Zacconi

Figlio d’arte, con cinque fratelli datisi anch’essi al teatro, Ermete Zacconi fu sul palcoscenico fin dalla prima infanzia. Primo attor giovane nella compagnia di A. Papadopoli a soli ventun’anni, fu scritturato nel 1884 dall’allora famosissimo G. Emanuel, da cui apprese il rigore dell’impegno costante, la ricerca puntigliosa dell’approfondimento. La sua consacrazione avvenne nell’ultimo decennio dell’Ottocento, quando entrò nella compagnia di V. Marini interpretando testi di Ibsen, Tolstoj, Turgenev, Dumas figlio e La morte civile di P. Giacometti, rimasta per sempre suo cavallo di battaglia.

Nel suo repertorio, fedele a Maeterlinck, Giacosa, Praga, Rovetta, Bracco, entrò più tardi quel Cardinal Lambertini di Testoni (1905), da molti ritenuta una delle sue interpretazioni più riuscite, insieme al Lorenzaccio demussetiano e agli Spettri ibseniani. Nell’accostamento di testi di così disparato valore artistico è già implicita la dimensione naturalistica della sua concezione teatrale che la critica più avvertita da tempo aveva rilevato. Intanto, Z., nel 1899, si univa alla Duse per allestire le dannunziane La Gioconda, La gloria, La città morta , Più che l’amore. Agli inizi del secolo affrontò Shakespeare (Amleto, Macbeth, Otello, Re Lear, La bisbetica domata), il Saul dell’Alfieri, Il matrimonio di Figaro di Beaumarchais, Le gelosie di Lindoro di Goldoni, Kean di Dumas padre, Il padre di Strindberg. Considerato il massimo esponente della stagione del `grande attore’ – che proclamava «il teatro sono io» – ignorando l’avvento della mediazione registica, dominò i primi trent’anni del secolo, osannato anche all’estero con le trionfali tournèe a Parigi e in Sudamerica.

A distanza di vent’anni, tornò con la Duse (La donna del mare di Ibsen e La porta chiusa di Praga) per poi allestire opere, complessivamente inferiori alla sua statura di mattatore, firmate, tra gli altri, da G. Forzano, L. D’Ambra. A fine carriera trovò consensi unanimi impersonando Socrate ne I Dialoghi di Platone e nel Processo e morte di Socrate che interpretò anche al cinema (1940), prima del definitivo addio alle scene. Per il grande schermo partecipò, fin dall’epoca del muto, a una ventina di film, tratti in gran parte dai suoi successi teatrali. Dalla seconda moglie, l’attrice Ines Cristina, ebbe la figlia Ernes (1912), anch’essa attrice.

Zamparini

Dopo il diploma all’Accademia d’arte drammatica `S. D’Amico’, Gabriella Zamparini debutta nella parte della giovane e romantica Caterina in Caterina di Heilbronn di Kleist, con la regia di L. Ronconi (1972). Da allora è diventata una attrice ronconiana lavorando in quasi tutti i suoi spettacoli soprattutto in parti di donne forti e determinate, come Regine in Spettri di Ibsen (1982) e in ruoli di carattere soprattutto negli spettacoli dal 1979 in poi, come Regine ne L’uomo difficile di Hofmannsthal (1990) e Nerina in Aminta del Tasso (1994). Vince il premio Maschera d’oro, interpretando Rosaura nel Calderón di Pasolini (1976-78) e il premio Ubu per la parte della contadina ne La Torre di Hofmannsthal (1977-78).

Zambello

Nunzio Zambello (o Zampello) è stato l’ultimo rappresentante di tradizione della pratica propriamente napoletana della `guarattella’, continuatore della scuola della famiglia Pino, con la quale ha lavorato per vari anni. Zambello ha operato nelle strade di Napoli e nella provincia campana, prima con la moglie – per la questua – e poi da solo, con l’aiuto saltuario di qualche ragazzino. Ha partecipato agli spettacoli, in Italia e in Centro e Sudamerica, con la Compagnia Carosello napoletano. Nel 1975 fu portato da Roberto De Simone all’Autunno musicale di Como e negli anni immediatamente seguenti fu inviato più volte a Milano. Nel 1978 ha dovuto smettere il suo lavoro sia per ragioni di salute, sia per l’indifferenza ormai del pubblico napoletano per la `guarattella’. La `guarattella’ è una forma di teatro dei burattini che si realizza in una baracca piccola e leggera, che ospita un solo operatore, ed è facilmente trasportabile a spalla. Personaggio centrale della `guarattella’ è Pulcinella a cui Zambello dava voce, secondo la più vecchia tradizione, con la `pivetta’ (piccolo strumento che, tenuto in bocca al burattinaio, altera in modo caratteristico la voce). La pratica della `guarattella’ è oggi continuata da Bruno Leone che per alcuni anni fu a fianco di Zambello per apprendere il mestiere.

Zambelli

Allieva della Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, nel 1894 Carlotta Zambelli ha debuttato all’Opéra di Parigi nel Faust , succedendo a Rosita Mauri come étoile. Tipica incarnazione dello stile milanese, dotata di punte d’acciaio e di tecnica virtuosistica, è diventata una beniamina del pubblico parigino grazie alle sue interpretazioni di Coppélia, Les deux pigeons, Sylvia; successo che si è rinnovato nel 1901 quando è stata scritturata come prima ballerina, ultima delle grandi stelle italiane, al Teatro Marijnskij di Pietroburgo, dove si è esibita in tutto il grande repertorio accademico. Ritiratasi dalle scene nel 1930 si è dedicata in seguito all’insegnamento, curando i corsi di perfezionamento e – fino al 1954 – dirigendo la Scuola di ballo dell’Opéra di Parigi, dove ha contribuito a perpetuare le tradizioni della danza accademica ereditate dai grandi maestri italiani ottocenteschi.

Zane

Dopo gli esordi come fotografo, Arnie Zane si associa (1971) al nero Bill T. Jones, con cui crea Pas de deux for Two (1973) e la trilogia Monkey Run Road; Blauvelt Mountain (1979) e Valley Cottage (1980). Per la compagnia Jones-Zane (1982) nascono poi Freedom of Information e Secret Pastures (1985), sottilmente narrativo, in collaborazione con il musicista P. Gordon e con l’artista K. Haring, cui seguono Animal Trilogy (1986), Where the Queen stands Guard (1987), The History of Collage (1988). Esponente della New Wave, la nuova danza nordamericana, ha messo in scena le tematiche gay con schiettezza e ironia.

Zamperla,

Capostipite della famiglia Zamperla è Angelo, che ha quattro figli: Giovanni, Emilio, Ferdinando e Antonio. Da Giovanni discende il ramo della famiglia attualmente impegnato nell’attività del luna park con Emilio. Mentre da Ferdinando discende il ramo dedito alle discipline circensi. Due suoi figli, Bianco e Napoleone, danno vita a troupe di acrobati equestri destinate ad un buon successo soprattutto negli Usa. Già nel 1959 Napoleone è scritturato in America dal Cristiani Bros. Circus dove prende parte al numero equestre di L. Cristiani. Due suoi figli, Athos e Ermes, sono in grado di eseguire il salto mortale da cavallo a cavallo. Una sua figlia, Mafalda sposa J. Zoppé unendo così due note casate di cavallerizzi italiani. Negli anni ’70 anche la famiglia di Bianco giunge in America. Cinque dei suoi sei figli presentano un ottimo numero di piramidi a cavallo composto da Gilda, Carmen, Cinzia, Armando e Lucio, il quale si distingue anche come addestratore di belve. Nei primi anni ’80 i figli di Bianco tornano in Europa per partecipare al Festival di Montecarlo.

Zanella

Dopo i primi studi con K. Kolodziejczyk, Renato Zanella si perfeziona con R. Hightower, J. Ferran e J. Nutz per poi entrare nel Balletto di Basilea, dove danza dal 1981 al 1983. Passato nella stagione 1984-85 al Balletto di Stoccarda, nel 1990 crea la sua prima opera (Die andere Seite) per le Noverre Gesellschaft, e da allora firma per la compagnia numerosi balletti tra i quali Stati d’animo (1990), Mann im Schatten (1992), Black Angels (1993) e per M. Haydée Mata Hari (1993). Nominato coreografo residente del Balletto di Stoccarda nel 1992, lascia la carica nel 1995 quando viene designato direttore-coreografo del Balletto dell’Opera di Vienna. Qui si impegna a rinnovare l’identità artistica della compagnia, impostando un repertorio basato sulla danse d’école, ma aperto alle più recenti tendenze contemporanee e creando nuovi balletti tra i quali Stravinskij-Abende, 1996; Mozart project, 1998. È stato confermato alla guida della formazione austriaca fino al 2001.