Bartolucci

La sua formazione avviene nella compagnia diretta da De Lullo che le affida subito ruoli importanti nel Il malato immaginario di Molière a Spoleto (1974) e nella ripresa di Il giuoco delle parti al Metastasio di Prato (1976) per la compagnia Romolo Valli. Fra le altre interpretazioni di rilievo: Madame in Le serve di Genet diretto da Castri con L. Morlacchi e P. Mannoni e la Regina Elisabetta nel Riccardo III con Branciaroli diretto da A. Calenda 1997.

Beranger

Dopo varie esperienze come attrice e cantante si è dedicata alla danza sotto l’influenza soprattutto di Béjart. Grazie anche al contributo e all’amicizia con Joseph Russillo, nel 1970 fondò una compagnia che servì ad aprire nuove strade espressive mettendo in luce giovani coreografi come Pierre Bonnefoux, Micha Van Hoecke, Carolyn Carlson e altri, nonché a valorizzare ballerini di talento. Pur non essendo coreografa allestì anche un singolare spettacolo ( L’histoire de Camalalzaman ) ricavato da Le mille e una notte .

Benois

Alexandr Nikolaevic Benois si formò negli ambienti artistici e letterari di Pietroburgo. Si dedicò dapprima alla pittura e diede un importante contributo nella critica d’arte. Nel 1898 fondò con Bakst e Diaghilev la rivista d’arte “Il mondo dell’arte” (Mir Iskusstva) e l’omonima associazione promotrice di note esposizioni di pittori che si dedicavano anche alla scenografia, alla grafica, alla decorazione. Debuttò come scenografo nel 1900, all’Hermitage, con il balletto di Taneev La vendetta di Amore. Si impose come profondo conoscitore e interprete delle epoche storiche al teatro imperiale Marijinskij con Il crepuscolo degli dei di Wagner, nel 1903. Nel Pavillon d’Armide di Cerepnin, nel 1907, fu anche autore del libretto, ispirato a un romanzo di Théophile Gautier, Omphale, e diede prova di stile e immaginazione nei fantasiosi costumi dalle fogge settecentesche ispirati ai disegni di Louis-René Bouquet, riformatore del balletto francese del XIII secolo. Lavorò ai Balletti Russi di Diaghilev per Boris Godunov di Musorgskij, nel 1908, e per Le rossignol di Stravinskij, nel 1914. La sua creazione più amata, e forse la più celebre, fu Petruška di Stravinskij, nel 1911. Nelle scene, nei costumi e nei dettagli di scena, ma anche nel libretto di cui fu autore originale, guardò alle antiche miniature slave e riprese i motivi del folclore russo. Attratto dal teatro drammatico, nel 1908, a Pietroburgo, collaborò al teatro di Vera Komissarzevskaja per Primater , da un lavoro di Grillparzer. Dal 1912 al 1915 lavorò a Mosca, come scenografo e regista al teatro di Stanislavskij e Nemirovic- Dancenko. Mise in scena con successo Molière con Il malato immaginario e Il matrimonio per forza, nel 1913. L’anno seguente si dedicò a Goldoni con La locandiera, e diede una delle sue più belle interpretazioni con le Piccole tragedie di Puškin, nel 1915. Nel 1917 venne nominato direttore dell’Hermitage, conservando tale carica fino al 1928. Dal 1919 fu scenografo e regista al Teatro drammatico Bol’šoj, fondato nel 1918. Tra le principali opere di quel periodo Lo zarevic Aleksej di Merežkovskij (1920), Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni (1921), Il medico per forza e Le preziose ridicole di Molière (1921). L’ultimo spettacolo prima dell’addio alla Russia fu Le nozze di Figaro di Beaumarchais, nel 1926. Stabilitosi a Parigi, continuò a lavorare nel teatro. Dal 1947 al 1957 collaborò al Teatro alla Scala. Tra i suoi lavori più noti, le scene per Lucia di Lammermoor (1947), Eugenio Onegin (1954), i balletti Giselle e Les sylphides (1950).

Berto

Giuseppe Berto compose anche due opere teatrali di argomento religioso: L’uomo e la sua morte con cui vinse il premio Pro Civitate Christiana nel 1962, e La passione secondo noi stessi (1972). Entrambe incentrate sulla figura del Cristo, ne propongono una reinterpretazione fortemente attualizzante. Nella prima di queste opere Gesù viene accostato al brigante Salvatore Giuliano, tradito dal suo luogotenente e consegnato così alla morte. Nella seconda invece il tema della passione viene rirappresentato in termini fortemente moderni legati alle contestazioni giovanili degli anni Sessanta e Settanta, e il tentativo di risolvere il `caso Gesù’ è demandato alle prospettive di uno psicanalista, di un giurista e di un sociologo marxista.

Briatore

Il fondatore è Giuseppe, nato a Mondovì nel 1831. Si forma nelle palestre torinesi di ginnastica e nel 1859 sposa una cavallerizza dei D’Angoly. Nel 1869 apre un circo a conduzione famigliare con i primi tre figli: Angelo, Enrico e Giovanni, specializzati prima nei giochi icariani e poi nell’acrobazia equestre. Arrivano altri tre figli: Adele, Pietro e Alessandro e i cinque maschi, I Fratelli Briatore, nel 1882 raggiungono la notorietà con il numero dei `Gladiatori a cavallo’ che gli procura tournée nei maggiori complessi europei. In Spagna Alessandro sposa Emilia, Enrico sposa Maria, entrambe figlie di Vincent Gil Alegria, proprietario del famoso circo spagnolo omonimo. La famiglia si divide e i nipoti si specializzano in diverse discipline, non raggiungendo però mai il livello dei Fratelli Briatore originali. Alessandro (1880-1960) nel 1907 forma con il nipote Enrico (1885-1965), figlio di Giovanni, la coppia di clown Alex e Rico, che fonda la propria estetica sulla brevità delle esibizioni e sulla forte componente acrobatica. Alex è l’augusto e Rico il bianco. La coppia si scioglie, dopo numerosi successi, nel 1945.

Borra

Il suo numero è incentrato sul furto di piccoli oggetti agli spettatori (orologi, portafogli, ecc.). Il numero prevede il dialogo con le vittime per cui ha una spiccata predisposizione alle lingue. A quindici anni riceve l’incarico di salvaguardare la piccola merceria dei genitori dai piccoli furtarelli. Impara così i trucchi del mestiere che lo portano a diventare il `re dei borsaioli’. Scappa di casa con un piccolo circo. Viene scoperto da Bertram Mills che lo lancia come `il ladro di Bagdad’. Da allora lavora in tutti i migliori circhi e varietà del mondo fra i quali gli svizzeri Knie. Crea una dinastia di pickpocket composta dai fratelli Dragisa (1918), Borra II, e Vojislav (1923), Borra III. Il figlio Karl Borislav (1945) è chiamato Charly Borra Junior ed è considerato il migliore nel suo campo.

Bogino

Originari del Piemonte, i Bogino si affermano nel mondo della pista attorno agli anni ’20, grazie ai fratelli Giuseppe, Emilio e Manlio che presentano un numero acrobatico, scritturato spesso all’estero in Turchia, Grecia, Paesi Balcani e Russia. Giuseppe è anche un valido clown con Cele Bello e tale Corini di Bergamo. Negli anni ’40 Giuseppe emigra in America scritturato da Ringling, dove il nipote Ugo diviene famoso per il salto di file di elefanti, mentre il figlio Aurelio forma con i famigliari un numero di acrobati icariani con pattini, che è scritturato nelle migliori riviste americane sul ghiaccio.

Nel 1958 prendono anche parte a Il Principe del Circo di Michael Kidd con Danny Key. Emilio, rimasto in Europa, è un buon mimo ingaggiato in vari circhi italiani. Sposa Livia Caveagna ed ha tre figli: Anna (1910), Giovanni (1915-1994) ed Emilio (1924) i quali montano un numero di equilibristi «mano a mano». Dal 1953 al 1961 i fratelli Emilio e Giovanni conducono un loro circo con alterna fortuna. Poi Emilio viene ingaggiato al Circo Jarz e ne approfitta per montare ai figli Andrea (1953), Paolo (1956) e Franco (1958) un numero di ciclisti acrobatici considerato fra i migliori del proprio tempo e che si esibisce fino alla fine degli anni ’80 nei maggiori circhi europei (Knie, Krone, Benneweis) oltre che in teatri di varietà, riviste e programmi televisivi. A metà degli anni ’80 i fratelli B. con l’ultimo nato Carlo (1964) gestiscono per qualche tempo un circo in società con Daniele Orfei.

Bourmejster

Fra il ’25 e il ’29 Vladimir Pavlovic Bourmejster ha studiato presso l’Istituto teatrale Lunacarskij di Mosca e contemporaneamente si è esibito in danze di carattere in numerosi spettacoli di varietà. Dal 1930 ha fatto parte del Teatro d’arte di balletto diretto da V.V. Kriger che poi confluirà nel 1941 nel Teatro musicale Stanislavskij e Nemirovic-Dancenko dove ha debuttato come coreografo allestendo balli da operette come La belle Hélène e La Périchole di Offenbach. A partire dagli anni ’50 si è dedicato alla coreografia di classici ottocenteschi, Esmeralda, Il lago dei cigni realizzato nel 1953 avvalendosi della partitura originale di Cajkovskij. Una versione tuttora in repertorio presso il Teatro Stanislavskij e spesso riallestita in vari teatri dell’Occidente. Nel 1960, per esempio, è chiamato ad allestire questa sua versione del Il lago dei cigni all’Opéra di Parigi e nel 1961 La fanciulla di neve (Snegurocka) per il London Festival Ballet. L’attività di riallestitore di classici gli ha procurato la maggiore fama ed apprezzamento.

Bussel

Darcey Bussel studia alla scuola Arts Educational e alle due scuole del Royal Ballet dal 1982 al 1987. Entra nel Sadler’s Wells Royal Ballet nel 1987, nel Royal Ballet al Covent Garden nel 1988; viene richiesta da Kenneth MacMillan per il ruolo della Principessa Rose nella nuova versione del Prince Of Pagodas . Danza tutti i ruoli classici principali, ne crea di nuovi in balletti di Tetley, Tharp e Forsythe ed è spesso ospite del New York City Ballet. Di figura longilinea, è padrona di una tecnica naturale che la fa eccellere nel repertorio balanchiniano. La bella presenza e la serenità che emana dalla sua figura contribuiscono alla sua popolarità.

Blue Man Group

Le prime performance si svolgono a New York, al Central Park e in spazi dell’Est Village. Nel 1988 entra a far parte del gruppo anche il musicista Larry Heinemann e nel 1990 si aggiungono Caryl Glaab, video-designer, e Ian Pal, anch’egli musicista. Il primo importante riconoscimento lo ottengono nel 1991, quando si esibiscono al Serious Fun Festival. Quindi seguono esibizioni in tutto il mondo e la partecipazione a diverse trasmissioni televisive. L’organico del gruppo si è ingrandito negli anni fino a comprendere altri diciotto artisti. Successivi spettacoli prodotti dal Blue Man Group sono stati presentati a Boston nel 1995 e a Chicago nel 1997.

Bagnolet

Fu all’indomani del maggio 1968 che Jacques Chaurand, professore di danza a Bagnolet (località della periferia parigina) riuscì a realizzare, grazie all’aiuto della Municipalité, un ambizioso progetto e ideò il concorso `Le Ballet pur demain’. L’obiettivo era quello di offrire uno spazio ai giovani coreografi in difficoltà nel presentare le proprie opere. Alla prima edizione si presentarono cinque compagnie; dieci anni dopo erano diventate cinquanta. Da quel fervido inizio, Bagnolet si è presentato sempre come il termometro della `nouvelle danse’, non solo di Francia. Scomparso nel 1986, il concorso rinacque dalle sue ceneri nel giugno del 1988 sotto l’impulso di Lorrina Niclas e la sede passò a la Maison de la Culture de la Seine Saint-Denis a Bobigny. In trent’anni, moltissimi sono stati i suoi ‘laureati’ diventati famosi. Si possono citare: Bagouet, Gallotta, Verret, Découflé, Larrieu, Preljocaj, Montet, Brumachon, nonché M. Marin e le sue colleghe Baiz, Chopinot, Monnier, Diverrès. Fra i nomi stranieri, quelli della Linke e della Hoffmann.

Boso

Vissuto a lungo a Parigi (dove ha contribuito al Centro internazionale d’arte drammatica), dal 1965 Carlo Boso si è dedicato quasi esclusivamente alla Commedia dell’Arte. Ha tenuto corsi di studio in Spagna, Inghilterra e Scozia, Francia, Germania, Canada. Nel 1983 anima la Biennale con uno straordinario spettacolo di undici maschere che recitano tre canovacci. Lavora quindi con gli attori del Laboratorio Teatro Settimo, nei pressi di Torino.

bunraku

Ogni pupazzo richiede l’intervento di tre operatori. L’origine di questo teatro risale alla fine del XVI secolo. La sua nascita è quindi contemporanea a quella del kabuki, con il quale ha mantenuto sempre stretti contatti, con reciproci scambi nel tempo. Nel corso degli anni il teatro b. ha subito trasformazioni anche profonde, pur rimanendo la rappresentazione con figure animate di una storia cantata. Inizialmente i pupazzi erano molto statici ed esprimevano lo svolgersi della storia cantata (accompagnata dallo shamisen) con piccoli movimenti molto stilizzati, ma nel corso del XIX secolo si è venuto sviluppando uno stile sempre più mosso e addirittura virtuosistico, con evidente tendenza al realismo. I pupazzi si son fatti più articolati, con la possibilità di muovere ciascun dito delle mani e anche gli occhi. Il maggior poeta per il b. è ritenuto Chikamastru, del XVIII, che operò con la collaborazione di un suonatore di shamisen ancor oggi ricordato e celebrato, Gidayu. I grandi cantori e i grandi manipolatori hanno alti riconoscimenti in Giappone e sono considerati espressione altissima della cultura e dell’arte nazionale. La musica per il teatro b. è considerata la più difficile di tutta la musica giapponese, anche perché la parte musicale (canto e accompagnamento) deve raggiungere una completa sintonia, non soltanto meccanica ed esteriore, con i movimenti di quanti muovono i grandi pupazzi. Occorrono molti anni di lavoro perché questa sincronizzazione si realizzi in modo perfetto. Oggi il b. utilizza, per i suoi spettacoli, anche molti temi narrativi moderni e contemporanei.

Bonati

Frequenta l’Accademia d’arte drammatica `S. D’Amico’ di Roma nello stesso triennio di Luca Ronconi e Glauco Mauri. Dopo il diploma inizia subito a recitare in ruoli da caratterista e nel 1954 Giorgio Strehler la chiama al Piccolo Teatro per la parte di Masha nella prima edizione di Il giardino dei ciliegi . (Al Piccolo resta legata per tutta la sua carriera partecipando a molti tra i più importanti spettacoli dello Stabile milanese firmati da Strehler, La casa di Bernarda Alba , El nost Milan , prima e seconda edizione, L’opera da tre soldi e soprattutto Arlecchino servitore dei due padroni che recita per sei anni nelle varie tournée anche estere. Dal ’65 al ’75 si ritira dalla scene. Torna nel ’76 quando Strehler la sceglie come protagonista di La storia della bambola abbandonata di Sastre-Brecht-Strehler che ha recitato fino alla stagione 1997-98, inframmezzando la favola didattica per bambini con partecipazioni ad altri spettacoli strehleriani. Il sodalizio con il Piccolo non si interrompe neanche quando prende parte a spettacoli di altri teatri, come La Venexiana al Piccolo di Bologna negli anni ’50, poi nei ’60 allo Stabile di Torino e più di recente allo Stabile di Genova. Sostanziosa anche la sua attività in televisione dove è apparsa in numerosi sceneggiati.

Bologna

Cominciò a recitare nel 1944, dopo la sua attività come insegnante. Nel 1946, insieme al regista Fantasio Piccoli, formò il complesso teatrale Il Carrozzone. Nel 1950, sempre con Fantasio Piccoli, e Romolo Valli, fondò il Teatro stabile di Bolzano, presso il quale lavorò come primattore fino al 1957. Dal 1958 al 1975 recitò in diversi teatri italiani (il Piccolo e il San Babila di Milano e lo Stabile di Torino) e dal 1975 al 1986 prese parte a innumerevoli produzioni televisive e in più di sessanta film, accanto ad attori come Memo Benassi, Renzo Ricci, Alberto Lionello, Anna Proclemer, Antonella Steni, Alberto Sordi. Fu insignito con vari premi e riconoscimenti, tra i quali nel 1989 la targa `Una vita per lo spettacolo’. Fu colto da infarto nel gennaio 1998 mentre recitava con Ernesto Calindri nella commedia Mercadet l’affarista di Balzac.

Baldwin

Esponente importante della rinascita della letteratura nera negli Usa, James Baldwin diede al teatro due testi di modesto rilievo: L’angolo dell’amen (The Amen Corner, 1954), dove esplorava la particolare religiosità della sua gente attraverso una riunione di una comunità evangelica, con accompagnamento di spiritual; e Blues for Mister Charlie (1964), che ispirandosi a un processo svoltosi nel Sud e concluso con l’assoluzione di un bianco per l’assassinio di un nero, usava in parte le tecniche del teatro d’agitazione per urlare, con violenza troppo scoperta, l’odio contro i razzisti e insieme il ritrovato orgoglio degli uomini di colore.

Barrella

Cresciuto all’ombra di Ferravilla, ne assorbì l’arte e le qualità comiche, diventando una delle figure caratteristiche del mondo artistico ambrosiano. Dopo una parentesi cinematografica e un breve soggiorno americano, tornato a Milano tentò di formare una compagnia dialettale. La cosa gli riuscì solo nel 1931, al Teatro Filodrammatici; qui un suo lavoro, Bal tabarin (1931), riscosse notevole successo. Fra le sue caratterizzazioni sulla scena particolarmente felice fu quella del `brumista’, cioè del vetturino.

Bassermann

È considerato, da alcuni tra i più autorevoli critici contemporanei, uno dei maggiori interpreti di scuola realista della scena tedesca. Dal 1895 al 1900 lavora presso il Berliner Theater e, in seguito, al Deutsches Theater diretto da Otto Brahm. Dal 1904 al 1915 è scritturato presso il Lessing Theater, quindi recita in qualità di artista ospite presso teatri diversi. Nel 1933, in seguito dell’interdizione alle scene per la moglie, l’attrice Else Bassermann, di origine ebraica, emigra dapprima in Svizzera (nel 1934, a Zurigo, interpreta il Riccardo III di Shakespeare), poi in Austria, e infine, nel 1938, negli Usa. Torna in Germania nel 1946 e nel 1951 inaugura lo Schiller Theather di Berlino recitando nel Guglielmo Tell . Scrive Jacobson a proposito di B. nel ruolo di Otello: «era all’altezza di tutte le vette e di tutti gli abissi del corpo e dell’anima».

burattino

dev’essere riservato a quel personaggio del teatro d’animazione che, privo della parte inferiore del corpo, è operato direttamente dalla mano del burattinaio, nel b. stesso inserita. Soltanto i personaggi maschili erano mossi in questo modo dalla mano del burattinaio, mentre quelli femminili avevano la testa montata su un bastone, la qual cosa riduceva moltissimo la loro mobilità e la loro espressività. La testa e le mani sono, tradizionalmente, di legno ben resistente, ma recentemente, mutati anche i modi e gli stili, può essere di altri materiali (cartapesta, stoffa, tipi vari di plastica, ecc.). Il burattino opera nel `casotto’, o `baracca’, una costruzione più o meno grande, che nasconde i corpi (o il corpo) del burattinaio, facendo affacciare al boccascena soltanto il b. `Mezzo uomo’, il b. esige modi di rappresentazione suoi specifici, fondati non già sul realismo (impossibile), ma sul gioco dell’interazione fra gli innaturali suoi movimenti con la parola del burattinaio. Si può dire che il teatro dei b. è stato, in passato, un teatro squisitamente popolare, rappresentato per lo più nelle strade e nelle piazza o, se al chiuso, in locande o altri spazi poveri. Noi oggi riteniamo il teatro dei b., soprattutto quello tradizionale, un genere per bambini, ma così non è stato certo in passato. Basterebbe la ricca iconografia ottocentesca e dei primi anni del nostro secolo per mostrarci come innanzi al `casotto’ dei b. s’adunassero donne, uomini e bambini, per lo più di evidente estrazione popolare, ma anche dei religiosi e spesso dei soldati. Talora in queste scene è rappresentata, appena discosta dal `casotto’, una carrozza dal cui finestrino con la tendina appena scostata, s’intravede un signore certo facoltoso e non popolare, anche lui attratto dallo spettacolo (al quale, tuttavia, sarebbe stato disdicevole apertamente assistere). Naturalmente, il teatro dei b. utilizzava storie adatte al suo pubblico di piazza, quali farse e drammi popolari, spesso di carattere sociale. Non essendo legato ad un copione scritto, il burattinaio largamente improvvisava, seguendo gli umori degli spettatori, osservati attraverso un piccolo buco aperto nel telo frontale della `baracca’, cioè il telo che lo nascondeva. Per la natura stessa di questo teatro senza copioni (conosciamo per lo più dei canovacci senza dialogo) non molto è documentato su quello che doveva essere lo spettacolo dei b. nel passato, ma dai ricordi dei burattinai più anziani e dalle carte di polizia sappiamo che le rappresentazioni burattinesche utilizzavano largamente di accenni sociali e politici, provocando spesso l’intervento dei tutori dell’ordine. I protagonisti di queste rappresentazioni erano le maschere proprie della Commedia dell’Arte (Arlecchino, Brighella, Pantalone, il Dottore, ecc.), ma ancor più frequentemente le nuove maschere che nascono dopo la Rivoluzione francese e, per lo più, esprimono il personaggio del paesano zotico e all’apparenza ignorante, ma in realtà furbo e dotato di un naturale buon senso (Gerolamo, Gianduia, Gioppino, Sandrone). In Italia possiamo riconoscere tre aree principali di sviluppo del teatro dei b.: l’area bergamasca e bresciana, l’area bolognese e modenese (o, forse meglio, bolognese, modenese, reggiana e mantovana) e l’area napoletana, con la specificità della `guaratella’. Nel periodo fra le due guerre mondiali il teatro dei b. è entrato in crisi. Da un lato il rapido evolversi del gusto anche popolare che allontana da uno spettacolo così `povero’ e così `irrealistico’ ha ridotto gli spazi e i guadagli dei burattinai, dall’altro il fascismo ha tolto a questi spettacoli la possibilità di esprimersi liberamente con la satira politica e sociale, mentre una parte non trascurabile ha avuto il clero che, anche appoggiato dall’autorità politica, ha operato contro un teatro irriverente e sboccato. In questa situazione i burattinai, tolti dalla piazza, hanno trovato possibilità di sopravvivere quasi soltanto negli spazi aperti dalle organizzazioni giovanili fasciste e religiose e ad una simile committenza sono stati costretti ad adattare i loro spettacoli e il loro linguaggio. Se già dalla fine dell’Ottocento si era manifestata la tendenza borghese a considerare i b. `cose per bambini’, nel corso del nostro secolo essi acquisiscono il loro carattere di spettacolo per l’infanzia. Nel secondo dopoguerra assistiamo, anche da noi, a un rinnovamento profondo dei b., realizzati anche con nuovi materiali, nuovi e moderni tratti nell’aspetto, nuove tecniche di manipolazione (anche miste) e inseriti in spettacoli spesso molto lontani ormai dai modelli della tradizione. Raccogliendo soprattutto esperienze straniere di `nuovo teatro dei b.’, non trascurando in più d’un caso un’eredità tradizionale, si manifesta anche in Italia un’attività intensa, con momenti di forte e vivace creatività. Il `genere’, tuttavia, non riesce che in pochi casi ad uscire da una collocazione entro il cosiddetto `teatro per ragazzi’ e, soprattutto, ad affermarsi con autonomia completa rispetto agli enti locali (comuni e province) che rimangono i principali committenti, non sempre ininfluenti.

Beni

Dopo aver frequentato la Scuola internazionale dell’attore di Firenze, si diploma nel 1984 alla Scuola di teatro di Alessandra Galante Garrone di Bologna. Nello stesso anno esordisce a teatro recitando in Partner Noster di M. Galante Garrone e Provando l’Anatol di Schnitzler, con la regia di F. Macedonio. Dal 1985 fa parte del gruppo `Le Galline’ con cui allestisce il testo collettivo Volononvolo (1985), Pazzo Show (1987) scritto dal gruppo insieme a A. Benvenuti e, sempre con Benvenuti alla regia Crepi il lupo (1989) e Prese di petto (1991). Nel 1993, sciolta la compagnia, collabora ancora con Benvenuti interpretando Perla d’arsella , testo cui collabora alla scrittura. Tra le sue partecipazioni televisive e cinematografiche ricordiamo: Jeans (Raitre, 1987), Zitti e mosca (1991) e Caino e Abele (1992), entrambi diretti da A. Benvenuti.

Burri

Alberto Burri iniziò l’attività teatrale con i balletti di Morton Gould Spirituals, rappresentati alla Scala nel 1963 e lavorò al Tristano e Isotta di Wagner per il Regio di Torino nel 1976. Realizzò per la moglie, la coreografa Minsa Craig, le scenografie del balletto November steps , del 1973, dove proiettò su un fondale le immagini filmate dei suoi ‘cretti’, celebri esemplari delle sue opere polimateriche. Ricordiamo il progetto di uno spazio scenico, il Teatro Continuo, per la Triennale di Milano del 1973.

Blaska

Allievo di Yves Brieux, dopo essere stato scritturato nella compagnia de Cuevas Felix Blaska è tra i primi danzatori di Roland Petit del quale riprende, con successo, il famoso ruolo maschile ne Le Jeune homme et la Mort e crea il Giudice in Eloge de la folie . Presto si vede commissionare anche un balletto, sarà Octandre (1966) su musica di Edgard Varèse. Pur continuando a danzare, egli si dedica sempre più attivamenta alla coreografia. Per il Ballet-Théâtre Contemporaine nel 1968 crea Dances concertantes e l’anno successivo Electro Bach e Sensemaya , queste per la Compagnia che ha appena formato e che il festival di Chatillon fa conoscere come una delle più inventive dell’epoca. Nascono ancora Folk sonate e Contre lavoro in cui l’inquietante violenza espressa dalla musica di Luciano Berio è tradotta in arditi e precisi segni gestuali.

Nel 1971 all’Opéra di Parigi presenta Arcana e Poème electronique coreografie ugualmente innovative. Nel 1973 la sua compagnia trova un felice approdo alla Maison de la culture di Grenoble e nello stesso anno presenta a Palais Garnier un omaggio a Varèse. Dopo essere stato invitato al festival di Spoleto nel 1975, l’anno successivo debutta alla Scala con Il giardino religioso su musica di Bruno Maderna. Nel 1978 scioglie la sua compagnia non soddisfacendogli più la sua base classica e tenta nuove esperienze mescolando voce danza. Rifiutato il suo stile precedente, B. non riesce a raggiungere più una pienezza espressiva. Nel 1980 incontrati due ex danzatori americani del gruppo Pilobolus, Robby Barnett e soprattutto Martha Clarke, tenta una nuova avventura creando il Crownest Trio, struttura di creazione collettiva piuttosto che compagnia in senso lato che però dopo alcuni anni abbandona. È del 1990 Charlotte sua ultima coreografia su musica di Arvo Part destinata al Ballet du Nord.

Bellucci

Fondatore della dinastia è Armando Bellucci, farmacista romano che nella seconda metà dell’Ottocento sposa Maria Lelli, una cavallerizza di un piccolo complesso circense operante nella zona. Il primo complesso diretto dai due prende il nome di Circo Arbell, inaugurando la curiosa tradizione di utilizzare anagrammi dei nomi dei famigliari. Dei numerosi figli solo due continuano la professione circense, Anita che sposa un Canestrelli, ed Emidio jr. che sposa Italia Riva. Da questa unione nascono sei figli: Armando, Gemma, Roberto, Gilda, Renato, Loredana e Mario. Il nuovo complesso famigliare viene chiamato Embell Riva. In seguito Roberto si distingue come addestratore di tigri e Mario di elefanti ed animali esotici, mentre Armando si occupa principalmente dell’organizzazione. Quest’ultimo si separa però nei primi anni ’90 dalla famiglia per creare un proprio piccolo complesso. Pur non riuscendo a raggiungere il successo di complessi come Orfei o Togni, l’Embell Riva, oltre ad esibirsi in tutta Italia, visita frequentemente l’estero, anche in nazioni da poco uscite dall’incubo della guerra civile, come la Jugoslavia.

Brando

Sulle scene dal 1944, anche con ruoli importanti (fu, per esempio, coprotagonista con T. Bankhead di L’aquila a due teste di Cocteau), s’impose tre anni dopo interpretando in prima assoluta il personaggio di Stanley Kowalski in Un tram chiamato desiderio di Williams, con la regia di Kazan. Fu la rivelazione di un nuovo tipo d’attore (capostipite di una lunga serie) che comunicava più con l’intensità delle proprie emozioni e con la presenza fisica che con le tecniche tradizionali. Dopo questo trionfo, si dedicò interamente al cinema senza più comparire su un palcoscenico.

Belarbi

Entrato giovanissimo all’Opéra di Parigi, si mette presto in luce per le sue eccellenti qualità tecnico-interpretative; dal 1989 ne è una delle più acclamate étoile. Oltre ai grandi titoli di repertorio, dai classici di Cajkovskij ai capolavori del Novecento, si ricordano le sue interpretazioni di Notre-Dame de Paris e Le jeune homme et la mort di R. Petit, nonché il principe nella versione Nureyev di La bella addormentata . Abituale partner di Marie-Claude Pietragalla, proprio con questa ballerina ha riscosso un grande successo nel Magnificat di Neumeier.

Barzizza

Figlia di Pippo, il più popolare direttore d’orchestra del dopoguerra, Isa Barzizza è cresciuta negli anni difficili e delle notti lunghe di paura della guerra. Appassionata del palcoscenico, figlia d’arte, Isa era chiamata dalle compagnie di prosa che sapevano della sua passione per il recitare e avevano bisogno di una bambina in scena, quando abitava a Torino: fu così al fianco di Elsa Merlini in La signora Morli, una e due di Pirandello a soli sette anni, poi provò anche l’emozione di stare vicino a Ruggeri nel Titano e di dividere la scena con i fratelli De Filippo. È stata però veramente lanciata giovanissima da Erminio Macario in Le educande di San Babila di Amendola con le tre Nava e poi in Follie di Amleto (1947-48), dove il comico era il principe scespiriano e la bella Isa una inedita Ofelia spesso senza veli e magari rossa di vergogna. Richiesta per il teatro, suo desiderio naturale, la signorina B. dovette però faticare non poco per convincere la famiglia che la rivista era la sua strada: le diede un contributo la nonna, col suo lasciapassare e alcune raccomandazioni di quotidiana moralità. «In questo modo» ricorda oggi l’attrice «fui l’unica soubrette ad avere per tre anni una governante al seguito, nei camerini come al ristorante, mentre a diciotto anni, si sa, piace la libertà». Carina, un po’ coquette, un po’ viziata, Isa, col suo corpo splendido, divenne presto la beniamina del `pubblico degli ingressi’ del dopoguerra italiano, popolare nel frattempo anche per molti film comici. L’altro suo `padrino’ teatrale, dopo Macario, fu Totò, cui fece da partner anche nel cinema, e con cui recitò in teatro in C’era una volta il mondo di Galdieri accanto alla Giusti (1947-48) e in Bada che ti mangio (1948-49) accanto a Mario Riva e Diana Dei. Totò le insegnò tutti i segreti dei tempi comici, il contatto col pubblico, i segreti del mestiere: lo sketch famoso del vagone letto (che concludeva anche Totò a colori ) vedeva coprotagonista la Barzizza ed è lei a ricordare che la prima volta che fu recitato durava sette minuti, mentre poi si allargò fino ai 50′. Altri tempi, altri lussi, altri sorrisi, altre risate: la B. era audace, portava in passerella i due `puntini’, ma non era l’unica, o tre rose ricamate nei punti strategici (in Follie di Amleto ). Nel 1951-52 la scoprono Garinei e Giovannini che la mettono al fianco di due attori di razza come Viarisio ed Elsa Merlini, oltre al Quartetto Cetra e le Bluebell, in Gran baldoria , stagione 1951-52, gran successo, motivi di Kramer, scene di Coltellacci, profumo di Broadway. Negli stessi anni prova anche l’ebrezza della prosa recitando lo Shakespeare di Le dodicesima notte diretta da Renato Castellani e apparendo poi spesso nel teatro brillante allestito per la tv. Nel 1955-56 è anche la protagonista di una commedia musicale ante litteram, Valentina , di Marchesi e Metz, con Isa Pola, Viarisio, Franco Scandurra e Alberto Talegalli, fantastoria d’amore di due fidanzati che fanno un salto in avanti nel tempo. Nel 1957 finisce il primo tempo e la B. lascia il teatro per motivi familiari (nel giugno del 1953 sposa il regista tv Alberto Chiesa il quale morirà poi in un incidente nel ’60 che ebbe violenti strascichi). Ci ritorna trent’anni dopo, essendosi occupata di direzione di doppiaggio e di tv: la aspetta, come sempre, il genere brillante ( La pulce nell’orecchio di Feydeau e Arsenico e i vecchi merletti , dal ’91 al ’93, Una bomba in ambasciata di Woody Allen nella stagione 1997-98, sempre con Beppe Glejesees e Le sorelle Materassi accanto alla Masiero nel 1998-99), ma figura anche deliziosa nel ruolo della zia di Gigì nel musical diretto da Filippo Crivelli (1995-96). Il curriculum cinematografico vanta 55 titoli, il primo è I due orfanelli di Mattoli, spesso al fianco dei comici di rivista che l’avevano lanciata sulla passerella, ma non c’è alcun titolo che la metta in evidenza, meno in Gran varietà dove canta un blues con un vestito nero di raso con lo spacco.

Bongiorno

Icona della televisione italiana, re del quiz, nel periodo del primo clamoroso successo Mike Bongiorno sfruttò la sua popolarità (1955-59) portando nei teatri uno spettacolo estivo ispirato a Lascia o raddoppia? Attorniato da un comico da mandare allo sbaraglio, tanto per scaldare il pubblico, da un gruppetto di musicisti per i siparietti e da qualche ballerina generosamente scoperta, Mike Bongiorno interrogava il pubblico sullo scibile umano. Sul palco troneggiava la montagna di premi – proprio come si vede ancor oggi nelle pesche di strapaese – che venivano assegnati a chi dalla platea rispondeva in modo esatto. L’apice del divertimento, però, era lo stralunato dialogo che il premiato dove sostenere con il conduttore che dal vivo, ancor più che in tv, era una vera e propria miniera di gaffe. Mike Bongiorno era una vera e propria star tanto che se alla fine usciva dal teatro senza scorta poteva essere preso d’assalto e lasciato in mutande come accadde nel 1958 a Cervia.

Beccati

Lorenzo Beccati inizia nel cabaret al Teatro Instabile di Genova nei primi anni ’70, con il gruppo I Cospirattori. È autore di molti programmi televisivi in coppia con Antonio Ricci: Drive in, Paperissima, Lupo solitario, Matrioska, Striscia la notizia. È inoltre la voce del Gabibbo. Ha al suo attivo anche due film e un libro.

Bentivegna

Diplomato all’Accademia d’arte drammatica di Roma nel 1954, Warner Bentivegna debutta nello stesso anno in La casa della notte di Maulnier con la compagnia Ricci-Magni e in Dialoghi delle Carmelitane di Bernanos, per la regia di Orazio Costa. Lavora, quindi, con diverse compagnie cimentandosi in un repertorio che va da Cechov a Molière, Giraudoux, O’Neill, T. Williams, Pirandello (ottimo il suo Capocomico nell’edizione diretta da Cobelli con T. Ferro e C. Gravina) e Fenoglio. Del tutto alieno da ogni manifestazione divistica, Warner Bentivegna si caratterizza per la maschera elegantemente ironica che lo rende paricolarmente adatto alle interpretazioni di personaggi psicologicamente complessi. Nel 1958 ritorna con Platonov a far parte del Piccolo Teatro; mentre, sempre per il Piccolo Teatro, nella stagione 1959-60 interpreta il ruolo di Florindo ne L’Arlecchino servitore di due padroni diretto da Strehler. In tv da ricordare I grandi camaleonti diretto da Fenoglio.

Battistella

Laureato in economia, dopo aver frequentato a Roma l’Accademia d’arte drammatica `S. D’Amico’ debuttò nella compagnia Maltagliati-Cimara; fu poi con Zacconi, Carini, Gandusio, e lavorò anche con Visconti. Fin dagli esordi si fece apprezzare per la puntualità delle sue caratterizzazioni. Nel 1947, con lo `storico’ Albergo dei poveri di Gor’kij, venne scritturato al Piccolo Teatro di Milano, dove recitò in decine di lavori con la regia di Strehler. Con il suo ingresso nel teatro milanese trovò una più adeguata valorizzazione, in un’ecletticità di repertorio che gli permise di palesarsi attore quanto mai duttile, capace di una vasta gamma espressiva (di particolare robustezza il suo Pantalone in Arlecchino servitore di due padroni ). Ebbe esperienze anche fuori del Piccolo Teatro, in organismi stabili e importanti formazioni di giro; apparve anche in popolari sceneggiati televisivi ( I miserabili , Ottocento , I fratelli Karamazov ).

Brie

César Brie inizia a fare teatro a diciassette anni, studiando al Centro Dramatico di Buenos Aires. La timidezza che lo caratterizza negli anni dell’infanzia e della prima adolescenza definisce paradossalmente la progressiva tensione verso la scena: «Desideravo le donne ma non ero in grado di rivolgere loro la parola. Ho creduto che il teatro potesse aiutarmi a esprimermi, a essere meno goffo, a usare il mio corpo senza trascinarlo inutilmente da un lato all’altro con un quaderno di poesie sotto il braccio. Ho iniziato a fare teatro per poter parlare con le donne. […] ma il teatro mi ha preso, intrappolato, non sono più riuscito a lasciarlo». L’originaria motivazione schiude dunque altre strade, aprendo nuovi orizzonti: attraverso il prisma del teatro César Brie interroga il presente, esplorando se stesso. Nel 1972 partecipa alla fondazione della Comuna Baires, in cui la ricerca espressiva si intreccia all’impegno civile, e con gli attori del gruppo è presto costretto a trasferirsi in Italia a causa delle persecuzioni operate dal regime fascista in ascesa nel Paese. L’esperienza dell’esilio segnerà in maniera radicale il suo percorso artistico.

Nel 1975 lascia definitivamente la Comuna Baires e insieme a P. Nalli, D. Albertin e D. Manfredini fonda il Collettivo teatrale Tupac Amaru presso il centro sociale Isola di Milano. Fino al 1979 con questo gruppo è protagonista di spettacoli agit-prop a sfondo sociale, legati alle lotte di quartiere e finalizzati alla realizzazione di «isole di cultura liberate» (fra gli altri: A rincorrere il sole , Milano 1978, testo, regia e interpretazione di B.; Ehi , Milano 1979, di e con B. e D. Manfredini; Il gran turco giocatore di scacchi , Bologna 1980, creazione collettiva). Parallelamente approfondisce la ricerca espressiva, e definisce le linee di un teatro caratterizzato dall’essenzialità della scena e dalla centralità dell’attore, poeta che interroga il tempo attraverso il corpo e la voce. Nel 1980 l’incontro con Iben Nagel Rasmussen, apre il periodo danese della sua ricerca e porta alla fondazione del gruppo Farfa, al quale partecipano Pepe Robledo, Maria Consagra, Daniela Piccari e Dolly Albertin, determinando la possibilità di un confronto diretto con l’esperienza dell’Odin Teatret e di Eugenio Barba. L’esperienza registica e drammaturgica si innesta progressivamente sul lavoro dell’attore amplificandolo. Nascono spettacoli importanti come Matrimonio con Dio (Holstebro, Danimarca 1982, regia di E. Barba), Il paese di Nod (Holstebro 1986, con I. N. Rasmussen, e C. B., testo e regia di B.), Talabot (Holstebro 1988, con gli attori dell’Odin Teatret, regia di Barba), Il mare in tasca (Pontedera 1989, testo, regia e interpretazione di César Brie), e allo stesso tempo si approfondisce la necessità di un ritorno alle origini, alla propria terra e soprattutto alla propria lingua. È Il paese di Nod a segnare il punto di svolta e a radicare nell’attore la necessità di un ritorno a casa: tema cardine l’esilio: l’esilio di chi è stato costretto a fuggire dalla propria terra a causa della dittatura militare, ma allo stesso tempo l’intima lacerazione di chi è rimasto ed è stato costretto in silenzio a subirne gli orrori. Lo spettacolo, portato in tournée in diversi paesi dell’America Latina, traccia le linee del futuro percorso.

Nel 1990, separatosi da Iben, e lasciato l’Odin,César Brie trascorre un altro anno in Italia insieme a Naira Gonzales, e con lei realizza Romeo e Giulietta (Este 1991), l’idea, tuttavia, è quella di concludere l’esperienza europea e di raccogliere i fondi necessari per il nuovo progetto in America Latina. Nell’agosto del 1991, insieme a Naira e a Giampaolo Nalli, fonda in Bolivia il Teatro de Los Andes. Sede della comunità artistica Yotala, un piccolo paese nei pressi di Sucre. Il gruppo degli attori acquisisce fisionomia attorno al progetto di Colòn (Yotala 1992), spettacolo di una comicità graffiante, incipit di un percorso destinato a privilegiare la sincerità e l’onestà delle emozioni insite nella pluralità di voci che animano il quotidiano. È così che all’epico Colòn fanno seguito, fra gli altri, l’intima e drammatica atmosfera di Solo gli ingenui muoiono d’amore (Yotala 1993), il dissacrante e grottesco Ubu in Bolivia , da A. Jarry (Yotala 1994), e la straordinaria poesia de I sandali del tempo (Las Abarcas del tiempo, Yotala 1995). Dal 1995 parallelamente all’attività teatrale, B. pubblica “Lo scemo del villaggio” (El tonto del Pueblo), rivista di arti sceniche che sposa memoria e ricerca, oggi distribuita in tutti i paesi latino-americani, oltre che in Spagna, Francia e Italia.

Bennati

Dal 1949 al 1957 studia alla Scuola di ballo della Scala, danzando nella sua compagnia dal 1953 al 1958. Dal 1960 al 1962 fa parte del Ballet du XXème siècle di Maurice Béjart e partecipa a tutte le creazioni del coreografo ( Les Noces ,1962); in seguito collabora con altri teatri italiani (Teatro Comunale di Firenze, Arena di Verona, Comunale di Bologna) e con la Rai, per la quale ha firmato anche alcune coreografie.

Bourne

Matthew Bourne studia al Laban Centre di Londra, uscendone nel 1985 con la laurea in danza e teatro. Fonda nel 1987 il complesso Adventures in Motion Pictures, il cui nome riflette la passione di Matthew Bourne per il cinema. Il suo rifacimento, nel 1992, dello Schiaccianoci ambientato in un orfanotrofio è il suo primo grande successo, che lo incoraggia a proseguire sulla stessa strada. Segue, nel 1994, il rimaneggiamento de La Sylphide di Bournonville, intitolato Highland Fling. Per la televisione (Bbc) crea nel 1993 Late Flowering Lust , al quale partecipa anche l’attore Nigel Hawthorne. Nel 1995 arriva la fama con la sua versione del Il lago dei cigni con cigni maschi, per un complesso aumentato e con artisti di formazione classica nei ruoli del Cigno/uomo vestito di pelle e la regina madre (Adam Cooper e Fiona Chadwick, poi Lynn Seymour). Dopo questo successo internazionale, Matthew Bourne crea nel 1997 un rifacimento della Cenerentola (su musica di Prokof’ev), di nuovo con l’importante apporto di Lez Brotherston quale scenografo. Ambientato a Londra durante la Seconda guerra mondiale, il balletto impegna due artisti del Royal Ballet, Cooper e Wildor: non più un principe, l’innamorato della Cenerentola diventa un pilota. Matthew Bourne ha dichiarato più volte che vorrebbe che i suoi lavori non fossero classificati (e criticati) come balletti, che preferisce un pubblico composto da persone che cercano una serata fuori casa con un buon intrattenimento a quello di habituées del balletto. Si considera – ed è d’altronde considerato – più un bravo regista che non un autentico coreografo, anche se è responsabile della forma finale dei movimenti, ideati in stretta collaborazione con i ballerini. Nei suoi balletti non si balla mai sulle punte, vengono altresì adoperati i piedi nudi o altri tipi di scarpa e i suoi ballerini devono essere sempre bravi attori.

Booth

Dopo gli studi presso il Darlington College of Art, Laurie Booth presenta il primo lavoro come solista (Beyond Zero, 1980), che ottiene consensi in tutta Europa. Nei primi anni Ottanta trascorre un periodo a San Francisco dove si avvicina all’esperienza della Capoeira, un’arte marziale brasiliana. Nel 1984 lavora in Sudan ad un progetto di ricerca sul tema del possibile rapporto fra teatro ed emigrazione, entrando in contatto con la cultura e la realtà locali. Dal 1985, insieme a Miranda Tufnell, avvia l’Indipendent Dance Programm, un programma di ricerca e formazione nell’ambito della nuova coreografia. Fra i suoi lavori, di cui è coreografo e interprete, oltre a Beyond Zero ricordiamo Yip Yip Mix and the Twentieth Century (1985).

Bianchini

Buon cantante di musica da camera, ha debuttato nel 1947 in Così è (se vi pare) accanto a Paola Borboni in una parte di fianco e nel 1954, in una produzione del Piccolo Teatro di Milano, diede vita al personaggio di Ferdinando nel celebre allestimento strehleriano della Trilogia della villeggiatura di Goldoni. Attore dalla notevole versatilità comica, ha lavorato anche con C. Baseggio e nella Compagnia dei Giovani (Indimenticabile il suo clovn nella Dodicesima notte , 1961). Fra le tante interpretazioni da ricordare Messer Nicia nella Mandragola diretta da R. Guicciardini, Nicomaco nella Clizia insieme a Ave Ninchi e Laudisi in Così è (se vi pare) per la regia di F. Zeffirelli (1984).

Bertelà

Sara Bertelà si diploma nel 1987 presso la scuola del Teatro stabile di Genova. In seguito lavora con i registi Anna Laura Messeri (Il furfantello dell’ovest di J.M. Synge, 1987), Marco Sciaccaluga (La buona moglie di Goldoni, 1988; Pane altrui di I. Turgenev, 1989; Come vi piace di Shakespeare, 1990; La famiglia dell’antiquario di Goldoni, 1994), Gianfranco De Bosio (L’avaro di Molière, 1990; La Moscheta di Ruzante, 1997), Benno Besson (Mille franchi di ricompensa di V. Hugo, 1991-92), Gabriele Lavia (Platonov di A. Cechov). Nel 1990-91 lavora con Massimo Castri in Amoretto di A. Schnitzler, per il quale vince il premio Eleonora Duse come miglior attrice giovane 1991. In tale occasione inizia l’importante sodalizio artistico con la regista Cristina Pezzoli (allora assistente di Castri), con cui mette in scena nel 1994 Lungo pranzo di Natale di T. Wilder, nel 1996 La scuola delle mogli di Molière, nel 1997 Il principe travestito di Marivaux e nel 1998 uno studio su Cechov. Dal 1994 inoltre collabora assiduamente con Valerio Binasco (Re Cervo di C. Gozzi, 1994; Family Voices di H. Pinter, 1998 e, come assistente alla regia, La bella di Lenane di M. Mc Donagh). Ha lavorato anche per il cinema e la televisione.

Berghaus

Dopo la maturità Ruth Berghaus studia regia e pedagogia della danza sotto la guida di Gret Palucca. Nel 1950 inizia la sua attività teatrale con la coreografia dell’allestimento di R. Mohaupta Die Bremer Stadtmusikanten . Nel 1951 è scritturata dal Theater der Freundschaft di Berlino e l’anno successivo è al Deutches Theater. Per il suo sviluppo artistico risulta decisivo l’incontro con l’opera, alla Deutsche Staatsoper, e con il teatro di Brecht. Dal 1958 al 1963 lavora a diverse coreografie insieme al marito, il musicista Paul Dessau. Nel 1964 conquista l’ambiente teatrale berlinese grazie alla scena della battaglia del Coriolano, spettacolo allestito per il Berliner Ensemble, diventando famosa anche all’estero. Nel 1967 diventa regista al Berliner Ensemble, nel 1971 ne diventa la direttrice artistica. Come regista nel ’71 cura la prima assoluta del dramma giovanile di Brecht Nella giungla delle città (Im Dickicht der St&aulm;dte) la prima versione del dramma La madre (Die Mutter, 1974) e la prima assoluta di Zement di Heiner Müller nel 1973. Nel 1977 viene scritturata come regista alla Deutsche Staatsoper dove allestisce Einstein (1974), Il signor Puntila (Puntila, 1976), Leonce e Lena (Leonce und Lena, 1979) e Lanzelot (1989). Questi lavori della Berghaus portarono all’ampliamento dei mezzi, all’interazione fra pubblico e palcoscenico e alle trasposizione dei principi del teatro epico nel teatro d’opera. Per le sue regie viene coniato il termine `metafora scenica’ legato al principio brechtiano della separazione e dell’autonomia degli elementi della rappresentazione. Con gli anni seguono nuovi successi: da Parsifal (1982) al Ring (1985-87) di Wagner per l’Opera di Francoforte, al Don Giovanni (1984). Negli ultimi venti anni B., se si prescinde dagli allestimenti berlinesi presso il Theater im Palast ( Heines letzte Liebe, 1977; Stella, 1980) è stata attiva soprattutto come regista d’opera. In questo periodo ha contribuito in modo sostanziale all’evoluzione della sua arte. Va menzionato a questo proposito il grande esempio che rappresenta l’allestimento del suo Wozzeck (1984) presso l’ Opéra di Parigi. Tratti caratteristici delle sue soluzioni sceniche sono la forte qualità narrativa e l’elaborazione delle contraddizioni dovute alla ricchezza dei rapporti che ha saputo instaurare fra tutti i grandi artisti che ha diretto e le arti che danno vita e rinnovano la magia del teatro.

Bessmertnova

Dopo aver frequentato l’Istituto coreografico di Mosca balla al Teatro Bol’šoj dal 1961 al 1995. È medaglia d’oro a Varna nel 1965. Il suo talento lirico ne fa un’ideale interprete del repertorio romantico ( Giselle , Chopiniana ), ma il legame matrimoniale con Jurij Grigorovic l’ha costretta a diventare soprattutto la principale interprete dei suoi balletti ( Ivan il terribile , Romeo e Giulietta , Raimonda , Il secolo d’oro , Ivan il Terribile , Angara ). Fra gli altri balletti affrontati La fontana di Bachcisaraj , e Lejli i Medznun nella coreografia di Kasjan Golejzovskij.

Barrie

La sua enorme popolarità è legata a Peter Pan o Il ragazzo che non voleva crescere , eroe di numerosi libri di James Matthew Barrie scritti prima e dopo la commedia (1904). Le avventure di Peter Pan, fuggito di casa una settimana dopo la nascita, che riunisce i bambini smarriti nei giardini di Kensington e li guida nella Never-Never-Land, rimangono tra le favole più avvincenti del nostro secolo. Nel 1991 è stata rappresentata al Teatro Franco Parenti di Milano per la regia di A. R. Shammah e nel 1993 al Teatro S. Matteo di Piacenza come Peter tra il qua e il là: storia per ombre di P. Pan con la regia di F. Montecchi. Della produzione teatrale precedente vanno almeno ricordati Strada di qualità (Quality Street, 1902) e L’incomparabile Crichton (The Admirable Crichton, 1902), gustosa parabola sulla reversibilità dei valori e dei ruoli sociali. Tuttavia la sua critica non va mai oltre le convenzioni del ‘society-drama’. Un altro suo limite ricorrente è la caduta nel sentimentalismo, peraltro temperato dal suo sense of humor scozzese. Del 1916 è Un bacio per Cenerentola (A Kiss for Cinderella), favola moderna come Caro Bruto (Dear Brutus, 1917). Del 1917 sono Le medaglie della vecchia signora (The Old Lady Shows Her Medals), che fu un cavallo di battaglia di Emma Gramatica. Sempre accompagnate da successo, Ciò che ogni donna sa (What Every Woman Knows, 1918) e Mary Rose (1920), la cui eroina, una Peter Pan al femminile, rifiuta le regole del mondo adulto.

Bruckner

Dopo aver studiato medicina, filosofia e musica a Vienna e a Parigi, Ferdinand Bruckner nel 1923 fonda a Berlino il Renassiance Theater, che dirige fino al 1928. Nel 1933 emigra attraverso l’Austria e la Germania, giungendo infine negli Usa nel 1936. Nel 1951 rientra a Berlino ove lavora sino alla fine allo Schiller Theater. Dopo gli esordi, in cui è ancora vicino all’espressionismo, Ferdinand Bruckner diviene, con la sua opera poetica e drammatica, un rappresentante della nuova oggettività e consegue con testi teatrali quali Gioventù malata (Krankheit der Jugend, 1926) e I delinquenti (Der Verbrecher, 1928) un grande successo. Nelle sue opere più tarde, come Der Kampf mit dem Engel (1957), Ferdinand Bruckner si rivolge verso tematiche basate soprattutto su materiali storici, nella convinzione – come egli stesso sostiene – che il vero autore drammatico sia il più attento e intelligente osservatore della storia; ma non consegue più il successo che aveva cominciato a conoscere nel periodo prebellico. Opere quali L’istinto (Die Kreatur, 1930), Die Rassen (1933), Heroische Komödie (1945) sono scritte con la forza di un uomo che fa la cronaca del proprio tempo e al quale neanche l’orrore può strappare la penna di mano.

Brilli

L’esordio artistico avviene nel cinema con il film Claretta (1984), ma a metterla in luce è la partecipazione alla commedia musicale Se il tempo fosse un gambero (1987) di Iaia Fiastri e Bernardino Zapponi, con partiture di Armando Trovajoli, allestita dalla Compagnia Garinei e Giovannini. Alla televisione, la popolarità le arriva dall’interpretazione della figura di Claudia Baldazzi, protagonista degli sceneggiati Un cane sciolto (1990) e Un cane sciolto 3 (1992). Nel frattempo è nuovamente in palcoscenico a fianco di L. Barbareschi nella commedia di A. Ayckbourn con musiche di Andrea Centazzo Il presente prossimo venturo (1989). Torna in televisione dapprima nella serie Papà prende moglie (1993) dove affianca M. Columbro e successivamente nello sceneggiato a episodi con Proietti Italian restaurant (1994) dove recita il ruolo dell’italo-americana Connie. Sullo schermo cinematografico è protagonista di film d’autore come Compagni di scuola di Verdone (1988), Italia-Germania 4-3 di Barzini, Tutti gli uomini di Sara di Tescari (1992) e Bruno aspetta in macchina di Camerini (1996). Dopo un primo matrimonio con l’attore Massimo Ghini e una lunga relazione con il musicista Ivano Fossati si sposa con il regista Luca Manfredi.

Baldini

Autore dal profondo respiro narrativo, Raffaello Baldini ha esordito con il volume ‘E solitèri (1977), raccolto poi in La nàiva (1982), con poesie che, cadenzate dal dialetto del suo paese nativo, tratteggiano la vita e l’umanità del borgo attraverso le piccole e grandi cose del quotidiano. I luoghi, la dura esistenza nelle campagne e il ritmo della parlata quotidiana emergono dall’intera opera poetica di B., mantenendo sempre un gradevole spazio alla melodia delle parole. Per il teatro ha scritto tre monologhi di grande forza espressiva: Carta canta , Zitti tutti! e In fondo a destra , pubblicati nel 1998 e interpretati da Ivano Marescotti (che ha anche portato in scena una riduzione teatrale di un altro suo racconto Furistir).

Ballets Usa

Grazie al consenso ottenuto, nonostante l’assenza di star, Ballets Usa si è esibita anche a Firenze, Trieste e nuovamente a Spoleto (1959) e poi in due tournée europee (1959 e 1961). Tra i titoli di Robbins in repertorio: Afternoon of a Faun, The Cage, The Concert e le creazioni New York Export: Opera Jazz (1958), Moves (1959), Events (1961). La compagnia, nata per mostrare all’Europa i molteplici volti dell’autentico balletto americano, si è sciolta dopo un’ultima tournée (1961-62) che ha toccato Parigi, Londra, Germania e Danimarca.

Brignone

Figlia del regista cinematografico Guido e nipote dell’attrice Mercedes, Lilla Brignone esordì a quindici anni con Kiki Palmer, per recitare poi con Gandusio, Besozzi, Ricci, la Merlini, Stival, Cimara, Benassi, non disdegnando una parentesi in rivista con Rascel. Se suo prediletto quanto intransigente maestro fu Ruggeri, una svolta decisiva nella sua carriera avvenne con la settennale esperienza presso l’appena nato Piccolo Teatro di Strehler-Grassi, dove fu impegnata con Shakespeare, Molière, Pirandello, ma anche con Camus, Anouilh, Savinio, oggi sofoclea Elettra (1951), domani shakespeariana Lady Macbeth (1952). Dalla maturazione con Strehler alla consacrazione con Visconti il passo fu breve ma essenziale, trascorrendo dalla Nennele di Come le foglie di Giacosa (1954) alla Elizabeth del Crogiuolo di Miller (1955), dalla Contessina Giulia di Strindberg (1957) a La monaca di Monza di Testori (1967). In coppia con Santuccio, per una dozzina d’anni suo compagno d’arte e di vita, affrontò classici e moderni, tragici e comici (Seneca e Schiller, O’Neill e Brecht, Williams e Albee, Goldoni e Ibsen), affidandosi a registi come Squarzina, Enriquez, Scaparro, Fenoglio. Un’inesausta ricerca di perfezione, filtrata da una sensibilità al limite della nevrosi, la stimolò a prediligere personaggi tormentati e problematici, senza perciò negarsi a qualche concessione `brillante’, quasi per una necessità di controcanto. Negli ultimi anni lavorò soprattutto con Sepe, un regista «uscito dalle cantine romane», con il quale fu tra l’altro l’enigmatica signora Frola di Così è (se vi pare) di Pirandello, suo straziante canto del cigno.

Balbo

Si diplomò all’Accademia di Sharoff a Roma. Nel 1947 Paola Borboni lo volle nella sua compagnia come primattore. In tale occasione conobbe la futura compagna di vita e di scena Dora Calindri. In seguito, lavorò a lungo come impiegato alla Previdenza Sociale di Roma, pur continuando a coltivare la sua passione per il teatro. Iniziò la vera e propria carriera teatrale a quarant’anni lavorando, spesso insieme alla moglie, tra gli altri con Diego Fabbri. Ricordiamo Il berretto a sonagli di Enrico IV con Lamberto Picasso ( Così è (se vi pare) di Pirandello), con Gino Cervi, Turi Ferro, Franco Enriquez e Renzo Giovanpietro ( Il processo di Giacomo Leopardi da scritti del poeta e documenti dell’epoca). Lavorò molto anche per il cinema e la televisione.

Boldi

Il battesimo di Massimo Boldi nel mondo dello spettacolo lo fa da batterista, suonando nelle sale da ballo di mezza Italia con suo fratello Fabio nel complesso ‘La pattuglia azzurra’. Nel 1969, grazie ad una fortunata coincidenza, è costretto ad accettare una sostituzione al mitico Derby Club. È qui che incontrerà, il duo Cochi e Renato e Teo Teocoli entrando nel cast della Tappezzeria di E: Jannacci e B. Viola. Dopo una partecipazione a Canzonissima (1974) il varietà televisivo che lo rende noto al grande pubblico è A tutto gag (1980). In questa trasmissione di Raidue B. interpreta alcuni dei suoi personaggi più famosi come Max Cipollino, un improbabile mezzobusto televisivo o il cuoco toscano «contrario alla pentola a pressione». Sempre in televisione, su Antenna 3, conduce il programma Non lo sapessi ma lo so (1982) dove si forma la coppia con Teo Teocoli per poi passare a Canale 5 nel fortunatissimo Drive in (1983). Se l’attività televisiva gli ha regalato la notorietà presso il grande pubblico, permettendogli di esprimere la sua comicità demenziale, intensa è stata anche la sua attività cinematografica. Già nel 1976 partecipa, insieme a molti dei cabarettisti del Derby di Milano, a Sturmtruppen di Salvatore Samperi, replicato da Sturmtruppen 2, debolissime trasposizioni cinematografiche delle strisce di Bonvi, che peraltro firma la sceneggiatura del secondo episodio. Il successo cinematografico per B. arriva con i film natalizi dei fratelli Vanzina e di Enrico Oldoini e la serie di A spasso nel tempo (1996). Da segnalare il tentativo di B. di proporsi come attore drammatico nel poco felice Festival (1997) di Pupi Avati.

Bagni

Debuttò nel 1915 a Roma nella compagnia del padre Ermete Zacconi, dove lavorò a lungo. Divenne primattrice e conobbe il futuro marito e compagno di scena Renzo Ricci. La rappresentazione di Stefano di J. Deval segnò l’inizio di un concreto successo per entrambi. In seguito fece parte delle migliori formazioni tra le quali le compagnie di Maria Melato (1923), Annibale Betrone (1928-30), Elsa Merlini (1935) e Ruggero Ruggeri (1936). La ricordiamo in Sei personaggi in cerca d’autore (con Ruggeri) e L’amica delle mogli (con Ricci, 1928) di Pirandello e nell’ Adelchi di Manzoni. La sua partecipazione a numerosi sceneggiati televisivi degli anni Cinquanta la rese nota al grande pubblico ( Cime tempestose del 1956; Jane Eyre del 1957; Orgoglio e pregiudizio del 1957; Capitan Fracassa e Padri e figli del 1958).

Battistini

Fabio Battistini si diploma in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1965 con una tesi sul teatro di Pirandello. Dopo una lunga esperienza al fianco di Strehler per il quale firma nel 1973 i costumi per Il gioco dei potenti al festival di Salisburgo (la trilogia dell’ Enrico VI , in due giornate, con A. Jonasson e M. Heltau). Lavora con L’Informativa ’65 (Giulio II di Baijni, regia M. Binazzi) e La Contemporanea (Aspettando Godot di Beckett, regia M.M. Giorgetti) a Milano e la Compagnia del Sangenesio, a Roma (La nuova isola di A. Balducci, premio Riccione ’73 e Loro di E. Manet, prima mondiale). Passa alla regia con L’innesto di Pirandello per la compagnia del Teatro Filodrammatici di Milano (1978). Intensa risulta poi l’attività di ricerca al Teatrino della Villa Reale di Monza su testi di Pirandello, Brecht, Lorca, Ghelderode, Ionesco, Machiavelli, Molière e Goldoni. Fra gli altri spettacoli si ricordano Tre civette sul comò (1982) di De Baggis con Paola Borboni, Atti del processo a suor Virginia Maria, monaca di Monza (1986), Donna de Paradiso di Jacopone da Todi (Lugano, 1991), Assassinio nella cattedrale di T.S. Eliot con F. Graziosi (Lugano, 1993), Dialoghi delle Carmelitane (1995) di G. Bernanos, Lugano, Vesperali ’95 , con F. Nuti, Koeelet , I Lettera ai Corinzi (traduzione di G. Testori), Rebora e Turoldo (1996). Da alcuni anni porta avanti con rigore un’idea di teatro religioso rileggendo gli autori del Novecento. Nell’agosto del 1998 allestisce la prima assoluta di Pietra oscura , la prima opera teatrale di M. Luzi, scritta nel 1947. Dal 1988 mette inscena diversi spettacoli da Claudel a Cesbron all’Eremo di Santa Caterina del Sasso; inoltre è collaboratore della Radio Svizzera italiana per la quale ha curato numerosi drammi radiofonici.

Betti

Laura Betti inizia la carriera come cantante jazz. Dopo un’esperienza di cabaret con W. Chiari – tra un recital di canzoni su testi di Buzzati, Calvino, Cederna, Fortini, Siciliano, e l’interpretazione di se stessa ne La dolce vita di Fellini – debutta nel 1955 in teatro con Il crogiolo di Miller diretta da Visconti (che le consiglia di abbreviare il cognome), quindi è nel Cid di Corneille con E.M. Salerno e ne I sette peccati capitali di Brecht-Weill. Determinante, tanto nella vita quanto nella carriera, l’incontro con Pasolini (che la dirige in Teorema e Orgia , Teatro stabile di Torino, 1968) in memoria del quale – oltre che a occuparsi della Fondazione ‘P.P. Pasolini’ – ha portato in tournée Una disperata vitalità , nella stagione 1996-97, uno spettacolo di liriche e testi. Definita negli anni ’60 la ‘Juliette Greco italiana’, attrice soprattutto cinematografica (Teorema, 1968; Nel nome del padre, 1971; Sbatti il mostro in prima pagina, 1972; Allonsanfan, 1974; Novecento e Vizi privati e pubbliche virtù, 1976; Il gabbiano, 1977; Il piccolo Archimede, 1979), ha fatto propri atteggiamenti provocatori e messaggi dissacranti, senza mai tradire la schietta immediatezza della terra d’origine.

Bajini

Attivo soprattutto negli anni ’60 e ’70, rivela nei suoi testi una visione satirica della società contemporanea, della quale mette a nudo, con un discorso estroso e sorprendentemente paradossale, l’incapacità di riconoscere ogni dimensione di moralità e di amore. Tra i titoli del suo folto catalogo, L’armistizio (1957), Come siam bravi quaggiù (1960, con Vittorio Franceschi), Il capitale morale (1962), La luce rossa (1963), Eugenio o il trionfo della salute (1964, rappresentata al festival dei Due Mondi di Spoleto), Roma, anno zero (1966), Giulio II (1972), L’anitra bianca (1973). Si è cimentato anche nel dialetto milanese, di cui è esperto cultore ( I padron de cà , 1969).