Joyce

Di buona famiglia cattolica, James Joyce esordisce come poeta e drammaturgo, ma passerà al secolo come romanziere, autore di Ritratto dell’artista da giovane (A Portrait of the Artist as a Young Man), Gente di Dublino (Dubliners), Ulisse (Ulysses) e La veglia di Finnegan (Finnegans Wake). Il suo interesse per il teatro appartiene soprattutto alla fase giovanile, quando recita in gruppi filodrammatici, traduce testi teatrali – tra cui Prima del tramonto di Hauptmann e, in italiano, Cavalcata a mare (Riders to the Sea) di Synge – e scrive saggi su Ibsen: uno, Quando noi morti ci destiamo , viene pubblicato nel 1900 dalla “Fortnightly Review”, mentre un altro, dal titolo The Day of the Rabblement , viene rifiutato dalla rivista universitaria che l’aveva commissionato e pubblicato privatamente. Il suo acceso interesse per Ibsen, da lui considerato genio supremo, lo spinge a imparare il norvegese per leggere le sue opere, ma soprattutto per entrare in corrispondenza con lui. Nel 1918 viene pubblicato quello che rimarrà il suo unico testo teatrale, Esuli (Exiles), dramma influenzato dalla passione ibseniana, scritto tra il 1914 e il ’15 e messo in scena per la prima volta a Monaco nel 1919, in cui i personaggi tentano di sfuggire alle convenzioni morali della tradizione e a un asfissiante passato. Dopo una messa in scena all’Abbey Theatre di Dublino, per volere di Yeats, al testo viene rifiutato il debutto londinese fino al 1926, quando la Stage Society fa cadere il suo riserbo e lascia che il dramma vada in scena al Regent Theatre. Nel 1970 è Harold Pinter a riesumare il testo, con l’attore John Wood, e a esaltarne le qualità ottenendo un successo di critica presso il Mermaid Theatre.