Kessler

Da sempre il varietà televisivo ha ‘pescato’ i suoi protagonisti sui palcoscenici del varietà, dell’avanspettacolo, della commedia musicale. Rari, recenti e non sempre fortunati i tragitti inversi (vedi gli insuccessi di Pippo Baudo e di Antonella Elia, stagione 1996-97). Diversa la sorte toccata alle gemelle Kessler Nel gennaio 1961 il decennio televisivo si apre sulle loro gambe, finalmente senza mutandoni (ricordate gli `scandali’ suscitati sul teleschermo da Alba Arnova in calzamaglia invisibile, da Abbe Lane con le scollature abissali, dalla concorrente ai quiz Maria Luisa Caroppo e il suo seno straripante?). Le Kessler , sostengono i funzionari Rai addetti al `buoncostume’, propongono un erotismo `freddo’ che non emoziona e non turba, teutonico e perciò nordico quanto basta. Protagoniste di “Giardino d’inverno” e poi di “Studio Uno”, fastoso e prestigioso varietà del sabato sera di Antonello Falqui, le Kessler, con il loro “Da-da-umpa” e “Pollo e champagne”, conquistano una popolarità straordinaria.

Nella stagione 1967-68 Garinei e Giovannini le scritturarono per la loro commedia musicale più astratta e pirandelliana, Viola, violino e viola d’amore. Dove il violino era il marito, la viola era la moglie e la viola d’amore era l’amante. Non si trattava però del solito `triangolo’: il protagonista, Enrico Maria Salerno (sottratto dalla prosa, come Mastroianni per Ciao, Rudy era stato rubato al cinema) era il marito d’una bella-bionda-tedesca, programmata e freddina, prevedibile e niosetta. Sogna un’amante dalle stesse fattezze della moglie, ma più calda e passionale. E quando la moglie freddina si adegua, l’insoddisfatto marito torna a sognare la noiosetta-programmata… Nel cast, anche Pippo Franco, segnalato dal coautore del copione, Luigi Magni, che l’aveva visto in un cabaret. Tutti i quadri dello spettacolo seguivano un’ideale traccia musicale: ouverture, suite, rondò capriccioso, concerto da camera, toccata e fuga. Ma c’era anche un fantasioso rumoresque . Il copione finì in tribunale, accusato di plagio dal commediografo francese Félicien Marceau, autore di una pièce da poco in scena a Parigi. Ma Garinei e Giovannini dimostrarono facilmente che l’idea della donna `sdoppiata’ era antica quanto il teatro.