Arbo

Figlia di un’insegnante di danza, a dodici anni entra alla scuola di ballo dell’Opéra di Parigi dove, diciottenne, viene scritturata. Sarà soprattutto Nureyev negli anni Ottanta a mettere in luce il suo talento assegnandole il ruolo di Aurora nella La bella addormentata . Nominata étoile dopo un’interpretazione di Giselle a Nîmes, danza tutti i grandi ruoli classici, da Odette-Odile ne Il lago dei cigni a Nikia e Gamzatti ne La bayadère . Le sue grandi capacità tecniche la avvicinano anche al repertorio moderno; in questo ambito si afferma, fra l’altro, in Slow, Heavy and Blue di Carolyn Carlson, Retours de scène di Odile Duboc e Variation d’Ulysse di Jean-Claude Gallotta.

Andò

Andò Roberto in teatro ha presentato: La foresta-radice-labirinto, da un testo di Calvino (musiche di Francesco Pennisi; scene di Renato Guttuso); Dialoghi di Jean Genet e Tahar Ben Jelloun; La sabbia del sonno , con musiche di Luciano Berio, Marco Bena e Aldo Bennici; L’esequie della luna , ispirato a un testo di Lucio Piccolo (musiche di Francesco Pennisi; scene di Enzo Cucchi). Nel 1992 realizza per la Biennale di Venezia La madre invita a comer di Luis De Pablo (testo di Vicente Molina-Foix). Nel 1994 firma assieme a Daniele Abbado e Nicola Sani l’opera multimediale Frammenti sull’apocalisse , interpretata da Moni Ovadia, con cui il regista aveva già lavorato in Diario ironico dall’esilio . Nel 1994 presenta il suo primo film, Robert Wilson Memory Loss , nella sezione `Finestra sulle immagini’ alla Mostra del cinema di Venezia. Ha successivamente curato la regia di Mittersill 101 (musiche di Giovanni Sollima; testi di Dario Oliveri). Nel 1997 va in scena al Teatro Studio di Milano Il caso Kafka – scritto da A. con Moni Ovadia – dove l’emblematica vicenda dell’attore ebreo Jizchak Löwy (interpretato da Moni Ovadia) e l’opera di Kafka – che si riflette nell’atmosfera e nel linguaggio dello spettacolo – sono il tramite per indagare il `peso’ del passato e il senso dell’identità personale.

Alvaro

La sua attività di drammaturgo si fa risalire al 1923, con Il paese e la città, rappresentato al Teatro degli Indipendenti di Roma. La prima notorietà, però, l’ottenne con una raccolta di racconti, cinque anni dopo: Gente d’Aspromonte. Nel 1939, la Compagnia Pagnani-Cervi portò in scena Il caffè dei naviganti , dove ritorna il tema, a lui caro, del contrasto tra la gente umile, naturale e quella artificiosa della città. Alvaro Corrado immagina una solitaria spiaggia d’Italia, dove vivono pescatori e barcaioli semplici e forti, oltre che felici, e dove arriva un gruppo inquieto di uomini nordici che turberà il loro equilibrio delicato. Renato Simoni, pur sottolineando una segreta musicalità, fece notare una «difettosa drammaturgia». Tra gli altri attori, va segnalata la presenza di Rina Morelli e Paolo Stoppa. Nel 1949, A. ottenne maggior successo con Lunga notte di Medea, con Tatiana Pavlova, scene di De Chirico, musiche di Pizzetti, ripresa nel 1966 con Laura Adani e Renzo Giovampietro, per la regia di Maurizio Scaparro. Egli spogliò il mito da ogni demonismo e crudeltà e fece di Medea una donna semplice, meridionale, offesa nel suo amore materno.

Conclusa l’attività di drammaturgo, iniziò quella di critico drammatico per “Il Popolo” (1940-41) e “Il Mondo” (1949-51), quella di riduttore per le scene: I fratelli Karamazov (1940), Celestina (1942) e quella di sceneggiatore cinematografico: Terra di nessuno (1939), Fari nella nebbia (1942), Una notte dopo l’opera (1942), Patto col diavolo (1950) e Roma ore 11 (1952). Certamente la fama teatrale di A. è legata alla trasposizione del mito di Medea in un ambiente che più si avvicina alla sua terra d’origine. Il modello è Il lutto si addice ad Elettra , di O’Neill, o forse la necessità di trasferire il mito antico nelle mitologie moderne così come avevano fatto Hofmannsthal ( Elettra ), Gide ( Edipo ), Giraudoux ( Elettra , Anfitrione ) e come faranno autori a lui contemporanei: Savinio ( Ulisse ), Anouilh, la cui Medea è scritta sei anni prima di quella di A. (1953). La drammaturgia di Alvaro Corrado può essere divisa in due momenti: quella del teatro antecedente alla guerra, inserita più nel quadro della narrativa, con riferimenti al mondo arcaico-contadino; e quella del secondo dopoguerra, più attenta a riscoprire l’oasi del mito, non disgiunta da una forte carica sociale.

Accademia nazionale di danza

In un primo tempo l’Accademia nazionale di danza recava la denominazione Regia scuola di danza ed era annessa all’Accademia nazionale d’arte drammatica (1940). Fondata da J. Ruskaya nel 1948, fu da lei diretta fino alla morte (1970); le successe G. Penzi sino al 1990 e, nei sei anni successivi, Lia Calizza che, dimissionaria nel 1996, fu sostituita dall’attuale direttrice M. Parrilla. L’Accademia ha sede a Roma, sull’Aventino, dalla data della fondazione, riconosciuta come unico istituto in grado di rilasciare un diploma per l’insegnamento della danza in Italia (1951). Al suo interno ospita una scuola media e un liceo coreutico. I corsi sono tenuti da professori dell’istituzione e da ospiti insigni, maestri di chiara fama versati nelle discipline classiche e moderne. Annualmente, nel teatro all’aperto, ha luogo il saggio-spettacolo degli allievi e dei diplomandi. Notevole l’attività culturale svolta dall’istituto durante l’anno scolastico attraverso esposizioni, conferenze, dibattiti, incontri.

Argentinita, La

Di origini iberiche si forma alla danza spagnola a Madrid, dove debutta a soli sei anni. Nel 1924 inizia una importante carriera internazionale prima insieme ad una piccola compagnia gitana, poi con la Gran Compagnia di Balli Spagnoli fondata nel 1932 con Federico Garcìa Lorca, con la quale propone importanti spettacoli come Las Calles di Cadiz e El Café de Chinitas; inoltre collabora con Léonide Massine con il quale firma e interpreta la coreografia di Capriccio Español (musica N. Rimskij Korsakov, 1939). Continuatrice dell’ opera di teatralizzazione della danza spagnola avviata da Antonia Mercé è considerata una delle personalità di riferimento della storia moderna del baile.

Arguelles

Dopo gli studi con Maria De Avila, debutta nel Balletto di Saragozza, per passare nel 1984 nel Balletto nazionale classico spagnolo. Vincitrice nel 1985 del Concorso Eurovisione giovani danzatori e nel 1986 del Concorso di Parigi inizia una intensa carriera internazionale a fianco di stelle come Charles Jude e Peter Schaufuss. Dal 1991 al 1995 è prima ballerina del Deutsche Oper Ballet di Berlino e qui si impone per brillantezza tecnica e sensibilità interpretativa in titoli ottocenteschi ( Giselle ) e in titoli di Maurice Béjart ( Ring around the Ring ) e Cristopher Bruce ( Cruel Garden ). Dal 1996 dirige il Balletto di Saragozza.