Amati

Amati Olga studia con Cia Fornaroli, Vittorina Mazzucchelli e Vera Volkova alla Scuola del Teatro alla Scala, entrando a far parte del suo Corpo di ballo e divenendone prima ballerina nel 1942. Valorizzata da A. Milloss che per lei crea numerosi ruoli (La dama dalle camelie , 1945; Coppélia , 1946; Le Creature di Prometeo ,1952) grazie alla sua tecnica fortissima e al suo stile diventa una delle interpreti favorite anche di G. Balanchine (Balletto Imperiale , 1952; Le Palais de Cristal, 1955), M. Wallmann (La giara , 1949) e L. Massine (Quattro Stagioni , 1950). Lasciata la Scala nel 1956, è prima ballerina ospite del Teatro Comunale di Firenze sempre per creazioni di Milloss (Vienna si diverte , 1957). Dal 1961 fino alla morte è stata maestra alla Scuola di ballo del Teatro dell’Opera di Roma.

San Francisco Ballet

Nata con il nome San Francisco Opera Ballet nel 1933, San Francisco Ballet si esibisce inizialmente nei balli d’opera e in lavori di Adolph Bolm. Si succedono poi alla sua guida Serge Oukrainsky (1937), il primo ballerino William Christensen (1938), che allestisce Coppelia, Il lago dei cigni, Schiaccianoci, e suo fratello Lew Christensen (1951), che stabilisce una stretta collaborazione con il New York City Ballet. Lo affianca fino al 1948 Michael Smuin che dalla stagione seguente è direttore unico, seguito poi da Helgi Tomasson (1985). Il repertorio del gruppo comprende, oltre alle coreografie di Christensen e Smuin, titoli di Balanchine e Butler, classici come La Sylphide e Il lago dei cigni, lavori di Tomasson, come Criss-Cross e Pandora’s Dance e brani come El Grito di Lila York, Sergeant Early’s Dream di Christopher Bruce, The Lesson di Flindt, Ciao Marcello di Val Caniparoli, su musica di Nino Rota, Othello di Lubovitch, Glass Pieces di Robbins, Drink to me only di Morris, The Dance House di David Bintley.

Cunningham

Nome di riferimento nella storia della coreografia del Novecento che ha contribuito a liberare definitivamente dalle convenzioni ottocentesche, e per questo maestro di intere generazioni di danzatori e coreografi, Merce Cunningham ha attraversato, da protagonista, mezzo secolo di danza, sempre al centro delle più roventi dispute sull’arte d’avanguardia, ma con un atteggiamento di sereno distacco, connaturato alla sua indole raziocinante e ironica. Il padre, avvocato, aveva auspicato anche per lui la carriera forense, ma sin dall’adolescenza il futuro direttore della Merce Cunningham Dance Company manifesta interesse nella danza (che pratica dall’età di dodici anni), specie nelle sue forme popolari, come il tip tap, uno stile prediletto e spesso affiorante persino nelle sue più algide e severe coreografie. Alla Cornish School of Fine and Applied Arts di Seattle, dove continua gli studi di danza e balletto, si interessa alle idee musicali di John Cage che frequenta la sua stessa facoltà, alla fine degli anni ’30. Con lui instaura uno dei più saldi sodalizi tra un coreografo e un compositore nella storia della danza, sulla scia delle illustri coppie formate, a fine Ottocento, da Marius Petipa e Cajkovskij e, nella prima metà del Novecento, da Balanchine e Stravinskij. Questa unione ha però ufficialmente inizio al termine della quinquennale esperienza di C. (1940-1945) nella Martha Graham Dance Company. Indolore, il distacco dalla grande maestra che per lui aveva creato i ruoli dell’Acrobata in Every Soul is a Circus (1939), del Cristo in El Penitente (1940), del Predicatore in Appalachian Spring (1944) e uno spumeggiante assolo in Letter to the World (1940), si tramuta in un’occasione per cimentarsi nella coreografia. Una serie di danze solistiche d’atmosfera evocativa, create tra il 1942 e il ’46 (come il toccante In the Name of the Holocaust o Tossed as it is Untroubled, ispirato a James Joyce) mettono in luce la sua speciale brillantezza interpretativa e sono già accompagnate al pianoforte da Cage. L’allievo ribelle di Arnold Schönberg incoraggia il compagno danzatore a liberarsi dai vincoli psicologici ed espressionisti della `letteraria’ e ‘drammatica’ Graham e ad abbracciare un credo creativo in cui al determinismo soggettivo – giudicato da Cage l’ultimo baluardo del romanticismo nell’arte del Novecento – subentrassero regole meno coercitive. E infatti eccolo partecipare con l’amico Robert Rauschenberg, al Theatre Piece di Cage (1952) che dà l’avvio, al Black Mountain College, a un nuovo movimento teatrale: quello dell’happening . In queste performance la sua danza solipsistica viene giustapposta a un brulicare di concomitanti e autonome azioni artistiche ed egli ne ricava nuovi stimoli per la messa a fuoco della sua `new dance’ con un esiguo nucleo di allievi-ballerini come Carolyn Brown, Viola Farber, Marianne Preger e Paul Taylor.

Tre le direttive di marcia della Merce Cunningham Dance Company che nasce nel 1953: riesplorare i movimenti delle tecniche tradizionali (il balletto) e di scuola moderna (come la `tecnica Graham’), includendo però i gesti quotidiani e l’immobilità (i corrispettivi del rumore e del silenzio in Cage); distruggere la prospettiva rinascimentale danzando liberamente in spazi non più solo teatrali; eliminare ogni coinvolgimento emotivo che potesse distogliere l’interprete dalla concentrazione sul movimento. Il debito contratto nei confronti del nuovo concetto di spazio di Einstein, più che non dello zen (di cui C. sarà sempre un adepto svogliato rispetto a Cage) non venne colto pienamente. Giudicate un’inverosimile accozzaglia di movimenti privi di significato e per di più ostacolate da musiche sgradevoli, le coreografie d’esordio della Merce Cunningham Dance Company (tra queste il luminescente capolavoro Summerspace del ’58) si resero tollerabili al pubblico del tempo solo grazie all’atletismo e alla perfezione tecnica dei danzatori. Nel ’59, del resto, C. aveva inaugurato la sua scuola nella quale si sarebbero formati tutti i danzatori destinati a far parte della sua compagnia ma non solo quelli. Straordinario centro internazionale, il suo Studio si è trasformato nel tempo in una vera e propria mecca della danza contemporanea. Ciò anche se C., al pari della sua maestra Graham, non ha mai manifestato una particolare propensione didattica, ma semmai la necessità di istruire danzatori in una tecnica inedita, perché sua propria, affine al balletto, nella tensione verticale, ma `sbloccata’ nella rotondità di movimenti mutuati dalla `tecnica Graham’. Oltre ai corpi dei suoi danzatori, di preferenza simili al suo (alto, dinoccolato, velocissimo e forte), anche le scenografie delle sue danze suscitano subito un certo interesse. Oggi pezzi da museo, quelle scene erano firmate da giovani artisti come Rauschenberg e Jasper Johns (dal 1954 al 1980 si avvicendarono nel ruolo di consulenti artistici della Merce Cunningham Dance Company, seguiti dall’inglese Mark Lancaster e nel 1984 da William Anastasi e Dove Bradshaw) che sarebbero diventati due `santoni’ dell’avanguardia statunitense.

Anche Andy Warhol, Frank Stella, Barnett Neumann e Robert Morris partecipano nella più totale autonomia (persino Marcel Duchamp presta, nel ’68, il suo Grande vetro per la messa in scena di Walkaround Time) a una forma di teatro in danza che rinverdiva l’esemplare sinergia artistica dei Ballets Russes d’inizio secolo, pur escludendo dal suo programma soggetti letterari e intenzioni dimostrative. Conchiusa nelle leggi dell’aleatorietà (alle change operations , mutuate da Cage, il coreografo affidava la durata dei suoi pezzi, le entrate e le uscite degli interpreti: in sostanza l’impaginazione strutturale), la danza `ontologica’ di C. si affermò definitivamente negli anni ’70 (risale al 1973 l’ingresso all’Opéra di Parigi con la creazione Un jour ou deux). Sorprende quanto una produzione non ancora esaurita, ma già di oltre duecento coreografie d’impianto formalistico e astratto, risulti legata alle temperie e agli umori del tempo in cui è nata. Le opere di Merce Cunningham sono ruvide e concrete negli anni della contestazione giovanile (Rainforest, 1968), siderali e puntiniste quando l’affermazione dell’arte concettuale cominciò a irrigidire i confini delle avanguardie (Changing Steps, 1975; Torse, 1976; Inlets, 1977). Ma divengono anche ironiche e modulari con l’introduzione degli Events : sorta di collage di pezzi presi, a caso, da varie coreografie ideate a partire dal 1962 per essere presentati negli spazi più diversi: gallerie d’arte, musei, luoghi all’aperto. Negli anni ’80 le creazioni dell’artista, che non cessa di apparire nelle sue coreografie ritagliandosi brevi assoli anche `teatrali’, tornano a essere evocative come negli anni ’40 (Pictures, 1984; Points in Space , 1986, Fabrications , 1987), anche per nuovi e più ampi cimenti ispirati a Joyce, come Roaratorio (1983) o Five Stone Wind (1988). Primo ad usare strumenti tecnologici assieme alla danza (i televisori), ad avvalersene nella composizione coreografica (ha affiancato il computer all’oracolo cinese dell’I King utilizzato nella pratica aleatoria delle chance operations ) e a collaborare con film-makers e video-artisti (come Charles Atlas e Elliott Caplan), C. rifiuta di affidare le ragioni del suo talento alla sola genialità o sensibilità artistica che pure in modo tanto spiccato possiede. Ma l’attuale fase creativa, sensuale e solcata da un inedito respiro quasi narrativo (Beach Birds, 1991; Enter, 1992; Ground Level Overlay e Windows, 1995) potrebbe almeno trovare una spiegazione toccante nel lutto, elaborato creativamente, per la morte del compagno d’arte e di vita John Cage (1992), a cui si deve l’impostazione teorica e musicale della più lunga opera della Merce Cunningham Dance Company, Ocean (1994). Altri musicisti come Christian Wolff, Morton Feldman, Earle Brown, Gordon Mumma, Conlon Nancarrow, David Tudor (che diviene consulente musicale della compagnia alla morte di Cage), La Monte Young e più di recente Gavin Bryars accompagnano le esplorazioni dinamiche del corpo nello spazio di questo artista, insignito delle massime onorificenze per la sua lunga e indefettibile dedizione alla coreografia (tra queste il Leone d’oro alla carriera, Venezia, 1995). Ma il suo nome resta indissolubilmente legato a quello di Cage con il quale ha messo a punto un nuovo rapporto tra musica e danza basato sulla durata delle due partiture, senza alcuna diretta interrelazione narrativa. Un divorzio clamoroso ma che ha contribuito, come tutta la sua riflessione sulla danza e la coreografia, a liberare e esaltare le energie autonome del movimento nello spazio. Come provano le esperienze dei postmoderni e degli attuali creatori di danza, dopo C., che peraltro continua con incessante dedizione la sua missione artistica ( Rondo, 1996; Installations, 1996; Scenario, 1997; Pond Way, 1998), la coreografia non è più stata la stessa.

Candoco Dance Company

Fondata da Adam Benjamin e Celeste Dandeker, la Candoco Dance Company mira a consentire un accesso alla danza ai portatori di handicap (can do = poter fare); a differenza di altri complessi del genere, ricorre a coreografi professionali. La maggioranza degli artisti è costretta su una sedia a rotelle; tuttavia riescono ugualmente a muoversi ed esprimersi con almeno una parte del corpo. La compagnia ha partecipato, nel giugno 1997, all’International Wheelchair Dance Festival di Boston.

Acosta

Formatosi alla Scuola del balletto di Cuba dove si diploma nel 1991, già dal 1989 si esibisce come solista con la Compagnia del Teatro Nuovo di Torino, a fianco di Luciana Savignano e Gheorghe Iancu; in seguito è ingaggiato come primo ballerino dall’English National Ballet (1991-92) e dal Balletto di Cuba (1992-93) e qui interpreta tutti i ruoli del repertorio accademico virtuosistico (Don Chisciotte, Le Corsaire, Diana e Atteone), nei quali ha modo di sfoggiare la sua tecnica da virtuoso e la sua coinvolgente verve interpretativa. Dal 1993 primo ballerino dell’Houston Ballet (La fanciulla di neve di Ben Stevenson, 1998), si esibisce in numerosi gala e spettacoli internazionali.

Ballet Royal de Wallonie

Ballet Royal de Wallonie è una compagnia fondata nel 1966 a Charleroi sulla base del precedente Ballet de Hainaut di Hanna Voos che, agli inizi, ne divenne anche direttrice insieme a T. Hubert. Dal 1980, fin quasi alla morte nel 1990, è stata guidata dal cubano e già ballerino béjartiano Jorge Lefebre che la arricchì di sue coreografie (Exalibur , Propositions , Chant de la terre). Dal 1987 è passato alla direzione Guy Basel. La compagnia ha un repertorio assai vasto che contempla soprattutto classici del Novecento ma molto aperto anche ai lavori contemporanei. Nel corso degli anni, tra le sue fila sono passati danzatori, anche illustri, di varia nazionalità, tra i quali americani e italiani (fra gli altri, Paolo Bortoluzzi, Noella Taddei, Gabriella Cohen).

Rambert Dance Company

Rambert Dance Company è il nome imposto nel 1987 dall’allora direttore Richard Alston al complesso di danza contemporanea successore dell’illustre Ballet Rambert fondato nel 1926 da Marie R. Per difficoltà economiche e su proposta del ballerino-coreografo Norman Morrice, il numero dei danzatori ridotto nel 1966, quando il balletto classico è sostituito dalla danza moderna. Dopo Morrice, hanno diretto la compagnia Robert North e Richard Alston, creando balletti e invitando coreografi ospiti. Il numero dei danzatori è aumentato nel 1994, sotto l’ammirata direzione di Christopher Bruce, che immette nel repertorio anche lavori di elementi della compagnia (Didy Veldman e Jeremy James), nonché di famosi coreografi quali Jirí Kylián e Paul Taylor. Per il settantesimo anniversario della compagnia (1996), Bruce crea, in omaggio a Rambert, Quicksilver e riprende Dark Elegies, creato da Tudor per il Ballet Rambert. Anche la scuola della compagnia gode di ottima fama.

Carbone 14

La compagnia Carbone 14 stata fondata a Montreal, nel 1982, da Gilles Maheu, coreografo e regista. Noto per le messe in scena di testi della drammaturgia contemporanea, come Marat/Sade di P. Weiss (1984), Hamletmachine (1986) e Medeamaterial (1990) di H. Müller, Maheu crea per la compagnia spettacoli multidisciplinari di forte impatto: Pain blanc (1981), Le Rail (1983), Le Titanic (1985), Opium (1987), Le dortoir (1988). Il gruppo si caratterizza per la spiccata teatralità, l’energia aggressiva e le tematiche di autoanalisi e critica sociale.

Bagnolet

Fu all’indomani del maggio 1968 che Jacques Chaurand, professore di danza a Bagnolet (località della periferia parigina) riuscì a realizzare, grazie all’aiuto della Municipalité, un ambizioso progetto e ideò il concorso `Le Ballet pur demain’. L’obiettivo era quello di offrire uno spazio ai giovani coreografi in difficoltà nel presentare le proprie opere. Alla prima edizione si presentarono cinque compagnie; dieci anni dopo erano diventate cinquanta. Da quel fervido inizio, Bagnolet si è presentato sempre come il termometro della `nouvelle danse’, non solo di Francia. Scomparso nel 1986, il concorso rinacque dalle sue ceneri nel giugno del 1988 sotto l’impulso di Lorrina Niclas e la sede passò a la Maison de la Culture de la Seine Saint-Denis a Bobigny. In trent’anni, moltissimi sono stati i suoi ‘laureati’ diventati famosi. Si possono citare: Bagouet, Gallotta, Verret, Découflé, Larrieu, Preljocaj, Montet, Brumachon, nonché M. Marin e le sue colleghe Baiz, Chopinot, Monnier, Diverrès. Fra i nomi stranieri, quelli della Linke e della Hoffmann.

Vals Bloed

Nata nel 1983 per opera delle danzatrici di Dansproduktie Truus Bronkhorst, H. Langen, M. Smit e P. Kennedy, Vals Bloed si è caratterizzata per il suo stile di teatrodanza ironico e umoristico nei primi lavori (She said, 1985; Dagger of Charm 1987). Successivamente la Bronkhorst e la Smit hanno lasciato la formazione, sostituite da E. Hell e Ma. Maat con cui è stato allestito So long Johnny . Nel 1989 infine si sono aggiunti i componenti del gruppo Het Concern, che hanno impresso una svolta tematica al lavoro del gruppo, optando per un teatrodanza più drammatico in spettacoli come Taglioni’s brother e Antilopen.

Lanonima Imperial

Fondata a Barcellona nel 1986 dal coreografo Juan Carlos García (Bilbao 1958) e inizialmente composta solo da uomini, Lanonima Imperial si impone con Eppur si muove (1987) e Castor i. Pol.lux (1988), presentati in festival internazionali. In seguito presenta spettacoli come Kairos (1990, Théâtre contemporain de la danse di Parigi), Afanya’t a poc a poc (1991, Holland Dance Festival), Eco de silenci (1993, Concorso internazionale di Tel Aviv), Landschaft mit Schatten (1996, Komische TanzTheater di Berlino), Identificación de un paisaje (1997, Opera di Zagabria), nei quali definisce un raffinato stile di teatrodanza, dove il movimento assume un valore nettamente drammatico.

TanzTheater der Komischen Oper Berlin

Fondata con il Balletto della Komische Oper di Berlino Est nel 1946, solo sotto la guida del coreografo Tom Schilling (1966 – 1994) la TanzTheater der Komischen Oper Berlin ha assunto una precisa identità artistica, legata al teatro di danza drammatico, con lavori ispirati al repertorio teatrale o ad opere letterarie quali Romeo e Giulietta (1972), Il Moro di Venezia (1969), Il sogno di una notte di mezza estate (1981). Dal 1994 è diretta dagli olandesi Mark Jonkers e Jan Linkens, nominato anche suo coreografo principale, ed ha assunto il nome di T. der K.O. a sottolineare un ulteriore consolidamento della sua linea artistica. Composta da una trentina di ballerini di formazione classica ma aperti alle discipline contemporanee, propone creazioni dei maggiori autori di teatrodanza europei e dell’avanguardia coreografica tedesca come Cesc Gelabert (Lucretia Stop), Vincente Saez (Wirbel), Juan Carlos Garcia (Landschaft mit Schatten ), oltre che dello stesso Linkens (Nuevas Cruces; Takt; Oedipus Rex).

kathakali

Relativamente tardo (risale al XVII secolo) rispetto ad altre tradizioni di teatro indiano, il Kathakali condivide con esse l’indissolubilità delle varie tecniche, canto, recitazione, danza, mimo, trucco; è dunque un teatro totale, particolarmente vigoroso e ricco di registri, che negli ultimi decenni si è guadagnato un numero crescente di estimatori anche fuori dell’India. Il repertorio messo in scena, tratto principalmente dai due grandi cicli epici indiani, il Mahabharata e il Ramayana, narra di dèi, eroi e miti. Gli spettacoli si svolgono in genere all’aperto, senza scenografia né oggetti in scena salvo per un telo, sorretto a vista da servi di scena come sipario, e una grande lampada con significato rituale, ma anche con la funzione di illuminare lo spettacolo. Le rappresentazioni durano molte ore, a volte una notte intera. Già dal pomeriggio il pubblico, che può sempre muoversi liberamente, ha modo di assistere alla preparazione degli attori: il trucco (una vera e propria pittura sul volto, la cui realizzazione è assai lunga e laboriosa) e la vestizione con costumi estremamente complessi, con tiare, diademi, cinture, sciarpe e bracciali, tutti elementi dal profondo significato. Gli attori del Kathakali, trasformati in figure impressionanti e irreali e obbligati a una postura innaturale, ottenuta con un duro esercizio fin dalla prima infanzia, hanno a disposizione un repertorio limitato di passi e movimenti dei piedi (gran parte dell’azione si sviluppa sul posto), ma un ricchissimo vocabolario di gesti (`mudras’) delle mani e di espressioni del volto, grazie soprattutto a un controllo straordinario dei muscoli facciali. Meraviglia, terrore, comicità, collera ed eroismo sono i principali registri espressivi, ma non mancano momenti di erotismo o il gusto del caricaturale e del grottesco. L’intera rappresentazione è musicata, con due cantanti a cui è affidato il testo, costantemente accompagnati da tamburi di diverse forme e dimensioni, ai quali si uniscono talvolta altri strumenti.

Tangueros

Fondata nel 1992, la compagnia Tangueros è diretta dall’argentino Alejandro Aquino, già danzatore classico del Teatro Colón di Buenos Aires e dall’italiana Mariachiara Michieli, allieva del celebrato tanguero Miguel Balmaceda. In formazione di volta in volta modificata la compagnia ha contribuito al recente rilancio teatrale del tango, sottolineando nei suoi spettacoli le molte sfumature stilistiche e le variegate origini culturali del ballo argentino: tra i vari titoli si ricordano Tangueros (1992) e Milonga Boulevard (1994), cui collabora per la parte musicale l’Orquesta Color Tango. Dal 1997 ha modificato la sua denominazione in Nueva Compania Tangueros.

Harkness Ballet

Harkness Ballet viene fondata a New York nel 1964, come vivaio di giovani talenti, con il supporto finanziario di Rebekah Harkness, già allieva di Fokine. Debutta a Cannes nel 1965 sotto la guida di George Skibine ed è in seguito diretta da Brian Mac Donald e Benjamin Harkarvy. Sciolta nel 1970, viene sostituita dalla Youth Company, formata prevalentemente dagli allievi della Harkness House for Ballet Arts, sotto la direzione di Ben Stevenson e poi di Vicente Nebrada. Nel 1974 riapre a New York l’Harkness Theatre, ma l’annessa compagnia di balletto si scioglie nuovamente l’anno seguente. Tra i coreografi che hanno collaborato con il gruppo: John Butler, Stuart Hodes, Rudi van Dantzig, John Neumeier, Margo Sappington.

Royal Winnipeg Ballet

Erede del Winnipeg Ballet Club fondato da Gweneth Lloyd e Betty Farrally (1938) la Royal Winnipeg Ballet inizia la sua attività nel 1939, ma viene riconosciuta come compagnia professionista nel 1949. Sotto la direzione di Arnold Spohr (1958) la compagnia arricchisce il suo repertorio facendosi conoscere anche all’estero grazie all’organizzazione di numerose tournée. Il suo repertorio comprende creazioni di Balanchine, de Mille, Neumeier, Vesek oltre ai balletti classici. Dal 1990 il direttore artistico è J. Meehan.

Momix Dance Theatre

La Momix Dance Theatre viene fondata nel 1980 da Moses Pendleton e Alison Chase, entrambi già componenti del gruppo Pilobolus. Deve il suo nome, derivante da Moses e mixture o da quello di un alimento per vitelli, a un a solo chapliniano con il bastone creato da Pendleton, campione di sci di fondo, in occasione dei Giochi Olimpici di Lake Placid (1980). Amatissimi in Italia, i Momix con le loro successive formazioni e le loro numerose coreografie, dello stesso Pendleton, di Cynthia Quinn, o spesso di gruppo, sono regolarmente presenti nei nostri cartelloni teatrali. Tra i loro brani più noti, brevi e fulminanti, ci sono E.C. (1982), teatrino d’ombre, Skiva (1984), con volteggi sugli sci, Medusa e Circle Walker (1985) con acrobazie in una struttura rotante, Kiss of Spider Woman , Preface to Previews e Venus Envy (1986), Stabat Mater sui trampoli, Elva (1987) su musica di Elvis Presley, White Widow (1990). Seguono poi alcuni titoli a serata intera: Passion (1991), ventuno rapidi quadri su musica di Peter Gabriel, Baseball (1996), una girandola di vignette simili a cartoni animati dedicate allo sport nazionale americano, e l’antologia Supermomix. Illusionisti del corpo, praticano uno stile di danza ginnico-atletico, basato sui giochi plastici, per cui traggono volentieri ispirazione dalla natura con le sue forme fantastiche e mutevoli, e prediligono i toni ironici, mirando anzitutto all’evasione e al divertimento intelligente. Sono i portabandiera della formula eclettica dello `sport teatrale’, pieno di ritmo e di trovate sorprendenti.

Wiener Staatsoper,

Erede di una importante tradizione ballettistica ottocentesca, contrassegnata dalla presenza di personaggi come la ballerina Fanny Elssler e i coreografi August Bournonville (maître de ballet nel 1855-56) e Paolo Taglioni (basti ricordare Sardanapalo, balletto che inaugurò nel 1869 il teatro appena costruito), dal 1891 al 1920 il Ballet der Wiener Staatsoper è diretta da Joseph Hassreiter, che vi allestisce oltre quaranta balletti tra i quali l’ancora rappresentato Die Puppenfee (1888); in seguito è guidata da Heinrich Kroller (1922-28), Margherita Wallman (1934-38) e, dal 1942 al ’58, da Erika Hanka che, affiancata da Gordon Hamilton, si impegna nella ricostituzione del suo repertorio classico (Giselle, 1955).

Gli anni ’60 e ’70 sono caratterizzati da una lunga serie di direttori e maîtres de ballet – Dimitrije Parlic (1958-61), Aurel Milloss (1961-66 e 1971-74) e Vaslav Orlikovskij (1966-71) – e dalla collaborazione con Rudolf Nureyev, impegnato anche come coreografo per i suoi primi allestimenti di Il lago dei cigni (1964) e Don Chisciotte (1966). Con la direzione artistica di Gerhard Brunner (1976-1990) la compagnia ha ulteriormente consolidato il repertorio accademico, aprendosi anche alle nuove tendenze della danza neoclassica con opere di John Neumeier (Josephslegende, 1977), Rudi van Dantzig (Vier letzte Lieder), Jirí Kylián (Return to a Strange Land); una linea proseguita da Helena Tchernikova, alla sua guida dal 1991 al 1995. Nota a livello internazionale per le sue apparizioni televisive durante il tradizionale Concerto di capodanno, la formazione incontra ancora difficoltà a raggiungere una distinta e riconoscibile identità artistica e un repertorio ben caratterizzato. Su questa linea si sta impegnando, con sue creazioni e opere di autori contemporanei, Renato Zanella, nominato direttore della compagnia nel 1996.

Laban

Figura chiave del pensiero teorico sulla danza libera o danza assoluta, Rudolf von Laban ne è stato il primo e più profondo esponente, oltre a essere stato l’ideatore di un geniale sistema di notazione della danza – pubblicato nel 1920 e denominato Labanotation – che viene utilizzato ancora oggi dal Dance Notation Bureau di New York, dal Laban Centre a Londra e dal Kinetographic Institute a Essen. Figlio di un ufficiale dell’esercito austro-ungarico, viaggiò spesso con il padre entrando in contatto con le culture e il folclore di popoli diversi. Personalità vivace e curiosa, fece studi irregolari ma versatili, interessandosi di pittura, musica, poesia e teatro. A Parigi dove studiava architettura, si accostò agli studi teorici sul movimento di Delsarte e a varie forme di danza etnica (si recò anche in Nordafrica in tournée con una sua piccola compagnia di danzatori di rivista). Tornato in Germania lavorò prima come danzatore in varie compagnie a Lipsia, Vienna, Dresda. Il primo nucleo forte della sua attività di creatore e teorico della danza libera si coagula intorno al 1910 a Monaco, dove attorniato da alcuni allievi – tra cui Mary Wigman – diede vita nel 1913 alla prima grande comunità di danza libera e cominciò a elaborare il suo pensiero, volto a indagare e a ordinare sistematicamente i principi del movimento umano. Tra il 1914 e il 1930 fondò numerose altre scuole (nel 1919 Kurt Jooss, il suo più fedele seguace, iniziò a seguire le sue lezioni), teatri di danza e istituzioni, perseguendo il tentativo di realizzare, soprattutto in alcune regie d’opera, un’arte assoluta che riunisse in sé danza, musica e parola. Influenzato dalle teorie di Delsarte e da alcune intuizioni della Duncan, Laban sviluppò in questi anni una complessa e originale teoria, stabilendo l’indipendenza della danza dalle altre arti e concentrandosi sul concetto di movimento regolato da flussi energetici che si diramano dal centro del corpo alle membra (movimenti centrifughi, detti anche free flow) e movimenti centripeti (bound flow) che dalle estremità di braccia e gambe risalgono al torso.

Le sue indagini confluirono nella codificazione di sistemi teorici come la coreutica – la relazione del corpo nei confronti dello spazio intorno a sé – e l’eucinetica, ovvero la formulazione dei movimenti possibili in tutte le direzioni, per la cui analisi Laban propone la figura geometrica dell’icosaedro, sforzandosi di collegare le sequenze più armoniose dei possibili movimenti ai rapporti musicali e arrivando a una stretta connessione tra movimento ed emozione psicologica. La danza corale diventa così paragonabile a un’orchestra, in grado di esprimere tutta la gamma delle emozioni umane e rappresentare un’integrazione fra anima e corpo che permette alla danza di svolgere un ruolo educativo fondamentale. Particolarmente cari, sulla base di queste concezioni, furono dunque per Laban i numerosi esperimenti organizzati con masse di danzatori amatoriali (i Bewegungschöre). Sottovalutando in un primo tempo la minaccia e le vere motivazioni del nazismo, Laban pensò di poter sviluppare le potenzialità educative della danza per le masse accettando nel 1934 la nomina a di responsabile per tutta la Germania delle attività di danza e ponendosi sotto le dipendenze di Goebbels. La diversità di intenti provocò subito contrasti e la rottura avvenne nel ’36, quando Laban fu incaricato di preparare una spettacolare coreografia in occasione delle Olimpiadi per inaugurare un nuovo teatro all’aperto e il Festival delle arti che affiancava le attività sportive. Viste le prove, Goebbels ne proibì la rappresentazione, intravedendo nelle attività di Laban un pericoloso focolaio anticonformista. Laban se ne avvide ed emigrò subito dopo in Inghilterra, dove utilizzò le sue conoscenze sui movimenti corporei prima per la riabilitazione dei feriti in guerra e poi per uno studio sistematico per coordinare i movimenti degli operai delle industrie. Una ricerca culminata nella fondazione assieme alla sua collaboratrice Lisa Ullmann dell’Art of Movement Studio, a Manchester nel 1946, poi trasferito nel Surrey nel 1953. Tra i suoi testi fondamentali: Die Welt des Tanzers (Stoccarda 1920), Choreographie (Jena 1926), Schrifttanz (Vienna-Lipsia 1928), The Mastery of Movement on the Stage (Londra 1950), Choreutics (Londra 1966).

Abbondanza

Studia danza contemporanea a New York nei centri di A. Nikolais e M. Cunningham. Rientrato in Italia, nei primi anni ’80 entra a far parte della compagnia Teatro e Danza La Fenice di Venezia diretta da Carolyn Carlson. Nel 1984 è tra i fondatori del gruppo Sosta Palmizi, con cui realizza Il cortile (1985, Premio Ubu) e Tufo (1986); torna in seguito a collaborare con la Carlson a Parigi e inizia (1987) il suo sodalizio con la danzatrice e coreografa Antonella Bertoni (Roma 1964) con la quale sigla Terramara (1991), Pabbaja (1994), Spartacus (1995), Mozart Hotel (1997). È autore di un teatrodanza dai tocchi minimalisti, ispirato ai temi della quotidianità ed efficacemente sviluppato attraverso una gestualità intensa ed espressiva.

London Contemporary Dance Theatre

Ispirato dalla tournée londinese della compagnia di M. Graham, il London Contemporary Dance Theatre ha invitato alcuni suoi interpreti a impartire il `metodo Graham’ ai danzatori inglesi. Robert Cohan ne è stato a lungo direttore e coreografo principale, e Noemi Lapzeson e William Louther hanno dato un contributo importante alla crescita del gruppo. La Graham ha concesso alla compagnia di eseguire due sue coreografie: El Penitente e Diversion Of Angels ; in seguito il gruppo si è concentrato sulla creazione, lavorando in particolare con Robert North e Richard Alston. Siobhan Davies è tra i coreografi formati dalla compagnia. Malgrado i successi in patria e all’estero, il complesso è stato chiuso nel 1994 dall’Arts Council (l’ente governativo che elargisce le eventuali sovvenzioni). Un certo numero di danzatori è passato alla compagnia di Richard Alston. La scuola, nata prima del complesso stesso, continua invece la sua attività.

Grand Théâtre di Ginevra,

La storia già menziona l’esistenza di un corpo di ballo legato al Teatro di Ginevra nel 1838; per tutto l’Ottocento quel Corpo di Ballo è impegnato (come del resto era costume nel teatro del XIX secolo) nelle produzioni operistiche. Soltanto nel Novecento però, con la riapertura nel 1962 del Grand Théâtre ginevrino, si dà vita a una vera e propria compagnia stabile chiamata Balletto del Grand Théâtre di Ginevra. A dirigerla è chiamata Janine Charrat, poi si succedono Serge Golovine, Alfonso Catà, Patricia Neary, Peter van Dyk e Oscar Araiz; dal 1988, direttore è Gradimir Pankov. Nel corso del tempo il repertorio della compagnia si è arricchito di creazioni sempre nuove, affidandosi a collaboratori di fama mondiale: tra gli altri Mats Ek, Jirî Kylián, Christopher Bruce, Ohad Naharin. Oltre a rivolgersi e a coinvolgere un pubblico sempre più vasto nella Confederazione Elvetica, il Balletto del Grand Théâtre di Ginevra ha svolto numerose tournée all’estero ed è stato ospite dei più importanti teatri e festival, non solo europei.

American Ballet Theatre

Singolare la fondazione di questa compagnia, oggi ancora attiva con questo nome, che fu creata, ribattezzata, sulle fondamenta dell’ex Mordkin Ballet (Mordkin passò dalla scuola del Bol’šoj di Mosca alla compagnia, associata, di Anna Pavlova). Il debutto dell’American Ballet Theatre avvenne al Radio City Center Hall di New York l’11 gennaio 1940 (una decina di coreografi, ventuno balletti in repertorio, una novantina di ballerini), messaggero dell’arte coreutica americana nel mondo, sotto la direzione di Lucia Chase e di Richard Pleasant. Pur mancando al complesso una linea di stile, spesso sbattuto da una situazione burrascosa all’altra per mancanza di denaro, la Chase riusciva a mettere in piedi un repertorio che recava i nomi di Fokine, Tudor, de Mille, Cullberg, aggiungendovi i grandi classici. In Italia il Ballet Theatre apparve la prima volta al festival di Venezia del 1950 raccogliendovi uno strepitoso successo, specie per le novità di Balanchine e di Robbins, sconosciute allora al nostro pubblico, con alcuni divi fra i più celebrati in quel tempo (Alonso, Youskevitch, Kaye). Nel 1972 fu istituita una seconda compagnia, denominata Ballet Repertory Company e diretta da Richard Englund. Vari poi i cambiamenti di direzione; dal 1980 al ’90 è stato direttore artistico Mckhail Barišnikov, seguito da Jane Hermann e Oliver Smith. Negli ultimi anni si aggiungevano i nomi di altri coreografi importanti come Alvin Ailey, Twyla Tharp, Kenneth MacMillan, mentre rimanevano nel repertorio i capolavori dei grandi maestri della coreografia moderna: de Mille, Massine, Tudor, Robbins, Balanchine e, naturalmente, i classici del repertorio romantico come Il lago dei cigni e Romeo e Giulietta (versione MacMillan), sempre in attesa di nuovi interpreti per la gioia dei ballettofili e dei nuovi fan.

Ballet Caravan

Ballet Caravan fu fondata nel 1936 da L. Kirstein per offrire un terreno d’esperimento a giovani coreografi americani, tra i quali i promettenti Dollar, Christensen, Hawkins e Loring. Proprio quest’ultimo seppe creare un balletto di stile totalmente nuovo e di grande successo, Billy the Kid (1938, musica di A. Copland). Assunto nel 1938 il nome di American Ballet Caravan, nel 1941 si associò all’American Ballet per una tournée in Sudamerica. Fu questo il suo ultimo ciclo di rappresentazioni; ritornata negli Usa, la troupe infatti si smembrò.

Lyon Opéra Ballet

Lyon Opéra Ballet nasce nel 1969 allorché sull’onda dei trionfi di Béjart, che con il Ballet du XXème Siècle ha donato vitalità e nuovo interesse alla danza, Louis Erlo, direttore dell’Opéra di Lione, decide di ridare slancio al balletto e chiama alla direzione della compagnia l’italiano Vittorio Biagi. Il vero decollo della stessa avviene però solo alcuni anni dopo con l’arrivo (1985) alla direzione di Françoise Adret che commissiona a Maguy Marin, conosciuta per le sue coreografie d’avanguardia, Cendrillon (1985); lavoro che diventa subito un successo mondiale e che nel giro di pochi anni viene replicato (un record dei tempi moderni) oltre 350 volte. Nel 1992 alla direzione viene chiamato Yorgos Loukos che raccoglie, sviluppa e moltiplica quel successo chiamando i grandi della coreografia europea e facendo del L.O.B. uno dei migliori prodotti d’esportazione della danza ‘made in France’. Oltre alla Marin, che allestirà una moderna versione di Coppélia e Les sept péchés capitaux e ad Angelin Preljocaj, che in precedenza (1990) a Lione aveva già presentato la sua dura, violenta e attualissima versione di Roméo et Juliette, passano sulla scena Kylian, Forsythe, Ek, Bill T. Jones e molti altri coreografi delle ultime generazioni.

Ailey

Dopo gli studi di danza moderna con Horton, Graham, Holm, Weidman, i corsi di balletto con Karel Shook e di recitazione con Stella Adler, Alvin Ailey ha debuttato come ballerino nell’Horton Dance Theatre (1950), di cui è diventato responsabile alla morte del maestro (1953). Si è esibito anche nel musical, nel cinema (Carmen Jones , 1954) e in teatro fino al 1965, quando si è ritirato dalle scene. Ha fondato l’Alvin Ailey American Dance Theatre (1958), che è entrato poi a far parte del City Center for Music and Drama di New York. Ha svolto una intensa attività nel campo dell’insegnamento e dello spettacolo, con frequenti tournée in tutto il mondo. Con le sue coreografie ha saputo creare un nuovo genere, altamente spettacolare, misto di danza moderna, classica, jazz e afro, conquistando una grandissima popolarità, come testimoniano i suoi titoli più famosi, ispirati dalla cultura nera urbana e dalla ricchezza della religiosità insita nel blues e nel gospel. Tra questi spiccano Revelations (1960), Cry (1971) e The River (1970) su musica di Ellington, ideato per l’American Ballet Theatre, e in repertorio anche all’Aterballetto. Numerose importanti compagnie hanno acquisito i suoi lavori: Joffrey Ballet, Opéra di Parigi, Royal Danish Ballet, London festival Ballet, mentre per la Scala ha creato La dea delle acque , interprete Luciana Savignano (1988). La sua compagnia, la prima multirazziale negli Usa, ha in repertorio anche brani di Sokolow, Limón, Horton, Pearl Primus, Ulysses Dove, qualificandosi così come custode dell’eredità dei maestri del balletto moderno, oltre che come fedele erede del patrimonio ballettistico di Ailey.

Tokyo Ballet

La compagnia Tokyo Ballet (già Cajkovskij Memorial Ballet) nasce dalla prima scuola di danza accademica, il Tokyo Ballet Gakko, fondata nel 1960 da Koichi Hayashi. Nel 1964 scuola e compagnia vengono riorganizzate da Tadatsugu Sasaki, che insiste su insegnanti e metodi didattici russi ma apre anche al contemporaneo, imprimendo alla formazione un taglio internazionale. All’inizio del nuovo corso troviamo ancora Il lago dei cigni e la Giselle allestita nel 1966 da Ol’ga Tarasova, del Bol’šoj di Mosca. Due anni più tardi Maja Plissetskaja e Nikolaj Fadeecev appaiono come guest , inaugurando la stagione, mai chiusa, dell’ospitalità ai grandi ballerini occidentali: da Natalia Bessmertnova a Michail Lavrovskij, e da Alicia Alonso a Margot Fonteyn a Ghislaine Thesmar. Lo scambio oriente-occidente favorisce la maturazione artistica della compagnia. Nel 1969 il coreografo Michel Descombey crea Mandala (musica di Toshiro Mayuzumi) e Saracenia (musica di Bartók).

Nel 1972 il cubano Alberto Alonso riprende la sua Carmen , che fa serata in abbinamento con Salomè di Béjart. Subito dopo a Tokyo e Osaka viene varato un Festival internazionale del balletto. E la preistoria diventa storia. Nel repertorio del Tokyo Ballet entrano creazioni di Attilio Labis, Harald Lander, Félix Blaska, George Balanchine. Nel 1978, anno del quindicesimo compleanno della compagnia, Aleksej Varlamov trasforma in balletto (Princess Kaguya) un’antica leggenda nipponica. Le celebrazioni del ventennale corteggiano Maurice Béjart, che rimane abbagliato e definisce ‘insuperabili’ i ragazzi di Sasaki: nascono The Kabuki (1986), Bugaku (1988), M-Mishima (1993), mentre John Neumeier dedica ai giapponesi Seven Haiku of the Moon , i `sette haiku della luna’ che esaltano l’aforisma poetico dell’haiku. Crollati molti miti e sbiadita la fama dei paludati complessi statunitensi, il Tokyo Ballet si propone oggi come una delle più stimolanti realtà del panorama coreutico mondiale. Imbattibili e infaticabili emulatori, i danzatori giapponesi sono riusciti ad appropriarsi di una tecnica che la cultura europea e segnatamente franco-italiana aveva codificato a proprio uso e consumo; cioè per altre gambe, altre braccia, altra capacità introspettiva. Sono riusciti a vincere ogni ostacolo, anche fisiologico, per farsi depositari di una perfetta `danse d’école’ declinata in senso virtuosistico. Il fatto ha meritato ai singoli premi e riconoscimenti ambiti, come il Prix de Lausanne.

Tuttavia, quando ci siamo trovati davanti a quei ballerini alle prese con tutù di mussola e coroncine fiorite ci siamo domandati perché. Perché essere costretti a nascondere lo splendore degli occhi a mandorla e l’impatto delle linee concentrate e aguzze. Se infatti quelli del Tokyo Ballet hanno saputo sfidare ogni logica per impadronirsi della tecnica accademica, essi non hanno potuto, e non potranno mai, coglierne anche la poetica che la motiva e l’estetica che la regge. Così, ancora una volta, c’è voluto Béjart. Che ha abbracciato Tokyo, il Tokyo, le fedi, le filosofie, le culture. Ha colto i dualismi che lacerano le coscienze: l’anima poetica e l’anima guerriera, l’anima nostalgica e quella americanizzata; il sogno e la ferocia, la spiritualità estatica e la fisicità dirompente. Ai nuovi compagni di viaggio Maurice ha consegnato la violenza della ‘Russia pagana’ del Sacre, le principesse di Kurosawa e le cortigiane di Utamaro. La riconosciuta connotazione lessicale del Tokyo Ballet è oggi il classico-moderno.

Bennington School of the Dance

Nel 1934 la Bennington School of the Dance inaugura i corsi estivi, fondamentali per la nascita e lo sviluppo della danza moderna negli Usa. Vi debuttano i primi lavori di Graham, Humphrey, Holm, Weidman, insegnanti residenti. Nel 1939 la scuola si trasferisce al Mills College, in California. Nel 1940 prende il nome di Ballet School of the Arts. Dopo un periodo di attività discontinua, si trasforma, nel secondo dopoguerra, in Connecticut College School of Dance.

Sipario

Fondata nel 1946 a Genova da Ivo Chiesa, Sipario è stata diretta negli anni ’50 e ’60 da Valentino Bompiani, con Franco Quadri come caporedattore, segnando una stagione fondamentale per il rinnovamento del teatro italiano. In seguito la direzione è stata assunta da Tullio Kezich (1970), Giacomo De Santis (1974), Stefano De Matteis e Renata Molinari (1980). Dopo una brevissima sospensione, nel dicembre 1981 la rivista riprendeva le pubblicazioni, ancora diretta da Giacomo De Santis; infine l’attuale direttore è l’attore e regista Mario Mattia Giorgetti, in carica dal 1984. In oltre cinquant’anni di attività la rivista ha ospitato articoli dei più importanti critici e drammaturghi di questo secolo; inoltre ha pubblicato centinaia di testi di commediografi italiani e stranieri. È stata ed è un punto di riferimento per addetti ai lavori e semplici appassionati.

Boston Ballet

Sotto la direzione di Ellen Virginia Williams e grazie allo stretto legame artistico con il New York City Ballet, il Boston Ballet acquisisce titoli di Balanchine, accanto ai classici di repertorio e a lavori di Pearl Lang, Agnes de Mille, Merce Cunningham (Summerspace e Winterbranch), Taylor, Choo-San Goh. Alla sua guida si succedono Violette Verdy (1980-1984) e Bruce Marks (dal 1985) con l’apporto di Anna-Marie Holmes. Negli anni ’90 amplia il repertorio con brani di Elisa Monte, Lila York, Daniel Pelzig, coreografo residente (Romeo and Juliet , 1997). È la prima compagnia statunitense a danzare in Cina (1980).

New York City Ballet

La meravigliosa avventura e la conseguente storia della compagnia New York City Ballet hanno inizio all’epoca in cui essa si stabilì definitivamente al City Center for Music and Drama di New York, nel 1948. Prima si chiamava Ballet Society e ne erano direttori gli stessi Lincoln Kirstein e George Balanchine, che sarebbero state le anime dello straordinario N.Y.C.B. (era stato Lincoln Kirstein a invitare, con finissimo fiuto, George Balanchine). Lincoln Kirstein gli offrì la direzione della School of American Ballet (1934), occasione opportuna per la costituzione dell’American Ballet – in seguito chiamato Ballet Caravan (1936), poi Ballet Society (1946) – che debutterà l’anno successivo a New York (1935). A Kirstein e a Balanchine si unirà come condirettore artistico Jerome Robbins. Ben presto la compagnia diventerà una delle più importanti a livello mondiale, felice connubio fra la più rigorosa tecnica della danza classica europea e le più svariate tendenze statunitensi contemporanee. Nel 1950 inizia un lungo tour attraverso l’Europa (in Italia dal 1952 a Firenze, con clamorosi successi). Il nostro balletto era in un certo modo influenzato da tanta dovizia di novità, di creazioni coreografiche, di danzatori eccellenti. Nel 1964 il complesso si trasferisce al Lincoln Center, presso il New York State Center. Per Balanchine era giunto il più alto momento della completa affermazione di creatore d’opere coreografiche destinate ai posteri. Nel 1972 Balanchine riesce a realizzare addirittura un Festival Stravinskij, con coreografie in omaggio al grande maestro (scomparso l’anno prima) affidate anche ad altri coreografi della stessa tendenza balanchiniana, e nel 1975 un altro festival dedicato a Ravel (di cui ricorreva il centenario della nascita); e nel 1981 un Festival Cajkovskij.

Le opere delle quali si è arricchito il New York City Ballet nel corso degli anni compongono un repertorio quanto mai vario, fatto di bellezze diverse, che vanno dai primi lavori di Balanchine (Serenade, Apollon Musagète, Concerto barocco e La valse) alle ultime composizioni (Agon, Episodes, in collaborazione con Martha Graham, Monumentum pro Gesualdo , Liebeslieder Walzer , Sogno di una notte di mezza estate , Bugaku , Movements for Piano and Orchestra, Don Chisciotte, Jewels, Brahms-Schönberg Quartet , Metastaseis & Pithoprakte , Who Cares? , Ballo della regina, Davidsbündlertaulmnze, ultimo capolavoro a grande respiro del grande Balanchine). Ma il fitto programma del New York City Ballet non ha elencato e non elenca oggi solo composizioni di Balanchine. Alla sua morte (1983) la direzione associata passa a Peter Martines e a Jerome Robbins; in seguito (1990) Martines diventa direttore unico. Scomparso Robbins (29 luglio 1998) restano nel repertorio le opere che Robbins stesso aveva creato per la compagnia che oggi, nel 1998, festeggia i cinquant’anni dalla costituzione. Non solo Robbins ha composto molti balletti per il N.Y.C.B. (da ricordare The Age of Anxiety, The Cage,The Pied Piper, Afternoon of a Faun , Fanfare , The Concert , Dances at a Gathering, In the Night, The Goldberg Variations, Le quattro stagioni , Opus 19 ), ma altri coreografi vi hanno lavorato, con un lungo elenco di opere valide e affermate.

Romaeuropa,

Fondazione Romaeuropa è un’istituzione diretta da Monique Veaute, che dal 1985 cura e organizza a Roma il festival omonimo, dedicato al confronto tra le varie correnti culturali europee, con particolare attenzione a musica e danza contemporanea internazionale. Nel 1995, ha organizzato a Roma la prima piattaforma della danza italiana per promuovere sulla scena internazionale le compagnie contemporanee attive in Italia e, nel 1996, è stata riconosciuta come Ente nazionale di promozione della danza. Ha intensificato il suo lavoro in questa direzione, organizzando, nel 1997, gli `stati generali’ della danza e a Firenze la seconda piattaforma, seguita l’anno successivo da quella di Palermo.

Ballet Théâtre Contemporaine

La compagnia Ballet Théâtre Contemporaine venne fondata ad Amiens nel 1968 ma dal 1972 la sua sede passò ad Angers, dove venne diretta da J.A. Cartier e F. Adret. Suo scopo principale fu quello di operare una sintesi fra le varie arti. La sua attività, conclusasi nel 1978, si è svolta soprattutto presso le Maisons de la Culture della vasta provincia francese, ma anche a Parigi e all’estero. Con il suo grande corpo di ballo (quarantacinque danzatori) ha dato rilievo a molti coreografi contemporanei puntando su un repertorio capace di riflettere le tendenze artistiche moderne. Tra i lavori prodotti, Hymnes , una coreografia collettiva su musica di Stockhausen. Tra i vari coreografi che si sono cimentati presso la compagnia, Skibine, Babilée, Descombey, Blaska, Lazzini e la Adret.

Cuba

Sarebbe stato più giusto continuare a chiamare questa formazione come in origine, nel 1948: ovvero Ballet Alicia Alonso. Mai come in questo caso, infatti, le sorti della compagnia del Balletto Nazionale di Cuba sono state legate alla sua fondatrice, che ancora oggi, a oltre ottant’anni, regge saldamente le redini della direzione e continua a calcare le scene sia pure per brevissime (e incredibili) apparizioni. Quando Alicia era adolescente, il balletto a Cuba era limitato alle attività della Sociedad Pro-Arte Musical, un’associazione amatoriale. La stessa Alonso fu costretta a emigrare negli Usa per perfezionare i suoi studi, ma al momento di dare una svolta definitiva alla sua carriera, tornò a Cuba assieme al suo primo marito Fernando Alonso per fondare all’Avana la prima compagnia professionale cubana, ribattezzandola nel 1955 come Balletto Nazionale di Cuba. I primi tempi sono durissimi, mancano fondi e danzatori uomini. Alicia non si perde d’animo e nel 1959 Balletto Nazionale di Cuba, come viene definitivamente nominato il gruppo, spicca il volo. Con la collaborazione del marito Fernando Alonso e del cognato Alberto – che cura l’inserimento delle danze popolari cubane e afrocaraibiche nel repertorio della compagnia -, l’avventura va in porto e il balletto diventa parte integrante della cultura cubana, esibito come fiore all’occhiello e celebrato da poeti e pittori. Oltre ai grandi classici come Giselle , rigorosamente supervisionati dalla Alonso, fanno parte del repertorio della compagnia, coreografie esportate anche all’estero con successo come la Carmen Suite, rielaborazione della storia di Carmen che Alberto Alonso crea nel 1967 per Maya Plissetskaja e il Bol’šoj o Tarde en la Siesta (1984) di Alberto Mendez. Pur consolidando la sua fama internazionale con numerose tournée, è solo nel 1978 che il Balletto Nazionale di Cuba arriva negli Usa e l’anno dopo al festival inglese di Edimburgo. Accanto alla personalità titanica di Alicia Alonso sono molti i ballerini che si sono comunque fatti notare per brillantezza tecnica ed estro, uno per tutti, Jorge Esquivel che comunque appartiene a una generazione ormai lontana. Le nuove star sono Manuel José Carreño e Lorna Feijo.

Scottish Ballet

Erede del piccolo complesso Western Theatre Ballet, fondato nel 1956 su iniziativa di Elizabeth West e attivo dal 1957, inizialmente con coreografie della stessa West e di Peter Darrell. Nel 1960 la compagnia Scottish Ballet partecipa al Sacre du printemps di Maurice Béjart a Bruxelles. Dopo la morte della West nel 1962, Darrell prosegue la sua attività con avventurose creazioni che attirano molta attenzione (The Prisoners, 1957). Sonate à trois di Béjart e The Lesson di Flemming Flindt sono entrati nel repertorio: Darrell preferiva i soggetti drammatici. Con Darrell direttore artistico, la compagnia si trasferisce a Glasgow, adottando (dal 1974) il nome attuale e intraprendendo tournée in patria e all’estero; accanto ai balletti del prolifico Darrell (anche in tre atti, come Mary Queen of Scots e The Tales of Hoffmann) propone gli abituali classici e invita specialisti danesi a montare La Sylphide e Napoli di Bournonville. Dopo la morte di Darrell nel 1987, Nanette Glushak è stata direttrice artistica, seguita da Galina Samsova dal 1990 al 1997, quando lo Scottish Arts Council ha messo in forse il futuro della compagnia.

Scapino Ballet

Fondata nel 1945 ad Amsterdam con intenti didattici e divulgativi da Hans Snoeck, sotto la sua direzione (1945-70) e quella successiva di Armando Navarro (1970-86) la Scapino Ballet ha sviluppato un repertorio molto vario basato sulla tecnica classica (Coppelia, Lo schiaccianoci) e rivolto prevalentemente a un pubblico infantile e di età scolare. Con la direzione del coreografo Nils Christe (1986-93) ha gradualmente modificato il suo indirizzo artistico, mantenendo una linea popolare ma maggiormente concentrata sulla qualità della proposta coreografica, con balletti ‘narrativi’ di autori come lo stesso Christe (Pulcinella, 1988; Cenerentola, 1989); ma anche Jirí Kylián (Piccolo mondo) e Hans Van Manen (Septet extra, the sound of music ) e con un ampio spazio a giovani autori olandesi (Ed Wubbe, Jan Linkens, John Wisman). Diventata nel 1991 la compagnia ufficiale di Rotterdam, dal 1993 è diretta da Ed Wubbe, che ha arricchito il suo repertorio di lavori a serata come Kathleen (1994), Romeo & Julia (1995), Nico (1998), e programmi tematici come Serata Stravinskij (1996).

Phoenix Dance Company

La Phoenix Dance Company è fondata nel 1981 da Leo Hamilton, Villmore James e Donald Edwards, tre giovani di colore di Leeds, appassionati di danza, ai quali si uniscono i ballerini Edward Lynch e Merville Jones. Propone da subito un proprio repertorio coreografico caratterizzato da uno stile eclettico che vede le tecniche della danza contemporanea, delle arti marziali e delle discipline ginniche unite in una originale espressione di movimento energico, dinamico e di immediata comunicatività. Accogliendo rapidamente il consenso del pubblico e della critica continua la sua crescita professionale: invita coreografi esterni come Darshan Singh Bhuller e Philip Taylor e dal 1989 aggiunge quattro componenti femminili. Ottiene importanti riconoscimenti prima con il Gran premio dell’International Coreographic Competition per il lavoro di Aletta Collins Gang of life e poi con la candidatura a miglior compagnia dell’anno per il Laurence Olivier Award. Con il passaggio della direzione artistica da Neville Campbell a Margaret Morris (1991), la Phoenix Dance Company conosce un altro periodo di cambiamento; continua la sua densa attività a livello internazionale e nazionale e si impegna anche in un progetto di lavoro con studenti e gruppi giovanili dello Yorkshire. Tra i suoi lavori: Shaded Limits (coreografia Chantal Donaldson), Sacred Space (coreografia Philip Taylor), Longevity (coreografia Gary Lambert), Covering Ground (coreografia Shapiro & Smith), Subject of the City e Face our own Face (coreografie Pamela L. Johnson).

Amboise

Allievo dell’American Ballet, Jacques d’Amboise ha debuttato nel 1947 in Pastorella di Christensen con il Ballet Society. Subito dopo passava al New York City Ballet, diventandone uno dei più prestigiosi danzatori. Dotato di una tecnica senza eguali, capace di straordinari virtuosismi, ha brillato soprattutto nei lavori di Balanchine (The Four Temperaments , Fanfare , Interplay); particolarmente apprezzato per la sua foga sicura e tranquilla in Western Symphony , dove è riuscito a evocare i movimenti indiavolati di un cowboy senza spezzare i delicati equilibri della danza classica. Fece sensazione anche la sua interpretazione, accanto a T. Leclercq, ne L’après-midi d’un faune (versione Robbins), celebrata per l’intensità drammatica e lo charme, a un tempo moderno e primitivo, conferito al personaggio.

Elleboro

Fondata nel 1987 a Reggio Emilia da cinque danzatrici e coordinata da Federica Parretti la compagnia Elleboro si caratterizza per un repertorio di danza contemporanea versatile, basato su creazioni della stessa Parretti ( Le Serve , 1991) e altre appositamente commissionate a giovani autori italiani e stranieri, come Teri Jeannette Weikel, Charles Vodoz, Carlos Iturrioz, Jean Yves Ginox o progetti collettivi come Senso (1998).

Vianats Danza

Costituitasi a Valencia nel 1984 dall’incontro della ballerina e coreografa G. Meneu e del fotografo P. Hernandez, la formazione Vianats Danza sperimenta uno stile di danza influenzato dalle correnti postmoderne americane e basato sulla costruzione di una gestualità rarefatta e formale, in spettacoli arricchiti da effetti speciali e proiezioni quali Vianants (1985), Via (1988).

videodanza

La videodanza è un genere spettacolare nato negli Usa e in Europa a partire dagli anni ’70, quando si rendono disponibili le prime videocamere ad uso privato. Tra i pionieri del rapporto tra danza e schermo si distingue M. Cunningham con lavori esemplari come Merce by Merce by Paik (1978), creazione con la regia del videoartista N.J. Paik. La coreografa svedese B. Cullberg, invece, è pioniera ed entusiasta sperimentatrice delle nuove tecnologie, come il `chroma key’, per le riprese televisive (Red Wine in Green Glasses, 1970, Prix Italia, 1971). Sulle differenti caratteristiche della videodanza – come produzione artistica a sé stante – rispetto alla danza rielaborata per la televisione, si discute per tutto il decennio successivo. Un periodo fertile, che vede un forte interesse dei coreografi della nouvelle danse francese per la creazione video (Decouflé, Chopinot, L’Esquisse, N + N Corsino) e poi per il cinema, passando direttamente alla regia, come J.C. Gallotta ( L’amour en deux , 1991) e A. Preljocaj (Un trait d’union, 1992).

L’esempio francese viene seguito dai coreografi di tutta la nuova danza europea, dal Belgio (A. T. de Keersmaeker, W. Vandekeybus, J. Fabre) alla Catalogna (M. Muñoz, L’anonima imperial ) all’Italia (E. Cosimi). P. Bausch, la più nota esponente del Tanztheater contemporaneo tedesco firma, intanto, la pellicola Die Klage der Kaiserin (1989). In Gran Bretagna, negli anni ’90, le serie di cortometraggi Dance for the Camera , supportati dalla Bbc, ricompongono la divergenza tra opere originali nate per il video e balletti registrati per il broadcasting televisivo. Con la nascita delle televisioni tematiche, satellitari e via cavo, la videodanza nelle sue varie sottospecie, ritratti di artisti, documentari, balletti filmati, creazioni esclusive per la telecamera, trova finalmente la propria sede ideale di diffusione.

Stuttgart Ballet

Una delle più prestigiose compagnie di balletto del mondo, lo Stuttgart Ballet nella sua organizzazione attuale nasce dal nucleo di ballerini del Ballet del Württemberg State Theatre diretto da Nicholas Beriozoff dal 1958 al 1960 e ampliato dal coreografo John Cranko, che nel 1961 ne ha assunto la direzione. Sotto la guida di quest’ultimo subisce una radicale trasformazione sia nella qualità artistica dei ballerini – tra i quali brillano le nuove personalità di Marçia Haydèe, Richard Cragun, Egon Madsen, Birgit Keil, Heinz Clauss – che nel repertorio, completamente rinnovato grazie a nuovi allestimenti dei maggiori classici dell’Ottocento (Il lago dei cigni, Giselle), alla creazione di nuovi lavori a serata diventati ben presto dei `classici’ del balletto d’azione novecentesco, come Romeo e Giulietta, Onegin, La Bisbetica Domata, e a opere di altri autori neoclassici, quali Kenneth MacMillan (Las Hermanas; Song of the Earth) e George Balanchine (Allegro Brillante, La Valse, Apollo, Agon).

A questi dal 1970 si affiancano i laboratori coreografici della Noverre Society e la Scuola di Ballo. Alla morte di Cranko (1973), dopo una breve direzione di Glen Tetley (1974-76), è nominata direttrice artistica della compagnia la Haydèe. Nei venti anni della sua direzione la ballerina garantisce una continuità all’indirizzo artistico impresso da Cranko, del quale mantiene intatto il repertorio, insieme proseguendo nella individuazione di nuovi talenti coreografici, tra i quali William Forsythe, Uwe Scholz e Renato Zanella; propone inoltre nuovi balletti di John Neumeier (La dama delle camelie, Un tram chiamato desiderio, Medea), Maurice Béjart (Leda e il Cigno, Le sedie, Il flauto magico), Hans Van Manen (5 Tangos), cui si affiancano le sue discusse riletture di La bella addormentata e Giselle . Al suo ritiro, le è subentrato nel 1996 Reid Anderson, che prosegue sulle linee artistiche originarie della compagnia, consolidandone da un lato la base accademica con la reintroduzione delle versioni originali di alcuni titoli dell’Ottocento e Novecento storico, dall’altro proponendo nuovi autori di linguaggio neoclassico (Mauro Bigonzetti, Gerard Grand maître, David Bintley), pur mantendo centrale l’opera di Cranko, al quale ha dedicato anche un vero e proprio festival monografico (1997).

Esquisse

Esquisse è una compagnia di danza francese fondata nel 1981 dalla danzatrice francese Joëlle Bouvier e dal danzatore di origine algerina Régis Obadia.Nel 1987 la sua sede si radica al Centre chorégraphique national de Basse Normandie a Le Havre, finché i due, nel 1993, diventano i direttori del Centre national de danse contemporaine di Angers. In coppia, la Bouvier e Obadia danno vita a una serie di lavori, caratterizzati da uno stile che punta molto sullo sprigionamento delle energie corporali e in cui lo spazio scenico viene usato in maniera razionale, loro stessi facendosene protagonisti di grande forza espressiva. Tra le loro coreografie, Le royaume millenaire , L’Etreiente , La chambre , nonché, Welcome to Paradise (apprezzato in molti festival internazionali) e L’éffraction du silence.

Sosta Palmizi

Nata nel 1984 dagli ex danzatori del Teatro e Danza La Fenice di Carolyn Carlson – Michele Abbondanza, Francesca Bertolli, Roberto Castello, Roberto Cocconi, Raffaella Giordano e Giorgio Rossi – si impone all’attenzione della critica con il suo primo lavoro collettivo Il Cortile su musica di Arturo Annecchino (Premio UBU 1985), cui fa seguito Tufo (1987). Contemporaneamente propone lavori individuali: nel 1986 i soli Porto franco di Francesca Bertolli e Puer cum puellula di Michele Abbondanza, seguiti nel 1987 da Ssst… di Raffaella Giordano e Dai colli di Giorgio Rossi e nel 1988 da Morgana di Roberto Cocconi e La danza della rabbia di Roberto Castello. Ultima opera collettiva, Perduti una notte di Castello-Giordano-Rossi (1989) segna la conclusione della prima fase creativa della compagnia. Scioltasi la formazione originaria, Sosta Palmizi diventa, nel 1990, Centro di produzione coreografica e nel 1994 Associazione culturale sotto la cui sigla agiscono Raffaella Giordano e Giorgio Rossi.

En Knap

Fondata nel 1993 a Bruxelles da Iztok Kovac, ballerino e coreografo sloveno, la compagnia En Knap è costituita da ballerini provenienti da diversi Paesi europei, facendo della multiculturalità una prerogativa. Dopo il primo successo, Spread your wings, you clumsy elephant (1993), il gruppo torna in Slovenia per fondare a Lubiana un centro di produzione internazionale, luogo di scambio libero e aperto fra artisti di diversa provenienza e formazione culturale. Il secondo spettacolo, Sting and string – first touch (1994) è un lavoro corale, su musiche di Boris Kovac, suonata dal quartetto d’archi di Enzo Fabiani. In Codes of Cobra (1996), i danzatori dialogano con la propria immagine videoregistrata.

Batsheva Dance Company

Batsheva Dance Company ha in repertorio anche balletti di Tetley, Butler, Cranko e del coreografo israeliano Moshe Efrati. Alla direzione, dopo le grahamiane Jane Dudley (fino al 1970) e Linda Hodes insieme a Kaj Lothmann (1974-1977), si sono succeduti l’americano Paul Sanasardo (fino al 1981) e l’israeliano Ohad Naharin (1990), che apporta al gruppo titoli propri (Kyr , 1990) e di Kylián, Forsythe, Preljocaj, Streb, Elkins.

Corte Sconta

Fondata nel 1990 a Milano dalle danzatrici e coreografe Laura Balis e Cinzia Romiti, Corte Sconta fin dall’inizio si caratterizza per la ricerca coreografica influenzata dal teatrodanza e la creazione di videodanza. Debutta con Tuffo nell’acqua tonfi del cuore (1990), il cui video, realizzato da Kiko Stella, vince il concorso ‘Coreografo elettronico’; invitata poi al Théâtre de la Danse e de l’Image di Chateauvallon per una residenza coreografica, crea Il guardiano dei coccodrilli (1993), opera vincitrice – in versione video – del gran premio internazionale di videodanza di Parigi. In seguito, con Strapiombo (1995) e Spargimento (1997), prosegue nella definizione di una danza di grande fisicità e di potente impatto visivo.

Trokadero de Monte-Carlo,

Les Ballets Trokadero de Monte-Carlo, nota originariamente come Trockadero Gloxinia Ballet Company, composta di soli uomini che danzano con punte e tutù, ottiene grande successo interpretando con autoironia e virtuosismo un repertorio che spazia dagli estratti dei classici ottocenteschi ( Grand pas classique , Cigno nero , Paquita ) ai brani neoclassici nello stile di Balanchine, fino alle danze ispirate a Martha Graham. La compagnia debutta in Europa nel 1975 e al festival di Spoleto nel 1980.

Agesilas

Studia presso il Conservatorio nazionale di Musica e Danza di Parigi. Scritturato all’Opéra, vi rimane fino al 1971, anno del suo incontro con Joseph Russillo con il quale, nel 1973, fonda il Ballet Théâtre Joseph Russillo. Danzatore di grande forza e bellezza plastica, partecipa come interprete principale a tutte le creazioni di Russillo, firmando contemporaneamente numerose coreografie, soprattutto per vari festival (Châteauvallon, Avignone, Arles). Dal 1984, insieme a Russillo, è co-direttore del Centro nazionale di coreografia di Tolosa e del Midi. Tra i suoi lavori, vanno ricordati Spleen, Elégie, Voyage intérieure, Carte postale, Voici la compagnie, Violence et passion, Suite de Bach.

Efesto

Fondata nel 1984 a Catania dai coreografi e danzatori Donatella Capraro e Marcello Parisi, la compagnia Efesto si rivela vincendo nel 1985 il Concorso coreografico di Bagnolet con Il pozzo degli angeli, cui seguono diversi lavori come Humi Procumbere (1986), Harem (1988), Pietre (1993), Mater Odorosa (1996), L’occhio non è un organo fisso (1997), ai quali si affiancano creazioni per altre compagnie: Renard (Opera di Genova, 1986), Nei miei panni ravvolto (Balletto di Toscana, 1987), La sagra della primavera (Dennis Wayne Company, 1987), in cui si elabora un teatro di danza attento al rapporto con le arti visive e le altre tecniche interpretative dell’attore, la cui fisicità assume una forte valenza espressiva.