Eco

Affermatosi negli anni ’60 come uno dei più brillanti studiosi di estetica e di semiotica (Opera aperta, 1962; Apocalittici e integrati, 1964; La struttura assente, 1968), saggista di effervescente intelligenza e umorismo (Diario minimo, 1963; Sette anni di desiderio, 1983), Umberto Eco ha conseguito fama internazionale con il romanzo Il nome della rosa (1980). Nel teatro è presente con l’atto unico Le forbici elettroniche, messo in scena nel 1960: il protagonista della pièce è una intelligenza artificiale, il ‘Censore elettronico’ che, scambiando la realtà con gli intrecci dei copioni cinematografici riversati nella sua memoria, arriva a credere nella propria esistenza in vita. Il teatro diventa così, nell’intenzione di E., il luogo di indagine sul rapporto fra il mondo ormai dominato dalla tecnica e la realtà intesa come fenomeno di linguaggio. Frequentatore dei cabaret milanesi dei primi anni ’60 si è anche divertito a fornire qualche testo come Tanto di cappello, messo in scena da Filippo Crivelli con Sandro Massimini e una giovanissima Mariangela Melato (1964-65).