Accademia nazionale di danza

In un primo tempo l’Accademia nazionale di danza recava la denominazione Regia scuola di danza ed era annessa all’Accademia nazionale d’arte drammatica (1940). Fondata da J. Ruskaya nel 1948, fu da lei diretta fino alla morte (1970); le successe G. Penzi sino al 1990 e, nei sei anni successivi, Lia Calizza che, dimissionaria nel 1996, fu sostituita dall’attuale direttrice M. Parrilla. L’Accademia ha sede a Roma, sull’Aventino, dalla data della fondazione, riconosciuta come unico istituto in grado di rilasciare un diploma per l’insegnamento della danza in Italia (1951). Al suo interno ospita una scuola media e un liceo coreutico. I corsi sono tenuti da professori dell’istituzione e da ospiti insigni, maestri di chiara fama versati nelle discipline classiche e moderne. Annualmente, nel teatro all’aperto, ha luogo il saggio-spettacolo degli allievi e dei diplomandi. Notevole l’attività culturale svolta dall’istituto durante l’anno scolastico attraverso esposizioni, conferenze, dibattiti, incontri.

Accademia Perduta

Molto attiva in Romagna, ha costituito una rete di piccoli teatri in collegamento con gli enti locali che è di primaria importanza per la Regione e un modello per altre realtà organizzative, distribuendo spettacoli in ogni ambito (circuito Romagna Teatro). Ha inoltre prodotto spettacoli propri (La fiaba dell’oro e del sapone, 1982; Il bosco delle storie, 1995; Turandot, 1996) e di altre realtà interessanti (Angelo del Teatro Naku, 1991; La gazza ladra di Rio Rose, 1995; I 3 porcellini di Tanti Cosi, 1997).

Accolla

Allieva della Scuola di ballo della Scala, Aida Accolla dopo il diploma entra nella compagnia milanese, dove nel 1961 interpreta il suo primo ruolo solistico in Spirituals per orchestra di Mario Pistoni. Danzatrice di notevole bellezza ed eleganza, si segnala in balletti di R. Petit, G. Balanchine, A. Milloss.

Nominata prima ballerina nel 1975, si è ritirata dall’attività nel 1985.

Acconci

È una delle colonne portanti della performance negli Usa. Vito Acconci vede il corpo come teatro di pulsioni esibizionistiche e istintuali, comportamenti estremi e introspezione su di sé in rapporto alle convenzioni e ai tabù della società e della cultura dominanti: in Fall (1969) Acconci cade in avanti ripetutamente nel tentativo di prendere una fotografia; Following Piéce (1969) è una performance della durata di un mese in cui l’artista americano segue ogni giorno una persona per strada scelta a caso; in Trademark (1970) Acconci si morde tutte le parti del corpo raggiungibili dalla sua bocca; in Soap and Eyes (1970) l’artista si copre gli occhi con acqua e sapone che tenta di pulire sbattendo le proprie palpebre; Conversion (1970) è la performance in cui Acconci focalizza il discorso sull’identità sessuale bruciandosi i peli del petto e nascondendosi il pene tra le cosce continuando a fare gesti quotidiani; in Proximity Piéce (1970) Acconci opera in un museo (luogo ad alto contenuto simbolico in cui i visitatori recitano un ruolo prestabilito sul piano della sola partecipazione visiva) avvicinandosi e toccando alcune persone; in Pier Piece (1970) Acconci aspetta ogni notte su una banchina abbandonata tra West Street e Park Place qualcuno reclutato tramite una inserzione sul giornale a cui confida segreti su se stesso molto intimi; in Seedbed (1972) l’artista si masturba per tutta la durata della mostra (alla Galleria Sonnabend di New York) sopra una piattaforma sopraelevata e nascosto al pubblico che sente soltanto la sua voce amplificata durante l’atto masturbatorio. Acconci ha detto che l’ultima funzione che vede per l’arte è quella di perdere tutte le ipotesi che hanno guadagnato potere e cercare di minarle alla base.

Achard

Di famiglia contadina, dopo essere stato maestro elementare e per breve tempo giornalista, Marcel Achard debuttò in teatro nel 1922 con Celui qui vivait sa mort. Il successo tuttavia dovette incontrarlo solo l’anno successivo allorché, all’Atelier di Parigi, C. Dullin presentò il suo Voulez-vous jouer avec moi? , in cui lo stesso A. interpretò il ruolo del clown Crakson. Alla fortunata pièce ne seguirono altre, allestite soprattutto da L. Jouvet (Malborough s’en va-t’en guerre , 1924; Domino, 1931; Le Corsaire , 1938). Intrisa di un sentimentalismo sorridente e rarefatto, è Jean de la lune , del 1939, forse la sua commedia più felice. Anche durante e dopo la guerra la sua attività non conoscerà sosta. Tra i titoli: Mademoiselle de Panama (1942), Auprès de ma blonde (1946), Mademoiselle de petite vertu ; Petite Lili (scritta per E. Piaf) e Patate (1957, grande successo commerciale anche in Italia). Considerato uno dei massimi esponenti del teatro de boulevard del Novecento, A. non riuscì tuttavia mai ad aprirsi veramente al nuovo, sia nello stile, sia nei contenuti affrontati (si veda Adam, dove tocca il tema dell’omosessualità). La sua tenue vena, a un tempo ironica e patetica, sostenuta da un’intelligenza più elegante che profonda, fu da lui amministrata sapientemente, anche se col tempo andò progressivamente esaurendosi. Fu anche regista cinematografico, e nel 1959 venne accolto fra i membri dell’Académie Française.

Achternbusch

Dopo un’infanzia trascorsa nella foresta bavarese presso la nonna, segue i corsi di pittura di Gerhard Wendland all’Accademia di Norimberga, guadagnandosi da vivere con lavori occasionali; apre quindi uno studio ad Ambach, sullo Starnbergersee. La sua produzione, che egli considera simile a quella di un poeta maledetto, comprende, oltre all’opera in versi, anche, teatro e sceneggiature cinematografiche. Mette in scena i suoi testi (autobiografici), dipinge, gira e produce i suoi film. Vince diversi premi, tra i quali, nel 1986, il Mühlheimer Dramatikerpreis per il testo teatrale Gust, col quale, nel corso dello stesso anno, viene invitato a Berlino nell’ambito degli Incontri Teatrali. Herbert Achternbusch, in opere quali Ella (1978), Susn (1980), Plattling (1982), Der Stiefel und sein Socken (1993), crea metafore di follia quotidiana abitate da figure insolite in un gioco antinaturalistico che fa emergere l’assurdità del reale.

Acosta

Formatosi alla Scuola del balletto di Cuba dove si diploma nel 1991, già dal 1989 si esibisce come solista con la Compagnia del Teatro Nuovo di Torino, a fianco di Luciana Savignano e Gheorghe Iancu; in seguito è ingaggiato come primo ballerino dall’English National Ballet (1991-92) e dal Balletto di Cuba (1992-93) e qui interpreta tutti i ruoli del repertorio accademico virtuosistico (Don Chisciotte, Le Corsaire, Diana e Atteone), nei quali ha modo di sfoggiare la sua tecnica da virtuoso e la sua coinvolgente verve interpretativa. Dal 1993 primo ballerino dell’Houston Ballet (La fanciulla di neve di Ben Stevenson, 1998), si esibisce in numerosi gala e spettacoli internazionali.