Astaire

La più lunga e la più straordinaria carriera di ballerino della storia: un’attività durata sessantacinque anni tra palcoscenico e cinema con inalterabile popolarità, assoluta eccellenza e corrispondente prestigio. Sigmund Freud sosteneva che essere il figlio preferito forniva a un uomo una sicurezza straordinaria. Non abbiamo mai saputo se fosse Fred Astaire o la sorella Adele, il figlio preferito di Frau Austerlitz, ma è documentato che la madre curò, dall’inizio, quella che in principio era la carriera di una delle tante coppie di fratelli nel mondo del music-hall (tanto per fare un esempio, i Cansino, padre e zia della futura Rita Hayworth). Dice la leggenda (ma forse è vera) che A. abbia cominciato a praticare il ballo seguendo le lezioni della sorella maggiore, ma non è una leggenda che fin dall’infanzia fosse in grado di affrontare praticamente qualunque passo di danza gli venisse proposto. Dotato di una complessione particolarmente agile, leggero ma anche molto forte, sviluppò col tempo il gusto della sfida, di cercare sempre nuovi passi e nuove combinazioni nel meraviglioso, ma un po’ frusto, mondo del tip-tap e di quelli che venivano definiti `balli di sala’. Questa ricerca, unita a una disciplina che in genere si definisce teutonica, somiglia a quella del bambino Mozart ai suoi inizi di musicista. Un po’ meno precoce di lui, A. debutta a Broadway, in coppia con la sorella Adele, nel novembre 1917 in Over the Top : Fred e Adele, gli Astaires, diventano i favoriti del pubblico newyorkese e continuano una carriera in crescendo. The Passing Show of 1918 è un bel successo; Apple Blossoms (1919) ha otto mesi di repliche. Seguono The Love Letter (1921), For Goodness Sake (1922), The Bunch and Judy (1922). Nel 1923, For Goodness Sake , ribattezzato Stop Flirting , trionfa a Londra e fa più di un anno di repliche. E finalmente, nel 1924, complice il produttore amico Alex A. Arons, si realizza il progetto di una commedia musicale scritta apposta per i due Astaire dai due Gershwin, Ira per le parole e George per la musica: Lady Be Good! , che ottiene un meritato trionfo con trecentotrenta repliche a New York e trecentoventisei a Londra nel 1926. Funny Face , nel ’27, con gli stessi autori e il medesimo produttore, ripete il successo degli Astaires: duecentocinquanta rappresentazoni a Broadway e duecentosessantatre a Londra, l’anno seguente.

Nel 1930, suprema consacrazione nel mondo del varietà anglofono, gli Astaires partecipano alla rivista di Ziegfeld di quell’anno, Smiles . Nel 1931 The Band Wagon, di Howard Schwartz e Howard Dietz, è di nuovo un grande successo a Broadway, ma sarà anche l’ultima volta che la magica coppia Astaires si riunisce su un palcoscenico: l’anno seguente Adele sposerà in Inghilterra Lord Charles Cavendish e non tornerà mai più sulle scene. Sempre nel ’32 A. tenta la sorte con un’altra partner: una splendida bionda di nome Claire Luce; con parole e musica di un Cole Porter entusiasta, ecco Gay Divorce che è un successo a sua volta (duecentoquarantotto repliche a New York, centotto a Londra nel ’33). In realtà, a parte questo spettacolo, e l’aver coreografato pochissimi numeri musicali altrui (Noël Coward e Gertrude Lawrence in London Calling! , Marilyn Miller in Sunny , Ginger Rogers e Allen Kearns in Girl Crazy), tutta la carriera teatrale di A. si è svolta in coppia con la sorella Adele e, purtroppo, ne restano pochissimi documenti visivi, mentre la lontananza nel tempo fa sì che sempre meno testimoni restino in grado di riferirne. La carriera cinematografica di A. comincia sotto cattivi auspici, con la pessima Joan Crawford di Dancing Lady (1933), continua con un piccolo film chiamato Flying Down to Rio (sempre 1933) nel quale avviene il magico incontro con Ginger Rogers, ed eccolo partito per un’altra celebre partnership: dopo quel primo, la coppia Astaire-Rogers compare in altri otto film tra il 1934 e il ’39, e ancora una volta, dieci anni dopo, in I Barkleys di Broadway . Per fortuna Ginger Rogers aveva delle ambizioni di attrice drammatica, e la collaborazione si interruppe una prima volta e poi una seconda. Per fortuna, in quanto A. incontrerà così altre partner, alcune mirabili come Cyd Charisse o Eleanor Powell, ma anche una splendida Rita Hayworth e, purtroppo una sola volta, Judy Garland. Da segnalare alcuni anni magici nella carriera del ballerino tra il 1952 e il ’57 (ovvero quando aveva da 53 a 58 anni!) con i film The Belle of New York , The Band Wagon , Daddy Longlegs, Funny Face e Silk Stockings . Diversi film come attore (non cantante né ballerino), alcune serie radiofoniche negli anni ’30, infinite apparizioni in tv che comprendono i memorabili An Evening with Fred Astaire (1958) e il pluripremiato Astaire Time (1960). Ha fondato e diretto per un certo numero di anni una catena di scuole di ballo (balli di sala) in tutti gli Usa e ha registrato, fra il 1923 e il 1971, centinaia di dischi (ora quasi tutti riproposti in cd) e quasi tutte le più belle canzoni dei grandi compositori Usa.

Tudor

Antony Tudor ha studiato con Marie Rambert, Harold Turner e Margaret Craske. Impegnato nella danza a partire da età relativamente tarda (vent’anni), non poteva acquisire una forte tecnica, ma è comunque stato in grado di esibirsi non solo nelle proprie creazioni per il Ballet Rambert, ma anche in molti altri balletti. Dopo i primi tentativi coreografici, è giunto alla fama con due balletti che circolano ancora: Jardin aux lilas (1936, musica di Chausson) e Dark Elegies (1937, musica di Mahler). Il primo, usando la tecnica classica ma senza virtuosismi, segna l’interesse di Tudor alle emozioni e passioni represse, essendo l’atmosfera venata di melancolia. Il secondo possiede invece un soggetto di natura tragica, consistendo nel lungo lamento sulla morte di bambini in un disastro.

Il baritono che canta i Kindertotenlieder (allora pressoché sconosciuti in Inghilterra) sta in palcoscenico. Nel 1938 ha creato il balletto satirico Judgement of Paris (musica di Kurt Weill), per diversi anni incluso nella Serata Tudor del Ballet Rambert, e fondato il London Ballet con Hugh Laing, Maude Lloyd e Agnes De Mille. Per esso ha creato il balletto umoristico Gala Performance (sulla Sinfonia classica di Prokof’ev), passato al repertorio del Ballet Rambert e in seguito dell’American Ballet Theatre. Nel 1940 si è trasferito con Laing a New York, dove ha lavorato a lungo con il Ballet Theatre, del quale è stato nominato direttore associato nel 1974. Fra gli otto lavori creati per questa compagnia si annoverano Pillar Of Fire (musica di Schönberg), balletto su una giovane donna frustrata spesso ripreso anche da altre compagnie; Romeo and Juliet (musica di Delius) per Alicia Markova e Laing; Undertow (musica di William Schuman), sempre su tema psicologico, con Alicia Alonso e Laing.

Ha lavorato poi col Balletto Reale Svedese, creando per esso Echoing of Trumpets (1963, musica di Martinu), balletto drammatico sull’infelice vicenda di un partigiano, ripreso nel 1973 dal London Festival Ballet. Ha creato due balletti per il Royal Ballet: Shadowplay (1967, musica di Koechlin) con Anthony Dowell e Merle Park, e Knight Errant , (musica di Richard Strauss), per David Wall. Nel 1975 ha creato per l’American Ballet Theatre The Leaves are Fading (musica di Dvorák) con Gelsey Kirkland nel ruolo principale. Tudor è noto soprattutto per il talento dimostrato nello scavo della psiche umana, per lo più nei momenti di infelicità, di malintesi o di insoddisfazioni. I suoi balletti sono difficili da eseguire in modo soddisfacente perché richiedono una notevole abilità espressiva.

Ashton

Suoi maestri sono stati L. Massine e M. Rambert, esempi assoluti di professionalità e di gusto; l’esordio, in qualità di coreografo, avveniva nel 1926 con A tragedy of fashion (musica di E. Goossens) realizzato per una rivista di Hammersmith. Due anni dopo Frederick Ashton era nella compagnia di I. Rubinstein e appariva alla Scala. Tornò poi al Ballet Rambert, creando anche per il Ballet Club e la Camargo society vari lavori. Assunse un ruolo di rilievo nella creazione delle coreografie al Vic-Wells Ballet (1935) restandovi in tutte le sue successive trasformazioni (Sadler’s Wells Ballet e Royal Ballet), direttore associato nel 1952 e direttore dal 1963 al 1970. In attività esterna fu ospite come coreografo dei Ballets Russes De Monte-Carlo, dei Ballets de Paris di R. Petit, del London Festival Ballet, del New York City Ballet, del Balletto Reale Danese e della compagnia di Ballo del Teatro alla Scala di Milano. Ha contribuito alla parte coreografica dei film I racconti di Hoffmann (con Massine, 1950) e I Racconti di Beatrix Potter (1971). Uno dei meriti principali e dei riconoscimenti attribuibili ad A. è l’aver condotto il balletto inglese moderno verso la più vasta fama nel mondo. Molti dei suoi principali balletti sono stati richiesti da diverse compagnie internazionali e oggi si trovano in quei repertori (in particolare La fille mal gardée ). Il repertorio di Ashton è vario, sfaccettato, tradotto in un variegato, elegante classicismo dai toni ora lirici ora drammatici, sempre scorrevole, fluido, misurato, mai dimentico della raffinata educazione alle scuole di musicisti e pittori del suo nobile entourage londinese. Basterà ricordare la collaborazione appassionata con la scenografa S. Fedorovitc ( Symphonic Variations , musica di C. Franck, 1946) e con il compositore e direttore d’orchestra Constant Lambert.

Altro merito innegabile di Ashton è l’aver individuato in Margot Fonteyn la preziosa stoffa della qualità di danzatrice e artista, al punto di creare per lei e su di lei alcuni dei balletti più riusciti del suo repertorio ( Ondine , musica di Henze, 1958; Marguerite et Armand , musica di Liszt-Searle, 1963). Straordinariamente feconda e ricca di nuovi fermenti la collaborazione tra questi due eccezionali artisti, nel cui lavoro s’immise, inaspettatamente e felicemente, la prorompente, giovanile personalità di Rudolf Nureyev. Ad Ashton giovò moltissimo il periodo londinese dei Ballets Russes di Diaghilev, negli anni ’20. A contatto con Diaghilev, con i ballerini della famosa compagnia, con gli artisti (pittori, musicisti, coreografi), Ashton si arricchì gradualmente riuscendo a creare alcune delle composizioni più raffinate e sensibili della coreografia ballettistica senza trascurare una sua qualità particolare: il dono dell’ironia sottile. Fra questi piccoli o grandi capolavori sono da ricordare: Façade (musica di William Walton, 1931), gioiello di finissimo humour; Apparitions (musica di Liszt-Lambert, 1936); Les patineurs (musica di Meyerbee-Lambert, 1937); Cinderella (musica di Prokof’ev, 1948); Romeo and Juliet (musica di Prokof’ev, 1955); La Valse (musica di Ravel, 1958); Ondine (musica di Henze, 1958); La fille mal gardée (musica di Hérold-Lanchbery, 1960); Les deux pigeons (musica di Messager, 1961); The Dream (musica di Mendelssohn-Lanchbery, 1964); Monotones (musica di Satie, 1965 e ’66); Enigma Variations (musica di Elgar, 1968); A Month in the Country (musica di Chopin-Lanchbery, 1976); Rhapsody (musica di Rachmaninov, 1980). Numerose le coreografie per opere liriche, fra le quali Morte a Venezia di Britten, 1973.

Jakobson

Terminati gli studi all’Istituto coreografico di Leningrado, Leonid Venjaminovic Jakobson ha danzato sino al 1933; ha quindi svolto attività di coreografo al Bol’šoj di Mosca dal 1933 al 1942, al Kirov di Leningrado dal 1942 al ’50 e dal 1955 al ’75. Come ballerino è stato impiegato in ruoli grotteschi e di carattere; la sua prima importante coreografia è il secondo atto dell’ Età dell’oro (1930). Da ricordare l’allestimento di Spartaco per il Kirov (1956) e per il Bol’šoj (1962), ma la sua forma espressiva preferita è stata la `miniatura’ coreografica: con il titolo Miniature coreografiche ha riunito nel 1958 al Kirov vecchi e nuovi lavori. Proseguendo in questa direzione, nel 1969 ha fondato a Leningrado il Teatro delle Miniature coreografiche, compagnia per la quale ha realizzato Pas de deux, Il volo della Taglioni, Danza medievale con baci, La morte del cigno, Il Minotauro e la Ninfa, Mozartiana, facendo spesso ricorso a musicisti del ‘900 (Stravinskij, Prokof’ev, Honegger); in Occidente la compagnia ha debuttato a Venezia nel 1981 con il nome di Ballet Jakobson. Ha curato le coreografie del film L’uccello azzurro (1976). Molti dei suoi balletti, giunti sino alla prova generale, non hanno mai visto la prima, a causa dell’ostilità del regime sovietico: un frammento di un suo balletto sulla Nona sinfonia di Šostakovic, Il dittatore impazzito , realizzato nel 1971, è andato in scena soltanto nel 1985. Seguace e continuatore dell’opera di Fokine, si è allontanato in gioventù dalla danza classica per poi farvi ritorno e sostenere il balletto drammatico, lontano però dai principi del `drambalet’ sovietico, sempre alla ricerca di nuove forme espressive.

Laing

Dopo gli studi con Margaret Craske e Marie Lambert a Londra e Olga Préobrajenska a Parigi, Hugh Laing ha fatto parte dal 1932 del Ballet Club londinese (poi diventato Ballet Rambert). Ha creato numerosi ruoli in balletti di Ashton, Howard e De Valois e soprattutto di Antony Tudor, fra i quali Jardin aux lilas (1936), Dark Elegies (1937) e, per il London Ballet (diretto dallo stesso Tudor), Judgment of Paris e Gala Performance (1938). Nel 1939 ha accompagnato Tudor negli Usa dove si è stabilito, entrando nel 1940 nel Ballet Theatre (oggi American Ballet Theatre). Lì ha danzato i balletti classici e di Fokine, Massine e De Mille, e ha creato nuovi ruoli per Tudor, fra i quali Romeo nel suo Romeo e Giulietta su musica di Delius (1943). Trasferitosi al New York City Ballet nel 1950, ha creato fra l’altro il ruolo centrale del Poeta in Illuminations di Ashton. In seguito si è dedicato alla fotografia.

Lander

Formatosi alla scuola del balletto Reale Danese con Hans Beck, Christian Christiansen e Gustav Uhlendorff, nel 1923 Harald Lander è entrato nell’omonima compagnia come danzatore di carattere. Di quello stesso Corpo di Ballo è stato direttore dal 1930 al 1950, periodo durante il quale ha intrapreso il fondamentale recupero dell’opera e dello stile del coreografo ottocentesco August Bournonville. Contemporaneamente ha contribuito a rinsaldare il repertorio con sue creazioni, tra le quali si ricordano La sirenetta (1936), The Denmark Ballet (1939) e soprattutto il virtuosistico Etudes (1948), autentico pezzo di bravura per l’intero corpo di ballo, destinato in seguito a venir rappresentato da molte compagnie internazionali, tra le quali quella della Scala. Lasciata la Danimarca a causa di un disaccordo con la direzione del Balletto Reale Danese, ha assunto la direzione della scuola di Ballo dell’Opéra di Parigi nel 1956-57 e dal 1959 al 1963; negli stessi anni ha continuato il suo lavoro di riproduttore di balletti di Bournonville e di coreografo, collaborando con l’Opéra di Parigi ( Concerto aux étoiles , musica di Bartók, 1956) e il London Festival Ballet (Vita eterna , musica di Dvorák, 1958). Rientrato a Copenaghen, nel 1962, ha creato le coreografie di Les victoires de l’amour di Lully e ha continuato l’attività fino alla sua scomparsa. Personalità centrale nella storia del balletto danese del ‘900, ha contribuito in maniera determinante al rilancio internazionale della sua tradizione didattica e coreutica, anche grazie al festival del Balletto reale danese da lui fondato nel 1950.

Bissel

Formato alla National Academy of Dance di Champaign, alla North Carolina School of the Arts e alla School of American Ballet, Patrick Bissel è entrato a far parte del Boston Ballet (1975) e dell’American Ballet Theatre (1977), dove è diventato solista (1978) e primo ballerino (1979). Protagonista di The Tiller in the Fields di Tudor, ha interpretato Bayadère, Carmen, Coppélia, Don Chisciotte, Giselle, Schiaccianoci, La bella addormentata . Danseur noble di spicco sulla scena americana, si è distinto come interprete del grande repertorio.

Tetley

Allievo di Tudor e Hanya Holm, Glen Tetley danza a Broadway, con John Butler e Martha Graham (1957-1959), all’American Ballet Theatre e al Joffrey Ballet. Passa al Nederlands Dans Theater (1962), di cui diventa poi direttore artistico. Collabora strettamente anche con il Ballet Rambert inglese, con il Balletto di Stoccarda e con il National Ballet of Canada, di cui diventa consulente (1987). Come coreografo, è il primo negli Usa a praticare la fusione tra classico e moderno, come è evidente fin dal riuscito Pierrot Lunaire (1962). I suoi balletti vengono interpretati perciò anche da ballerini di formazione accademica come Rudolf Nureyev (Field Figures ).

Crea, tra l’altro, Tristan su musica di Henze (Opéra di Parigi, 1974), Le sacre du printemps (Opera di Monaco, 1974), The Tempest a serata intera (Ballet Rambert, 1979), Firebird (Royal Danish Ballet, 1982), Alice (National Ballet of Canada, 1986). L’Aterballetto negli anni ’80 prende in repertorio i suoi Mytical Hunters (Batsheva Dance Company, 1965), Voluntaries (Balletto di Stoccarda, 1973) e Greening (Balletto di Stoccarda, 1975) e gli commissiona poi The Dream Walk of the Shaman (1984). Alla Scala vengono riallestiti nel 1995, su invito di Elisabetta Terabust, già guest star dell’Aterballetto, Ricercare, Circles, su musica di Berio, e Embrace the Tiger and Return to Mountain (Ballet Rambert, 1968). La sua danza si distingue per la particolare atmosfera rituale, talvolta arcana, che permea uno stile di movimento sensuale, fluido e formalmente rigoroso.

Liska

Formatosi al conservatorio e scuola di Ballo del Teatro nazionale di Praga, Ivan Liska dopo un primo ingaggio nell’omonima compagnia, dal 1969 al 1974 fa parte del Balletto della Deutsche Oper am Rhein e dal 1974 al 1977 della Bayerische Staatsoper di Monaco, interpretandovi i maggiori ruoli del repertorio classico ( La bella addormentata ) e neoclassico ( Apollo ). Entrato nel 1977 nel Balletto di Amburgo come primo ballerino, ne diventa ben presto uno dei protagonisti di maggior spicco grazie alla virile bellezza, ma soprattutto per la magnetica personalità teatrale e l’interessante versatilità interpretativa, evidenziata da numerosi personaggi creati per lui da John Neumeier (Orlando in Mozart e Temi da `Come vi piace’ , 1985, Peer Gynt , 1989, Mozart in Fenster zu Mozart 1991, Odyssée 1995). Interprete di tutto il repertorio della compagnia anseatica, è noto al pubblico internazionale anche per la sua interpretazione del Triadische Ballet di Oskar Schlemmer coreografato da Gerhard Bohner; ha danzato inoltre come étoile ospite in Europa a fianco di Natalia Makarova. Lasciato il Balletto di Amburgo nel 1997, nel 1998 è stato nominato direttore della compagnia della Bayerische Staatsoper di Monaco.

Paoluzi

Gianfranco Paoluzi studia il repertorio classico con Alexander Minz, Georgina Parkinson, Stanley Williams e debutta nei Balletti di Susanna Egri nel 1975. Danza poi con il Cullberg Ballet, il Balletto Nazionale Olandese e il Ballet Rambert, dove nel 1979 è Ariel in The Tempest di Glen Tetley e Arlecchino in Waining Moon di Christopher Bruce. Dal 1981 al 1987 danza a New York con l’Eliot Feld Ballet e la compagnia di Martha Clarke, con la quale collabora alla coreografia di Vienna: Lusthaus (1986). Nel 1987 crea per il Balletto di Toscana Elysios e Musica sull’Acqua, seguiti da La giara (Torino, Teatro Regio 1989), Sport (MaggioDanza 1990), Le Città Invisibili e Maximiliana (Introdans 1993), Das Marienleben (MaggioDanza 1994). Nel 1997 dirige il Ballet Ausburg per il quale ha creato Casanova: icosameron. Coreografo di stile neoclassico è autore di una danza di accurata eleganza formale, in cui il linguaggio della danse d’école è influenzato dalle innovazioni della modern dance e rivisitato con sottile ironia.

Preljocaj

Angelin Preljocaj studia danza classica e successivamente contemporanea con Karine Waehner e con Merce Cunningham a New York. Fra il 1981 e il 1984 danza nelle compagnie di Quentin Rouillier, Viola Farber e Dominique Bagouet. Fonda la propria compagnia nel 1984 e un anno dopo vince il primo premio al Concorso di Bagnolet con il Marché Noir . Nel 1986 si installa con la sua compagnia a Champigny sur Marne e crea Peurs Bleues (1985), Larmes Blanches (1985). È con A nos Heros (1986), dedicato agli eroi sconosciuti e anonimi delle dittature socialiste, che acquista notorietà di coreografo impegnato su temi forti e che sa condensare in pochi gesti grande eloquenza, sensualità, passioni. Seguono nel 1987 Le Petit Napperon Rouge e Hallali Romèe , dedicato a Giovanna d’Arco e al tema della castità. Ribaltamento totale con Liqueurs de Chair (1988), che affronta invece l’argomento degli incontri e scontri sessuali.

Nel 1989 la compagnia diventa Centro coreografico nazionale. Nello stesso anno con Noces (musica di Stravinskij) incomincia quella rivisitazione dei Ballets Russes che lo vede impegnato nel 1993 in un Hommage aux Ballets Russes all’Opéra di Parigi (Parade, Spectre de la Rose e Noces). Amer America del 1990 nasce per la Biennale di Lione e nello stesso anno, per il Lyon Opéra Ballet, Preljocaj crea una sua versione di Romeo e Giulietta , ambientato dalle scene e costumi di Enki Bilal in un mondo futuro dominato da dittatura sessuofoba. Nel 1992 è la volta di La Peau du Monde , meditazione sul rapporto fra l’uomo e la terra. Dopo aver collaborato con il Centre National de la Danse e de l’Image di Châteuvallon edessere stato invitato a creare un balletto per l’Opéra di Parigi, Le Parc , dal 1995 Preljocaj con la sua compagnia si installa ad Aix-en-Provence. Qui ricrea il Romeo e Giulietta per i propri danzatori nel 1996. Nel 1997 coreografa Paysage après la bataille, e per l’Opéra di Parigi Casanova. Nel 1999 è invitato a lavorare per il Balletto della Scala di Milano. Emerso come nome forte dalla generazione della Nouvelle Danse francese degli anni 1980, Preljocaj ha dimostrato sempre più una personalità marcante i cui lavori superano i confini di una tendenza coreografica e definiscono il profilo di un grande creatore.

Vinogradov

Oleg Michajlovic Vinogradov si è diplomato all’Istituto coreografico di Leningrado e dal 1958 al 1965 danza al Teatro di Novosibirsk dove realizza le sue prime prove coreografiche ed è nominato coreografo sino al 1968. Dal 1968 al ’72 è coreografo al Teatro Kirov; dal 1973 al ’77 è coreografo al Malyj Teatr di Leningrado. Nel 1977 è nominato direttore artistico e coreografo principale del Balletto del Kirov. Nel periodo in cui è attivo al Malyj la sua più importante coreografia è Jaroslavna (realizzata con la regia di J. Ljubimov, 1974). Fra le sue coreografie Cenerentola (varie edizioni), La ballata dell’ussaro (1979), Il revisore (1980), Il cavaliere dalla pelle di tigre (1985) La corazzata Potëmkin (1986), Petruška (1990), Coppélia (1992), La fille mal gardée (1994). È negli anni ’50 e ’60 che mette in luce le sue qualità di coreografo innovatore della tradizione classica, mentre nei lavori più si riavvicina al genere ottocentesco del balletto pantomima. Durante la direzione del Kirov conserva meritoriamente il repertorio ottocentesco del teatro. Lascia la direzione del Teatro Marijnskij (così è chiamato il Kirov, dagli anni ’90) dopo uno scandalo per corruzione nel 1996; è attivo come coreografo e direttore di compagnie negli Usa e in Corea.

Bolm

Figlio di un musicista, Adolph Bolm fu allievo della Scuola imperiale. Fin da giovanissimo s’impose come brillante danzatore dalla prodigiosa tecnica d’elevazione. Nel corso di alcune tournée, compiute con altri colleghi nel 1908, cominciò a farsi conoscere in Occidente, e a Parigi si legò ai Ballets Russes di Diaghilev. Dopo la Grande guerra si trasferì negli Usa, dove fondò una compagnia dando inizio anche alla sua attività di coreografo. Fu l’avvio di un lavoro che sarà fecondo e capitale per la diffusione della danza in quel Paese. La sua intelligenza lo portò a collaborare con compositori d’avanguardia, fra i quali Schönberg (Pierrot lunaire) e Szymanowski ( Mandragola ). Suo grande successo sarà Iron Foundry, `balletto meccanico’ ispirato da una visita alle officine Ford di Detroit. Fu sempre lui a proporre per primo (1928) a Buenos Aires Apollon Musagète di Stravinskij. Una lunga permanenza a Hollywood gli permise, antesignano, di girare vari film di danza.

Staats

Personalità di rilievo, Léo Staats è colui che più di altri seppe tener viva la tradizione della danza francese nei primi decenni del secolo. Dopo aver studiato con Francis Mérante, fece il suo debutto come ballerino a dieci anni; sei anni più tardi è già all’Opéra di Parigi ne La maledetta di Hansen e ancora giovanissimo realizza il primo dei suoi moltissimi balletti, Ici l’on danse . Partner abituale di Carlotta Zambelli, pur proseguendo per lunghi anni la sua carriera di danzatore, spronato anche da quell’uomo di forte personalità che fu Jacques Rouché (direttore della stessa Opéra, ma da Staats conosciuto in precedenza al Théâtre des Arts), dispiegò un’attività sempre più debordante, interamente consacrata allo sviluppo della danza ed esercitata per quasi sessant’anni.

Creò, ricostituì e adattò numerosi balletti: tra i suoi lavori più noti, oltre a Javotte (1909, musica di Saint-Saëns) – in cui a lungo tenne con successo il ruolo di Jean, il protagonista – vanno ricordati Cydalise et le Chèvre-Pied (forse la sua opera migliore) e l’ancor più fortunato La nuit ensorcelée (Bakst realizzò le scene, e furono le sue ultime), entrambi del 1923; da citare anche Les Abeilles (1917), Taglioni chez Musette (1920) e Istar (1924). Pur non mancando di immaginazione, le sue coreografie, spesso diseguali, non riuscirono a portare un vero contributo di rinnovamento. Parallelamente alla sua attività a Palais Garnier, Staats regolò pure le danze e i balletti in molti altri teatri della capitale. Fu professore al Conservatoire e, maestro a tanti futuri grandi ballerini, insegnò fino alla morte nella sua celebre scuola di rue Saulnier.

Romanov

Terminato l’Istituto coreografico di Pietroburgo Boris Georgevic Romanov ha danzato dal 1909 al 1920 con il teatro Marijnskij, interpretando soprattutto ruoli di carattere e grotteschi nello Schiaccianoci, Il padiglione di Armida, Carnaval, Le bambole, La figlia del faraone, Il re Candaule, Eunice, Islamej. La sua prima coreografia risale al 1911 quando mette in scena La mano (Ruka) al teatro Liteinij di Pietroburgo. Come coreografo ha subito l’influenza di Fokin e i suoi principi estetici sono largamente assimilabili a quelli in voga nel cabaret artistico `Il cane randagio’ e al mondo artistico del pittore Sudejkin. Nel 1913 e nel 1914 ha collaborato con i Ballets russes di Diaghilev per i quali ha coreografato La tragedia di Salomè di Florent Schmitt e le danze di Le rossignol di Stravinskij. Le danze di questo periodo sono improntate a un forte impressionismo e a un umore grottesco. Nel 1920 abbandona la Russia e dal 1922 al 1926 dirige il Teatro romantico russo. Importante il suo allestimento di Giselle (1926). Dal 1926 al 1928 ha collaborato con la compagnia di Anna Pavlova. Successivamente è stato attivo al Colon di Buenos Aires, con i Ballets russes de Monte-Carlo. Dal 1938 al 1950 ha lavorato a New York in varie compagnie. Nel dopoguerra ha lavorato ancora a Parigi e Buenos Aires.

Jude

Charles Jude ha studiato presso il conservatorio di Nizza. Scritturato dall’Opéra di Parigi, è solista nel 1975 e primo ballerino l’anno successivo. Nel 1976 ottiene la medaglia di bronzo al concorso di Tokyo, e diviene étoile dopo una bella e intensa rappresentazione in Ivan il Terribile. Dotato di eleganza e classe superiore, è stato valorizzato soprattutto da Nureyev che, dopo averlo avuto al fianco in Auréole di Taylor (1974), lo ha sovente voluto come partner nelle sue tournée internazionali. Attualmente è direttore del corpo di ballo del Grand Théâtre di Bordeaux.

Bottaini

Dopo i primi studi con la madre Lorna Wilkinson, Alen Bottaini si perfeziona alla Royal Ballet School e, nel 1991-92, all’Accademia Vaganova di Leningrado. Dopo una stagione al National Ballet of Canada dal 1994 danza come solista alla Bayerische Staatsoper di Monaco, dove si mette in evidenza per eleganza e tecnica in ruoli classici di danseur noble. Nel 1996 ottiene il Primo premio e la medaglia d’oro al Concorso internazionale di Varna.

Hynd

Ronald Hynd studia alla scuola Rambert e danza con l’omonimo balletto dal 1949 al 1952; passa quindi al Sadler’s Wells, poi Royal Ballet, dove rimane fino al 1970. Interpreta numerosi ruoli principali con le due compagnie. Dopo aver creato una versione del Baiser de la fée per il Balletto nazionale olandese, lavora intensamente con il London Festival Ballet, dove allestisce Dvorcircák Variations e The Sanguine Fan (musica di Elgar), due tra le sue più importanti creazioni. La sua versione dello Schiaccianoci , come quella della Vedova allegra , è entrata nel repertorio di diverse compagnie. Crea Le Papillon (musica di Offenbach) per lo Houston Ballet. È stato direttore del balletto dell’Opera di stato bavarese dal 1970 al 1973.

Lichine

Nato Lichtenstein, David Lichine è emigrato dalla Russia ed ha studiato con Ljubov’ Egorova e Bronislava Nijinska; ha danzato nelle compagnie di Ida Rubinstein e di Anna Pavlova prima di entrare a far parte dei Ballets Russes de Monte-Carlo, dove ha danzato dal 1932 al 1945 in coreografie di Balanchine (Le bourgeois gentilhomme) e di Massine (J eux d’enfants, Le Beau Danube, Choreartium ). Ha incominciato a coreografare nel 1933, e fra i suoi titoli ( Francesca da Rimini, Il figliol prodigo ) è certamente Graduation Ball (1940) quello più conosciuto. Sposato con Tatjana Rjabušinskaja, ha fatto parte del Ballet Théâtre, continuando a coreografare per il balletto del Teatro Colón di Buenos Aires, per Broadway e altre compagnie, e insegnando a Los Angeles.

Urbani

Allievo delle sorelle Battaggi alla scuola dell’Opera di Roma, Giuseppe Urbani nel 1946 entra in compagnia, diventando primo ballerino nel 1948. Fondatore della compagnia del Nuovo Balletto (1953-54), dal 1959 al 1962 danza con il Berlin Ballet e con il Balletto di Colonia, dove interpreta opere di A. Milloss ( Gezeiten, 1960). Maître de ballet all’Opera di Bonn (1962-1969) e al Comunale di Firenze (1969), come coreografo predilige lavori astratti e simbolici, spesso su brani contemporanei (Ode per i morti delle guerre , musica di Milhaud, 1971; Convergenze, musica di Ligeti, 1974). Nel 1985 ha creato con Ugo Dell’Ara il gruppo Balletto 80.

Guerra

Formatosi all’Istituto superiore delle arti del Teatro Colón, Maximiliano Guerra debutta nel 1983 con il Balletto argentino de la Plata per entrare due anni dopo nel Corpo di ballo del Teatro Colón, dove riveste i primi ruoli solistici. Vincitore del Gran premio al concorso di danza di Mosca nel 1988, nello stesso anno è chiamato a far parte come primo ballerino del London Festival Ballet e qui interpreta i maggiori ruoli del repertorio ottocentesco (Il lago dei cigni, Don Chisciotte), del ‘900  (Onegin di John Cranko, Etudes di Harald Lander) e crea parti in balletti di Christopher Bruce (Symphony in Three Movements, 1989); sempre in quegli anni è invitato a interpretare, primo artista non sovietico, Spartacus di Jurij Grigorovic con il Balletto di Novosibirsk. Nominato étoile del balletto della Deutsche Oper di Berlino nel 1991, amplia il suo vasto repertorio interpretando lavori di Béjart (L’uccello di fuoco), Hans Van Manen (Twilight), Kenneth MacMillan (Different Drummer), John Neumeier (Ondine); in seguito si dedica alla carriera di artista ospite delle maggiori compagnie del mondo, tra le quali quella del Teatro alla Scala (dove debutta tra l’altro in una creazione di William Forsythe, 1998) e del Teatro Colón. Insuperabile nel repertorio accademico virtuosistico (Diana e Atteone), si distingue anche per il notevole rigore interpretativo e stilistico.

Podini

Paolo Podini si forma alla Scuola di ballo della Scala, perfezionandosi per tre anni alla Scuola del Bol’šoj di Mosca. Rientrato alla Scala viene nominato primo ballerino nel 1975 e qui interpreta molti ruoli classici con particolare predilezione per quelli di mezzo carattere, nonchè coreografie di autori moderni, tra le quali si ricordano L’uccello di fuoco di M. Béjart (1974) e L’angelo azzurro di R. Petit (1986). Ritiratosi dalle scene nel 1995 insegna alla Scuola di ballo della Scala.

Cope

Jonathan Cope studia alla Royal Ballet School, entrando nel Royal Ballet nel 1982; promosso solista nel 1985, diviene primo ballerino l’anno seguente. Autentico danseur noble, esegue tutti i ruoli classici, inizialmente accanto a Darcey Bussell, poi come partner scelto dell’ospite stabile Sylvie Guillem. Crea per K. MacMillan il ruolo del principe nella sua versione del Prince of the Pagodas; fra le altre creazioni, Frankenstein The Modern Prometheus di Wayne Eagling, Galanteries e ‘Still Life’ at the Penguin Café di David Bintley, oltre a numerosi ruoli per Ashley Page.

Loukos

Approdato in Francia negli anni ’60, dopo essere stato allievo di Franchett Yorgos Loukosi ha iniziato la sua carriera presso il Théâtre du Silence di B. Léfebre. Successivamente ha danzato con Neumeier all’Opéra di Zurigo e ha avuto esperienze al Metropolitan di New York. Passato a Marsiglia accanto a R. Petit, è stato per vari anni al fianco del celebre coreografo soprattutto in veste di assistente e di riproduttore di balletti. In possesso di ottime doti di organizzatore, dal 1984 è stato chiamato a dirigere il Balletto dell’Opera di Lione e dal 1991 anche il festival internazionale di danza di Cannes.

Zanella

Dopo i primi studi con K. Kolodziejczyk, Renato Zanella si perfeziona con R. Hightower, J. Ferran e J. Nutz per poi entrare nel Balletto di Basilea, dove danza dal 1981 al 1983. Passato nella stagione 1984-85 al Balletto di Stoccarda, nel 1990 crea la sua prima opera (Die andere Seite) per le Noverre Gesellschaft, e da allora firma per la compagnia numerosi balletti tra i quali Stati d’animo (1990), Mann im Schatten (1992), Black Angels (1993) e per M. Haydée Mata Hari (1993). Nominato coreografo residente del Balletto di Stoccarda nel 1992, lascia la carica nel 1995 quando viene designato direttore-coreografo del Balletto dell’Opera di Vienna. Qui si impegna a rinnovare l’identità artistica della compagnia, impostando un repertorio basato sulla danse d’école, ma aperto alle più recenti tendenze contemporanee e creando nuovi balletti tra i quali Stravinskij-Abende, 1996; Mozart project, 1998. È stato confermato alla guida della formazione austriaca fino al 2001.

Moiseev

Finiti gli studi all’Istituto coreografico di Mosca Igor’ Aleksandrovic Moiseev è ballerino al Teatro Bol’šoj dal 1924 al 1939. È primo interprete del ruolo di Raul in Teolinda (1925) di Kasjan Golejzovskij, è protagonista di balletti del repertorio ottocentesco ( Corsaro , Il cavallino gobbo , La fille mal gardée) e sovietico (Giuseppe il Bello , Salambo , Il calciatore di Football , I tre grassoni) e autore di balletti per opere (Turandot , Il Demone , Carmen). Nel 1937 fonda L’ensembl’ Narodnogo Tanca Sssr del quale è direttore e coreografo principale e con il quale innova profondamente la coreografica folkloristica. I suoi principali lavori sono Quadri dal passato (1937), Strada di Kolchoz (1938), Suite marinara (1949), I partigiani (1950), La via della danza (1970), Notte sul Monte Calvo (musica di Musorgskij, 1984), Suite Greca (musica di Teodorakis, 1991). Possiede una profonda conoscenza del lessico coreografico e una capacità di usarlo come mezzo espressivo. Dei suoi spettacoli non è soltanto coreografo ma anche drammaturgo e regista. Nel 1966 fonda l’Ensembl’ Molodoj Balet, di cui è direttore sino al 1970. Ha realizzato i film Perpetuum Mobile (1967) e Il Balletto di Igor’ Moiseev .

Nikolais

Dopo gli inizi come pianista accompagnatore per il cinema muto e come marionettista, Alwin Nikolais ha studiato con Hanya Holm al Bennington College, con Martha Graham, Doris Humphrey, Charles Weidman e Louis Horst, passando ben presto alla coreografia con Eight Column Line (1939). Dopo il servizio militare, è diventato assistente della Holm, apprezzandone particolarmente il lavoro sull’improvvisazione, e poi direttore della Henry Street Playhouse di New York (1948-1970), un centro sperimentale di teatro per ragazzi, in cui sono nati la sua scuola, la sua compagnia (Nikolais Dance Theatre) e i suoi progetti per un teatro di danza totale, come sintesi di immagini, suoni, colori, luci, movimento. Tra le sue prime coreografie, le più note, anche in Europa, sono Tensile Involvement (1953), in cui i ballerini manipolano, con effetto di ali, lunghi elastici attaccati alle braccia e ai piedi, Masks, Props and Mobiles (1953), Kaleidoscope (1956), Totem (1959), Imago (1963), con costumi che consentono ai danzatori di assumere le forme più varie e sorprendenti. Sono seguiti Tent (1968), Scenario (1971), Grotto (1973), Gallery e Castings (1978), Liturgies (1983), tutti lavori antinarrativi e antinaturalistici. Dopo il clamoroso debutto in Francia nel 1968, ha creato Schema (1980) e Arc-en-Ciel (1987) per l’Opéra di Parigi ed è stato direttore del Centre de danse contemporaine di Angers (1978-1981), dove ha influenzato molti degli interpreti e autori della nouvelle danse francese. In Italia si è esibito con il suo gruppo al Festival di Spoleto (1962), ai festival di Nervi, di Vignale e di Rovereto (1989). Teorico della `motion’ di contro all’`emotion’, i suoi spettacoli, quasi sempre con musica elettronica (è stato tra i pionieri del sintetizzatore Moog), si presentano come opere d’arte dinamica astratta e metamorfica, con i corpi dei danzatori spersonalizzati in costumi deformanti e bizzarri su cui proiettare diapositive da lui stesso dipinte, con sapienti effetti illusionistici. Per la sua trascendance ha teorizzato uno spazio-tempo multidimensionale, in cui l’uomo ritrova la sua armonia con l’universo, uscendo dalla propria soggettività e dal proprio psicologismo limitanti, per costruire un teatro totale e multimediale. Uno dei suoi danzatori di maggiore spicco, Murray Louis, forma nel 1969 la propria compagnia, continuando a condividere gli spazi di lavoro e di prova con il maestro, che spesso coinvolge nelle sue creazioni come disegnatore delle luci. La loro felice collaborazione durerà fino alla morte di N., unendo forze, mezzi e danzatori.

Cabukiani

Dopo gli studi a Tbilisi con M. Pierini, nel 1926 Vachtang Michailovic Cabukiani è entrato all’Istituto coreografico di Leningrado; durante gli anni di studio ha coreografato per sé l’assolo La danza del fuoco. Dal 1929 al ’41 ballerino del Kirov, dal 1941 al ’73 è stato direttore artistico del corpo di ballo del Teatro Paliašvili di Tbilisi. Come ballerino ha interpretato i principali ruoli del repertorio classico e sovietico (La bayadère, Le fiamme di Parigi, Giorni partigiani, Esmeralda, Taras Bul’ba). Ha firmato, fra l’altro, le coreografie di Il cuore delle montagne (1938), Laurencia (1939), Otello (1957). Dotato di un corpo statuario, nella sua danza il virtuosismo si univa a una forte presenza scenica, in coreografie in cui la base classica si mescolava a influenze del folclore, soprattutto georgiano.

Chang

Formatosi con Loipa Araujo, Alicia Alonso, Antony Tudor, nel 1986 Lienz Chang entra nel Balletto nazionale di Cuba, dove è nominato solista nel 1990 e primo ballerino nel 1992. Come danseur noble interpreta tutto il repertorio classico, anche a fianco di Alicia Alonso; si esibisce inoltre con l’English National Ballet. Dal 1996, pur danzando spesso come ospite del Balletto nazionale di Cuba, è primo ballerino del Ballet National de Marseille Roland Petit e danza tutte le opere del coreografo (Coppélia, Il gattopardo, Le Lac de cygnes et ses Maléfices).

Blaska

Allievo di Yves Brieux, dopo essere stato scritturato nella compagnia de Cuevas Felix Blaska è tra i primi danzatori di Roland Petit del quale riprende, con successo, il famoso ruolo maschile ne Le Jeune homme et la Mort e crea il Giudice in Eloge de la folie . Presto si vede commissionare anche un balletto, sarà Octandre (1966) su musica di Edgard Varèse. Pur continuando a danzare, egli si dedica sempre più attivamenta alla coreografia. Per il Ballet-Théâtre Contemporaine nel 1968 crea Dances concertantes e l’anno successivo Electro Bach e Sensemaya , queste per la Compagnia che ha appena formato e che il festival di Chatillon fa conoscere come una delle più inventive dell’epoca. Nascono ancora Folk sonate e Contre lavoro in cui l’inquietante violenza espressa dalla musica di Luciano Berio è tradotta in arditi e precisi segni gestuali.

Nel 1971 all’Opéra di Parigi presenta Arcana e Poème electronique coreografie ugualmente innovative. Nel 1973 la sua compagnia trova un felice approdo alla Maison de la culture di Grenoble e nello stesso anno presenta a Palais Garnier un omaggio a Varèse. Dopo essere stato invitato al festival di Spoleto nel 1975, l’anno successivo debutta alla Scala con Il giardino religioso su musica di Bruno Maderna. Nel 1978 scioglie la sua compagnia non soddisfacendogli più la sua base classica e tenta nuove esperienze mescolando voce danza. Rifiutato il suo stile precedente, B. non riesce a raggiungere più una pienezza espressiva. Nel 1980 incontrati due ex danzatori americani del gruppo Pilobolus, Robby Barnett e soprattutto Martha Clarke, tenta una nuova avventura creando il Crownest Trio, struttura di creazione collettiva piuttosto che compagnia in senso lato che però dopo alcuni anni abbandona. È del 1990 Charlotte sua ultima coreografia su musica di Arvo Part destinata al Ballet du Nord.

Volinin

Aleksandr Emel’janovic Volinin si è diplomato all’Istituto coreografico di Mosca ed ha danzato al Teatro Bol’šoj dal 1901 al 1910 nei balletti di A. Gorskij (La figlia di goudoule, La figlia del faraone, Coppélia, La bella addormentata, Il lago dei cigni, La fille mal gardée, Lo specchio magico). Nel 1910 ha danzato nei Ballets Russes di Diaghilev, dal 1910 ha preso parte a tournèe all’estero, con E. Gelcer, L. Lopuchova e dal 1914 al 1924 è stato partner di A. Pavlova. Danzatore che si è distinto per virtuosismo, eleganza e leggerezza, ha abbandonato la scena nel 1925 per aprire una scuola a Parigi dove ha insegnato sino al 1955. Fra i suoi allievi Y. Chauviré, Z. Jeanmaire, A. Dolin, J. Babilée.

Cauley

Geoffrey Cauley studia a Plymouth e alla scuola del Sadler’s Wells; recatosi a Milano nel 1971, diviene assistente di John Field alla Scala. Direttore di ballo all’Opera di Zurigo dal 1973 al ’75, lavora in seguito come coreografo a Firenze e in altre città europee. Fra le sue creazioni, Lazarus (musica di Bloch, 1968) per il Sadler’s Wells Royal Ballet e Notte trasfigurata (musica di Schönberg, 1972) per la Scala.

Stevenson

Dopo gli studi con Mary Tinkin e all’Arts Educational School, Ben Stevenson è entrato nel Theatre Arts Ballet nel 1950, poi nel Sadler’s Wells Opera Ballet e nel Sadler’s Wells Theatre Ballet (1957-1959). È stato solista e poi primo ballerino e maître de ballet al London Festival Ballet, fra il 1959 e il 1968. Ha allestito La bella addormentata per questa compagnia e per il Washington National Ballet (1971). Da allora ha lavorato soprattutto negli Usa, dove il suo popolare Three Preludes (su musica di Rachmaninov) è stato creato per la Harkness Youth Company (1969). La sua versione di Cinderella è stata realizzata per il Washington National Ballet nel 1970 e in seguito per altre compagnie (compreso il Balletto dell’Opera di Roma). Dal 1976 è direttore artistico dello Houston Ballet.

Bourne

Matthew Bourne studia al Laban Centre di Londra, uscendone nel 1985 con la laurea in danza e teatro. Fonda nel 1987 il complesso Adventures in Motion Pictures, il cui nome riflette la passione di Matthew Bourne per il cinema. Il suo rifacimento, nel 1992, dello Schiaccianoci ambientato in un orfanotrofio è il suo primo grande successo, che lo incoraggia a proseguire sulla stessa strada. Segue, nel 1994, il rimaneggiamento de La Sylphide di Bournonville, intitolato Highland Fling. Per la televisione (Bbc) crea nel 1993 Late Flowering Lust , al quale partecipa anche l’attore Nigel Hawthorne. Nel 1995 arriva la fama con la sua versione del Il lago dei cigni con cigni maschi, per un complesso aumentato e con artisti di formazione classica nei ruoli del Cigno/uomo vestito di pelle e la regina madre (Adam Cooper e Fiona Chadwick, poi Lynn Seymour). Dopo questo successo internazionale, Matthew Bourne crea nel 1997 un rifacimento della Cenerentola (su musica di Prokof’ev), di nuovo con l’importante apporto di Lez Brotherston quale scenografo. Ambientato a Londra durante la Seconda guerra mondiale, il balletto impegna due artisti del Royal Ballet, Cooper e Wildor: non più un principe, l’innamorato della Cenerentola diventa un pilota. Matthew Bourne ha dichiarato più volte che vorrebbe che i suoi lavori non fossero classificati (e criticati) come balletti, che preferisce un pubblico composto da persone che cercano una serata fuori casa con un buon intrattenimento a quello di habituées del balletto. Si considera – ed è d’altronde considerato – più un bravo regista che non un autentico coreografo, anche se è responsabile della forma finale dei movimenti, ideati in stretta collaborazione con i ballerini. Nei suoi balletti non si balla mai sulle punte, vengono altresì adoperati i piedi nudi o altri tipi di scarpa e i suoi ballerini devono essere sempre bravi attori.

Cannito

Dopo gli studi di musica, teatro e balletto, Luciano Cannito danza con molte compagnie straniere (Bat-Dor Dance Company), debuttando contemporaneamente nella coreografia con Spin (1986). Invitato da varie formazioni, firma Marco Polo (Balletto di Napoli, 1992), Shéhérazade (Tbilisi 1994), Cenerentola (Opera di Roma, 1996), Le cinque stagioni (Bat-Dor Dance Company, 1997), Te vojo bene assai (Napoli, San Carlo 1997), lavori nei quali mette in evidenza la sua vena neoclassica e teatrale. Direttore artistico del Balletto di Roma e del corpo di ballo del San Carlo di Napoli dal 1998, si è dedicato anche al musical: Un americano a Parigi (1995), La bella e la bestia (1996).

Zappolini

Formatosi alla Scuola di ballo dell’Opera di Roma con Teresa e Placida Battaggi, Walter Zappolini nel 1946 entra in compagnia diventandone primo ballerino l’anno successivo. Danseur noble e partner abituale di A. Radice in balletti del repertorio e novità, danza a Roma e in altri teatri italiani numerose creazioni di A. Milloss (Estro arguto, 1957; Renard, 1958). Direttore della Scuola di ballo dell’Opera di Roma dal 1973 al 1988, in seguito si dedica alla direzione della compagnia Balletto di Roma, da lui fondato con F. Bartolomei nel 1960 e per il quale crea anche numerose coreografie.

Messina

Vivace danzatore di carattere formatosi all’Accademia del Teatro Massimo di Palermo, Orazio Messina dopo aver danzato in varie formazioni italiane nel 1980 è entrato stabilmente nel corpo di ballo del Maggio Musicale, diventandone in seguito solista. Debuttò nella coreografia con il Collettivo Danza Contemporanea di Firenze (Tre volte lei , 1982) e negli anni ha collaborato come autore con il corpo di ballo del Maggio Musicale ( Sei personaggi in cerca d’autore , 1989), il Balletto di Toscana ( I tanghi del ricordo , 1988) e con Luciana Savignano ( Lo spettacolo della Luna , 1991) rivelando una chiara propensione lirica e sentimentale.

Stefanescu

Diplomatosi all’Accademia di ballo della sua città, Marinel Stefanescu si perfeziona al Bol’šoj di Mosca e al Kirov di Leningrado. Vincitore della medaglia d’oro al Concorso Internazionale di Balletto di Varna (1966) viene nominato primo ballerino dell’Opera di Bucarest, dove interpreta tutto il repertorio classico-romantico; trasferitosi poi in Italia (1976) stringe un sodalizio artistico con Liliana Cosi, con la quale fonda l’Associazione Balletto Classico (1977), centro didattico e compagnia con cui presenta balletti del repertorio (Don Chisciotte) e molte sue creazioni caratterizzate da una forte ispirazione religiosa (Risveglio dell’umanità, 1989).

Luisillo

Luisillo studia danza classica e spagnola, debuttando con la compagnia di Carmen Amaya nel 1948. L’anno seguente crea il suo primo gruppo con la ballerina Teresa, con la quale collabora fino al 1954; dal 1956 si esibisce sulle scene internazionali con il suo Teatro di Danza Spagnolo. Raffinato interprete del baile , come coreografo predilige i toni fortemente drammatici e teatrali, come attestano molti suoi lavori tra i quali Luna de sangre (1952), El ciego (1955), La espera ( 1959).

Wayne

Formatosi sotto la guida di Norman Walker e Martha Graham, Dennis Wayne debutta nel 1962 con la N. Walker Company, per entrare poi nell’Harkness Ballet (1964), dove diventa solista. In seguito è primo ballerino al Joffrey Ballet (1972-74) e solista all’American Ballet Theatre (1974-75). Nel 1976 fonda a New York un suo gruppo, Dancers, che rappresenta gli Usa al festival di Spoleto (1977) e si esibisce spesso in Italia. Per il Teatro Nuovo di Torino coreografa Danza Sport, con il suo caratteristico approccio dinamico-atletico al movimento.

Nureyev

Figura centrale della danza del secondo Novecento, Rudolf Hametovic Nureyev ha iniziato lo studio delle danze folcloristiche a Ufa in Baskiria, dove è cresciuto in una famiglia musulmana di origine tatara. Dal 1955 al ’58 ha studiato all’Istituto coreografico di Leningrado con Aleksandr Ivanovic PuškiNureyev Entrato nel Corpo di ballo del teatro Kirov, è diventato presto solista e si è messo subito in luce per le sue qualità di danzatore, oltre che per la sua personalità indipendente e ribelle. Nel periodo passato al Kirov ha interpretato i principali titoli del repertorio russo e sovietico, da La bella addormentata a Laurencia , accumulando esperienze e conoscenze che utilizzerà poi negli anni passati in Occidente. Insofferente della disciplina e del clima repressivo sovietico, nel 1961, durante una delle prime tournée del Kirov in Occidente, ha clamorosamente abbandonato la compagnia all’aeroporto Le Bourget di Parigi, dando vita a uno scandalo politico internazionale, rimbalzato su giornali e televisioni di tutto il mondo. Da quel momento Nureyev è diventato, oltre che un famoso ballerino, una pop-star spesso sulle prime pagine di quotidiani e rotocalchi. Sono divenuti famosi i suoi abbigliamenti stravaganti, i comportamenti scandalosi, la libertà sessuale: tutti elementi che ben si adattano al clima libertario degli anni ’60. Subito dopo la fuga in Occidente ha danzato con la compagnia del Marchese de Cuevas, per poi passare a Copenaghen dove ha approfondito la tecnica classica e lo stile Bournonville con Erik BruhNureyev Dal 1962 è stato ospite del Royal Ballet e ha fatto coppia fissa con Margot FonteyNureyev Per loro hanno creato i migliori coreografi: Frederick Ashton con Marguerite et Armand, Roland Petit con Paradise Lost , Martha Graham con Lucifer.

Dopo un decennio trascorso principalmente con il Royal Ballet, le sue condizioni tecniche si sono notevolmente abbassate (Nureyev ha incominciato tardi lo studio della danza classica, soltanto a sette anni); ma ormai è diventato una star internazionale, ha attraversato così i teatri del mondo di trionfo in trionfo, lavorando con molti coreografi, da Balanchine (Le bourgeois gentilhomme ) a Lacotte (Marco Spada) e con le principali étoile del momento, come stella ospite di grandi compagnie e con un suo gruppo intitolato Nureyev and Friends. Sono anni caratterizzati da una irrefrenabile bulimia di danza e di sesso. Nel 1977 è apparso come protagonista nel film Valentino di K. Russell. Nel 1983 è stato chiamato da Jack Lang, ministro francese della cultura, alla direzione del balletto dell’Opéra di Parigi, carica che ha tenuto sino al 1990. Ma il potere sovietico non ha perdonato il suo `tradimento’ e la diplomazia di Mosca ha compiuto pesanti passi (come ha poi rivelato Lang) affinché quella nomina non avvenisse. Gli anni all’Opéra sono stati un periodo di litigi, ma indubbiamente fruttuosi per la compagnia parigina che sotto la direzione di Nureyev è tornata allo splendore di un tempo. Come coreografo Nureyev si è messo in luce presto come ricostruttore dei classici russi: l’atto delle ombre dalla Bayadère con il Royal Ballet (1963), Raymonda (1964), Il lago dei cigni (1966, di cui resta una versione video con Margot Fonteyn), Romeo e Giulietta (che danza anche alla Scala con Carla Fracci), Don Chisciotte – (filmato nel 1973), Lo schiaccianoci , La bella addormentata . Le sue versioni sono rimaste nei repertori dei principali teatri, compresa la Scala che mantiene nella redazione di Nureyev i tre balletti di Cajkovskij. Fra le sue creazioni originali si segnalano Manfred , Washington Square , una Cenerentola ambientata negli anni ’30 a Hollywood. Protagonista di importanti video di danza (I’m a Dancer, Nureyev), è stato un danzatore dal destino drammatico; ha passato gli ultimi anni della sua vita continuando a esibirsi, anche quando il livello tecnico e la debolezza fisica non gli permettevano più di raggiungere i livelli di un tempo. Il suo ultimo trionfo, nell’ottobre del 1992, è stato all’Opéra di Parigi, quando ha realizzato il suo sogno: rimontare integralmente il balletto Bayadère. Una serata memorabile in cui, al termine dello spettacolo, è apparso in palcoscenico a ringraziare il pubblico, magrissimo e sorretto dai danzatori. È stata la sua ultima apparizione pubblica.

Polyakov

Evgheni Polyakov si diploma con Aleksander Yermolayev alla scuola del Bol’šoj e danza come primo ballerino con il Balletto di Novosibirsk; rientrato a Mosca nel 1970 è maître de ballet al Bol’šoj fino al 1976, anno in cui si trasferisce in Italia. Qui, dopo un biennio come maître de balletLa Fenice di Venezia, dal 1978 al 1983 assume il medesimo incarico al Teatro Comunale di Firenze, dove rimonta alcuni classici dell’Ottocento ( Giselle , Le nozze di Aurora ) e crea alcune coreografie, tra le quali un fortunato Schiaccianoci (1983); contemporaneamente collabora con il Collettivo Danza Contemporanea di Firenze per cui firma Correspondances (1982). Dal 1983 al 1988 su invito di Rudolf Nureyev è maître de ballet dell’Opéra di Parigi, da lui stesso diretta nel 1989 insieme a Patrice Bart. Dal 1988 consulente di MaggioDanza, ne assume la direzione artistica dal 1992 al 1995, portando la compagnia ai vertici della danza italiana, grazie all’elevato standard tecnico e interpretativo e alla creazione di un repertorio versatile e stilisticamente raffinato, con opere dell’Ottocento e Novecento storico, balletti di autori contemporanei internazionali e sue stesse creazioni, tra cui Cenerentola (1991), Coppelia (1992), La Ronde (1995). Rientrato a Parigi nel 1996 ha rivestito fino alla fine l’incarico di maître repetiteur.

MacMillan

Allievo della Sadler’s Well’s Ballet School, Kenneth MacMillan entra nel Sadler’s Wells Theatre Ballet nel 1946, alla sua fondazione. Bravo danzatore classico, è passato nel 1948 al Sadler’s Wells Ballet al Covent Garden, tornando però in seguito a creare balletti per la compagnia più piccola. Grazie all’interessamento di Ninette De Valois, è stata presentata già nel 1956 al Sadler’s Wells un’intera serata dedicata a quattro sue creazioni, delle quali Danses Concertantes (musiche di Stravinskij) e Solitaire (musiche di Malcom Arnold) sono rimaste in repertorio. Nel 1958 ha creato il primo balletto coinvolgendo Lynn Seymour ( The Burrow su musica di Frank Martin), diventata in seguito la sua musa. La Seymour ha creato il principale ruolo femminile in The Invitation (musica di Mathias Seiber, 1960), balletto sull’iniziazione sessuale e, fra gli altri, Anastasia – (prima versione, in un atto, musica di Martinù, Berlino, 1967; al Royal Ballet in tre atti, i primi due su musica di Cajkovskij, 1971), nonché il ruolo di Giulietta nel popolare Romeo e Giulietta , creato per il Royal Ballet nel 1965 (anche se la prima rappresentazione è toccata a Margot Fonteyn). Nel 1966 è stato direttore del balletto del Deutsche Oper di Berlino, poi direttore artistico del Royal Ballet dal 1970 al 1977, mantenendo la veste di coreografo fino alla morte. Ha creato balletti anche per la compagnia di Stoccarda, fra i quali Das Lied von der Erde (musica di Mahler, 1965), Requiem (musica di Fauré, 1977) e My Brother, My Sisters (di Schönberg/Webern, 1978). Tutti e tre sono poi passati al Royal Ballet, per il quale ha creato numerosi altri balletti, fra i quali, in un atto, Elite Syncopations (musiche di Scott Joplin, 1974) e La Fin du Jour (da Ravel, 1979); in tre atti, Manon (di Massenet, 1974) e Mayerling (musiche di Liszt, 1978). Poco prima della morte ha anche allestito la coreografia del musical Carousel per il National Theatre. Anima irrequieta, ha spesso trattato temi tetri quali la perversione sessuale o la follia, ma ha anche ricreato versioni personali di classici quali La bella addormentata e Il lago dei cigni non senza un certo senso dell’umorismo.

Boal

Formato alla School of American Ballet, a dieci anni Peter Boal è già il piccolo principe in Schiaccianoci di Balanchine. Conteso tra Bariyshnikov per l’American Ballet Theatre e Balanchine stesso per il New York City Ballet, nel 1983 entra a far parte di quest’ultima compagnia. Qui, promosso solista (1987) e primo ballerino (1989), interpreta i capolavori di Balanchine: Agon, Apollon, Bourée fantasque, Valse-Fantasie, The Four Temperaments, A Midsummer Night’s Dream, Western Symphony. Crea inoltre il ruolo di protagonista in Quiet City di Robbins. Apprezzato come danseur noble, si distingue per il temperamento versatile.

Lefèbre

Dopo aver studiato danza a L’Avana con Alicia Alonso, Jorge Lefèbre si è trasferito a New York per perfezionarsi con Matt Mattox e Luigi. Scritturato dalla compagnia di Catherine Dunham, è poi passato al Ballet du XXème siècle. Qui si è distinto in molti lavori di Béjart (Sagra della primavera, Nona sinfonia, ecc.) e ha creato Actus tragicus (1969), in cui ha adombrato la figura di Cristo. Nel 1980 è diventato direttore del Ballet de Wallonie, compagnia per la quale ha creato numerose coreografie, molte delle quali con una tematica religiosa; come ad esempio Nisi Dominus, Messa da Requiem (musica di Verdi) e David Come Home (1984), balletto dove la storia biblica di Davide e Betsabea viene declinata entro un contenitore fantascientifico. Si ricordano ancora (oltre a originali versioni di Carmina Burana, La sagra della primavera, Carmen) Excalibur, Propositions, Degas, Double croche, Triptyque (su musica di Verdi, Donizetti e Mascagni), Chante de la terre e un felice Frankenstein (1987), nonché Madame Butterfly (1990).

Martins

Peter Martins si forma presso la scuola del Balletto Reale del suo Paese, per entrare poi nella compagnia (1965), diventandone solista (1967). Passa in seguito al New York City Ballet, come primo ballerino (1969), e crea ruoli in In the Night (1970), The Goldberg Variations (1971), Piano Concerto in G (1975) di Robbins e in Violin Concerto, Duo Concertant (1972), Davidsbündlert&aulm;nze (1980) di Balanchine, di cui interpreta anche splendidamente Apollon Musagète . Passa intanto alla coreografia debuttando con Calcium Light Night (1977) e diventa primo maître de ballet del New York City Ballet nella stagione 1984-85 e poi direttore nel 1990, succedendo a Balanchine. Tra i suoi lavori più noti: Les petits riens , Les gentilhommes , Far from Denmark (1982), Ecstatic Orange (1987), Sleeping Beauty (1991). Per il 40º anniversario della fondazione della compagnia (1987) invita numerosi coreografi a creare brani originali, tra cui Laura Dean, Feld, Forsythe, Lubovitch, Taylor, Helgi Tomasson. Organizza poi tre edizioni del Diamond Project, alla ricerca di nuovi autori per arricchire il repertorio del New York City Ballet, nell’intento di non farne esclusivamente una compagnia museale nel nome di Balanchine.

Marquez

Dopo gli studi con Paco Torres, José Granero e Merche Esmeralda e il debutto con il gruppo di Rafael Aguilar, Antonio Marquez nel 1982 entra nel Ballet Nacional de España diventandone solista nel 1985. Stesso ruolo ricopre poi nel Ballet Español de Madrid (1990) e nel Ballet de Murcia (1992), fino a rientrare nel Ballet Nacional nel 1993 in qualità di primo ballerino ospite. Formata la propria compagnia nel 1995, si dedica anche alla coreografia firmando tra gli altri Noche Flamenca (1995), Bolero (1997), Flamenco (1998). Ricco di temperamento scenico e forza interpretativa è considerato tra i migliori artisti della più recente generazione del `baile’, primeggiando nell’esecuzione virtuosistica dello `zapateado’.

Gorskij

Dopo gli studi presso lIstituto teatrale di Pietroburgo, Aleksandr Alekseevic Gorskij è entrato nel 1899 nel corpo di ballo del teatro Marijinskij e ha interpretato ruoli grotteschi e di carattere. Dal 1902 al 1924 è stato coreografo e direttore del ballo del Bol’šoj di Mosca attuando in quegli anni una fondamentale riforma coreografica. Profondo conoscitore dei balletti di Petipa, è stato infatti influenzato dalla riforma teatrale di Stanislavskij e dalla attività del Teatro d’Arte di Mosca. Gorskij ha introdotto il realismo stanislavskijano nei classici del repertorio accademico ed è attraverso la sua redazione che numerosi classici russi sono arrivati sino a noi. Il suo primo successo a Mosca è il Don Chisciotte , allestito al Bol’šoj nel 1900. Negli anni successivi ha riallestito Il lago dei cigni , Il cavallino gobbo , Coppélia , Giselle, Corsaro, Bajadera. La presenza di Gorskij a Mosca per un quarto di secolo ha fatto sì che il Bol’šoj, sino ad allora considerato a un livello significativamente inferiore rispetto a Pietroburgo, acquistasse una propria dignità e soprattutto precise caratteristiche stilistiche.

Celiberti

Ruben Celiberti studia danza classica alla Scuola del Teatro Colon di Buenos Aires e debutta nell’omonima compagnia per poi passare nella compagnia dei Ballets de Marseille di Roland Petit e in Danza Prospettiva di Vittorio Biagi. Versatile e brillante showman, accanto alle belle doti di ballerino sfodera abilità nel canto e nel pianoforte nello spettacolo recital El Baul e in Amor y Tango.

Paganini

Raffaele Paganini è diventato la star più amata del balletto classico e contemporaneo attraverso una dura gavetta e un serio impegno personale. Nato in una famiglia con undici fratelli, di cui tre ora ballerini, P. ha iniziato a studiare danza all’età di quattordici anni presso la scuola del teatro dell’Opera di Roma e dopo soli quattro anni è entrato a fare parte del corpo di ballo dell’ente in qualità di solista, scalando poi tutte le vette del divismo fino a diventare una étoile. Dotato di un magnetismo personale, slancio atletico, largo sorriso, ottima presenza, P. è diventato l’unico ballerino ad agire sia nei teatri classici come la Scala di Milano, sia nei programmi televisivi di punta (“Fantastico 2”, “Il cappello sulle ventitré”, “Al Paradise”, “Pronto chi gioca”, “Europa Europa”).

Si dedica poi, dal 1995, alla pratica del musical sotto la guida della Compagnia della Rancia diretta da Saverio Marconi. Sono rimaste famose le sue apparizioni nei balletti classici nei luoghi privilegiati del settore: l’Opera di Roma, la Scala di Milano, il London Festival Ballet, il Ballet Français de Nancy, l’Opera di Zurigo, il Ballet concerto di Porto Rico, il San Carlo di Napoli. Una lunga stagione di successi, compreso uno show ispirato a Cenerentola a Roma, che lo rendono un personaggio popolare al grande pubblico, che lo accoglie infatti con molto favore quando tenta la strada che era stata del grande ballerino americano Gene Kelly nella prima versione italiana di Un americano a Parigi di George Gershwin (1995-96), con la regia di Luciano Cannito. In questa versione lo nota Marconi, affidandogli subito un altro ruolo da protagonista che viene da un famoso musical sempre con Gene Kelly, diretto al cinema da Stanley Donen nel 1952, Cantando sotto la pioggia.

Nelle stagioni 1996-97 e 1997-98 Paganini diventa dunque la star capricciosa del cinema muto nello show che fa registrare alti incassi: la sua specialità è alternare generi e stili di ballo, citando la sua origine classica, ma recitando con brio mai disgiunto da una sana ironia. E se talvolta, specie nella stagione estiva, torna ai suoi primi amori – Don Chisciotte con le coreografie di Lorca Massine su musiche di Thoedorakis, Il pipistrello di Strauss, coreografie di Riccardo Nunez – Paganini si è ormai convertito al musical Usa, riscuotendo, nella stagione 1998-99, un meritato e calorosissimo successo personale in Sette spose per sette fratelli . Anche in questo romantico country musical , il ballerino recita con maestria l’acrobatica parte che fu di Howard Keel nel leggendario film di Donel (1954).