Tudor

Antony Tudor ha studiato con Marie Rambert, Harold Turner e Margaret Craske. Impegnato nella danza a partire da età relativamente tarda (vent’anni), non poteva acquisire una forte tecnica, ma è comunque stato in grado di esibirsi non solo nelle proprie creazioni per il Ballet Rambert, ma anche in molti altri balletti. Dopo i primi tentativi coreografici, è giunto alla fama con due balletti che circolano ancora: Jardin aux lilas (1936, musica di Chausson) e Dark Elegies (1937, musica di Mahler). Il primo, usando la tecnica classica ma senza virtuosismi, segna l’interesse di Tudor alle emozioni e passioni represse, essendo l’atmosfera venata di melancolia. Il secondo possiede invece un soggetto di natura tragica, consistendo nel lungo lamento sulla morte di bambini in un disastro.

Il baritono che canta i Kindertotenlieder (allora pressoché sconosciuti in Inghilterra) sta in palcoscenico. Nel 1938 ha creato il balletto satirico Judgement of Paris (musica di Kurt Weill), per diversi anni incluso nella Serata Tudor del Ballet Rambert, e fondato il London Ballet con Hugh Laing, Maude Lloyd e Agnes De Mille. Per esso ha creato il balletto umoristico Gala Performance (sulla Sinfonia classica di Prokof’ev), passato al repertorio del Ballet Rambert e in seguito dell’American Ballet Theatre. Nel 1940 si è trasferito con Laing a New York, dove ha lavorato a lungo con il Ballet Theatre, del quale è stato nominato direttore associato nel 1974. Fra gli otto lavori creati per questa compagnia si annoverano Pillar Of Fire (musica di Schönberg), balletto su una giovane donna frustrata spesso ripreso anche da altre compagnie; Romeo and Juliet (musica di Delius) per Alicia Markova e Laing; Undertow (musica di William Schuman), sempre su tema psicologico, con Alicia Alonso e Laing.

Ha lavorato poi col Balletto Reale Svedese, creando per esso Echoing of Trumpets (1963, musica di Martinu), balletto drammatico sull’infelice vicenda di un partigiano, ripreso nel 1973 dal London Festival Ballet. Ha creato due balletti per il Royal Ballet: Shadowplay (1967, musica di Koechlin) con Anthony Dowell e Merle Park, e Knight Errant , (musica di Richard Strauss), per David Wall. Nel 1975 ha creato per l’American Ballet Theatre The Leaves are Fading (musica di Dvorák) con Gelsey Kirkland nel ruolo principale. Tudor è noto soprattutto per il talento dimostrato nello scavo della psiche umana, per lo più nei momenti di infelicità, di malintesi o di insoddisfazioni. I suoi balletti sono difficili da eseguire in modo soddisfacente perché richiedono una notevole abilità espressiva.

Ashton

Suoi maestri sono stati L. Massine e M. Rambert, esempi assoluti di professionalità e di gusto; l’esordio, in qualità di coreografo, avveniva nel 1926 con A tragedy of fashion (musica di E. Goossens) realizzato per una rivista di Hammersmith. Due anni dopo Frederick Ashton era nella compagnia di I. Rubinstein e appariva alla Scala. Tornò poi al Ballet Rambert, creando anche per il Ballet Club e la Camargo society vari lavori. Assunse un ruolo di rilievo nella creazione delle coreografie al Vic-Wells Ballet (1935) restandovi in tutte le sue successive trasformazioni (Sadler’s Wells Ballet e Royal Ballet), direttore associato nel 1952 e direttore dal 1963 al 1970. In attività esterna fu ospite come coreografo dei Ballets Russes De Monte-Carlo, dei Ballets de Paris di R. Petit, del London Festival Ballet, del New York City Ballet, del Balletto Reale Danese e della compagnia di Ballo del Teatro alla Scala di Milano. Ha contribuito alla parte coreografica dei film I racconti di Hoffmann (con Massine, 1950) e I Racconti di Beatrix Potter (1971). Uno dei meriti principali e dei riconoscimenti attribuibili ad A. è l’aver condotto il balletto inglese moderno verso la più vasta fama nel mondo. Molti dei suoi principali balletti sono stati richiesti da diverse compagnie internazionali e oggi si trovano in quei repertori (in particolare La fille mal gardée ). Il repertorio di Ashton è vario, sfaccettato, tradotto in un variegato, elegante classicismo dai toni ora lirici ora drammatici, sempre scorrevole, fluido, misurato, mai dimentico della raffinata educazione alle scuole di musicisti e pittori del suo nobile entourage londinese. Basterà ricordare la collaborazione appassionata con la scenografa S. Fedorovitc ( Symphonic Variations , musica di C. Franck, 1946) e con il compositore e direttore d’orchestra Constant Lambert.

Altro merito innegabile di Ashton è l’aver individuato in Margot Fonteyn la preziosa stoffa della qualità di danzatrice e artista, al punto di creare per lei e su di lei alcuni dei balletti più riusciti del suo repertorio ( Ondine , musica di Henze, 1958; Marguerite et Armand , musica di Liszt-Searle, 1963). Straordinariamente feconda e ricca di nuovi fermenti la collaborazione tra questi due eccezionali artisti, nel cui lavoro s’immise, inaspettatamente e felicemente, la prorompente, giovanile personalità di Rudolf Nureyev. Ad Ashton giovò moltissimo il periodo londinese dei Ballets Russes di Diaghilev, negli anni ’20. A contatto con Diaghilev, con i ballerini della famosa compagnia, con gli artisti (pittori, musicisti, coreografi), Ashton si arricchì gradualmente riuscendo a creare alcune delle composizioni più raffinate e sensibili della coreografia ballettistica senza trascurare una sua qualità particolare: il dono dell’ironia sottile. Fra questi piccoli o grandi capolavori sono da ricordare: Façade (musica di William Walton, 1931), gioiello di finissimo humour; Apparitions (musica di Liszt-Lambert, 1936); Les patineurs (musica di Meyerbee-Lambert, 1937); Cinderella (musica di Prokof’ev, 1948); Romeo and Juliet (musica di Prokof’ev, 1955); La Valse (musica di Ravel, 1958); Ondine (musica di Henze, 1958); La fille mal gardée (musica di Hérold-Lanchbery, 1960); Les deux pigeons (musica di Messager, 1961); The Dream (musica di Mendelssohn-Lanchbery, 1964); Monotones (musica di Satie, 1965 e ’66); Enigma Variations (musica di Elgar, 1968); A Month in the Country (musica di Chopin-Lanchbery, 1976); Rhapsody (musica di Rachmaninov, 1980). Numerose le coreografie per opere liriche, fra le quali Morte a Venezia di Britten, 1973.

Jakobson

Terminati gli studi all’Istituto coreografico di Leningrado, Leonid Venjaminovic Jakobson ha danzato sino al 1933; ha quindi svolto attività di coreografo al Bol’šoj di Mosca dal 1933 al 1942, al Kirov di Leningrado dal 1942 al ’50 e dal 1955 al ’75. Come ballerino è stato impiegato in ruoli grotteschi e di carattere; la sua prima importante coreografia è il secondo atto dell’ Età dell’oro (1930). Da ricordare l’allestimento di Spartaco per il Kirov (1956) e per il Bol’šoj (1962), ma la sua forma espressiva preferita è stata la `miniatura’ coreografica: con il titolo Miniature coreografiche ha riunito nel 1958 al Kirov vecchi e nuovi lavori. Proseguendo in questa direzione, nel 1969 ha fondato a Leningrado il Teatro delle Miniature coreografiche, compagnia per la quale ha realizzato Pas de deux, Il volo della Taglioni, Danza medievale con baci, La morte del cigno, Il Minotauro e la Ninfa, Mozartiana, facendo spesso ricorso a musicisti del ‘900 (Stravinskij, Prokof’ev, Honegger); in Occidente la compagnia ha debuttato a Venezia nel 1981 con il nome di Ballet Jakobson. Ha curato le coreografie del film L’uccello azzurro (1976). Molti dei suoi balletti, giunti sino alla prova generale, non hanno mai visto la prima, a causa dell’ostilità del regime sovietico: un frammento di un suo balletto sulla Nona sinfonia di Šostakovic, Il dittatore impazzito , realizzato nel 1971, è andato in scena soltanto nel 1985. Seguace e continuatore dell’opera di Fokine, si è allontanato in gioventù dalla danza classica per poi farvi ritorno e sostenere il balletto drammatico, lontano però dai principi del `drambalet’ sovietico, sempre alla ricerca di nuove forme espressive.

Lander

Formatosi alla scuola del balletto Reale Danese con Hans Beck, Christian Christiansen e Gustav Uhlendorff, nel 1923 Harald Lander è entrato nell’omonima compagnia come danzatore di carattere. Di quello stesso Corpo di Ballo è stato direttore dal 1930 al 1950, periodo durante il quale ha intrapreso il fondamentale recupero dell’opera e dello stile del coreografo ottocentesco August Bournonville. Contemporaneamente ha contribuito a rinsaldare il repertorio con sue creazioni, tra le quali si ricordano La sirenetta (1936), The Denmark Ballet (1939) e soprattutto il virtuosistico Etudes (1948), autentico pezzo di bravura per l’intero corpo di ballo, destinato in seguito a venir rappresentato da molte compagnie internazionali, tra le quali quella della Scala. Lasciata la Danimarca a causa di un disaccordo con la direzione del Balletto Reale Danese, ha assunto la direzione della scuola di Ballo dell’Opéra di Parigi nel 1956-57 e dal 1959 al 1963; negli stessi anni ha continuato il suo lavoro di riproduttore di balletti di Bournonville e di coreografo, collaborando con l’Opéra di Parigi ( Concerto aux étoiles , musica di Bartók, 1956) e il London Festival Ballet (Vita eterna , musica di Dvorák, 1958). Rientrato a Copenaghen, nel 1962, ha creato le coreografie di Les victoires de l’amour di Lully e ha continuato l’attività fino alla sua scomparsa. Personalità centrale nella storia del balletto danese del ‘900, ha contribuito in maniera determinante al rilancio internazionale della sua tradizione didattica e coreutica, anche grazie al festival del Balletto reale danese da lui fondato nel 1950.

Manzoni

Dopo essersi formato in danza jazz e moderna con Renato Greco, Patrick King, Bob Curtis, Ivan Manzoni si perfeziona con Matt Mattox, nella cui compagnia danza nel 1987-88. Contemporaneamente si dedica all’insegnamento e alla ricerca, investigando il rapporto tra la danza jazz e le arti visive in lavori come Où se trouve le Louvre? (1990), Quintolesto in tre (1992), L’esempio del blu (1995), Materiali resistenti (1996).

Tetley

Allievo di Tudor e Hanya Holm, Glen Tetley danza a Broadway, con John Butler e Martha Graham (1957-1959), all’American Ballet Theatre e al Joffrey Ballet. Passa al Nederlands Dans Theater (1962), di cui diventa poi direttore artistico. Collabora strettamente anche con il Ballet Rambert inglese, con il Balletto di Stoccarda e con il National Ballet of Canada, di cui diventa consulente (1987). Come coreografo, è il primo negli Usa a praticare la fusione tra classico e moderno, come è evidente fin dal riuscito Pierrot Lunaire (1962). I suoi balletti vengono interpretati perciò anche da ballerini di formazione accademica come Rudolf Nureyev (Field Figures ).

Crea, tra l’altro, Tristan su musica di Henze (Opéra di Parigi, 1974), Le sacre du printemps (Opera di Monaco, 1974), The Tempest a serata intera (Ballet Rambert, 1979), Firebird (Royal Danish Ballet, 1982), Alice (National Ballet of Canada, 1986). L’Aterballetto negli anni ’80 prende in repertorio i suoi Mytical Hunters (Batsheva Dance Company, 1965), Voluntaries (Balletto di Stoccarda, 1973) e Greening (Balletto di Stoccarda, 1975) e gli commissiona poi The Dream Walk of the Shaman (1984). Alla Scala vengono riallestiti nel 1995, su invito di Elisabetta Terabust, già guest star dell’Aterballetto, Ricercare, Circles, su musica di Berio, e Embrace the Tiger and Return to Mountain (Ballet Rambert, 1968). La sua danza si distingue per la particolare atmosfera rituale, talvolta arcana, che permea uno stile di movimento sensuale, fluido e formalmente rigoroso.

Kresnik

Giunto alla danza dopo i vent’anni Johann Kresnik debutta con Jean Deroc a Graz, danzando in seguito come solista a Brema; nel frattempo continua a perfezionarsi e studia balletto classico con Victor Gsovskij, Nadine Legat e George Balanchine e jazz con Walter Nicks. Dopo aver debuttato nella coreografia a Colonia ( O Sela Pei , 1967), l’anno successivo assume la direzione del Bremer Tanzensemble e approfondisce la sua ricerca teatrale; in collaborazione con importanti artisti contemporanei (Joseph Beuys, Erich Wonder come scenografi, Heiner Müller come coautore) realizza lavori volutamente provocatori nel linguaggio coreografico e nella scelta musicale, ispirati ai conflitti sociali e politici dell’epoca, tra i quali citiamo Pegasus (1970) sull’America di Nixon e Schwanensee (1973), dove Rothbart ha l’aspetto di un nazista. Assunta nel 1979 la direzione del teatro di Heidelberg, definisce ulteriormente la sua forma di teatro coreografico, di forte tradizione espressionista, e passa a mettere in scena l’indagine di una dimensione più privata dei conflitti umani, realizzando visionarie e allucinate teatralizzazioni delle biografie di Ulrike Meinhof (1982), Sylvia Plath (1985), Pasolini (1986). In seguito, nuovamente a Brema (1989-93) e alla Volksbühne di Berlino (dal 1993), in qualità di regista e coreografo, produce Francis Bacon (1994) e Othello (1995), entrambi in collaborazione con il danzatore Ismael Ivo, Frida Kahlo (1996), Hotel Lux (1998).

Bolm

Figlio di un musicista, Adolph Bolm fu allievo della Scuola imperiale. Fin da giovanissimo s’impose come brillante danzatore dalla prodigiosa tecnica d’elevazione. Nel corso di alcune tournée, compiute con altri colleghi nel 1908, cominciò a farsi conoscere in Occidente, e a Parigi si legò ai Ballets Russes di Diaghilev. Dopo la Grande guerra si trasferì negli Usa, dove fondò una compagnia dando inizio anche alla sua attività di coreografo. Fu l’avvio di un lavoro che sarà fecondo e capitale per la diffusione della danza in quel Paese. La sua intelligenza lo portò a collaborare con compositori d’avanguardia, fra i quali Schönberg (Pierrot lunaire) e Szymanowski ( Mandragola ). Suo grande successo sarà Iron Foundry, `balletto meccanico’ ispirato da una visita alle officine Ford di Detroit. Fu sempre lui a proporre per primo (1928) a Buenos Aires Apollon Musagète di Stravinskij. Una lunga permanenza a Hollywood gli permise, antesignano, di girare vari film di danza.

Staats

Personalità di rilievo, Léo Staats è colui che più di altri seppe tener viva la tradizione della danza francese nei primi decenni del secolo. Dopo aver studiato con Francis Mérante, fece il suo debutto come ballerino a dieci anni; sei anni più tardi è già all’Opéra di Parigi ne La maledetta di Hansen e ancora giovanissimo realizza il primo dei suoi moltissimi balletti, Ici l’on danse . Partner abituale di Carlotta Zambelli, pur proseguendo per lunghi anni la sua carriera di danzatore, spronato anche da quell’uomo di forte personalità che fu Jacques Rouché (direttore della stessa Opéra, ma da Staats conosciuto in precedenza al Théâtre des Arts), dispiegò un’attività sempre più debordante, interamente consacrata allo sviluppo della danza ed esercitata per quasi sessant’anni.

Creò, ricostituì e adattò numerosi balletti: tra i suoi lavori più noti, oltre a Javotte (1909, musica di Saint-Saëns) – in cui a lungo tenne con successo il ruolo di Jean, il protagonista – vanno ricordati Cydalise et le Chèvre-Pied (forse la sua opera migliore) e l’ancor più fortunato La nuit ensorcelée (Bakst realizzò le scene, e furono le sue ultime), entrambi del 1923; da citare anche Les Abeilles (1917), Taglioni chez Musette (1920) e Istar (1924). Pur non mancando di immaginazione, le sue coreografie, spesso diseguali, non riuscirono a portare un vero contributo di rinnovamento. Parallelamente alla sua attività a Palais Garnier, Staats regolò pure le danze e i balletti in molti altri teatri della capitale. Fu professore al Conservatoire e, maestro a tanti futuri grandi ballerini, insegnò fino alla morte nella sua celebre scuola di rue Saulnier.

Romanov

Terminato l’Istituto coreografico di Pietroburgo Boris Georgevic Romanov ha danzato dal 1909 al 1920 con il teatro Marijnskij, interpretando soprattutto ruoli di carattere e grotteschi nello Schiaccianoci, Il padiglione di Armida, Carnaval, Le bambole, La figlia del faraone, Il re Candaule, Eunice, Islamej. La sua prima coreografia risale al 1911 quando mette in scena La mano (Ruka) al teatro Liteinij di Pietroburgo. Come coreografo ha subito l’influenza di Fokin e i suoi principi estetici sono largamente assimilabili a quelli in voga nel cabaret artistico `Il cane randagio’ e al mondo artistico del pittore Sudejkin. Nel 1913 e nel 1914 ha collaborato con i Ballets russes di Diaghilev per i quali ha coreografato La tragedia di Salomè di Florent Schmitt e le danze di Le rossignol di Stravinskij. Le danze di questo periodo sono improntate a un forte impressionismo e a un umore grottesco. Nel 1920 abbandona la Russia e dal 1922 al 1926 dirige il Teatro romantico russo. Importante il suo allestimento di Giselle (1926). Dal 1926 al 1928 ha collaborato con la compagnia di Anna Pavlova. Successivamente è stato attivo al Colon di Buenos Aires, con i Ballets russes de Monte-Carlo. Dal 1938 al 1950 ha lavorato a New York in varie compagnie. Nel dopoguerra ha lavorato ancora a Parigi e Buenos Aires.

Ohno

Assieme a Tatsumi Hijikata, Kazuo Ohno è anima ispiratrice del Butoh e, almeno qui in Occidente dove ha continuato a esibirsi ultraottuagenario l’indiscusso profeta di questo singolare genere di danza. Dopo un iniziale avvio sportivo nella scuola nazionale di atletica, viene folgorato nel 1929 da una performance della grande danzatrice spagnola La Argentina – che ispirerà cinquant’anni dopo il suo lavoro più famoso Admiring La Argentina (1977). Inizia a studiare danza moderna con Baku Ishii e, dal 1936 al 1946, con Takaya Eguchi, ex allievo di Mary Wigman, i cui stilemi espressionisti avevano già colpito il giovane Kazuo in uno spettacolo di Harald Kreutzberg. Ma è solo nel 1949 che decide di debuttare pubblicamente all’età di 43 anni con una serie di assoli brevi e intensi. La maturazione decisiva nel suo stile avviene però nel 1954, quando avvia una profonda collaborazione con Tatsumi Hijikata. Insieme danno vita a un movimento artistico provocatorio e denso di fermenti, un genere di danza, il Butoh, come poetica tenebrosa di corpi contorti e numinosi gesti. Una danza `arrabbiata’, contro gli accademismi polverosi e contro gli standard imposti dall’Occidente, dentro la quale freme e si contorce il fantasma dei sopravvissuti di Hiroshima. È scandalo nel 1959 con Colore proibito (Kinjiki) di Hijikata, dove si esibisce per la prima volta il figlio di O., Yoshito, mentre Kazuo sceglie e rivela un’ispirazione più estetico-letteraria con Il vecchio e il mare tratto da Hemingway segue l’assolo genettiano Divine e assieme a Hijikata firma Le canzoni di Maldoror (1960), La cerimonia segreta per Afrodite e Torte dolci (1961), Danza rossa (1965), Sesso: istruzioni per l’uso e Tomato nel 1966. Alla fine degli anni Sessanta, mentre Hijikata prosegue la sua linea furente e scandalosa, O. ha una pausa di riflessione durante la quale si dedica al cinema. Gira Ritratti di Mr. O (1969), Il Mandala di Mr. O (1971) e Il libro di un uomo morto: Mr.O (1973). Torna di prepotenza sul palcoscenico con Admiring La Argentina (1977), icona perfetta del suo stile cesellato e introverso, spesso incarnato sotto sembianze femminili. Da allora, non ha mai smesso di esibirsi in scena, accompagnato più volte dal figlio Yoshito. Fra le sue più recenti apparizioni in Italia: alla fine degli anni Ottanta con Water Lilies firmato dal figlio e ispirato a Monet e nel 1997 a Ferrara, sempre in compagnia di Yoshito, con The road in Heaven, the road in Earth (Tendo Chido).

Hynd

Ronald Hynd studia alla scuola Rambert e danza con l’omonimo balletto dal 1949 al 1952; passa quindi al Sadler’s Wells, poi Royal Ballet, dove rimane fino al 1970. Interpreta numerosi ruoli principali con le due compagnie. Dopo aver creato una versione del Baiser de la fée per il Balletto nazionale olandese, lavora intensamente con il London Festival Ballet, dove allestisce Dvorcircák Variations e The Sanguine Fan (musica di Elgar), due tra le sue più importanti creazioni. La sua versione dello Schiaccianoci , come quella della Vedova allegra , è entrata nel repertorio di diverse compagnie. Crea Le Papillon (musica di Offenbach) per lo Houston Ballet. È stato direttore del balletto dell’Opera di stato bavarese dal 1970 al 1973.

Bohner

Formatosi al balletto, dal 1961 al 1971 Gerhard Bohner danza con il Deutsche Oper di Berlino, dove crea ruoli di carattere in balletti di Tatiana Gsovsky e Kenneth Mac Millan; dirige poi la compagnia di Darmstadt (1972-75) e con Reinhild Hoffmann la compagnia di Brema (1978-81). Coreografo fin dal 1964, ha creato molti balletti su musiche contemporanee (I tormenti di Beatrice Cenci, musica di Gerard Humel, 1971), spesso ispirandosi alla tradizione del Bauhaus, culminata con la sua ricostruzione del Triadische Ballet di Oskar Schlemmer (1977); in seguito ha intensificato la sua attività di coreografo-performer, creando assoli esclusivamente su se stesso come Schwarz weiss zeigen (1983) Abstracte Tanze Im (Goldenen) Schnitt I (1989).

Urbani

Allievo delle sorelle Battaggi alla scuola dell’Opera di Roma, Giuseppe Urbani nel 1946 entra in compagnia, diventando primo ballerino nel 1948. Fondatore della compagnia del Nuovo Balletto (1953-54), dal 1959 al 1962 danza con il Berlin Ballet e con il Balletto di Colonia, dove interpreta opere di A. Milloss ( Gezeiten, 1960). Maître de ballet all’Opera di Bonn (1962-1969) e al Comunale di Firenze (1969), come coreografo predilige lavori astratti e simbolici, spesso su brani contemporanei (Ode per i morti delle guerre , musica di Milhaud, 1971; Convergenze, musica di Ligeti, 1974). Nel 1985 ha creato con Ugo Dell’Ara il gruppo Balletto 80.

Kidd

Dopo gli studi da ballerino classico Michael Kidd approda alla compagnia d’avanguardia del Ballet Theatre, che lascia nel 1947 per i palcoscenici di Broadway. Qui è autore di coreografie per Finian’s Rainbow (1947) e per altri musical che ne mettono in luce lo stile elegante ed esuberante, connotato sovente da gustose soluzioni umoristiche. I produttori di Hollywood lo chiamano nel 1952 per L’ultima zia di Carlo che gli vale un contratto fisso con la Metro, nei cui studios realizza alcuni dei capolavori del genere musicale come Spettacolo di varietà (1953), Sette spose per sette fratelli (1954), È sempre bel tempo (1955, limitatamente allo straordinario numero “Angie Valentine”). Il suo lavoro più lodato dai critici rimane Bulli e pupe (1955), musical di cui realizza le scene danzate prima in teatro (1950) e successivamente anche nella versione cinematografica (1955). Nel 1958 dirige Il principe del circo (Merry Andrew) , unico film della sua carriera da regista. Nella seconda metà degli anni ’60 viene coinvolto nelle megaproduzioni Star! (1968) e Hello, Dolly! (1969), nel vano tentativo di sollevare il genere musicale dal declino. Lavora intensamente anche per la televisione, dove raggiunge i massimi risultati in Peter Pan (1976). L’ultima sua coreografia di rilievo è per il film Il boxeur e la ballerina (1978).

Zane

Dopo gli esordi come fotografo, Arnie Zane si associa (1971) al nero Bill T. Jones, con cui crea Pas de deux for Two (1973) e la trilogia Monkey Run Road; Blauvelt Mountain (1979) e Valley Cottage (1980). Per la compagnia Jones-Zane (1982) nascono poi Freedom of Information e Secret Pastures (1985), sottilmente narrativo, in collaborazione con il musicista P. Gordon e con l’artista K. Haring, cui seguono Animal Trilogy (1986), Where the Queen stands Guard (1987), The History of Collage (1988). Esponente della New Wave, la nuova danza nordamericana, ha messo in scena le tematiche gay con schiettezza e ironia.

Loukos

Approdato in Francia negli anni ’60, dopo essere stato allievo di Franchett Yorgos Loukosi ha iniziato la sua carriera presso il Théâtre du Silence di B. Léfebre. Successivamente ha danzato con Neumeier all’Opéra di Zurigo e ha avuto esperienze al Metropolitan di New York. Passato a Marsiglia accanto a R. Petit, è stato per vari anni al fianco del celebre coreografo soprattutto in veste di assistente e di riproduttore di balletti. In possesso di ottime doti di organizzatore, dal 1984 è stato chiamato a dirigere il Balletto dell’Opera di Lione e dal 1991 anche il festival internazionale di danza di Cannes.

Ezralow

Dopo studi di tecnica Graham al Berkeley College, Daniel Ezralow danza con Lubovitch e Taylor. Entra poi nel gruppo dei Momix di Pendleton e nel 1987 dà vita agli Iso (‘I am so optimist’), con un repertorio di titoli come Psycho Killer, Foreign Tailes, DNA, Captain Tenacity, Rubber Dubber, Soon, Night Toughts. Crea con l’amico Parsons il duo Brothers (1982) e coreografa per il Laboratorio lirico di Alessandria un’opera contemporanea, Time out, su musica di Ludovico Einaudi (1988). Per il MaggioDanza fiorentino allestisce White Man Sleeps con Alessandra Ferri (1991); per l’Arena di Verona il trittico Read my Hips, Super Straight, Tour dell’Olanda, su musica di Philip Glass (1994) e Salgari (musica di Einaudi, 1995). Contribuisce alle danze nei clip di David Bowie, Sting, U2, Gianna Nannini. Prende parte a film di Lina Wertmüller e Marco Bellocchio e, in teatro, a Moby Dick di Vittorio Gassman (1992). Danzatore già noto per lo spiccato vitalismo scenico, ha scelto dal 1994 una linea di lavoro meditativo-multimediale, con Mandala, ispirato al buddismo tantrico. Il suo linguaggio, come coreografo, appare efficace più sul versante plastico-illusionistico che non su quello squisitamente tecnico, di invenzione di passi e di sviluppo articolato di strutture.

Moiseev

Finiti gli studi all’Istituto coreografico di Mosca Igor’ Aleksandrovic Moiseev è ballerino al Teatro Bol’šoj dal 1924 al 1939. È primo interprete del ruolo di Raul in Teolinda (1925) di Kasjan Golejzovskij, è protagonista di balletti del repertorio ottocentesco ( Corsaro , Il cavallino gobbo , La fille mal gardée) e sovietico (Giuseppe il Bello , Salambo , Il calciatore di Football , I tre grassoni) e autore di balletti per opere (Turandot , Il Demone , Carmen). Nel 1937 fonda L’ensembl’ Narodnogo Tanca Sssr del quale è direttore e coreografo principale e con il quale innova profondamente la coreografica folkloristica. I suoi principali lavori sono Quadri dal passato (1937), Strada di Kolchoz (1938), Suite marinara (1949), I partigiani (1950), La via della danza (1970), Notte sul Monte Calvo (musica di Musorgskij, 1984), Suite Greca (musica di Teodorakis, 1991). Possiede una profonda conoscenza del lessico coreografico e una capacità di usarlo come mezzo espressivo. Dei suoi spettacoli non è soltanto coreografo ma anche drammaturgo e regista. Nel 1966 fonda l’Ensembl’ Molodoj Balet, di cui è direttore sino al 1970. Ha realizzato i film Perpetuum Mobile (1967) e Il Balletto di Igor’ Moiseev .

Nikolais

Dopo gli inizi come pianista accompagnatore per il cinema muto e come marionettista, Alwin Nikolais ha studiato con Hanya Holm al Bennington College, con Martha Graham, Doris Humphrey, Charles Weidman e Louis Horst, passando ben presto alla coreografia con Eight Column Line (1939). Dopo il servizio militare, è diventato assistente della Holm, apprezzandone particolarmente il lavoro sull’improvvisazione, e poi direttore della Henry Street Playhouse di New York (1948-1970), un centro sperimentale di teatro per ragazzi, in cui sono nati la sua scuola, la sua compagnia (Nikolais Dance Theatre) e i suoi progetti per un teatro di danza totale, come sintesi di immagini, suoni, colori, luci, movimento. Tra le sue prime coreografie, le più note, anche in Europa, sono Tensile Involvement (1953), in cui i ballerini manipolano, con effetto di ali, lunghi elastici attaccati alle braccia e ai piedi, Masks, Props and Mobiles (1953), Kaleidoscope (1956), Totem (1959), Imago (1963), con costumi che consentono ai danzatori di assumere le forme più varie e sorprendenti. Sono seguiti Tent (1968), Scenario (1971), Grotto (1973), Gallery e Castings (1978), Liturgies (1983), tutti lavori antinarrativi e antinaturalistici. Dopo il clamoroso debutto in Francia nel 1968, ha creato Schema (1980) e Arc-en-Ciel (1987) per l’Opéra di Parigi ed è stato direttore del Centre de danse contemporaine di Angers (1978-1981), dove ha influenzato molti degli interpreti e autori della nouvelle danse francese. In Italia si è esibito con il suo gruppo al Festival di Spoleto (1962), ai festival di Nervi, di Vignale e di Rovereto (1989). Teorico della `motion’ di contro all’`emotion’, i suoi spettacoli, quasi sempre con musica elettronica (è stato tra i pionieri del sintetizzatore Moog), si presentano come opere d’arte dinamica astratta e metamorfica, con i corpi dei danzatori spersonalizzati in costumi deformanti e bizzarri su cui proiettare diapositive da lui stesso dipinte, con sapienti effetti illusionistici. Per la sua trascendance ha teorizzato uno spazio-tempo multidimensionale, in cui l’uomo ritrova la sua armonia con l’universo, uscendo dalla propria soggettività e dal proprio psicologismo limitanti, per costruire un teatro totale e multimediale. Uno dei suoi danzatori di maggiore spicco, Murray Louis, forma nel 1969 la propria compagnia, continuando a condividere gli spazi di lavoro e di prova con il maestro, che spesso coinvolge nelle sue creazioni come disegnatore delle luci. La loro felice collaborazione durerà fino alla morte di N., unendo forze, mezzi e danzatori.

Cabukiani

Dopo gli studi a Tbilisi con M. Pierini, nel 1926 Vachtang Michailovic Cabukiani è entrato all’Istituto coreografico di Leningrado; durante gli anni di studio ha coreografato per sé l’assolo La danza del fuoco. Dal 1929 al ’41 ballerino del Kirov, dal 1941 al ’73 è stato direttore artistico del corpo di ballo del Teatro Paliašvili di Tbilisi. Come ballerino ha interpretato i principali ruoli del repertorio classico e sovietico (La bayadère, Le fiamme di Parigi, Giorni partigiani, Esmeralda, Taras Bul’ba). Ha firmato, fra l’altro, le coreografie di Il cuore delle montagne (1938), Laurencia (1939), Otello (1957). Dotato di un corpo statuario, nella sua danza il virtuosismo si univa a una forte presenza scenica, in coreografie in cui la base classica si mescolava a influenze del folclore, soprattutto georgiano.

Blaska

Allievo di Yves Brieux, dopo essere stato scritturato nella compagnia de Cuevas Felix Blaska è tra i primi danzatori di Roland Petit del quale riprende, con successo, il famoso ruolo maschile ne Le Jeune homme et la Mort e crea il Giudice in Eloge de la folie . Presto si vede commissionare anche un balletto, sarà Octandre (1966) su musica di Edgard Varèse. Pur continuando a danzare, egli si dedica sempre più attivamenta alla coreografia. Per il Ballet-Théâtre Contemporaine nel 1968 crea Dances concertantes e l’anno successivo Electro Bach e Sensemaya , queste per la Compagnia che ha appena formato e che il festival di Chatillon fa conoscere come una delle più inventive dell’epoca. Nascono ancora Folk sonate e Contre lavoro in cui l’inquietante violenza espressa dalla musica di Luciano Berio è tradotta in arditi e precisi segni gestuali.

Nel 1971 all’Opéra di Parigi presenta Arcana e Poème electronique coreografie ugualmente innovative. Nel 1973 la sua compagnia trova un felice approdo alla Maison de la culture di Grenoble e nello stesso anno presenta a Palais Garnier un omaggio a Varèse. Dopo essere stato invitato al festival di Spoleto nel 1975, l’anno successivo debutta alla Scala con Il giardino religioso su musica di Bruno Maderna. Nel 1978 scioglie la sua compagnia non soddisfacendogli più la sua base classica e tenta nuove esperienze mescolando voce danza. Rifiutato il suo stile precedente, B. non riesce a raggiungere più una pienezza espressiva. Nel 1980 incontrati due ex danzatori americani del gruppo Pilobolus, Robby Barnett e soprattutto Martha Clarke, tenta una nuova avventura creando il Crownest Trio, struttura di creazione collettiva piuttosto che compagnia in senso lato che però dopo alcuni anni abbandona. È del 1990 Charlotte sua ultima coreografia su musica di Arvo Part destinata al Ballet du Nord.

Steffen

All’inizio Paul Steffen firma i balletti di alcuni musical off-Broadway e di varietà televisivi in onda da New York. Per un breve periodo è anche a Hollywood come coreografo di Rita Hayworth. Arriva in Italia a metà degli anni ’50 con lo spettacolo dei Paul Steffen Dancers, che si rivela un imprevisto trionfo. Garinei e Giovannini non perdono tempo a legarlo alle loro produzioni musicali: già nel 1954 firma le coreografie di Giove in doppiopetto, dove contribuisce in modo determinante al successo di Delia Scala, ideando per lei sorprendenti movenze acrobatiche. L’impegno con Garinei e Giovannini si rinnova nella stagione successiva con La granduchessa e i camerieri . Nel teatro di rivista è autore dei balletti per I fuoriserie (1958), Sayonara Butterfly (1958) e Un juke-box per Dracula (1959). Il suo stile internazionale, che porta una scossa al provincialismo dello spettacolo italiano, è apprezzato anche dall’ambiente del cinema: Antonio Pietrangeli lo chiama nel 1955 per il film Lo scapolo (Alberto il conquistatore). Nel varietà televisivo il suo nome resta legato alle coreografie di Un, due, tre (1954) e L’amico del giaguaro (1961).

Stevenson

Dopo gli studi con Mary Tinkin e all’Arts Educational School, Ben Stevenson è entrato nel Theatre Arts Ballet nel 1950, poi nel Sadler’s Wells Opera Ballet e nel Sadler’s Wells Theatre Ballet (1957-1959). È stato solista e poi primo ballerino e maître de ballet al London Festival Ballet, fra il 1959 e il 1968. Ha allestito La bella addormentata per questa compagnia e per il Washington National Ballet (1971). Da allora ha lavorato soprattutto negli Usa, dove il suo popolare Three Preludes (su musica di Rachmaninov) è stato creato per la Harkness Youth Company (1969). La sua versione di Cinderella è stata realizzata per il Washington National Ballet nel 1970 e in seguito per altre compagnie (compreso il Balletto dell’Opera di Roma). Dal 1976 è direttore artistico dello Houston Ballet.

Bourne

Matthew Bourne studia al Laban Centre di Londra, uscendone nel 1985 con la laurea in danza e teatro. Fonda nel 1987 il complesso Adventures in Motion Pictures, il cui nome riflette la passione di Matthew Bourne per il cinema. Il suo rifacimento, nel 1992, dello Schiaccianoci ambientato in un orfanotrofio è il suo primo grande successo, che lo incoraggia a proseguire sulla stessa strada. Segue, nel 1994, il rimaneggiamento de La Sylphide di Bournonville, intitolato Highland Fling. Per la televisione (Bbc) crea nel 1993 Late Flowering Lust , al quale partecipa anche l’attore Nigel Hawthorne. Nel 1995 arriva la fama con la sua versione del Il lago dei cigni con cigni maschi, per un complesso aumentato e con artisti di formazione classica nei ruoli del Cigno/uomo vestito di pelle e la regina madre (Adam Cooper e Fiona Chadwick, poi Lynn Seymour). Dopo questo successo internazionale, Matthew Bourne crea nel 1997 un rifacimento della Cenerentola (su musica di Prokof’ev), di nuovo con l’importante apporto di Lez Brotherston quale scenografo. Ambientato a Londra durante la Seconda guerra mondiale, il balletto impegna due artisti del Royal Ballet, Cooper e Wildor: non più un principe, l’innamorato della Cenerentola diventa un pilota. Matthew Bourne ha dichiarato più volte che vorrebbe che i suoi lavori non fossero classificati (e criticati) come balletti, che preferisce un pubblico composto da persone che cercano una serata fuori casa con un buon intrattenimento a quello di habituées del balletto. Si considera – ed è d’altronde considerato – più un bravo regista che non un autentico coreografo, anche se è responsabile della forma finale dei movimenti, ideati in stretta collaborazione con i ballerini. Nei suoi balletti non si balla mai sulle punte, vengono altresì adoperati i piedi nudi o altri tipi di scarpa e i suoi ballerini devono essere sempre bravi attori.

Robbins

Dopo gli studi normali, Jerome Robbins si iscrisse alla facoltà di chimica dell’Università di New York. Attratto dal teatro, scelse subito la danza, dapprincipio il balletto e con i suoi derivati (Antony Tudor, Eugene Loring), danza spagnola e orientale, danza moderna infine, con la sorella Sonia, anche recitazione con Elia Kazan, violino e pianoforte, attore nello Yiddish Art Theatre, conforme alle sue origini israelite (1937); in seguito ottenne le prime scritture come danzatore sino al 1941 quando creò le sue prime coreografie. Un retroterra culturale ed artistico così denso gli servì per dare vita al suo eclettico programma teatrale. Questa preparazione gli permise molto presto le entrature nei più importanti complessi coreutici americani. Nel 1940 divenne membro del Ballet Theatre ove rimase sino al 1944 interprete delle coreografie di L. Massine, M. Fokine, D. Lichine, A. Tudor; nel 1949 entrava nella compagnia del New York City Ballet, fondato l’anno prima da Balanchine del quale divenne direttore artistico associato. L’anno 1944 vide la sua prima coreografia importante: quel Fancy Free che doveva fare un lungo cammino e che s’impose subito per l’aria scapiglita e divertente (musica di Bernstein).

Robbins impose subito la sua estetica. Ogni ballerino doveva essere parimenti dotato nella tecnica classico-accademica come in quella moderna nelle più disparate tendenze «per dimostrare agli europei la varietà delle tecniche, degli stili e dagli accostamenti teatrali che costituiscono il particolare sviluppo della danza in America». Esito addirittura folgorante a queste premesse è stata la costituzione di una particolarissima, straordinaria compagnia di balletto detta Ballets: Usa, organizzata a New York ma presentata in Italia (nel 1958) dietro precisa richiesta di G.C. Menotti che l’invitò al Festival di Spoleto di quell’anno. Le stagioni, quasi miracolose, furono soltanto due: 1958-59 e 1961 ma quali emozioni, stupori, meraviglie sorpresero il pubblico convenuto alla manifestazione spoletina. La critica notò subito la forza, l’originalità del coreografo, la bontà delle scelte nei danzatori, l’efficacia delle tematiche contemporanee.

Robbins presentò nel 1958 un balletto creato nel 1945, Interplay , gioco di ragazzi e di figure lanciate nello spazio, freschissimo e delizioso; poi New York Export: Opus Jazz, studio di rapporti ritimici e umani (come sempre in Robbins), una ripresa dell’ Afternoon of a Faun rivissuto con spirito nuovo, moderno, sulla traccia del poema di Nijinskij-Mallarmé-Debussy e ancora The Concert (musica di Chopin, il musicista cui Robbins ricorse a più riprese nel suo splendido cammino fatto di tensioni, umori, fermenti; siparietto di Saul Steinberg e l’aggiunta di un tocco umoristico piacevolissimo). Nel 1959 Robbins presentò, sempre a Spoleto, Moves , danzato nel silenzio assoluto, forme classiche e balletto jazz fusi insieme con grande fantasia. Nel 1961 la novità Events poneva l’accento, amaro e dolente, sulle nostre realtà contingenti ed era anche, oltre che affresco potente di una società dilaniata, una mirabile prova di espressione coreografica.

Tutte queste qualità ed altre tese alla creazione di uno spettacolo totale (ciò soprattutto nella commedia musicale) anche riscontrabili in altri lavori dei quali sono da ricordare The Age of Anxiety (musica di Bernstein, 1950), The Cage (Stravinskij, 1951), The Pied Piper (Copland, 1951), Fanfare (Britten, 1953), Les Noces (Stravinskij, 1965), Dances at a Gathering (Chopin, 1969), In the Night (Chopin, 1971), The Golberg Variations (Bach, 1971), Watermill (Teiji Ito, 1972), le coreografie su musiche di Stravinskij (1972) e di Ravel (1975), lo spettacolo per Spoleto 1973: Celebration: The Art of the Pas de deux ; senza trascurare alcuni dei suoi musical di maggior successo: The King am I (1951), Peter Pan (1954), il capolavoro assoluto West Side Story (musica di Bernstein, versione teatrale 1957; cinematografica 1962), Funny Girl (1964), Fiddler on the Roof (1964). Fra i premi, i riconoscimenti, è da considerare l’invito rivolto a R. dal presidente Kennedy l’11 aprile 1962 quando i Ballets: Usa si esibirono alla Casa Bianca, eccezionale avvenimento, riverente omaggio ad un genio della scena coreutica mondiale.

Booth

Dopo gli studi presso il Darlington College of Art, Laurie Booth presenta il primo lavoro come solista (Beyond Zero, 1980), che ottiene consensi in tutta Europa. Nei primi anni Ottanta trascorre un periodo a San Francisco dove si avvicina all’esperienza della Capoeira, un’arte marziale brasiliana. Nel 1984 lavora in Sudan ad un progetto di ricerca sul tema del possibile rapporto fra teatro ed emigrazione, entrando in contatto con la cultura e la realtà locali. Dal 1985, insieme a Miranda Tufnell, avvia l’Indipendent Dance Programm, un programma di ricerca e formazione nell’ambito della nuova coreografia. Fra i suoi lavori, di cui è coreografo e interprete, oltre a Beyond Zero ricordiamo Yip Yip Mix and the Twentieth Century (1985).

Cannito

Dopo gli studi di musica, teatro e balletto, Luciano Cannito danza con molte compagnie straniere (Bat-Dor Dance Company), debuttando contemporaneamente nella coreografia con Spin (1986). Invitato da varie formazioni, firma Marco Polo (Balletto di Napoli, 1992), Shéhérazade (Tbilisi 1994), Cenerentola (Opera di Roma, 1996), Le cinque stagioni (Bat-Dor Dance Company, 1997), Te vojo bene assai (Napoli, San Carlo 1997), lavori nei quali mette in evidenza la sua vena neoclassica e teatrale. Direttore artistico del Balletto di Roma e del corpo di ballo del San Carlo di Napoli dal 1998, si è dedicato anche al musical: Un americano a Parigi (1995), La bella e la bestia (1996).

Messina

Vivace danzatore di carattere formatosi all’Accademia del Teatro Massimo di Palermo, Orazio Messina dopo aver danzato in varie formazioni italiane nel 1980 è entrato stabilmente nel corpo di ballo del Maggio Musicale, diventandone in seguito solista. Debuttò nella coreografia con il Collettivo Danza Contemporanea di Firenze (Tre volte lei , 1982) e negli anni ha collaborato come autore con il corpo di ballo del Maggio Musicale ( Sei personaggi in cerca d’autore , 1989), il Balletto di Toscana ( I tanghi del ricordo , 1988) e con Luciana Savignano ( Lo spettacolo della Luna , 1991) rivelando una chiara propensione lirica e sentimentale.

Stefanescu

Diplomatosi all’Accademia di ballo della sua città, Marinel Stefanescu si perfeziona al Bol’šoj di Mosca e al Kirov di Leningrado. Vincitore della medaglia d’oro al Concorso Internazionale di Balletto di Varna (1966) viene nominato primo ballerino dell’Opera di Bucarest, dove interpreta tutto il repertorio classico-romantico; trasferitosi poi in Italia (1976) stringe un sodalizio artistico con Liliana Cosi, con la quale fonda l’Associazione Balletto Classico (1977), centro didattico e compagnia con cui presenta balletti del repertorio (Don Chisciotte) e molte sue creazioni caratterizzate da una forte ispirazione religiosa (Risveglio dell’umanità, 1989).

Feld

Eliot Feld studia alla School of American Ballet e, dopo aver danzato in West Side Story, entra all’American Ballet Theatre (1963), dove si afferma come interprete esuberante e vivace. Qui affronta anche la coreografia nel 1967 con Harbinger e Midnight, meritando apprezzamento per musicalità e inventiva. Nel 1969 fonda l’American Ballet Company, con cui debutta a Spoleto nel trittico Cortège Burlesque, Intermezzo e Meadow Lark. Seguono: Pagan Spring (1969), Early Songs, A Poem Forgotten e Cortège Parisien (1970), Theatre e The Gods amused (1971), A Soldier’s Tale (1972). Sciolta la compagnia per motivi finanziari, torna all’American Ballet Theatre (1971-1972). Lavora anche con il Royal Winnipeg Ballet, il London Festival Ballet, il Balletto reale svedese, il City Center Joffrey Ballet. Fonda poi una nuova compagnia, l’Eliot Feld Ballet, di base classica, impegnata però su una linea di lavoro decisamente moderna e multistilistica (Grand Canon, musica di Reich, 1984; Medium: Rare, 1985), e trasforma l’Elgin Theatre nel Joyce Theatre, che ospita a New York le più affermate compagnie di danza moderna e contemporanea.

Nureyev

Figura centrale della danza del secondo Novecento, Rudolf Hametovic Nureyev ha iniziato lo studio delle danze folcloristiche a Ufa in Baskiria, dove è cresciuto in una famiglia musulmana di origine tatara. Dal 1955 al ’58 ha studiato all’Istituto coreografico di Leningrado con Aleksandr Ivanovic PuškiNureyev Entrato nel Corpo di ballo del teatro Kirov, è diventato presto solista e si è messo subito in luce per le sue qualità di danzatore, oltre che per la sua personalità indipendente e ribelle. Nel periodo passato al Kirov ha interpretato i principali titoli del repertorio russo e sovietico, da La bella addormentata a Laurencia , accumulando esperienze e conoscenze che utilizzerà poi negli anni passati in Occidente. Insofferente della disciplina e del clima repressivo sovietico, nel 1961, durante una delle prime tournée del Kirov in Occidente, ha clamorosamente abbandonato la compagnia all’aeroporto Le Bourget di Parigi, dando vita a uno scandalo politico internazionale, rimbalzato su giornali e televisioni di tutto il mondo. Da quel momento Nureyev è diventato, oltre che un famoso ballerino, una pop-star spesso sulle prime pagine di quotidiani e rotocalchi. Sono divenuti famosi i suoi abbigliamenti stravaganti, i comportamenti scandalosi, la libertà sessuale: tutti elementi che ben si adattano al clima libertario degli anni ’60. Subito dopo la fuga in Occidente ha danzato con la compagnia del Marchese de Cuevas, per poi passare a Copenaghen dove ha approfondito la tecnica classica e lo stile Bournonville con Erik BruhNureyev Dal 1962 è stato ospite del Royal Ballet e ha fatto coppia fissa con Margot FonteyNureyev Per loro hanno creato i migliori coreografi: Frederick Ashton con Marguerite et Armand, Roland Petit con Paradise Lost , Martha Graham con Lucifer.

Dopo un decennio trascorso principalmente con il Royal Ballet, le sue condizioni tecniche si sono notevolmente abbassate (Nureyev ha incominciato tardi lo studio della danza classica, soltanto a sette anni); ma ormai è diventato una star internazionale, ha attraversato così i teatri del mondo di trionfo in trionfo, lavorando con molti coreografi, da Balanchine (Le bourgeois gentilhomme ) a Lacotte (Marco Spada) e con le principali étoile del momento, come stella ospite di grandi compagnie e con un suo gruppo intitolato Nureyev and Friends. Sono anni caratterizzati da una irrefrenabile bulimia di danza e di sesso. Nel 1977 è apparso come protagonista nel film Valentino di K. Russell. Nel 1983 è stato chiamato da Jack Lang, ministro francese della cultura, alla direzione del balletto dell’Opéra di Parigi, carica che ha tenuto sino al 1990. Ma il potere sovietico non ha perdonato il suo `tradimento’ e la diplomazia di Mosca ha compiuto pesanti passi (come ha poi rivelato Lang) affinché quella nomina non avvenisse. Gli anni all’Opéra sono stati un periodo di litigi, ma indubbiamente fruttuosi per la compagnia parigina che sotto la direzione di Nureyev è tornata allo splendore di un tempo. Come coreografo Nureyev si è messo in luce presto come ricostruttore dei classici russi: l’atto delle ombre dalla Bayadère con il Royal Ballet (1963), Raymonda (1964), Il lago dei cigni (1966, di cui resta una versione video con Margot Fonteyn), Romeo e Giulietta (che danza anche alla Scala con Carla Fracci), Don Chisciotte – (filmato nel 1973), Lo schiaccianoci , La bella addormentata . Le sue versioni sono rimaste nei repertori dei principali teatri, compresa la Scala che mantiene nella redazione di Nureyev i tre balletti di Cajkovskij. Fra le sue creazioni originali si segnalano Manfred , Washington Square , una Cenerentola ambientata negli anni ’30 a Hollywood. Protagonista di importanti video di danza (I’m a Dancer, Nureyev), è stato un danzatore dal destino drammatico; ha passato gli ultimi anni della sua vita continuando a esibirsi, anche quando il livello tecnico e la debolezza fisica non gli permettevano più di raggiungere i livelli di un tempo. Il suo ultimo trionfo, nell’ottobre del 1992, è stato all’Opéra di Parigi, quando ha realizzato il suo sogno: rimontare integralmente il balletto Bayadère. Una serata memorabile in cui, al termine dello spettacolo, è apparso in palcoscenico a ringraziare il pubblico, magrissimo e sorretto dai danzatori. È stata la sua ultima apparizione pubblica.

Polyakov

Evgheni Polyakov si diploma con Aleksander Yermolayev alla scuola del Bol’šoj e danza come primo ballerino con il Balletto di Novosibirsk; rientrato a Mosca nel 1970 è maître de ballet al Bol’šoj fino al 1976, anno in cui si trasferisce in Italia. Qui, dopo un biennio come maître de balletLa Fenice di Venezia, dal 1978 al 1983 assume il medesimo incarico al Teatro Comunale di Firenze, dove rimonta alcuni classici dell’Ottocento ( Giselle , Le nozze di Aurora ) e crea alcune coreografie, tra le quali un fortunato Schiaccianoci (1983); contemporaneamente collabora con il Collettivo Danza Contemporanea di Firenze per cui firma Correspondances (1982). Dal 1983 al 1988 su invito di Rudolf Nureyev è maître de ballet dell’Opéra di Parigi, da lui stesso diretta nel 1989 insieme a Patrice Bart. Dal 1988 consulente di MaggioDanza, ne assume la direzione artistica dal 1992 al 1995, portando la compagnia ai vertici della danza italiana, grazie all’elevato standard tecnico e interpretativo e alla creazione di un repertorio versatile e stilisticamente raffinato, con opere dell’Ottocento e Novecento storico, balletti di autori contemporanei internazionali e sue stesse creazioni, tra cui Cenerentola (1991), Coppelia (1992), La Ronde (1995). Rientrato a Parigi nel 1996 ha rivestito fino alla fine l’incarico di maître repetiteur.

MacMillan

Allievo della Sadler’s Well’s Ballet School, Kenneth MacMillan entra nel Sadler’s Wells Theatre Ballet nel 1946, alla sua fondazione. Bravo danzatore classico, è passato nel 1948 al Sadler’s Wells Ballet al Covent Garden, tornando però in seguito a creare balletti per la compagnia più piccola. Grazie all’interessamento di Ninette De Valois, è stata presentata già nel 1956 al Sadler’s Wells un’intera serata dedicata a quattro sue creazioni, delle quali Danses Concertantes (musiche di Stravinskij) e Solitaire (musiche di Malcom Arnold) sono rimaste in repertorio. Nel 1958 ha creato il primo balletto coinvolgendo Lynn Seymour ( The Burrow su musica di Frank Martin), diventata in seguito la sua musa. La Seymour ha creato il principale ruolo femminile in The Invitation (musica di Mathias Seiber, 1960), balletto sull’iniziazione sessuale e, fra gli altri, Anastasia – (prima versione, in un atto, musica di Martinù, Berlino, 1967; al Royal Ballet in tre atti, i primi due su musica di Cajkovskij, 1971), nonché il ruolo di Giulietta nel popolare Romeo e Giulietta , creato per il Royal Ballet nel 1965 (anche se la prima rappresentazione è toccata a Margot Fonteyn). Nel 1966 è stato direttore del balletto del Deutsche Oper di Berlino, poi direttore artistico del Royal Ballet dal 1970 al 1977, mantenendo la veste di coreografo fino alla morte. Ha creato balletti anche per la compagnia di Stoccarda, fra i quali Das Lied von der Erde (musica di Mahler, 1965), Requiem (musica di Fauré, 1977) e My Brother, My Sisters (di Schönberg/Webern, 1978). Tutti e tre sono poi passati al Royal Ballet, per il quale ha creato numerosi altri balletti, fra i quali, in un atto, Elite Syncopations (musiche di Scott Joplin, 1974) e La Fin du Jour (da Ravel, 1979); in tre atti, Manon (di Massenet, 1974) e Mayerling (musiche di Liszt, 1978). Poco prima della morte ha anche allestito la coreografia del musical Carousel per il National Theatre. Anima irrequieta, ha spesso trattato temi tetri quali la perversione sessuale o la follia, ma ha anche ricreato versioni personali di classici quali La bella addormentata e Il lago dei cigni non senza un certo senso dell’umorismo.

Lefèbre

Dopo aver studiato danza a L’Avana con Alicia Alonso, Jorge Lefèbre si è trasferito a New York per perfezionarsi con Matt Mattox e Luigi. Scritturato dalla compagnia di Catherine Dunham, è poi passato al Ballet du XXème siècle. Qui si è distinto in molti lavori di Béjart (Sagra della primavera, Nona sinfonia, ecc.) e ha creato Actus tragicus (1969), in cui ha adombrato la figura di Cristo. Nel 1980 è diventato direttore del Ballet de Wallonie, compagnia per la quale ha creato numerose coreografie, molte delle quali con una tematica religiosa; come ad esempio Nisi Dominus, Messa da Requiem (musica di Verdi) e David Come Home (1984), balletto dove la storia biblica di Davide e Betsabea viene declinata entro un contenitore fantascientifico. Si ricordano ancora (oltre a originali versioni di Carmina Burana, La sagra della primavera, Carmen) Excalibur, Propositions, Degas, Double croche, Triptyque (su musica di Verdi, Donizetti e Mascagni), Chante de la terre e un felice Frankenstein (1987), nonché Madame Butterfly (1990).

Landi

Gino Landi è figlio di due artisti di varietà, che caldeggiano i suoi studi di danza sotto la guida di Oreste Fraboni. Debutta in teatro come ballerino, ma ben presto si accorge di non amare esibirsi davanti al pubblico e sceglie di dedicarsi alla composizione coreografica. Nel 1957 la sua firma compare per la prima volta sulla locandina di Non sparate alla cicogna di Macario, dopodiché è autore dei balletti di Io e l’ipotenusa (1959) e di Cieli alti (1962). Nel frattempo entra alla Rai con la qualifica di regista (1958) chiamato a realizzare le coreografie per Buone vacanze (1959) e per Giardino d’inverno (1961). Intanto la sua carriera teatrale si consolida grazie ai successi di Febbre azzurra (1965), L’onorevole (1965) e Non sparate al reverendo (1967), nuova collaborazione con Macario. Dal 1969 inizia un importante sodalizio con Garinei e Giovannini che lo vogliono creatore dei balletti di tutti i loro principali spettacoli, da Angeli in bandiera ad Alleluja brava gente (1970), da Aggiungi un posto a tavola (1974) a Felicibumta (1975), da Bravo! (1981) alle riprese di Rugantino (1978) e di Un paio d’ali (1997). Per lo spettacolo leggero della Rai è il coreografo di trasmissioni popolari come Johnny 7 (1964), La prova del nove (1964), Scala reale (1966) e Partitissima (1967). Dopo aver diretto una brillante versione televisiva delle commedie musicali La granduchessa e i camerieri e Felicibumta intensifica la sua attività in televisione nella duplice veste di coreografo e di regista in varietà come Cielo mio marito (1980), Noi con le ali (1983), prima di legarsi nella buona e nella cattiva sorte agli spettacoli di Pippo Baudo. Per il teatro lirico viene chiamato a realizzare Vivì (1962) e Il barbiere di Siviglia (1989). È anche regista di operette e di musical (Can-Can, 1998).

Gorskij

Dopo gli studi presso lIstituto teatrale di Pietroburgo, Aleksandr Alekseevic Gorskij è entrato nel 1899 nel corpo di ballo del teatro Marijinskij e ha interpretato ruoli grotteschi e di carattere. Dal 1902 al 1924 è stato coreografo e direttore del ballo del Bol’šoj di Mosca attuando in quegli anni una fondamentale riforma coreografica. Profondo conoscitore dei balletti di Petipa, è stato infatti influenzato dalla riforma teatrale di Stanislavskij e dalla attività del Teatro d’Arte di Mosca. Gorskij ha introdotto il realismo stanislavskijano nei classici del repertorio accademico ed è attraverso la sua redazione che numerosi classici russi sono arrivati sino a noi. Il suo primo successo a Mosca è il Don Chisciotte , allestito al Bol’šoj nel 1900. Negli anni successivi ha riallestito Il lago dei cigni , Il cavallino gobbo , Coppélia , Giselle, Corsaro, Bajadera. La presenza di Gorskij a Mosca per un quarto di secolo ha fatto sì che il Bol’šoj, sino ad allora considerato a un livello significativamente inferiore rispetto a Pietroburgo, acquistasse una propria dignità e soprattutto precise caratteristiche stilistiche.

Celiberti

Ruben Celiberti studia danza classica alla Scuola del Teatro Colon di Buenos Aires e debutta nell’omonima compagnia per poi passare nella compagnia dei Ballets de Marseille di Roland Petit e in Danza Prospettiva di Vittorio Biagi. Versatile e brillante showman, accanto alle belle doti di ballerino sfodera abilità nel canto e nel pianoforte nello spettacolo recital El Baul e in Amor y Tango.

Bouy

Luc Bouy ha studiato con Béjart ed è stato nelle file del Ballet du XXème siècle. Primo ballerino del Cullberg Ballet a Stoccolma, ha creato il ruolo di Albrecht nella Giselle moderna di Mats Ek (1982). Come coreografo privilegia il gesto espressionista e le marcate caratterizzazioni; ha destinato i suoi primi lavori al Cullberg Ballet, allo Scapino Ballet e in varie occasioni a compagnie italiane. Nel 1982, alla Scala, ha creato Mi Vida su musica di de Falla. Negli ultimi anni è stata però soprattutto Carla Fracci a invitarlo a creare nuove coreografie per mettere in risalto le sue qualità artistiche; tra queste, le più riuscite sono Filumena Marturano (Cagliari, 1995), dall’omonima commedia di Eduardo De Filippo e Il lutto si addice ad Elettra (Jesi, 1995) dal dramma di O’Neill.

Saez

Vicente Saez studia tecnica Graham e danza moderna a Barcellona, entrando nel primo corso di tecnica contemporanea dell’Istituto del Teatro catalano, dove firma la sua prima coreografia (El Dueto, 1983). In seguito frequenta i corsi di Lydia Azzopardi e Cesc Gelabert, del quale danza La Naude (1985) e Desfigurat (1987); contemporaneamente collabora anche con Anna Teresa de Keersmaeker e il gruppo Rosas. Formato nel 1987 il gruppo Saéz/Taba inizia una importante ricerca nella quale la struttura del movimento è analizzata in costruzioni formali rigorose ma ricche di una potente carica di energia, in lavori come Ens (1988), Uadi (1992), Wirbel (Berlino, Komische Oper 1996), Regina Mater (1996) dove appare evidente, anche se reso in maniera del tutto astratta, un riferimento costante alla cultura e alle liturgie spagnole.

Jooss

Kurt Jooss studiò presso l’Accademia di musica di Stoccarda. Qui aveva l’opportunità di incontrarsi con Rudolf von Laban, il grande teorico, pensatore, filosofo della danza centroeuropea. Collaborava con questo maestro a Mannheim e ad Amburgo tra il 1922 e il ’23. Maestro di ballo a Münster, fondava, con la danzatrice estone Aino Simola (diventata sua sposa nel 1929) il Neue Tanzbühne, insieme con Sigurd Leeder e Heinz Heckroth. Con questa compagnia J. creava le sue prime coreografie. Si dedicava poi allo studio della danza classica fra Vienna e Parigi; molto dopo si potrà capire l’influenza esercitata dalla danza accademica sul tessuto libero di molte sue coreografie. Troviamo infatti nel suo repertorio balletti su musiche di Mozart e Ravel, il Petruška di Stravinskij (come esistette il Don Juan di Gluck nella produzione di Laban).

Nel frattempo cambiava il nome della compagnia in Folkwang Tanzbühne: un solo titolo nuovo, il Gaukelei (musica di Fritz Cohen, 1930) e poi tanto repertorio riveduto e corretto, non si capisce bene perché: Le Bal di Rieti (1930), già affrontato da Balanchine un anno prima di Diaghilev, le famose Danze polovesiane di Borodin, Coppélia di Delibés (1931), Le fils prodigue di Prokof’ev, Pulcinella di Stravinskij (1932), sino a quando arrivò il gran momento. Era il polemico, sarcastico Der Grüne Tisch a vincere un concorso a Parigi nel 1932 e ad attirare l’attenzione di quelli che attendevano da lui qualcosa di nuovo: e difatti già nel titolo, `il tavolo verde’, si potevano leggere allusione e simbologia del tavolo da gioco sul quale si decide con toni grotteschi, attinti dal cabaret, la guerra e la vita di tanti esseri umani. Con la collaborazione della figlia Anna Markard-J., il singolare capolavoro fu rappresentato nel mondo intero dopo l’ultimo conflitto. J. è da considerare il primo coreografo che sia riuscito a instaurare una sintesi organica tra la danza classico-accademica e quella moderna. Ciò si poté constatare anche in altri lavori ( The Big City , 1932) non esenti, naturalmente, da grandi pennellate di quell’espressionismo in voga ai tempi di J. che, addolcitolo, diede anche una realizzazione coreografica della Perséphone di Gide-Stravinskij e i Catulli Carmina di Orff.

Wellenkamp

Dopo gli studi di danza classica e moderna a Lisbona e a Londra Vasco Wellenkamp entra a far parte del Gulbenkian Ballet, dove nel 1977 fa il suo debutto come coreografo. Ben presto lascia le scene per dedicarsi completamente alla composizione, mettendo in evidenza uno stile di danza neoclassico, fluido ed energico; la danse d’école si combina con gli stilemi della modern dance americana nei lavori creati per il Gulbenkian (Aria, 1991; Para alèm das sombras, 1993; Amaramalia, 1995). Considerato il più importante coreografo portoghese della sua generazione, ha collaborato con compagnie internazionali, tra le quali il Balletto di Toscana (Holberg suite, 1988).

Cosimi

Dopo i primi studi di danza classica e moderna a Roma, Enzo Cosimi si perfeziona al centro Mudra di Bruxelles e a New York con M. Cunningham. Nel 1982 fonda la sua compagnia, per la quale crea numerose coreografie: Calore (1982); La fabbrica tenebrosa del corpo (1985); Sciame (1987), in collaborazione con F. Plessi; Tecnicamente dolce (1988), in collaborazione con il videoartista Giorgio Cattani; Quintetto blu (1990); Una frenetica ispezione del mondo (1991); Il pericolo della felicità (1992); La stanza di Aldo (1995); Sacrificio ritmico (1996); Super deluxe (1997). Collabora inoltre con MaggioDanza ( La giara, 1991; Il fruscio del rapace, 1993), con il balletto della Scala (Seminario sulla gioventù, 1994) e la Scuola d’arte drammatica `P. Grassi’ ( Studio , 1995). Strutturata e formale, ma ricca di una gestualità drammatica e passionale, la sua coreografia tratteggia con originalità racconti astratti carichi di idiosincrasia esistenziale e tensioni ancestrali.

Kudelka

James Kudelka studia alla scuola del National Ballet of Canada, entrando nella compagnia nel 1972 e diventando solista nel 1976. Si dedica anche alla coreografia e firma per il National Ballet of Canada A Party (su musica di Britten, 1976), Washington Square (1979) e Playhouse (musica di Sostakovic, 1980), che gli valgono la nomina a coreografo residente (1980). In seguito collabora con numerose compagnie internazionali, come il San Francisco Ballet (The Confort Zone, 1989), l’American Ballet Theatre (Cruel World, 1994), il Birmingham Royal Ballet (Le baiser de la fée, 1996); nel 1996 è nominato direttore artistico del National Ballet of Canada, per cui firma un nuovo Schiaccianoci (1996) e The Four Seasons (1997).

Zacharov

Laureato in storia dell’arte, Rostislav Vladimirovic Zacharov si è diplomato nel 1926 presso l’Istituto coreografico di Leningrado ed è stato solista al Teatro Kirov dal 1926 al ’29. Successivamente, dal 1934 al ’36 è stato coreografo nello stesso Teatro. Dal 1936 al 1956 è coreografo e regista d’opera al Teatro Bol’šoj di Mosca. La sua prima grande prova come coreografo è stata La fontana di Bachisaraj ispirata a Puškin su musica di Asaf’ev, e realizzata nel 1934 per il Teatro Kirov. Maestro del `drambalet’ (balletto drammatico in voga in Urss negli anni ’30 e ’40), ha realizzato Illusioni perdute (1936), Il prigioniero del Caucaso (1938), Taras Bul’ba (1946), Il cavaliere di bronzo (1949). Altro suo grande successo la prima versione di Ce nerentola di Prokof’ev nel 1945. Gli anni ’50 lo vedono in lotta con i giovani coreografi (Grigorovic, Belskij) che introducono tendenze più innovative nella coreografia sovietica. È stato molto attivo al Teatro Bol’šoj anche come regista d’opera (Ruslan e LjudmilaCarmen, Gli Ugonotti, Guerra e pace).

Carbone

Formatosi alla scuola della Scala e perfezionatosi con G. Urbani e A. Dolin, Giuseppe Carbone dopo il debutto con il Balletto di Roma è (dal 1962) primo ballerino all’Opera di Bonn, dove diventa direttore del corpo di ballo nel 1968. Primo ballerino, coreografo e direttore del corpo di ballo alla Fenice di Venezia (1971-73) e al Regio di Torino (1973-75), dal 1975 al ’79 è alla guida del Cullberg Ballet di Stoccolma, dove collabora strettamente con Birgit Cullberg, firmando con lei alcune coreografie ( Pulcinella e Pimpinella , 1981). In seguito viene nominato a più riprese direttore del corpo di ballo della Scala (1979-81 e 1991-93) e dell’Arena di Verona (1983-85 e 1989-91), ottenendo lusinghieri risultati grazie a una oculata programmazione. Fondatore del Balletto di Venezia (1988) e direttore del corpo di ballo dell’Opera di Roma (1994-97), continua l’attività di coreografo con balletti di taglio drammatico, dove mette in evidenza il suo linguaggio, sintesi di balletto classico d’influenza nord-europea e danza moderna. Padre di Beatrice e Alessio (Stoccolma 1978), tra i pochi danzatori italiani accolti nel corpo di ballo dell’Opéra di Parigi (1997).

Bigonzetti

Formatosi alla Scuola dell’Opera di Roma, dopo aver danzato in quella compagnia nel 1982 Mauro Bigonzetti entra nell’Aterballetto, dove si impone per l’energica personalità e la brillantezza tecnica. Nel 1990 debutta nella coreografia con Sei in movimento , cui fanno seguito molte produzioni per Aterballetto (Pitture per Archi, 1992), Teatro alla Scala (Foreaction, 1993), Opera di Roma (Coppélia, 1994) e Balletto di Toscana, per il quale crea Turnpike (1991), Mediterranea (1993), Pression (1994), Voyeur (1995), Il mandarino meraviglioso e Don Giovanni (1996). Intensa è l’attività di coreografo ospite di compagnie internazionali, per cui allestisce X.N.tricities (English National Ballet, 1993), Interferences (Ballet du Capitole, 1995), Sinfonia Entrelazada (Julio Bocca Ballet Argentino, 1996), Kasimir’s colours (1996) e Quattro danze per Nino (1998) per lo Stuttgart Ballet; nel 1997 assume inoltre la direzione artistica dell’Aterballetto e produce Songs, Persephassa e Comoedia prima parte di una trilogia ispirata alla Divina Commedia (1998). È autore di una danza ricca di energia, dinamica e di complessa e spettacolare costruzione, nella quale sviluppa creativamente il linguaggio neoclassico.

Bart

Dopo aver frequentato la scuola di ballo dell’Opéra di Parigi, Bart  Patrice nel 1963 è entrato a far parte della compagnia. Nel 1969, anno in cui vince anche il premio R. Blum ed è medaglia d’oro al concorso di Mosca, diventa primo ballerino; nel 1977, dopo l’interpretazione di Il lago dei cigni , è promosso étoile. Dotato di splendida tecnica, eccellente nei ruoli classici, ha brillato anche in lavori di Lifar (Constellation), Petit (Mouvances), MacMillan (Métabolose), dimostrandosi ottimo danzatore di carattere. La sua profonda conoscenza del repertorio classico, da Coppélia a La vivandière , gli ha permesso di diventare maître de ballet all’Opéra prima ancora del suo ritiro dalle scene (1989). Del balletto dell’Opéra diventerà anche direttore associato (1990) e collaborerà con Nureyev a rimontare storici balletti (La bayadère , 1993). Da allora si dedicherà, in vari grandi teatri (Scala compresa), a rimontare i capolavori del passato.

Caiti

Formatosi con M. Besobrasova e S. Oussov, nel 1988 Orazio Caiti entra a far parte dell’Aterballetto, dove interpreta ruoli solisti e di protagonista nei balletti di A. Amodio Coppélia (1993), Carmen (1995) e Lo strano caso del dottor Jeckyll e del signor Hyde (1996). Coreografo dal 1994, crea per l’Aterballetto Circus (1997), su musica computerizzata, e Nove ritratti (1997), su partitura originale di Paolo Castaldi.

Laban

Figura chiave del pensiero teorico sulla danza libera o danza assoluta, Rudolf von Laban ne è stato il primo e più profondo esponente, oltre a essere stato l’ideatore di un geniale sistema di notazione della danza – pubblicato nel 1920 e denominato Labanotation – che viene utilizzato ancora oggi dal Dance Notation Bureau di New York, dal Laban Centre a Londra e dal Kinetographic Institute a Essen. Figlio di un ufficiale dell’esercito austro-ungarico, viaggiò spesso con il padre entrando in contatto con le culture e il folclore di popoli diversi. Personalità vivace e curiosa, fece studi irregolari ma versatili, interessandosi di pittura, musica, poesia e teatro. A Parigi dove studiava architettura, si accostò agli studi teorici sul movimento di Delsarte e a varie forme di danza etnica (si recò anche in Nordafrica in tournée con una sua piccola compagnia di danzatori di rivista). Tornato in Germania lavorò prima come danzatore in varie compagnie a Lipsia, Vienna, Dresda. Il primo nucleo forte della sua attività di creatore e teorico della danza libera si coagula intorno al 1910 a Monaco, dove attorniato da alcuni allievi – tra cui Mary Wigman – diede vita nel 1913 alla prima grande comunità di danza libera e cominciò a elaborare il suo pensiero, volto a indagare e a ordinare sistematicamente i principi del movimento umano. Tra il 1914 e il 1930 fondò numerose altre scuole (nel 1919 Kurt Jooss, il suo più fedele seguace, iniziò a seguire le sue lezioni), teatri di danza e istituzioni, perseguendo il tentativo di realizzare, soprattutto in alcune regie d’opera, un’arte assoluta che riunisse in sé danza, musica e parola. Influenzato dalle teorie di Delsarte e da alcune intuizioni della Duncan, Laban sviluppò in questi anni una complessa e originale teoria, stabilendo l’indipendenza della danza dalle altre arti e concentrandosi sul concetto di movimento regolato da flussi energetici che si diramano dal centro del corpo alle membra (movimenti centrifughi, detti anche free flow) e movimenti centripeti (bound flow) che dalle estremità di braccia e gambe risalgono al torso.

Le sue indagini confluirono nella codificazione di sistemi teorici come la coreutica – la relazione del corpo nei confronti dello spazio intorno a sé – e l’eucinetica, ovvero la formulazione dei movimenti possibili in tutte le direzioni, per la cui analisi Laban propone la figura geometrica dell’icosaedro, sforzandosi di collegare le sequenze più armoniose dei possibili movimenti ai rapporti musicali e arrivando a una stretta connessione tra movimento ed emozione psicologica. La danza corale diventa così paragonabile a un’orchestra, in grado di esprimere tutta la gamma delle emozioni umane e rappresentare un’integrazione fra anima e corpo che permette alla danza di svolgere un ruolo educativo fondamentale. Particolarmente cari, sulla base di queste concezioni, furono dunque per Laban i numerosi esperimenti organizzati con masse di danzatori amatoriali (i Bewegungschöre). Sottovalutando in un primo tempo la minaccia e le vere motivazioni del nazismo, Laban pensò di poter sviluppare le potenzialità educative della danza per le masse accettando nel 1934 la nomina a di responsabile per tutta la Germania delle attività di danza e ponendosi sotto le dipendenze di Goebbels. La diversità di intenti provocò subito contrasti e la rottura avvenne nel ’36, quando Laban fu incaricato di preparare una spettacolare coreografia in occasione delle Olimpiadi per inaugurare un nuovo teatro all’aperto e il Festival delle arti che affiancava le attività sportive. Viste le prove, Goebbels ne proibì la rappresentazione, intravedendo nelle attività di Laban un pericoloso focolaio anticonformista. Laban se ne avvide ed emigrò subito dopo in Inghilterra, dove utilizzò le sue conoscenze sui movimenti corporei prima per la riabilitazione dei feriti in guerra e poi per uno studio sistematico per coordinare i movimenti degli operai delle industrie. Una ricerca culminata nella fondazione assieme alla sua collaboratrice Lisa Ullmann dell’Art of Movement Studio, a Manchester nel 1946, poi trasferito nel Surrey nel 1953. Tra i suoi testi fondamentali: Die Welt des Tanzers (Stoccarda 1920), Choreographie (Jena 1926), Schrifttanz (Vienna-Lipsia 1928), The Mastery of Movement on the Stage (Londra 1950), Choreutics (Londra 1966).