Campori

Figlia d’arte, quando la compagnia paterna incontra quella dei De Vico, Anna Campori conosce l’attore Pietro, dal 1937 suo marito e compagno nella vita e sulla scena. Nel 1940 P. De Vico, insieme ad Anna e ai fratelli, forma una sua compagnia che si dedica prevalentemente alla rivista. Nel 1950 Anna lascia la compagnia del marito per lavorare con Macario ( La bisbetica sognata , parodia della commedia di Shakespeare), con Umberto Melnati (genere giallo comico), al Festival dell’operetta di Trieste, con la compagnia Giusti-Tognazzi, con N. Taranto ( B come Babele ). In seguito fonda una compagnia con A. Semprini, C. Ranieri e A. Togliani, dedicandosi prevalentemente allo spettacolo musicale. Recita in numerose produzioni televisive e cinematografiche: ricordiamo Giovanna, la nonna del Corsaro nero , lo storico sceneggiato di Vittorio Metz e i film con Totò (tra gli altri Totò, un turco napoletano , Il medico napoletano , Gli onorevoli , I tartassati ). Negli anni ’80 inizia la lunga collaborazione con il regista A. Calenda ( L’inventore del cavallo di A. Campanile, il revival Cinecittà , Miles gloriosus di Plauto, Le rose del lago di F. Brusati).

Paolieri

Dopo gli studi di danza classica, a metà degli anni ’20 Germana Paolieri viene scritturata nella compagnia di G. Niccoli, per passare poi nelle compagnie di V. Palmarini, E. Merlini e D. Menichelli Migliari. Dal 1932 fino al dopoguerra recitò soprattutto nel cinema, ritornando sulle scene nel 1948 quando R. Simoni la scelse per il ruolo shakespeariano di Donna Capuleti in Romeo e Giulietta . Nello stesso anno recitò in Cristo ha ucciso di G.P. Calegari con la regia di G. Salvini, presentato al Festival di Venezia. Nella stagione 1950-51 fu primattrice nella compagnia di R. Ruggeri. In seguito lavorò con il Piccolo Teatro di Palermo e il Teatro Stabile dell’Emilia Romagna. Nel 1956 interpreta la regina nell’ Amleto di R. Bacchelli, allestito dal Teatro del Convegno e diretto da E. Ferrieri, e l’anno dopo recita al Teatro di Villa Olmo a Como in Il figlio di Ettore , sempre di Bacchelli, questa volta in veste anche di regista.

Guzzanti

Dopo essersi diplomata all’Accademia nazionale d’arte drammatica ‘S. D’Amico’, nel 1987 Sabina Guzzanti esordisce giovanissima in teatro con un monologo comico, Il tempo restringe (premio Idi 1987), in cui emergono immediatamente le sue straordinarie doti parodistiche. Nel corso della sua carriera scrive e dirige alcuni spettacoli; si ricordano Il fidanzato di bronzo (1989, con David Riondino e con il fratello Corrado, alla sua prima uscita teatrale), Con fervido zelo… (1990) e Non io (1994). Accanto all’attività teatrale annovera numerose partecipazioni televisive in trasmissioni umoristiche che le permettono di valorizzare le sue divertentissime imitazioni (citiamo almeno Avanzi, Tunnel e Pippo Chennedy Show ). Per il cinema scrive e dirige un film sperimentale e un cortometraggio per bambini. Nel 1998 interpreta L’assoluto naturale di Parise, con Sandro Lombardi, per la regia di Tiezzi. Alcuni suoi monologhi sono pubblicati nel libro Mi consenta una riflessione (anche se non è il mio ramo).

Maltagliati

Quindicenne ‘amorosa’ prima con Dina Galli e poi con Maria Melato, Evelina Maltagliati fu artista eclettica passando da Goldoni a Gor’kij, da Maugham a Forzano, a fianco, di volta in volta, della Pavlova, di De Sanctis, Picasso, Ricci, Lupi, Falconi, Tofano. La consacrazione definitiva avvenne nel 1933 allorché Max Reinhardt le affidò il ruolo di Titania nel Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare inscenato a Boboli. La nativa eleganza, il forte temperamento toscano temperato da un esemplare autocontrollo, il gusto sorvegliato concorsero a farne la più ambita interprete di commedie sofisticate alla Guitry o alla Molnar. Ma alla predisposizione per il `brillante’ aggiunse la piena disponibilità a ruoli problematici o addirittura drammatici, con una particolare attenzione nei confronti della drammaturgia pirandelliana. In coppia con Cimara (per un biennio con la regia di E. Giannini) formò una delle ditte più prestigiose del secondo dopoguerra, anche grazie all’apporto di comprimari del valore di Cervi, Benassi, C. Ninchi. Negli anni ’40 capeggiò una compagnia di giovani che comprendeva Buazzelli, Gassman, Manfredi, assieme ai quali si cimentò in testi non corrivi come Erano tutti miei figli di Miller e L’aquila a due teste di Cocteau. Attenta a mai eccedere nella coloritura dei personaggi, lontana da compiacenze mattatoriali, seppe risvoltare in poesia anche spettacoli di `routine’. Con la regia di Costa fu shakespeariana come Lady Macbeth, shawiana in Candida , inobliabile Priora nei Dialoghi delle carmelitane di Bernanos. Suo canto del cigno fu la Morte di un commesso viaggiatore con la regia di Fenoglio (1968), ma la grande popolarità continuò a esserle assicurata dalle molte interpretazioni televisive.

Lampe

Dopo gli studi di recitazione con Eduard Marks ad Amburgo, Jutta Lampe inizia a lavorare in teatro a Wiesbaden e a Mannheim; scritturata al teatro di Brema, nel 1969 interpreta il ruolo di Elisabetta nel Don Carlos di Schiller con la regia di K. Hübner. Inizia a lavorare anche con P. Stein sin dal 1967, sempre con un ruolo schilleriano, la Lady Milford di Kabale und Liebe e poi come Leonora nel Torquato Tasso (1969). Nel 1971 entra a far parte della compagnia della Schaubühne a Berlino. Qui, diretta da P. Stein, recita in ruoli importanti come quello di Solvejg nel Peer Gynt , Atena nell’ Orestea (1981), Fedra nella Fedra di Racine (1987). Interpreta anche Elizabeth Bergner in Cavalcata sul lago di Costanza (1971), di P. Handke, con la regia di C. Peymann (1971); è la protagonista di Ella di Achternbusch, con la regia di M. König (1978) e, diretta da K.M. Grüber, Marianne in Storie del bosco viennese di Horváth e Ofelia nell’ Amleto . È padrona di una tecnica vocale elaborata con sensibilità quasi musicale che impiega in rapporto al linguaggio del corpo per scavare a fondo nei personaggi che interpreta. Tra i suoi successi più recenti sono da ricordare la parte di protagonista in Orlando , dal romanzo di V. Woolf, con la regia di R. Wilson alla Schaubühne di Berlino nel 1990 e il ruolo della contessa ne I giganti della montagna di Pirandello, messo in scena da Ronconi a Salisburgo nel 1994.

Massari

Lea Massari debutta nel cinema nel 1955 in Proibito di Mario Monicelli, ma il successo arriva due anni dopo con I sogni nel cassetto di Renato Castellani e in seguito con L’avventura (1959) di Michelangelo Antonioni. Lavora anche con Mauro Bolognini, Dino Risi, Nanni Loy. In Francia recita al fianco di Michel Piccoli in L’amante di Claude Sautet (1970) e con la regia di Luise Malle in Soffio al cuore (1971). Ha uno stile recitativo controllato e schivo. In teatro esordisce nel 1960 in Due sull’altalena di W. Gibson con la regia di Arnoldo Foà, ma è con la commedia musicale Rugantino di Garinei e Giovannini (1962), che ottiene un grande successo. Intensa è stata la sua attività di interprete in televisione, in ruoli di celebri personaggi letterari, da Anna Karenina a La monaca di Monza.

Marcomeni

Diplomata all’Accademia d’arte drammatica `S. D’Amico’ di Roma, Susanna Marcomeni ha sempre diviso la sua carriera tra lavori teatrali, cinematografici e televisivi con alcune partecipazioni anche alla radio. Nel 1986 riceve una menzione d’onore quale giovane attrice al premio Eleonora Duse e nel 1987 vince il premio Teatro Fondi-La Pastora, come migliore giovane protagonista. Il suo esordio sulle scene avviene nel 1978 con Girotondo di Schnitzler (regia L. Salveti) e soprattutto con la partecipazione ad Arlecchino servitore di due padroni sotto la guida di Giorgio Strehler. Tra i numerosi lavori sono da ricordare: Gli ultimi di M. Gor’kij (regia C. Battistoni, 1983), La donna sul letto (1985) di F. Brusati, Festino in tempo di peste da Puškin (regia di Yuri Ljubimov, 1986), Tragedia popolare (1988) di Missiroli e Pilade (1989) di Pasolini diretto da L. Puggelli. Nel 1992 torna a lavorare con Strehler ne Le baruffe chiozzotte e l’anno dopo affronta ancora Goldoni con La scuola di ballo , per passare poi a un testo decisamente più moderno come Clementina Gnoccoli (1994) di Aldo Busi. Più recentemente partecipa a L’amore quando ci si mette è proprio bello (1996) di Rossana Campo, Buonasera (1997) di Lia Celi, regia di E. Coltorti e Frankienstein Musical (1997) in compagnia di Tullio Solenghi.

Villi

Dopo aver lavorato un periodo come indossatrice, Olga Villi debutta nel teatro di rivista dell’epoca (1940-1947) accanto a Macario, A. Magnani, A. Sordi e N. Taranto. Ma l’aspetta il teatro classico: Luchino Visconti le apre la strada del grande palcoscenico con un piccolo ruolo nello spettacolo La quinta colonna di Hemingway (1945). Subito dopo entra nella compagnia Morelli-Stoppa intepretando grandi testi come l’ Antigone di J. Anouilh. Recita con le grandi compagnie dell’epoca (Ferrati-Scelzo nel 1947; Calindri-Volonghi-Volpi-Riva nel ’50; Pagnani-Ninchi-Tieri nel ’54; Ferrati-Carraro-Salerno nel ’55) e si volge, ben presto, al teatro brillante. La ricordiamo, infatti, in Spirito Allegro di N. Coward e in Tè e simpatia di R. Anderson, regia di L. Squarzina (1955).

In prime nozze, nel 1954, sposa il principe Raimondo Lanza di Trabia, suicida pochi mesi dopo il matrimonio. Si risposa nel ’62 con un industriale genovese e inizia a lavorare meno. Nel 1966 è al fianco di M. Mastroianni nel celebre musical Ciao Rudy . Poi si ritira per un certo tempo dalle scene. Torna nel 1984 con Zoo di vetro , regia di G. Sepe. E nel 1986 ritrova E. Calindri in quella che è la sua ultima interpretazione: Sul lago dorato di E. Thompson, già grande successo cinematografico, che rivive con la regia di L. Squarzina.

Blanc

Erica Blanc inizia la sua carriera recitando soprattutto per il cinema e la televisione, lavorando con Catherine Spaak, Jean-Louis Trintignant, Carol Baker, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Lou Castel, Claude Rich. Ha partecipato complessivamente a una sessantina di film western e a diversi film gialli e di spionaggio (ricordiamo La più grande rapina del West , regia di Maurizio Lucidi; Django spara per primo di Alberto de Martino; Il terzo occhio di Mino Guerrini; Così dolce così perversa di Umberto Lenzi; Summit di Giorgio Bontempi; Riusciranno i nostri eroi a ritrovare il loro amico disperso in Africa? di Ettore Scola; Con quale amore con quanto amore di Pasquale Festa Campanile). In teatro lavora inizialmente con Strehler in Le balcon di J. Genet del 1976 e con L. Squarzina in Il volpone di Ben Jonson del 1977. Nel 1978 conosce Alberto Lionello – suo futuro conpagno nella vita e sulla scena – con il quale fonda una compagnia di grande successo popolare e lavora fino al 1994 (anno della morte di Lionello), mettendo in scena, tra gli altri, Il piacere dell’onestà di Pirandello (1978); Serata d’onore di Bernard Slade, regia di A. Lionello (1979-80); Tramonto di R. Simoni, regia di L. Squarzina (1981-82); Il nuovo testamento di S. Guitry, regia di L. Puggelli (1981-82); Divorziamo! di V. Sardou, regia di M. Ferrero (1984-85); Il giuoco delle parti di Pirandello, regia di E. Marcucci (1986); Il prigioniero della seconda strada di N. Simon, regia di M. Parodi (1988-89); Non si può mai sapere di A. Roussin, regia di M. Parodi (1989-90); Il mercante di Venezia di Shakespeare, regia di L. Squarzina (1991-92); Mogli, mariti, amanti, di S. Guitry, regia di A. Lionello (1992-93). Nel 1996 lavora con Giovanni Pampiglione in Romolo il grande di F. Dürrenmatt e recita con Marcello Mastroianni nella sua ultima commedia Le ultime lune .

Weigel

Moglie di Brecht, Helene Weigel ha fondato con lui il Berliner Ensemble e interpretato gran parte delle sue opere. All’età di sedici anni lascia il liceo per studiare recitazione a Vienna. Scritturata per brevi periodi da piccoli teatri, dal 1919 al ’21 lavora con Arthur Hellmer al Neues Theater di Francoforte, interpretando fra l’altro il ruolo di Marie nel Woyzeck di Büchner; nello stesso periodo, allo Schauspielhaus di Francoforte, è Meroe nella Penthesilea di Kleist. Nel 1922 si trasferisce a Berlino, scritturata da L. Jessner allo Staatstheater, dove interpreta i ruoli di Claudine e di Lucinde in Georges Dandin e Il medico per forza di Molière. Nel 1924 conosce Bertolt Brecht, che sposa quattro anni dopo. Nel frattempo lavora in diversi teatri berlinesi: Deutsches Theater, Volksbühne, Renaissance Theater (dove nel 1925 interpreta Klara nella Maria Magdalena di Hebbel). Nel 1928 alla Volksbühne affronta il primo importante ruolo brechtiano, la vedova Begbick di Un uomo è un uomo (regia di Erich Engel), ripreso nel 1931 allo Staatstheater con Peter Lorre e la regia dell’autore.

Nello stesso teatro, nel 1929, è Costanza nel Re Giovanni di Shakespeare, con la regia di Jessner: la critica unanime le riconosce la padronanza di un’arte interpretativa di alto livello, che unisce una notevole abilità tecnica a una profonda forza interiore. Nel 1930 recita alla prima rappresentazione di La linea di condotta (Die Massnahme) di Brecht e nel 1932 è la protagonista di La madre (da Gor’kij), con la regia dello stesso Brecht e di Emil Burri, presso la Komödienhaus di Berlino. Nel 1933 emigra, insieme a Brecht, dapprima attraverso l’Europa (Praga, Vienna, Svizzera, Danimarca), recitando solo in rare occasioni (una messa in scena di Terrore e miseria del terzo Reich, nel 1938 a Parigi); nel 1939 è a Stoccolma, nel 1940 in Finlandia e infine, nel 1941, dopo aver attraversato l’Urss, giunge con il marito negli Stati Uniti, stabilendosi a Santa Monica (California).

Alla fine della guerra ritorna in Europa; nel 1947 lavora in Svizzera, allo Stadttheater di Coira, e nel 1948 rientra a Berlino Est. Qui, nel 1949, fonda insieme a Brecht il Berliner Ensemble, che dirige sino alla morte; vi interpreta alcuni dei più importanti ruoli brechtiani ( Madre Coraggio e i suoi figli , dal 1949 al ’61, regia di Brecht e Engel; La madre , dal 1951 al ’71, regia dello stesso Brecht), tenendo inoltre numerosi recital all’estero. È stata la protagonista più congeniale a Brecht, una maestra dell’arte interpretativa del realismo. Come intendente del Berliner Ensemble ha ricevuto numerose critiche, per aver voluto fare di quel teatro una sorta di museo brechtiano. È stata insignita del Premio nazionale della Rdt.

Vasini

Diplomata alla Scuola d’arte drammatica `P. Grassi’ di Milano, Lucia Vasini è attrice di cabaret, teatro e televisione, capace di toni comici stralunati e non aggressivi. Agli inizi degli anni ’90 ha dato vita al gruppo `Les Italiens’ (poi disciolto) con Paolo Rossi e il regista Giampiero Solari, assieme ai quali nel 1991 ha realizzato La commedia da due lire. Nel 1996-97 è stata interprete del Re Lear con Piero Mazzarella, diretto da A.R. Shammah al Teatro Franco Parenti. Ha acquitato di recente notevole popolarità presso il grande pubblico grazie a spettacoli televisivi realizzati insieme a P. Rossi (Su la testa…! , Scatafascio). Hanno scritto per lei autori di satira e musicisti come Gino e Michele, Michele Serra, Riccardo Piferi e Vinicio Capossela.

Galli

Figlia d’arte, Dina Galli in palcoscenico fin da bambina con i genitori scritturati in una compagnia itinerante, suo maestro fu il milanesissimo Ferravilla. Ebbe l’occasione di compiere il decisivo salto di qualità allorché Talli, direttore della Gramatica-Calabresi, avendone intuito le spiccate doti comiche, le affidò ruoli sempre più rilevanti nelle pochade di Feydeau, Labiche, Hennequin, Veber. La magra signorinella dal viso appuntito e dagli occhi sporgenti, inaugurò con la Crevette di La dame de Chez Maxim una lunga serie di ritratti maliziosi e accattivanti, ribaditi nelle successive esperienze a fianco di Gandusio, Besozzi, Viarisio, Calò, Giorda, Stival. Non appagata dal meritato titolo di reginetta del teatro boulevardier, tenne a battesimo una nutrita serie di novità italiane firmate da Forzano, Fraccaroli, Chiarelli, Cantini, De Stefani. Con Felicita Colombo e con Nonna Felicita del prediletto Adami ritornò, nella pienezza della maturità, alle ascendenze meneghine, perfezionate alla scuola di Tecoppa-Ferravilla, ritrovando gli stessi entusiastici consensi che all’indomani della grande guerra aveva colto con Scampolo e con La maestrina di Niccodemi. Tanti anni dopo, nel secondo dopoguerra, fu la deliziosa protagonista di Viva l’imperatore di Guitry, di Arsenico e vecchi merletti di Kesselring e dell’ormai inscindibile Felicita Colombo che aveva interpretato anche nella versione cinematografica. Conosciuta universalmente come `la Dina’, fu l’ultima autentica esponente di una milanesità ben presto emarginata dalla omologazione linguistica e costumistica.

Palumbo

Cresciuta nell’ambiente teatrale, entrambi i genitori erano artisti, nel 1930 Dolores Palumbo entra nella compagnia del Teatro umoristico dei fratelli De Filippo al Teatro Kursaal di Napoli, dove debuttò con una particina nell’atto unico di Mario Scarpetta La bella trovata . Successivamente, viene scritturata come attrice umoristica da Nino Taranto insieme al quale lavorò in riviste di Nelli e Mangini. Tornata con Eduardo De Filippo nel 1945 offrì una straordinaria interpretazione nella commedia Napoli milionaria . Due anni dopo partecipò ancora a riviste in compagnia di Nino Taranto e Wanda Osiris fino agli anni Cinquanta. Sempre in quel periodo fu interprete del Socrate immaginario di Galiani e Lorenzi nell’edizione di Anton Giulio Bragaglia, presentata al Teatro Floridiana di Napoli. In seguito, nel 1955, sempre con Eduardo De Filippo, che la chiamò in compagnia per sostituire l’uscita della sorella Titina, recitò in Mia famiglia (scritta appositamente per lei dal grande Eduardo) e Bene mio e core mio . Tra le sue esperienze cinematografiche ricordiamo Lo sciopero dei milioni (1947), Carosello napoletano (1953) di Ettore Giannini un bellissimo e raro film-rivista italiano, Miseria e nobiltà (1954) di Mario Mattoli, in compagnia di Totò e Sophia Loren, Café Chantant (1954) di Camillo Mastrocinque, una parata del meglio della rivista italiana, dove la Palumbo insieme a Nino Taranto ripropone brani da Scio Scio di Nelli e Mangini.

Valente

Diplomata all’Accademia d’arte drammatica `S. D’Amico’ nell’ Aminta del Tasso, saggio con la regia di Orazio Costa, Edda Valente entra subito a far parte delle maggiori compagnie italiane. Viene scritturata da Renzo Ricci, Vittorio Gassman e Glauco Mauri. Con Ronconi nel 1964 interpreta La putta onorata e la buona moglie , con Pani e Volonté, in uno dei primi e contrastati allestimenti del regista. Lavora negli Stabili di Torino, Trieste, Genova. Al Piccolo è nella prima edizione dell’ Anima buona di Sezuan (ritornerà nel 1995) e nel primo storico Campiello (1975). Con Missiroli interpreta Assassinio nella cattedrale, con Lavia testi di Strindberg, con Scaparro La Venexiana . È accanto a Mariangela Melato nella Medea diretta da G. Sepe nel ruolo della nutrice.

Ranzi

La formazione di Galatea Ranzi avviene all’Accademia d’arte drammatica dove si diploma nel 1988. Durante i suoi studi presso questo istituto recita, diretta da L. Ronconi, in Amor nello specchio di G.B. Andreini (1987), spettacolo realizzato come saggio finale del secondo anno di accademia. Sempre con Ronconi esordisce in Mirra di Alfieri (1988), una produzione del teatro Stabile di Torino; accanto a lei recitavano O. Piccolo e R. Girone. È grazie a questa interpretazione che riceve il premio Ubu 1988 come migliore attrice giovane oltre che una menzione d’onore al prestigioso premio Eleonora Duse. Nel 1989 recita, ancora diretta da Ronconi, in Strano interludio di O’Neill insieme a P. Bacci, R. Bini, M. de Francovich. Nella stagione 1990-91 continua la sua collaborazione con lo stesso regista e ancora direttore dello Stabile torinese con due allestimenti come L’uomo difficile di Hofmannsthal e il magnifico kolossal teatrale Gli ultimi giorni dell’umanità di Kraus, quest’ultimo andato in scena nella struttura del Lingotto. Più di recente è stata la protagonista di Donna Rosita nubile (1996) di Federico García Lorca per la regia di C. Lievi.

Merman

Ethel Merman è considerata la regina del musical di Broadway dove lavora ininterrottamente dalla fine degli anni ’20 fino a tutti gli anni ’60, presente in moltissimi dei capolavori del genere. Ottiene il primo grande successo teatrale con Take a Chance (1932), seguito dal trionfo di Girl Crazy (1933) con musiche di Gershwin. Non particolarmente avvenente, ma simpatica e carismatica sul palco nonché dotata di una voce acuta e limpida, è l’interprete ideale per le composizioni di Irvin Berlin di cui porta in scena Anna prendi il fucile (1946) e di Cole Porter di cui interpreta Anything Goes (1934), Red, Hot and Blue (1936), Du Barry Was a Lady (1939) e Panama Hattie (1940). Dei numerosi ruoli affidati a lei sulla scena solamente due rimangono suoi anche sullo schermo, il già citato Anything Goes (1936) e Call Me Madame (1953). A Hollywood lavora nei rari periodi di libertà dal teatro a partire dal 1930, quando compare nel cast di Follow the Leader , in produzioni importanti ma non primarie come La grande strada bianca (1938) e Follie dell’anno (1954). È autrice dei due volumi autobiografici Who Could Ask for Anything More? (1955) e Merman: an Autobiography (1978). Ha all’attivo centinaia di incisioni discografiche, tra cui alcune degli anni ’80 realizzate in uno stile da discoteca piacevolmente autoironico.

Malfatti

Trasferitasi con la famiglia a Parigi nel 1957, Marina Malfatti vi frequenta la scuola di René Simon. Due anni dopo, al rientro in Italia, ottiene una borsa di studio per il Centro sperimentale di cinematografia e le prime parti in teatro. Il vero debutto avviene nel 1962 quando Arnoldo Foà la chiama a interpretrare Due sull’altalena di Gibson. Alterna quindi commedie brillanti (Feydeau, Ayckbourn), e testi drammatici ( Rashomon di Fay e Kanin, Dal tuo al mio di G. Verga che le vale il premio Verga nel 1970), in quella duttile varietà di ruoli che caratterizza la sua intensa carriera. L’esordio in tv nel 1974, come interprete dello sceneggiato Malombra di Fogazzaro regia di D. Fabbri, le dà grande popolarità, come poi nell’84 Teresa Raquin di E. Zola, regia di G. Cobelli. Dal ’78 inizia un ciclo di grandi eroine: un’androgina Fronesio nel Truculentus di Plauto (1979, regia L. Salveti), Lisistrata e Anna Kuliscioff (1981, regie di R. Guicciardini), una spettrale Gigliola di La fiaccola sotto il moggio di D’Annunzio (1982, regia G. Cobelli), Antigone (1982), Elettra con la regia di L. Salveti, per la quale riceve nel 1984 la Maschera d’argento come interprete «che riesce a trovare sempre un punto di contatto tra le eroine classiche e la donna moderna», caratteristica che in effetti distingue la ricerca interpretativa dell’attrice. È quindi protagonista di testi scritti per lei: Corpo d’altri di G. Manfridi (1984), La cintura di A. Moravia (regia di R. Guicciardini, 1986), Tosca riscritto da A. Trionfo (1988), La voce umana di Cocteau adattato da R. Lerici (1989). Nel ’90 inizia un sodalizio artistico con il regista L. Squarzina, con il quale interpreta Come prima, meglio di prima e La vita che ti diedi di L. Pirandello, La locandiera di C. Goldoni, la protagonista ultranovantenne di Tre donne alte di Albee (1994), Candida di G.B. Shaw (1996), dando voce alla `realizzazione femminile’ sia individuale che sociale. Nel ’98 debutta in Sangue del contemporaneo L. Norén per la regia di W. Schroeter, con il quale prepara per il ’99 Zoo di vetro di T. Williams. Della sua attività cinematografica si ricordano i film con i fratelli Taviani ( Un uomo da bruciare , 1962; I fuorilegge del matrimonio , 1963), e per la tv negli anni ’90 La signora Morli una e due, Un posto freddo in fondo al cuore, A rischio d’amore.

Braccini

Trasferitasi a Roma con la famiglia, a soli quattordici anni Lola Braccini iniziò a calcare le scene interpretando piccole parti al Teatro Argentina, diretto da Cesare Dondini. Nel 1914-15 con la compagnia Gramatica-Carini-Gandusio-Piperno passò a ruoli di generica e amorosa, fino ad arrivare al ruolo di seconda donna con la compagnia Borelli-Piperno. Dal 1917 lavorò nella compagnia di Antonio Gandusio, dove nel 1924 divenne primattrice comica in sostituzione di Mimi Aylmer. Nel 1934 passò alla compagnia Spettacoli Gialli di Giulio Donadio e di Marcello Giorda, nel 1935 recitò nella compagnia Ricci-Carini, nel 1936 ancora con Giulio Donadio e nel 1939 con Dina Galli. Si dedicò per qualche tempo anche al cinema. Nella maturità passò al repertorio drammatico specializzandosi nel ruolo di madre. Partecipò ad importanti prime rappresentazioni italiane di repertorio straniero. Ricordiamo Il lutto si addice ad Elettra di E. O’Neill del 1942 e I parenti terribili di J. Cocteau del 1945. Fu anche per alcuni anni nella compagnia dei Giovani (Gigi di Colette, regista G. De Lullo).

Mercouri

Interprete versatile, sia in teatro sia nel cinema, Melina Mercouri recita con intensità ruoli sia brillanti sia fortemente drammatici. La Mercouri non è stata soltanto un’attrice e una diva del cinema, ma anche un personaggio politico di notevole rilievo, sia per la sua intensa attività contro il regime militare greco, per cui subì anche l’esilio dal 1967 al 1974, sia, dopo la fine del regime, come ministro della Cultura. Dopo studi all’Accademia nazionale e un debutto, nel 1944, ad Atene ne Il lutto si addice ad Elettra di O’Neill e Un tram chiamato desiderio di Williams, approda a Parigi negli anni ’50, dove diventa famosa in una commedia scritta per lei da Marcel Achard, Le moulin de la Galette (1951-52); fama che aumenta con il film Stella di Cacoyannis girato in Grecia (1955). Nel 1957 interpreta La zingara rossa di Losey. Ma fondamentale nella sua vita è l’incontro con il regista americano Jules Dessin (anche suo marito), che la dirige in molti film, tra cui Mai di domenica (1960), grande successo per entrambi e con cui vince, al festival di Cannes, il premio come migliore attrice protagonista. Il soggetto è ispirato a Pigmalione – lui è un ricco amante della classicità, lei una prostituta greca – ed è diventato anche una commedia musicale di successo nei teatri di Broadway. La sua carriera prosegue poi nel cinema con Topkapi , sempre diretto dal marito (1964) e molti altri film, tra cui Cattive abitudini di Michael Lindsay-Hog (1976), sua ultima interpretazione.

Borgo

Elena Borgo esordì negli anni ’20 come attrice di prosa e lavorò soprattutto accanto ai grandi comici milanesi come Giovanni Barella. Fu definita una delle migliori caratteriste del teatro italiano e alternò la prosa alla rivista (con Angelo Frattini, Macario, Gino Bramieri e Walter Chiari). Giorgio Strehler la volle nella Lulù (1953) e El nost Milan di C. Bertolazzi (1956, ripreso nel 1980) e Virginio Peucher la chiamò al Teatro stabile di Bologna per Il Passatore di M. Dursi. Lavorò anche per la radio dove rese popolare il personaggio meneghino della sciura Rosa. Negli ultimi anni della sua carriera si dedicò quasi esclusivamente al teatro dialettale milanese con la Compagnia stabile milanese del Teatro Gerolamo.

Cosi

Allieva della Scuola di ballo della Scala, Liliana Cosi si è diplomata nel 1958. Nel 1963 è capogruppo del corso di perfezionamento di allievi scaligeri al Bol’šoj di Mosca. Torna in Urss per tre anni consecutivi, studiando con Messerer, Semënova e Ulanova. Nel 1965 debutta al Bol’šoj come protagonista del Il lago dei cigni e l’anno successivo danza Giselle . Dal 1968 al ’76 compie lunghe tournée in molti stati dell’Urss. Prima ballerina della Scala nel 1968, ne diviene étoile nel 1970. Nel teatro milanese interpreta molti titoli del grande repertorio come Lo Schiaccianoci (di e con Nureyev), Les Sylphides, Coppélia, Excelsior, Il lago dei cigni ; inoltre interpreta nuove produzioni di Romeo e Giulietta di Skibine-Berlioz e di Daphnis et Chloé di Skibine-Ravel. Nel 1971 intraprende una tournée con Nureyev in vari paesi europei. Successivamente è ospite del London Festival ballet, e l’anno seguente inizia un largo giro in Urss. Béjart la chiama a Bruxelles nel 1973 per la Nona sinfonia , che riprende anche a Milano. Nel 1978 lascia la Scala per formare a Reggio Emilia una compagnia propria, con relativa scuola, accanto a Marinel Stefanescu, suo partner abituale e coreografo di nuove produzioni. Dotata di una notevolissima base tecnica di scuola italo-russa, si segnala particolarmente nel repertorio accademico tradizionale.

Littlewood

Formatasi alla Royal academy of dramatic art (Rada), Joan Maudie Littlewood sviluppa e mantiene per tutta la carriera un atteggiamento fortemente polemico nei confronti dell’establishment teatrale del West End londinese. Si trasferisce a Manchester dove lavora dapprima per la radio e successivamente – insieme al marito Ewan McColl, cantante, attore e drammaturgo – dà origine al Teatro Azione di Manchester (1932), gruppo impegnato nella ricerca e sperimentazione teatrale, all’avanguardia nel filone agit-prop. Nel 1935 il gruppo diviene una compagnia itinerante (Theatre Union) che offre un repertorio di classici poco rappresentati in allestimenti apertamente `impegnati’, che mantengono gli elementi dell’agit-prop, sostituiscono l’immediatezza degli spettacoli di strada con l’improvvisazione e uniscono il commento politico alla musica e alle canzoni. Dopo la guerra Littlewood organizza, sempre a Manchester, un altro gruppo di lavoro (Theatre Workshop) e nel 1953, dopo anni di spettacoli di strada e di precarietà, ottiene una sede per la sua compagnia in una vecchia struttura nell’East End londinese. Qui porta avanti un programma di rivisitazione dei classici, uno sui testi di Brecht (Il buon soldato Schweik, Madre Coraggio in cui Littlewood è allo stesso tempo attrice e regista), ed uno sulla promozione della nuova drammaturgia (tra gli altri si ricordano L’ostaggio di B. Behan, Sapore di miele di S. Delaney e il musical di F. Norman Le cose non sono più come una volta (Fings Ain’t Wot They Used T’Be). Il festival di Edinburgo nel 1955 la invita a mettere in scena due sue produzioni di successo, Arden di Feversham e Volpone di Ben Jonson. Dopo un lungo soggiorno in Tunisia, nel 1963 torna a Londra per curare la regia di uno dei suoi più famosi lavori, Oh, che bella guerra (Oh, What a Lovely War): una satira documentata sulla Prima guerra mondiale, allestita all’interno di un party con concerto sul mare. Alla fine degli anni ’60, nonostante le fortunate regie di Il diario della signora Wilson (Mrs Wilson’s Diary) e La storia di Marie Lloyd (The Marie Lloyd Story, 1967) e l’indiscussa influenza esercitata su registi, compagnie e movimenti teatrali, Littlewood perde l’entusiasmo e l’energia che l’avevano guidata in tutte le sue imprese, riducendo drasticamente la sua attività. Produce il suo ultimo spettacolo (So You Want To Be in Pictures?) nella sede di Stratford nell’East End di Londra nel 1973 e si congeda dal pubblico nel 1994 con la sua autobiografia Joan’s Book .

Perego

Dopo aver studiato all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, Didi Perego debuttò nel 1954 con U. Tognazzi (Mon bebé, Il medico delle donne), considerando però suo pigmalione G. Albertazzi (La lezione). Senza trascurare la televisione (“La fiera delle vanità”, regia di A.G. Majano, 1967), recitò con F. Parenti (La cantatrice calva), L. Salce, E. Calindri e i registi G. De Bosio (La Celestina ), M. Scaparro, G. Strehler (Il campiello , 1974, e Le baruffe chiozzotte di Goldoni, 1993). Intensa caratterista, capace di ruoli grotteschi e malinconici, al cinema lavorò con F. Rosi, G. Pontecorvo (con Kapò , del 1961, vinse il Nastro d’Argento), L. Comencini, i Taviani, S. Lumet, E. Scola, C. Lizzani.

Bergamasco

Nel 1987 Sonia Bergamasco si diploma in pianoforte presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e nel 1990 in recitazione presso la Scuola del Piccolo Teatro diretta da Giorgio Strehler, per il quale recita nel Faust I e II di Goethe (1987-91) e in Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni (1990-91). Lavora con Glauco Mauri (1992 Riccardo III di Shakespeare), Theodorus Terzopoulos (Antigone di Sofocle, 1997) e in numerose regie di Massimo Castri (nel 1992 La disputa e nel 1993-94 Il gioco dell’amore e del caso di Marivaux; nel 1995 Ecuba di Euripide e dal 1995 al 1997 La trilogia della villeggiatura di Goldoni. Nel 1994 recita nel cortometraggio di Silvio Soldini D’estate . Dal 1997 lavora con Carmelo Bene che accompagna al pianoforte nel recital leopardiano Voce dei canti . E accanto alla sua attività di attrice, infatti, coltiva l’attività concertistica come pianista ( Façade di W. Walton 1993, Pierrot lunaire di A. Schönberg 1994-97).

Monti

Dopo la Scuola d’arte drammatica al Piccolo Teatro Ivana Monti debutta nella sala di via Rovello in Ogni anno punto e da capo di Eduardo. Nel primo vero successo è diretta da Strehler nella parte di Regana in Re Lear , accanto a Tino Carraro (1971). Con Dario Fo lavora in Settimo ruba un po’ meno e Ci ragiono e canto . Segue una intensa collaborazione con il regista Lamberto Puggelli al Teatro Uomo dove interpreta: Una madre da Gor’kij e Fede, speranza e carità di von Hórvath (1978-79). Ma la sua vocazione è soprattutto il teatro brillante: ha grande successo accanto a Walter Chiari in Hai mai provato nell’acqua calda? e Il gufo e la gattina ; come antagonista di Rossella Falk in Applause , la commedia musicale tratta da Eva contro Eva ; in coppia con Andrea Giordana in Tovaritch di Deval (1986-87). Nel 1989 recita in Alla stessa ora… il prossimo anno! di Bernard Slade. Del 1992 sono le sue interpretazioni più intense in Tradimenti di H. Pinter (regia di Antonio Calenda e in Corpo d’altri di Giuseppe Manfridi (regia di Ennio Coltorti, all’interno del festival Borgio Verezzi). Nel 1994 è la volta di Mal/Ben Eventum (drammaturgia e regia di Riccardo Tortona) all’interno della rassegna Benevento Città Spettacolo. E nello stesso anno interpreta il remake L’onorevole, il poeta e la signora di Aldo De Benedetti (Milano, Teatro Manzoni).

Guarnieri

Anna Maria Guarnieri studia alla scuola del Piccolo Teatro di Milano e ha un debutto acclamatissimo con Quando la luna è blu di F. H. Herbert diretta da Luigi Cimara (1954). Entra in quello stesso anno a far parte della Compagnia dei Giovani, con la quale lavorerà fino al 1962, segnando i suoi primi grandi successi, sia interpretando la graziosa civetteria della Gigi di Colette sia incarnando la drammatica esperienza della protagonista del Diario di Anna Frank (1956), spettacolo replicato centinaia di volte nelle tre stagioni successive. Uscita dalla storica formazione, lavora con i grandi nomi della regia italiana divenendo una delle più importanti presenze della nostra scena con un preciso stile recitativo, acuto e nitido, capace di rendere i vari registri umani e drammaturgici dei tanti e diversi personaggi femminili interpretati. Nella stagione 1963-64 affronta le figure shakespeariane di Ofelia e di Giulietta diretta da Zeffirelli, con il quale allestirà anche La lupa di Verga con Anna Magnani protagonista.

Dal 1972 lavora con Mario Missiroli passando da La locandiera e La trilogia della villeggiatura di Goldoni a La signorina Giulia o a Verso Damasco di Strindberg, allo Zio Vanja di Cechov, a Pirandello con I giganti della montagna e Vestire gli ignudi. Nel 1983 inizia la sua collaborazione con Luca Ronconi, passando da Fedra di Racine a Le false confidenze di Marivaux a La serva amorosa di Goldoni e partecipando al grandioso allestimento mobile di Gli ultimi giorni dell’umanità di K. Kraus e all’intenso monologo La gabbia , tratto da un racconto di H. James. Nel 1992 costruisce un sottile ritratto femminile in Mademoiselle Molière , trascrizione scenica curata da Enzo Siciliano delle pagine dedicate da Giovanni Macchia alla figlia del drammaturgo francese. Di grande rilievo i lavori realizzati con Massimo Castri a metà degli anni ’90: è Clitennestra in Elettra di Euripide e interpreta Ifigenia in Tauride di Euripide e La ragione degli altri di Pirandello. In televisione guadagna una grande popolarità con gli sceneggiati degli anni ’60: La cittadella , E le stelle stanno a guardare di Cronin, David Copperfield di C. Dickens, tutti con la regia di A. G. Maiano. Al cinema lavora con Bolognini in Giovani mariti , con E. Muzii in Come l’amore e con Pasquale Festa Campanile in Una vertigine per il principe.

Renzi

Giuseppina Renzi comincia la sua carriera d’attrice alla fine degli anni ’20 (Lucciole della città di D. Falconi e O. Biancoli, 1931); il suo carattere brillante la rende particolarmente adatta alla rivista, nel 1935 è chiamata a recitare accanto ad Anna Magnani al Teatro Eliseo di Roma. Quindi interpreta: Sette giorni a Milano (1948); Sotto i ponti del Naviglio di A. Bracchi (1949); Addio vecchia periferia di M. Carotenuto (1950); Forse che Sud forse che Nord di Polacci e Fiorentino (1951); Carlo Gozzi di Simoni (1952) e I Pisuneint di Testoni (1956).

Scarano

Figlia d’arte, all’età di nove anni Tecla Scarano debutta sulle scene a Palermo, nella parodia di una stravagante francese. L’anno successivo inizia la carriera professionale con uno spettacolo di varietà, allo Jovinelli di Roma. Le sue doti canore le consentono di proporsi nel numero di una canzonettista prodigio. Comincia a lavorare in proprio come sciantosa nei caffè-concerto e nei teatri di Napoli. La sua presenza, la sua fragrante bellezza e il suo charme la impongono ben presto all’attenzione del pubblico. La Scarano rivela il suo temperamento drammatico in Pupatella di Bovio e il successo ottenuto la porta a investire il suo talento artistico nella prosa. Entrata a far parte della compagnia dialettale di Raffaele Viviani, conquista rapidamente il ruolo di primadonna. La prima interpretazione drammatica con Viviani è del 1917 con Donna Nunziata `a cagnacavalle, a cui seguirono Tuledo `e notte e Bammenella `e coppa `e quartiere. Nel primo dopoguerra apparve in qualche film (La cantante napoletana; La regina della canzone) e tornò al canto, incidendo dischi di grande successo. Dopo una nuova, trionfale tournée nel 1930, con la compagnia che l’aveva lanciata, conobbe il maestro Langella che diventerà più tardi suo marito. Per lo Stabile del teatro Nuovo di Napoli, interpreta riviste di Galdieri, Guido di Napoli, Nelli- Mangini. Nel secondo dopoguerra lavora saltuariamente in spettacoli leggeri di varietà.

Vukotic

Milena Vukotic comincia danzando a Parigi, sotto la guida di Tania Balachova, poi nella compagnia del Marchese de Cuevas. Ma presto si dedica al teatro e soprattutto al cinema. Tra i suoi spettacoli di prosa ricordiamo Oh, che bella guerra di J. Littlewood e Così è (se vi pare) con la compagnia Morelli-Stoppa; L’anima buona di Sezuan per lo Stabile di Roma, diretta da B. Besson, e nel 1966 con Paolo Poli interpreta Il suggeritore nudo di T. Marinetti. Nel ’67 Strehler la chiama nella compagnia Teatro Azione per partecipare a Cantata di un fantoccio lusitano di P. Weiss. Segue Georges Dandin con Franco Parenti all’Olimpico di Vicenza. Ben presto si moltiplicano i ruoli cinematografici (è la mitica moglie di Fantozzi nell’omonima serie), ma non abbandona il teatro (la ritroveremo, ancora con Paolo Poli, nelle Relazioni pericolose del 1989 e ad Agrigento nella Madre di La favola del figlio cambiato di Pirandello, 1990).

Occhini

Ilaria Occhini coltiva, fin da bambina, la sua passione per lo spettacolo, divertendosi ad allestire piccole rappresentazioni in casa. Nel 1954 debutta al cinema con Terza liceo di L. Emmer, quindi si diploma all’Accademia d’arte drammatica `S. D’Amico’. Approda al teatro nel 1957, ottenendo un ruolo importante nell’ Impresario delle Smirne di Goldoni diretto da Visconti; dallo stesso regista e suo primo grande maestro viene guidata, nelle due stagioni successive, in Uno sguardo dal ponte di Miller (1958) e in Figli d’arte di D. Fabbri (1959). Intanto inizia a lavorare per la televisione, acquistando grande popolarità con sceneggiati quali Jane Eyre da C. Brontë e Delitto e castigo da Dostoevskij (1963), entrambi per la regia di A.G. Majano. Nella stagione 1960-61 lavora con Gassman in Un marziano a Roma di Flaiano e Edipo re di Sofocle. Nel 1965-66 si cimenta nella commedia musicale prendendo parte a Ciao Rudy di Garinei e Giovannini, accanto a Mastroianni. Una tappa importante della sua carriera è rappresentata dall’incontro con O. Costa che, dopo averla diretta in Francesca da Rimini di D’Annunzio (1960) e in Dialoghi delle Carmelitane di Bernanos perla televisione (1962), la chiama a interpretare Tre sorelle di Cechov (1974) e Le allegre comari di Windsor di Shakespeare (1976). Nel 1977 ottiene i riconoscimenti del pubblico e della critica per la sua interpretazione in William Shakespeare di A. Dallagiacoma. Negli anni ’80 un altro incontro importante con Patroni Griffi la porta a recitare due testi di Pirandello (Sei personaggi in cerca d’autore 1988 e Ciascuno a suo modo 1989) all’interno del progetto ‘Trilogia del teatro nel teatro di Pirandello’ dello stesso regista. Ancora con Patroni Griffi interpreta, nel 1991, La moglie saggia di Goldoni. Attrice che ama studiare il testo nelle sue sfumature, affascinata dalla `parola’ capace di creare il personaggio, nella sua ultima interpretazione si è confrontata con l’opera di Gadda Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (1996, ripreso nel 1997) con la regia di Ronconi con il quale assieme a Corrado Pani, Nora Ricci, Carla Gravina, Sergio Fantoni e Gianmaria Volontè aveva costituito negli anni Sessanta una sfortunata cooperativa al Valle di Roma presentando Castello in Svezia di F. Sagan e il dittico La putta onorata e La buona moglie di Goldoni.

Valeri

Dopo essersi messa in vista nei salotti mondani e intellettuali milanesi, da cui coglierà personaggi provocatori ispirati all’ambiente borghese contemporaneo (ricordiamo soprattutto la ‘Signorina Snob’, che animò anche in una serie di trasmissioni radiofoniche), Franca Valeri esordì come protagonista, nel 1948, in Caterina di Dio di G. Testori al Teatro della Basilica di Milano. Nel 1948-49 fu con la compagnia Tofano-Solari e la stagione successiva recitò al Piccolo Teatro di Milano (dove nel 1961 riscuoterà un successo personale come protagonista de La Maria Brasca di Testori), nella parte della Sciantosa in Questa sera si recita a soggetto e di Adele in La parigina di Becque (entrambi per la regia di Strehler).

Non ammessa all’Accademia ‘S. D’Amico’, ne rimase comunque legata, partecipando alle scenette dei suoi compagni di corso che diventeranno, in un secondo momento, il repertorio del Teatro dei Gobbi, compagnia fondata nel 1951 insieme ad Alberto Bonucci e Vittorio Caprioli (diventato poi suo marito). Con questa compagnia propose una nuovissima rivista da camera, mettendo in scena i suoi Carnet de notes n. 1 (1951) e Carnet de notes n. 2 (1952), una serie di sketch satirici sulla società contemporanea senza l’ausilio di scene e costumi. A questi seguirono nuovi spettacoli che assimilavano la forma della commedia a quella della rivista (L’Arcisopolo, 1955; Lina e il cavaliere 1958).

Dal 1960 iniziò a scrivere dei testi di cui fu anche interprete, tra cui: Le donne (1960), Le catacombe (1962), Non c’é da ridere se una donna cade (1978). Nel 1986 dirige R. Falk e M. Vitti in La strana coppia di N. Simon e traduce e adatta Ho due parole da dirvi di J.P. Delage; nello stesso anno interpreta un suo testo, Tosca e le altre due , in coppia con A. Asti e con la regia di G. Ferrara. Più di recente, Senzatitolo (1991), scritta e interpretata dalla V. e Leggeri peccati (1993) di A. Silvestri, di cui cura la regia. Negli anni ’60 lavorò per la televisione con lo spettacolo Le divine (1960) e come ospite fissa di Studio Uno. Tutti i suoi personaggi umoristici, come la Signorina Snob o la coreografa ungherese – fino a quelli presenti nel recente Sorelle, ma solo due – come diceva nostra madre (1997-98), divertente duetto interpretato insieme a Gabriella Franchini – celano dietro la maschera comica una sofferenza che denota, da parte dell’autrice, una grande lucidità di sguardo, che riesce sempre a centrare profondamente i caratteri, a volte anche attraverso l’aggiunta di cadenze dialettali e di accenti stranieri. Legata visceralmente alla Scala, dove ha maturato la sua passione per l’opera lirica, si è cimentata anche nella regia di melodrammi.

Morelli

Nipote di Alamanno Morelli, figlia degli attori Amilcare Morelli e Narcisa Brillanti, Rina Morelli recitò fin da piccola accanto al padre. Il suo esordio vero e proprio avvenne nel 1924 in Liliom di F. Molnár, con la compagnia di A. Betrone. Nel 1927 recitò nella compagnia dannunziana e nel 1933 Copeau la scelse per il Mistero di Santa Uliva al Maggio fiorentino. Già impostasi all’attenzione della critica per l’intensità e l’originalità della sua interpretazione, nel 1938-39, con la compagnia del Teatro Eliseo, accanto a G. Cervi, C. Ninchi, P. Stoppa e A. Pagnani, ottenne anche il riconoscimento del pubblico. Con questa compagnia riportò grandi successi tra cui: Giorni felici di C.A. Pouget, Fascino di K. Winter, Viaggio alle stelle di M. Anderson, Otello e Le allegre comari di Windsor di Shakespeare. Alla parentesi quasi sterile della seconda guerra mondiale, succedette un periodo di grande attività che la portò all’incontro con il regista L. Visconti, avvenuto nel 1945. Questi la diresse nei Parenti terribili di J. Cocteau dello stesso anno. Nel 1946 costituì compagnia al fianco di Paolo Stoppa, scegliendo un repertorio soprattutto comico ( Spirito allegro di N. Coward, Arsenico e vecchi merletti di J. Kesselring). Fu ancora L. Visconti a dirigere la coppia Morelli-Stoppa nell’ambizioso progetto di portare sulle scene italiane il dramma esistenzialista Antigone di J.P. Sartre, autore, insieme ad Anouilh, Girardoux, Miller e Williams, tra i prediletti dell’attrice, senza tralasciare il suo amore per Shakespeare e Goldoni. Lo spettacolo riscosse grande successo e il sodalizio Morelli-Stoppa-Visconti proseguì con produzioni di rilevante valore artistico. L’attrice apparve anche nei film Senso , Il Gattopardo , L’innocente per la regia di Visconti, inoltre partecipò a produzioni televisive quali I Buddenbrook tratto da T. Mann e Le sorelle Materassi da A. Palazzeschi. La M. si può a tutt’oggi considerare come una delle maggiori interpreti italiane contemporanee per la sensibilità con cui seppe rendere, attraverso la sua recitazione veristica, un repertorio che spaziava dai ruoli brillanti a quelli drammatici. Inoltre, quando anche in Italia si impose l’intervento della regia, pur conservando le doti innate che da sempre le permettevano di individuare con precisione i tratti distintivi dei personaggi antichi e moderni che via via si trovava ad affrontare, riuscì a conciliarle con le nuove esigenze richieste dalla scena.

Ralli

Giovanna Ralli inizia a recitare da piccola, nel cinema, ne I bambini ci guardano di De Sica (1943) e poi, in Luci del varietà di Fellini e Lattuada (1951), a cui fanno seguito una serie di film comici o di costume, caratterizati da una sua presenza aggressiva e vivace di popolana istrintiva. Maturando il ruolo si precisa in parti più sfumate e drammatiche (Il generale della Rovere, 1969; Era notte a Roma, 1960; entrambi di Rosselini). Il suo primo grande ruolo teatrale è, nel 1957, Un paio d’ali, di Garinei e Giovannini con R. Rascel. Dopo il quale, è tornata di nuovo al cinema ( Per amare Ofelia di Mogherini, 1974; C’eravamo tanto amati di Scola, 1974). Nella stagione teatrale 1997-98 ha interpretato È stata una festa bellissima con A. Casagrande.

Vanoni

Diplomatasi nel 1956 alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, Ornella Vanoni debutta lo stesso anno interpretando Nené in Questa sera si recita a soggetto diretta da Strehler (protagonisti T. Carraro, M. Moretti, V. Fortunato). Nella stessa stagione partecipa alla messa in scena dei Giacobini di F. Zardi in cui canta nei due intermezzi le ballate “Les rois s’en vont” e La Seine est rouge” dell’epoca della rivoluzione francese (le musiche sono arrangiate da G. Negri). È il preludio al recital Canzoni della malavita che debutta al Teatro del Popolo della Società Umanitaria nel 1959, sempre con la regia di Strehler (in estate approderà al festival di Spoleto). Seguono L’Idiota di Achard con P. Ferrari (1961) e il musical La fidanzata del bersagliere (1962). Nel 1961 entra nel giro dei cantautori genovesi, incontra G. Paoli, con cui avrà una lunga relazione, e incide il suo primo album omonimo.

Diventa popolarissima nel 1962 con la canzone “Senza fine” scritta per lei da G. Paoli (per tre mesi prima nella hit-parade) e viene chiamata da Garinei e Giovannini per Rugantino (in cui interpreta il ruolo di Rosetta accanto a N. Manfredi, B. Valori e A. Fabrizi) che viene replicato dal 1962 al 1965 e le permette di essere la prima attrice italiana a calcare le scene di Broadway. Da questo momento in poi la sua carriera sarà quasi esclusivamente musicale, ma manterrà un profondo legame con il primo amore, tanto che sarà la prima interprete a fare le tournée nelle sale teatrali. Nel 1975 è nella commedia musicale Amori miei di I. Fiastri, mentre nel 1985, dopo una lunga parentesi, affianca G. Albertazzi nella Commedia d’amore ; l’attore toscano la dirigerà nel monologo Lettera a una figlia di A. Wesker, nel 1993.

Laurenzi

Il percorso di Anita Laurenzi si sperimenta nel teatro d’avanguardia e, dai teatrini romani (Elegia di A. Nediani, Teatro dei Satiri con P. Degli Esposti), in pochi anni è al Teatro Stabile dell’Aquila (Il pellicano di Strindberg, regia G. Calasso) e all’Olimpico di Vicenza (Georges Dandin di Molière con la Vukotic e Parenti, regia G. De Bosio, 1969). Seguono: Il Golem, scritto e diretto da A. Fersen; L’amante militare di Goldoni, regia di Giacomo Colli (1971) con la compagnia Teatro Insieme e Barbablù di M. Dursi, al Piccolo Teatro di Milano, con la regia di L. Puggelli (1974). Dopo un esordio cinematografico con M. Bellocchio (con il quale è tornata a lavorare nel 1997), ha stretto un lungo sodalizio con S. Sequi (dopo il successo a Catania in La vita che ti diedi di Pirandello) per il Centro Teatrale Bresciano, lavorando fra gli altri con L. Ronconi ( Fedra , 1968; L’Orestea , 1973; Una partita a scacchi , 1974; Utopia , 1975; Calderón , 1978), M. Castri (Le avventure della villeggiatura di Goldoni, 1997), M. Mattolini (Il mistero del mazzo di rose di M. Puig, 1987). Tra le sue interpretazioni più lodate dalla critica, quella di Madame de Sevigné in Mosca cieca di E. Groppali (1993).