Hamlisch

Precocemente portato per la musica, Marvin Hamlisch impara bambino a suonare il pianoforte e a sette anni diventa il più giovane studente ammesso alla Juilliard School. Scrive in quegli anni una canzone (“Travelin’ Man”) poi incisa da Liza Minnelli – amica di gioventù – per il suo album Liza, Liza . H. prosegue gli studi al Queen’s College, mentre è pianista, accompagnatore e arrangiatore in concerti e tournée teatrali per la Minnelli, nonché per Ann-Margret, Joel Grey, Groucho Marx (col quale incide il disco An Evening with Groucho, registrato alla Carnegie Hall). Compone canzoni: nel 1965 “Sunshine, Lollipops and Rainbow”, eseguita da Lesley Gore, si piazza tra gli hit dell’anno; nel 1966 un altro suo motivo è incluso nel film Sky Party di Alan Rafkin. Nel 1968 comincia a comporre per il cinema – con Un uomo a nudo (The Swimmer) di Frank Perry – e da allora, influenzato dal jazz e ricorrendo per lo più a piccole formazioni, lavora sistematicamente per Hollywood, componendo canzoni e partiture per un gran numero di film. Tra i suoi esiti più notevoli quelli, spiritosi e `mimetici’, per due film di Woody Allen, Prendi i soldi e scappa (1969) e Il dittatore dello stato libero di Bananas (1971), e i suoi interventi per il genere commedia. H. punteggia le vicende con canzoni sofisticate e motivi arguti, ma anche con più pungenti definizioni per storie amare sotto l’aspetto leggero: è il caso di Salvate la tigre di John G. Avildsen (1973), di Come eravamo di Sydney Pollack (1973: Oscar per il miglior commento musicale e per la migliore canzone, “The Way We Were”), di Il prigioniero della Seconda Strada di Melvin Frank (1975).

Tipico della sua personalità l’ondeggiare fra queste due dimensioni: mentre decisamente brillanti sono i suoi arrangiamenti della musica di Scott Joplin per La stangata di George Roy Hill (1973), è capace di musica dolorosamente impegnata in film come La scelta di Sophie di Alan J. Pakula (1982) e Città amara – Fat City di John Huston (1972). Notevoli i suoi adattamenti di Pachelbel, compositore barocco tedesco, in Gente comune di Robert Redford (1980), i suoi richiami a Debussy in Paura d’amare di Garry Marshall (1991), il suo lavoro (in collaborazione con Billy May) per il musical `triste’ Pennies From Heaven di Herbert Ross (1981). Dal 1975, intanto, H. si dedica anche al teatro musicale; il suo debutto in questo campo è il musical A Chorus Line , scritto e diretto da Michael Bennett: racconta dall’interno i sacrifici, le gioie, i piccoli drammi di un gruppo di cantanti-ballerini selezionati per uno spettacolo di rivista. Rappresentato nel 1975 allo Schubert Theatre di New York con Kelly Bishop e Pamela Blair, raggiunge le 6.137 repliche; inoltre riceve il premio Pulitzer, il Tony Award e il Premio dei critici drammatici di New York. Il cd con la colonna sonora dello spettacolo vende una quantità enorme di copie. A Chorus Line è rappresentato con successo anche in Italia, e conosce la via dello schermo nel 1985 ad opera di Richard Attenborough.

Il secondo exploit di Broadway è They’re Playing Our Song (1979): libretto di Neil Simon, versi di Carole Bayer Sager, interpreti Robert Klein e Lucie Arnaz. Mille repliche a New York, più le recite londinesi; il musical, che racconta la burrascosa relazione fra due autori di canzoni, arriva anche in Italia col titolo Stanno suonando la nostra canzone . Del 1983 è Jean Seberg (versi di Christopher Adler), ispirato alla vita tormentata dell’attrice americana suicidatasi quattro anni prima, rappresentato solo a Londra; del 1987 è Smile (versi di Howard Ashman) che si risolve in un fiasco. Esito impari alle attese ha anche The Goodbye Girl (testo di Neil Simon), rappresentato a Broadway nel 1993, per il quale H. è affiancato da un altro compositore, David Zippel. H. si occupa anche di televisione e ha scritto un’autobiografia intitolata The Way I Were . La sua produzione è vulcanica e interessa tutti i generi musicali, compresa la composizione di brani da concerto (come The Anatomy of Peace , da lui stesso diretto in Europa a capo della London Symphony Orchestra). La sua vena è copiosa ed elegante, capace di melodie sentimentali e salottiere, ma anche di qualche zampata drammatica; in ogni caso, nel campo della musica teatrale non ha più saputo eguagliare lo straordinario successo del suo debutto.

Piovani

Musicista poliedrico che, sperimentando nuove soluzioni musicali, si divide tra teatro, televisione e cinema. Dal 1979 al 1984 Nicola Piovani collabora con la compagnia Pupi e Fresedde per gli spettacoli (tutti per la regia di A. Savelli) Canto della terra sospesa da Ruzante (1979), Affabulazione di P. P. Pasolini (1980), Il convitato di pietra, ovvero Don Giovanni e il suo servo Pulcinella di A. Savelli (1981), Lo sconosciuto chiamato Isabella di M. Morante (1982), L’amore delle tre melarance di V. Cerami (1984). Ha scritto inoltre musiche di scena per Pinocchio di Carlo Collodi (adattamento di T. Conte, 1995), Le cantate del fiore e del buffo e Canti di scena di V. Cerami (1996), Uomo e galantuomo di E. De Filippo, regia di L. De Filippo (1996). È autore delle colonne sonore di moltissimi film di importanti registi, tra cui F. Fellini per Ginger e Fred (1986), L’intervista (1987), La voce della luna (1989), N. Moretti per La messa è finita (1985), Palombella rossa , (1989), Caro Diario (1994); inoltre P. ha musicato Fiorile , dei fratelli Taviani (1993), La teta y la luna , di J.J. Bigas Luna (1994), L’uomo d’acqua dolce , di A. Albanese (1996), La vita è bella di R. Benigni (1997). P. ha anche scritto alcune canzoni per F. De Andrè.

Loewe

Suo padre era l’attore cantante Edmund Loewe, primo interprete dell’operetta La vedova allegra di Léhar. Dopo aver studiato, giovanissimo, pianoforte con Ferruccio Busoni e con Eugene D’Albert e composizione con Reznicek a Berlino, dove vince il premio Hollander, nel 1924 Frederick Loewe segue il padre negli Usa. Nonostante un’ottima presentazione nell’ambiente musicale di New York (l’anno del suo arrivo tiene un concerto come pianista alla Town Hall), per i successivi dieci anni è costretto ad abbandonare la musica e ad abbracciare una professione lontana dagli interessi dell’arte. Intanto però comincia a scrivere canzoni che, a partire dal 1935, riesce a vendere con un certo successo. Si dedica allora alla composizione di canzoni e di partiture per spettacoli musicali. La sua prima commedia musicale si intitola Great Lady (1938, Majestic Theatre: i suoi lavori debuttano tutti a New York), testo di Earle Crooker, regia di Windust Bretaigne, coreografia di Balanchine. Scritta nello stile dell’operetta viennese, non ha un gran successo. Decisivo è l’incontro con il librettista e paroliere Alan Jay Lerner, tipico newyorkese: si stabilisce un’alleanza di lavoro assai proficua che non si scioglierà più. Il primo musical nato dalla loro collaborazione è The Patsy (1942); il secondo il più fortunato What’s Up (1943), che al National Theatre viene rappresentato per otto settimane, regia e coreografia di Balanchine. Il lavoro seguente (The Day Before Spring , 1945) resiste sei mesi, nello stesso teatro, con la regia di John C. Wilson, interpreti John Archer e Estelle Loring.

La grande affermazione arriva però con Brigadoon (1947), il primo musical che vince il Drama Critic Award per la miglior commedia dell’anno. La vicenda, fantastica, riguarda un villaggio del XVIII secolo che per un’antica magia emerge dalle Highlands scozzesi un giorno a ogni nuovo secolo ed è scoperto da due turisti americani. La musica richiama vecchie ballate scozzesi ma accoglie anche suoni sofisticati di Broadway: tra le canzoni più note sono “Almost Like Being In Love” e “Down on McConnachy Square”. Rappresentata al Ziegfeld Theatre con la regia di Robert Lewis e la coreografia di Agnes De Mille, la commedia teatrale è un trionfo e ha 581 repliche. In seguito divenne anche un film. Del 1951 Paint Your Wagon, un musical-western, rappresentato al Shubert Theatre con la regia di Daniel Mann, coreografia di Agnes De Mille. Il più fortunato prodotto della collaborazione Loewe-Lerner è del 1956, My Fair Lady. Ambiziosamente, la commedia si basa su Pygmalione di G.B. Shaw, e anche se Shaw rifiuta il permesso di farne un musical, il produttore inglese Gabriel Pascal, che detiene i diritti per una versione filmica, è ben determinato nel suo intento e dopo vari tentativi con altri autori si assicura la collaborazione di Loewe e di Lerner, i quali mandano in porto l’operazione dopo la morte di Pascal, avvenuta nel 1954. La vicenda segue fedelmente il copione shawiano nel portare in scena la rozza fioraia Eliza Doolittle che, sotto la guida del professore di fonetica Higgins, diventa una gran dama e frequenta i salotti dell’aristocrazia londinese. Libretto e musica fanno centro: particolarmente notevoli, sul piano romantico, i numeri “I Could Have Danced All Night” e “Without You”, e su quello umoristico “Just You Wait, `Enry ‘Iggings”, “With a Little Bit of Luck”, “Why Can’t The English Teach Their Children How to Speak?”, e soprattutto l’indiavolato terzetto “The Rain in Spain”. Rappresentato al Mark Hellinger Theatre con la regia di Moss Hart, le coreografie di Hanya Holm, i costumi di Cecil Beaton e l’interpretazione della debuttante ventiquattrenne Julie Andrews, più Rex Harrison e Stanley Holloway, My Fair Lady fa il giro del mondo, stabilendo un record di durata non ancora superato. Anche di questo musical fu ricavato il film, interpretato da Audrey Hepburn e Rex Harrison per la regia di Cukor (1967).

L’ultimo musical di Loewe (sempre in collaborazione con Lerner, che successivamente si rivolgerà ad altri musicisti) è Camelot (1960), tratto dal romanzo epico The Once and Future King di T.H. White, imperniato sulla gloriosa reggia di Camelot distrutta per l’infedeltà di Guenevere, moglie di re Artù, innamorata di sir Lancillotto. Al Majestic Theatre ha 873 repliche: il regista è Moss Hart, protagonisti Richard Burton, Julie Andrews, Roddy McDowell. Colpito da un attacco di cuore durante il lavoro compiuto per la rappresentazione di Camelot , Loewe si ritira a vita privata. Torna a lavorare con Lerner per un film del 1973 diretto da Stanley Donen, Il piccolo principe (The Little Prince), da Saint-Exupéry. Per il cinema L. aveva già lavorato in diverse occasioni, sia con interventi originali, come per una canzone scritta per il film Athena (La figlia di Nettuno, di R. Thorpe), “Baby, Its’ Cold Outside”, Oscar 1949 per la migliore canzone, e con la partitura completa di Gigi (idem, 1958, di V. Minnelli); sia curando la trasposizione su pellicola di suoi musical teatrali. Da notare che Gigi diventa una commedia musicale per le scene a seguito del successo del film, invertendo l’ordine canonico, ossia il processo di derivazione di un film dalla ribalta. Nel 1964, in Germania, si gira sulla vita del nostro musicista il film Melodien von Frederick Loewe , regia di H. Liesendahl. Tre sono i lavori teatrali che da soli hanno assicurato a Loewe la fama, Brigadoon, My Fair Lady e Camelot : in essi questo compositore ha avuto modo di dispiegare il dono felice della melodia, la piacevolezza e l’orecchiabilità dei motivi, il senso del romanzesco.

Romberg

Sigmund Romberg impara a suonare il pianoforte sotto la guida del padre e, da solo, diversi altri strumenti. Ancora ragazzo, dirige in pubblico una marcia da lui stesso composta. Si trasferisce a Vienna per studi di ingegneria, che abbandona per dedicarsi totalmente alla musica. Si trasferisce prima a Londra e poi, dal 1909, a New York, dove suona il piano in caffè e ristoranti, prima di farsi conoscere come autore di canzoni e poi come compositore di musiche per operette e commedie musicali. Il suo primo lavoro teatrale, commissionatogli dagli impresari fratelli Shubert (Lee e Jacob, proprietari di una vasta catena di teatri) è del 1914 e si intitola The Whirl of the World , presentato al Winter Garden Theatre con buon esito. Su un’ottantina di lavori firmati da Romberg, circa la metà verrà messa in scena dagli Shubert: i libretti sono di vari autori, tra i quali spicca Harold Atteridge (alcuni testi sono scritti dallo stesso musicista).

ùDel 1914 è The Passing Show of 1914 , seguito da altre edizioni dello stesso spettacolo nel 1916, 1917, 1918, 1919, 1923 e 1924. Del 1915, fra gli altri, Hands Up (che accoglie il tango e il rag); Made in America (pieno di riferimenti ai nuovi ritmi); The Blue Paradise , adattamento di un’operetta viennese con numeri nuovi, fra cui un `Auf Wiedersehen’ diventato famoso. Robinson Crusoe jr. (1916) costituisce una burlesca occasione per Al Jolson; The Girl from Brazil (1916) immette in un severo paesaggio scandinavo ritmi brasiliani; Maytime (1917) è ancora tributario della tradizione operettistica ed è un trionfo (si impone la canzone “Will You Remember?”); Sinbad (1918, ancora per Al Jolson) presenta lussureggianti melodie di un’Arabia da favola; mentre The Melting of Molly (1918) propone canzoni dai ritmi moderni (sintomatici i titoli “Jazz-How I Love It” e “Jazz-All Your Trouble Away”).

Agli anni ’20 appartengono i maggiori successi. Il primo è Blossom Time (1921) ispirato all’operetta di Berté La casa delle tre ragazze , su musiche di Schubert: i brani “Song of Love” (con una melodia tratta dalla Sinfonia Incompiuta) e “Lonely Hearts” entrano nel repertorio e vi rimangono. Del 1924 è The Student Prince , a sua volta tratto da un’altra operetta europea, ma rinnovata dal nuovo libretto di Dorothy Donnelly e dalla musica di R. Resta lo spunto, relativo a un giovane principe che studia in incognito a Heidelberg e si innamora della cameriera di una locanda: l’esito è strepitoso, nonostante l’assenza di ballerine e la presenza in scena di un coro formato da quaranta uomini (stupendo, fra gli altri numeri della partitura, il “Brindisi” dalla ricca tessitura corale; notevoli il duetto “Deep In My Heart” e le canzoni “Golden Days”, “Serenade” e “The Flag That Flies Above Us”).

ùSeguono, fra gli altri, Princess Flavia del 1925 (dal romanzo Il prigioniero di Zenda di A. Hope), The Desert Song del 1926 (canzoni romantiche “Desert Song e “One Alone”); The Love Call (1927), con spagnolismi e canzoni di rangers (ambientato nell’Arizona); The New Moon del 1928 (di spicco le canzoni “Lover, Come Back To Me” – derivata da una melodia di Ciaikovskij – “One Kiss” e “Wanting You”); Nina Rosa (1930) e Melody (1933), ambedue con versi di Irving Caesar; Sunny River (1941). In questo periodo R. si dedica a una fitta attività concertistica portando in giro per gli Usa musiche sue e d’altri autori con una orchestra da lui diretta, che lo vede come esecutore al piano. Organizza anche diverse trasmissioni musicali per la radio. Le sue ultime commedie musicali sono: Up in Central Park (1945, bella la canzone “The Birds and the Bees”); The Girls in Pink Tights dello stesso anno, ma rappresentata nel 1954 (vanta ottimi numeri di ballo, messi in scena dalla coreografa Agnes De Mille); e My Romance (1948), da una commedia di Edward Sheldon, amico personale di Romberg.

Negli anni ’30 R. aveva collaborato con Hollywood per le musiche originali di alcuni film, fra i quali Viennese Night (1930, di A. Crosland) e La città dell’oro (The Girl of the Golden West, 1938, di R.Z. Leonard). Tra le sue commedie musicali trasposte sullo schermo si segnalano The Desert Song (1929, 1943 e 1953), New Moon (1931 e 1940), e poi La notte è per amare (The Night Is Young, 1934, di D. Murphy); Primavera (Maytime, 1937, di R.Z. Leonard); Up in Central Park (1948, di W.A. Seiter); Il principe studente (The Student Prince, 1954, di R. Thorpe). Nel 1954 Stanley Donen dirige un film sulla vita e il lavoro di R. intitolato Così parla il cuore (Deep in My Heart, protagonista José Ferrer). Romberg fa parte, con Victor Herbert e Rudolf Friml, del triumvirato che `trapianta’ l’operetta viennese in America, rinnovandola con elementi del jazz e delle forme musicali del Nuovo Mondo; ma anche se R. sposa le sue ascendenze danubiane coi ritmi `yankees’, non si integra mai completamente, restando fino all’ultimo sostanzialmente fedele allo spirito dell’operetta europea.

Kern

Di famiglia ebrea d’origine ceca, Jerome Kern apprende i primi elementi della musica dalla madre, poi frequenta il New York College of Music (pianoforte e composizione), perfezionandosi con insegnanti privati in Europa (Heidelberg e Londra). Nella capitale inglese lavora negli uffici dell’impresario teatrale americano Charles Frohman, attivo nel campo della prosa e del vaudeville, adattando spettacoli musicali. Nel 1905, rientrato in patria, comincia a scrivere canzoni, che vengono utilizzate in vari spettacoli, con altri e poi da solo; in realtà la sua ricchissima produzione interessa tutte le forme del teatro musicale, di volta in volta definite `musical comedy’, `musical party’, `comedy with music’. Il suo primo risultato è The Red Petticoat , del 1912, che unisce il valzer dell’operetta classica e il ragtime. Basandosi su libretti di diversi autori – fra i più felici Oscar Hammerstein II, la coppia inglese Guy Botton e P.G. Wodehouse, e Anne Caldwell – Jerome Kern si afferma a partire dal 1913, anno dello spettacolo Oh, I say!, cui segue una fioritura di successi.

Nel 1915 firma ad esempio cinque spettacoli, fra cui Nobody Home, primo di una serie di commedie musicali intimiste, volutamente lontane dal fasto e dai grandi organici, di carattere decisamente moderno (adatte fra l’altro alla sala cui sono destinate, il Princess Theatre, capace di 300 posti). Appartengono a questo gruppo Oh, Boy! (1917), su un matrimonio tenuto segreto e una coda di equivoci buffi, il tutto ambientato a Long Island e con una musica ispirata al jazz (la canzone “Till the Clouds Roll By” acquista grande popolarità); Leave It to Jane (1917), una piacevole satira dei costumi inglesi; Have a Heart (ancora del 1917: di particolare rilievo la canzone “And I Am All Alone”); Oh, Lady! Lady! (1918). Firmata insieme a Victor Herbert è Sally , gran successo del 1920, vicenda di una Cenerentola moderna che un po’ esalta un po’ canzona la donna americana; dello stesso anno è The Night Boat (canzoni “Left All Alone Against Blues” e “Whose Baby Are You?”); del 1922 The Bunch of Judy (interpretata da Fred Astaire in coppia con la sorella Adele) e The Cabaret Girl (`prima’ a Londra: fa scalpore il numero in cui Dorothy Dickson canta a ritmo di fox-trot “Dancing Time”); del 1925 Sunny , il secondo grande successo degli anni Venti dopo Sally e prima di Show Boat . Sunny si ricorda oggi per i numeri (eseguiti da Marilyn Miller) “D’ye Love Me?” e “Who?”. Dopo Criss Cross (1926), nel 1927 è la volta di Show Boat , la commedia musicale più nota di K. e una delle più popolari in assoluto del teatro americano. Tratta da un romanzo di successo di Edna Farber, ridotto e versificato da Oscar Hammerstein II, contro tutte le convenzioni del teatro leggero racconta una storia complessa, una vera e propria epopea che riguarda quarant’anni di storia americana, vista attraverso gli occhi dei membri di una famiglia di teatranti che si spostano col loro battello-teatro lungo il Mississippi. Ha dunque un’anima drammatica e non si esime per esempio dal trattare problemi razziali: grazie all’eccellenza del testo e soprattutto delle melodie, Show Boat è un trionfo, con 572 repliche nello stesso teatro di debutto (Ziegfeld Theatre), senza contare le innumerevoli riprese. “Ol’ Man River”, la canzone che funge da Leitmotiv , a partire dall’edizione londinese diventa il cavallo di battaglia del grande attore e cantante nero Paul Robeson; ma occorre citare, fra gli altri brani, anche “Can’t Help Lovin’ That Man”, “Life Upon the Wicked Stage”, “Make Believe”, “You Are Love”.

I musical che seguono fatalmente non sono allo stesso livello, anche se annoverano titoli di tutto rispetto come Sweet Adeline (1929, con la torch song cantata da Helen Morgan “Why Was I Born?”); The Cat and the Fiddle (1931; 395 repliche) e Music in the Air (1932; queste ultime di ambiente teatrale ed europeo); Roberta (1933), su un vagheggino che eredita un negozio di mode a Parigi e si innamora di una dipendente, che poi si rivela una principessa russa (bellissima la canzone nostalgica “Smoke Gets in your Eyes”); Three Sisters (1934), Gentleman Unafraid (1938) e Very Warm for May (1939), portato in scena da Vincente Minnelli e da Hammerstein, autore del libretto). Dal 1933 K. è assorbito da Hollywood e collabora a diversi film con musiche originali, fra i quali: Tentazione bionda (Reckless, 1935), di Fleming; Amanti di domani (When You’re in Love, 1937), di Riskin; California (Can’t Help Singing, 1944), di F. Ryan. Due canzoni composte da K. per altrettanti film vengono premiate con l’Oscar: “The Way You Look Tonight”, per Follie d’inverno (Swing Time, 1936), di G. Stevens, e “The Last Time I Saw Paris” per Lady Be Good (1941), di N.Z. McLeod. Numerose le versioni per lo schermo di sue commedie musicali: tre versioni ha avuto Show Boat (1929, 1926 e 1951); il film Sally è del 1930, dello stesso anno (remake nel 1941) Sunny , ma l’operazione più riuscita è Roberta (1935) con la regia di W.A. Seiter e l’interpretazione di Fred Astaire e Ginger Rogers (per tale pellicola K. compone nuove canzoni). Sulla sua vita nel 1946 si realizza il film Nuvole passeggere (Till the Clouds Roll By). Continuatore di Victor Herbert e precedente immediato di Gershwin, K. resta nella storia del teatro musicale americano per la cospicua produzione, ispirata da una parte ai sentimenti d’amore e dall’altra ai ritmi febbrili della vita del Nuovo Mondo, con ricorso al jazz e ai ballabili in voga.

Giani Luporini

Dopo aver studiato violino, Gaetano Giani Luporini si iscrive al Conservatorio di Firenze dove si diploma in Composizione. Ha al suo attivo musica da camera, sinfonica e corale. Nel 1968 ottiene la cattedra di Armonia e Contrappunto al Conservatorio di Firenze; si dedica quindi all’attività didattica, scrivendo saggi e tenendo conferenze sull’evoluzione della scrittura e del linguaggio musicale. Parallelamente a quella di compositore, ha svolto anche un’intensa attività pittorica, con mostre personali e collettive in Italia e all’esteto. Fra le sue opere di maggior rilievo ricordiamo: I misteri corali (1968), Spazi notturni (1969), Dieci epigrammi (1972), Degli angeli su testi di R. Alberti (1973), Aure poema per voci soliste (1976), il balletto Galgenlieder (1978), e l’opera il Sosia (1980), tratto da Dostoievskij, su testo di C. Orselli. Ha collaborato in teatro soprattutto con Carmelo Bene per gli spettacoli Majakowskij e Pinocchio (1981), Hölderlin-Leopardi (1983) e Adelchi (1984).

Bernstein

Figlio di un ebreo russo emigrato in America nei primi anni del secolo, Leonard Bernstein agli inizi è autodidatta nello studio del pianoforte; frequenta poi la Harvard University e in diversi istituti musicali (Curtis Institute di Filadelfia, corsi estivi di Tanglewood) studia composizione, pianoforte e direzione d’orchestra. Si dedica alla composizione, alla concertazione, all’esecuzione pianistica, all’organizzazione concertistica, tutte attività che porterà avanti con costanza. Nel 1943, sostituendo all’ultima ora Bruno Walter (indisposto) alla Carnegie Hall, si impone definitivamente all’attenzione del mondo musicale; dal 1945 è direttore stabile della New York City Center Orchestra, dal 1958 della Filarmonica di New York. Come compositore si esercita in tutti i campi, affermandosi come musicista di prepotente personalità, eclettico, attento ai suggerimenti di elementi folclorici disparati, del jazz e di tutte le tendenze della musica contemporanea: da citare le sue tre sinfonie, oltre a cicli di liriche, musica da camera, brani per complessi vari. Dotato di una grande simpatia e carica umana, svolge anche attività didattica e divulgativa, presentando programmi di educazione musicale in televisione e scrivendo libri. Al teatro musicale B. dedica buona parte della sua produzione, e anche qui mostra di non erigere steccati fra un tipo di musica e l’altro; come sempre in lui si mescolano generi e stili.

Del 1944 è il balletto Fancy Free, sulle piccole avventure di tre marinai in libera uscita a New York; subito il balletto diventa – con una musica tutta nuova – il musical On the Town (libretto di Betty Comden e Adolph Green): rappresentato all’Adelphi Theatre di New York con la regia di George Abbott e la coreografia di Jerome Robbins, viene replicato 463 volte. Tra le canzoni più riuscite della brillante partitura si ricordano “New York, New York”, “Lonely Town”, “I Get Carried Away”, “Lucky To Be Me”. Altro balletto è Facsimile (1946); del 1950 è la commedia con musiche Peter Pan (da J.M. Barrie), versificata dallo stesso B., rappresentata con successo appena discreto da Jean Arthur e Boris Karloff. Un’affermazione maggiore ottiene un’altra commedia con musiche, Wonderful Town (1952), tratta da My Sister Eileen di J. Fields e J. Chodorov (libretto di Comden e Green; Winter Garden Theatre, regia di Abbott, coreografie di Robbins, protagoniste Rosalind Russell e Edie Adams). La vicenda riguarda due sorelle che arrivano dalla provincia nella Manhattan degli anni ’30 e si inseriscono con difficoltà nella metropoli; proclamato il miglior musical dell’anno, Wonderful Town vanta una musica felice (premiata con un Tony Award) in cui fanno spicco le canzoni “Conversation Piece”, “Conga”, “Swing”, “A Quiet Girl”, “Ohio”. Nel 1955 B. compone le musiche di scena per Salomè di Oscar Wilde e nel 1957 quelle per The Lark di Fry-Anouilh-Hellman. Tra queste due fatiche, un altro musical (propriamente `comic operetta’), Candide: ispirato al Candido di Voltaire, su libretto di Lilian Hellman, il lavoro non ha successo nel 1956, e per affermarsi ha bisogno di un rimaneggiamento. Il musical più noto di B. è il successivo West Side Story (1957), riuscito adattamento della tragedia shakespeariana Romeo e Giulietta , ambientato in un quartiere popolare di New York dove si affrontano duramente bande giovanili avversarie. I caratteri dei personaggi e il loro prepotente dinamismo sono messi bene in evidenza dal tessuto nervoso della musica, dall’uso insistito del sincopato, dalle accentuazioni ritmiche. Particolarmente felici l’episodio della gara di ballo fra due bande rivali; il numero “America America” affidato ai ragazzi portoricani immigrati; il balletto, che si svolge in una autorimessa, intitolato “Cool, Boys”; e soprattutto le romanze d’amore “Maria” e “Tonight”.

L’ultimo musical si risolve in un fiasco: si tratta di 1600 Pennsylvania Avenue , del 1976, su libretto di Alan Jay Lerner (sulla storia dei presidenti americani). A parte altre fatiche per il teatro come le opere Trouble in Tahiti (1952; interessante l’impiego di un trio jazz in funzione di `coro’, ossia di commento all’azione) e A Quiet Place (1983), B. è attivo anche per il cinema: compone brani di raccordo per un documentario su Louis Armstrong ( Satchmo the Great , 1956), la partitura originale di Fronte del porto di Elia Kazan (1954) e segue la trasposizione su pellicola dei suoi due musical di maggior successo, On the Town (1949, di Stanley Donen e Gene Kelly) e West Side Story (1961, di Robert Wise e Jerome Robbins). «Genio musicale completo, nato in un pianoforte con una bacchetta in mano», così B. è stato definito; di sicuro ha respirato e fatto musica con la stessa facilità e naturalezza con cui è vissuto. Perfetto rappresentante dell’attuale civiltà mass-mediologica, si è inserito più di ogni altro musicista contemporaneo nella nostra epoca, lavorando a tutto campo senza pregiudizi di sorta, e in tutti i settori lasciando un segno della sua forte personalità.