Babel’

Narratore tra i più stimolanti e innovatori del periodo postrivoluzionario, Isaak Emmanuilovic Babel’ diventa famoso con L’armata a cavallo, dove racconta in prima persona le esperienze della guerra civile. Al teatro arriva solo nel 1928 con Tramonto, che affonda le radici nel materiale autobiografico legato al mondo ebraico di Odessa, a cui sono dedicati i più complessi e suggestivi Racconti di Odessa. Seconda e ultima prova, il dramma Marija (1935), che si segnala per la colorita vivacità del linguaggio e l’asciutto disegno dei personaggi. Dopo l’arresto e la morte in un lager, per lungo tempo le sue opere sono state proibite in Unione Sovietica.

Babilée

Guttmann; Parigi 1923), ballerino, coreografo e attore francese. È da considerare fra i migliori e più geniali danzatori francesi del dopoguerra. Artista dotato di grandi qualità tecniche, di superiore carisma e personalità estrosa (ha affrontato anche la regia teatrale), si è cimentato pure nella coreografia con risultati apprezzabili. Già allievo della scuola di ballo dell’Opéra, negli anni dal 1936 al ’40, l’ha lasciata per debuttare nel 1941 a Cannes ne L’oiseau de feu di Stravinskij, a lungo fra i suoi cavalli di battaglia. Dopo una prima esperienza con i Ballets de Paris, nel 1945 fu tra i primi a seguire Roland Petit nella felice e fertile stagione dei Ballets des Champs-Élysées, segnalandosi soprattutto quale straordinario interprete del personaggio del Joker in Jeu de cartes di Stravinskij, nella versione della Charrat. La sua fama tuttavia si è consegnata agli annali del balletto per il ruolo del protagonista in Le jeune homme et la mort di Petit (1946), da lui danzato accanto alla moglie, la ballerina Nathalie Philippart. Con eguale successo (al suo fianco Leslie Caron) è stato l’interprete di La rencontre, ou Oedipe et le Sphinx (1948) di David Lichine. È del 1949 la sua prima coreografia, L’Amour et son amour (su musica di Franck; scene e costumi di Cocteau), cui farà seguito Till Eulenspiegel , sul poema sinfonico di R. Strauss. Scritturato anche all’estero, danza a Firenze, invitato dal Maggio musicale, con il Ballet Théâtre. Nel 1952 gira alcuni film sulla danza ed è di nuovo all’Opéra, dove danza Giselle e Le spectre de la rose . Lasciato Palais Garnier, è a New York e nel 1955 alla Scala dove interpreta Mario e il mago , balletto di Luchino Visconti con la coreografia di Massine e la musica di Franco Mannino (dall’omonima novella di Thomas Mann). Formata una sua compagnia, crea nuovi balletti fra i quali l’applaudito Balance à trois , Sable e La boucle . Negli anni ’60 lavora anche per il teatro di prosa e appare in Le balcon di Genet, oltre che (accanto a Maria Casarés) in La reine verte (1963), `spettacolo totale’ realizzato da Béjart. Nel 1972 è chiamato a dirigere per qualche tempo il Ballet du Rhin, dopo di che le sue apparizioni nel mondo della danza e dello spettacolo si fanno sempre più rare. Non manca tuttavia, in tempi a noi vicini, di partecipare accanto a Natalia Makarova a un Omaggio a Fellini prodotto dalla tv italiana.

Bablet

Animatore del gruppo di ricerca sul teatro del Cnrs, assieme alla moglie Marie-Louise, Denis Bablet scrive la storia della compagnia teatrale del Théâtre du Soleil dal 1964 al 1977, nel Diapolivre (1979), diventandone di fatto il teorico. In seguito ha diretto la rivista “Travail Théâtral”, fondata nel 1970. Tra gli altri saggi di B. segnaliamo: Le lieu théâtral dans la société moderne (scritto con Jean Jacquot, 1969); Le voies de la création théâtrale (1970); Les révolutions scéniques du XXème siècle (1975).

Baccarini

Ha fatto parte della squadra di ginnastica ritmica italiana, ha debuttato in teatro al festival di Spoleto e fatto parte del Corpo di ballo della Rai; in televisione ha partecipato alla trasmissione Passione mia con Monica Vitti (1985) e, nello stesso anno, Pronto, chi gioca con Enrica Bonaccorti: qui è ballerina solista. Nel 1990 è Cassie in A Chorus Line , nella versione italiana diretta da S. Marconi che percorre con immenso successo due stagioni. Nel ’92, sempre per la Compagnia della Rancia e con la regia di Marconi, è protagonista de Il giorno della tartaruga , revival della commedia musicale di Garinei e Giovannini con D. Scala. La B. è Anita, in inglese, nel tour europeo di West Side Story (1992-93). Nel 1993-94 è Sally Bowles in Cabaret , edizione italiana diretta da Marconi. Poi Gigi , nel ruolo del titolo, nel musical di Lerner e Loewe, versione italiana con la regia di F. Crivelli. Di nuovo Cassie in A Chorus Line , in inglese e in Inghilterra, con la regia di Baayork Lee nel ’97. Nel ’98 è ancora una volta Cassie nel trionfale revival di A Chorus Line in Italia.

Bacchelli

Narratore prolifico, deve la sua fama soprattutto al romanzo storico Il diavolo al Pontelungo (1927) e alla saga de Il Mulino del Po (1938-40). Come autore di teatro Riccardo Bacchelli iniziò con Spartaco e gli schiavi (1920), a cui seguì una rielaborazione di Amleto (1923), messo in scena a Milano, Teatro del Convegno, con Monica Vitti, Antonio Pierfederici, Enrica Corti, regia di Enzo Ferrieri, 194, e nel 1974 con la regia di Ruggero Jacobbi e l’interpretazione di Elena Cotta nei panni del principe. Nel 1928 la Compagnia Niccodemi portò in scena, al Teatro Manzoni di Milano, Bellomonte , mentre nel 1949, al festival di Venezia, il Piccolo di Milano rappresentò L’alba dell’ultima sera con la regia di Brissoni, e con interpreti: Vittorio Caprioli, Carlo D’Angelo, Mario Feliciani, Gianni Mantesi. A ricordare Bacchelli drammaturgo, oggi davvero poco rappresentato, restano i due volumi di tutto il teatro, pubblicati nel 1964; vi sono compresi anche i monologhi che ebbero anche una discreta fortuna scenica: Minerva tradita dal sonno al Teatro dei Commedianti di Roma (1954), La bottiglia d’acqua minerale (1958) e Un marito ti ci vuole (1959) al Teatro Gerolamo di Milano, Idioma gentile e Luna lunatica tutti scritti per Paola Borboni. È autore anche di farse, come La notte di un nevrastenico, rappresentata al Teatro delle Maschere di Milano (1957), poi ridotta in libretto, per la musica di Nino Rota. Per Ildebrando Pizzetti ha scritto Il calzare d’argento, andato in scena nel 1961 al Teatro alla Scala. Per radio e televisione scrisse: La smorfia, L’inseguimento, Duello all’americana in miniera, La serva della Madonna .

Bacci

Nel 1958 conosce il regista G. De Lullo che la sceglie per Il buio in cima alle scale di W. Inge. Negli anni seguenti lavora con i registi F. Enriquez, M. Ferrero, O. Costa e A. Trionfo. Tra il 1961 e il 1964 lavora per la televisione come protagonista di varie commedie e dello sceneggiato Eugenie Grandet tratto da Balzac. Successivamente recita con registi come G. Bosetti ( Zio Vanja di Cechov, Don Giovanni di Molière), J. Kilty ( La professione della signora Warren di Shaw, 1976), G. Sepe ( Come le foglie di Giacosa, 1980), G. Patroni Griffi ( A porte chiuse di Sartre e Oreste di Alfieri, 1980-82; Questa sera si recita a soggetto di Pirandello, 1988), G. Marini ( Cocktail party di T.S. Eliot). Nel 1987, con la messa in scena de La serva amorosa di Goldoni, inizia la collaborazione con L. Ronconi, per il quale nel 1990 recita in Strano interludio di O’Neill, nel 1991 in La folle de Chaillot di J. Giraudoux, nel 1995 in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana tratto dall’omonimo romanzo di Gadda – per il quale vince il premio della critica italiana come miglior attrice dell’anno – e nel 1996 ne I fratelli Karamazov tratto da Dostoevskij.

Bacci

Laureato in lettere a Pisa con una tesi sull’Odin Teatret di Eugenio Barba intitolata Teatro e alchimia , attore amatoriale nel gruppo Teatro Noi, Roberto Bacci fonda nel 1974 il Centro per la sperimentazione e la ricerca teatrale di Pontedera, di cui è direttore. Sensibile a un teatro spirituale e antropologico, intimamente legato all’attività laboratoriale e al confronto con le drammaturgie del nord e dell’est europeo, debutta nella regia con Macbeth (1975). È tuttavia dall’inizio degli anni ’80 che l’attività registica di B. si fa sistematica. In un ventennio realizza e dirige una ventina di spettacoli fra cui Zeitnot (1984), tratto da Il settimo sigillo e Il volto di Ingmar Bergman; Laggiù soffia (1987), primo atto di una trilogia che comprende Era (1988) e In carne ed ossa (1990); Il cielo per terra (1993), definito un ‘circo dei numeri spirituali’. Nel 1995 comincia a lavorare con gli attori della ‘Terza Età’ di Pontedera. Nascono Nulla: molte stelle e Incendio ispirato al terzo atto di Zio Vanja di Cechov. Tra il 1978 e il 1987 B. dirige il festival di Santarcangelo; dal 1985 è direttore del festival Passaggio di Pontedera e, dal 1990, di Volterrateatro in collaborazione con Carte Blanche.