Audiberti

Autore estremamente eclettico, in origine giornalista, Jacques Audiberti ha praticato con il medesimo agio prosa e poesia, teatro e romanzo: inoltre, un sostrato culturale diversificato (la cabala, le avanguardie surrealiste e dada), una grande ricchezza verbale dove si fa sentire l’influenza di Rabelais ed Hugo, non fanno che rendere più complesso un approccio sintetico alla sua opera. Tutta l’attività drammaturgica di Jacques Audiberti da Le mal court (1947) a La fête noire (1949), da La femme du boeuf (1949), fino a Dimanche m’attend (1964) potrebbe essere descritta come un’inesausta messa in discussione della realtà: Jacques Audiberti la definisce l’`incarnazione’ e vi identifica la maledizione primigenia, segno di un Cielo vuoto e di una Terra sede di tutti i dolori. Nulla e nessuno potrebbero modificare questa condizione: lo stesso sacrificio di Cristo non è servito (Le cavalier seul, 1955) e la fraseologia politica non dà vita che a rivoluzioni grottesche (La poupée ,1956). Indice di quel `ritorno del tragico’ di cui il teatro francese dell’immediato secondo dopoguerra nelle sue diverse tendenze, dall’esistenzialismo al teatro dell’assurdo, appare essere caratterizzato, l’opera di Jacques Audiberti trasmette tuttavia una mistica della redenzione esemplificata da un simbolismo di gusto quasi medievale; il quale, non potendo passare da altri canali, ormai distrutti dagli `acidi del pensiero’, passa attraverso la scrittura, il potere della parola, segno e immagine di una ricerca di assoluto.