. Oltre alla Marin, che allestirà una moderna versione di Coppélia e Les sept péchés capitaux e ad Angelin Preljocaj, che in precedenza (1990) a Lione aveva già presentato la sua dura, violenta e attualissima versione di Roméo et Juliette, passano sulla scena Kylian, Forsythe, Ek, Bill T. Jones e molti altri coreografi delle ultime generazioni.

Gobbi,

La piccola compagnia del Teatro dei Gobbi, un regista e tre attori-autori, fu attiva purtroppo solo per tre anni, producendo due spettacoli: Carnet des notes (1951-52), Carnet des notes n.2 (1952-53) e, nella stagione seguente a Parigi, alla Comédie des Champs-Elysées, un’antologia dei due precedenti. In origine il gruppo si limitava a due soli attori, Alberto Bonucci e Vittorio Caprioli, i quali avevano sperimentato certi sketch fulminanti mostrandoli a un pubblico di amici e di colleghi entusiasti. I due attori erano assistiti e diretti dal regista Luciano Mondolfo, uomo di grandissima cultura, impeccabile sense of humor e passione per la letteratura e il teatro francese. Le prime prove pubbliche del duo Bonucci-Caprioli si svolsero in Sudamerica e poi a Parigi nell’inverno tra il 1950 e il ’51, in locali notturni e con gran successo. Nel dicembre 1951, con l’avvento di Franca Valeri, nasce il gruppo propriamente detto del Teatro dei Gobbi e debutta a Roma, al Teatro di via Vittoria: senza scene (un paravento) e senza costumi, lo spettacolo è un prodigio di intelligenza e di comicità. I tre attori non cedono ad alcun tipo di volgarità o di facilità comica e ugualmente, spesso, lo spettacolo si interrompe per le clamorose risate del pubblico. Altrettanto successo – medesima la formula, gli attori e il regista – ottiene il loro secondo Carnet des notes , e ancor maggiore è il successo del terzo spettacolo, un’antologia dei primi due, a Parigi nella stagione seguente. Il Teatro dei Gobbi, insieme ai due spettacoli Parenti-Fo-Durano ( Il dito nell’occhio e Sani da legare ),è l’esempio più alto (l’unico?) di spettacolo comico intelligente in Italia.

Malyj,

Fondato nel 1944 a San Pietroburgo, allora Leningrado, nei pressi della prospettiva Nevskij, Malyj Teatr è diventato subito uno dei centri teatrali più importanti dell’Unione Sovietica, con una produzione che alternava, nella sua bella sala di non più di cinquecento posti, testi stranieri e russi, di grande interesse nonostante le limitazione della censura comunista. Ma è soltanto a partire dagli anni ’70 che il Malyj Teatr consolida e accresce la sua importanza, quando divenne direttore artistico Yefim Padne, che seppe coltivare una schiera di valenti e giovani attori e registi, tra cui Lev Dodin. Ed è a Dodin, il quale nel 1983 sostituì Padne alla direzione artistica, che si deve la fama e il riverbero internazionale del Malyj Teatr. Il regista, che era anche insegnante dell’Istituto di teatro di San Pietroburgo, stabilì un forte legame tra scuola e teatro, tra elaborazione collettiva scolastica e messa in scena successiva. Nascono così gli straordinari esiti di Stelle nel cielo mattutino di Aleksandr Galin, nel 1984, di Fratelli e sorelle da Fédor Abramov, nel 1985, e di Claustrophobia (1992) su testi di autori russi contemporanei, tutte raappresentate anche all’estero con enorme successo.

Provincetown Players

Provincetown Players è un gruppo statunitense fondato nel 1915 da George Cram Cook, un appassionato estimatore del teatro greco, e costituito da una compagnia di dilettanti che allestiva i suoi spettacoli per lo più a Provincetown. Di lì a poco Eugene O’Neill entra a far parte della compagnia per la quale scrive, tra l’altro, Confini orientali per Cardiff e L’imperatore Jones . Grazie anche al suo appoggio, Cook decide, l’anno seguente, di trasferire il gruppo a New YorK, dove inizialmente mette in scena soprattutto atti unici di O’Neill e di Susan Glaspell. Nonostante il successo procurato al gruppo da questi testi e nonostante la stima dichiarata per il talento di O’Neill, Cook, che pur nutriva personali ambizioni letterarie, non può fare a meno di invidiare la crescente notorietà dell’altro. Così, nel 1922 lascia New York, assieme alla moglie Susan Glaspell, alla volta della Grecia, dove muore due anni più tardi. Dopo questa scissione il gruppo è guidato prima da una sorta di triumvirato composto da O’Neill, Kenneth Macgowan e Robert Edmond Jones a cui succede poi, in veste registica, Edmond Jones. La compagnia si scioglie definitivamente nel 1929 anche in conseguenza del crollo finanziario e della Depressione.

Tanztheater Skoronel

La Tanztheater Skoronel nasce nel 1984, sotto la supervisione artistica di Judith Kuckart, che scrive i testi, curandone le coreografie e la messa in scena. Il gruppo trae il proprio nome da quello di una ballerina svizzera degli anni venti, Vera Skoronel. Nei suoi spettacoli, il gruppo cerca di stabilire connessioni fra la danza e la letteratura, fondendo nello spazio della scena diversi linguaggi artistici, poetico, sonoro, dei corpi. Per questa ragione la compagnia si compone di danzatori e danzatrici, di una drammaturga e di una musicista. Fra i lavori del gruppo Cassandra: storia di una piccola guerra (Kassandra: Geschichte eines kleine Krieges, 1984), Ofelia può essere (Ophelia kann sein, 1986), costruito intorno al mito del personaggio di Shakespeare e Esperanza Hotel (1987), che racconta gli ultimi giorni di vita di Unica Zürn, poetessa e pittrice tedesca, suicidatasi nel 1955 gettandosi dalla finestra dell’Hotel Esperanza di Parigi.

Giovani,

La Compagnia dei Giovani non ebbe mai questa definizione ufficiale se non in alcune tournée estere, adottando invece la formula tradizionale dei nomi ‘in ditta’, diversi a seconda degli anni. La compagnia nacque nel 1954 da un’idea di Rossella Falk, che voleva formare un gruppo di attori già noti – seppur giovani – a partire da Marcello Mastroianni, che rifiuterà per dedicarsi al cinema, da Giorgio De Lullo e da lei. La prima formazione includerà invece, oltre ai nomi della Falk e di De Lullo, quelli di Tino Buazzelli, Romolo Valli e di Anna Maria Guarnieri, ventenne, appena reduce dal debutto. La compagnia esordisce con Lorenzaccio di De Musset per la regia di Squarzina. La svolta avviene quando Giorgio De Lullo, su insistenza di Valli, passa alla regia, sempre nel 1954 con Gigi di Colette. De Lullo porta con sé l’esperienza maturata come attore con Luchino Visconti, e ne segue l’insegnamento divenendo un regista meticoloso, attentissimo ai valori del testo, e alla trasposizione di questo nella recitazione. Ma fondamentale è anche il lavoro con Strehler al Piccolo milanese per alcune stagioni in ruoli di primo attore. L’esperienza del gruppo, straordinariamente unito da un punto di vista umano e intellettuale, si pone dunque come un anello di congiunzione fra la grande tradizione attoriale e le nuove possibilità interpretative fornite dalla regia. La compagnia, dalla quale si allontanerà già durante il primo anno Buazzelli, si contraddistingue per un’attenzione alla drammaturgia italiana, con La bugiarda scritta appositamente da Diego Fabbri e realizzata nel 1955-56 (con ben due riprese successive, nel 1963 e nel ’71) e più tardi con i testi scritti per il gruppo da Giuseppe Patroni Griffi: D’amore si muore (1958), Anima nera (1959) e Metti una sera a cena (1966). Ma i grandi successi saranno Il diario di Anna Frank di Goodrich e Hackett nella stagione 1956-57, con centinaia di repliche nelle stagioni successive, un accurato e brillante Goldoni con Le donne di buon umore (1961), Tre sorelle di Cechov (1964-65) e soprattutto Pirandello, con messe in scena di altissimo livello critico e artistico ( Sei personaggi in cerca d’autore , 1963-64; Il giuoco delle parti , 1965-66; L’amica delle mogli, 1968-69; Così è (se vi pare) , 1971-72). Con l’uscita della Guarnieri nel 1963 entrerà in ditta Elsa Albani, presente nel gruppo sin dal primo spettacolo, mentre l’ultima formazione includerà, dal 1971 al ’73, Rina Morelli e Paolo Stoppa. Vanno inoltre ricordati lo straordinario apporto di Ferruccio De Ceresa, in tutti gli spettacoli, e dello scenografo e costumista Pier Luigi Pizzi, che firmerà tutti i loro lavori dal 1955 in poi.

Santuccio

Diplomatosi all’Accademia d’arte drammatica `S. D’Amico’, Gianni Santuccio esordì con Donadio (1942) per poi formarsi al fianco di R. Ruggeri, L. Cimara, S. Ferrati, rivelando la conquistata pienezza dei mezzi espressivi durante il proficuo – anche se non sempre idilliaco – rapporto con il Piccolo Teatro di Strehler-Grassi, fin dall’inaugurale Albergo dei poveri di Gor’kij (1947). Alla fervida stagione milanese di via Rovello appartengono le sue interpretazioni di Le notti dell’ira di Salacrou, L’uragano di Ostrovskij, I giganti della montagna di Pirandello (con cui si sarebbe riconfrontato quarant’anni dopo). Con crescente autorità trascorse dal frequentatissimo Shakespeare (Riccardo II, Romeo e Giulietta, La bisbetica domata , Riccardo III, La dodicesima notte, Macbeth) all’amato Cechov (Il gabbiano), a Goethe e Ibsen, da Alfieri a Pirandello, da Betti a Sartre. Parimenti decisivo fu il suo sodalizio umano e artistico con L. Brignone, assieme alla quale entrò a far parte (con Benassi) della compagnia del Teatro Manzoni di Milano, interpretando, fra l’altro, I fratelli Karamazov di Copeau-Dostoevskij, Tartufo di Molière, L’allodola di Anouilh.

Formata la compagnia con la Brignone-Randone-Volonghi, prese parte a Come le foglie di Giacosa (regia di Visconti), a La parigina di Becque e a Casa di bambola di Ibsen. Attore di razza, capace di momenti sublimi alternati a impuntature capricciose, pervaso da una frenesia esistenziale bruciata senza risparmio, andò progressivamente affinando gli impeti giovanili, ostentati soprattutto nei classici greci (Elettra di Sofocle, Ippolito di Euripide, Tiresia nell’ Edipo re con Mauri-Moriconi) e nell’ Antigone di Alfieri, per passare con pari esiti da D’Annunzio a Claudel, da Rattigan a Greene, con un occhio di riguardo ancora per Shakespeare (Pene d’amor perdute, Antonio e Cleopatra, Il mercante di Venezia ). Prestò voce inconfondibile, volto intenso, gesto misurato a drammi di Betti, Madariaga, Kleist, ricomponendo il binomio con la Brignone per La parigina di Becque e Danza di morte di Strindberg.

Ritornò al Piccolo di Milano per Marat/Sade di P. Weiss e per l’indimenticabile riallestimento strehleriano del Giardino dei ciliegi di Cechov. Tra le sue ultime interpretazioni significative figurano quella del grande attore Sir Randolph in Servo di scena di Harwood, l’antologia pirandelliana proposta assieme a Foà, l’inquietante apparizione in Finale di partita di Beckett, la sconvolgente personificazione del mago Cotrone nei Giganti della montagna di Pirandello a Erice, poche settimane prima dell’estremo addio. Campione di genio e sregolatezza ‘alla Benassi’ (se non proprio alla Kean), assurse alla più alta poesia di palcoscenico possedendo le stesse virtù magiche che, come ultimo gesto, prestò a Cotrone. Molto meno significative le sue interpretazioni cinematografiche e televisive.

Kismet,

Considerata una delle realtà più vive del Mezzogiorno, è nata nel 1983 da un’esperienza laboratoriale tenuta da Carlo Formigoni, con il quale il Kiskmet Teatro ha realizzato diversi spettacoli (I viaggi di Simbad, 1984; Cenere, 1986; Giorgio e il drago, 1995) per poi collaborare con altri registi, come Alain Maratrat e Martin Duncan. Dal 1988 gestisce a Bari uno spazio laboratorio denominato ‘Kismet-Opera’, dove si alternano diverse esperienze teatrali, tra cui quella di teatro-handicap tenuta da Enzo Toma (Vangelio, 1996).

Ballet Théâtre Contemporaine

La compagnia Ballet Théâtre Contemporaine venne fondata ad Amiens nel 1968 ma dal 1972 la sua sede passò ad Angers, dove venne diretta da J.A. Cartier e F. Adret. Suo scopo principale fu quello di operare una sintesi fra le varie arti. La sua attività, conclusasi nel 1978, si è svolta soprattutto presso le Maisons de la Culture della vasta provincia francese, ma anche a Parigi e all’estero. Con il suo grande corpo di ballo (quarantacinque danzatori) ha dato rilievo a molti coreografi contemporanei puntando su un repertorio capace di riflettere le tendenze artistiche moderne. Tra i lavori prodotti, Hymnes , una coreografia collettiva su musica di Stockhausen. Tra i vari coreografi che si sono cimentati presso la compagnia, Skibine, Babilée, Descombey, Blaska, Lazzini e la Adret.

Scottish Ballet

Erede del piccolo complesso Western Theatre Ballet, fondato nel 1956 su iniziativa di Elizabeth West e attivo dal 1957, inizialmente con coreografie della stessa West e di Peter Darrell. Nel 1960 la compagnia Scottish Ballet partecipa al Sacre du printemps di Maurice Béjart a Bruxelles. Dopo la morte della West nel 1962, Darrell prosegue la sua attività con avventurose creazioni che attirano molta attenzione (The Prisoners, 1957). Sonate à trois di Béjart e The Lesson di Flemming Flindt sono entrati nel repertorio: Darrell preferiva i soggetti drammatici. Con Darrell direttore artistico, la compagnia si trasferisce a Glasgow, adottando (dal 1974) il nome attuale e intraprendendo tournée in patria e all’estero; accanto ai balletti del prolifico Darrell (anche in tre atti, come Mary Queen of Scots e The Tales of Hoffmann) propone gli abituali classici e invita specialisti danesi a montare La Sylphide e Napoli di Bournonville. Dopo la morte di Darrell nel 1987, Nanette Glushak è stata direttrice artistica, seguita da Galina Samsova dal 1990 al 1997, quando lo Scottish Arts Council ha messo in forse il futuro della compagnia.