Weill

Di famiglia ebrea (il padre è cantore in una sinagoga), Kurt Weill è attratto dalla musica fin dai primi anni. Dopo gli studi nella città natale passa alla Hochschüle für Musik di Berlino, sotto la guida di E. Humperdinck, quindi si perfeziona con Busoni; si mantiene suonando il pianoforte nei caffè berlinesi, prima di trovare lavoro come maestro sostituto in teatro e come direttore d’orchestra. Dedicatosi alla composizione per il teatro, firma la musica di alcuni lavori – fra cui l’opera in un atto Der Protagonist (1926) e Lo zar si fa fotografare (Der Zar laulmßt sich photographieren, 1927), ambedue su testo di Georg Kaiser – ispirati al teatro espressionista, con contenuti sociali espliciti e un linguaggio musicale semplificato, di tono immediato, rivolto a pubblici popolari.

Degli stessi anni è l’incontro con Bertolt Brecht, col quale collabora per alcuni degli esiti più importanti del teatro musicale tedesco del dopoguerra: Ascesa e caduta della città di Mahagonny (Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny; nato come Songspiel in un atto, 1927, poi ampliato in un’opera in tre atti, 1930), L’opera da tre soldi (Die Dreigroschenoper, 1928), Happy End (1929), Der Jasager (1930); compone intanto cantate (“Il volo di Lindbergh”, 1929, sempre su testo di Brecht), musica sinfonica e per complessi da camera, liriche. Dal 1933 la rappresentazione dei suoi lavori teatrali è vietata dai nazisti; Weill lascia la Germania, prima per Parigi (dove va in scena il balletto I sette peccati capitali, su testo di Brecht), poi per Londra e infine per gli Usa, dove si stabilisce nel 1935. Qui si interessa al folclore musicale americano e al jazz e lavora sistematicamente per il teatro musicale, ottenendo una nuova popolarità.

Tra le sue commedie musicali si ricordano soprattutto Lady in the Dark (1941; libretto di Moss Hart, versi di Ira Gershwin), con una redattrice di una rivista di moda preda della depressione e curata da uno psicoanalista di scuola freudiana: interpretata da Gertrude Lawrence (nel cast anche Danny Kaye, al suo debutto nel teatro musicale), lancia fra le altre canzoni “Oh, Fabulous One”, “One Life to Live”, “Girl of the Moment” e la burlesca filastrocca “Tchaikowsky”; e One Touch of Venus (1943; libretto di S.J. Perelman e O. Nash), spiritosa variazione sul mito di Pigmalione, con una statua di Venere che prende vita e si innamora di un barbiere, mentre è desiderata dal direttore del museo: interpretata da Mary Martin (in origine il ruolo era destinato a Marlene Dietrich), riscuote un enorme successo e propone, fra le altre, la bella canzone “Speak Low”.

Meno fortunate sono le commedie musicali che seguono, anche se fra queste Street Scene , del 1946, appare di superba fattura, alternando dialoghi e musica alla maniera del Singspiel: da una commedia di Elmer Rice, che insieme a Langston Hughes scrive i versi delle canzoni, Street Scene è una vivace pittura d’ambiente di un quartiere popolare di New York ed è definito `dramatic musical’ (o anche `american opera’); svetta sulle altre la canzone “Lonely House”. Seguono Down in the Valley (1948), che rielabora canti popolari del Kentucky; Love Life (1948), su libretto di Alan Jay Lerner; e la `musical tragedy’ Lost in the Stars (1949; libretto di Maxwell Anderson, da un romanzo anti-razzista), protagonista un nero del Sudafrica che uccide accidentalmente un bianco ed è condannato all’impiccagione: tra le canzoni, “Train to Johannesburg”, “Trouble Man”, “Lost in the Stars”. W. muore lasciando incompiuta un’`opera popolare’ cui stava lavorando con Maxwell Anderson, tratta da Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain.

Tra le più originali figure del Novecento musicale, Weill contribuì al rinnovamento della commedia musicale americana, continuando a sviluppare in altro contesto la sua concezione di una musica di semplice e immediata comunicativa; fedele al suo motto («Io scrivo per i miei contemporanei»), mirò ad abolire gli steccati fra musica colta e musica leggera, mettendola al tempo stesso al servizio degli ideali di libertà, contro le ingiustizie e le sopraffazioni.

Hamlisch

Precocemente portato per la musica, Marvin Hamlisch impara bambino a suonare il pianoforte e a sette anni diventa il più giovane studente ammesso alla Juilliard School. Scrive in quegli anni una canzone (“Travelin’ Man”) poi incisa da Liza Minnelli – amica di gioventù – per il suo album Liza, Liza . H. prosegue gli studi al Queen’s College, mentre è pianista, accompagnatore e arrangiatore in concerti e tournée teatrali per la Minnelli, nonché per Ann-Margret, Joel Grey, Groucho Marx (col quale incide il disco An Evening with Groucho, registrato alla Carnegie Hall). Compone canzoni: nel 1965 “Sunshine, Lollipops and Rainbow”, eseguita da Lesley Gore, si piazza tra gli hit dell’anno; nel 1966 un altro suo motivo è incluso nel film Sky Party di Alan Rafkin. Nel 1968 comincia a comporre per il cinema – con Un uomo a nudo (The Swimmer) di Frank Perry – e da allora, influenzato dal jazz e ricorrendo per lo più a piccole formazioni, lavora sistematicamente per Hollywood, componendo canzoni e partiture per un gran numero di film. Tra i suoi esiti più notevoli quelli, spiritosi e `mimetici’, per due film di Woody Allen, Prendi i soldi e scappa (1969) e Il dittatore dello stato libero di Bananas (1971), e i suoi interventi per il genere commedia. H. punteggia le vicende con canzoni sofisticate e motivi arguti, ma anche con più pungenti definizioni per storie amare sotto l’aspetto leggero: è il caso di Salvate la tigre di John G. Avildsen (1973), di Come eravamo di Sydney Pollack (1973: Oscar per il miglior commento musicale e per la migliore canzone, “The Way We Were”), di Il prigioniero della Seconda Strada di Melvin Frank (1975).

Tipico della sua personalità l’ondeggiare fra queste due dimensioni: mentre decisamente brillanti sono i suoi arrangiamenti della musica di Scott Joplin per La stangata di George Roy Hill (1973), è capace di musica dolorosamente impegnata in film come La scelta di Sophie di Alan J. Pakula (1982) e Città amara – Fat City di John Huston (1972). Notevoli i suoi adattamenti di Pachelbel, compositore barocco tedesco, in Gente comune di Robert Redford (1980), i suoi richiami a Debussy in Paura d’amare di Garry Marshall (1991), il suo lavoro (in collaborazione con Billy May) per il musical `triste’ Pennies From Heaven di Herbert Ross (1981). Dal 1975, intanto, H. si dedica anche al teatro musicale; il suo debutto in questo campo è il musical A Chorus Line , scritto e diretto da Michael Bennett: racconta dall’interno i sacrifici, le gioie, i piccoli drammi di un gruppo di cantanti-ballerini selezionati per uno spettacolo di rivista. Rappresentato nel 1975 allo Schubert Theatre di New York con Kelly Bishop e Pamela Blair, raggiunge le 6.137 repliche; inoltre riceve il premio Pulitzer, il Tony Award e il Premio dei critici drammatici di New York. Il cd con la colonna sonora dello spettacolo vende una quantità enorme di copie. A Chorus Line è rappresentato con successo anche in Italia, e conosce la via dello schermo nel 1985 ad opera di Richard Attenborough.

Il secondo exploit di Broadway è They’re Playing Our Song (1979): libretto di Neil Simon, versi di Carole Bayer Sager, interpreti Robert Klein e Lucie Arnaz. Mille repliche a New York, più le recite londinesi; il musical, che racconta la burrascosa relazione fra due autori di canzoni, arriva anche in Italia col titolo Stanno suonando la nostra canzone . Del 1983 è Jean Seberg (versi di Christopher Adler), ispirato alla vita tormentata dell’attrice americana suicidatasi quattro anni prima, rappresentato solo a Londra; del 1987 è Smile (versi di Howard Ashman) che si risolve in un fiasco. Esito impari alle attese ha anche The Goodbye Girl (testo di Neil Simon), rappresentato a Broadway nel 1993, per il quale H. è affiancato da un altro compositore, David Zippel. H. si occupa anche di televisione e ha scritto un’autobiografia intitolata The Way I Were . La sua produzione è vulcanica e interessa tutti i generi musicali, compresa la composizione di brani da concerto (come The Anatomy of Peace , da lui stesso diretto in Europa a capo della London Symphony Orchestra). La sua vena è copiosa ed elegante, capace di melodie sentimentali e salottiere, ma anche di qualche zampata drammatica; in ogni caso, nel campo della musica teatrale non ha più saputo eguagliare lo straordinario successo del suo debutto.

Piovani

Musicista poliedrico che, sperimentando nuove soluzioni musicali, si divide tra teatro, televisione e cinema. Dal 1979 al 1984 Nicola Piovani collabora con la compagnia Pupi e Fresedde per gli spettacoli (tutti per la regia di A. Savelli) Canto della terra sospesa da Ruzante (1979), Affabulazione di P. P. Pasolini (1980), Il convitato di pietra, ovvero Don Giovanni e il suo servo Pulcinella di A. Savelli (1981), Lo sconosciuto chiamato Isabella di M. Morante (1982), L’amore delle tre melarance di V. Cerami (1984). Ha scritto inoltre musiche di scena per Pinocchio di Carlo Collodi (adattamento di T. Conte, 1995), Le cantate del fiore e del buffo e Canti di scena di V. Cerami (1996), Uomo e galantuomo di E. De Filippo, regia di L. De Filippo (1996). È autore delle colonne sonore di moltissimi film di importanti registi, tra cui F. Fellini per Ginger e Fred (1986), L’intervista (1987), La voce della luna (1989), N. Moretti per La messa è finita (1985), Palombella rossa , (1989), Caro Diario (1994); inoltre P. ha musicato Fiorile , dei fratelli Taviani (1993), La teta y la luna , di J.J. Bigas Luna (1994), L’uomo d’acqua dolce , di A. Albanese (1996), La vita è bella di R. Benigni (1997). P. ha anche scritto alcune canzoni per F. De Andrè.

Loewe

Suo padre era l’attore cantante Edmund Loewe, primo interprete dell’operetta La vedova allegra di Léhar. Dopo aver studiato, giovanissimo, pianoforte con Ferruccio Busoni e con Eugene D’Albert e composizione con Reznicek a Berlino, dove vince il premio Hollander, nel 1924 Frederick Loewe segue il padre negli Usa. Nonostante un’ottima presentazione nell’ambiente musicale di New York (l’anno del suo arrivo tiene un concerto come pianista alla Town Hall), per i successivi dieci anni è costretto ad abbandonare la musica e ad abbracciare una professione lontana dagli interessi dell’arte. Intanto però comincia a scrivere canzoni che, a partire dal 1935, riesce a vendere con un certo successo. Si dedica allora alla composizione di canzoni e di partiture per spettacoli musicali. La sua prima commedia musicale si intitola Great Lady (1938, Majestic Theatre: i suoi lavori debuttano tutti a New York), testo di Earle Crooker, regia di Windust Bretaigne, coreografia di Balanchine. Scritta nello stile dell’operetta viennese, non ha un gran successo. Decisivo è l’incontro con il librettista e paroliere Alan Jay Lerner, tipico newyorkese: si stabilisce un’alleanza di lavoro assai proficua che non si scioglierà più. Il primo musical nato dalla loro collaborazione è The Patsy (1942); il secondo il più fortunato What’s Up (1943), che al National Theatre viene rappresentato per otto settimane, regia e coreografia di Balanchine. Il lavoro seguente (The Day Before Spring , 1945) resiste sei mesi, nello stesso teatro, con la regia di John C. Wilson, interpreti John Archer e Estelle Loring.

La grande affermazione arriva però con Brigadoon (1947), il primo musical che vince il Drama Critic Award per la miglior commedia dell’anno. La vicenda, fantastica, riguarda un villaggio del XVIII secolo che per un’antica magia emerge dalle Highlands scozzesi un giorno a ogni nuovo secolo ed è scoperto da due turisti americani. La musica richiama vecchie ballate scozzesi ma accoglie anche suoni sofisticati di Broadway: tra le canzoni più note sono “Almost Like Being In Love” e “Down on McConnachy Square”. Rappresentata al Ziegfeld Theatre con la regia di Robert Lewis e la coreografia di Agnes De Mille, la commedia teatrale è un trionfo e ha 581 repliche. In seguito divenne anche un film. Del 1951 Paint Your Wagon, un musical-western, rappresentato al Shubert Theatre con la regia di Daniel Mann, coreografia di Agnes De Mille. Il più fortunato prodotto della collaborazione Loewe-Lerner è del 1956, My Fair Lady. Ambiziosamente, la commedia si basa su Pygmalione di G.B. Shaw, e anche se Shaw rifiuta il permesso di farne un musical, il produttore inglese Gabriel Pascal, che detiene i diritti per una versione filmica, è ben determinato nel suo intento e dopo vari tentativi con altri autori si assicura la collaborazione di Loewe e di Lerner, i quali mandano in porto l’operazione dopo la morte di Pascal, avvenuta nel 1954. La vicenda segue fedelmente il copione shawiano nel portare in scena la rozza fioraia Eliza Doolittle che, sotto la guida del professore di fonetica Higgins, diventa una gran dama e frequenta i salotti dell’aristocrazia londinese. Libretto e musica fanno centro: particolarmente notevoli, sul piano romantico, i numeri “I Could Have Danced All Night” e “Without You”, e su quello umoristico “Just You Wait, `Enry ‘Iggings”, “With a Little Bit of Luck”, “Why Can’t The English Teach Their Children How to Speak?”, e soprattutto l’indiavolato terzetto “The Rain in Spain”. Rappresentato al Mark Hellinger Theatre con la regia di Moss Hart, le coreografie di Hanya Holm, i costumi di Cecil Beaton e l’interpretazione della debuttante ventiquattrenne Julie Andrews, più Rex Harrison e Stanley Holloway, My Fair Lady fa il giro del mondo, stabilendo un record di durata non ancora superato. Anche di questo musical fu ricavato il film, interpretato da Audrey Hepburn e Rex Harrison per la regia di Cukor (1967).

L’ultimo musical di Loewe (sempre in collaborazione con Lerner, che successivamente si rivolgerà ad altri musicisti) è Camelot (1960), tratto dal romanzo epico The Once and Future King di T.H. White, imperniato sulla gloriosa reggia di Camelot distrutta per l’infedeltà di Guenevere, moglie di re Artù, innamorata di sir Lancillotto. Al Majestic Theatre ha 873 repliche: il regista è Moss Hart, protagonisti Richard Burton, Julie Andrews, Roddy McDowell. Colpito da un attacco di cuore durante il lavoro compiuto per la rappresentazione di Camelot , Loewe si ritira a vita privata. Torna a lavorare con Lerner per un film del 1973 diretto da Stanley Donen, Il piccolo principe (The Little Prince), da Saint-Exupéry. Per il cinema L. aveva già lavorato in diverse occasioni, sia con interventi originali, come per una canzone scritta per il film Athena (La figlia di Nettuno, di R. Thorpe), “Baby, Its’ Cold Outside”, Oscar 1949 per la migliore canzone, e con la partitura completa di Gigi (idem, 1958, di V. Minnelli); sia curando la trasposizione su pellicola di suoi musical teatrali. Da notare che Gigi diventa una commedia musicale per le scene a seguito del successo del film, invertendo l’ordine canonico, ossia il processo di derivazione di un film dalla ribalta. Nel 1964, in Germania, si gira sulla vita del nostro musicista il film Melodien von Frederick Loewe , regia di H. Liesendahl. Tre sono i lavori teatrali che da soli hanno assicurato a Loewe la fama, Brigadoon, My Fair Lady e Camelot : in essi questo compositore ha avuto modo di dispiegare il dono felice della melodia, la piacevolezza e l’orecchiabilità dei motivi, il senso del romanzesco.

Romberg

Sigmund Romberg impara a suonare il pianoforte sotto la guida del padre e, da solo, diversi altri strumenti. Ancora ragazzo, dirige in pubblico una marcia da lui stesso composta. Si trasferisce a Vienna per studi di ingegneria, che abbandona per dedicarsi totalmente alla musica. Si trasferisce prima a Londra e poi, dal 1909, a New York, dove suona il piano in caffè e ristoranti, prima di farsi conoscere come autore di canzoni e poi come compositore di musiche per operette e commedie musicali. Il suo primo lavoro teatrale, commissionatogli dagli impresari fratelli Shubert (Lee e Jacob, proprietari di una vasta catena di teatri) è del 1914 e si intitola The Whirl of the World , presentato al Winter Garden Theatre con buon esito. Su un’ottantina di lavori firmati da Romberg, circa la metà verrà messa in scena dagli Shubert: i libretti sono di vari autori, tra i quali spicca Harold Atteridge (alcuni testi sono scritti dallo stesso musicista).

ùDel 1914 è The Passing Show of 1914 , seguito da altre edizioni dello stesso spettacolo nel 1916, 1917, 1918, 1919, 1923 e 1924. Del 1915, fra gli altri, Hands Up (che accoglie il tango e il rag); Made in America (pieno di riferimenti ai nuovi ritmi); The Blue Paradise , adattamento di un’operetta viennese con numeri nuovi, fra cui un `Auf Wiedersehen’ diventato famoso. Robinson Crusoe jr. (1916) costituisce una burlesca occasione per Al Jolson; The Girl from Brazil (1916) immette in un severo paesaggio scandinavo ritmi brasiliani; Maytime (1917) è ancora tributario della tradizione operettistica ed è un trionfo (si impone la canzone “Will You Remember?”); Sinbad (1918, ancora per Al Jolson) presenta lussureggianti melodie di un’Arabia da favola; mentre The Melting of Molly (1918) propone canzoni dai ritmi moderni (sintomatici i titoli “Jazz-How I Love It” e “Jazz-All Your Trouble Away”).

Agli anni ’20 appartengono i maggiori successi. Il primo è Blossom Time (1921) ispirato all’operetta di Berté La casa delle tre ragazze , su musiche di Schubert: i brani “Song of Love” (con una melodia tratta dalla Sinfonia Incompiuta) e “Lonely Hearts” entrano nel repertorio e vi rimangono. Del 1924 è The Student Prince , a sua volta tratto da un’altra operetta europea, ma rinnovata dal nuovo libretto di Dorothy Donnelly e dalla musica di R. Resta lo spunto, relativo a un giovane principe che studia in incognito a Heidelberg e si innamora della cameriera di una locanda: l’esito è strepitoso, nonostante l’assenza di ballerine e la presenza in scena di un coro formato da quaranta uomini (stupendo, fra gli altri numeri della partitura, il “Brindisi” dalla ricca tessitura corale; notevoli il duetto “Deep In My Heart” e le canzoni “Golden Days”, “Serenade” e “The Flag That Flies Above Us”).

ùSeguono, fra gli altri, Princess Flavia del 1925 (dal romanzo Il prigioniero di Zenda di A. Hope), The Desert Song del 1926 (canzoni romantiche “Desert Song e “One Alone”); The Love Call (1927), con spagnolismi e canzoni di rangers (ambientato nell’Arizona); The New Moon del 1928 (di spicco le canzoni “Lover, Come Back To Me” – derivata da una melodia di Ciaikovskij – “One Kiss” e “Wanting You”); Nina Rosa (1930) e Melody (1933), ambedue con versi di Irving Caesar; Sunny River (1941). In questo periodo R. si dedica a una fitta attività concertistica portando in giro per gli Usa musiche sue e d’altri autori con una orchestra da lui diretta, che lo vede come esecutore al piano. Organizza anche diverse trasmissioni musicali per la radio. Le sue ultime commedie musicali sono: Up in Central Park (1945, bella la canzone “The Birds and the Bees”); The Girls in Pink Tights dello stesso anno, ma rappresentata nel 1954 (vanta ottimi numeri di ballo, messi in scena dalla coreografa Agnes De Mille); e My Romance (1948), da una commedia di Edward Sheldon, amico personale di Romberg.

Negli anni ’30 R. aveva collaborato con Hollywood per le musiche originali di alcuni film, fra i quali Viennese Night (1930, di A. Crosland) e La città dell’oro (The Girl of the Golden West, 1938, di R.Z. Leonard). Tra le sue commedie musicali trasposte sullo schermo si segnalano The Desert Song (1929, 1943 e 1953), New Moon (1931 e 1940), e poi La notte è per amare (The Night Is Young, 1934, di D. Murphy); Primavera (Maytime, 1937, di R.Z. Leonard); Up in Central Park (1948, di W.A. Seiter); Il principe studente (The Student Prince, 1954, di R. Thorpe). Nel 1954 Stanley Donen dirige un film sulla vita e il lavoro di R. intitolato Così parla il cuore (Deep in My Heart, protagonista José Ferrer). Romberg fa parte, con Victor Herbert e Rudolf Friml, del triumvirato che `trapianta’ l’operetta viennese in America, rinnovandola con elementi del jazz e delle forme musicali del Nuovo Mondo; ma anche se R. sposa le sue ascendenze danubiane coi ritmi `yankees’, non si integra mai completamente, restando fino all’ultimo sostanzialmente fedele allo spirito dell’operetta europea.

Kern

Di famiglia ebrea d’origine ceca, Jerome Kern apprende i primi elementi della musica dalla madre, poi frequenta il New York College of Music (pianoforte e composizione), perfezionandosi con insegnanti privati in Europa (Heidelberg e Londra). Nella capitale inglese lavora negli uffici dell’impresario teatrale americano Charles Frohman, attivo nel campo della prosa e del vaudeville, adattando spettacoli musicali. Nel 1905, rientrato in patria, comincia a scrivere canzoni, che vengono utilizzate in vari spettacoli, con altri e poi da solo; in realtà la sua ricchissima produzione interessa tutte le forme del teatro musicale, di volta in volta definite `musical comedy’, `musical party’, `comedy with music’. Il suo primo risultato è The Red Petticoat , del 1912, che unisce il valzer dell’operetta classica e il ragtime. Basandosi su libretti di diversi autori – fra i più felici Oscar Hammerstein II, la coppia inglese Guy Botton e P.G. Wodehouse, e Anne Caldwell – Jerome Kern si afferma a partire dal 1913, anno dello spettacolo Oh, I say!, cui segue una fioritura di successi.

Nel 1915 firma ad esempio cinque spettacoli, fra cui Nobody Home, primo di una serie di commedie musicali intimiste, volutamente lontane dal fasto e dai grandi organici, di carattere decisamente moderno (adatte fra l’altro alla sala cui sono destinate, il Princess Theatre, capace di 300 posti). Appartengono a questo gruppo Oh, Boy! (1917), su un matrimonio tenuto segreto e una coda di equivoci buffi, il tutto ambientato a Long Island e con una musica ispirata al jazz (la canzone “Till the Clouds Roll By” acquista grande popolarità); Leave It to Jane (1917), una piacevole satira dei costumi inglesi; Have a Heart (ancora del 1917: di particolare rilievo la canzone “And I Am All Alone”); Oh, Lady! Lady! (1918). Firmata insieme a Victor Herbert è Sally , gran successo del 1920, vicenda di una Cenerentola moderna che un po’ esalta un po’ canzona la donna americana; dello stesso anno è The Night Boat (canzoni “Left All Alone Against Blues” e “Whose Baby Are You?”); del 1922 The Bunch of Judy (interpretata da Fred Astaire in coppia con la sorella Adele) e The Cabaret Girl (`prima’ a Londra: fa scalpore il numero in cui Dorothy Dickson canta a ritmo di fox-trot “Dancing Time”); del 1925 Sunny , il secondo grande successo degli anni Venti dopo Sally e prima di Show Boat . Sunny si ricorda oggi per i numeri (eseguiti da Marilyn Miller) “D’ye Love Me?” e “Who?”. Dopo Criss Cross (1926), nel 1927 è la volta di Show Boat , la commedia musicale più nota di K. e una delle più popolari in assoluto del teatro americano. Tratta da un romanzo di successo di Edna Farber, ridotto e versificato da Oscar Hammerstein II, contro tutte le convenzioni del teatro leggero racconta una storia complessa, una vera e propria epopea che riguarda quarant’anni di storia americana, vista attraverso gli occhi dei membri di una famiglia di teatranti che si spostano col loro battello-teatro lungo il Mississippi. Ha dunque un’anima drammatica e non si esime per esempio dal trattare problemi razziali: grazie all’eccellenza del testo e soprattutto delle melodie, Show Boat è un trionfo, con 572 repliche nello stesso teatro di debutto (Ziegfeld Theatre), senza contare le innumerevoli riprese. “Ol’ Man River”, la canzone che funge da Leitmotiv , a partire dall’edizione londinese diventa il cavallo di battaglia del grande attore e cantante nero Paul Robeson; ma occorre citare, fra gli altri brani, anche “Can’t Help Lovin’ That Man”, “Life Upon the Wicked Stage”, “Make Believe”, “You Are Love”.

I musical che seguono fatalmente non sono allo stesso livello, anche se annoverano titoli di tutto rispetto come Sweet Adeline (1929, con la torch song cantata da Helen Morgan “Why Was I Born?”); The Cat and the Fiddle (1931; 395 repliche) e Music in the Air (1932; queste ultime di ambiente teatrale ed europeo); Roberta (1933), su un vagheggino che eredita un negozio di mode a Parigi e si innamora di una dipendente, che poi si rivela una principessa russa (bellissima la canzone nostalgica “Smoke Gets in your Eyes”); Three Sisters (1934), Gentleman Unafraid (1938) e Very Warm for May (1939), portato in scena da Vincente Minnelli e da Hammerstein, autore del libretto). Dal 1933 K. è assorbito da Hollywood e collabora a diversi film con musiche originali, fra i quali: Tentazione bionda (Reckless, 1935), di Fleming; Amanti di domani (When You’re in Love, 1937), di Riskin; California (Can’t Help Singing, 1944), di F. Ryan. Due canzoni composte da K. per altrettanti film vengono premiate con l’Oscar: “The Way You Look Tonight”, per Follie d’inverno (Swing Time, 1936), di G. Stevens, e “The Last Time I Saw Paris” per Lady Be Good (1941), di N.Z. McLeod. Numerose le versioni per lo schermo di sue commedie musicali: tre versioni ha avuto Show Boat (1929, 1926 e 1951); il film Sally è del 1930, dello stesso anno (remake nel 1941) Sunny , ma l’operazione più riuscita è Roberta (1935) con la regia di W.A. Seiter e l’interpretazione di Fred Astaire e Ginger Rogers (per tale pellicola K. compone nuove canzoni). Sulla sua vita nel 1946 si realizza il film Nuvole passeggere (Till the Clouds Roll By). Continuatore di Victor Herbert e precedente immediato di Gershwin, K. resta nella storia del teatro musicale americano per la cospicua produzione, ispirata da una parte ai sentimenti d’amore e dall’altra ai ritmi febbrili della vita del Nuovo Mondo, con ricorso al jazz e ai ballabili in voga.

Giani Luporini

Dopo aver studiato violino, Gaetano Giani Luporini si iscrive al Conservatorio di Firenze dove si diploma in Composizione. Ha al suo attivo musica da camera, sinfonica e corale. Nel 1968 ottiene la cattedra di Armonia e Contrappunto al Conservatorio di Firenze; si dedica quindi all’attività didattica, scrivendo saggi e tenendo conferenze sull’evoluzione della scrittura e del linguaggio musicale. Parallelamente a quella di compositore, ha svolto anche un’intensa attività pittorica, con mostre personali e collettive in Italia e all’esteto. Fra le sue opere di maggior rilievo ricordiamo: I misteri corali (1968), Spazi notturni (1969), Dieci epigrammi (1972), Degli angeli su testi di R. Alberti (1973), Aure poema per voci soliste (1976), il balletto Galgenlieder (1978), e l’opera il Sosia (1980), tratto da Dostoievskij, su testo di C. Orselli. Ha collaborato in teatro soprattutto con Carmelo Bene per gli spettacoli Majakowskij e Pinocchio (1981), Hölderlin-Leopardi (1983) e Adelchi (1984).

Bernstein

Figlio di un ebreo russo emigrato in America nei primi anni del secolo, Leonard Bernstein agli inizi è autodidatta nello studio del pianoforte; frequenta poi la Harvard University e in diversi istituti musicali (Curtis Institute di Filadelfia, corsi estivi di Tanglewood) studia composizione, pianoforte e direzione d’orchestra. Si dedica alla composizione, alla concertazione, all’esecuzione pianistica, all’organizzazione concertistica, tutte attività che porterà avanti con costanza. Nel 1943, sostituendo all’ultima ora Bruno Walter (indisposto) alla Carnegie Hall, si impone definitivamente all’attenzione del mondo musicale; dal 1945 è direttore stabile della New York City Center Orchestra, dal 1958 della Filarmonica di New York. Come compositore si esercita in tutti i campi, affermandosi come musicista di prepotente personalità, eclettico, attento ai suggerimenti di elementi folclorici disparati, del jazz e di tutte le tendenze della musica contemporanea: da citare le sue tre sinfonie, oltre a cicli di liriche, musica da camera, brani per complessi vari. Dotato di una grande simpatia e carica umana, svolge anche attività didattica e divulgativa, presentando programmi di educazione musicale in televisione e scrivendo libri. Al teatro musicale B. dedica buona parte della sua produzione, e anche qui mostra di non erigere steccati fra un tipo di musica e l’altro; come sempre in lui si mescolano generi e stili.

Del 1944 è il balletto Fancy Free, sulle piccole avventure di tre marinai in libera uscita a New York; subito il balletto diventa – con una musica tutta nuova – il musical On the Town (libretto di Betty Comden e Adolph Green): rappresentato all’Adelphi Theatre di New York con la regia di George Abbott e la coreografia di Jerome Robbins, viene replicato 463 volte. Tra le canzoni più riuscite della brillante partitura si ricordano “New York, New York”, “Lonely Town”, “I Get Carried Away”, “Lucky To Be Me”. Altro balletto è Facsimile (1946); del 1950 è la commedia con musiche Peter Pan (da J.M. Barrie), versificata dallo stesso B., rappresentata con successo appena discreto da Jean Arthur e Boris Karloff. Un’affermazione maggiore ottiene un’altra commedia con musiche, Wonderful Town (1952), tratta da My Sister Eileen di J. Fields e J. Chodorov (libretto di Comden e Green; Winter Garden Theatre, regia di Abbott, coreografie di Robbins, protagoniste Rosalind Russell e Edie Adams). La vicenda riguarda due sorelle che arrivano dalla provincia nella Manhattan degli anni ’30 e si inseriscono con difficoltà nella metropoli; proclamato il miglior musical dell’anno, Wonderful Town vanta una musica felice (premiata con un Tony Award) in cui fanno spicco le canzoni “Conversation Piece”, “Conga”, “Swing”, “A Quiet Girl”, “Ohio”. Nel 1955 B. compone le musiche di scena per Salomè di Oscar Wilde e nel 1957 quelle per The Lark di Fry-Anouilh-Hellman. Tra queste due fatiche, un altro musical (propriamente `comic operetta’), Candide: ispirato al Candido di Voltaire, su libretto di Lilian Hellman, il lavoro non ha successo nel 1956, e per affermarsi ha bisogno di un rimaneggiamento. Il musical più noto di B. è il successivo West Side Story (1957), riuscito adattamento della tragedia shakespeariana Romeo e Giulietta , ambientato in un quartiere popolare di New York dove si affrontano duramente bande giovanili avversarie. I caratteri dei personaggi e il loro prepotente dinamismo sono messi bene in evidenza dal tessuto nervoso della musica, dall’uso insistito del sincopato, dalle accentuazioni ritmiche. Particolarmente felici l’episodio della gara di ballo fra due bande rivali; il numero “America America” affidato ai ragazzi portoricani immigrati; il balletto, che si svolge in una autorimessa, intitolato “Cool, Boys”; e soprattutto le romanze d’amore “Maria” e “Tonight”.

L’ultimo musical si risolve in un fiasco: si tratta di 1600 Pennsylvania Avenue , del 1976, su libretto di Alan Jay Lerner (sulla storia dei presidenti americani). A parte altre fatiche per il teatro come le opere Trouble in Tahiti (1952; interessante l’impiego di un trio jazz in funzione di `coro’, ossia di commento all’azione) e A Quiet Place (1983), B. è attivo anche per il cinema: compone brani di raccordo per un documentario su Louis Armstrong ( Satchmo the Great , 1956), la partitura originale di Fronte del porto di Elia Kazan (1954) e segue la trasposizione su pellicola dei suoi due musical di maggior successo, On the Town (1949, di Stanley Donen e Gene Kelly) e West Side Story (1961, di Robert Wise e Jerome Robbins). «Genio musicale completo, nato in un pianoforte con una bacchetta in mano», così B. è stato definito; di sicuro ha respirato e fatto musica con la stessa facilità e naturalezza con cui è vissuto. Perfetto rappresentante dell’attuale civiltà mass-mediologica, si è inserito più di ogni altro musicista contemporaneo nella nostra epoca, lavorando a tutto campo senza pregiudizi di sorta, e in tutti i settori lasciando un segno della sua forte personalità.

Sondheim

Figlio di un industriale dell’abbigliamento, Stephen Sondheim studia a Newton e frequenta i corsi di musica al Williams College, perfezionandosi successivamente sotto la guida di Milton Babbitt. Durante gli studi scrive testo e musica per uno spettacolo scolastico; in seguito, fermamente deciso a seguire questa strada, viene aiutato da Oscar Hammerstein II, suo vicino di casa. Dopo aver scritto i testi – negli anni ’50 – di una fortunata serie televisiva e aver adattato per la scena musicale la commedia La notte del sabato di Jacinto Benavente (ma lo spettacolo non viene mai realizzato), Sondheim entra in teatro dalla porta principale con le lyrics delle canzoni e dei numeri di West Side Story, fortunatissimo spettacolo su libretto di A. Laurents (da un’idea di Jerome Robbins) e con la musica di Leonard Bernstein. Da allora Sondheim alterna o mescola diverse attività, ora scrivendo testi e versi per musical, ora componendo la musica, ora esercitandosi in ambedue i campi; per lo più in spettacoli ben conosciuti in America, ma dall’eco limitata oltreoceano.

Del 1959 è Gypsy, basato sulle memorie della spogliarellista Gypsy Rose Lee, per cui S. scrive le lyrics (la musica è di Jules Styne); è del 1962 A Funny Thing Happened On the way to the Forum , musica e versi su libretto di B. Shevelove e L. Gellart, dalle commedie di Plauto: accolto dapprima freddamente, ottiene grande successo quando viene riproposto con qualche mutamento, fra cui un prologo, cantato dal protagonista Zero Mostel, in cui si afferma: Tragedy tomorrow, comedy tonight!; del 1964 Anyone Can Whistle, musica e versi (su libretto di A. Laurents), accolto malissimo eppure di carattere innovativo; del 1965 Do I Hear a Waltz? , solo libretto e lyrics, dalla commedia The Time of Cuckoo dello stesso Sondheim, musica di Richard Rodgers. Successivamente cura testo e musiche di: Company (1970); Follies (1971); A Little Night Music (1973, ispirato al film di I. Bergman Sorrisi di una notte d’estate ); The Frog (1974); Pacific Overtures (1976, fiasco totale, soprattutto perché basato su un argomento – l’ingerenza occidentale nel Giappone feudale – ritenuto inopportuno e provocatorio); Sweeney Todd (1979; storia `brechtiana’ di un barbiere assassino, alla Woyzeck); Merrily We Roll Along (1981); Sunday in the Park with George (1984, Premio Pulitzer); Into the Woods (1987). Fra gli altri contributi al teatro vanno annoverati i versi addizionali scritti per la ripresa del 1974 del musical Candide di Leonard Berstein e le musiche di scena per le commedie Girls of Summer di N.R. Nasch e Invitation to a March.

Due musical di Sondheim sono stati trasposti sullo schermo: Dolci vizi al Foro (A Funny Thing Happened on the way to the Forum, 1967, regia R. Lester) e The Little Night Music (1978, regia H. Prince). Inoltre il nostro autore ha composto musiche e/o canzoni originali per i seguenti film: Stavisky il grande truffatore (Stavisky, 1974, di A. Resnais); Scherlock Holmes: soluzione settepercento (1976, di H. Ross); Reds (1981, di W. Beatty: musiche addizionali di Dave Grusin); Dick Tracy (1990, di W. Beatty: solo canzoni, mentre la musica di commento è di Danny Elfman. “Sooner or Later” merita l’Oscar 1990 per la migliore canzone); Cartoline dall’inferno (1990, di M. Nichols; solo la canzone “I’m Still Here”, mentre la musica di commento è di Carly Simon). Per il cinema, Sondheim ha sceneggiato i film Gigi di H. Prince e The Last of Sheila di H. Ross. Famoso negli Usa, poco conosciuto da noi, Sondheim è un talento multimediale che ha lasciato un segno nel teatro musicale americano per il suo anticonformismo e per i risultati originali, anche quando non accolti favorevolmente dal pubblico per i temi spesso drammatici, lontani dall’ottimismo a ogni costo della tradizione di Broadway.

 

 

 

 

 

Liberovici

Fondamentalmente autodidatta, Sergio Liberovici svolge un’intensa attività per il Teatro stabile di Torino componendo, tra il 1957 e il 1977, oltre sessanta musiche di scena (Riccardo II e Come vi piace di Shakespeare, Il passatore di Massimo Dursi). Nel 1958 fonda il movimento del Cantacronache, inaugurando un modo diverso di cantare la realtà. Si rivolge poi al teatro musicale con le opere La panchina , su libretto di I. Calvino (1956), La fidanzata del fiume (1957), Patapan novanta, ovvero l’Italia inventata col morto che parla (1959). Nel 1967 L. è tra i promotori del movimento Convegno del nuovo teatro a Ivrea. Il percorso artistico di L. è sempre volto a un impegno politico nell’arte e quindi a una canzone popolare socialmente impegnata. In seguito si orienta verso la didattica musicale e il teatro per bambini con gli spettacoli Fogli d’album (1982), Il grande chiasso (1983), La carta e l’inchiostro (1984), Per filo e per segno , tratto da Gramsci (1985). La sua ultima opera, incompiuta, è Mùlzel, o delle macchinazioni.

Trovajoli

Precocemente sensibile alla musica, Armando Trovajoli impara a suonare il violino da bambino grazie al padre violinista. Studia pianoforte e composizione sotto la guida di Libero Barni e Angelo F. Lavagnino. Si diploma in pianoforte al Conservatorio di Santa Cecilia. Apprezzato pianista jazz, di cui è un pioniere nel nostro paese, viene invitato nel 1950 a partecipare a un festival internazionale alla Salle Pleyel di Parigi, accanto a solisti come Charlie Parker, Miles Davis, `Toots’ Thielmann, Max Roach. Esecutore elegante e raffinato, Trovajoli s’impone come uno dei migliori rappresentanti del jazz europeo. Nel 1952, invitato da Willy Ferrero, esegue il Concerto in fa e Rapsodia in blu di Gershwin in concerti alla basilica di Massenzio di Roma e a Palermo; l’exploit è ripetuto al San Carlo di Napoli sotto la direzione di Arthur Rodzinsky.

La Rai affida a Trovajoli l’incarico di dirigere una orchestra di ritmi e canzoni; dopo la partecipazione per due anni consecutivi al festival di Sanremo, nel 1957 forma un’orchestra che scrittura i migliori solisti italiani di jazz. Intanto compone partiture per il cinema e collabora come arrangiatore, direttore d’orchestra e compositore per spettacoli di rivista. Remigio Paone, che con la sigla `Errepì’ produce spettacoli d’alto livello, incarica Trovajoli della realizzazione delle musiche della rivista Festival (1955) di Age, Scarpelli, Verde, Vergani, con la supervisione di Luchino Visconti, protagonista Wanda Osiris (un insuccesso); e di Siamo tutti dottori (1955) di Age, Scarpelli, Verde, protagonisti due netturbini – Billi e Riva – costretti a ottenere una laurea, necessaria per non perdere il posto.

Sempre del 1955 è Il terrone corre sul filo di Nelli, Mangini e Verde, con un Nino Taranto che perde, e poi ritrova, la sua napoletanità (musica di Trovajoli in collaborazione con Giampiero Boneschi). In seguito Trovajoli diventa uno dei musicisti fissi della ditta Garinei e Giovannini, i più importanti autori e impresari del teatro musicale del dopoguerra: sono loro a evolvere la formula della rivista verso la struttura del musical. La prima vera e propria commedia musicale italiana è Rugantino (1962) su testi di Garinei, Giovannini, Franciosa e Festa Campanile, con musiche, appunto, di Trovajoli. Essa porta sulla scena la maschera romanesca del Belli, con Nino Manfredi nei panni di un bullo nella capitale papalina del 1830 che muore con coraggio sul patibolo (finale tragico decisamente inconsueto per questo genere di spettacoli). Accanto a Manfredi agiscono Lea Massari, Aldo Fabrizi e Bice Valori. È forse questa la commedia musicale più applaudita della serie, approdata fra l’altro anche al Mark Hellinger Theatre di Broadway. Trovajoli elabora con gusto motivi popolari del secolo scorso, reinventa ritmi di danze, come il saltarello, e compone canzoni diventate celebri come “Roma non fa’ la stupida stasera”, “Ciumachella de Trastevere”, “È l’omo mio”. Nel 1965 va in scena Ciao, Rudy di Garinei, Giovannini e Luigi Magni, altra scommessa vinta.

Scritta per Marcello Mastroianni, che ne diventa indimenticabile interprete (come attore, cantante e ballerino), questa commedia musicale avrebbe dovuto approdare anche nei più importanti teatri di Broadway – che l’avevano prenotata – ma per impegni assunti con Fellini l’attore non ritenne di proseguire in questo impegno (sette anni più tardi il lavoro fu ripreso e affidato ad Alberto Lionello). Protagonista è Rodolfo Valentino, visto dal suo arrivo a Manhattan al trionfo come rappresentante del fascino latino: Trovajoli, entusiasta di immergersi nella musica americana degli anni ’20 e nelle atmosfere del jazz, per la prima volta in teatro aggiunge all’orchestra di circa trenta elementi una base incisa su nastro magnetico per gli effetti `da cinemascope’; in più agisce saltuariamente sul palcoscenico anche la New Orleans Jazz Band.

Le canzoni, di estrema raffinatezza anche se non sono diventate celebri, si rifanno allo stile di Broadway del tempo; fra queste “Quattro palmi di terra in California”, “Gente matta”, “Così è lui”, “Piaceva alle donne”, “Questo si chiama amore”. Quest’ultimo motivo, cantato da Mastroianni, diverrà dopo tanti anni il leitmotiv del `film testamento’ su questo attore (mancato il 19 dicembre 1996, intitolato Mi ricordo, sì, io mi ricordo e realizzato nel 1997 da Anna Maria Tatò). Altro grande successo è Aggiungi un posto a tavola (1974), tratto dalla commedia Dopo di me il diluvio di David Forrest, testi di Garinei, Giovannini, Iaia Fiastri. Viene ripreso il tema biblico già trattato da `G. & G.’ nella rivista del 1950 La bisarca : stavolta si tratta di un simpatico prete, interpretato da Johnny Dorelli, avvisato dal Padreterno che ci sarà un secondo diluvio universale e incaricato di costruire una nuova arca. Anche per il messaggio di fratellanza in esso contenuto, questo musical ottiene un successo internazionale ed è rappresentato in tutto il mondo. Lo spettacolo viene collegato da Angelo M. Ripellino alla tradizione di Hair , Godspell e Jesus Christ Superstar .

Seguono altri lavori, sempre siglati `G. & G.’, anche se nel frattempo (1977) Sandro Giovannini viene a mancare. Del 1978 è Accendiamo la lampada di Garinei e Fiastri, con uno scrivano da Mille e una notte (ancora Johnny Dorelli) che ricorre alle magie della lampada di Aladino; del 1981 è Bravo! su testi di Terzoli e Vaime, un pretesto per dare mano libera a Enrico Montesano di ripercorrere, raccontandola a suo figlio e agli spettatori, la storia del teatro leggero, i miracoli e le magie del palcoscenico; del 1986 è Se il tempo fosse un gambero , testi di Garinei (che come sempre cura la regia) e Fiastri: mattatore di questo show è ancora Enrico Montesano. Nel 1991 Trovajoli compone le musiche di uno spettacolo particolare, L’impresario delle Smirne , che va in scena all’Arena di Verona. È tratto da Goldoni e adattato da Tullio Kezich e Mario Missiroli: la regia è di quest’ultimo, gli interpreti sono Mariano Rigillo, Marzia Ubaldi, Emanuela Moschin. La critica si divide e parla di «uno spettacolo insolito, cromaticamente smagliante e dall’elegante dimensione di un patchwork».

Fittissima l’attività di Trovajoli per il cinema (e la televisione). La sua carriera di compositore per film è una delle più consistenti del panorama italiano, sia per il numero dei contributi sia per il loro peso specifico. Scrive partiture per registi come Lattuada, De Sica, Risi, Comencini, Pietrangeli, Festa Campanile, Vicario, Magni, Scola. Dalla rivista Rugantino è stato tratto il film nel 1973, con la regia di P. Festa Campanile.

Youmans

Dopo la laurea in ingegneria conseguita all’università di New York e un anno di lavoro relativo agli studi, durante il servizio in Marina (Grande guerra) Vincent Youmans compone inni e canzoni. Una sua marcia viene sottoposta all’attenzione di Jhon Philip Sousa, direttore di una grande banda militare, che la immette nel suo repertorio. Dopo la guerra Youmans è pianista presso una casa di edizioni musicali di New York e si dedica alla composizione di canzoni; nel 1918 il suo motivo “Who’s Who With You” è inserito in una rivista. Si dedica così al teatro musicale. In collaborazione con altri firma i primi risultati. Two Little Girls in Blue (1921, in collaborazione con Paul Lannin), libretto di Fred Jackson e versi di Arthur Francis (pseudonimo di Ira Gershwin) è rappresentata con un certo successo al Cohan Theatre.

Fa spicco la canzone di Youmans “Oh Me, Oh My, Oh You”. Per Mary Jane McKane e per Wildflower , ambedue spettacoli del 1923, parte delle canzoni sono di Y., parte di Herbert Stothart. La prima commedia musicale interamente del nostro compositore è Lollipop , del 1924, ma l’accoglienza non è particolarmente calorosa, come accadde del resto anche per la successiva A Night Out del 1925. Strepitoso invece l’esito di No, No, Nannette (1925) che debutta a Londra prima di passare a Broadway. Basata su un libretto di O. Harbach e F. Mandell, versi di Irving Caesar, questa che è una delle prime genuine `operette americane’ – nel senso che immette nella struttura tradizionale, all’europea, un nuovo tipo di musica, legata più al sincopato che al walzer – tratta di un ricco editore cui piace la bella vita e corre la cavallina con tre belle turiste di Atlantic City, nonostante abbia una figlia, Nanette, una ragazza vivacissima, anzi scatenata. Ambedue metteranno però la testa a posto, quando si tratterà di compiere delle scelte.

No, No, Nanette costituisce uno dei maggiori successi degli anni ’20, anzi è uno dei risultati più rappresentativi dell’epoca: tra le altre canzoni comprende “I Want To Be Happy” e “Tea For Two”, destinate, quest’ultima specialmente, a trionfare in tutto il mondo. L’altro `hit’ – dopo Oh, Please del 1926, che vanta la bella canzone “I Know That You Know” – è Hit the Deck del 1927, su libretto di Herbert Fields, basato su una commedia che riguarda la ricerca di ragazze da parte di tre marinai in libera uscita. Lo spettacolo, prodotto dallo stesso Y., si afferma per i numeri dai ritmi brillanti e per le canzoni “Sometimes I’m Happy” e “Hallelujah!”, tratta quest’ultima dalla marcia che era stata eseguita dieci anni prima dalla banda di J. P. Sousa.

Le commedie musicali che seguono non riscuotono gli stessi successi. Esse sono: Rainbow (1928), su libretto di L. Stallings e O. Hammerstein II, con almeno una bella canzone, “I Want A Man”; Great Day (1929), su libretto di W.C. Duncan e J. Wells (belle le canzoni “Great Day”, “More Than You Know”, “Without A Song”; Smiles (1930), prodotta da Florenz Ziegfeld su libretto di William McGuire (tra i lyricists Ring Lardner) e interpretata da Fred e Adele Astaire. Through the Years , del 1932, è in pratica l’ultimo musical di Youmans (contiene la canzone dallo stesso titolo, preferita su tutte dal suo autore). Con altri musicisti partecipa poi allo spettacolo Take a Chance, rappresentato da Jack Haley e Ethel Merman; e nel 1944 è la volta di una rivista di balletti (con musiche di Youmans e di altri, compresi compositori `classici’) intitolata Vincent Youmans Ballet Revue , che ottiene scarso successo.

 

Da diversi anni, ormai, Youmans è ammalato di tubercolosi e trascorre molto tempo nei sanatori; nelle pause della malattia pensa di darsi alla musica da concerto e abbozza partiture per spettacoli musicali, progetti destinati però a non concretizzarsi per la morte, sopravvenuta all’età di quarantasette anni. I proventi delle canzoni, per sua volontà, sono destinati a un fondo per la lotta contro la tubercolosi. Tre musical di Youmans hanno preso la strada dello schermo, magari più di una volta. No, No, Nanette è diventato un film, con lo stesso titolo, nel 1930 (regia C. Badger) e nel 1940 (regia di H. Wilcox), e col titolo Tè per due (Tea for Two) nel 1950, regia di David Butler, con notevoli variazioni al plot originale.

 

Hit the Deck a sua volta viene filmato tre volte: nel 1929 (di L. Reed), nel 1937 (l’edizione migliore, firmata da M. Sandrich, con Fred Astaire e Ginger Rogers, dal titolo Seguendo la flotta , Follow the Fleet) e nel 1955 (regia di R. Rowland). Take a Chance è diventato film nel 1933, regia di L. Schwab e M. Brice. Tra i contributi originali a pellicole diverse il più rilevante è per Carioca (Flying Down to Rio, 1933) di Freeland, interpretato da Fred Astaire e Ginger Rogers e comprendente le canzoni “The Carioca” e “Orchids in the Moonlight”. Youmans sa mescolare con maestria i generi musicali, ottenendo risultati piacevoli e scattanti (tra l’affermazione della melodia e il ricorso ai ritmi jazz), prediligendo l’umorismo e lo stile scanzonato.

 

 

 

 

Carpi

Fiorenzo Carpi si diploma nel 1945 al conservatorio di Milano, allievo di Arrigo Pedrollo e Giorgio Federico Ghedini; fra le sue innumerevoli composizioni si segnala La porta divisoria, opera ispirata a La metamorfosi di Kafka, su libretto di Giorgio Strehler. Dal 1947 diventa musicista stabile presso il Piccolo Teatro, dove compone le musiche di scena di quasi tutti gli spettacoli di Strehler; il suo primo lavoro è per Il soldato Tanaka di Georg Kaiser, ancora al teatro Olimpia, due mesi prima dell’inaugurazione della sala di via Rovello. C. ricorda che a segnalarlo a Strehler fu il critico Giulio Confalonieri, che conosceva e apprezzava il suo lavoro. Collabora, inoltre, con altri registi e attori tra i quali Vittorio Gassman, Guido Salvini, Patrice Chéreau, Eduardo De Filippo, Lamberto Puggelli, Carlo Battistoni. Quando nasce il teatro-cabaret lavora stabilmente con i suoi interpreti più rappresentativi: Dario Fo (compone le musiche e le canzoni di quasi tutti i suoi testi teatrali), il gruppo dei `Gobbi’ (Franca Valeri, Vittorio Caprioli, Alberto Bonucci e poi Luciano Salce), Franco Parenti, Giustino Durano, ecc. Vastissima la sua produzione musicale per il cinema: Leoni al sole di Caprioli, Incompreso e Mio Dio, come sono caduta in basso! di Luigi Comencini, Zazie nel metrò e Vita privata di Louis Malle, Senza famiglia nullatenenti cercano affetto di Gassman, Un’orchidea rosso sangue di Chéreau, Notte italiana di Carlo Mazzacurati, per citare solo qualche esempio. Ha scritto alcune delle più belle canzoni italiane: Ma mi e Le mantellate (con Strehler), La luna è una lampadina e Stringimi forte i polsi (con Fo). Ha lavorato molto anche in televisione: Le avventure di Pinocchio di Comencini, la censurata Canzonissima di Fo, Chi l’ha visto? , ecc. Partecipa anche agli esordi della pubblicità (il mitico Carosello ) con le musiche per due réclame celebri: il dentifricio Colgate e l’aperitivo Campari. Secondo C., per scrivere musica per il teatro, un musicista deve conoscere bene la storia della musica: dai trovatori del Medioevo fino al repertorio contemporaneo, al jazz e al rock; essere umile, sì che la sua musica non sopravanzi l’immagine; utilizzare un certo spirito critico e anche un po’ di ironia, in quanto la musica che soltanto venti o trent’anni fa veniva usata come sottofondo all’azione scenica, oggi ha conquistato una precisa funzione `critica’, di commento alla scena.

Gershwin

Appartenente a modesta famiglia ebrea d’origine russa, George Gershwin da ragazzo studia il pianoforte poi composizione, senza però potersi assicurare una formazione accademica. A sedici anni si impiega presso una casa editrice di musica di New York col compito di eseguire canzoni al piano a uso dei clienti, poi è accompagnatore al piano di cantanti presso il City Theatre. Comincia nel frattempo a scrivere canzoni in proprio, alcune delle quali vengono utilizzate in spettacoli di rivista. Nel 1919 debutta, appena ventenne, con un musical tutto suo, Half Past Night , ma la grande affermazione giunge l’anno dopo con La Lucille , versi di Arthur J. Jackson (pseudonimo del fratello Ira, che lo seguirà come ‘lyricist’ – poi col suo vero nome – fino all’ultimo) e Buddy De Silva. Questo musical registra 104 repliche. Inoltre, lo stesso anno, Al Jolson acquista e divulga la canzone “Swanee”, composta per lo spettacolo Capitol Revue , e il nome di G. diventa popolare. Mentre continua a comporre canzoni, il nostro musicista porta in scena un gran numero di commedie musicali e di rivista, su testi diversi, anche più di una all’anno. Morris Gest Midnight Whire è ancora del 1929; del 1920 è George White Scandals of 1920 , seguita negli anni successivi dalle nuove edizioni di questa rivista in serie, che era nata nel 1919 a iniziativa di George White, ex ballerino diventato impresario di spettacoli noti per lo sfarzo, sul modello delle Ziegfeld Follies; del 1921 è Dangerous Maid , del 1922 Our Nell (in collaborazione con William Daly), del 1923 The Rainbow (rappresentata in `prima’ a Londra). Poi si succedono nel 1924 Sweet Little Devil , Primrose (tra le sue canzoni si afferma soprattutto, anche lontano dalla ribalta, “Isn’t It Wonderful”), Stop Flirting e Lady Be Good , lanciata quest’ultima da Fred e Adele Astaire. Spettacolo che impone, oltre a “Oh, Lady Be Good”, un’altra fra le canzoni più note e più belle di George Gershwin, “Fascinating Rhythm”, in cui i versi di tipo colloquiale si prestano particolarmente a ritmi vigorosamente sincopati.

Il 1924 è anche l’anno di Rapsodia in blu per pianoforte e orchestra, eseguita alla Aeolian Hall da Paul Whiteman a capo della sua orchestra di jazz sinfonico, pianista lo stesso G. Quest’ultimo ambisce da sempre a comporre anche musica da concerto, oltre quella reputata `leggera’: aveva già scritto un quartetto per archi e un’opera afro-americana in un atto, Blue Monday Blues , utilizzata solo per una recita all’interno della rivista George White’s Scandals of 1922 e poi ripresa col nuovo titolo 135th Street . In seguito G. comporrà, in questo ambito, il Concerto in fa per piano e orchestra (eseguito alla Carnegie Hall), il poema sinfonico Un americano a Parigi (ancora Carnegie Hall, New York Symphony Orchestra), una seconda Rapsodia per piano e orchestra , l’opera `all negro’ Porgy and Bess , nonché preludi, suites, ouvertures e variazioni. La produzione di musical continua intanto con Tell Me More ; Tip Toes ; Song of the Flame , tutti del 1925 (l’ultimo in collaborazione con Herbert Stothart). Oh, Kay! è del 1926, scritta da Guy Bolton e P.G. Wodehouse per la `stella’ G. Lawrence, che impersona una nobildonna inglese innamorata di un playboy americano sullo sfondo del proibizionismo: spiccano in partitura le canzoni “Do Do Do” e “Someone To Watch Over Me”. Le vivacissime Strike Up the Band (una satira politica che contiene la bella canzone “The Man I Love”) e Funny Face (244 repliche; al centro la canzone “S’ Wonderful”) sono del 1927; Rosalie (335 repliche) e Treasure Girl del 1928; Show Girl è del 1929; Girl Crazy del 1930. Quest’ultima commedia musicale, su un bellimbusto di città spedito dal padre in una sperduta località del selvaggio West – debutto della ventunenne Ethel Merman – contiene alcune fra le più belle canzoni del repertorio gershwiniano, “Embraceable You”, “I Got Rhythm” e “But Not For Me”. Gli ultimi lavori teatrali, meno fortunati dei precedenti, sono: Of Thee I Sing (1931, sulla lotta fra repubblicani e democratici), Pardon my English e Let’em Eat Cake (1933), una specie di seguito – quest’ultima – di Of Thee I Sing .

Successivamente George Gershwin, invitato a Hollywood, compone canzoni originali per film, tra cui Love Me Tonight ( Amami stanotte , 1932, di R. Mamoulian), Shall We Dance ( Voglio danzare con te , 1937, di M. Sandrich, con Fred Astaire), A Damsel in Distress ( Una magnifica avventura , 1937, di G. Stevens, ancora con Fred Astaire), The Goldwyn Follies ( Follie di Hollywood , 1937, di G. Marshall, con Vera Zorina). Mentre lavora ai numeri musicali di quest’ultimo film, George Gershwin – che ha sempre sofferto di mali di testa – viene colto da un malore, provocato da un tumore cerebrale che lo porta fulmineamente alla morte, non ancora quarantenne. Molti dei suoi lavori teatrali e sinfonici sono stati trasposti su pellicola, dopo la sua morte: citiamo fra i film più importanti Lady Be Good (1941, di N. Z. McLeod), Un americano a Parigi (An American in Paris, 1950, di V. Minnelli) e Cenerentola a Parigi (Funny Face, 1957, di S. Donen). Otto Preminger dal canto suo nel 1959 porta sullo schermo Porgy and Bess . Molte canzoni vengono poi utilizzate intensivamente dal cinema di tutto il mondo, e sulla vita di G. si gira nel 1954 il film Rapsodia in blu ( Rhapsody in Blue , di I. Rapper). Nella sua produzione teatrale – che lo pone al primo posto fra tutti gli autori del suo tempo – così come negli altri suoi lavori, questo musicista ha successo perché riflette in pieno il nostro secolo e il mondo americano: come è stato detto, con la sua audacia, le sue sfrontatezze, la sua gioia febbrile, il suo movimento che si addolcisce in ritmiche malinconie, domina la scena, in teatro e fuori.

Bussotti

Osserva Roland Barthes che un manoscritto di Silvano Bussotti è già un’opera d’arte totale: in lui il teatro (il concerto) comincia a germinare fin dall’apparato iconografico che ha il compito di trasmetterne il programma. Per Silvano Bussotti l’opera musicale scritta, ben lungi dall’esaurirsi nelle potenzialità di un prodotto, è infatti un momento di un’ operazione sinestetica, insieme acustica, visiva e gestuale, che prelude ai sinuosi labirinti del suo teatro. Compositore, regista, scenografo e costumista tra i più originali comparsi sulla scena dell’avanguardia italiana negli ultimi decenni, Silvano Bussotti ha sempre coltivato un proprio mondo musicale di concentrata intensità autobiografica, nutrito di ossessioni, desideri e pulsioni sensuali debordanti – una visione liberatoria ed estetizzante dell’erotismo campeggia al centro di tutto il suo progetto artistico – che deflagrano spazialmente a partire dal suo segno grafico. Gli spartiti di due dei Five Piano Pieces for David Tudor (1959), ad esempio, saranno materiali per i siparietti di Oggetto amato (1975), `mitologie danzate’ con coreografia di Amedeo Amodio; mentre la gestualità dei Tableaux vivants per due pianoforti (1964) funge da cartone preparatorio per il `mistero da camera’ La passion selon Sade (1965); o ancora, le pianistiche Novelletta (1973) e Brillante (1975) verranno poi rielaborate in versione ballettistica. Nella Passion , in particolare, Silvano Bussotti attinge forse al più alto livello del suo sperimentalismo, nell’assoluta ambivalenza dei ruoli di esecutori e attori, nel continuo trascolorare delle azioni dall’esecuzione strumentale alla finzione scenica o all’happening vero e proprio.

A partire dagli anni ’70 la fucina del `Bussottioperaballet’, sigla sotto la quale il compositore ama far rientrare ogni suo lavoro teatrale, ha prodotto circa venti titoli tra opere (delle quali ricordiamo Lorenzaccio, 1972, Nottetempo, 1976, L’ispirazione, 1988) e balletti. Quest’ultimo versante è particolarmente ricco; spiccano Raramente (Biennale di Venezia 1971, coreografia di Aurelio Milloss), Le bal Miró (1981, coreografia di Joseph Russillo, scene e costumi di Miró), Cristallo di rocca (Scala 1983) e Nuit de faune (1990-91), denominato ‘concerti con figure’. Già direttore di La Fenice di Venezia (1976-77) e della Biennale Musica (1991-93), sin dagli anni ’60 Silvano Bussotti ha affiancato all’impegno per le regie, le scene e i costumi di quasi tutti i propri spettacoli, un’assidua presenza nel campo della musica di scena (da Beckett a Hofmannsthal, alcune collaborazioni con Carmelo Bene) e soprattutto della regia, sia per balletti d’altri autori sia per il teatro d’opera (dal 1974 in poi, per le scene e i costumi si è avvalso in prevalenza della collaborazione di Tono Zancanaro). Anche quest’ultima e non secondaria branca della sua attività appartiene e si fonde con il ridondante gusto figurativo del suo teatro. Se la sua musica è pervasa da una poetica che elegge il frammento prezioso e la citazione dotta a sistema, analogamente l’invenzione visiva attinge ai toni del fantastico e del fiabesco per contagiarli con un’ostentazione compiaciuta di sfarzo ed eccessività che gioca a sfiorare il kitsch, ma che definire `barocca’ sarebbe limitativo. L’intento di B. è invece quello di riguadagnare al proprio narcisistico quanto nobile gesto, in una lucidità che si direbbe quasi ‘neo-rinascimentale’ nei suoi momenti migliori, la perduta pienezza interdisciplinare e totale del fare artistico.

Lloyd Webber

Figlio di un compositore e di una pianista e fratello di Julian Lloyd W., affermato violoncellista e compositore, Andrew Lloyd Webber, precoce talento musicale, compie studi di architettura e di storia a Oxford; qui conosce Tim Rice, che sarà poi l’autore di molti libretti dei suoi musical. Dopo aver frequentato il Royal College of Music, compone su versi di Rice diverse canzoni e nel 1968 affronta il teatro musicale con un’opera-pop in forma di oratorio (Joseph and his Amazing Technicolour Dreamcoat), imperniata sulle vicende di Giuseppe, figlio di Giacobbe, esule in Egitto al servizio del faraone; l’opera sarà ripresa e rimaneggiata in anni più recenti. Il primo successo mondiale dei due amici è Jesus Christ Superstar , ‘opera-rock’ rappresentata per la prima volta nel 1971 al Mark Hellinger Theatre di New York, dove totalizza settecentoundici rappresentazioni, più di tremilatrecento repliche a Londra e altre in diversi paesi del mondo. È il primo trionfo, che assicurerà a Webber la fama, guadagni favolosi e la nomina a baronetto; fra l’altro sarà il primo musicista a quotare in borsa le azioni della società appositamente costituita per lo sfruttamento commerciale dei suoi lavori. Jesus Christ Superstar, originato da un disco rock, mette in scena la Passione di Cristo in maniera giovanilistica e scanzonata, ricorrendo per la musica agli stili più diversi (non soltanto al pop-rock), in una mescolanza molto abile e con risultati interessanti, tutti affidati al canto e alla danza. Tra le canzoni più note: “Heaven in Their Minds”, “I Don’t Know How to Love Him”, “Hosanna”, “King Herod’s Song”, “Superstar”.

Jeeves, del 1975, è un musical sul personaggio dell’impeccabile maggiordomo creato da P.G. Wodehouse, su libretto di Alan Ayckbourn; le accoglienze sono tiepide. Torna il successo su larga scala con Evita (1978), basato sulla biografia di Eva Perón, consorte del presidente argentino in bilico tra populismo e totalitarismo. Presentato con la regia di Hal Prince, protagonista Patty Lupone, Evita vanta alcuni motivi diventati famosi come “Requiem for Evita” e “Don’t Cry for me, Argentina”. Per Cats (1981) lo stesso Webber scrive testo e versi, oltre la musica, adattando il poemetto Old Possum’s Book of Practical Cats di T.S. Eliot, imperniato attorno a un gatto che, alla fine della notte, verrà scelto per salire nel paradiso dei felini. Giudicato il musical più fantasioso mai approdato sui palcoscenici di Broadway (fastosa la messinscena di Trevor Nunn, direttore della Royal Shakespeare Company), Cats è un altro grande successo. Dopo Song and Dance (1982) è la volta di Requiem (1985), oratorio-pop presentato a New York con la direzione d’orchestra di Lorin Maazel. Dello stesso anno è Starlight Express , storia di treni di diverso tipo e di diversa nazionalità in gara fra loro, su testo di Richard Stilgoe: in una costosissima messinscena, che sfrutta ampiamente la tecnologia, i treni sono `interpretati’ da attori rivestiti di metallo e dotati di pattini a rotelle; si impone, tra i numeri musicali, “Only He”.

Effetti scenici ancora più strepitosi vengono offerti in Phantom of the Opera ( Phantom negli Usa), del 1986, dal romanzo di Gaston Ledoux, sul musicista sfigurato che si aggira nei meandri dell’Opéra; più vicino all’opera lirica che al rock, lo spettacolo (regia di Hal Prince) conquista i più. Meno felicemente sono accolti i successivi Chess, Time (entrambi su testi di T. Rice) e Aspects of Love , del 1989, tratto da un libro di David Garnett, storia d’amore fra un diciassettenne e un’attrice di ventidue anni: le canzoni più riuscite sono “Love Change Everything” e “The Very First”. A parte Tell Me On Sunday , l’ultimo musical di vasto successo – sia pure discusso da alcuni critici – è Sunset Boulevard (1993), tratto da Christopher Hampton (versi di Don Black) dall’omonimo film del 1950 diretto da Billy Wilder (Viale del tramonto), sulla sorte malinconica di una ex attrice di Hollywood che non si rassegna all’inattività; il ruolo che nel film era di Gloria Swanson viene affidato sulla scena a Patty Lupone (regia di Trevor Nunn). Produttore di commedie altrui, compositore di canzoni e di motivi di circostanza (come per un campionato di calcio), W. compone anche per il cinema (Gumshoe di S. Frears, 1972; Dossier Odessa di R. Neame, 1974). Inoltre segue la trasposizione su pellicola dei suoi musical Jesus Christ Superstar (1973; regia di Norman Jewison, direzione musicale di André Previn) e Evita (1996; regia di Alan Parker, con Madonna protagonista); in questa occasione, alla partitura del musical aggiunge una canzone nuova, “You Must Love Me”, cui viene attribuito l’Oscar 1996 per la migliore canzone. Innovatore del teatro musicale britannico, Webber è un artista scaltro oltre che dotato, capace di fondere la musica pop con le ballate e il romanticismo dei tempi passati in esiti melodici e ritmici di facile presa, tra l’ispirazione autentica, il kitsch e il post-moderno. Raggiunge la popolarità più vasta – e la posizione finanziaria più vistosa – di tutti i musicisti del nostro tempo, lasciando comunque un segno personale e marcato nel panorama dello spettacolo musicale contemporaneo.

Savinio

«La prima volta che misi piede in un teatro, avevo sì e no cinque anni. Ciò avveniva a Volo, in quell’antica Jolco che vide salpare gli Argonauti alla conquista del vello d’oro». Fu precoce la fascinazione di Alberto Savinio per il teatro: quando lasciò ancora ragazzo la patria adottiva greca, salpando per l’Italia con il fratello Giorgio De Chirico, il sognato approdo era la conquista della scena teatrale. A questa meta affinò le armi di musica e teatro; e se la sua versatilità lo indusse a cimentarsi anche nelle vesti di pittore e scrittore, ottenendo solidi riconoscimenti postumi, nell’ambito della produzione di prosa e per la danza un processo di rivalutazione critica è tuttora in corso. Gli esordi di S. compositore avvennero nella Parigi di Apollinaire e dei Ballets Russes.

Tra il 1912 e il ’13 vi scrisse tre balletti: Deux amours dans la nuit (inedito, forse la sua migliore partitura), Persée (soggetto di Fokine; rappresentato a New York, Metropolitan, nel 1924) e La morte di Niobe (allestito a Roma nel 1925, con scene di De Chirico, al Teatro d’Arte diretto da Pirandello). Poi intervenne una lunghissima pausa nella produzione ballettistica, interrotta solo da Ballata delle stagioni (Venezia, La Fenice 1925) e da un ultimo titolo su commissione di Aurelio Milloss, Vita dell’uomo (Roma 1948, Scala 1951). Agli anni ’20 risale invece la prima prova teatrale, Capitan Ulisse (1925, rappresentata nel 1938), le cui gravi difficoltà di allestimento, e l’esito alquanto contrastato della `prima’, tennero S. lontano dal teatro per un altro decennio. Seguirono Il suo nome (1948), La famiglia Mastinu (1948), Alcesti di Samuele (Milano, Piccolo Teatro 1950, regia di Strehler) e Emma B. vedova Giocasta (Roma, Teatro Valle 1952, interprete Paola Borboni che lo incluse nelle sue serate di monologhi fino al 1958).

Episodico ma denso fu il contributo di Alberto Savinio alla critica teatrale, che esercitò tra il 1937 e il ’39 sul settimanale “Omnibus” diretto da Leo Longanesi (contributo ora raccolto in volume con il titolo Palchetti romani), e concentrata in pochi anni fu l’attività di regista, scenografo e costumista per il teatro d’opera. Accanto alle scene e ai costumi per Oedipus rex di Stravinskij e I racconti di Hoffmann di Offenbach (Scala 1948 e 1949), di particolare riuscita e assai apprezzato risultò l’allestimento dell’ Armida di Rossini, di cui firmò anche la regia (Firenze, Maggio musicale 1952), che segnò una tappa non marginale nell’evoluzione del gusto della messa in scena del teatro lirico in Italia. Tanto nel teatro che nel balletto, S. aspirò a un dinamico `teatro metafisico’, di clima strettamente affine e complementare a quello suscitato da De Chirico con la spazialità sospesa della sua pittura. Egli mirò a intessere un dialogo intriso di scetticismo tra gli archetipi della mitologia greca, rivisitati con ironia assieme tagliente e affettuosa, e l’anticonformismo più iconoclasta delle avanguardie.

Ricorrente nei suoi testi è il desiderio, che lo approssima a Cocteau, di far scendere le figure degli statuari miti greci dai loro piedistalli perché affrontino, come strani angeli caduti per sbaglio sulla terra, le angustie delle banalità borghesi e quotidiane del nostro tempo. Permeato di uno spirito surrealista da lui originalmente rivisto, il suo teatro si gioca tutto sull’abile montaggio di umori eterogenei. Ora si vena di una razionalistica nostalgia del mondo classico; ora si apre a riletture in chiave psicoanalitica (come nel monologo Emma B. vedova Giocasta, in questi anni riproposto con la regia di E. Marcucci da Valeria Moriconi); o ancora, è capace delle inaspettate cadenze di un malinconico esistenzialismo, il cui sguardo si posa a scrutare con vigile distacco tra le pieghe più dolorose della quotidianità.

Alloisio

Il primo spettacolo di successo di cui firma le musiche è Ultimi viaggi di Gulliver con la regia di Giorgio Gaber (1981). Poi vengono Una donna tutta sbagliata (1983-84) e Aiuto sono una donna di successo con Ombretta Colli e, nel 1987, In principio Arturo creò cielo e terra di e con A. Brachetti. Nel 1989 approda al Sistina di Roma con A che servono gli uomini per la regia di Garinei. Nel 1990 inizia la collaborazione come autore delle musiche per il Teatro della Tosse di Genova con Il Mistero dei Tarocchi, e nel 1991 Masque degli ultimi giorni dell’anno regia di Nicholas Brandon. Di seguito: Senti-mentale (1992) a Torino al Teatro Alfieri, Scena nuda (1992), Rossella e Manolito, L’albero del cacao anche questi del 1992. Nel 1994 è anche interprete di Giullarata sacra. Francesco, Dieu et rien d’autre ; compone poi canzoni e musiche di scena per Ubu chantant (1995), Shakespeare – Il sogno dentro un sogno (1996), Inferno, inferni (1996). Sempre del 1996 è il recital La rivoluzione c’è già stata (scritto e interpretato) e del 1997 sono Guerrieri felici e MaLaVita eterna , tutti e due con il Teatro della Tosse. Nel 1998 è impegnato in Disagio cosmico, disagio comico. Alloisio ha scritto, inoltre, sceneggiature per la radio e la televisione.

Herbert

Di formazione accademica, Victor Herbert compie i suoi studi musicali in Germania, prima a Baden-Baden e poi a Stoccarda. Diplomato in violoncello e direzione d’orchestra, suona il violoncello nell’orchestra sinfonica di Stoccarda e poi, dopo il suo trasferimento in America, in quella del Metropolitan di New York. Nel 1894-98 dirige la banda della Guardia nazionale dello Stato di New York e nel 1898-1904 (come associato) la Pittsburgh Symphony Orchestra. Intanto comincia a comporre per la scena americana spettacoli musicali che hanno le radici nell’operetta di gusto europeo (specialmente quella di tipo viennese, alla Franz Lehár) e accolgono al tempo stesso, man mano, caratteristiche della musical comedy , genere d’origine britannica e americana nato proprio alla fine del secolo scorso, ricco di sex-appeal, di spunti presi dalla cronaca, di parentele col varietà e la rivista (da questi la commedia musicale si distingue per la continuità della trama, mentre varietà e rivista procedono per quadri staccati).

Tra i numerosi titoli di Victor Herbert, rappresentati con successo in vari teatri di Broadway, Prince Ananias (1894), The Wizard of the Nile (1895), The Idol’s Eye (1897), The Fortune Teller (1898), scritto per una cantante ventunenne e già diva, Alice Nielsen, nel doppio ruolo di una ereditiera ungherese e di una zingara che predice la fortuna; ancora, Cyrano de Bergerac e The Singing Girl (1899), The Viceroy (1900), Babes in Toyland (1903), una delle maggiori riuscite grazie alla leggiadria del racconto, di tipo fantastico, e alla musica orecchiabile e brillante. Seguono, fra gli altri, Babette (1903), Miss Dolly Dollars (1905), Mademoiselle Modiste (1905), su uno splendido libretto di Henry Blossom, Naughty Marietta (1910): tutti basati su personaggi femminili in bilico fra una educazione tradizionale e le tensioni sbarazzine verso un’esistenza libera, di moderne vedute. Ma assai vari sono gli spunti su cui Victor Herbert costruisce i suoi spettacoli: per esempio la vita campagnola (The Red Mill, 1906), l’esotismo (Algeria, 1908), i fumetti (Little Nemo, 1908), il mondo stesso del teatro (The Prima Donna, 1908). Le ragazze e le dame del tempo, viste in diverse personificazioni, dominano comunque il vasto panorama herbertiano: citiamo ancora The Duchess (1911), The Enchantress (1911), The Lady of the Slipper (1912), The Débutante (1914), The Only Girl  (1914), The Princess Pat (1915), Eileen (1917), Angel Face (1919), My Golden Girl  (1920), The Girl in the Spotlight (1920), The Dream Girl (1924).

Victor Herbert si cimenta anche nell’opera lirica (Natoma, 1911, e Madeleine, 1914), nella musica sinfonica (vari concerti per violoncello), ma la sua fama resta legata al teatro musicale, con addentellati nel cinema: nel 1916 compone una partitura ad hoc per The Fall of a Nation, film di guerra scritto dal reverendo Dixon, autore del romanzo da cui era stato tratto l’anno prima La nascita di una nazione di Griffith; quindi – col sonoro – alcuni lavori teatrali di Victor Herbert vengono trasposti sullo schermo e diverse sue musiche e canzoni sono utilizzate in varie pellicole. Sulla sua vita si gira nel 1939, con la regia di A.L. Stone, il film The Great Victor Herbert . Musicista tra i più prolifici della ribalta americana, Victor Herbert ha saputo proporre al teatro leggero del Nuovo Mondo le solide basi della sua esperienza `classica’ e dell’eredità europea, rinnovando al tempo stesso gli schemi della vecchia operetta con l’innesto di caratteri tipici dell’America fra i due secoli; e questo senza rinunciare a una vena melodica calda e lussureggiante. Dopo di lui si succederanno altri validi compositori nel teatro musicale Usa, ma Victor Herbert non solo funge da trait d’union tra Europa e America, ma si propone anche come il più significativo precursore del musical vero e proprio.

Annecchino

Tra i più attivi autori di musiche per il teatro e la danza, Annecchino Arturo ha lavorato per le maggiori compagnie (la Comunità, Cooperativa Attori e Tecnici, compagnia Glauco Mauri) e per gli Stabili (Piccolo di Milano, Genova, Roma). Per Sosta Palmizi ha scritto le musiche di scena de Il cortile (Premio Ubu 1985). Ha musicato e registrato per la Rai i poemi di García Lorca e, con il musicista S. Rendine, ha composto l’opera radiofonica Alice (1987), tratta da L. Carroll, sulla quale Lindsay Kemp ha creato lo spettacolo omonimo. Sempre del 1987 è l’opera Una notte di gioia (libretto di Ubaldo Soddu) che è andata in scena al Cantiere d’Arte di Montepulciano. Peter Stein, nel 1989-90, gli ha commissionato le musiche di scena per Tito Andronico. Ha scritto poi le musiche per lo spettacolo Le quattro porte del deserto , regia S. Tessitore (1992). Partecipa nel 1994 al Festival del cinema ritrovato di Bologna, accompagnando al pianoforte alcuni film d’inizio secolo, rimasti per decenni negli archivi. Nel 1997 compone le musiche per Le dame de chez Maxim di G. Feydeau, regia di A. Arias, con M. Melato e La trilogia della villeggiatura di C. Goldoni, regia di M. Castri.

Cohan

I genitori Jerry e Helen Cohan, d’origine irlandese, sono artisti del vaudeville: George Michael Cohan nasce e vive sul palcoscenico, dove ben presto si esibisce insieme alla sorella Josephine. A nove anni recita in un `act’ tutto per sé e suona il violino in orchestra, quando occorre. Successivamente i suoi genitori formano con i due figli i Four Cohan, portando di teatro in teatro numeri fatti di sketch, parodie, scenette comiche e musicali. A sedici anni George comincia a scrivere canzoni e testi per le recite del quartetto familiare e per altre compagnie, e a ventitre scrive, compone, dirige e produce la sua prima commedia musicale, The Governor’s Son (1901) in cui recitano tutti i Cohan, ai quali si è aggiunta sua moglie. È la prima tappa di una serie di fatiche che riguardano tutti i campi del teatro e della musica: C. continuerà fino ai suoi ultimi anni a recitare, scrivere testi (anche per il teatro di prosa), comporre canzoni, ballare e cantare, nonché a produrre spettacoli. Di un’attività instancabile, non solo licenzia spettacoli memorabili, ma per il suo patriottismo diventa benemerito nella nazione: fra l’altro un suo inno ( Over There ) diventa popolarissimo tra i soldati americani impegnati nella prima guerra mondiale e George riceve per questo la medaglia d’oro del Congresso. Una sua canzone celebra George Washington, altre inneggiano ai padri della patria; e in maturità interpreterà lui stesso sulla scena, in una commedia, il presidente Roosevelt, ottenendo le congratulazioni di quest’ultimo.

I suoi spettacoli – piuttosto stravaganti e fantasiosi, basati spesso sulla scoperta del ‘modus vivendi’ americano da parte di stranieri, soprattutto rappresentanti del Vecchio Mondo – stanno fra la commedia musicale vera e propria e la rivista. Tra gli esiti principali sono: Running for Office (1903, ancora con tutti i Cohan, ripresa con nuove musiche e col nuovo titolo di Honeymooners nel 1907); Little Johnny Johns (1904), denominata `play with music’ e imperniata su un fantino – interpretato da George – ingiustamente accusato di aver vinto con frode il Gran Derby inglese: è la prima affermazione in grande stile nel campo del teatro musicale, vivificato da un’ondata di freschezza. Tra le canzoni spicca “The Yankee Doodle Boy”, tratto dal traditional “Yankee Doodle”, che ottiene un’enorme diffusione; Forty-Five Minutes from Broadway (1906), storia di piccoli provinciali ambientata a New Rochelle, boicottata dalle autorità di questa cittadina perché, a loro dire, ne mette in cattiva luce gli abitanti con eccessiva carica satirica (ma le canzoni “Mary’s a grand old name” e “So Long, Mary” hanno molto successo); George Washington Jr. (1906), ancora con tutti i Cohan, sulla giovinezza del grande presidente la canzone “You’re A Grand Old Flag”; Fifty Miles from Boston (1908), sempre sulla provincia americana; The Yankee Prince (1908), con tutti i Cohan, sui rapporti fra inglesi e americani; The American Idea (1908), che lancia una `American Ragtime’; e The Little Millionaire (1911), ultima apparizione in scena dei quattro Cohan. Dal 1914 al 1927 Cohan reciterà come protagonista delle sue commedie musicali. Fra queste Hello Broadway (1914), celebrazione del teatro musicale americano che comprende un amichevole omaggio al `collega’ Irving Berlin (numero “Those Irving Berlin Melodies”); The Voice of McConnell (1918), definito `musical drama’, basato su materiale folcloristico irlandese e interpretato da un tenore irlandese di fama, Chauncey Olcott; The Royal Vagabond (1919), commedia musicale d’avventure in costume (in collaborazione con Anselm Goetzl); Little Nellie Kelly (1922: canzoni “Little Nellie Kelly I Love You” e “You Remind Me of My Mother”); The Merry Malones (1927), ancora sul folclore irlandese; tra l’altro include la famosa ballata “Molly Malone. The Merry Malones” è l’ultimo lavoro musicale portato in scena dallo stesso Cohan; mentre Billie (1928), adattamento di una sua commedia, è il suo ultimo musical. In seguito Cohan recita nel teatro di prosa, cui si dedica anche come autore. Una trentina di film (del muto e del sonoro) sono tratti da suoi copioni.

A proposito di cinema, Cohan recita in alcuni film, e dalle sue commedie musicali sono tratti Little Johnny Jones (due volte: nel 1923 e nel 1929), George Washington Jr. (1923) e Little Nellie Kelly (1940). Lui vivo, il regista Michael Curtiz dedica alla sua persona il film Yankee Doodle Dandy ( Ribalta di gloria , 1942, con James Cagney, Oscar per questa interpretazione). C. appare (ancora interpretato da Cagney) anche in The Seven Little Foys (1955, regia di M. Shavelson); e su di lui nel 1968 M. Stewart e J. Pascal scrivono una commedia musicale, rappresentata a Broadway, intitolata George M. George M. Cohan è un fenomeno del teatro americano. Un biografo lo ha riassunto nella formula: «Duecento canzoni, quaranta musical interamente suoi, altri quaranta in collaborazione con altri, diecimila apparizioni sulla scena». Questo ‘figlio d’arte’ ha sempre avuto il senso dello spettacolo, sempre sorretto da una vitalità vulcanica, di puro stile yankee. Mescolando melodramma e comicità (spesso il non sense), è il primo a proporre negli Usa una commedia musicale di tipo genuinamente americano, riscattata dall’eredità operettistica europea.

Rodgers

Richard Rodgers sente prestissimo l’attrazione per la musica e comincia da ragazzo a suonare il piano. A sedici anni compone la sua prima canzone; intanto frequenta la Columbia University, dove conosce Lorenz Hart, destinato a diventare (fino alla morte, avvenuta nel 1943) il suo librettista inseparabile. Insieme pubblicano la loro prima canzone e un copione per una rivista musicale, mai rappresentata. Per la chiusura dell’anno accademico 1920 i due danno vita alla commedia musicale Fly with Me , ma l’incarico ricevuto da un produttore di Broadway di fornire un musical per le scene newyorkesi viene revocato. Dopo un secondo musical per la Columbia University, nel 1922 R. lascia l’università per iscriversi all’Institute for Musical Art (diventato in seguito la Juilliard School of Music).

Il primo vero debutto teatrale è costituito da The Garrick Gaieties (1925), messo in scena al Garrick Theatre dal gruppo giovanile del Theatre Guild di New York: prende a soggetto la gioventù inquieta degli anni ’20. Lo spettacolo ha un seguito nel 1926 ( The Garrick Gaieties of 1926 ). Insieme, Rodgers e Hart, firmeranno ventun musical, i primi con l’apporto del produttore Lew Fields. Tra i risultati principali: Dearest Enemy (1925), musical sulla guerra piuttosto originale; The Girl Friend (1926), che presenta almeno due canzoni molto belle, “The Blue Room” e “Why I Do?”; Peggy Ann (1926, con la canzone-blues “Where’s That Rainbow”); A Connecticut Yankee (1927), con una ricca panoplia di canzoni dallo stile diverso, dal valzer “Nothing’s Wrong” alla romantica “On a Desert with Thee” alla sincopata “Thou Swell”; Present Arms (1928), canzone “A Kiss for Cinderella”); Chee-Chee (1928, d’ambiente cinese e con elementi sociologici ritenuti inopportuni per il palcoscenico musicale. Altre canzoni che diventano subito patrimonio di tutta la nazione sono “Blue Moon” e “Isn’t It Romantic?” e, fra quelle comprese nei musical successivi: “With a Song in My Heart” in Spring is Here (1929), “Ten Cents a Dance” in Simple Simon (1930), “No Place But Home” in Ever Green (1930), “I’ve Got Five Dollars” in America’s Sweetheart (1931, un’affermazione di ottimismo contro la Depressione).

Altri musical di rilievo degli anni ’30 e ’40: On Your Toes (1936), sul mondo della danza, con una coreografia innovativa di George Balanchine e numeri musicali eccellenti, come il burlesco omaggio alla musica classica “The Three B’-Bach, Beethoven and Brahms”; Babies in Arms (1937) su alcuni rampolli di artisti del vaudeville che per aiutare i genitori, senza lavoro a causa della crisi, montano uno spettacolo (canzoni “My Funny Valentine”, “The Lady is a Tramp”, “Johnny One Note”, “Where or When?”); I’d Rather Be Right (1937, satira del New Deal, su soggetto di George Kaufman); The Boys from Syracuse (1938); Pal Joey (1940, dal romanzo di John O’Hara, imperniato sull’entertainer di un night-club mantenuto da una ricca signora, un protagonista tutt’altro che esemplare, che divide la critica, nonostante la bella musica). By Jupiter (1942) è l’ultimo lavoro condiviso con Hart, che muore nel 1943. Rodgers si associa allora con un nuovo librettista, Oscar Hammerstein II, con cui forma un altro solido e fortunato sodalizio, adeguando il suo stile compositivo alla nuova personalità, di temperamento delicato e sensibile alla tradizione popolare, quanto Hart era propenso al sarcasmo e all’umorismo scanzonato. Il primo risultato della nuova coppia è uno dei maggiori successi dell’intera storia del teatro musicale americano: Oklahoma! (1943), su rapporti sentimentali del mondo dei cow-boys e dei farmers in una regione che lotta per farsi riconoscere come uno degli stati dell’Unione. Le calde melodie, tributarie del folklore americano (“Oh, What a Beautiful Morning” in prima linea) e i balletti che esprimono il dinamismo dei personaggi assicurano un successo duraturo (cinque anni di repliche).

Si succedono fra gli altri spettacoli: I Remember Mama (1944, nel cast un promettente attore di nome Marlon Brando); Carousel (1945, tratto dalla commedia Liliom di Molnar, che porta in scena un trapassato: oltre al “Carousel Waltz”, diventato famoso, da apprezzare le canzoni “If I Loved You” e “You’ll Never Walk Alone”); South Pacific (1949, da un romanzo di Michener, ambientato tra gli ufficiali americani nel Pacifico), altro grande successo, premio Pulitzer e `Drama Critic’s Award’, fra gli altri premi. Agli anni ’50 appartengono diverse commedie musicali, non tutte confortate dall’approvazione del pubblico (neppure Flower Drum Song , del 1958, regista e protagonista Gene Kelly, che include belle canzoni con cadenze e richiami alla musica cinese, in linea con l’ambientazione). Due sono i `trionfi’ del periodo: The King and I (1951) e The Sound of Music (1959), di cui in Italia è ben conosciuta la trasposizione filmica con il titolo Tutti insieme appassionatamente. La prima è una commedia in costume che mette in conflitto le usanze retrograde del re del Siam, nel secolo scorso, con gli insegnamenti `democratici’ di una istitutrice inglese, e annovera ottime canzoni e straordinari balletti, come “The Small House of Uncle Tom” (“La capanna dello zio Tom”) con ballerini siamesi. La seconda, che include anche elementi ideologici contrari al nazismo, riguarda una giovane conversa incaricata di educare i figli di un nobilotto austriaco, e ha deliziosi numeri musicali, fra cui la sentimentale “Edelweiss” e la spiritosa “Do Re Mi” che funge da lezione di musica. Nel 1960 muore anche Hammerstein. Nel 1962 Rodgers lavora a un musical su un suo libretto ( No Strings ), poi si rivolge ad altri, fra i quali Stephen Sondheim e Sheldon Harnick, ma gli esiti non sono così felici come in passato.

Nel frattempo Rodgers ha cominciato a comporre musica per film e per documentari e serial per la televisione. Hollywood si impadronisce dal canto suo dei musical di maggior successo trasferendoli su schermo: da ricordare specialmente le versioni di Carosello , Oklahoma! , Il re e io, Pal Joey, South Pacific. Considerato uno dei padri del grande musical americano, R. ha fatto `uscire all’esterno’ questo genere teatrale immergendolo nei grandi spazi e nella coralità degli apporti, e nutrendolo dell’ottimismo tipicamente americano, alla conquista di frontiere sempre nuove. Non per niente il presidente Kennedy lo definì cantore della «meravigliosa esperienza di essere americani del ventesimo secolo».

Berlin

Emigrato con la famiglia negli Usa all’età di quattro anni, Irving Berlin apprende i primi elementi della musica dal padre, cantore di sinagoga, ma poi per sopravvivere esercita diversi mestieri, fra cui quello di cameriere-cantante. Comincia a scriversi da solo le sue canzoni e come autore incontra successi sempre maggiori: la prima canzone che riesce a pubblicare (1907) è un omaggio al nostro Paese, “Marie from Sunny Italy”. Tra i suoi titoli più noti, compresi in spettacoli musicali diversi, suoi o di altri autori (o in film), sono: “Alexander’s Ragtime Band”, “Blue Skies”, “God Bless America!” (divenuta quasi un inno nazionale), “A Pretty Girl is like a Melody” (massima espressione in lode dell’eterno femminino), “Remember”, “Always”, “Cheek to Cheek”, “White Christmas” (divenuta `rituale’ per le celebrazioni del Natale quanto i canti della tradizione liturgica). Il teatro viene affrontato nel 1914 con la commedia musicale Watch Your Steps (protagonisti Irene e Vernon Castle), che presenta la novità – per uno spettacolo teatrale – di essere basata sul ragtime. Segue una folta produzione di spettacoli musicali, rappresentati fra gli anni ’10 e il 1949: praticamente ogni anno esce un nuovo musical con la firma di B., su copioni di diversi autori. Del 1915 è Stop! Look! Listen! , una rivista con Gaby Deslys e Marion Davies (ancora su ritmi rag : un numero si intitola “Everything in America is Ragtime Crazy”, ma anche il resto sfoggia un irresistibile sincopato); del 1916 The Century Girl (in collaborazione con Victor Herbert); del 1917 Dance and Grow Thin (definita una `midnight revue’); del 1918 Yip, Yip, Yaphank , rivista rappresentata dai militari di una base americana, in cui presta servizio il sergente Irving Berlin, che esegue un tipico `lamento’ della vita militare, “Oh, How I Hate To Set Up In The Morning”. Questa rivista serve di abbozzo per un successivo e più impegnativo spettacolo per soldati, This is the Army , rappresentato durante la Seconda guerra mondiale, nel 1942.

Irving Berlin si mette volontariamente a disposizione del governo, scrivendo canzoni per i militari, per la Croce Rossa e gli operai impegnati nello sforzo bellico, esibendosi personalmente nelle zone di operazione. Per tornare alla produzione degli anni ’10, occorre segnalare tra i lavori musicali Cohan Revue of 1918 (scritta in collaborazione con George M. Cohan) e, nel 1919, Ziegfeld Folliès of 1919 (per Eddie Cantor e altri attori), seguito dalle versioni 1920 e ’27 dello stesso spettacolo. Nel 1920 Irving Berlin si costruisce un proprio teatro, battezzato ‘The Music Box Theatre’, in cui rappresenta quattro edizioni (poi sospese per i costi eccessivi nella gestione della sala) di una rivista denominata The Music Box Revue : nel 1921, ’22, ’23 (Grace Moore è tra gli interpreti) e ’24 (con Fanny Brice, Grace Moore e Claire Luce). Di particolare rilievo la commedia `pazza’ The Cocoanuts (1925) in cui si esibiscono i fratelli Marx (quattro, a quel tempo: Groucho, Zeppo, Harpo e Chico), portata sullo schermo nel 1929. Dopo Face the Music (1932), satira della Grande Crisi economica, è la volta di As Thousands Cheer (1933) con Clifton Webb e Ethel Waters, burlescamente impaginato come le cronache di un giornale, da un’idea di Moss Hart: vi appartiene una canzone drammatica sulla condizione dei neri americani, “Suppertime”. Per quattro anni B. è a Hollywood, impegnato a scrivere canzoni per il cinema: tra i migliori risultati sono Cappello a cilindro (Top Hat, 1935), Seguendo la flotta (Follow the Fleet, 1936) e Girandola (Carefree, 1938), tutti diretti da Mark Sandrich e interpretati da Fred Astaire; La signora della Quinta Strada (On the Avenue, 1937) di R. del Ruth, con i Ritz Brothers; La grande strada bianca (Alexander’s Ragtime Band, 1938) di H. King, con Tyrone Power e Ethel Merman; Ho trovato una stella (Second Fiddle, 1939) di S. Landfield, con Sonja Henie.

La partecipazione di Irving Berlin al cinema continua anche in seguito: oltre ai film tratti da suoi lavori teatrali ricordiamo La taverna dell’allegria (Holiday Inn, 1942; è per questo film che B. scrive “White Christmas”, a sua volta origine di una pellicola con questo titolo del 1954), ancora di Sandrich; Cieli azzurri (Blue Skies, 1946) di S. Heisler, con Bing Crosby e Fred Astaire; Ti amavo senza saperlo (Easter Parade, 1948) di C. Walters, con Fred Astaire e Judy Garland; Follie dell’anno (There’s No Business Like Show Business, 1954) di W. Lang. Gli spettacoli teatrali si diradano, anche per gli impegni del periodo bellico, e sono di limitato spessore; fa eccezione Annie Get Your Gun (1946) con Ethel Merman nel ruolo di Annie Oakley, campionessa di tiro nel circo di Buffalo Bill: diventerà un film nel 1950 ( Anna prendi il fucile ), con Betty Hutton protagonista. Del 1949 è Miss Liberty , musical patriottico su testo di Robert Sherwood; del 1950 Call Me, Madam e del 1962 Mr President , ancora su motivi di politica interna. Russo, ebreo e povero, Irving Berlin è il tipico esempio di immigrato che, partendo dal nulla, arriva in cima alla scala del successo, diventando fra l’altro più `americano’ (nello spirito, nelle abitudini, nell’attaccamento alla nuova patria) degli americani di lunga data. Da notare, a proposito della sua scalata ai vertici di Tin Pan Alley (il quartiere degli editori di canzoni) e di Broadway, il fatto che Irving Berlin, pur avendo come si suol dire la musica nel sangue, non imparò mai a leggere le note, costretto per di più a suonare il pianoforte con un solo dito. Nel suo teatro musicale egli afferma uno stile che, come nelle canzoni, concilia la memoria della ballata tradizionale americana con i ritmi del jazz; il suo talento di melodista fa il resto, imponendolo come uno dei più fortunati e rappresentati compositori dell’intera storia di Broadway.

Gaslini

Giorgio Gaslini fonde la musica popolare con la musica colta contemporanea e con la prassi improvvisativa jazzistica, approdando ad una ‘musica totale’, intesa come coesistenza di vari linguaggi musicali e di mezzi espressivi diversi (musica, teatro, danza). Collabora agli inizi degli anni ’50 con F. Carpi per l’allestimento del Giulio Cesare di Shakespeare, regia di Strehler. Ha composto numerose musiche di scena, per Pantalone mercante fallito , di Goldoni (G. De Bosio, 1955), Macbeth di Shakespeare (T. Buazzelli, 1974), Il padre di Strindberg (G. Lavia, 1979), La Gioconda di D’Annunzio (regia di G. Albertazzi) e per il regista Chérif, con le scenografie di A. Pomodoro per le opere I paraventi di J. Genet (1993), I drammi marini di Ibsen (1995), Nella solitudine dei campi di cotone , di J. M. Koltés (1996), La tempesta di Shakespeare (1998). Ha inoltre scritto le opere Un quarto di vita (1968) e Mister O (1996), il primo `melodramma jazz’ nella storia della musica. Ha scritto musiche per balletti, tra cui Drakon, coreografie di U. Dallara (1971), Contagio di M. Pistoni, per sei anni in cartellone alla Scala, Carmen Graffiti (1996), coreografie di F. Sedeno, con I. Seabra, e Sprint (1998), di L. Spinatelli. Ha composto anche musiche per film, tra i quali Un amore, (1965) di D. Buzzati, Kleinhof Hotel , di C. Lizzani (1977), La notte di M. Antonioni (Nastro d’argento1961) e Profondo Rosso di D. Argento (1975).