Lucignani

Diplomatosi in regia all’Accademia d’arte drammatica `S. D’Amico’ nel 1948, Luciano Lucignani assunse la direzione del primo Teatro stabile di Firenze nel 1949, che inaugurò con la prima edizione italiana di Peccato che sia una sgualdrina di J. Ford (con F. Mammi, R. Grassilli e G. Albertazzi al suo debutto). Successivamente affiancò all’attività di regista quella di critico e studioso. Dal 1946 al ’56 fu critico del “l’Unità” di Roma. Fra gli altri suoi spettacoli si ricordano: Madre Coraggio e i suoi figli (1952, primo allestimento italiano di un testo di Brecht), La mandragola di Machiavelli (1953), Kean di Dumas nella riduzione di Sartre (1955, in collaborazione con V. Gassman), Orestiade di Eschilo nella versione di Pasolini al Teatro greco di Siracusa (interprete Gassman), Girotondo di Schnitzler e Un amore a Roma di E. Patti (1959), Elettra e Clitennestra di F. Mannino. Per il cinema ha diretto quattro film: L’amore difficile (1962), Le piacevoli notti (1966), L’alibi (in cui apparve anche come attore) e Una su tredici (1968 e 1970). Molto attivo alla Rai (come conduttore di rubriche radiofoniche e collaboratore dei programmi culturali della tv), ha insegnato recitazione al Centro sperimentale di cinematografia e, dal 1998, all’Accademia d’arte drammatica `S. D’Amico’.

Lerici

Roberto Lerici esordisce come autore negli anni ’60, all’interno della nuova avanguardia teatrale italiana, legandosi in particolare al nome di Carmelo Bene (La storia di Sawney Bean, 1964) e di Carlo Quartucci con Il lavoro teatrale (Venezia, Biennale 1969), Il gioco dei quattro cantoni (1966) e Majakovskij e compagni alla rivoluzione d’Ottobre (1967). Il decennio successivo è segnato dall’intenso lavoro con Antonio Salines e da opere come L’educazione parlamentare (1972) e Pranzo di famiglia (1973); mentre nel 1976 torna, con Romeo e Giulietta, alla collaborazione con Carmelo Bene. Quindi l’incontro con Aldo Trionfo, regista a lui congeniale per attitudini stilistiche e scelte culturali, che allestisce con la compagnia Teatro di Roma la sua commedia L’usuraio e la sposa bambina (1981). Negli anni Ottanta Lerici, che cura anche diversi adattamenti di opere di autori stranieri come Calderón, F. Wedekind, E. Labiche e N. Simon, approda al teatro brillante, realizzando un felice sodalizio artistico con l’attore G. Proietti, per il quale scrive A me gli occhi please, Come mi piace (1983) e Leggero leggero , pur non abbandonando, nel contempo, attraverso la rinnovata collaborazione con Quartucci, la via della ricerca: sono di questo periodo infatti i testi Didone (1982), Uscite (1982) e Funerale (Kassel 1982). L’ultimo anno, infine, è caratterizzato dal suo lavoro per Lucia Poli Vuoto di scena, da Cyrano de Bergerac per Salines, dall’adattamento di Appartamento al Plaza di N. Simon per G. Tedeschi e dalla stesura, a quattro mani con G. Nanni, di Alberto Moravia : a ulteriore conferma di una scrittura che, dallo sperimentalismo degli inizi al repertorio brillante e poi ancora alla ricerca, si qualifica a tutti gli effetti per la notevole versatilità.

Laing

Dopo gli studi con Margaret Craske e Marie Lambert a Londra e Olga Préobrajenska a Parigi, Hugh Laing ha fatto parte dal 1932 del Ballet Club londinese (poi diventato Ballet Rambert). Ha creato numerosi ruoli in balletti di Ashton, Howard e De Valois e soprattutto di Antony Tudor, fra i quali Jardin aux lilas (1936), Dark Elegies (1937) e, per il London Ballet (diretto dallo stesso Tudor), Judgment of Paris e Gala Performance (1938). Nel 1939 ha accompagnato Tudor negli Usa dove si è stabilito, entrando nel 1940 nel Ballet Theatre (oggi American Ballet Theatre). Lì ha danzato i balletti classici e di Fokine, Massine e De Mille, e ha creato nuovi ruoli per Tudor, fra i quali Romeo nel suo Romeo e Giulietta su musica di Delius (1943). Trasferitosi al New York City Ballet nel 1950, ha creato fra l’altro il ruolo centrale del Poeta in Illuminations di Ashton. In seguito si è dedicato alla fotografia.

Lander

Formatosi alla scuola del balletto Reale Danese con Hans Beck, Christian Christiansen e Gustav Uhlendorff, nel 1923 Harald Lander è entrato nell’omonima compagnia come danzatore di carattere. Di quello stesso Corpo di Ballo è stato direttore dal 1930 al 1950, periodo durante il quale ha intrapreso il fondamentale recupero dell’opera e dello stile del coreografo ottocentesco August Bournonville. Contemporaneamente ha contribuito a rinsaldare il repertorio con sue creazioni, tra le quali si ricordano La sirenetta (1936), The Denmark Ballet (1939) e soprattutto il virtuosistico Etudes (1948), autentico pezzo di bravura per l’intero corpo di ballo, destinato in seguito a venir rappresentato da molte compagnie internazionali, tra le quali quella della Scala. Lasciata la Danimarca a causa di un disaccordo con la direzione del Balletto Reale Danese, ha assunto la direzione della scuola di Ballo dell’Opéra di Parigi nel 1956-57 e dal 1959 al 1963; negli stessi anni ha continuato il suo lavoro di riproduttore di balletti di Bournonville e di coreografo, collaborando con l’Opéra di Parigi ( Concerto aux étoiles , musica di Bartók, 1956) e il London Festival Ballet (Vita eterna , musica di Dvorák, 1958). Rientrato a Copenaghen, nel 1962, ha creato le coreografie di Les victoires de l’amour di Lully e ha continuato l’attività fino alla sua scomparsa. Personalità centrale nella storia del balletto danese del ‘900, ha contribuito in maniera determinante al rilancio internazionale della sua tradizione didattica e coreutica, anche grazie al festival del Balletto reale danese da lui fondato nel 1950.

Liska

Formatosi al conservatorio e scuola di Ballo del Teatro nazionale di Praga, Ivan Liska dopo un primo ingaggio nell’omonima compagnia, dal 1969 al 1974 fa parte del Balletto della Deutsche Oper am Rhein e dal 1974 al 1977 della Bayerische Staatsoper di Monaco, interpretandovi i maggiori ruoli del repertorio classico ( La bella addormentata ) e neoclassico ( Apollo ). Entrato nel 1977 nel Balletto di Amburgo come primo ballerino, ne diventa ben presto uno dei protagonisti di maggior spicco grazie alla virile bellezza, ma soprattutto per la magnetica personalità teatrale e l’interessante versatilità interpretativa, evidenziata da numerosi personaggi creati per lui da John Neumeier (Orlando in Mozart e Temi da `Come vi piace’ , 1985, Peer Gynt , 1989, Mozart in Fenster zu Mozart 1991, Odyssée 1995). Interprete di tutto il repertorio della compagnia anseatica, è noto al pubblico internazionale anche per la sua interpretazione del Triadische Ballet di Oskar Schlemmer coreografato da Gerhard Bohner; ha danzato inoltre come étoile ospite in Europa a fianco di Natalia Makarova. Lasciato il Balletto di Amburgo nel 1997, nel 1998 è stato nominato direttore della compagnia della Bayerische Staatsoper di Monaco.

Lupi

Capostipite della famiglia Lupi è Luigi (Ferrara 1768 – Torino 1844): garzone di drogheria, si unisce al burattinaio Francesco Jacoponi, suo concittadino, e insieme verso il 1818 si trasferiscono a Torino dove, nel 1823, divengono marionettisti e operano al Teatro di San Martiniano fino al 1883, avendo come maschera Arlecchino. La ricostruzione della genealogia della famiglia è difficile, sia perché la stessa famiglia ha memorie incerte, sia perché tutti i primogeniti si chiamano Luigi e i secondogeniti Enrico. Il secondogenito di Luigi I, Enrico, abbandona la maschera di Arlecchino per adottare quella, piemontese, di Gianduia. È Enrico a lasciare il Teatro di San Martiniano per passare, nel 1884, al Teatro d’Angennes. Inizia il periodo di grande successo della famiglia Lupi, guidata da Luigi III (figlio di Luigi II)e Luigi IV (figlio di Enrico); i loro spettacoli divengono una delle attrazioni teatrali di Torino, con largo eco sulla stampa. Con la seconda guerra mondiale i Lupi perdono la loro sede al Teatro d’Angennes (divenuto nel frattempo Teatro Gianduia) e sono costretti ad un periodo di inattività o attività saltuaria, utilizzando un semi-interrato di via Roma. Una ripresa d’attività abbastanza regolare si ha con la concessione della sede, non felicissima, di via Santa Teresa, nella quale è stata anche allestita una mostra permanente dei materiali storici della compagnia. Fino al 1981 la Compagnia Lupi è stata diretta da Luigi V. A lui sono succeduti il figlio Luigi VII e il nipote Luigi VIII. Il patrimonio di materiali teatrali (marionette, costumi, attrezzeria, scene, copioni) della famiglia Lupi è certamente uno dei più ricchi e importanti d’Europa.

Loewe

Suo padre era l’attore cantante Edmund Loewe, primo interprete dell’operetta La vedova allegra di Léhar. Dopo aver studiato, giovanissimo, pianoforte con Ferruccio Busoni e con Eugene D’Albert e composizione con Reznicek a Berlino, dove vince il premio Hollander, nel 1924 Frederick Loewe segue il padre negli Usa. Nonostante un’ottima presentazione nell’ambiente musicale di New York (l’anno del suo arrivo tiene un concerto come pianista alla Town Hall), per i successivi dieci anni è costretto ad abbandonare la musica e ad abbracciare una professione lontana dagli interessi dell’arte. Intanto però comincia a scrivere canzoni che, a partire dal 1935, riesce a vendere con un certo successo. Si dedica allora alla composizione di canzoni e di partiture per spettacoli musicali. La sua prima commedia musicale si intitola Great Lady (1938, Majestic Theatre: i suoi lavori debuttano tutti a New York), testo di Earle Crooker, regia di Windust Bretaigne, coreografia di Balanchine. Scritta nello stile dell’operetta viennese, non ha un gran successo. Decisivo è l’incontro con il librettista e paroliere Alan Jay Lerner, tipico newyorkese: si stabilisce un’alleanza di lavoro assai proficua che non si scioglierà più. Il primo musical nato dalla loro collaborazione è The Patsy (1942); il secondo il più fortunato What’s Up (1943), che al National Theatre viene rappresentato per otto settimane, regia e coreografia di Balanchine. Il lavoro seguente (The Day Before Spring , 1945) resiste sei mesi, nello stesso teatro, con la regia di John C. Wilson, interpreti John Archer e Estelle Loring.

La grande affermazione arriva però con Brigadoon (1947), il primo musical che vince il Drama Critic Award per la miglior commedia dell’anno. La vicenda, fantastica, riguarda un villaggio del XVIII secolo che per un’antica magia emerge dalle Highlands scozzesi un giorno a ogni nuovo secolo ed è scoperto da due turisti americani. La musica richiama vecchie ballate scozzesi ma accoglie anche suoni sofisticati di Broadway: tra le canzoni più note sono “Almost Like Being In Love” e “Down on McConnachy Square”. Rappresentata al Ziegfeld Theatre con la regia di Robert Lewis e la coreografia di Agnes De Mille, la commedia teatrale è un trionfo e ha 581 repliche. In seguito divenne anche un film. Del 1951 Paint Your Wagon, un musical-western, rappresentato al Shubert Theatre con la regia di Daniel Mann, coreografia di Agnes De Mille. Il più fortunato prodotto della collaborazione Loewe-Lerner è del 1956, My Fair Lady. Ambiziosamente, la commedia si basa su Pygmalione di G.B. Shaw, e anche se Shaw rifiuta il permesso di farne un musical, il produttore inglese Gabriel Pascal, che detiene i diritti per una versione filmica, è ben determinato nel suo intento e dopo vari tentativi con altri autori si assicura la collaborazione di Loewe e di Lerner, i quali mandano in porto l’operazione dopo la morte di Pascal, avvenuta nel 1954. La vicenda segue fedelmente il copione shawiano nel portare in scena la rozza fioraia Eliza Doolittle che, sotto la guida del professore di fonetica Higgins, diventa una gran dama e frequenta i salotti dell’aristocrazia londinese. Libretto e musica fanno centro: particolarmente notevoli, sul piano romantico, i numeri “I Could Have Danced All Night” e “Without You”, e su quello umoristico “Just You Wait, `Enry ‘Iggings”, “With a Little Bit of Luck”, “Why Can’t The English Teach Their Children How to Speak?”, e soprattutto l’indiavolato terzetto “The Rain in Spain”. Rappresentato al Mark Hellinger Theatre con la regia di Moss Hart, le coreografie di Hanya Holm, i costumi di Cecil Beaton e l’interpretazione della debuttante ventiquattrenne Julie Andrews, più Rex Harrison e Stanley Holloway, My Fair Lady fa il giro del mondo, stabilendo un record di durata non ancora superato. Anche di questo musical fu ricavato il film, interpretato da Audrey Hepburn e Rex Harrison per la regia di Cukor (1967).

L’ultimo musical di Loewe (sempre in collaborazione con Lerner, che successivamente si rivolgerà ad altri musicisti) è Camelot (1960), tratto dal romanzo epico The Once and Future King di T.H. White, imperniato sulla gloriosa reggia di Camelot distrutta per l’infedeltà di Guenevere, moglie di re Artù, innamorata di sir Lancillotto. Al Majestic Theatre ha 873 repliche: il regista è Moss Hart, protagonisti Richard Burton, Julie Andrews, Roddy McDowell. Colpito da un attacco di cuore durante il lavoro compiuto per la rappresentazione di Camelot , Loewe si ritira a vita privata. Torna a lavorare con Lerner per un film del 1973 diretto da Stanley Donen, Il piccolo principe (The Little Prince), da Saint-Exupéry. Per il cinema L. aveva già lavorato in diverse occasioni, sia con interventi originali, come per una canzone scritta per il film Athena (La figlia di Nettuno, di R. Thorpe), “Baby, Its’ Cold Outside”, Oscar 1949 per la migliore canzone, e con la partitura completa di Gigi (idem, 1958, di V. Minnelli); sia curando la trasposizione su pellicola di suoi musical teatrali. Da notare che Gigi diventa una commedia musicale per le scene a seguito del successo del film, invertendo l’ordine canonico, ossia il processo di derivazione di un film dalla ribalta. Nel 1964, in Germania, si gira sulla vita del nostro musicista il film Melodien von Frederick Loewe , regia di H. Liesendahl. Tre sono i lavori teatrali che da soli hanno assicurato a Loewe la fama, Brigadoon, My Fair Lady e Camelot : in essi questo compositore ha avuto modo di dispiegare il dono felice della melodia, la piacevolezza e l’orecchiabilità dei motivi, il senso del romanzesco.