Evdokimova

Dopo aver studiato presso le scuole dell’Opera di Monaco, del Royal Ballet, a Copenaghen e a Leningrado, vince la medaglia d’oro a Varna nel 1970 e il premio della critica a Berlino nel 1971. Debutta nel 1966 con il Balletto reale danese; in seguito fa parte della compagnia dell’Opera di Berlino. Intraprende quindi una carriera di artista ospite danzando con le principali compagnie, fra le quali il London Festival Ballet. Applaudita interprete del ruolo di Giulietta nel Romeo e Giulietta (musica di Prokof’ev, coreografie di Cranko e Bojarcikov), è stata prima interprete di Scarecrows di Luipart (1970) e di Luisa nello Schiaccianoci coreografato da Ronald Hynd per il London Festival Ballet.

English Stage Company

Fondata da G. Devine e R. Duncan nel 1956, English Stage Company si insedia al Royal Court Theatre con l’intenzione di promuovere e favorire la sperimentazione e la diffusione drammaturgica, con particolare riguardo per gli autori giovani o esordienti. In seguito il raggio d’azione del complesso si estende alla riproposizione di classici e alla organizzazione di festival internazionali. Grazie alle collaborazioni con registi quali Devine, Richardson, Gaskill, Dexter e al contributo di autori quali Arden, Simpson, Pinter e Wesker, la English Stage Company concorre a un rilancio del teatro britannico, di cui la prima assoluta di Ricorda con rabbia di J. Osborne (1956) segna una tappa fondamentale.

Eco

Affermatosi negli anni ’60 come uno dei più brillanti studiosi di estetica e di semiotica (Opera aperta, 1962; Apocalittici e integrati, 1964; La struttura assente, 1968), saggista di effervescente intelligenza e umorismo (Diario minimo, 1963; Sette anni di desiderio, 1983), Umberto Eco ha conseguito fama internazionale con il romanzo Il nome della rosa (1980). Nel teatro è presente con l’atto unico Le forbici elettroniche, messo in scena nel 1960: il protagonista della pièce è una intelligenza artificiale, il ‘Censore elettronico’ che, scambiando la realtà con gli intrecci dei copioni cinematografici riversati nella sua memoria, arriva a credere nella propria esistenza in vita. Il teatro diventa così, nell’intenzione di E., il luogo di indagine sul rapporto fra il mondo ormai dominato dalla tecnica e la realtà intesa come fenomeno di linguaggio. Frequentatore dei cabaret milanesi dei primi anni ’60 si è anche divertito a fornire qualche testo come Tanto di cappello, messo in scena da Filippo Crivelli con Sandro Massimini e una giovanissima Mariangela Melato (1964-65).

Ekson

Attore dell’avanguardia teatrale newyorkese, con collaborazioni con il Café La Mama e il Living Theatre, studia danza contemporanea con Alwin Nikolais e Murray Louis. Dal 1975 al 1980 fa parte del Group de Recherches Chorégraphiques dell’Opéra di Parigi diretto da Carolyn Carlson, partecipando a tutte le creazioni ( L’or de fou , Le fou d’or , Sablier prison , Le Trio ); dal 1980 al 1983 è sempre con la Carlson nel gruppo Teatro e Danza La Fenice. In seguito si dedica alla coreografia ( What’s the matter? , 1992) e all’insegnamento, danzando come ospite in compagnie internazionali ( Roi Lear , Béjart Ballet Lausanne 1994).

Ezralow

Dopo studi di tecnica Graham al Berkeley College, Daniel Ezralow danza con Lubovitch e Taylor. Entra poi nel gruppo dei Momix di Pendleton e nel 1987 dà vita agli Iso (‘I am so optimist’), con un repertorio di titoli come Psycho Killer, Foreign Tailes, DNA, Captain Tenacity, Rubber Dubber, Soon, Night Toughts. Crea con l’amico Parsons il duo Brothers (1982) e coreografa per il Laboratorio lirico di Alessandria un’opera contemporanea, Time out, su musica di Ludovico Einaudi (1988). Per il MaggioDanza fiorentino allestisce White Man Sleeps con Alessandra Ferri (1991); per l’Arena di Verona il trittico Read my Hips, Super Straight, Tour dell’Olanda, su musica di Philip Glass (1994) e Salgari (musica di Einaudi, 1995). Contribuisce alle danze nei clip di David Bowie, Sting, U2, Gianna Nannini. Prende parte a film di Lina Wertmüller e Marco Bellocchio e, in teatro, a Moby Dick di Vittorio Gassman (1992). Danzatore già noto per lo spiccato vitalismo scenico, ha scelto dal 1994 una linea di lavoro meditativo-multimediale, con Mandala, ispirato al buddismo tantrico. Il suo linguaggio, come coreografo, appare efficace più sul versante plastico-illusionistico che non su quello squisitamente tecnico, di invenzione di passi e di sviluppo articolato di strutture.

Ernst

I suoi primi contatti con i dadaisti parigini e con Hans Arp segnano l’inizio dei suoi rapporti con il futuro surrealismo, ma i suoi lavori saranno sempre segnati da una volontà di provocazione e di derisione tipica dei dadaisti. Per il forte carattere scenico del suo lavoro viene chiamato nel 1926 da Diaghilev per realizzare le scene di alcuni balletti. Dopo la guerra, nel 1961 realizzerà le scenografie per Judith di Jean Giraudoux, rappresentato all’Odéon di Parigi, con grandi accensioni coloristiche, tanto da far apparire le sue scene come splendide illustrazioni. Nel 1968 lavora invece alle scene e ai costumi per Turangalila (coreografa di Roland Petit), all’Opéra di Parigi. In questo lavoro rinnova le sue prime esperienze surrealiste, dando alla scena la capacità di suggerire movimenti di natura tellurica e cosmica.

Eysoldt

Formatasi a Monaco, lavora a Riga e a Berlino dal 1902 al 1923, nella compagnia di Reinhardt. Interpreta Lulu in Lo spirito della terra di Wedekind nel 1902, è protagonista in Elettra di Hofmannsthal, in Salomè di Oscar Wilde e in La signorina Giulia di Strindberg nel 1903. Dal 1905 al 1921 interpreta il ruolo di Puck in ben cinque rappresentazioni dirette da Reinhardt di Sogno di una notte di mezza estate , riuscendo a esprimere, senza ricorrere ai consueti manierismi interpretativi, l’essenza di uno spirito silvano. Dal 1920 al 1921 dirige il Kleines Schauspielhaus di Berlino. Nel 1924 interpreta il ruolo della madre in Nella giungla delle città di Brecht. Come attrice giovane si è distinta per una scintillante carica di freddo erotismo; come attrice matura per il limpido realismo della sua arte.

Enquist

Dopo aver raggiunto la celebrità nel suo Paese come autore di una biografia romanzata di Strindberg, ne scrive nel 1975 una versione per il teatro – La notte delle tribadi – e poi nel 1984 riprende il medesimo testo per la riduzione televisiva ( August Strindberg: una vita ). Una costante della produzione di Enquist è proprio la personale rilettura della vita di grandi personaggi della cultura del nord Europa, riportati alla dimensione della quotidianità, che ne riduce la reverenziale grandezza rendendo possibile mostrarne anche le debolezze. Se ne La notte delle tribadi accanto a Strindberg compare la moglie Siri von Essen, ne I serpenti della pioggia sulla scena si confrontano il più celebre favolista danese, Hans Christian Andersen, e i coniugi Heideberg (il marito Johan Ludwig è stato professore d’estetica e drammaturgo, la moglie Johanne Louise era attrice). Questo testo è stato messo in scena al Teatro Duse di Genova nel 1991, con la regia di F. Però, interpretato da Elisabetta Pozzi, Massimo De Rossi e Paolo Graziosi. Nel 1996 E. ha firmato la sceneggiatura del film Hamsun (dal nome dello scrittore norvegese di cui narra la vita) di J. Troell, con Max von Sydow, presentato alla Mostra del cinema di Venezia nel 1996.

Elfo

Il Teatro dell’Elfo è una compagnia teatrale fondata a Milano nel 1972 da un gruppo di giovani provenienti per lo più dalla scuola del Piccolo Teatro. Lo scopo è quello di dar voce al mondo giovanile, non per assecondarlo, ma per stimolarlo criticamente. Appartengono ai primissimi anni di attività gli spettacoli 1789: scene dalla rivoluzione francese, Pinocchio Bazaar, Le mille e una notte. Nel 1978 l’Elfo ottiene dal comune di Milano la sede di via Ciro Menotti. Comincia una crescita organizzativa e artistica che si manifesta con il primo spettacolo cult: Sogno di una notte d’estate, un musical rock classificato come autentico fenomeno di inizio decennio, ma soprattutto uno spettacolo che segna il passaggio da un immaginario puramente giovanile a un mondo espressivo più complesso. La direzione del teatro è affidata a Gabriele Salvatores, a cui si affianca nel 1982 Elio De Capitani, che assume la responsabilità unica nel 1983. Gli anni ’80 sono fervidamente creativi e contribuiscono al lancio di molti attori destinati a imporsi al grande pubblico: da Paolo Rossi a Silvio Orlando, da Claudio Bisio a Luca Barbareschi. L’Elfo, divenuto nel frattempo Teatro stabile di produzione, mette in scena Nemico di classe di N. Williams (regia di De Capitani), Visi noti, sentimenti confusi di B. Strauss (regia di De Capitani), Comedians di Griffith (regia di Salvatores), Le lacrime amare di Petra von Kant di Fassbinder (regia di Bruni e De Capitani). Nel 1992 si associa con un altro stabile privato di Milano, il Teatro di Porta Romana. Il nuovo organismo prende il nome di Teatridithalia.

Elio e le Storie Tese

Il gruppo si forma sui banchi di scuola attorno al 1975 e inizia a esibirsi a Milano (Magia e Zelig) e dintorni, diventando conosciutissimo grazie a una serie di cassette registrate ai loro concerti, vere e proprie performance, ricordiamo Live in Borgomanero , 1985). Rimangono mitici i dopoteatro all’Elfo, dove si esibiscono in incredibili kermesse musicali offerte assieme all’ultimo notiziario di Radio Popolare, trasmesso in diretta dalla sala di via Ciro Menotti. Tra il 1986 e il 1988 partecipano in tv a Lupo solitario e L’araba fenice . Approdano così a un contratto discografico nel 1989 con Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu , seguito da Italyan Rum Casusu Cikti (1992), Esco dal mio corpo e ho molta paura (1993). Nel 1996 partecipano a Sanremo con la canzone La terra dei cachi , che si classifica seconda. Dopo l’esperienza sanremese viene pubblicato Eat the phikis (1996) che ha un grande successo di vendite. Nel 1997 esce la raccolta Del meglio del nostro meglio – Vol. I . I loro concerti sono happening all’insegna dell’ironia, della dissacrazione e provocazione, ispirati alle esibizioni di F. Zappa.

Endicott

Formatasi all’Australian Ballet, negli anni ’70 viene scelta da Pina Bausch come membro del nascente Wuppertaler Tanztheater, dove danza in Fritz , Komm , Tanz mit Mir , Renate wandert aus , Er nimmt Sie an der Hand , Kontakthof , Arien , Keuscheitlegende , ed è protagonista dei Sette peccati capitali . Lascia il gruppo per interpretare a Stoccarda il musical Kiss me Kate (1980) ma torna per Walzer , Auf dem Gebirge , Two Cigarettes in the Dark , Ahnen . La presenza forte e il temperamento deciso ne hanno fatto una delle personalità di spicco della compagnia bauschiana.

Eliot

Entra a Harvard nel 1906 per dedicarsi agli studi filosofici, che continua insieme a quelli letterari alla Sorbonne di Parigi e in Germania, per approdare infine a Oxford, dove si rivolge in particolare alla filosofia greca e all’insegnamento. Nel 1915 sposa una scrittrice inglese stabilendosi definitivamente in Inghilterra, dove otterrà la cittadinanza nel 1927. Per un certo periodo lavora alla Lloyds Bank, fino a quando sceglie di dedicarsi esclusivamente alla scrittura e all’attività letteraria. Nel 1923 dà vita alla rivista “Criterion” di cui rimane direttore fino al 1939, anno d’interruzione delle pubblicazioni. Nel 1925 entra nell’organico della casa editrice Faber and Gwyer, per assumere il posto di direttore non appena la compagnia diventa Faber & Faber. Eminente poeta e premio Nobel (1948), nonché prolifico autore di influenti saggi critici – La foresta sacra (The Sacred Wood, 1920), Sulla poesia e i poeti (On Poetry and Poets, 1957), Criticare i critici (To Criticize the Critic, 1965) -, E. resta nell’ambito drammaturgico molto legato al suo tempo, sperimentando inizialmente all’interno del filone della produzione teatrale anni ’30 portato avanti da Auden e Isherwood, che scompare dal palcoscenico quando la prima generazione del dopoguerra fa il suo prepotente esordio. Nei suoi drammi E. associa la poesia alla tradizione e a una cultura religiosa di tipo elevato, con l’intento di promuovere un teatro che agisca quale catalizzatore sociale: ovvero espressione pratica del suo ideale cristiano di comunione. Un teatro inteso dunque come arte collaborativa, ma anche come attività performativa in grado di instaurare una relazione di partecipazione con il pubblico. L’artificialità della messinscena teatrale, così come la finzione prodotta dall’attore calato nel suo ruolo, costituiscono per E. il perfetto tramite per la rappresentazione dello stato di illusorietà in cui vive l’uomo moderno e, in particolare, della sua schizofrenica esistenza, in continuo aggiustamento all’interno di una personalità combattuta tra un riconosciuto stato sociale e l’innata condizione dell’anima. L’intento di E. è di provocare una trasformazione spirituale della società; è per questo che tra i primi drammi e quelli più tardi c’è una certa distanza, provocata da un uso sempre più consistente del prestito da forme popolari di teatro da intrattenimento, in particolare tecniche da musical, da adattare a tematiche impegnate, sull’esempio di J.B. Priestley. Un tipo di pratica appena accennata nei primi drammi – Agoni di Sweeney (Sweeney Agonistes, 1926), Riunione di famiglia (The Family Reunion, 1939) o Assassinio nella cattedrale (Murder in the Cathedral, commissionatogli per il Canterbury Festival nel 1935) – che risultano più palesemente poetici e meno `commerciali’. Nonostante le inevitabili differenze, alla base dei drammi eliotiani sono individuabili procedure comuni: la trattazione più o meno esplicita di tematiche a carattere religioso; la ricorrente espressione del conflitto tra esperienza spirituale ed esistenza materiale; la correlazione tra i miti greci della rinascita sacrificale e il processo cristiano della redenzione; una quasi totale assenza d’azione, per cui la funzione drammatica del protagonista è rovesciata, essendo il suo scopo evitare l’agire volontario; l’impiego del `mythical method’ joyciano, che consiste nella giustapposizione e manipolazione continua di un parallelismo tra il contemporaneo e l’antico, al fine di dare forma, ordine e significato al «panorama di futilità e anarchia che è la storia contemporanea». È in base a questo principio che, sebbene in forma dissimulata e più o meno implicita, l’ Orestea di Eschilo funziona da parallelo mitico al mondo moderno di Riunione di famiglia ; l’ Alcesti e lo Ione di Euripide vengono utilizzati per The Cocktail Party (1949) e L’impiegato di fiducia (The Confidential Clerk, 1953); mentre è sull’ Edipo a Colono di Sofocle che si fonda Il grande statista (The Elder Statesman, 1958). In questi lavori, tutti presentati al festival di Edimburgo, E. cambia il ritmo del dialogo avvicinando sempre di più il verso alla prosa. Negli anni ’80 e ’90 un rinnovato interesse per Eliot è risultato dalla messinscena del musical di Andrew Lloyd Webber Cats , basato sui suoi poemi del 1939, Old Possum’s Book of Practical Cats ; da un revival nel 1986 di The Cocktail Party ; dal dramma Tom and Viv di Michael Hastings, basato sulla sfortunata storia del primo matrimonio del poeta. Nel 1997 la regista Deborah Warner insieme all’attrice Fiona Shaw si sono cimentate con il famoso poema La terra desolata (The Waste Land) in una messa in scena teatrale di soli trentasette minuti, condotta in assolo dall’attrice che volteggiando di voce in voce, tra generi e linguaggi diversi, ha restituito tutta la ricchezza e la complessità del testo riscuotendo un forte successo.

Ejzenstejn

Maestro indiscusso della storia del cinema, Sergej Michailovic Ejzenstejn si è formato in teatro nell’ambito delle avanguardie russe di inizio secolo e della temperie culturale scaturita dalla rivoluzione d’Ottobre, traendone molti spunti e suggerimenti che metterà in pratica nella sua carriera registica. Poco più che ventenne frequenta la scuola di Mejerchol’d e contemporaneamente frequenta il gruppo Feks (Fabbrica dell’attore eccentrico) di Pietrogrado. Nel 1922 è direttore dell’atelier degli allenamenti del Proletkult di Mosca (oltre alla recitazione si insegnava anche pratica sportiva), dove lavora anche come scenografo e costumista. Suoi lavori come scenografo sono: Il messicano (1921), riduzione di un racconto di J. London in cui collabora alla regia insieme a Valerij Smysliajev, Macbeth (1921), regia di V. Tichonovic e Nad Obryvom (1922) di V. Pletnev, con la regia di M. Altman. Nel 1922 lavora per nove mesi alle scenografie per lo spettacolo di Mejerchol’d Casa Cuorinfranto di G.B. Shaw, che però non andò mai in scena.

La sua prima regia teatrale è Anche il più saggio sbaglia (1923), riduzione dell’omonima commedia di Ostrovskij, presentata al Teatro del Proletkult. Lo spettacolo comprende numeri da circo come acrobazie e funambolismi, che richiedevano agli attori un’ottima preparazione atletica, e l’accompagnamento di una `orchestra di rumori’. All’interno della rappresentazione veniva proiettato il suo breve film Il diario di Glumov , che dava al tutto l’impressione di un insieme barocco e frastagliato. Nello stesso anno allestisce, sempre per il Proletkult, Mosca ascolti? , un `agit-guignol’ di Sergej Tret’jakov. Ritorna al teatro nel 1940, quando già ha alle spalle gran parte dei suoi capolavori cinematografici come La corazzata Potëmkim (1925), Ottobre (1927), Aleksandr Nevskij (1938), curando la regia di Die Walküre di Wagner, messa in scena al Bol’šoj di Mosca. All’attività artistica E. ha sempre affiancato quella di saggista e insegnante; è proprio grazie alla trascrizione di parte delle sue lezioni, completate da contributi originali del grande regista, che nasce la sua ponderosa opera di teoria cinematografica).

Ek

Figlio di Birgit Cullberg e fratello di Mats Ek, inizia lo studio della danza moderna dopo i vent’anni, frequentando i corsi di Donia Feuer a Stoccolma e Martha Graham a New York. Dopo aver danzato con la Merce Cunningham Dance Company e il Cullberg Ballet (1967-72), dal 1972 al 1975 è stato uno dei danzatori più significativi del Ballet du XXème siècle di Béjart, dove ha partecipato alla creazione di Stimmung (1972), Marteau sans Maître (1973), Golestan ( 1973), Per la dolce memoria di quel giorno (1974). In seguito, alternando la carriera di attore a quella di danzatore, ha fatto parte del Balletto Reale Svedese (con cui ha interpretato ruoli di carattere in balletti di Michail Fokine, John Cranko, Frederik Ashton) e nel 1991-92 del Nederlands Dans Theater 3, dove ha danzato creazioni di Mats Ek ( Journey , Smoke) e Jirí Kylián ( Obscure temptations ). Dotato di una grande sensibilità interpretativa, arricchita da una gamma espressiva variegata, è ancora oggi protagonista efficace di creazioni coreografiche come Petruška di Joachim Schlömer (Balletto di Lione, 1997).

Escudero

Inizia a esibirsi da bambino in caffè e cabaret spagnoli, per poi avviare una intensa carriera internazionale con la sua partner Carminita García. Nel 1928 è protagonista a Parigi di El Amor brujo di Manuel De Falla. Con l’`argentina’ Antonia Mercè si dedica in seguito a recital coreografici con la sua compagnia di ballerini e strumentisti, fino al ritiro, nel 1961. Considerato un pioniere della danza maschile spagnola, ha proseguito l’opera di purificazione del `baile’ intrapresa da Antonia Mercè e ha influenzato profondamente le seguenti generazioni di ballerini grazie al suo stile sobrio e concentrato, ampiamente descritto nel suo Decalogo del baile flamenco .

Evans

Formatosi alla School of American Ballet, nel 1988 entra al New York City Ballet, dove diventa solista (1991) e primo ballerino (1995), interpretando Behind the China Dogs di Forsythe e The Mansuered Question di Feld, oltre a danzare in ruoli da protagonista i balletti di Balanchine. Ispirati dalle sue doti plastiche, hanno creato ruoli per lui John Alleyne ( The New Blondes ), Ulysses Dove ( Red Angels ), Trey McIntyre ( Steel Rain).

equilibrismo

Vasto genere dell’arte circense comprendente le discipline che implicano l’abilità di tenere in equilibrio oggetti di vario tipo, o quella di tenere in equilibrio il proprio corpo in maniera anomala o su basi instabili. Nella prima tipologia dell’equilibrismo, presentata a volte in commistione con la giocoleria, rientrano il tenere in equilibrio pile di bicchieri, di sedie e altre varietà di oggetti. Nella seconda tipologia, più ampia, la disciplina principe è il verticalismo, ovvero l’equilibrio sulle mani, che conosce grande successo in tutto il secolo anche per la sua essenzialità, portata all’estremo quando gli artisti si esibiscono senza l’ausilio di nessun attrezzo, su di una piccola piattaforma. Oltre alle doti di equilibrio, per emergere nella disciplina è indispensabile una notevole forza fisica. Sono molto apprezzati i numeri di verticalismo a due o più persone, che permettono figure maggiormente spettacolari e a volte l’innesto di componenti acrobatiche. Fra i primi artisti a distinguersi nella specialità come solisti è Severus Schaeffer, capace di mostrare un repertorio vastissimo di equilibri su una mano con il corpo in diverse posture. Negli anni ’40 diventa celebre Unus, con la sua verticale su di un solo dito (anche se `truccata’). In seguito emergono gli italiani Gino Donati, equilibrista tenore, capace di cantare arie d’opera in verticale su di una mano sopra un pianoforte a coda; poi i fratelli Ajuanito e Ajuamado Merzari, che arricchiscono il repertorio della specialità con l’utilizzo di attrezzi come i trampoli. Molto importante la scuola iberica che, dagli anni ’70, dà alla disciplina numerosi validi artisti (Chen, Lorador, Reyes, Segura).

Negli anni ’90 si afferma la scuola russa, con grande tecnica e attenzione alla messa in scena. Massimo esponente è Oleg Izošimov che, in costume da ballerino del Bol’šoj, esegue tecniche di equilibrio su di una mano di altissima difficoltà, accompagnato dalle note di una romanza di Pavarotti. Il buon nome della scuola italiana è tenuto alto dagli statuari fratelli Pellegrini, capaci di difficilissimi e inedite figure a quattro. Nella tipologia degli equilibri del corpo su basi instabili possiamo enumerare gli esercizi svolti sul rullo, detto rola-rola o sulle sfere. Entrambi derivano dall’antico gioco dell’equilibrio sulle botti e sono diffusi in pratica in tutto il mondo. C’è poi la spettacolarizzazione di equilibri su biciclette, che sembra essere una trovata italiana. È Alberto Scuri a proporli per la prima volta nel 1881, ed è la troupe di Ugo Ancillotti ad affermare la disciplina a cavallo fra i due secoli. Nel secondo dopoguerra emergono l’eccentrico Joe Jackson, le New Dollys e l’orientale Lilli Yokoi, con la sua bicicletta d’oro a 24 carati. La tradizione italiana è continuata fino ai nostri giorni con i Bogino e i Biasini. Equilibri su pattini a rotelle sono stati mostrati per la prima volta da Harry French, per poi diffondersi nelle piste dei circhi di tutto il mondo e nei teatri di varietà. Di recente si sono distinti gli inglesi Skating Wheelers e gli italiani Giurintano. Altro genere è quello della `scala libera’, ovvero priva di punti d’appoggio, sulla quale vengono svolti esercizi di vario genere. A volte il tenere in equilibrio e il mantenersi in equilibrio si fondono in discipline come le piramidi umane (le antiche `Forze d’Ercole’ veneziane), dove l’artista che regge il peso viene chiamato porteur o forte, quelli di mezzo `secondi’ e quello in cima agile; o nella disciplina della pertica, dove un artista tiene in equilibrio una lunga asta sulla cui estremità un altro presenta varie figure.

Egri

Trasferitasi in Italia nel 1947 esordisce con un recital solistico a Milano e nel 1953 fonda a Torino il Centro di studio della danza cui affianca il gruppo dei Balletti di Susanna Egri con il quale si dedica alla produzione coreografica che sviluppa, a partire da quegli anni, sia in ambito teatrale che in quello, all’epoca sperimentale, della televisione ( Le Foyer de la Danse , 1953; Cavalleria rusticana , Prix Italia 1963) e in cui evidenzia una versatilità stilistica e tematica, capace di spaziare dal balletto neoclassico ( Partita , musica di Petrassi, 1970) alla danza espressionista mitteleuropea, al folklore, ai temi mistico religiosi ( Negro Spirituals, Tre parabole evangeliche, Istantanea, Chi sono io?, Jeux ). Vivace animatrice culturale è oggi attiva come Presidente del Consiglio Nazionale Italiano della Danza per l’Unesco.

Eisler

Allievo di A. Schönberg e di A. Webern, Hanns Eisler scrive musiche di scena per Nostalgia (Heimweh) di F. Jung, 1927; Calcutta, 4 Maggio (Kalkutta den 4. Mai) di L. Feuchtwanger, 1928; Il lavoratore dei monti (Der Bergarbeiter) di A. Gmeyner, 1928; La morte di Danton (Danton’s Tod) di Büchner, 1929. A partire dagli anni ’30 inizia il sodalizio artistico con Brecht, con il quale Eisler condivide l’adesione al movimento marxista e le esperienze teatrali con il Berliner Ensemble. Eisler musica le opere brechtianeTeste tonde e teste a punta (1936), Vita di Galilei (1946), I giorni della Comune (1956), La storia di Simone Machard (1957), Schweyk nella seconda guerra mondiale (1957). Nel 1933 Eisler fugge dalla Germania nazista, rifugiandosi negli Usa nel 1938; qui vive scrivendo musica per film. Si proclama socialista e viene perciò espulso nel 1947 con l’accusa di `attività antiamericane’; nel 1950 si stabilisce definitivamente a Berlino Est. Eisler progetta una grande opera in tre atti, il Johann Faustus, ma abbandona il lavoro a causa delle obiezioni e delle polemiche che il testo (pubblicato nel 1952) solleva all’interno della critica. Il testo, in seguito riconsiderato, viene rappresentato nei teatri dal 1974. E. ha inoltre composto le musiche per Eulenspiegel di Nestroy (1951), Il furfantello de l’ovest di Synge (1956) e Il bagno di Majakovskij (1958).

Eliseo

Teatro Creato come Teatro Apollo nel 1910, subito ribattezzato Teatro Cines (1914), l’Eliseo di via Nazionale a Roma assume questo nome solo nel 1918. Teatro di felice e lunga storia, ha ospitato i più grandi artisti di questo secolo, da Mistinguett a Petrolini (che vi presentò la prima versione di Nerone ), Dario Niccodemi, Nanda Primavera, Anna Fougez, Totò, Anna Magnani. Oggetto delle attenzioni di critici come Savinio e Flaiano, l’E. divenne un punto di incontro culturale antifascista durante il Ventennio: nelle famose `stanze’, salotto buono di intellettuali e artisti, si incontravano Cervi, Stoppa, Brancati, Chiaromonte, Suso Cecchi d’Amico, Visconti, che proprio all’E. presentò la prima di I parenti terribili di Cocteau, il 30 gennaio 1945. Negli anni ’50 l’E. fu teatro privilegiato per la Compagnia dei Giovani (De Lullo-Valli-Falk-Guarnieri, cui si unirono presto Patroni Griffi e Orsini): qui presentarono Gigi (1955) e Il diario di Anna Frank (1957). Negli anni successivi arrivò all’E. e all’attigua sala del Piccolo E. il Teatro Club di Gerardo Guerrieri, e sempre qui Eduardo De Filippo diede il suo simbolico addio alle scene. Dagli anni ’80 si sono succedute diverse direzioni artistiche: dal 1977 al 1996 Giuseppe Battista ha diretto il teatro coadiuvato da Patroni Griffi, De Lullo e Valli, fino alla scomparsa di quest’ultimo nel 1980; poi è stato affiancato da Orsini, Falk, Lavia; infine da Maurizio Scaparro, che ha assunto la direzione nel 1997.

Eglevsky

Ha studiato con L. Egorova, M. Ksesinskaja, N. Legat e alla School of American Ballet. Dal 1933 al 1958 ha ballato con il Ballet Russe du Colonel de Basil, il Ballet de Monte-Carlo, il Ballet Theatre, il Grand Ballet du Marquis de Cuevas, il New York City Ballet. È stato insegnante presso la School of American Ballet. Ha diretto l’Eglevsky Ballet. Dotato di virtuosismo e portamento nobile, ha creato ruoli principali in balletti di M. Fokine ( L’épreuve d’amour , Don Giovanni ) e G. Balanchine ( Pas de trois , Capriccio Brillante , Scotch Symphony , Western Symphony ).

Eyre

Dirige la sua prima produzione nel 1965, allestendo The Knack di A. Jellicoe al Phoenix Leicester. Nel 1967 è regista associato del Royal Lyceum Theatre di Edimburgo, dove dal 1970 al ’72 assume il ruolo di direttore di produzione, facendosi notare per le messe in scena di drammi contemporanei. Per tre anni consecutivi (1969-71) ottiene il premio scozzese Stv per le migliori produzioni. Dal 1973 al ’78 è regista presso il Nottingham Playhouse, per cui produce una serie di lavori impegnati e spesso radicali come Brassneck di Hare e Brenton, Comedians di Griffiths, e ancora The Churchill Play di Brenton. Dal 1987 al ’97 è direttore artistico del Royal National Theatre (per cui lavora già dal 1982 come regista associato), dove porta avanti un intenso programma per la promozione della nuova drammaturgia. Fra i suoi lavori di maggior successo al National: il musical Guys and Dolls ; la trilogia di Hare Racing Demon , Murmuring Judges e The Absence of War ; John Gabriel Borkmann di Ibsen; King Lear di Shakespeare. L’ultima regia al National riguarda il lavoro più recente di Tom Stoppard, The Invention of Love (ottobre 1997).

eccentrico

Artista di circo e varietà a carattere comico, che fonde la pantomima clownesca con particolari doti di destrezza, soprattutto musicale, e sviluppa il proprio numero attorno ad un tema. Tra i più celebri in quanto artista eccentrico si ricordano: negli anni ’10 W.C. Fields con la parodia del gioco del biliardo; nei ’20 Bagessen nei panni di un cameriere con enormi pile di piatti; nei ’50 il prestigiatore Cardini nei panni di un gentleman ubriaco o il ciclista Joe Jackson. Innumerevoli gli e. musicali, tra i quali Grock è l’esempio più fulgido. Tra i viventi George Carl e il quintetto inglese Nuts & Bolts.

Edinburgh International Festival

Edinburgh International Festival, fondato nel 1947 dal City of Edinburgh Council e dallo Scottish Arts Council, diviene, fin dalle prime edizioni, una delle più importanti vetrine della scena contemporanea. Fra gli obiettivi della rassegna è proporre gli spettacoli dei migliori artisti internazionali, con lo scopo di promuovere la qualità della produzione teatrale, musicale e della danza, il confronto fra la proposta della scena scozzese e quella internazionale, «il benessere culturale ed economico della città e della popolazione di Edinburgo». Nel corso degli anni l’attività del festival è andata ampliandosi nel rispetto degli obiettivi originari, ospitando alcuni dei maggiori artisti anglosassoni ed europei, da Tyron Guthrie a Lawrence Olivier, da Peter Stein a Dario Fo per il teatro, da Claudio Abbado a Pierre Boulez per la musica. Oltre alla rassegna principale, che si svolge annualmente nelle ultime due-tre settimane d’agosto, il festival propone rassegne tematiche come il Fringe (diretto da Hillary Strong) dedicato al teatro d’avanguardia, il Military Tattoo (dedicato alle compagini orchestrali militari), il Jazz Festival, il Film Festival e il Book Festival, oltre a diverse iniziative culturali che si svolgono durante il resto dell’anno. Dal 1997 inoltre il Gateway Theatre riserva uno spazio alle giovani compagnie e agli autori esordienti.

Esdra

Micaela Esdra inizia a recitare a tredici anni nel film La volpe e le camelie, tratto da un romanzo di Silone. Lo stesso anno Visconti la sceglie per sostituire O. Piccolo (nel ruolo di Anja) nel Giardino dei ciliegi , dove ha modo di lavorare accanto a Rina Morelli che sarà per lei un’importante maestra. Nel 1975 è al Piccolo Teatro di Milano, dove interpreta Gasparina nella celebre edizione strehleriana del Campiello ; successivamente recita in L’illusion comique di Corneille (1979) e Stella di Goethe (1988), entrambi per la regia di W. Pagliaro. Intanto lavora per il Teatro di Genova in Lupi e pecore di Ostrovskij (1980), Donne attente alle donne di Middleton (1981) e nelle opere di Kleist Il principe di Homburg (1982) e Anfitrione (1983), dirette da Pagliaro. Nel 1988 recita in Aiace di Sofocle per la regia di Calenda al Teatro greco di Siracusa (dove interpreterà anche Elettra e Le baccanti ), quindi lavora con Ronconi in Tre sorelle (1990). Con la regia di Pagliaro (suo marito dal 1988) affronta diversi ruolo in Il malinteso di Camus, A porte chiuse di Sartre (1990-91), e interpreta una splendida Signorina Else nell’omonima opera di Schnitzler. Nel 1995, insieme a Pagliaro, Paola Mannoni e Roberto Herlitzka fonda l’Associazione culturale `G. Santuccio’ che opera al Teatro della Villa di Roma, con la quale realizza: Antigone (1997), Piccola commedia di Schnitzler (1998) e Vestire gli ignudi di Pirandello (1998-99).

Enriquez

Dopo essere stato aiuto di Lucignani, Visconti e Strehler, debuttò nel 1951 con Cesare e Cleopatra di Shaw, dirigendo la compagnia Ricci-Magni. Di due anni posteriore fu la sua prima regia lirica, Norma (Londra, Covent Garden). Sempre negli anni ’50 firmò molti altri lavori di segno diverso e di autori come Alfieri, Molière, Eliot, Odets, Fabbri, Moravia, Pirandello, sempre con una notevole attenzione all’analisi drammaturgica. Al decennio successivo appartengono le sue prove di maggior risonanza; a quel periodo risale anche il sodalizio con L. Luzzati, G. Mauri e V. Moriconi. Nacque la Compagnia dei Quattro, della quale tappe fondamentali furono La bisbetica domata (1962) e gli allestimenti di opere di García Lorca, Ionesco, Beckett, Sartre ed Euripide. Più avanti, dopo essere tornato anche alla regia lirica (notevoli, in particolare, il mozartiano Flauto magico e le messinscene al festival di Glyndebourne nelle stagioni dal 1963 al ’65), si fece coinvolgere nelle fortune e sfortune del teatro pubblico italiano: prima allo Stabile di Torino, poi a quello di Roma dove assunse la direzione artistica, non senza roventi polemiche. Tuttavia la sua vena, che spesso lo spinse verso un teatro gioiosamente barocco, non si estinse. Con lo Stabile romano produsse fra l’altro Kasimir e Karoline , spettacolo che ebbe grande successo e che rivelò in Italia Ödön von Hórváth. Negli anni ’70 rifondò la sua compagnia debuttando anche come attore in alcune messinscene ( Le notti bianche , Il Gattopardo ), le quali, insieme a Il sipario ducale tratto da Volponi, dimostrarono anche la scelta di un teatro ridotto da famosi romanzi. E ciò pur continuando la linea del teatro tradizionale: si vedano i suoi allestimenti di Parole divine di Valle-Inclán, de I parenti terribili di Cocteau, di Il seduttore di Fabbri e di Chi ha paura di Virginia Woolf? di Albee.

El Hadi

Dopo le prime esperienze di teatro e danza, tese ad approfondire le radici culturali della sua terra, decide di intraprendere l’attività di danzatore, pur volgendosi contro la tradizione algerina che nega alla danza una sua collocazione nell’ambito delle professioni. Si forma al Conservatorio di Algeri e danza come primo ballerino nel Ballet National algèrien (1962-66). Studia poi a Parigi (1967) e a Mosca, presso l’Accademia di coreografia del Bol’šoj (1968-71). Rientrato in Algeria, nel 1972 inizia a lavorare all’Istituto nazionale d’arte drammatica e coreografica di Algeri come insegnante e coreografo. Tra i lavori di questi anni: El Lahib (1975), Hourya (1979). Successivamente lavora a Parigi con Dupuy. Fonda le compagnie El Khansaa (1984) e la El Hadi Cheriffa Danse Compagnie (1988), con le quali realizza diversi spettacoli. Oltre a creare lavori propri collabora ad altri allestimenti teatrali, curandone la gestualità e l’espressione corporea. Le sue coreografie nascono da una personale elaborazione degli stili delle danze arabe e maghrebine, a cui non rimangono estranee le tecniche della danza classica e contemporanea.

Eagling

Dopo gli studi alla Royal Ballet School, entra nel Royal Ballet nel 1969. Danseur noble, forte, versatile ed espressivo nonché ottimo partner, diviene solista nel 1972 e primo ballerino nel 1975. Crea ruoli in più balletti di MacMillan e in Four Schumann Pieces di Hans Van Manen. La più nota coreografia di E. è Frankenstein, The Modern Prometheus (musica di Vangelis, 1985), realizzato in seguito dal Balletto della Scala e dal Balletto nazionale olandese, del quale è direttore artistico dal 1991.

Evans

Debutta nel 1912 in una versione filodrammatica del Troilo e Cressida . La sua reputazione le deriva da un sapiente uso della lezione di William Poel ed Ellen Terry sulla recitazione in versi del teatro elisabettiano e della Restaurazione. Nel 1959, in occasione del centenario della stagione shakespeariana a Stratford-upon-Avon, è chiamata tra le star del teatro per i ruoli di Volumnia nel Coriolano e la Contessa in Tutto è bene ciò che finisce bene . La sua interpretazione più riuscita resta Lady Brackwell in L’importanza di chiamarsi Ernesto di Wilde, nel 1939. Diede prova del suo talento anche in testi di Cechov, Shaw, Sheridan. La sua ultima apparizione sul palcoscenico è del 1974, in Edith Evans… e amici (Edith Evans… and Friends).

epico

Preceduto dalle esperienze di Piscator e Mejerchol’d, il teatro epico venne elaborato da Bertolt Brecht, che usò il termine per indicare un sistema estetico di messa in scena che ha come obiettivo primario produrre conoscenza attraverso la narrazione critica di fatti e situazioni, così da suscitare attraverso il teatro una trasformazione sociopolitica della realtà. Il t.e. come forma teatrale si contrappone alla teoria aristotelica dell’identificazione mimetica e della catarsi, su cui si fondava il naturalismo teatrale coevo a Brecht; rifiuta l’immedesimazione e l’adesione irrazionale al punto di vista illusionistico della scena o del personaggio, sia dell’attore sia dello spettatore, e intende al contrario produrre un effetto di distanziazione (effetto di straniamento) da ciò che la scena `mostra’ attraverso «uno stile di rappresentazione quanto più possibile freddo, classico, razionale», «facendo appello all’intelligenza» piuttosto che al sentimento. Modello elementare di questo teatro che `racconta’ e non incarna è «la scena di strada», in cui i testimoni di un incidente narrano come si è svolto. Divenuto noto in tutto il mondo grazie alle tournée del Berliner Ensemble, in Italia il t.e. ha influenzato, per la sua concezione etico-politica del teatro e per la poetica dello straniamento, l’esperienza della regia critica (Strehler, Castri, ecc.), dell’animazione (Scabia) e della sperimentazione (Fo e il teatro politico degli anni Settanta).

esistenzialista

Dal pensiero filosofico viene questa denominazione, con la quale in Italia si indica la produzione drammaturgica di alcuni autori francesi degli anni Quaranta, tra i quali Sartre (1905-1980), Camus (1913-1960). In forme drammatiche tradizionali, il teatro esistenzialista indaga l’angoscia di un dopoguerra in cui l’uomo, privo di riferimenti morali, si trova smarrito di fronte all’irrazionalità e all’assurdità del vivere. Il palcoscenico diviene il luogo chiuso nel quale dibattere i temi filosofici di un dramma ideologico in cui il nuovo personaggio è lo `straniero’; solitario, romantico, chiuso in se stesso, egli è protagonista del conflitto tra Bene e Male (Sartre: Le mosche , 1943; Il diavolo e il buon Dio , 1945), dell’alienazione dei rapporti interpersonali (Camus: Il malinteso , 1944) e della rivolta tragica di una solitudine assurda (Camus: Caligola, 1945). Delineato anche attraverso una riscrittura drammaturgica del mito classico, come in Euridice (1942) e Antigone (1943) di Anouilh, nel conflitto tra candore ideale della giovinezza e cinismo dell’età adulta, il personaggio esistenzialista eroico e sconfitto oppone alla `nausea’ e all’assurdità del mondo un atto estremo di impegno e rivolta, gesto di testimonianza in un mondo senza speranza.

Erba

Laureato in lettere moderne, Edoardo Erba si diploma poi alla scuola di drammaturgia del Piccolo Teatro di Milano. L’esordio vero è del 1986, con Ostruzionismo radicale , interpretato da Claudio Bisio. Segue nel 1988 L’appeso , regia di Beppe Rosso. Tra le sue opere principali, scritte per la scena e poi dirette, ricordiamo La notte di Picasso , allestita a Roma nel 1990 e l’anno dopo a Los Angeles dallo Stages Trilingual Theater. La stessa compagnia dà vita, nel 1991, a Porco selvatico . Nel 1992 è al Parenti con Tessuti umani , interpretato da Flavio Bonacci; nello stesso anno debutta al festival delle Ville Tuscolane di Frascati, autore e al tempo stesso interprete di Curva cieca, regia di Pamela Villoresi. Maratona di New York viene allestito dal Teatro Due di Parma; interpreti intensi sono Bruno Armando e Luca Zingaretti. Co-autore di Claudio Bisio (Favola calda, Guglielma, Aspettando Godo), Erba è tra i talenti più brillanti della sua generazione, non troppo prodiga di autori. Nelle sue trame si intrecciano tutte le sfumature, dal giallo alla vena comica della commedia.

Ente Nazionale Circhi

Fondato nell’agosto del 1948, l’Ente Nazionale Circhi è l’unica associazione di categoria esistente in Italia e fra le poche in tutto il mondo ad aver avuto un ruolo attivo nella battaglia per il riconoscimento, da parte delle istituzioni, del valore del circo. Tre i presidenti dell’ENC, tutti molto importanti: Ercole Togni, Orlando Orfei e Egidio Palmiri, ancora oggi, da quarantun anni, alla guida dell’Associazione. Fra i meriti principali dell’ENC ricordiamo l’ottenimento della legge 337 del 18 marzo 1968 nella quale lo Stato, per la prima volta nel mondo occidentale, riconosce la «funzione sociale del circo». Altro importante traguardo, la fondazione dell’Accademia del circo, unico istituto di formazione professionale alle arti circensi a struttura convittuale esistente in Occidente.

Elleboro

Fondata nel 1987 a Reggio Emilia da cinque danzatrici e coordinata da Federica Parretti la compagnia Elleboro si caratterizza per un repertorio di danza contemporanea versatile, basato su creazioni della stessa Parretti ( Le Serve , 1991) e altre appositamente commissionate a giovani autori italiani e stranieri, come Teri Jeannette Weikel, Charles Vodoz, Carlos Iturrioz, Jean Yves Ginox o progetti collettivi come Senso (1998).

Engel

Debutta come regista teatrale nel 1972: lo spettacolo, Nella giungla delle città di Brecht, si avvale di una co-regia realizzata grazie alla collaborazione di Jean Jourdheuil e Jean-Pierre Vincent, con il quale mette in scena diversi spettacoli, prima al Théâtre de l’Espérance, poi al Théâtre national di Strasburgo. A partire da materiali letterari, spesso attinti dal romanticismo tedesco, ma anche dai classici e dai contemporanei, si susseguono spettacoli come Don Giovanni e Faust di Grabbe (1973), Trotsky à Coyoacan di H. Lange (1974), Faust Salpêtrière da Goethe (1975), Baal di Brecht (1976), Kafka Théâtre complet (1979), Prométhée – Porte feu (1980), Penthésilée da Kleist (1981), Dell’Inferno (1982), Il misantropo di Molière (1985), Venezia salvata da Hofmannsthal (1986), La nuit des chasseurs da Büchner (1988), Livre de Job (1989), Il riformatore del mondo di T. Bernhard (1991), fino al recente La forza dell’abitudine , ancora di Bernhard (1997). Il lavoro di E. si caratterizza sia per la scelta dei testi sia per i luoghi insoliti nei quali questi vengono allestiti (capannoni dismessi, fabbriche, alberghi, ferrovie): un ampliamento dei confini del teatro, fino a coinvolgere per intero le città, nell’intento di modificare il rapporto tra spettatore e spettacolo. L’attività artistica di E. spazia dalla realizzazione di film alla regia di spettacoli d’opera: alla Scala ha curato le regie di Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Šostakovic (1992, prodotto dall’Opéra-Bastille di Parigi), Die Walküre (1994) e Siegfried di Wagner (1997), Salome di R. Strauss (1995) .

Ercolino

Tobia Ercolino inizia la carriera con l’elaborazione collettiva dell’allestimento di Sulla via di San Michele (Firenze 1978), che gli consente di collaborare con A. Savelli in Amato mostro di J. Grass da J. Tomeo (Firenze, Teatro di Rifredi 1991), La cortigiana di P. Aretino, costumi di Massimo Poli (Arezzo 1992), Gian Burrasca, un monello in casa Stoppani di A. Savelli (Teatro di Rifredi 1993). Un’altra importante collaborazione è con Chérif, per il quale cura alcuni fortunati allestimenti, da Piccola Alice di E. Albee (Roma 1988) a Improvvisamente l’estate scorsa di T. Williams (Bologna 1991), un neoclassico interno-esterno coloniale che ottiene il premio Ubu 1991 per la migliore scenografia. Di recente ha lavorato anche con M. Castri in Elettra di Euripide (1990); con U. Chiti in Clizia di Machiavelli (1991); con A. Nogara, risolvendo, con un interessante costume-scena in cui si intravedono soltanto le labbra rosso rubino e i denti bianchissimi della protagonista, dipinta e vestita di nero, il Non io di Beckett (1992); con G. Solari in La musica in fondo al mare di M. Confalone (Milano 1994) e con G. Tedeschi in Enrico IV di Pirandello (Roma 1995).

Exton

Clive Exton ha scritto molti testi drammatici per la televisione, passando dal canone realistico di Senza fissa dimora (No Fixed Above, 1959), Il cavallo di seta (The Silk Purse, 1959) e Dove vivo (Where I Live, 1960) a drammi simbolici come Tienimi una mano, soldato (Hold My Hand, Soldier, 1960) e Avrò te da ricordare (I’ll Have You To Remember, 1960), ad altri di genere satirico: Il gattone (The Big Cat, 1962), Il processo del dottor Fancy (The Trial of Doctor Fancy, 1963). Nel 1969 ha presentato in teatro la commedia Hai del bucato, cara mamma? (Have You Any Dirty Washing, Mother Dear?), centrata sui lavori di un’immaginaria commissione parlamentare. Il teatro Manzoni di Milano ha messo in scena, per la regia di E. Coltorti, Twist con M. Columbro e L. Masiero (1995).

Esquisse

Esquisse è una compagnia di danza francese fondata nel 1981 dalla danzatrice francese Joëlle Bouvier e dal danzatore di origine algerina Régis Obadia.Nel 1987 la sua sede si radica al Centre chorégraphique national de Basse Normandie a Le Havre, finché i due, nel 1993, diventano i direttori del Centre national de danse contemporaine di Angers. In coppia, la Bouvier e Obadia danno vita a una serie di lavori, caratterizzati da uno stile che punta molto sullo sprigionamento delle energie corporali e in cui lo spazio scenico viene usato in maniera razionale, loro stessi facendosene protagonisti di grande forza espressiva. Tra le loro coreografie, Le royaume millenaire , L’Etreiente , La chambre , nonché, Welcome to Paradise (apprezzato in molti festival internazionali) e L’éffraction du silence.

Efros

Laureatosi al Gitis, Anatolij Vasil’evic Efros lavora inizialmente al Teatro centrale per ragazzi, mettendo in scena alcuni importanti lavori di V. Rozov e contribuendo, con regie asciutte e originali, al loro successo: Alla buon’ora (1954), In cerca della gioia (1957), Lotta impari (1960), Prima di cena (1962). Negli stessi anni si cimenta nella rilettura di classici come Boris Godunov di Pukin (1957) e Il matrimonio di Gogol’ (1963), confermando il suo inusuale talento. Dal 1963 al ’67 è regista stabile al Teatro del Komsomol leniniano di Mosca, dove si dedica con particolare attenzione al repertorio contemporaneo, mettendo in scena, accanto all’amato Rozov ( Nel giorno delle nozze , 1964), E. Radzinskij (104 pagine sull’amore, 1964; Si gira!, 1965), A. Arbuzov (Il mio povero Marat, 1965), oltre a due classici di cui rivoluziona la lettura: Molière di Bulgakov e Il gabbiano di Cechov. Malvisto dai burocrati di partito per il coraggioso anticonformismo del suo lavoro, E. viene trasferito con responsabilità limitatissime al teatro Malaja Bronnaja, dove continua la sua intelligente rilettura di classici, ognuno dei quali diventa un autentico evento nei grigi anni brezneviani: Tre sorelle di Cechov (1967), Romeo e Giulietta (1970), Il fratello Alioša (1972, riduzione di Rozov da I fratelli Karamazov di Dostoevskij), Don Giovanni di Molière (1973), Il matrimonio di Gogol’ (1975), Otello di Shakespeare (1976), Un mese in campagna di Turgenev (1977), La strada (1980, riduzione da Anime morte di Gogol’). In questi anni viene chiamato in altri teatri di prestigio, dove dirige spettacoli di grande richiamo: Il giardino dei ciliegi al teatro Taganka (1976), Tartufo di Molière (1981) e Il cadavere vivente di Tolstoj al Teatro d’Arte. Negli ultimi tre anni di vita, dal 1984 al 1987, viene chiamato a dirigere, al posto di J. Ljubimov emigrato all’estero, il teatro Taganka, dove firma due regie entrate nella storia del teatro russo per la loro dissacrante intelligenza: Bassifondi di Gor’kij (1984) e Il misantropo di Molière (1986), densi di allusioni alla difficile realtà sovietica. E. è stato anche uno dei più brillanti registi di teatro televisivo con Boris Godunov di Puškin (1970), Pagine del diario di Pecorin da Lermontov (1975), Romeo e Giulietta (1982).

Estate Teatrale Veronese

Inaugurato nel 1948 sotto il segno della collaborazione di Salvatore Quasimodo, Giorgio Strehler e Renato Simoni, l’Estate Teatrale Veronese fa di Verona la ‘capitale’ italiana del teatro shakespeariano. Oltre agli allestimenti dei classici di Shakespeare, nella straordinaria cornice del Teatro romano reso di nuovo agibile, il festival, anno dopo anno, ha dilatato le produzioni e i linguaggi riscoprendo e riportando in auge il teatro goldoniano, introducendo nel suo cartellone i capolavori mondiali della `modern dance’ e della danza folclorica, portando sulle antiche scene gli ultimi leggendari maestri del jazz, a fianco dei nuovi miti della musica afro-americana.

En Knap

Fondata nel 1993 a Bruxelles da Iztok Kovac, ballerino e coreografo sloveno, la compagnia En Knap è costituita da ballerini provenienti da diversi Paesi europei, facendo della multiculturalità una prerogativa. Dopo il primo successo, Spread your wings, you clumsy elephant (1993), il gruppo torna in Slovenia per fondare a Lubiana un centro di produzione internazionale, luogo di scambio libero e aperto fra artisti di diversa provenienza e formazione culturale. Il secondo spettacolo, Sting and string – first touch (1994) è un lavoro corale, su musiche di Boris Kovac, suonata dal quartetto d’archi di Enzo Fabiani. In Codes of Cobra (1996), i danzatori dialogano con la propria immagine videoregistrata.

Esquivel

Formatosi alla Scuola del balletto cubano con Ferdinando Alonso, Joaquín Banega e Azary Plistetski, nel 1968 entra nel Balletto nazionale di Cuba, diventando primo ballerino nel 1972. Danseur noble e partner abituale di Alicia Alonso, ha danzato con lei i classici del repertorio ottocentesco ( Il lago dei cigni ); ha inoltre creato i ruoli principali in Edipo Rey di Jorge Lefèbre (1970), La dame aux camélias (1971), Viet Nam: la lección di Alberto Alonso (1973).

Engel

Dopo studi di recitazione, intrapresi alla Theaterschule di Jessner, Erich Engel concentra il proprio interesse sui problemi relativi alla regia. Ad Amburgo, nel 1918, esordisce come regista presso i Kammerspiele; nel 1922 è a Monaco, dove Carl Zeiss lo scrittura per lo Staatstheater e dove avviene l’incontro con Brecht. Ha così inizio un fecondo periodo di collaborazione che annovera messe in scena come Nella giungla delle città (1923), L’opera da tre soldi (1928), Madre Coraggio (1949), Il signor Puntila e il suo servo Matti (1950), Vita di Galileo (1957, sua ultima realizzazione registica) e che sancisce il suo ruolo di regista all’interno del Berliner Ensemble. Negli anni successivi la sua attività si sposta prima al Deutsches Theater e allo Staatliches Schauspielhaus, poi – come regista ospite – in vari teatri. Dal 1945 al ’47 assume la direzione dei Kammerspiele di Monaco, in seguito dello Hebbeltheater di Berlino. Dal 1931 comincia la sua intensa attività di regista cinematografico. La regia teatrale di E. si avvale di un metodo `scientifico’ che, attraverso il rifiuto di ogni abbellimento letterario, si impone nell’intento di negare sia un certo realismo, ormai reso sterile dai canoni di maniera, sia quella rigida componente stilistica rintracciabile nel teatro tedesco dell’epoca. Gli interventi sul testo sono soprattutto improntati su un gusto particolare per il razionalismo, elemento che si rileva all’interno dello sviluppo drammaturgico dell’opera.

Efrati

Studia con Martha Graham e Luis Horst e debutta come danzatore nel 1956 a Gerusalemme, dove nel 1963 è tra i fondatori della Batsheva Dance Company, con la quale partecipa tra l’altro alla creazione di Mythical Hunters di Glen Tetley (1965). Dal 1978 guida la Kol Demana Dance Company, composta anche di danzatori sordomuti, per cui ha elaborato un metodo ritmico e coreografico basato sulle vibrazioni e perfezionato in coreografie come Psalms of Jerusalem (1982) e Drafts (1985).

Erdman

Dopo un esordio come poeta vicino all’immaginismo, nel 1924 scrive la prima commedia, Il mandato , rappresentata con successo al teatro di Mejerchol’d. La seconda commedia, Il suicida (1928) – il suicidio è l’unica possibilità di scampo in una società sempre più assurdamente burocratizzata – viene messa in prova sia al teatro di Mejerchol’d (1932) sia al Teatro d’Arte, ma è bloccata dalla censura e rappresentata solo quarant’anni dopo all’estero. Costretto al silenzio (l’ultima commedia, Un’assemblea sul riso , è tuttora inedita), si riduce a scrivere adattamenti teatrali di opere letterarie e sceneggiature cinematografiche.

Estampio

I suoi inizi lo vedono esibirsi in caffè e taverne, dove il suo `baile’ si impone per l’abilità nell’uso dei piedi e nella invenzione ritmica; nel 1921 è tra i gitani ingaggiati da Sergej Diaghilev per Cuadro flamenco (Parigi, Théâtre Gaîté-Lyrique). In seguito ha aperto una scuola, diventando uno dei più importanti maestri di flamenco.

Espert

Inizia la sua carriera a Barcellona, formando una propria compagnia e partecipando attivamente alla rinascita del teatro in lingua catalana della fine degli anni ’60, mettendo in scena nella lingua locale L’anima buona di Sezuan di Brecht (1966). L’anno seguente interpreta A porte chiuse di Sartre con la regia di Adolfo Marsillach. Dal 1969 inizia la sua collaborazione col regista argentino Victor García, con spettacoli come Les bonnes di Genet (1969), Yerma di García Lorca (1971), Divinas palabras di Valle-Inclán (1977) e recital di poesie col poeta Rafael Alberti. Direttrice, in collaborazione con José Luis Gómez, del Centro drammatico nazionale di Madrid dal 1979 al 1981, interpreta Donna Rosita nubile di García Lorca per la regia di Lavelli (1980). Con lo stesso regista recita il ruolo di Prospero ne La tempesta di Shakespeare. Nel 1985 passa alla regia, dirigendo La casa di Bernarda Alba a Londra. Negli ultimi anni si è dedicata in particolare alla regia di opere liriche.

Erté

Allievo di Il’ja Repin, esordì nella moda a Parigi, dove nel 1912 entrò a far parte dell’atelier del famoso couturier Paul Poiret. Qui ebbe i primi contatti con la scena, disegnando i costumi per il Teatro De La Renaissance, tra cui Aphrodite del poeta decadente Pierre Lou&yulm;s. Nel 1916 iniziò a dedicarsi esclusivamente all’attività professionale di scenografo e costumista, specializzandosi soprattutto in spettacoli di music-hall. Tuttavia, la sua vicinanza con il mondo dell’avanguardia lo portò a lavorare con Apollinaire per Les mamelles de Tirésias (1917), in stretta collaborazione con Picasso e Poulenc. Per il teatro di prosa E. si distinse per le scenografie della Princesse Lointaine di Ronstand (1929) e per la sua collaborazione con Richepin. In Italia, realizzò le scene per il Pelléas et Mélisande di Debussy al Teatro San Carlo di Napoli nel 1952.

Ermolaiev

Terminato l’Istituto coreografico di Leningrado, è stato primo ballerino del Teatro d’opera e balletto di Pietrogrado (1926-30) e del Bol’šoj di Mosca (1930-58). Brillante interprete della scuola russa, ha contribuito a superare lo stereotipo del danzatore cavaliere e galante della scuola imperiale; con lui la danza maschile è salita a nuovi livelli di virtuosismo e interpretazione. Protagonista del repertorio ottocentesco e del nuovo repertorio sovietico ( Fiamme di Parigi , Il papavero rosso , Il cavaliere di bronzo , Romeo e Giulietta ).

Evreinov

Nikolaj Nikolaevic Evreinov studia diritto e musica, poi debutta in teatro con una serie di commedie: L’origine della felicità e Stepik e Manjurocka (1905), Il bel despota e La guerra (1906), La nonna (1907) e Una tale donna (1908). A partire dal 1907 dirige il Teatro Antico, dove vengono ricostruite sacre rappresentazioni medioevali francesi e spettacoli del secolo d’oro spagnolo. Lavora come regista prima al teatro di Vera Komissarzevskaja in Salomè di Wilde (1909) e Francesca da Rimini di D’Annunzio (1909), poi al teatro ‘Lo specchio curvo’, dedicato alla caricatura e al grottesco, per cui scrive fra il 1911 e il ’15 una serie di arlecchinate (La gaia morte , Il revisore , su motivi gogoliani, da lui stesso definito ‘buffonata da regista’, La scuola delle stelle, La cucina del riso ) e di `monodrammi’, genere da lui inventato, dove il protagonista rappresenta il mondo come lo percepisce in un dato momento della sua esistenza: Una Colombina dei nostri giorni , Tra le quinte dell’anima, Le rappresentazioni dell’amore e la trilogia Ciò che più importa, La nave dei giusti e Il teatro della guerra eterna. Evreinov è anche autore di saggi dove sostiene la teoria di un teatro fortemente soggettivo e orientato al recupero di una libera teatralità: Introduzione al monodramma (1912), Il teatro come tale (1912), Il teatro per sé (1915-17). Emigrato a Parigi nel 1925, continua la sua opera di commediografo (scrive anche canovacci per balletti), regista (dirige un teatro in lingua russa), saggista e storico del teatro (Le théâtre en Russie sovietique, 1946; Histoire du théâtre russe, 1947).