R.A.D.A.

Collocata in un primo momento presso lo Her Majesty’s Theatre e successivamente in Gower Street, raggiunge l’apice della sua reputazione sotto la direzione di Kenneth Barnes come scuola di perfezionamento per l’arte dell’attore all’inizio del secondo dopoguerra. Negli anni ’50 mostra segni di cedimento di fronte all’emergere di una nuova generazione di attori (tra cui Albert Finney e Peter O’Toole) appartenenti alla classe dei lavoratori, che modifica per sempre il concetto di attore in Inghilterra e in parte l’istituzione stessa che resta tuttavia una delle principali scuole inglesi.

Rabe

David Rabe combatté nel Vietnam e da questa esperienza trasse ispirazione per i suoi testi più significativi, tutti rappresentati dal Public Theatre di J. Papp: L’addestramento di base di Pavlo Hummel (The Basic Training of Pavlo Hummel, 1971), che raccontava in un linguaggio fortemente realistico la storia di un soldato destinato a morire in guerra; Bastoni e ossa (Sticks and Bones, 1971, portata con successo anche a Broadway), che mostrava le conseguenze su una famiglia della classe media del ritorno di un figlio che nel Vietnam aveva perso la vista; e Stelle filanti (Streamers, 1976) che riprendeva, con particolare brutalità, il tema della vita militare e della guerra.

Raboni

Poeta raffinato, di forte tensione morale e di personalissime tensioni stilistiche (Le case della Vetra ; 1966; Cadenza d’inganno, 1975; Nel grave sogno, 1982; Canzonette mortali, 1986; Ogni terzo pensiero, 1993; Quare tristis, 1988), Giovanni Raboni è una delle personalità più autorevoli dell’odierno panorama letterario italiano. Ha lavorato nell’editoria, è stato critico cinematografico e direttore della rivista “L’Illustrazione italiana”, negli anni ’70. È traduttore abilissimo dal francese: Flaubert ( L’educazione sentimentale ), Baudelaire (I Fiori del male), Apollinaire (Bestiario) e la versione intera di Alla ricerca del tempo perduto di Proust. Per quanto concerne il teatro, ha tenuto la critica teatrale del “Corriere della Sera” dal 1987 al 1998 e ha tradotto finora tre testi, tutti rappresentati: Fedra di Racine (regia di L. Ronconi, 1985, con Anna Maria Guarnieri; Torino 1984); Partage de midi di Claudel (regia di A. R. Shammah, Milano 1987-88), Ruy Blas di Victor Hugo (regia di L. Ronconi; Torino 1996) e Le false confidenze di Marivaux (regia di M. Sciaccaluga; Genova 1997).

Radice

Formatasi alla Scuola di ballo della Scala e perfezionatasi con Enrico Cecchetti e Cia Fornaroli, Attilia Radice entra nel Corpo di ballo del teatro milanese diventandone prima ballerina nel 1932, anno in cui interpreta la protagonista nel ballo grande di Léonide Massine Belkis, regina di Saba (musica di Respighi). Passata nel 1935 all’Opera di Roma con la carica di prima ballerina assoluta, interpreta con stile impeccabile i grandi classici, ma si mette in particolare evidenza nei ruoli per lei creati da Aurel Milloss: Il cappello a tre punte (1938), La giara (1939), Le creature di Prometeo (1940), Il mandarino meraviglioso (Scala 1942). Lasciate le scene nel 1957 assume la direzione della scuola del Teatro dell’Opera dove, fino al suo ritiro nel 1973, si è prodigata a trasmettere la linea didattica e artistica appresa da Cecchetti a numerose allieve, tra le quali si ricorda Elisabetta Terabust.

Radio City Music Hall

Radio City Music Hall diventè celebre come ‘il più grande cinema del mondo’. Questo teatro, inaugurato il 27 dicembre 1927 nel nuovissimo Rockfeller Center, all’angolo fra 50th Street e 6th Avenue, deve il suo nome alla catena del network radiofonico. Una sublimazione dell’Art Deco applicata all’architettura teatrale, una delle più grandi sale ludiche del mondo, capace di seimila spettatori (il doppio del Metropolitan), con un palco dotato di meccanismi che permettono spostamenti delle sezioni in alto o di lato, in grado di creare il memorabile effetto della grande orchestra che, durante l’opening, si alza a quindici metri d’altezza e sembra volteggiare in aria prima di tornare al proprio posto. Inizialmente la direzione di questa gigantesca sala viene affidata a Arthur `Roxy’ Rothapfel, il padre dei movie-palaces dell’epoca, giganteschi e lussuosi cinematografi. L’edificio, progettato con delle caratteristiche atte ad ospitare grandi spettacoli, viene per dichiarato, poco prima dell’apertura, esplicitamente dedicato alla visione di pellicole per famiglie. Il risultato è l’apogeo della formula che da noi si chiamerà avanspettacolo, con sontuosi spettacoli dal vivo che precedono la proiezione, spesso in prima visione, di pellicole destinate al successo.

Lo spettacolo d’apertura rimane degno di ricordo, con la troupe dei funamboli di Karl Wallenda, Joe Weber e Lew Fields, un’enorme orchestra ed un enorme coro, Vera Schwarz, Erno Rapee, oltre al mitico corpo di ballo delle Rockettes (dapprincipio chiamate Roxyettes, in onore al direttore artistico): 46 ragazze scelte per le loro misure, piuttosto che per la loro bravura, impegnate in coreografie famose soprattutto per la sincronia dei movimenti, di sapore vagamente militaresco. Gli spettacoli per eccellenza del R. C. diventano il Christmas Show e l’ Easter Show , la cui visione rappresenta per decenni uno status-symbol per gli abitanti di Manhattan. In seguito ospita soprattutto singoli eventi, come concerti di stelle della musica leggera o tourne di complessi stranieri di varie discipline. Ma il Christmas e l’ Easter Show , ancora oggi visti da centinaia di migliaia di spettatori, rimangono in pratica dal dopoguerra le uniche eredi dell’estetica delle Ziegfeld Folies e delle altre lussuose riviste che negli anni Venti caratterizzarono la vita anche sociale della grande mela.

radiofonico,

La radio è un mezzo di comunicazione e di espressione che si rivolge a un unico tipo di percezione da parte dello spettatore: quella sonora. La radio stimola sempre il suo pubblico alla partecipazione fantastica, lo guida all’ascolto di voci, musiche, rumori tali da evocare un mondo verosimile. Il teatro radiofonico ha dunque una sua specifica autonomia espressiva legata alla natura del mezzo; non possiede naturalmente le caratteristiche che sono proprie dell’evento scenico che ha luogo davanti agli spettatori, ma ha la possibilità di valorizzare al massimo la parola quale espressione più sottile e profonda della persona umana in quanto capace di esprimere e comunicare idee, emozioni, sentimenti, stati d’animo. La ‘messinscena’ della parola, naturalmente, è affidata alla voce recitante degli attori che appare lo `strumento’ sonoro più importante. Non tutti i testi drammatici possono essere adattati alla radio: occorre che essi offrano la possibilità di ‘corporeizzare’ la parola e di ‘rappresentare’ con i suoni luoghi, ambienti, azioni.

‘Radiodramma’ viene denominato il testo drammatico scritto appositamente per la trasmissione radiofonica: esso prevede in genere la presenza di pochi personaggi, un intreccio poco elaborato, un dialogo teso a definire i rapporti psicologici e i confronti intellettuali più che le azioni. Negli Usa la radio è sempre stata essenzialmente una sorta di `giornale parlato’ con forti interessi pubblicitari; peraltro non mancano esperienze importanti quali il `verse-play for radio’, una forma di drammaturgia poetica ideata da Archibald Mac Leish, e la nota trasmissione di Orson Welles culminata con la messa in onda di The War of the Worlds di H.G. Wells (1938), che causò grande spavento in molti ascoltatori convinti che si trattasse di un notiziario di attualità. In tutta Europa (esclusa l’Italia) il radiodramma ha acquistato una fama e un prestigio ormai saldamente consolidati. La Gran Bretagna ha una notevole tradizione in questo campo (Stoppard, Beckett, Pinter, Spark, Arden, Thomas, Wesker). Pure in Francia troviamo tra gli autori di radiodrammi i maggiori letterati del Novecento: Artaud, Queneau, Sarraute, Duras, vari esponenti del Teatro dell’assurdo e del Nouveau roman.

La stagione più felice del radiodramma tedesco va dal 1925 al 1940, ma prosegue ancora oggi una vastissima produzione, la cui fortuna è dovuta a nomi come quelli di Brecht, Frisch, Dürrenmatt, Handke. Nel nord Europa la situazione non cambia; ricordiamo che anche l’esordio di Ingmar Bergman è stato nel campo della radiodrammaturgia. In Italia pochi dei nostri letterati e drammaturghi si sono cimentati nel radiodramma: tra i nomi più noti si possono citare solo Savinio, Pratolini, Fabbri, Bontempelli, Anton, Buzzati, Primo Levi. Dall’inizio delle trasmissioni (1924) fino al dopoguerra la radio è stata considerata nel nostro paese soprattutto un mezzo di propaganda; in seguito è stata quasi sempre privilegiata la musica in quanto considerata un intrattenimento più gradito dal pubblico. Così è giunta relativamente tardi la consapevolezza delle possibilità del mezzo, e il mondo intellettuale raramente gli si è accostato con continuità. Non è un caso che il radiodramma Rai di maggior successo sia stato I 4 moschettieri di Nizza e Morbelli (1934-35), evasiva parodia umoristico-canora che a lungo restò il modello della rivista musicale radiofonica. Prima del 1950, la prassi del teatro radiofonico italiano si limitava per lo più all’allestimento di opere molto semplici, prevalentemente di autori italiani, le quali si prestavano a essere recitate in diretta; il risultato era raramente qualcosa più di un `rozzo artigianato rumoristico’.

La nascita del Prix Italia costituisce un notevole stimolo per la produzione radioteatrale, perché istituisce contatti periodici tra esperti di vari Paesi permettendo confronti fruttuosi. Sempre nel 1950 l’apertura del terzo programma vede affacciarsi nel palinsesto titoli di romanzi e racconti sceneggiati, di classici del teatro di tutti i tempi e tutto il mondo, di commedie e radiodrammi contemporanei. L’inizio delle trasmissioni televisive non danneggia affatto l’attività della radio nel campo teatrale, in quanto gli anni ’60 costituiscono senza dubbio il periodo più felice della prosa radiofonica italiana, in cui a un apparato tecnico molto raffinato corrispondono una selezione di testi attenta e sistematica e una pratica di messinscena professionalmente elevatissima. La Rai può contare non solo su vari registi di grande mestiere come Morandi, Majano e Scaglione, ma anche su giovani sperimentatori come Lerici, Pressburger, Bene, Quartucci, Liberovici e su musicisti quali Berio, Nono, Maderna.

Nonostante il successo delle trasmissioni di `intrattenimento in diretta’, il teatro radiofonico ottiene ancora ottimi risultati espressivi, grazie anche alla riforma della Rai (1976) in seguito alla quale vengono programmati grandi `cicli’ teatrali dedicati a Schnitzler, Miller, Duras, Svevo ecc., e grazie all’impegno dimostrato dalla sperimentazione teatrale degli anni ’80 nel tentativo di rinnovare il linguaggio radiofonico spesso legato a stereotipi monotoni e ripetitivi. Nel 1997 Luca Ronconi ha promosso un vasto programma di teatro radiofonico scegliendo testi e registi, dirigendo egli stesso alcuni spettacoli, con l’obiettivo di non surrogare l’esperienza del palcoscenico, ma di rivolgersi all’ascoltatore considerandolo simile al lettore di un libro, pronto a lavorare con la propria fantasia.

Radius

Dopo aver studiato con Nel Ross, nel 1957 ha debuttato al Nederlands Ballet (1963-1969) e al Balletto nazionale olandese, con il quale rimase dal 1970 al 1990. In possesso di splendide qualità tecnico-espressive, è stata soprattutto l’eccellente interprete di molti balletti di H. Van Manen, tra i quali Symphony in three movements , Metaforen , Sacre du printemps . Ha sposato il ballerino Har Ebelaar.