Rodari, Gianni

Attraverso racconti, filastrocche e poesie, divenute in molti casi classici per bambini, Gianni Rodari ha contribuito a rinnovare profondamente la letteratura per ragazzi.

Gianni Rodari è stato uno scrittore, insegnante e giornalista. Attraverso racconti, filastrocche e poesie, divenute in molti casi classici per bambini, ha contribuito a rinnovare profondamente la letteratura per ragazzi. Fu uno fra i maggiori interpreti del tema “fantastico” nonché, grazie alla Grammatica della fantasia, uno fra i principali teorici dell’arte di inventare storie. Tra le sue opere maggiori si ricordano Filastrocche in cielo e in terra, Il libro degli errori, Favole al telefono, Il gioco dei quattro cantoni, C’era due volte il barone Lamberto.

Gianni Rodari, il maestro della fantasia

Gianni Rodari è nato a Omegna nel 1920. Dopo la guerra inizia la sua carriera da giornalista e collabora per numerose pubblicazioni, tra cui “L’Unità”, il “Pioniere”, “Paese Sera”. Negli anni Cinquanta comincia a dedicarsi alla scrittura per l’infanzia: scrive racconti, favole, cura rubriche e libri per ragazzi, lavora come autore televisivo di programmi per l’infanzia.

Nel 1950 lasciò Milano per Roma, dove fondò e diresse, con Dina Rinaldi, il giornale per ragazzi “Pioniere”, con cui collaborò per una decina d’anni, fino alla cessazione della pubblicazione. In tale periodo fondò il campeggio estivo dei Pionieri, con sede prima a Sestola e poi a Castelluccio di Porretta Terme.

Gianni Rodari poesie e filastrocche

Stringe una intensa collaborazione con Giulio Einaudi Editori che con Editori Riuniti pubblicava i suoi libri, apprezzati anche all’estero e tradotti in molte lingue. Tra le sue opere più significative: Le avventure di Cipollino, Gelsomino nel paese dei bugiardi, Filastrocche in cielo e in terra, Favole al telefono, Il libro degli errori, C’era due volte il barone Lamberto.

Alcuni suoi testi per l’infanzia, tra i quali la celeberrima Ci vuole un fiore, vengono musicati da Sergio Endrigo e da altri cantautori.

Negli anni Sessanta e Settanta Rodari ha partecipato a conferenze e incontri nelle scuole con insegnanti, bibliotecari, genitori, alunni. E proprio dagli appunti raccolti in una serie di questi incontri ha visto la luce, nel 1973, Grammatica della fantasia, che è diventata fin da subito un punto di riferimento per quanti si occupano di educazione alla lettura e di letteratura per l’infanzia.

Favole in teatro

Le storie di Gianni Rodari dedicate all’infanzia hanno spesso conosciuto una riduzione per il teatro (è stata questa la sorte, tra le altre, di C’era due volte il barone LambertoFavole al telefonoLa freccia azzurraIl sole neroLa grammatica della fantasia).

Tra i lavori specificatamente pensati per il teatro si trovano Le storie di re Mida (Torino, teatro Carignano 1967), Le avventure di Cipollino (Milano, circolo Brecht 1973), Il paese dei 99 cani (Roma, Teatro del Pavone 1975), Avventura con il televisore (Enna, scuola elementare 1975), Caccia a Nerone(Terranova Bracciolini 1976), Marionette in libertà (Palermo, scuola elementare `Arcoleo’ 1976), La storia di tutte le storie (La Spezia, centro Allende 1976), Le farsefavole (Bologna, parco della Montagnola 1976), Gip nel televisore (Venezia Lido, La Perla del Casinò 1977), La gondola fantasma (Agerola, Napoli, 1981), Quando la terra girava (in collaborazione con V. Franceschi, 1981), Gli esami di Arlecchino (1996). La gran parte della produzione teatrale di Rodari è contenuta in due libri: Le storie di re Mida (1983) e Gli esami di Arlecchino (1987).

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Mario Luzi

Hemingway, Ernest

Ernest Hemingway è stato tra i romanziere più celebri del Novecento, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1954.

Ernest Hemingway è stato uno scrittore e giornalista statunitense. Romanziere tra i più celebri del Novecento, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1954, Hemingway inaugurò quella narrativa sconcertante (hard-boiled) che ha avuto tanti seguaci e imitatori. Fece parte della comunità di espatriati americani a Parigi durante gli anni 1920, conosciuta come la “Generazione perduta” e da lui stesso così chiamata nel suo libro di memorie Festa mobile. Autore del più importante romanzo sulla Prima guerra mondiale, Addio alle armi, tra le sue opere principali occorre citare anche Per chi suona la campana e Il vecchio e il mare.

Ernest Hemingway biografia: gli anni della Prima guerra mondiale

Fu una vita straordinariamente piena e avventurosa quella di Ernest Hemingway. Nato il 21 luglio 1899 a Oak Park, vicino a Chicago, ebbe un’infanzia serena, circondato dalla natura nella regione dei Grandi Laghi. Condivideva con suo padre la passione per la caccia, la pesca e la vita all’aria aperta,  esperienze che ispirarono profondamente i suoi romanzi. Fu già alle scuole elementari che, notata la sua attitudine alla scrittura, Hemingway venne spronato da alcuni insegnanti a scrivere molto, il che forgiò indelebilmente la sua nascente indole di scrittore.

Arrivò il 1917 e con quell’anno la Prima Guerra Mondiale per gli Stati Uniti d’America. Il giovane Hemingway decise di arruolarsi volontario per andare a combattere in Europa. Un difetto della vista lo tenne lontano dalla prima linea: fu invece impiegato come autista di ambulanze per la Croce Rossa Americana e inviato al fronte italiano nella città di Schio.

Agnes von Kurowsky, il primo amore di Hemingway che ispirò Addio alle armi

Il giovane Hemingway desiderava, però, assistere alla guerra da vicino. Fece domanda per essere trasferito sulla riva del Basso Piave come assistente di trincea, dove si recava quotidianamente tra le prime linee per distribuire generi di conforto ai soldati. Durante le sue mansioni fu colpito dalle schegge dell’esplosione di una bomba austriaca e venne trasferito a Milano per essere operato. Lì rimase tre mesi, durante i quali s’innamorò, ricambiato, di un’infermiera statunitense di origine tedesca, Agnes von Kurowsky, che però lo abbandonò alla fine del conflitto. Il suo rifiuto ispirerà, nel 1929, il racconto Addio alle armi.

Festa mobile: Ernest Hemingway e la Lost Generation a Parigi

Ritornato in America, Hemingway si trasferì a Toronto, città che lo introdusse al mondo del giornalismo. Rimase però molto deluso dalla società americana, che gli appariva troppo superficiale e incapace di comprendere la tragedia che aveva appena devastato l’Europa. Nel dicembre 1921 ottenne l’incarico di corrispondente e inviato speciale in Europa dal Toronto Star e decise di trasferirsi a Parigi, la capitale culturale dell’epoca. Con lui andò Hadley Richardson, pianista del Missouri con cui si era appena sposato.

In Francia la coppia frequentò la comunità di espatriati statunitensi che girava attorno a Gertrude Stein e che comprendeva i più grandi artisti del periodo: James Joyce, Ezra Pound, Francis Scott Fitzgerald, Pablo Picasso, Joan Miró. Nel suo libro di memorie Festa mobile, uscito postumo, fu Hemingway stesso a riunirli tutti sotto il nome di “Generazione perduta“.

L’inizio della carriera letteraria e il successo di Addio alle armi

A Parigi iniziò ufficialmente la carriera letteraria di Ernest Hemingway, dietro al grande sostegno di Gertrude Stein e agli insegnamenti del poeta Ezra Pound. Il suo primo romanzo, Il sole sorge ancora, gli valse un’immediata celebrità. L’opera ebbe un percorso editoriale tortuoso, durante il quale Hemingway fu aiutato da Pauline Pfeiffer, redattrice di moda di Vogue, che divenne presto la sua amante, provocando una frattura nel suo matrimonio. Nel giro di un anno, Hemingway divorziò da Richardson e sposò Pfeiffer, con cui andò a vivere a Key West, in Florida. Fu lì che iniziò a scrivere Addio alle armi, il suo romanzo più celebre.

Ernest Hemingway libri: la vita e le opere dello scrittore statunitense
Ernest Hemingway libri: la vita e le opere dello scrittore statunitense

Nel 1928, dopo la nascita del suo secondo figlio, l’autore restò profondamente segnato da un evento che lo tormenterà per il resto della sua vita: il suicidio del padre.

Secondo molti biografi fu allora che Hemingway cominciò a bere e a condurre un’esistenza ancor più spericolata. Il tema della sfida alla morte divenne una costante tanto nella sua vita, costellata di safari, corride, battute di caccia e di pesca, tanto nei romanzi parzialmente autobiografici Morte nel pomeriggio e Verdi colline dell’Africa.

La guerra di Spagna in Per chi suona la campana

Gli anni Trenta segnarono una svolta nella sua vita. Nel 1936, allo scoppio della guerra civile spagnola, lo scrittore partì per Madrid, dove lavorò come corrispondente di guerra. Questa esperienza gli fornì l’ispirazione e il materiale per il suo prossimo romanzo Per Chi Suona la Campana, ambientato durante la guerra civile spagnola e il cui protagonista, un partigiano americano combatte dalla parte dei repubblicani contro i fascisti. 

L’ultimo romanzo di Ernest Hemingway: Il vecchio e il mare

Nel 1941, quando gli Stati Uniti entrarono nella Seconda guerra mondiale, Ernest Hemingway lavorò di nuovo come corrispondente di guerra. Prese parte anche al D-Day, lo sbarco in Normandia il 6 giugno 1944, con le forze alleate e li seguì fino a Parigi, partecipando alla liberazione della città.

Dopo la guerra visse soprattutto a Cuba. Nel 1953 pubblicò Il Vecchio e il Mare che gli valse il premio Pulitzere nel 1954 ottenne il Premio Nobel per la Letteratura.

Negli ultimi anni della sua vita soffrì vari problemi di salute e depressione, temendo il declino fisico e mentale si uccide con un colpo di pistola nella sua casa in Idaho nel 1961.

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John Steinbeck

Truman Capote

James Joyce

Eco, Umberto

Autore de Il nome della rosa e Il pendolo di Foucault, Umberto Eco è tra gli intellettuali più importanti della storia culturale italiana.

Umberto Eco, è stato uno degli intellettuali più importanti della storia culturale italiana. Semiologo, filosofo, medievalista, massmediologo, scrittore, traduttore e docente universitario, durante la sua lunga carriera ha co-diretto la casa editrice Bompiani, contribuito alla formazione del Gruppo 63 e fondato nuovi pionieristici corsi di laurea (il DAMS e Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna). Tra i suoi romanzi più famosi figura Il nome della rosa, vincitore del Premio Strega e bestseller internazionale tradotto in più di 40 lingue.

Umberto Eco biografia: l’esperienza in RAI e il Gruppo 63

La passione per la storia e la cultura medievale nasce in Umberto Eco negli anni dell’università e lo accompagna per tutta la sua vasta produzione letteraria, saggistica e narrativa. La sua primissima pubblicazione, infatti, è un ampliamento della sua tesi di laurea dedicata alla figura di Tommaso d’Aquino.

Dopo gli studi, Umberto Eco approda in RAI. L’esperienza televisiva sarà uno dei cardini su cui Eco fonderà l’impianto teorico di buona parte della sua saggistica. Nel 1961 pubblica, infatti, Fenomenologia di Mike Bongiorno, poi seguito da Diario minimo.

L’esperienza vissuta in RAI non influisce però soltanto sull’elaborazione del pensiero di Eco, ma è per lui essenziale anche da un punto di vista più strettamente personale. È in questa circostanza, infatti, che conosce altri intellettuali, con i quali darà vita al Gruppo 63, storica neoavanguardia letteraria interessata a sperimentare nuove forme di espressione, rompendo con gli schemi tradizionali.

Dal 1959 al 1975, Eco è co-direttore della casa editrice Bompiani. Nel frattempo, negli anni Sessanta ha inizio la lunga carriera universitaria. Insegna in vari atenei italiani, da Torino a Milano, da Firenze a Bologna, prima di approdare nelle più prestigiose università del mondo. Finirà infatti per tenere lezioni anche alla Columbia, a Yale, Harvard e Oxford.

Umberto Eco libri: Il nome della rosa, Il pendolo di Foucault e Il cimitero di Praga

Affermatosi negli anni ’60 come uno dei più brillanti studiosi di estetica e di semiotica (Opera aperta, Apocalittici e integrati, La struttura assente), saggista di effervescente intelligenza e umorismo (Diario minimo, Sette anni di desiderio), Umberto Eco esordisce in narrativa solo nel 1980, con quello che sarà per sempre considerato il suo capolavoro, Il nome della rosa. Seguono Il pendolo di Foucault, L’isola del giorno prima, Baudolino, La misteriosa fiamma della regina Loana, Il cimitero di Praga e Numero zero.

Umberto Eco libri: Il nome della rosa, Il pendolo di Foucault e Il cimitero di Praga
I libri di Umberto Eco

Tra le sue numerose opere di saggistica (accademica e non) si ricordano: Lector in fabula, Sulla letteratura e Dire quasi la stessa cosa.

I testi per il teatro

Nel teatro è presente con l’atto unico Le forbici elettroniche, messo in scena nel 1960. Il protagonista della pièce è una intelligenza artificiale, il Censore elettronico che, scambiando la realtà con gli intrecci dei copioni cinematografici riversati nella sua memoria, arriva a credere nella propria esistenza in vita. Il teatro diventa così, nell’intenzione di Umberto Eco, il luogo di indagine sul rapporto fra il mondo ormai dominato dalla tecnica e la realtà intesa come fenomeno di linguaggio.

Frequentatore dei cabaret milanesi dei primi anni ’60 si è anche divertito a fornire qualche testo. Tra questi,  Tanto di cappello, messo in scena da Filippo Crivelli con Sandro Massimini e una giovanissima Mariangela Melato.

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Edoardo Sanguineti

Alberto Arbasino

Cesare Zavattini


Camus, Albert

Albert Camus è un romanziere, saggista e drammaturgo francese.

Albert Camus è un romanziere, saggista e drammaturgo francese. Con Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir rappresenta una figura di spicco dell’esistenzialismo francese. È conosciuto per romanzi come Lo straniero (1942) e La Peste (1947) e per il suo lavoro nelle cause di sinistra.  Nel 1957 il Premio Nobel per la letteratura ne consacra la fama.

Albert Camus, biografia dello scrittore francese

Albert Camus nasce il 7 novembre 1913 in Algeria a Mondovi, oggi Dréan. Rimasto prestissimo orfano di padre, morto nella battaglia della Marna, conobbe un’infanzia e una giovinezza di stenti. Si distinse, tuttavia, negli studi universitari, che non riuscì a completare per il cattivo stato di salute e per il continuo lavoro cui era costretto. Fu commerciante, commesso, impiegato e attore nella compagnia di Radio Algeri. La tubercolosi colpisce Albert Camus giovanissimo: la malattia purtroppo gli impedisce di frequentare i corsi e di continuare a giocare a calcio come portiere, attività sportiva nella quale eccelleva. Finirà gli studi da privatista laureandosi in Filosofia nel 1936.

L’impegno politico e l’antifascismo

Nei primi anni ’30 aderisce al movimento antifascista e successivamente al Partito Comunista Francese da cui si allontanerà, accusato di trotskismo. Durante questi anni intraprende una storia con Simone Hie dalla quale si separa dopo due anni per una sua dipendenza dagli psicofarmaci. Si fidanza diversi anni dopo con Francine Fauré con la quale rimane fino alla fine della vita.

La sua militanza continua a manifestarsi all’interno delle redazioni di giornali dove si specializza nei resoconti dei processi e dei reportage. Passione politica e impegno giornalistico, sono due caratteristiche del suo modo di concepire la vita e le battaglie a favore dell’uomo. Le sue denunce contro lo sfruttamento degli arabi in Francia e la denuncia delle loro condizioni miserabili vissute sotto il colonialismo francese, gli portarono censure e fastidi.

Nel 1940 si sposta in Francia dopo aver ottenuto un posto al Paris-Soir, dove manifesta la sua intolleranza verso il regime nazista. Nell’ambiente intellettuale della resistenza coinvolge anche Jean-Paul Sarte, con cui instaura una forte amicizia.

Ad agosto 1945, a guerra conclusa, Albert Camus è l’unico intellettuale occidentale (a eccezione del fisico tedesco Albert Einstein) a condannare apertamente la scelta da parte degli Stati Uniti di bombardare Hiroshima e Nagasaki.

Albert Camus libri: Lo straniero, La peste e il premio Nobel

Intorno al 1937 esordisce nel mondo letterario con la raccolta di prose liriche e di saggi intitolata Il rovescio e il diritto. Affermatosi nel 1942 con il romanzo Lo straniero e con il saggio Il mito di Sisifo, raggiunse un vasto riconoscimento di pubblico con La peste (1947). Nel 1957 ricevette il premio Nobel per la letteratura per aver saputo esprimere come scrittore “i problemi che oggi si impongono alla coscienza umana”.

Dalla filosofia ai testi teatrali

Albert Camus dedica parte della sua opera anche alla creazione di testi teatraliIl malinteso (1944) e Caligola (1945), cui seguirono Stato d’assedio (1948) e I giusti (1950).

La sistematicità, caratteristica generale dell’opera camusiana, fa sì che i due momenti dedicati al teatro si inseriscano in un preciso disegno metodologico ed ermeneutico. Secondo l’analisi dello stesso Camus, Caligola e Il malinteso apparterrebbero dunque al ciclo dell’assurdo, Stato d’assedio I giusti farebbero invece parte della fase detta della ‘rivolta’. I temi trattati dalle prime due pièce rispecchiano la prima fase della ricerca di Albert Camus. Una fase distruttiva, di presa di coscienza del vuoto di senso in cui l’essere umano è immerso. In Caligola, soprattutto, Albert Camus affronta il problema della morte, della realtà banale e terribile per cui “gli uomini muoiono e non sono felici”. Il protagonista dell’opera cerca di opporsi a questa legge ineluttabile incarnando l’arbitrarietà e la cecità delle leggi che muovono l’esistenza. Il tipo di libertà sperimentata da Caligola, tuttavia, è senza via di uscita e non può che esprimersi nel crimine. Voler plasmare l’uomo sulle forze che ne precedono la creazione implica infatti la distruzione dell’umanità e la condanna alla solitudine.

In Stato d’assedio e I giusti Albert Camus dà prova dell’evoluzione del suo pensiero: dalla presa di coscienza dell’assurdo al suo superamento attraverso la solidarietà tra gli uomini, vero e proprio sentimento di simpatia, di condivisione del dolore. In particolare, I giusti – opera che analizza i legami ideologici e sentimentali degli appartenenti a una cellula rivoluzionaria nella Russia del 1905 – riesce a tradurre questa fase ulteriore della ricerca camusiana, di un nuovo umanesimo in un’epoca disperata.

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Cenzato

Giovanni Cenzato fu direttore dell'”Arena” di Verona e, dal 1922, redattore al “Corriere della sera”. Cominciò a scrivere per il teatro nel 1910 e il suo repertorio comprende, oltre a lavori in italiano, molte commedie in dialetto veneto e milanese. Per la loro facilità di comprensione e per gli accenti sentimentali che le caratterizzavano, le sue opere ebbero notevole successo tra il grande pubblico. Fra i testi di Cenzato si ricordano Ho perduto mio marito (1934), Il ladro sono io! (1937), Il marito non è necessario (1947).

Biagi

Enzo Biagi al teatro dedica alcuni lavori, soprattutto nel corso degli anni ’50. Noi moriamo sotto la pioggia è la sua prima pièce, portata sulla scena da Fantasio Piccoli al conservatorio di Bolzano nel 1952 (seguì un’edizione in tedesco rappresentata a Vienna e Salisburgo). Nel corso dell’anno successivo realizza Giulia viene da lontano. E vissero felici e contenti viene allestita a Milano, presso il Teatro Nuovo, nel 1956, da una compagnia di grido come la De Lullo-Falk-Guarnieri-Valli. In collaborazione con Sergio Zavoli, B. ha scritto 50 anni della nostra vita , una commedia a sfondo sociale rappresentata al Teatro Biondo di Palermo nel 1974.

Chiesa

Nel 1946 Ivo Chiesa fonda la rivista “Sipario”, che dirige per cinque anni. Nel 1952, abbandonato il lavoro di scrittore e di critico, si cimenta nella regia dirigendo la sua prima compagnia (L. Brignone, M. Benassi, G. Santuccio, E.M. Salerno, A. Asti, G. Mauri) al Teatro milanese di via Manzoni. Dal 1955 è direttore del Teatro stabile di Genova. Per la scena ha adattato il romanzo di Bontempelli Gente nel tempo.

Clerici

Gianni Clerici inizia a scrivere per il teatro negli anni ’80, in collaborazione con Gianni Brera (San Zenone Po, Pavia, 1919 – Codogno 1992). Il risultato del sodalizio è la stesura di tre commedie – El General Pirla, L’amore è N.A.T.O. e Andiamo a Cuba – rifiutate, per motivi di natura ideologica, dai principali teatri milanesi. Nel 1987 Clerici ottiene il Premio Vallecorsi con la commedia inedita Augusto e Cleopatra , ironico completamento della trilogia iniziata da Shakesperae e proseguita da G.B. Shaw, in cui la regina d’Egitto soccombe anche perché Giulio Cesare è smaccatamente gay. Nel 1995, alla Biennale di Venezia, viene messa in scena Tenez tennis , sulla figura della tennista Suzanne Lenglen, coreografa e interprete Valeria Magli. Per il 1999 Clerici prepara la rappresentazione al Teatro Grace Kelly di Monaco di Suzanne Lenglen, la Diva du Tennis, libera ricostruzione della vita della prima professionista nella storia del gioco, unica a non aver mai conosciuto sconfitte.

Mosca

Giovanni Mosca scrive le sue principali commedie tra gli anni ’40 e ’60. Tutti i testi nascono dalla volontà di leggere la società contemporanea, con l’occhio di un moralista che usa l’ironia per fustigare i costumi. In essi si sente riecheggiare quella vis satirica – pur nei limiti di una visione del mondo piccolo-borghese – che ha animato le sue vignette sul “Bertoldo” e sul “Candido”. Le opere più rilevanti sono L’ex-alunno (Teatro Margherita, Genova, 1942, compagnia Tofano-Rissone-De Sica), Collaborò (Il cosiddetto) (Teatro Excelsior, Milano, 1946), L’angelo e il commendatore (Teatro Quirino, Roma, 1949, Compagnia Tofano-Solari), La sommossa (Teatro Minimo, Bologna, 1954), Adamo ed Eva (Teatro Olimpia, Milano, 1955), L’Anticamera (atto unico per la televisione, trasmesso nel 1956), La giostra (Teatro Minimo, Bologna, 1956), La campana delle tentazioni (Teatro Sant’Erasmo, Milano, 1961), Cuccù (atto unico, Piccolo teatro della Città, Firenze, 1963), Italia 2500 (Teatro Sant’Erasmo, Milano, 1967).

Costanzo

Maurizio Costanzo inizia l’attività giornalistica collaborando con diverse testate, da “Ore 12” a “Paese Sera”, ed esordisce come autore radiofonico nei primi anni ’60 con la trasmissione Canzoni e nuvole, condotta da Nunzio Filogamo. Nel 1965 è autore delle trasmissioni televisive Cabaret delle 22 e Aria condizionata. In quegli anni si dedica al cabaret in un piccolo teatro romano, il Cab 37, ed è autore di alcune commedie, scritte tra il 1970 e il 1975: Il marito adottivo; Cielo, mio marito!; Vuoti a rendere. Raggiunge grande popolarità dapprima con la trasmissione radiofonica `Buon pomeriggio (1969), poi con Bontà loro (Rai 1976). Nel 1984 crea, per l’emittenza privata, il Maurizio Costanzo show (nel 1984 in versione itinerante in alcuni teatri d’Italia) che troverà sede stabile al teatro Parioli di Roma, diretto dallo stesso C. Sempre molto attivo, indiscusso protagonista della scena televisiva (autore di numerose trasmissioni di successo, dal 1998 è nominato direttore di Canale 5), ‘eminenza grigia’ della comunicazione politica, C. continua l’attività teatrale con la promozione di cabarettisti italiani dal palcoscenico del Parioli e (dal 1996) con la direzione del festival teatrale di Benevento.

Serra

Una delle firme più divertenti e originali del giornalismo, Michele Serra ha coltivato fin dall’inizio della sua carriera interessi per lo spettacolo, soprattutto per quello d’autore – ha scritto un saggio su Gaber – e, naturalmente, per la satira. Ha scritto per Beppe Grillo monologhi, sketch e il primo spettacolo Buone notizie (assieme a Arnaldo Bagnasco) e L’assassino, scritto in collaborazione con Massimo Martelli e i protagonisti, I Gemelli Ruggeri. Lo spettacolo è stato allestito a Castelfranco Emilia con la regia di M. Martelli, presso il Teatro Comunale Dadà, nel 1994. L’ultimo suo testo è Giù al Nord, scritto in collaborazione con Antonio Albanese che ne è l’interprete (al testo ha collaborato anche il regista Giampiero Solari).

Anton

Figlio del giornalista e autore teatrale Luigi Antonelli. Edoardo Anton esordì giovanissimo con il fortunato dramma poliziesco Il serpente a sonagli (Milano, 1935) da cui R. Matarazzo avrebbe tratto un film. Ad esso seguirono Mulini a vento (Milano, 1938), Un orologio si è fermato , interpretato da Emma Gramatica, Non è ancora primavera (Milano, 1943). È del 1960 La fidanzata del bersagliere (Roma, 1960, protagonista Ornella Vanoni). A. fu inoltre sceneggiatore, autore e critico radiofonico e televisivo. In veste di regista, portò in scena diversi lavori di Pirandello, Barry e Synge.

Curcio

Nato a un giorno di distanza da Eduardo De Filippo, con cui ebbe un proficuo sodalizio artistico, Armando Curcio scrisse la sua prima commedia a ventisette anni: Lionello e l’amore fu rappresentata nello stesso anno dalla compagnia De Cristoforis-Leonardi; seguì nel 1929 La diva del cinema . Il grande successo di critica e pubblico arrivò nel 1939 con A che servono questi quattrini? , messo in scena al Quirino di Roma dai tre De Filippo. Questo lavoro rimane il migliore di C., che riesce a costruire lo straordinario personaggio di Eduardo Parascandolo, sedicente professore e marchese, che predica l’elogio della povertà a patto che gli altri vi credano ricchi. Il sodalizio con la famiglia De Filippo (sia divisa sia unita) dura fino alla fine della Seconda guerra mondiale, con titoli quali I casi sono due (1941), La fortuna con l’effe maiuscola (1942, in collaborazione con Eduardo), Casanova farebbe così (1945), C’era una volta un compagno di scuola (1946; le ultime in collaborazione con Peppino). Altri titoli: Ci penso io (1940), Le barche vanno da sole (1941), Lo strano caso di Salvatore Cecere (1952), oltre a due riviste musicali come Tarantella napoletana e Funiculì funiculà . Fondò la casa editrice che porta il suo nome.

Longanesi

Il teatro fu uno dei bersagli prediletti di Leo Longanesi: ammalato di provincialismo, era – a suo parere – insopportabilmente antiquato e del tutto al servizio di attori di fatto incapaci di recitare. Promotore delle nuove tecniche di comunicazione di massa, la sua attenzione andava, piuttosto, in direzione del cinema. Il contributo alla drammaturgia si riduce perciò a una serie di rapidi atti unici in cui – facendo mostra delle sue affilatissime armi satiriche – Longanesi sbeffeggia la società contemporanea, lasciando peraltro affiorare anche un certo sentimentalismo nostalgico. Tra essi, si ricordino, Una cartolina del cuore (1930) e Una conferenza o la storia di Francia (1942).

Malaparte

Personaggio controverso e singolare, difficilmente riducibile a una sola definizione, Curzio Malaparte deve il successo a provocatorie sfide di genere anarcoide. In letteratura, si ricordano soprattutto i suoi reportage narrativi, Kaputt (1944) e La pelle (1949), ambientato a Napoli durante l’occupazione. A Parigi, nel 1948, nella speranza di raggiungere quel successo a cui ambiva da quando aveva messo piede in Francia, Malaparte comincia a dedicarsi al teatro. Ma i due lavori, Du côté de chez Proust (`impromptu’ in un atto con musica e canto) e la commedia Das Kapital , dedicata all’esilio di Marx a Londra, non ottengono esito positivo. La ripresa d’interesse verso il palcoscenico si registra alcuni anni più tardi, quando, nell’agosto 1954, dopo aver curato la regia della pucciniana La fanciulla del West , in una memorabile edizione al Maggio musicale fiorentino, propone alla Fenice di Venezia, con la regia di Guido Salvini, la sua commedia Anche le donne hanno perso la guerra . Rovinoso – anche sul piano finanziario – è infine l’esito dell’ultima pièce, la rivista musicale di satira socio-politica, Sexophone , allestita al Teatro Nuovo di Milano nel 1955 per la regia dello stesso Malaparte, e portata in giro per l’Italia. Per il cinema si occupò di un solo film, nel 1950, di cui però fu soggettista, regista e tecnico musicale: Il Cristo proibito, che curiosamente, nel 1994, è stato riproposto teatralmente a San Miniato, con la regia di Massimo Luconi, nella riduzione curata da Ugo Chiti e dallo stesso Luconi.

Montanelli

La capacità di decifrare la vita contemporanea con spirito anticonformista e freschezza espressiva sono i segni distintivi dell’Indro Montanelli giornalista e storico che si ritrovano anche nelle sue opere per il teatro. Da giovane fu un grande estimatore e frequentatore di riviste (fece anche una comparsata nella compagnia di Nanda Primavera). Al teatro si è avvicinato molto presto ( L’idolo è del 1937, Lo specchio della vanità venne messo in scena al Teatro Carignano nel 1942, L’illustre concittadino – scritto con M. Luciani – fu allestito al Teatro Excelsior di Milano nel 1949), ma i suoi testi principali sono stati scritti tra gli anni ’50 e ’60: Resisté (Teatro Olimpia, Milano, 1955), Cesare e Silla (Teatro delle Maschere, 1956), Viva la dinamite (Teatro Sant’Erasmo, 1960), I sogni muoiono all’alba (1960), Kibbutz (1961), Il petto e la coscia (Teatro di via Piacenza, Roma, 1964), Il vero generale Della Rovere (Teatro Sant’Erasmo, 1965, scritto insieme a V. Talarico). Quasi tutte le pièce sono strettamente legate a eventi (soprattutto politici) ben determinati; col passare del tempo molte di esse sono inevitabilmente diventate meno immediate e più lontane dalla sensibilità del pubblico, per cui, negli ultimi anni, le riprese si sono fatte sporadiche. Nel 1992, a cura di Arturo Corso, si è avuto l’allestimento di I sogni muoiono all’alba (di cui esiste anche una versione cinematografica), storie parallele di cinque inviati di giornali italiani sorpresi a Budapest dalla repressione comunista.

Vergani

Orio Vergani mosse i suoi primi passi collaborando con le riviste “Cronache d’attualità” (diretta da Anton Giulio Bragaglia) e la “Fiera letteraria”. Successivamente divenne una delle più importanti firme del “Corriere della Sera” per cui lavorò sino alla morte. La passione per il teatro, pur risalendo alla giovinezza, non si mantenne costante nel corso della vita. Due, in particolare, sono le pièce degne di nota: Il vigliacco – rappresentata nel 1923 a Roma presso il Teatro Sperimentale di Guido Podrecca, zio di Vergani – e, soprattutto, Il cammino sulle acque, torbida vicenda familiare dai toni crepuscolari, in cui a farla da padrona è la sensazione che tutto nella vita sia insensato, dagli indispensabili obblighi sociali alla rovinosa incombenza dei ricordi.

Kezich

Critico cinematografico del “Corriere della Sera”, Tullio Kezich ha scritto per “Panorama”, “la Repubblica” e molte altre testate, occupandosi alla fine degli anni ’50 anche di critica teatrale. Nel 1961 fonda con Ermanno Olmi la società cinematografica ’22 dicembre’, producendo le opere prime della Wertmüller, di De Bosio, di Eriprando Visconti, oltre a film dello stesso Olmi e di Rossellini. Dal 1967 al 1984 lavora nel settore produzione – cinematografico e televisivo – della Rai. È autore di commedie (W Bresci , 1971; Il Vittoriale degli italiani, 1990; L’americano di S. Giacomo, 1998), di adattamenti teatrali (La coscienza di Zeno da Svevo, 1964; Il fu Mattia Pascal da Pirandello, 1974; Il Gallo da Il bell’Antonio di Brancati, 1989), di sceneggiature cinematografiche (Venga a prendere il caffè da noi con Lattuada, 1970; La leggenda del santo bevitore con Olmi, 1988) e di diverse pubblicazioni, tra le quali la biografia Fellini (1987).