Amati

Amati Olga tudia con Cia Fornaroli, Vittorina Mazzucchelli e Vera Volkova alla Scuola del Teatro alla Scala, entrando a far parte del suo Corpo di ballo e divenendone prima ballerina nel 1942. Valorizzata da A. Milloss che per lei crea numerosi ruoli (La dama dalle camelie , 1945; Coppélia , 1946; Le Creature di Prometeo ,1952) grazie alla sua tecnica fortissima e al suo stile diventa una delle interpreti favorite anche di G. Balanchine (Balletto Imperiale , 1952; Le Palais de Cristal, 1955), M. Wallmann (La giara , 1949) e L. Massine (Quattro Stagioni , 1950). Lasciata la Scala nel 1956, è prima ballerina ospite del Teatro Comunale di Firenze sempre per creazioni di Milloss (Vienna si diverte , 1957). Dal 1961 fino alla morte è stata maestra alla Scuola di ballo del Teatro dell’Opera di Roma.

Magyari

Diplomata all’Accademia nazionale di Budapest e perfezionatasi alla scuola del Teatro Bol’šoj di Mosca, Anita Magyari danza come solista del corpo di ballo dell’Opera della sua città. Trasferitasi in Italia nel 1982, entra nel corpo di ballo della Scala, diventandone prima ballerina nel 1986. Qui, spesso a fianco di grandi étoile internazionali (Rudolf Nureyev, Maximiliano Guerra), interpreta gran parte dei ruoli principali del repertorio ottocentesco ( Don Chisciotte ) e del Novecento ( Manon di Kenneth MacMillan), nei quali ha modo di mettere in luce la sua tecnica puntuale e la sua vivacità.

Chase

Dopo gli studi con Mordkin, Fokine, Tudor, Vilzak, Nijinska, nel 1938 Lucia Chase ha debuttato con il Mordkin Ballet. È stata tra i fondatori del Ballet Theatre, divenuto in seguito American Ballet Theatre, che ha finanziato ampiamente. Protagonista di Giselle, Fille mal gardée , Romeo e Giulietta, Pillar of Fire, Fall River Legend, Dark Elegies, Petruska, Les Sylphides, Pas de quatre, si è ritirata dalle scene nel 1980. Con la sua dedizione e la sua generosità ha esercitato grande influenza sulla nascita, crescita e diffusione del balletto statunitense.

Ulanova

Figlia d’arte, Galina Sergeevna Ulanova seguì i corsi della madre Maria Romanova al Teatro Marijinskij, perfezionandosi in seguito con Agrippina Vaganova. Si è diplomata nel 1928, ma era apparsa in scena ancora bambina. Solista del Kirov, nel 1929 otteneva già prime parti, anche come protagonista del Lago dei cigni, balletto destinato a diventare suo cavallo di battaglia. L’anno dopo acquisiva al proprio repertorio l’altro classico cajkovskijano, La bella addormentata nel bosco . Nel 1931 era protagonista di Raymonda di Glazunov-Petipa e nel 1932 affrontava per la prima volta Giselle, altro caposaldo del suo catalogo esecutivo. Il personaggio romantico fu declinato da lei da un’angolazione drammatica, senza risvolti mistici, ma seguendo i dettami del realismo sovietico di cui divenne tra le maggiori esponenti nell’ambito ballettistico.

In analogo clima si situò la sua creazione di Romeo e Giulietta di Prokof’ev-Lavrovskij al Kirov nel 1940, nota anche attraverso una versione cinematografica. Nel 1944 passò al Bol’šoj di Mosca, del quale divenne la stella assoluta per due decenni. Qui, nel 1945, creò l’altro capolavoro di Prokof’ev, Cenerentola, per la coreografia di Rotislav Zacharov, che per lei dieci anni prima aveva montato La fontana di Bachcisaraj. Al Bol’šoj nel 1954 creerà anche l’ultimo balletto di Prokof’ev, Il fiore di pietra, ancora con coreografia di Lavrovskij. Tutti balletti, questi, di carattere narrativo e di impianto tradizionale, poiché Ulanova rifiutò sempre esperimenti più avanzati e creazioni di tipo astratto. La prima apparizione di Ulanova nel mondo occidentale avvenne al Maggio musicale fiorentino, a Roma nel 1949 e alla Scala, in un `concerto di danza’ nel 1951. In seguito si è dedicata all’insegnamento, sempre al Bol’šoj.

Pankova

Terminati gli studi all’Istituto Coreografico di Leningrado Elena Vladimirovna Pankova entra nel 1981 nella compagnia del Kirov dove affronta il ruoli del repertorio ottocentesco ( La bella addormentata, Don Chisciotte, Corsaro, Giselle) e del Novecento (La fontana di Bachcisaraj) . Viene scelta da Suzanne Farrell come protagonista di Scotch Symphony che porta in tournée con il Kirov, di cui diventa presto una delle ballerine più in vista e dotate. Incomincia `una carriera di stella ospite’ nelle principali compagnie come English National Ballet con il quale interpreta Il lago dei cigni . Danza in Italia nel 1991 in Lo schiaccianoci a Firenze, nel 1996 in La bella addormentata al Carlo Felice di Genova e nel 1998 è protagonista de Il lago dei cigni a Firenze. Per le sue linee perfette, per precisione, lirismo, eleganza e virtuosismo incarna l’ideale di purezza dello stile pietroburghese. È attualmente étoile alla Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera.

Vulpian

Dopo aver studiato all’Opéra di Parigi, nel 1968 Claude de Vulpian viene scritturata dal teatro. Prima ballerina nel 1976, le viene affidato il ruolo di Nana, creato appositamente per lei nell’omonimo balletto di R. Petit ricavato dal romanzo di Zola. Nel 1978 viene nominata étoile, dopo una memorabile interpretazione di La bella addormentata nel ruolo di Aurora. Da allora interpreta tutti i ruoli principali del repertorio classico: Il lago dei cigni , Romeo e Giulietta di Cranko, Giselle , Cenerentola di Nureyev; coreografie di Béjart (Serait-ce la mort?), Balanchine, (Agon e Apollon Musagète), Ailey (Au Nord du précipice). Ha partecipato fino al 1993 alle grandi tournée internazionali dell’Opéra e ha ballato sovente con Nureyev e il suo gruppo. Si è distinta anche nel balletto La belle et la bète di Philippe Tresserra, rappresentato all’Olimpico di Vicenza.

Clarke

Martha Clarke studia con Tamiris, Limón, Ailey, Horst, Sokolov. Dal 1972 al 1978 collabora con il gruppo Pilobolus, per cui crea soli come Pagliaccio, Fallen Angels, Nocturne. Fonda poi con Felix Blaska e Robby Barnett la compagnia Crowsnest (1978). Fra i suoi lavori, con attori, mimi e ballerini: The Garden of Earthly Delights (1984), Vienna Lusthaus (1986), Miracolo d’amore (1988), The Garden of Villandry, che rimonta anche per l’American Ballet Theatre (1988). È autrice di un teatrodanza di gusto pittorico e narrativo, molto originale nel panorama statunitense.

Watt

Formatasi con Lichine, Angiola Sartorio, Nagrin e Limón alla University of California, nel 1972 Nina Watt entra nella compagnia di Limón. Qui interpreta tutto il repertorio (There is a Time, Dances for Isadora, The Moor’s Pavane ), oltre a titoli di Humphrey, Weidman, Sokolow, Nagrin, Linke, Jooss, Kylián. Ben nota internazionalmente come docente di tecnica Limón, è invitata anche in Italia per conferenze-dimostrazioni. Nel 1995 rimonta una sezione di There is a Time per la Compagnia del Teatro di Torino diretta da Loredana Furno.

Amodio

Diplomatasi alla Scuola del Teatro alla Scala, nel 1987 entra all’Aterballetto, del quale danza l’intero repertorio classico e contemporaneo diventandone ben presto elemento di spicco. Su Cristina Amodio il padre Amedeo Amodio crea il personaggio di Olimpia nella sua versione di Coppélia (1991) e il ruolo di Titania nel suo Sogno di una notte di mezza estate (1993). Lascia la compagnia nel 1997.

Zambelli

Allieva della Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, nel 1894 Carlotta Zambelli ha debuttato all’Opéra di Parigi nel Faust , succedendo a Rosita Mauri come étoile. Tipica incarnazione dello stile milanese, dotata di punte d’acciaio e di tecnica virtuosistica, è diventata una beniamina del pubblico parigino grazie alle sue interpretazioni di Coppélia, Les deux pigeons, Sylvia; successo che si è rinnovato nel 1901 quando è stata scritturata come prima ballerina, ultima delle grandi stelle italiane, al Teatro Marijnskij di Pietroburgo, dove si è esibita in tutto il grande repertorio accademico. Ritiratasi dalle scene nel 1930 si è dedicata in seguito all’insegnamento, curando i corsi di perfezionamento e – fino al 1954 – dirigendo la Scuola di ballo dell’Opéra di Parigi, dove ha contribuito a perpetuare le tradizioni della danza accademica ereditate dai grandi maestri italiani ottocenteschi.

Wallmann

Dopo aver studiato danza all’Opera di Vienna, Margarete Wallmann si è perfezionata a Parigi con la Preobrajenska. Ha fondato una scuola di danza a Berlino negli anni ’30; in quegli stessi anni debuttava come regista (Orfeo ed Euridice di Gluck) e coreografa al festival di Salisburgo, anche in spettacoli di Max Reinhardt. Le due attività saranno poi quasi inscindibili nel suo percorso artistico: particolarmente in Italia, dove debuttò nel 1937 al Maggio musicale fiorentino e alla Scala. Durante la guerra fu direttrice del balletto al Colón di Buenos Aires. Rientrata in Europa fu di nuovo alla Scala, anche come direttrice del corpo di ballo, creando alcune novità come Vita dell’uomo di Savinio (1958). Dal 1952 si è dedicata principalmente alla regia operistica, curando peraltro all’interno degli spettacoli d’opera i divertissements coreografici.

Hoyos

Cristina Hoyos si dedica alla danza spagnola fin da giovanissima, debuttando nell’ambito della Fiera mondiale di New York. Nel 1969 entra a far parte della compagnia di Antonio Gades; con lui nel 1974 interpreta la parte della protagonista in Bodas de sangre , ruolo che riprende anche nella versione cinematografica firmata da Carlos Saura nel 1978. Il sodalizio con Gades si consolida: nel 1978 diventa prima ballerina del Ballet Nacional Español, da lui diretto, e nel 1981 lo segue nella fondazione della nuova compagnia, Ballet Antonio Gades. Partecipa alla realizzazione del film Carmen Story (1983; regia di Carlos Saura, coreografie di Antonio Gades) e ne interpreta il ruolo principale nella versione teatrale (1984); è poi protagonista dell’ultimo film della trilogia spagnola di Carlos Saura, El amor brujo (1985). Lasciata la compagnia di Gades, nel 1988, dopo aver girato alcuni film ( La balena bianca , 1988; Montoyas y Tarantos , 1989) fonda nel 1989 il Ballet Cristina Hoyos, con il quale crea e interpreta numerosi spettacoli presentati nei maggiori teatri europei, da Sueños flamencos (1990) a Yerma ( 1992), Lo Flamenco (1992), Cuadro Flamenco (1995), Arsa y Toma (1996). Danzatrice di notevole intensità interpretativa, dalla personalità teatrale magnetica, arcana e sensuale, è considerata oggi tra le più significative presenze del teatro di danza spagnolo.

Nikitina

Alice Nikitina studia alla Scuola imperiale di ballo, seguendo gli insegnamenti di Preobrajenska. Profuga in Jugoslavia per la Rivoluzione d’ottobre, entra a far parte dell’Opera di stato. Si trasferisce quindi a Berlino, dove danza nel Balletto Romantico di Romanov, per poi passare nei Ballets Russes di Diaghilev. Qui ha modo di perfezionarsi con Cecchetti e di prendere parte alle realizzazioni di Zéphire et Flore di Massine (1925), Ode (1928) e Le bal (1929) di Balanchine. In seguito alla scomparsa di Diaghilev si reca a Londra, dove balla nella 1930 Revue di Cochran ( La nuit di Lifar, Luna park di Balanchine) e nei Ballets 1933 di Balanchine ( Le spectre de la rose di Fokine, Prometheus di Lifar); quindi è nel Ballet Russe di de Basil al Covent Garden. Intanto coltiva la passione per il canto, studiando in Italia ed esibendosi in diversi teatri come soprano leggero; di questa sua attività ricordiamo le apparizioni in Rigoletto (1938), Lucia di Lammermoor e Il barbiere di Siviglia (1939). Dopo aver abbandonato le scene si dedica all’insegnamento della danza aprendo una scuola a Parigi.

Lopez

Sorella minore della Argentinita, Pilar Lopez debutta in un suo spettacolo a soli sette anni, entrando in breve tempo nella Gran compagnia di balli spagnoli da quella fondata con Federico García Lorca e partecipando a tutte le produzioni. Alla morte dell’Argentinita, fonda il Ballet Espanol (1946) del quale è prima ballerina accanto a José Greco e Manuela Vargas e con questo produce accanto ai tradizionali spettacoli di baile numerosi balletti tra i quali Il cappello a tre punte (1949), Concerto de Aranjuez , musica di Joaquín Rodrigo 1953), Preludes et images , musica di Claude Debussy. Formatasi alla scuola colta e moderna dell’Argentinita, è stata interprete di grande raffinatezza stilistica e nobiltà gestuale e preziosa innovatrice della danza spagnola che con lei ha assunto una maggiore teatralità e consistenza coreografica. Fondamentale anche la sua opera didattica: ha formato molte personalità della danza spagnola come Antonio Gades, José Greco e Mario Maya.

Park

Dopo gli studi alla scuola Elmhurst e alla Royal Ballet School, Dame Merle Park entra nel Sadler’s Wells Ballet (1954) e diventa solista (1958), poi prima ballerina (1962). Di eccezionale versatilità e notevole virtuosismo, interpreta tutti i classici del repertorio e crea numerosi ruoli, fra i quali Shadowplay (Tudor, 1967), Jazz Calendar (1968) e Walk to the Paradise Garden (1972) di Ashton, l’edizione londinese de Lo schiaccianoci (1968) di Nureyev (col quale si è esibita spesso), Elite Syncopations (1974), Mayerling (1978), La Fin du jour (1979) e Isadora di MacMillan (1981, ruolo da protagonista). Dal 1983 al 1988 ha diretto la Royal Ballet School, dove ha introdotto elementi della scuola Vaganova, contestati da chi temeva di perdere il più lirico stile inglese.

Bussel

Darcey Bussel studia alla scuola Arts Educational e alle due scuole del Royal Ballet dal 1982 al 1987. Entra nel Sadler’s Wells Royal Ballet nel 1987, nel Royal Ballet al Covent Garden nel 1988; viene richiesta da Kenneth MacMillan per il ruolo della Principessa Rose nella nuova versione del Prince Of Pagodas . Danza tutti i ruoli classici principali, ne crea di nuovi in balletti di Tetley, Tharp e Forsythe ed è spesso ospite del New York City Ballet. Di figura longilinea, è padrona di una tecnica naturale che la fa eccellere nel repertorio balanchiniano. La bella presenza e la serenità che emana dalla sua figura contribuiscono alla sua popolarità.

Cencikova

Terminati gli studi all’Istituto coreografico di Perm’, Ol’ga Ivanovna Cencikova danza dal 1974 al ’77 nel teatro locale; nel 1977 entra al Kirov di Leningrado. Talento lirico-drammatico, possiede una tecnica accademica forte e virtuosistica ed è interprete ideale di un repertorio classico molto vasto. È protagonista di Don Chisciotte, La bella addormentata, Il lago dei cigni, La fontana di Bachcisaraj, La bayadère (nei ruoli di Gamzatti e Nikija), Raymonda, Notre-Dame de Paris, Paquita.

Nijinska

Figlia dei ballerini Eleonora Bereda e Foma Nijinskij, Bronislava Nijinska nacque come il celebre fratello, Vaslav Nijinskij, durante una tournée dei genitori. Allieva della Scuola imperiale a Pietroburgo, dove si diplomò nel 1908, studiò anche con Enrico Cecchetti; interprete versatile ed espressiva, tecnicamente non meno strabiliante e forte del fratello, suscitò l’interesse di Michail Fokine che per lei creò i ruoli principali di Papillon in Carnaval (1910) e della danzatrice di strada in Petruska (1911), durante le prime stagioni parigine dei Ballets Russes. Alla compagnia di Diaghilev si era unita nel 1909, senza tuttavia abbandonare le file del teatro Marijinskij fino al 1911. Tre anni più tardi abbandonò anche i Ballets Russes per seguire l’amatissimo fratello a Londra ma, allo scoppio della prima guerra mondiale, fu costretta a rientrare a Pietroburgo; qui debuttò come coreografa nell’assolo La tabatière e nel 1915 si esibì nel teatro di Kiev, aprendo in quella città un atelier divenuto famoso, dove ebbe tra i suoi allievi anche Serge Lifar. Nel 1921 lasciò la Russia, per unirsi nuovamente ai Ballets Russes in occasione del debutto di La bella addormentata a Londra; per la compagnia di Diaghilev creò i suoi primi capolavori: Renard (1922) e Les noces (1923) su musica di Stravinskij, e nel 1924 il primo esempio di balletto neoclassico, Les biches (musica di Poulenc), Les fâcheux (musica di Auric) e Le train bleu (musica di Milhaud). Lavorò in seguito all’Opéra di Parigi, al teatro Colón di Buenos Aires e per la compagnia di Ida Rubinstein, per la quale allestì Le baiser de la fée (musica di Stravinskij) nel 1928 e, nello stesso anno, Boléro , seguito da La valse (1929), entrambi su musiche di Ravel. In occasione di una soirée del Vicomte de Noailles creò Aubade, ancora su musica di Poulenc.

Nel 1932 fondò una propria compagnia, per la quale riprese alcuni suoi precedenti lavori, creando inoltre Etude, Les variations (1932) e Amleto (1934), in cui lei stessa interpretò il ruolo maschile del protagonista. Direttrice artistica del Ballet Polonais a Parigi (1937), allestì per questo gruppo Chopin Concerto, Le chant de la terre e La legende de Cracovie . Successivamente lavorò a Berlino con il regista Max Reinhardt – per I racconti di Hoffmann e la versione filmata del Sogno di una notte di mezza estate – e con la compagnia Markova-Dolin. Nel 1938 aprì una scuola a Los Angeles, pur continuando a creare coreografie per diverse compagnie, tra cui il Ballet Theatre (La fille mal gardée , 1940; Harvest Time , 1945), i Ballets Russes de Monte-Carlo (La fanciulla di neve, 1942; Antica Russia, 1943) e il Ballet International (Brahms Variations e Quadri di un’esposizione, 1944). Dopo il 1945 lavorò principalmente per il Grand Ballet de Marquis de Cuevas come insegnante. Pioniera della coreografia neoclassica, autrice di un diario non ancora interamente pubblicato, che raccoglie le sue teorie sul movimento e la composizione ma descrive anche, con scrittura sciolta e brillante, l’ambiente ballettistico d’inizio secolo e l’arte del fratello ( Early Memoirs, 1894-1914 , New York 1981), fu un’innovatrice della tecnica e del linguaggio tradizionale del balletto e un’insegnante convinta della necessità di superare le barriere tecniche tra balletto accademico e danza libera. La ripresa, a sua cura, per il Royal Ballet di Les biches (1964) e Les noces (1966), seguita negli anni ’70 dalle riprese effettuate anche in Italia dalla figlia Irina, contribuirono a confermare la convinzione che sia stata una delle coreografe più innovative e influenti della prima metà del Novecento.

Samsova

Galina Martnovna Samsova studia presso l’Istituto coreografico di Kiev e fa parte dal 1956 al 1960 del balletto del Teatro Sevcenko di Kiev. Sposa il danzatore canadese Ursuliak e dal 1961 al 1964 danza con il National Ballet of Canada, poi dal 1964 al 1973 fa parte del London Festival Ballet. Stella ospite in Francia, Germania, Australia, Italia, Sudafrica. Dal 1980 al 1990 è prima ballerina e maître presso il Sadler’s Wells Royal Ballet. Dal 1990 al 1991 dirige lo Scottish Ballet. Danzatrice che incarna le qualità della ballerina classica di scuola russa, nella sua carriera affronta i principali ruoli del repertorio classico, i balletti di Balanchine (Allegro Brillante), Tudor (Jardin aux Lilas), Ashton (La fille Mal Gardée), MacMillan (Isadora).

Wiesenthal

Formatasi alla Scuola di Ballo dell’Opera di Vienna, dopo aver danzato nel suo corpo di ballo dal 1901 al 1907, insieme alle sorelle Elsa e Berta, Grete Wiesenthal ha avviato la sua carriera di danzatrice e coreografa moderna in recitals presentati in tutto il mondo. Interprete teatrale di autori come il poeta Hugo von Hofmannsthal e Max Reinhardt (con il quale ha creato il ruolo dello sguattero nella prima produzione di Ariadne auf Naxos di Richard Strauss, 1912), ha collaborato come coreografa per oltre trent’anni con il festival di Salisburgo, dedicandosi anche all’insegnamento presso la sua scuola e il Dipartimento di danza dell’Accademia di musica di Vienna, che ha diretto dal 1945 al 1952. Si è imposta sulla scena della danza mitteleuropea per la personale rivisitazione del valzer viennese, nel quale ha saputo trasferire le influenze della danza libera di Isadora Duncan e ha tradotto in movimenti continui quanto di fluente, vibrante e ondeggiante c’è in quella misura musicale, elaborando per questo una tecnica speciale, basata sulla danza classica ma arricchita dall’innovazione del dualismo tra sospensione e equilibrio. Tra le molte coreografie si ricordano gli `schizzi viennesi’ ispirati ai valzer della famiglia Strauss (Die Liebenden, Wein Weib un Gesand, Rosen aus Dem Süden) nonché Der Tod und Das Maulmdchen (musica di Schubert), ripresi con successo dal Balletto della Staatsoper di Vienna in occasione del centenario della sua nascita.

Cuccarini

Scoperta da Baudo Lorella Cuccarini esordisce in televisione in Fantastico 6 (1985), esperienza replicata con Fantastico 7 . Passata alle reti Mediaset, la sua carriera televisiva è ricca di successi e di trasmissioni senza soluzione di continuità (tranne una pausa presa dalla soubrette per conseguire la maturità), tra cui ricordiamo: Paperissima (1990), Paperissima 2 (1991), Buona domenica (1993-98) e la fiction televisiva Piazza di Spagna (1991). L’unica esperienza teatrale la vede protagonista del musical Grease (1996-98), tratto dall’omonimo film, uno degli spettacoli più applauditi dal grande pubblico nelle ultime stagioni.

Calizza

Formatasi all’Accademia nazionale di danza di Roma, dopo il debutto come danzatrice Lia Calizza si è dedicata all’insegnamento (dal 1961), all’Opera di Roma e all’Accademia stessa, della quale è diventata direttrice nel 1989. Nei sette anni del suo incarico, scaduto nel 1996, si è impegnata con buoni risultati nell’ampliamento dell’attività didattica e culturale dell’istituzione, nonché nell’ideazione di molti spettacoli (Les patineurs, 1994).

Toumanova

Tamara Toumanova segue gli insegnamenti di Préobrajenska a Parigi e a soli dieci anni esordisce all’Opéra in L’éventail de Jeanne. Chiamata da Balanchine a danzare ne l’ Orphée aux enfers di Offenbach, nel 1932 entra a far parte del trio delle `baby ballerinas’ dei Ballets Russes de Monte-Carlo dove danza, tra gli altri, in Cotillon , Le bourgeois gentilhomme di Balanchine (1932) e in Jeux d’enfants (1932), Union pacific (1934), Symphonie fantastique di Massine (1936). Nel 1939 prende parte allo spettacolo Stars in your eyes a New York e l’anno seguente è nell’Original Ballet Russe de Basil dove interpreta Balustrade di Balanchine. Successivamente entra nella compagnia di Denham (Labyrint di Massine, 1941).

Nel 1943 affronta la sua prima prova cinematografica con Days of glory e nella stagione seguente è prima ballerina al Ballet Theatre (Moonlight Sonata di Massine e Harvest Time di Nijinska). Continua la sua attività di ballerina danzando in diverse compagnie quali l’Opéra di Parigi (Le palais de cristal di Balanchine, 1947; Phèdre di Lifar, 1950), la Scala di Milano (La leggenda di Giuseppe di Wallmann, 1951; Sylphides e Mort du cygnes di Fokine, 1952), il Grand ballet del Marchese de Cuevas (Un coeur de diamant di Lichine, 1956). Altre sue interpretazioni cinematografiche: Tonight we sing dove sostiene il ruolo della Pavlova (1953), Il sipario strappato di Hitchcock (1966).

Renzi

Dopo gli studi con Barbara Baer e Cristina Bozzolini, nel 1980 Raffaella Renzi entra nel Corpo di ballo del Maggio musicale fiorentino, interpretando subito ruoli solistici. Dal 1985 prima ballerina della Deutsche Oper Ballet di Berlino, si segnala per la particolare sensibilità drammatica in balletti di Roland Petit (L’angelo azzurro), John Cranko (Onegin), John Neumeier (Ondine). Ospite del balletto di Marsiglia Roland Petit nel 1988-1989, ha danzato anche con MaggioDanza (Coppelia di Poliakov, 1992) e con la compagnia di Carla Fracci (Il vespro siciliano di Derek Deane, 1992).

Guillem

Formatasi in quell’autentica fucina di talenti che è la scuola dell’Opéra di Parigi, Sylvie Guillem ha saputo imporsi come una delle più grandi ballerine del nostro tempo. Nel 1983 vince la medaglia d’oro al Concorso internazionale di Varna, mentre l’anno successivo entra nel Corpo di Ballo dell’Opéra. Tre anni dopo, giovanissima, è nominata prima ballerina ma, quasi contemporaneamente (il 29 dicembre dello stesso anno) viene promossa étoile da R. Nureyev e M. Bogianckino subito dopo la sua prima, trionfale esibizione nel Lago dei cigni. Un’interpretazione che ha conquistato per la perfezione tecnica e per la straordinaria sensibilità, nonché per la facilità con cui ha saputo addentrarsi anche nei passaggi più ardui: morbida e modernissima quale `cigno bianco’, altera e di una perfidia quasi esemplare nel `cigno nero’. La sua bellissima figura l’aiuta a essere con naturalezza una danzatrice carismatica e duttilissima, impressionante per la bravura tecnica ma sempre capace di lasciar filtrare una superba intensità emotiva in ogni passo.

Ha interpretato e interpreta un repertorio vastissimo: il suo curriculum contempla Don Chisciotte, Raymonda, La Bayadère, Romeo e Giulietta, Notre Dame de Paris, Histoire de Manon, ma anche Agon e Concerto barocco. È stata la stupefacente protagonista di Suite en blanc di Lifar, Les quatre derniers Lieder di Van Dantzig, In memory of… di Robbins, Cendrillon di Nureyev, Magnificat di Neumeier. Le sue eccezionali qualità tecniche hanno influenzato W. Forsythe che l’ha voluta protagonista di alcuni suoi lavori come Firstext (1985) e In the Middle, Somewhat Elevated da lei creato all’Opéra nel 1987. Con Béjart ha poi avuto – e continua tuttora ad avere – un rapporto privilegiato che è sfociato in memorabili interpretazioni quali Sonate a trois , Bolero, Episode, e Sissi l’imperatrice anarchica, incisivo ritratto della celebre sovrana moglie di Francesco Giuseppe. Nel 1989, lasciata l’Opéra di Parigi, ha intrapreso una carriera internazionale. È `principal guest star’ al Royal Ballet di Londra e viene accolta nei maggiori teatri del mondo. Ha ricevuto numerosi e importantissimi premi ed è stata nominata in Francia `Commandeur des Arts et des Lettres’.

Zamparo

Carlotta Zamparo studia alla scuola dalla Scala con A. Colombini e A. Prina. Diplomatasi nel 1984, è chiamata da R. Petit al Balletto nazionale di Marsiglia dove danza subito ruoli principali (la Morte in Le jeune homme et la mort). Nominata solista nel 1987 e prima ballerina nel 1988, interpreta tutte le principali opere di R. Petit, da Coppelia a Carmen, da L’Angelo azzurro a Schiaccianoci. Nel 1989 è Cherubino nella creazione Le Diable amoreux, nel 1990 la Fata dei Lillà ne La bella addormentata. La sua permanenza al Balletto di Marsiglia si conclude nel 1997.

Volkova

Vera Volkova studia all’Accademia imperiale di danza e alla scuola coreografica russa di Volynskij, dove segue gli insegnamenti di Vaganova. Dopo essersi esibita in tournée fra il Giappone e la Cina inizia a insegnare alla scuola di danza di Goncarov a Shanghai, continuando a danzare. Nel 1936 si trasferisce a Londra, dove apre una scuola e dal 1943 al ’50 insegna al Sadler’s Wells Ballet. Nel 1950 lavora alla Scala di Milano e l’anno seguente è consulente artistica del Balletto reale danese di Copenaghen. Come insegnante è stata fra le più importanti esperte del metodo Vaganova.

Valois

Pedagoga, poetessa, scrittrice e direttrice di compagnia, Dame Ninette de Valois studia con L. Field, E. Espinosa, E. Cecchetti, N. Legat. Dopo esperienze al Covent Garden e con la compagnia Massine-Lopokova, entra nei Ballets Russes di Diaghilev col rango di solista (1922). Osserva con cura i metodi del grande impresario-direttore artistico e si ispira al suo esempio negli anni seguenti. Nel 1926 apre a Londra una piccola scuola che diventa il punto di partenza di ciò che diventerà il Vic-Wells Ballet (in seguito Sadler’s Wells Ballet, quindi Royal Ballet). Nella seconda metà degli anni ’30 condivide con F. Ashton il lavoro coreografico, continuando a danzare e insegnare. Dopo il trasferimento al Covent Garden nel 1946, è direttrice artistica della compagnia fino al 1963, ma non cessa di occuparsi da vicino delle sorti di essa e della scuola. Crea l’ultimo balletto per la compagnia nel 1950 ( Don Chisciotte , musica di R. Gerhard). Tre suoi balletti rimangono nel repertorio: Job (creato per la Camargo Society nel 1931); The Rake’s Progress del 1935 e Checkmate del 1937. The Prospect Before Us (1940) è stato riproposto dal Birmingham Royal Ballet nel 1998. Donna di grande cultura, dal carattere forte – a volte autoritario – è considerata, con M. Rambert, la fondatrice del balletto inglese del ventesimo secolo.

Weikel

Figlia d’arte, Teri Jeanette Weikel si forma inizialmente con la madre Johanna (insegnante di danza moderna al Southwestern college di S. Diego) e nel 1978 si diploma al California Institute of the Arts. Negli Stati Uniti lavora con diverse compagnie: San Diego dance theatre (1973-75), Gus Salomons dance company (1980), Donald Byrd (1979-83), Cal-Arts dance ensemble (1981-83), Karol Armitage dance company (1983). Dal 1983 si stabilisce in Italia dedicandosi principalmente all’attività coreografica e all’insegnamento. Dotata di una tecnica virtuosistica che si esprime nelle linee dello stile Cunningham e Limon nei suoi lavori Weikel afferma una personale ricerca teatrale di movimento ispirata ogni volta a temi poetici diversi. Tra i suoi lavori: La giacca (1984), Brevi amori di tartarughe (1986), Five on red (1989), Avviso di ritorno (1991).

Accolla

Allieva della Scuola di ballo della Scala, Aida Accolla dopo il diploma entra nella compagnia milanese, dove nel 1961 interpreta il suo primo ruolo solistico in Spirituals per orchestra di Mario Pistoni. Danzatrice di notevole bellezza ed eleganza, si segnala in balletti di R. Petit, G. Balanchine, A. Milloss.

Nominata prima ballerina nel 1975, si è ritirata dall’attività nel 1985.

Muller

Jennifer Muller studia presso la Juilliard School, sotto l’influsso di Tudor, e con Graham, Craske, Horst, Sokolow. Danza in seguito con varie compagnie, tra cui quelle di Pearl Lang, Limón e Falco, di cui diventa direttrice associata (1972). Fonda il Lecture Concert Trio e poi il suo gruppo, The Works (1974), per il quale crea numerosi brani. Tra i suoi lavori: Rust-Giacometti Sculture Garden (1971); Tub Lovers (1973); Speeds (1974); Predicaments for Seven (1977); Chant (al festival d’Avignone, 1980); Enigma (1986); The Spotted Owl (1995); A Broken Wing , Fruit (1997). Collabora inoltre con Falco alle coreografie per il musical Fame (1980) di Alan Parker. È invitata a creare balletti per il Nederlands Dans Theater ( An American Beauty Rose , 1974, e Strangers , 1975), l’Alvin Ailey Dance Company ( Crossword ), e l’Aterballetto ( Volo di un uccello predatore , su musica di Jan Garbarek e Nanà Vasconcelos, 1989). Appartenente all’ultima generazione della più autentica danza moderna americana, la sua vena compositiva, che poggia su modalità rigorosamente strutturate, ne ha fatto un’autrice di elezione anche per le compagnie di base classica.

Cortés

Dopo aver studiato flamenco e danza classica, negli anni ’80 Carmen Cortés fonda la propria compagnia di ballo, con cui mette in scena alcune sue coreografie. Dal 1990 al 1995 porta in tournée in Spagna e all’estero alcune creazioni: Cantes de ida y vuelta; El amor brujo e A Federico. Nel 1996 raggiunge il successo con Yerma, spettacolo che crea in collaborazione con l’attrice Nuria Espert e il compositore Gerardo Nuñez, basato sul testo di Federico García Lorca (è stato riproposto nel 1998 in occasione della celebrazione del centenario del poeta andaluso). Nel 1997 elabora la Salome di Oscar Wilde facendone uno spettacolo di flamenco, scelto per l’apertura del Festival di teatro di Merida.

Carlson

Carolyn Carlson studia presso la scuola del San Francisco Ballet e all’università dello Utah. Alta e flessuosa, le sue peculiari capacità di isolare ogni singolo segmento del corpo, evidenziando tutti i dettagli del movimento, ne fanno un’interprete ideale per Alwin Nikolais, nella cui compagnia danza dal 1966 al 1971. Inizia intanto a coreografare i propri assolo e, per le sue caratteristiche di creatrice che ama ispirarsi alla natura, alla spiritualità, all’Oriente, viene etichettata come la `Isadora Duncan di fine secolo’. Nel 1968 è premiata come miglior ballerina al Festival international de la danse di Parigi; lasciato Nikolais, entra nella compagnia francese di Anne Béranger ( Rituel pour un rêve mort , 1972), insegnando alla London School of Contemporary Dance e collaborando con il Ballet du XXème siècle di Béjart, fino a ricevere nel 1974 l’inedita nomina di Chorégraphe étoile all’Opéra di Parigi, dove guida per sei anni il Gruppo di ricerca teatrale. Scoperta in Italia con Trio, danzato insieme a Larrio Ekson e Jorma Uotinen (Scala 1979), viene chiamata da Italo Gomez a Venezia, dove fonda il gruppo Teatro Danza La Fenice e crea Undici onde (1981), Underwood (1982), Chalk Work (1983), lavorando anche al suo Solo (1983), che diventerà poi Blue Lady (1985), una sorta di autobiografia sulle stagioni della vita di una donna. Torna poi in Francia, dove produce numerosi titoli: Still Waters (1986), Dark (1988), Steppe (1990), Commedia (1993). Crea anche Don’t Look Back per Marie-Claude Pietragalla, étoile dell’Opéra di Parigi (1993). Allestisce diversi brani in Finlandia: Maa (1991) per il Balletto nazionale, Elokuu e Syyskuu (1992) per l’Helsinki City Ballet. Dal 1993 al 1995 dirige il Cullberg Ballet svedese, per il quale crea Sub Rosa (1995). Ritorna all’assolo con Vu d’ici (1995) e alla coreografia di gruppo con Dall’interno (Parigi 1998), su canzoni di Bob Dylan. Danzatrice-improvvisatrice carismatica, sa trasmettere le sue emozioni attraverso la poesia del corpo, proponendo immagini affascinanti, legate ai sogni e ai ricordi, in ambienti di nitida luminosità. Come docente, sa valorizzare il talento espressivo spontaneo dei danzatori; la sua attitudine, più che strettamente coreografica, è di stimolo alla fantasia e all’inventiva dei ballerini, di regista dei loro contributi artistici.

Mazzucchelli

Ettorina Mazzucchelli ha studiato alla Scuola di ballo della Scala con Achille Coppini e Raffaele Grassi e a quindici anni è stata scelta da Mikhail Fokine come solista nei suoi Cleopatre e Shéhérazade . Nominata prima ballerina assoluta del corpo di ballo scaligero nel 1912, ha partecipato a creazioni di Nicola Guerra ( Siama , 1912) e Raffaele Grassi ( Carillon magico , 1918). Dal 1915 al 1926 danza al San Carlo di Napoli e in numerose tournée estere. Conclusa l’attività nel 1933, ha diretto fino alla morte la scuola di ballo del Teatro alla Scala, formando danzatori come Olga Amati, Luciana Novaro, Elide Bonagiunta, Walter Venditti.

Bulnes

Esmée Bulnes studiò a Londra con Cecchetti e la Egorova. Ancora giovane si dedicò all’insegnamento, stabilendosi nel 1931 al teatro Colón di Buenos Aires. Dopo la guerra fu direttrice della Scuola di ballo della Scala (1951-1967), dove diresse pure il corpo di ballo (1954-1962); tra le sue allieve è da annoverare anche Carla Fracci. Successivamente è stata insegnante ospite alla scuola dell’American Ballet a New York e, dal 1967 al ’69, al Royal Ballet di Londra.

Zullo

Dopo gli studi di balletto Milena Zullo si accosta alla danza moderna studiando tecnica Limón con P. Goos, oltre a mimo e tecnica Graham. Nel 1989 debutta nella coreografia (Medea) e fonda la compagnia Arte Balletto. In seguito produce con il suo gruppo numerosi lavori segnalati in vari concorsi coreografici nazionali e internazionali fino a conseguire con Capriccio il primo premio al Concorso internazionale di coreografia Prix Volinine nel 1995. Nel 1997 invitata dal Balletto di Toscana crea Virtù, su musica di Beethoven.

MacBride

Formata alla School of American Ballet, Patricia MacBride entra nell’André Eglevsky Ballet Company (1958) e poi nel New York City Ballet (1959), dove diventa prima ballerina (1961). Danza ruoli da protagonista in lavori di Balanchine ( A Midsummer Night’s Dream, Tarantella, Harlequinade, Brahms-Schoenberg Quartet, Jewels, Who Cares?, Le Baiser de la Fée, Coppelia, Pavane pour une Infante défunte) e di Robbins (Dances at a Gathering, The Goldberg Variations). Si ritira dalle scene nel 1989, dopo una carriera che l’ha vista eccellere anche nei ruoli romantici.

Carbone

Formatasi alla Royal Ballet School e alla scuola di ballo della Scala, Beatrice Carbone si diploma nel 1994 ed entra immediatamente nel corpo di ballo scaligero, dove si mette in luce nell’accademico Etudes di Harald Lander. In seguito ricopre sempre più spesso ruoli solisti in balletti del repertorio classico (La bella addormentata) e neoclassico (Apollon Musagète).

Ruanne

Patricia Ruanne studia alla Royal Ballet School e segue gli insegnamenti di Jean Pearce e Louise Brown. Nel 1962 viene scritturata nella compagnia del Royal Ballet Touring dove diviene prima ballerina nel 1969. Successivamente danza con il London Festival Ballet. Si impone come grande interprete in Prodigal Son di Moreland (1974), The Sanguine Fan di Hynd (1976), Verdi variations di Prokovsky (1981). Tra il 1983 e il 1985 è maître del London Festival Ballet e nel 1986 inizia a insegnare all’Opéra di Parigi. Nel 1992 è assistente di Nureyev per il balletto La bayadère .

Cova

Formatasi alla Scuola di ballo della Scala con E. Mazzucchelli, nel 1954 Fiorella Cova entra in compagnia e nel 1962 viene nominata prima ballerina. Espressiva ed elegante, interpreta molti ruoli del repertorio ottocentesco (La Sylphide) e del ‘900 (Serenade di Balanchine). Riprende inoltre il ruolo di Gelsomina in La strada, nella coreografia del marito M. Pistoni. Si è ritirata dalle scene nel 1980.

Jeanmaire

Una carriera costellata di cambiamenti, un senso dell’avventura artistica che l’ha spinta a provare molti generi e molti Paesi, una scoperta, tardiva ma non per questo meno affascinante, della canzone, francese questa, a metà strada tra le grandi diseuses alla Yvette Guilbert e le melodiche popolari: ancora in attività negli anni ’90, apparendo per qualche emozionante numero o canzone in uno spettacolo del marito-mentore Roland Petit, una figura con cui i destini di Renée Jeanmaire si sono profondamente intrecciati. Renée, non ancora Zizi, entra a nove anni alla scuola di danza dell’Opéra di Parigi, a quindici fa già parte del corpo di ballo e in pochissimo tempo ne diventa un’apprezzata solista. È però costretta a lasciare l’Opéra se vuole cominciare a esibirsi in altri teatri, ed è così che fra il 1944 e il ’45 incontrerà Roland Petit, che coreografa e organizza delle serate di danza al teatro Sarah Bernhardt. Nel 1946 è solista del Nouveau Ballet de Monte-Carlo e danza le coreografie che Serge Lifar crea per lei. Nel ’47 è danseuse étoile e ottiene gran successo al Covent Garden di Londra in una serie di balletti classici e moderni. Finalmente, nel ’48 è nel Ballet de Paris diretto da Roland Petit, per il quale, in tournée a Londra, il 21 febbraio del ’49 crea il personaggio di Carmen nel balletto omonimo: Renée Jeanmaire diventa una celebrità internazionale.

L’anno seguente un altro grande successo con La croqueuse des diamants , sempre per la coreografia di Roland Petit. Nel 1951, durante la seconda tournée americana dei Ballets de Paris, J. e Petit vengono scritturati a Hollywood per un film da Carmen. Il progetto non si realizza, ma in compenso Jeanmaire (negli Usa le hanno eliminato il nome di battesimo), appare, al fianco di Danny Kaye in Hans Christian Andersen (1952): gran successo, ma la sua carriera cinematografica si limiterà a sei film molto spaziati negli anni. In compenso Broadway la chiama: The Girl in Pink Tights , 5 marzo 1954, coreografia di Agnes De Mille, centoquindici repliche. Nel 1956 canta per la prima volta in palcoscenico e incanta per sempre il pubblico francese (come incanterà poi quello internazionale) in una Revue des Ballets de Paris. Nel 1957, all’Alhambra di Parigi, presentata da Maurice Chevalier, debutta ufficialmente nel music-hall, che le riserverà negli anni seguenti una serie ininterrotta di successi e soddisfazioni. Il suo numero, e canzone, Mon truc en plumes, è celebre come pochi altri numeri di music-hall e ancora eseguito. Nonostante i gravissimi problemi di artrite professionale, Jeanmaire, ormai diventata Zizi, continua con il suo humour, la sua tecnica perfetta una carriera nella rivista, e di anno in anno aumenta il suo successo come cantante: interpreta mirabilmente le canzoni di Mistinguette e diventa la star di due celebri spettacoli degli anni ’70 al Casino de Paris, La revue de Roland Petit e Zizi je t’aime.

Sibley

Antoinette Sibley studia alle scuole Cone-Ripman e Sadler’s Wells. Entrata nel Sadler’s Wells Ballet nel 1956, diviene solista nel 1959 e prima ballerina l’anno seguente. Di rara perfezione stilistica e eccezionale musicalità, danza tutti i grandi ruoli classici, rilevandone molti di Margot Fonteyn (Scènes de ballet, Symphonic Variations). Fra le creazioni, di Ashton: The Dream, che inaugura la partnership con Anthony Dowell (1964), Monotones (1966), Jazz Calendar e Enigma Variations (1968); di MacMillan: Anastasia (1971), Pavane (1973), Manon (1974); di Michael Corder, L’invitation au voyage (1982). Ospite in tutto il mondo, nel cinema si esibisce in Due vite, una svolta (The Turning Point, 1977). Vicepresidente della Royal Academy of Dancing dal 1989 al 1991, diviene presidente dopo la morte di Margot Fonteyn (1991).

Terabust

Dopo essersi formata alla scuola di ballo dell’Opera di Roma sotto la guida di A. Radice, Elisabetta Terabust entra a far parte del corpo di ballo del teatro, passando da prima ballerina, nel 1966, a étoile nel 1972. Raffina il suo stile classico a fianco di Erik Bruhn, ma è al London Festival Ballet, dove arriva nel 1973, che si consolida la sua carriera internazionale e dove matura la sua sensibilità di interprete contemporanea. Oltre ad aver affrontato tutti i grandi balletti del repertorio, da Lo schiaccianoci a Cenerentola, da Il lago dei cigni a La Sylphide, rivela infatti una grande duttilità nel passare dalle metamorfosi di Glen Tetley (Sphinx, Greening) alle geometrie lucide di William Forsythe (Steptext), dal sentimento di John Cranko ( Onegin ) alla ragione di Balanchine (Agon, Apollo). Personalità nervosa e morbida allo stesso tempo, interpreta i maggiori ruoli creati da Roland Petit: Carmen, Coppélia, La valse triste e Charlot danse avec nous, creato per lei e Luigi Bonino. Negli anni ’80 torna in Italia come étoile ospite dell’Aterballet, dove è protagonista di molti lavori di Amedeo Amodio. Tra i suoi partner: R. Nureyev, P. Dupond, P. Bortoluzzi, M. Barišnikov, P. Schaufuss. Ospite delle principali compagnie internazionali e di grandi teatri lirici, la Terabust è stata dal 1990 al ’92 direttrice del Corpo di ballo dell’Opera di Roma, di cui è tuttora direttrice della scuola di ballo. Dal 1993 al ’97 è stata anche direttrice del corpo di ballo della Scala.

Motte

Allieva a Parigi dell’Opéra (ha studiato con la Zambelli e Lifar), Claire Motte diventò prima ballerina a diciotto anni nello stesso teatro e venne promossa étoile a ventidue. Fu la brillante interprete dei grandi ruoli del balletto classico, ma ebbe a cimentarsi superbamente in lavori moderni di Lifar, Balanchine, Béjart e altri. Dotata di tecnica eccellente, per lunghi anni, nel momento del tramonto della Chauviré, rappresentò, anche attraverso tournée internazionali, la grande classe e la tradizione della danza francese.

Majocchi

Allieva della Scala, Gilda Majocchi divenne prima ballerina alla riapertura del teatro nel dopoguerra. Tra le sue interpretazioni sulle scene milanesi Vita dell’uomo di Wallmann-Savinio (1951), Il principe di legno di Milloss-Bartók, Il fiume innamorato di Wallmann-Bianchi; numerose anche le riprese di ruoli protagonistici creati da stelle straniere come A. Markova, T. Toumanova e M. Fonteyn. Tra le sue ultime apparizioni di interprete due balletti di Stravinskij, L’uccello di fuoco e Petruska , alla Scala nel 1958; nel medesimo teatro fu poi maître de ballet e insegnante della Scuola.

Bartolomei

Prima ballerina dell’Opera di Roma e di altri teatri italiani, Franca Bartolomei nel 1960 fonda insieme al marito, Walter Zappolini, il Balletto di Roma, compagnia di stile classico-moderno per la quale crea alcune coreografie (Lettere di una monaca portoghese 1972, Herodias 1988) e costituisce un repertorio che spazia dall’ Ottocento romantico al Novecento storico a novità di autori come Robert North, Oscar Araiz, Evgheni Polyakov. Associatasi per un breve periodo al coreografo Vittorio Biagi e alla sua compagnia, continua nella gestione del suo gruppo rinominato Nuovo Balletto di Roma.

Fornaroli

Allieva di Cecchetti alla Scala, Cia Fornaroli gli successe alla direzione della scuola di ballo nel 1929, restandovi fino al ’32. Danzatrice di limpida tecnica e di affascinante presenza scenica, fu chiamata come étoile in teatri internazionali (Barcellona, Madrid, Metropolitan di New York); durante la Prima guerra mondiale fu prima ballerina al Teatro Costanzi di Roma. Tornata alla Scala nel 1921, vi iniziò il suo più fecondo periodo come interprete, coreografa e insegnante. Per il teatro milanese ha creato e interpretato Mahit di Pick-Mangiagalli (1923), Il convento veneziano di Casella (1925), Casanova a Venezia ancora di Pick-Mangiagalli (1929). Fu la prima interprete italiana di Petruska di Stravinskij, in due edizioni alla Scala nel 1926 e nel ’27. Nel 1933 fondò la compagnia del Balletto Italiano di Sanremo, per la quale approntò Gli uccelli di Respighi. Lasciata l’Italia nel 1940, si stabilì negli Usa con il marito Walter Toscanini, figlio del celebre direttore d’orchestra; con lui organizzò una ricca collezione di libri, oggetti e costumi di danza, attualmente alla Public Library di New York. Insegnante al Ballet Theatre, ha diretto una scuola con metodo Cecchetti.

Clerc

Florence Clerc ha frequentato la scuola dell’Opéra di Parigi, dove è stata scritturata nel 1967; intrapresa una brillante carriera, nel 1975 è diventata étoile. Dotata di tecnica sicura, ballerina non priva di fascino, ha interpretato con successo i maggiori classici, da La fille mal gardée a La bella addormentata , a Giselle , danzato anche alla Scala. Attiva anche al Maggio musicale fiorentino, è stata qui protagonista di La dame aux camélias di Poliakov. Ha sposato il ballerino Charles Jude, di cui è stata a lungo partner.

Bozzolini

Cristina Bozzolini studia balletto con Darja Collin a Firenze, agli Studi Wacher di Parigi e al centro internazionale di Cannes. Fin dai sedici anni professionista, nel 1968 entra nel corpo di ballo del Maggio Musicale Fiorentino diventandone prima ballerina nel 1971. Qui danza importanti ruoli del repertorio classico e moderno, ma insieme avvia una personale ricerca espressiva creando nel 1975 il Collettivo Danza Contemporanea con il quale in dieci anni produce creazioni di Micha Van Hoecke, Orazio Messina, Susana Zimmerman e altri. Ritiratasi nel 1983, si dedica all’insegnamento e al Balletto di Toscana, del quale è direttrice artistica dal 1985.

Chadwich

Diplomatasi presso la Royal Ballet School di Londra, Fiona Chadwich entra a far parte del corpo di ballo del Royal Ballet nel 1970, esibendosi in seguito anche con altre compagnie. Nominata solista e prima ballerina, si esibisce come protagonista in diversi balletti (L’uccello di fuoco, 1980; Isadora, 1981).