Anni

Anna Anni si forma all’Accademia di belle arti di Firenze, compagna di corso di D. Donati e P. Tosi con cui lavorerà anche nel cinema. Dal 1954 instaura una fertile collaborazione con il regista F. Zeffirelli; tra le numerose produzioni ricordiamo: La favola di Orfeo di Casella (Settimane musicali senesi 1959), Alcina di H&aulm;ndel (Venezia, La Fenice 1960), Cavalleria rusticana di Mascagni (Scala 1981) e Turandot di Puccini (Scala 1983), Maria Stuarda di Schiller (Firenze 1983), Carmen di Bizet (Arena di Verona 1995). Lavora con importanti registi come M. Bolognini e S. Sequi, per produzioni al Covent Garden di Londra, al Maggio musicale fiorentino, per la Fondazione Gulbenkian, a Lisbona. Particolarmente felice è la sua collaborazione per i costumi dei balletti allestiti dalla coppia Fracci-Menegatti, tra cui Le baiser de la fée di Stravinskij (Scala 1975), Don Chisciotte di Minkus (Firenze 1984). Abile disegnatrice, riflette nei suoi bozzetti di costume la sensibilità verso gli accostamenti cromatici. La conoscenza del taglio storico, abbinata a una minuziosa ricerca del particolare, rendono i suoi costumi emblemi di preziose evocazioni storiche.

Colasanti

La carriera di Veniero Colasanti prende avvio con due balletti di B. Romanoff, Madrigale e Pulcinella (Roma, Teatro La Quirinetta 1936) e prosegue con I cavalieri di Ekebù di Zandonai (Roma, Teatro dell’Opera 1938), per cui elabora costumi accuratissimi. Ormai affermato, lavora con S. Landi in La mandragola di Machiavelli (Roma, Teatro Quirino 1944) e con E. Giannini in Strano interludio di O’Neill (Roma, Teatro Eliseo 1946); con G. Salvini stringe un rapporto più intenso (celebre la Turandot di Busoni nel Maggio musicale fiorentino del 1940), affrontando con lui classici come Le baccanti di Euripide e I persiani di Eschilo (Siracusa, teatro Greco 1950); importante anche Il matrimonio di Figaro di Beaumarchais per la regia di L. Visconti (Roma 1946), dalle luminose e preziose rifiniture. Nonostante uno stile a volte ridondante (Lo schiaccianoci e La bella addormentata di Cajkovskij, Roma, Teatro dell’Opera, 1953 e 1955), ne Il vortice di Rossellini (Napoli, San Carlo 1958), riesce a raggiungere una forte sintesi sfruttando alcuni telai metallici neri, sagomati e vuoti. Interessante l’allestimento scaligero dell’ Iris , di Mascagni (1957); per Otello di Verdi (Palermo 1977-78) collabora con John Moore, con cui lavora anche per Jedermann di Hofmannsthal (festival di Salisburgo 1973), elaborato dalle tele di Cranach. Dal 1941 si dedica con assiduità anche al cinema.

Grossi

Pasquale Grossi frequenta la facoltà di architettura di Roma svolgendo contemporaneamente il suo apprendistato come assistente di Mischa Scandella e in seguito di Pierluigi Sammaritani. Ha debuttato al Festival dei due mondi a Spoleto ideando scene e costumi per Prima la musica poi le parole di Salieri con la regia di G. Menotti (1975) con il quale collabora assiduamente negli anni a seguire, creando la messinscena per Pellèas et Melisande di Debussy (Genova, Teatro Margherita 1981-82). Tranne alcune collaborazioni nel teatro di prosa con De Bosio (L’avaro di Molière) la sua attività si svolge soprattutto nel teatro lirico che gli è congeniale per la varietà degli interessi e delle possibilità espressive date dalla presenza della musica. Particolarmente importanti sono le collaborazioni con i registi: Ronconi per I vespri siciliani di Verdi; Puecher per La pietra del paragone di Rossini e Scene dal Faust di Goethe di R. Schumann (Teatro La Fenice Venezia 1984), Orlando di Handel (Teatro La Fenice 1985) e A. Fassini per cui disegna tra l’altro scene e costumi per L’Ormindo di F. Cavalli e Orfeo ed Euridice di Gluck. Interessanti sono le sue produzioni per il teatro di musica contemporanea come il Riccardo III di F. Testi con la regia di V. Puecher (Teatro alla Scala di Milano 1987), Cailles en sarcophage di S. Sciarrino per la regia di G. Marini (Venezia Teatro Malibran 1979) e Juana la loca e Goya entrambi di G. Menotti regia del medesimo. Le sue progettazioni sono caratterizzate da una interpretazione non realista dell’opera, ci suggeriscono la vicenda attraverso citazioni stilistiche simboliche.

Laganà

La fortuna di Roberto Laganà inizia al teatro delle Muse di Catania, dove conosce i registi G. Di Martino (Il mostro di G. De Chiara, 1978), R. Bernardi (Annata ricca, massaru cuntentu di N. Martoglio, 1978) e L. Puggelli (Dal tuo al mio di G. Verga, 1977). Quest’ultimo diventa una delle figure più significative della sua carriera, grazie ad alcuni allestimenti di rilievo (I carabinieri di B. Joppolo, Catania, 1979 I Malavoglia di G. Verga, 1982; Il gallo di T. Kezich da V. Brancati, scene di P. Bregni, Catania, 1989; La lunga vita di Marianna Ucrìa di D. Maraini, Catania, 1991), di cui i più recenti La nuova colonia (Catania, 1992, con un palcoscenico occupato soltanto da un fondale di vele issato a fatica dagli attori in abiti di oggi, e Questa sera si recita a soggetto (Catania, 1993) confermano la predilezione dei due artisti per la lettura astratta dei testi pirandelliani. Con G. Di Martino, lo scenografo lavora a Si cunta e s’arricunta di G. Di Martino (Catania, 1979) e La bella addormentata di Rosso di San Secondo (Catania, 1991), mentre con R. Bernardi a Il malandrino (Catania, 1991), L’aria del continente di N. Martoglio (Catania, 1993), `U riffanti di N. Martoglio (Catania, 1994) e, tra i più recenti, a Quannu c’è sciroccu di R. Bernardi da Molière (Catania, 1996).

Goncarova

Natalija Sergeevna Goncarova fu protagonista del movimento avanguardistico del Raggismo. Si dedicò in seguito alla scenografia, lavorando soprattutto per Diaghilev e poi per il Gran Ballet du Marquis de Cuevas. Le sue scene, di solito bidimensionali, furono caratterizzate da colori accesi ed elementi folcloristici, come ne Il gallo d’oro del 1914, opera-balletto di Rimskij-Korsakov, o in L’uccello di fuoco del 1925, balletto di Diaghilev. In altri casi le sue scene sono caratterizzate da toni più raffinatamente pacati e fiabeschi, come in Cenerentola del 1938, balletto di De Basil, o da linee poderose, asciutte e sobrie, come in Les Noces del 1923 su musica di Stravinskij.

Crisolini Malatesta

Dopo aver frequentato la facoltà di architettura a Roma, Giuseppe Crisolini Malatesta si dedica all’attività teatrale collaborando come assistente con Coltellacci, Pizzi, Peter Hall, Fiorella Mariani. Il suo esordio in Teatro avviene nel 1972 come costumista con Il malloppo di J. Orton, per la regia di S. Sequi. Con Sequi collabora stabilmente dal 1978 a numerose produzioni: Don Pasquale di Donizetti (Opera di Roma, 1987), La gazza ladra di Rossini (Pesaro 1989), La belle Hélène di Offenbach e Alice di G. Testoni (Palermo 1993), Il matrimonio segreto di Cimarosa (Spoleto 1995), La traviata di Verdi (Napoli, San Carlo 1996), Il barbiere di Siviglia di Rossini (Genova, Carlo Felice 1997). Ha collaborato anche con l’Opéra di Parigi, curando gli allestimenti per la prima mondiale del Saint François d’Assise di Messiaen (1983, regia di Sequi).

Il rapporto con Sequi si sviluppa anche attraverso gli spettacoli di prosa: per Hotel des ames di E. Groppali (Brescia 1990) e per Anfissa di L. Andreev (1991). Il riuscito ed essenziale allestimento di Non c’è domani di J. Green (1993), con una sorta di tonda luna cupa che giganteggia dal fondale, consolida questa proficua collaborazione, che prosegue con Berenice di Racine (1993), A mosca cieca di E. Groppali (1994), La ricca sposa di campagna di W. Wycherley (1994). Dopo Macbeth di Shakespeare (Brescia 1996), il recente Sotto l’erba dei campi da golf lo porta a collaborare anche con il regista Fabio Cavalli che del testo è regista e autore.

Folco

Nipote dello scenografo Brunelleschi, attivo in Francia, Folco Lazzeroni Brunelleschi lo raggiunge a Parigi nel 1938 per essere introdotto nel mondo della pittura, ma finisce per frequentare soprattutto il teatro. Approfitta del rientro in Italia a causa della guerra per studiare legge all’università di Firenze. Inizia l’attività professionale realizzando i costumi per Wanda Osiris nello spettacolo L’isola delle sirene (1946) e diventa ben presto il costumista più ricercato del teatro di rivista. Per la Osiris concepisce le famose crinoline che diventano via via più ampie e fastose negli allestimenti di Si stava meglio domani (1948), Al Grand Hotel (1948), Galanteria (1951), Made in Italy (1953), Okay fortuna! (1956), I fuoriserie (1958). In Sogni di una notte di quest’estate (1949) le cuce addosso un abito di lamé nero che la esalta nel numero della Luna d’oriente , mentre per il solo vestito con cui chiude Festival (1954) spende l’astronomica cifra di 600.000 lire. Viene chiamato a realizzare i costumi di tutte le primarie compagnie di rivista; Remigio Paone gli commissiona quelli di Quo vadis? (1950), Il terrone corre sul filo (1955) e A prescindere… (1957), per Dapporto crea gli abiti di Buon appetito (1949) e di Snob (1950), per la compagnia di Taranto gli estrosi abbigliamenti di Nuvole (1948) e di Appuntamento in palcoscenico (1950), con Walter Chiari collabora a Gildo (1950), Tutto fa Broadway (1952) e Oh quante belle figlie Madama Dorè (1955) e con Macario a L’uomo si conquista la domenica (1955). Sulla scena veste le soubrette più ammirate come Elena Giusti in Buondì zia Margherita (1949), Lauretta Masiero in Baracca e burattini (1953), Isa Barzizza in Valentina (1955), Valeria Fabrizi in Una storia in blue-jeans (1959), trovando per ciascuna la giusta nota capace di valorizzarla.

I suoi costumi seguono sempre un’idea di teatralità molto forte e vengono concepiti in stretta correlazione con la scenografia e le coreografie dei numeri collettivi. Spesso sono eccessivi e iperbolici ma comunque eleganti e funzionali ai personaggi e alla finzione scenica. Sovrabbondano fino all’esagerazione in lustrini e piume ma si arricchiscono a seconda delle esigenze di materiali tra i più vari come la paglia e la plastica, la gomma e il metallo. In uno spettacolo a Las Vegas utilizza addirittura i grembiali in maglia d’acciaio indossati dai macellai. Per questa rara capacità di esaltare il corpo femminile sulla scena, il celebre Lido di Parigi lo chiama a prendere il posto di Erté nella realizzazione dei costumi per i propri spettacoli più importanti come Désirs (1954), Voulez-vous? (1956), C’est magnifique (1957) e Una noche en el Lido de Paris (1956), allestimento prodotto per la tournée in America Latina. Anche la televisione gli affida la creazione di costumi, prima per trasmissioni di prosa come Il gabbiano (1957), di lirica come Bohème (1954) e di sceneggati a puntate come Il Romanzo di un giovane povero (1957) e successivamente per tutti i più popolari varietà del sabato sera. A partire da Giardino d’inverno (1961), dove firma l’abbigliamento delle Bluebell, sono suoi i costumi delle varie edizioni di Studio Uno (1961-1967) durante le quali veste tanto le gemelle Kessler che Mina. Realizza anche tutti gli abiti degli otto episodi del ciclo della Biblioteca di Studio Uno (1964). In tempi più recenti crea gli abiti di scena per moltissimi spettacoli dei music-hall di Las Vegas e quelli della commedia musicale Se il tempo fosse un gambero (1987) per la compagnia Garinei e Giovanini.