Zuzzurro e Gaspare

Conosciutisi nel 1976 al Refettorio, e passati entrambi per l’esperienza del Derby, storico cabaret milanese, Zuzzurro e Gaspare – Andrea Brambilla (Varese 1946) e Antonino Formicola (Milano 1953) – esordiscono insieme nel 1977 formando con Marco Columbro e Barbara Marciano la Compagnia della Forca. La coppia Zuzzurro e Gaspare nasce durante i provini per la trasmissione televisiva Non Stop : il primo prende il nome da un personaggio del film Il giudizio universale di De Sica, il secondo da quello del proprietario del locale in cui si svolgono i provini. Il contrasto tra i loro personaggi, il commissario ingenuo ma geniale e il suo assistente sveglio, sagace ma perennemente ostacolato dai fraintendimenti del suo superiore, ha creato due maschere che attingono tanto dalla Commedia dell’arte quanto dal fumetto, che li ha per altro già riconosciuti e sanciti nelle strisce del disegnatore Silver.

Nel 1979 sono al Teatro delle Muse a Roma con lo spettacolo Volo Cieco. Nello stesso anno ancora in televisione con La sberla . Nel 1980-81 sono con la compagnia di Teddy Reno e Rita Pavone nel musical Gli amici in cui interpretano le finte maschere che maltrattano il pubblico. Nel 1982-83 sono con G.&M. autori dei testi di Boldi e Teocoli per il programma Non lo sapessi ma lo so su Antenna 3 Lombardia. Tra il 1984 e il 1986 raggiungono la grande popolarità partecipando in televisione a Drive in , e nello stesso periodo portano in scena al Teatro Ciak di Milano Ce l’ho qui la brioche, il primo spettacolo `lungo’ di cabaret in una situazione teatrale, naturale ma innovativa evoluzione dell’avanspettacolo praticato fin dall’82 con Zuzzurro e Gaspare in Concert.

Nel 1986, terminata l’esperienza di Drive in compiono il primo grande passo verso il teatro codificato interpretando la commedia Andy e Norman per la regia di Alessandro Benvenuti, e riscuotendo un successo tale da far giungere in sala dagli Usa lo stesso autore, Neil Simon, per fare di persona i suoi complimenti. Nel 1991 con Non so se rendo preciso celebrano e riassumono quindici anni di carriera comunque ininterrotta nel cabaret e dal ’95 entrano nel circuito teatrale effettivo alternando lavori come La strana coppia di N. Simon, agli spettacoli di cabaret In lacrime e Vero o falso? (1996), e ancora alla pièce Letto a tre piazze (1997) con Heather Parisi. Tra il 1997 e il ’98 stabiliscono al Teatro Nazionale di Milano il record di tenitura (oltre tre mesi) avvalendosi del perfetto meccanismo ideato da Frayn per la sua commedia Rumori fuori scena, con la regia di Sciaccaluga.

Considerati tecnicamente mimi acustici, Zuzzurro e Gaspare sono stati gli inventori della comicità `balloon’, che si basa sulla riproduzione dei suoni attinta dal mondo dei fumetti e rappresentano, con la fedeltà stessa ai nomi dei loro personaggi originari, un esempio pressoché unico di talento multiforme che non rinuncia alla comunicazione diretta del cabaret pur avendo raggiunto le vette, e le distanze, del teatro comico più raffinato.

Zweig

La produzione teatrale di Stefan Zweig si richiama alle tendenze del gruppo della Giovane Vienna. Oltre alle tragedie Tersite (Tersites, 1907) e Geremia (Jeremias, 1917), Zweig scrisse diversi altri drammi quali Il volo verso Dio (Die Flucht zu Gott, 1928), ispirato agli ultimi anni della vita di Tolstoj, il divertimento L’amore nasce dall’occasione (Gelegenheit macht Liebe, 1928) e la tragicommedia L’agnello del povero (Das Lamm des Armes, 1930), elegante satira sociale. Le due opere di maggiore impegno sono Volpone (1926), rifacimento in chiave psicologica dell’omonimo lavoro di B. Jonson, e il libretto La donna silenziosa (Die schweigsame Frau, 1935), definito da R. Strauss, per il quale era stato scritto, «il miglior testo per opera comica dopo Le nozze di Figaro». La collaborazione con R. Strauss, che si preannunciava fruttosa, fu bruscamente interrotta dall’avvento del nazismo: la sera della prima la censura impose di togliere il nome di Zweig dalle locandine, essendo egli di madre ebrea; il che non avvenne per volontà del musicista. Ma in seguito l’opera fu bandita dalle sale di Austria e Germania fino al secondo dopoguerra. Dopo aver accettato di lavorare per un breve periodo in incognito, Zweig fu costretto a emigrare, prima a Londra, poi a Parigi e infine in Brasile, dove, incapace di adattarsi alla nuova situazione di esule e, soprattutto, alla fine della sua felix Austria, descritta nella sua accorata autobiografia Il mondo di ieri, si tolse la vita.