Pacino

New York, 1940), attore statunitense. È famoso nel mondo per le sue interpretazioni cinematografiche, che seguono una rapidissima carriera teatrale e molti diplomi: alla High School of Performing Arts e all’Actors Studio. Studia anche con Charles Laughton alla scuola di Herbert Berghof. Esordisce brillantemente nel 1968 con The Indian Wants the Bronx , nel ruolo di un ubriaco psicotico in uno spettacolo dell’Off-Brodway, con cui vince il Tony Award, e nel 1969 recita in Does a Tiger Wear a Necktie . Interpreta poi Pavlo Hummel , Riccardo III , American Buffalo e la Salomé di Oscar Wilde (1991). Negli ultimi anni non potrà fare a meno di tornare al primo amore con alcune grandi interpretazioni: nel 1992 è il protagonista applauditissimo di Chinese Coffee . A 56 anni, nel 1996, Broadway lo accoglie con Hughie di Eugene O’Neill. Lo spettacolo segna per l’attore il ritorno al metodo di Lee Strasberg. Tra i suoi film: Il padrino (1972), Serpico (1973), Profumo di donna (1974), Heat-La sfida (1995) e Riccardo III, un uomo, un re (1996) di cui è anche il regista.

Pacuvio

Laureato in medicina, si dedicò inizialmente alla critica e alla scenografia. Esordì come regista nel 1937 al Teatro delle Arti di A.G. Bragaglia. La caratteristica principale del suo lavoro fu quella della fedeltà al testo scritto. Nel 1940 mise in scena la prima versione italiana di Assassinio nella cattedrale di Eliot. Nel suo vasto repertorio trovarono spazio O’Neill, Ibsen e Kafka, Calderón e Eliot al fianco di Goldoni e Betti. Fra gli allestimenti più significativi Il lutto si addice ad Elettra e Anna Christie di O’Neill (rispettivamente nel 1941 e nel 1945-46), Vestire gli ignudi di Pirandello e Rosmersholm di Ibsen (1945-46). Si dedicò anche alla regia di classici allestiti all’aperto (Plauto, Sofocle, Aristofane).

Padovani

Diplomatosi alla scuola di scenografia all’Accademia di Brera, Gian Franco Padovani inizia da subito ad allestire numerosi spettacoli ( Miles gloriosus di Plauto, 1949; Le furberie di Scapino di Molière, 1951; Il berretto a sonagli di Pirandello). Dopo un lungo e proficuo periodo a Trieste ( Le vergini di M. Praga, 1956; L’ispettore generale di Gogol’, 1960; Il furfantello dell’ovest di J.M. Synge, 1962), la chiave di volta è indubbiamente lo Stabile di Genova ed il rapporto con L. Squarzina, che riesce a mettere felicemente a fuoco le sue migliori possibilità ( I due gemelli veneziani di Goldoni, 1963; La coscienza di Zeno di Svevo, 1964; Maria Stuarda di Schiller, 1965). Il suo lavoro scenografico matura attraverso il raggiungimento di una raffinata unicità strutturale: l’impianto scenico, affidato ad una struttura-base fissa, si anima mediante l’uso di luci, proiezioni o ingegnosi cambiamenti a vista, realizzati con scorrevoli e girevoli, che mantengono vivo il flusso dell’azione. Così è per la Madre Courage di Brecht (1969-70), per il Giulio Cesare di Shakespeare e per Questa sera si recita a soggetto di Pirandello (1971-1972). Più di recente, collabora anche con Nanny Loy ( Crimini del cuore di B. Henley, Roma, Teatro Quirino, 1992); con F. Macedonio per il Teatro Cristallo di Trieste ( Emigranti di S. Mrozek, 1991; Omobono e gli incendiari di M. Frisch, 1994) e con A. Zucchi ( Gli amori inquieti di A. Zucchi da Goldoni, Roma, Teatro Quirino, 1996).

Padovani

Lea Padovani studia a Roma all’Accademia d’arte drammatica, che lascia però per entrare in rivista e partecipa, nel 1944, a Cantachiaro , con Anna Magnani. Nel ’45, Febbre azzurra , al financo di Macario rivela al pubblico il suo splendido corpo e alla critica una sua verve, una capacità di recitare la commedia che purtroppo i registi trascurano sempre, forse per via della severa bellezza del suo volto. Dopo cinque o sei film di modesta qualità, la P. ha la sua grande occasione in Inghilterra, protagonista di Cristo fra i muratori , per la regia di Edward Dmytryk, che la impone anche a livello internazionale. Da qui una splendida occasione mancata: l’ Otello di Orson Welles (sarà sostituita da Susanne Cloutier). Durante tutta la sua vita e la sua carriera, la P. si è divisa tra cinema, televisione e teatro, ottenendo ovunque riconoscimenti e ammirazione. In teatro va ricordata la sua partecipazione a I parenti terribili di Cocteau (1946-47), la partecipazione alla ultima tournée di Ruggero Ruggeri a Londra e a Parigi con Enrico IV e Tutto per bene nel ’53; La gatta sul tetto che scotta di T. Williams (1957-58), seguita, nel 1959, al New Theatre di Londra, in inglese, The Rose Tattoo . Negli anni ’60 si dedica principalmente alla tv interpretando molti romanzi sceneggiati e anche commedie. Più tardi, delusa da offerte che giudicava ininteressanti si è dedicata soprattutto ai viaggi.

Padovani

Luciano Padovani studia danza contemporanea a Venezia con C. Carlson e a Parigi con L. Ekson, P. Goss, R. Barnes. Dopo una collaborazione con le coreografe Susanna Beltrami e Laura Corradi, fonda la compagnia Naturalis Labor e debutta nella coreografia firmando, con Francesca Mosele, Taigà (1988, `migliore coreografia italiana’ al Concorso internazionale di Cagliari) e Poveri angeli, poveri diavoli (1989), cui fanno seguito Ciel de Fer (1991), Hotel Lux (1992), Laudabilis (1994), Tutte le mattine del mondo (1996) e Quando il viaggio fu interrotto (1997), nei quali definisce uno stile influenzato dal teatrodanza e da importanti suggestioni pittoriche.

Paganini

Raffaele Paganini è diventato la star più amata del balletto classico e contemporaneo attraverso una dura gavetta e un serio impegno personale. Nato in una famiglia con undici fratelli, di cui tre ora ballerini, P. ha iniziato a studiare danza all’età di quattordici anni presso la scuola del teatro dell’Opera di Roma e dopo soli quattro anni è entrato a fare parte del corpo di ballo dell’ente in qualità di solista, scalando poi tutte le vette del divismo fino a diventare una étoile. Dotato di un magnetismo personale, slancio atletico, largo sorriso, ottima presenza, P. è diventato l’unico ballerino ad agire sia nei teatri classici come la Scala di Milano, sia nei programmi televisivi di punta (“Fantastico 2”, “Il cappello sulle ventitré”, “Al Paradise”, “Pronto chi gioca”, “Europa Europa”).

Si dedica poi, dal 1995, alla pratica del musical sotto la guida della Compagnia della Rancia diretta da Saverio Marconi. Sono rimaste famose le sue apparizioni nei balletti classici nei luoghi privilegiati del settore: l’Opera di Roma, la Scala di Milano, il London Festival Ballet, il Ballet Français de Nancy, l’Opera di Zurigo, il Ballet concerto di Porto Rico, il San Carlo di Napoli. Una lunga stagione di successi, compreso uno show ispirato a Cenerentola a Roma, che lo rendono un personaggio popolare al grande pubblico, che lo accoglie infatti con molto favore quando tenta la strada che era stata del grande ballerino americano Gene Kelly nella prima versione italiana di Un americano a Parigi di George Gershwin (1995-96), con la regia di Luciano Cannito. In questa versione lo nota Marconi, affidandogli subito un altro ruolo da protagonista che viene da un famoso musical sempre con Gene Kelly, diretto al cinema da Stanley Donen nel 1952, Cantando sotto la pioggia.

Nelle stagioni 1996-97 e 1997-98 Paganini diventa dunque la star capricciosa del cinema muto nello show che fa registrare alti incassi: la sua specialità è alternare generi e stili di ballo, citando la sua origine classica, ma recitando con brio mai disgiunto da una sana ironia. E se talvolta, specie nella stagione estiva, torna ai suoi primi amori – Don Chisciotte con le coreografie di Lorca Massine su musiche di Thoedorakis, Il pipistrello di Strauss, coreografie di Riccardo Nunez – Paganini si è ormai convertito al musical Usa, riscuotendo, nella stagione 1998-99, un meritato e calorosissimo successo personale in Sette spose per sette fratelli . Anche in questo romantico country musical , il ballerino recita con maestria l’acrobatica parte che fu di Howard Keel nel leggendario film di Donel (1954).

Pagano

Diplomato all’Accademia di belle arti di Brera, Mauro Pagano inizia la sua carriera in teatro come assistente di Frigerio. Debutta nel 1975, firmando i costumi per il balletto Variation di R. Petit e curando le scene del Don Pasquale di Donizetti, regia F. Soleri (Teatro Comunale di Modena 1978). Durante la sua breve ma intensa carriera collaborò con importanti registi di fama internazionale, tra i quali V. Puecher per l’ Albert Herring di Britten (Piccola Scala 1980) e per J. C Auvray Der Rosenkavalier di R. Strauss (Parigi 1984). Progetta le scene e i costumi per l’indimenticabile Così fan tutte di Mozart per la regia di M. Hampe (Salisburgo 1982, Scala 1983). P. ci suggerisce attraverso l’armonia della scena in perfetta simbiosi con la musica e con la poesia della luce, l’atmosfera rarefatta e lo spazio napoletano dell’opera gioiosa di Mozart. Sempre con la regia di M. Hampe mette in scena – Don Giovanni di Mozart (Salisburgo 1987) e Il ritorno di Ulisse in patria di Monteverdi, (Salisburgo 1985). Alla Scala nel 1985 cura le scene dell’ Aida di Verdi, per la regia di Ronconi, con il quale firma il suo ultimo spettacolo ( Fetonte di N. Jommelli, 1988). Le sue ambientazioni sceniche sono caratterizzate dall’uso di elementi architettonici, ricchi di dettagli realistici. L’abilità e l’estro di artista emerge nei suoi bozzetti attraverso la sicurezza del segno grafico, la cura dei particolari ricchi di un rivisitato gusto barocco e un sapiente uso del colore.