Lauzi

Bruno Lauzi è tra i fondatori della canzone d’autore italiana. Esordisce nel 1961 all’Intra’s Derby club di Milano con il quintetto jazz di Intra e Cerri. Lo stesso anno debutta con “O’ frigideiro”, primo esperimento di commistione tra musica brasiliana e dialetto genovese. I suoi primi successi sono “Il poeta” e “Ritornerai”. Tra il 1963 e il 1968 si esibisce al Derby con spettacoli di cabaret musicale; nel 1964 si esibisce al Cab 64. Partecipa a un unico festival di Sanremo, nel 1965, con “Il tuo amore”. Tra il 1966 e il 1970 viene premiato a diversi festival canori. È tra i primi cantautori a scrivere canzoni per altri (Battisti, Dalla, Conte, Fossati, Vecchioni). Dal periodo del cabaret nasce lo spettacolo Il dorso della balena , che L. ripropone dagli anni ’70, nel quale intervalla i suoi successi con monologhi comici.

Jannacci

Esempio di cabarettista-musicista-chirurgo. Artista sensibile e di talento, Enzo Jannacci è uno degli animatori delle notti milanesi dalla fine degli anni ’50, sempre in compagnia del pianoforte o di una chitarra tenuta di sghembo a tracolla. Dopo aver frequentato assieme a Giorgio Gaber – formavano il duo `i Corsari’ – il Santa Tecla, l’Aretusa e la Taverna Mexico, club che alternavano jazz e cabaret, è fra i primissimi a esibirsi al Derby club, sia da solo sia al fianco di altri due comici allora esordienti, Cochi e Renato. Grazie alle sue doti di intelligente intrattenitore viene notato da Dario Fo, con il quale debutta in teatro in 22 canzoni ; tra i due nasce una lunga amicizia e una collaborazione che col tempo produce brani indimenticabili: “El portava i scarp de tennis”, “L’Armando” e “La linea è una lampadina”. Nel 1962 il regista Filippo Crivelli lo vuole come cantante folk in Milanin Milanon, accanto a Tino Carraro e Milly. Nel 1968, dopo una deludente esperienza alla Rai (è censurato a Canzonissima, dove lo costringono a cantare “Vengo anch’io no tu no” – che entra poi nella hit-parade – al posto di “Ho visto un re”), Jannacci decide di allontanarsi dall’Italia per sei anni, durante i quali fa vari lavori e si specializza in cardiochirurgia con Barnard. Nel 1975, con le canzoni dello spettacolo Quelli che (ispirata a Prévert), la sua vena poetica si tinge di sarcasmo, l’ironia tagliente fotografa perfettamente una società cinica e disillusa – atteggiamento che caratterizza tutta la produzione successiva: “Ci vuole orecchio” (1980, scritta con Gino e Michele), “Discogreve” (1983), “Se me lo dicevi prima” (1989). La coppia Jannacci-Gaber si riforma nel 1990, per un deludente Aspettando Godot.

Riondino

Dopo aver lavorato dieci anni a Firenze come bibliotecario, David Riondino artisticamente nasce con la generazione dei cantautori degli anni ’70. Nel 1975 debutta allo Zelig di Milano avviando un’attività che lo porterà a esplorare quasi tutte le forme di comunicazione, costruendo il suo personaggio spettinato, fine verseggiatore saggiamente satirico. La sua produzione è molto ricca a partire dalla musica; il primo album è “Boulevard”, seguono “Tango dei miracoli” (uscito solo in edicola con illustrazioni di Milo Manara), “Racconti picareschi” (1989), “Non svegliate l’amore” (1991), “Temporale” (1994) e, infine, “Quando vengono le ballerine” (1995). Sul grande schermo lo vediamo a fianco di Paolo Rossi in Kamikazen (1987), Cavalli si nasce (1989) di Sergio Staino, a fianco di Paolo Hendel, fino a Cuba Libre (1997), di cui è regista. Contemporaneamente prosegue il suo percorso come attore teatrale con Romanzo picaresco (1989) e di nuovo a fianco di Paolo Rossi in Chiamatemi Kowalski e La commedia da due lire (1990), per continuare con Paesaggi dopo la battaglia (1991), O patria mia (1993-94) di Giuseppe Bertolucci e, infine, Solo con un piazzato bianco (1996). Numerose sono anche le sue apparizioni sul piccolo schermo in trasmissioni come Lupo solitario, Fuori orario, Aperto per ferie, L’araba fenice .

Biermann

Wolf Biermann nasce da famiglia operaia e il padre muore nel lager nazista di Auschwitz. Trasferitosi nella Rdt nel 1953, studia economia politica, quindi lavora come assistente al Berliner Ensemble, dal ’57 al ’59; dal ’59 al ’63 alterna la produzione di testi poetici e canzoni con gli studi di filosofia e matematica; nel ’64 debutta al Distel, teatro cabaret di Berlino Est, come cantautore, e tiene concerti nella Germania occidentale ottenendo un grande successo. Critico del capitalismo, non è meno tagliente nei confronti del socialismo burocratico della Rft, così, a partire dal 1965, gli viene proibito di esibirsi in spettacoli musicali e teatrali e di pubblicare i suoi testi. Nel 1970 mette in scena ai Kammerspiel di Monaco l’opera teatrale Il Dra-Dra. La grande visione dell’uccisore di draghi in otto atti con musica , da Evgenij Švarc, una resa dei conti con lo stalinismo. Privato della cittadinanza ed espulso dalla Germania orientale nel 1976, si stabilisce ad Amburgo, sua città natale.

Nebbia

Dapprima musicista, Franco Nebbia fondò nel 1950 a Roma la Roman New Orleans Jazz Band. Ma solo due anni dopo, grazie al fortunato incontro con i Gobbi (Alberto Bonucci, Vittorio Caprioli e Franca Valeri) con i quali lavorò per un’anno, iniziò la sua carriera cabarettistica. Sensibile precursore dei tempi (nel nord si stava affermando il Cantacronache), l’artista si dedicò con molta passione alla canzone impegnata, spesso usando chiavi surreali. Approfittando del momento culturalmente vivace che Milano stava vivendo, fondò nel capoluogo lombardo il Nebbia Club, un luogo che a differenza del Derby si caratterizzava per la programmazione e il suo impegno politico. Per motivi di censura (un poliziotto presidiava ogni sera il locale e le denunce erano numerose) non era concessa nessuna improvvisazione e la compagnia che recitava era stabile. La maggioranza dei testi, colti e particolarmente graffianti, portava la firma di Enrico Vaime e ottenne grandi successi fino al 1968. In quegli anni l’artista era tornato a Roma dove le sue canzoni raggiunsero la massima popolarità grazie alle interpretazioni di Renato Rascel, Bruno Martino, Mirand Martino e le sorelle Kessler. Nebbia morì prematuramente mentre stava per debuttare in teatro con Giorgio Pressburger.

Monti

Poliedrico artista dell’area milanese, Giangilberto Monti è presente sulla scena teatrale dalla fine degli anni ’70 con spettacoli teatrali, recital, videoclip e show comico-musicali tutti all’insegna della cultura alternativa. Alla collaborazione (e a volte la partecipazione come attore) con Dario Fo alterna suoi testi, prima in forma di performance con il gruppo milanese Poesie Metropolitane e poi scrivendo veri e propri spettacoli : La città è normale (1979-80) e Guardie e ladri (1983-84). Nella veste di autore e di attore è al fianco di artisti come Aldo, Giovanni & Giacomo, Paolo Rossi e Lella Costa. M. ha scritto inoltre i testi di alcune canzoni per Anna Oxa e Mia Martini e ha adattato in italiano le canzoni di Boris Vian.