Abatantuono

Diego Abatantuono nasce come cabarettista al Derby di Milano dove si impone a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 con le sue irresistibili improvvisazioni e soprattutto nella Tappezzeria (assieme a Boldi, Porcaro, Faletti e altri), un originale spettacolo-contenitore scritto da E. Jannacci e B. Viola, poi portato anche in teatro.

Le sue due anime, quella pugliese delle origini e quella milanese della sua formazione, sono gli elementi fondamentali per la creazione dei suoi personaggi. Quello più popolare, il “terrunciello”, in cui convivono tradizionalismo e anticonformismo, ne decreterà il definitivo successo sia cinematografico (Fico d’India, I fichissimi e Eccezzziunale veramente; 1980, 1981 e 1982) che televisivo. Con una buona prova teatrale, che sottolinea invece i tratti più drammatici e sensibili, l’attore è un originale Sganarello nel Don Giovanni di Molière diretto da Mario Morini (1984). Ma è nel cinema che Abatantuono dà certamente il meglio di sé lavorando con registi come Luigi Comencini, Pupi Avati e Giuseppe Bertolucci.

La fama internazionale viene infine decretata dal sodalizio con Gabriele Salvatores con cui interpreta, tra gli altri, Mediterraneo , premio Oscar come miglior film straniero nel 1992.

Abba

L’esordio a teatro di Marta Abba avviene nel 1924 con la Compagnia Talli, a Milano, dove ottiene un buon successo nel Gabbiano di Cechov. Pirandello, leggendo la critica di Marco Praga, decide di scritturarla l’anno successivo come prima attrice della Compagnia del Teatro d’Arte di Roma. Inizia così il lungo sodalizio della Abba con Pirandello, che scriverà per lei: Diana e la Tuda, L’amica delle mogli, Trovarsi, Come tu mi vuoi.

L’esperienza del Teatro d’Arte durerà fino all’estate del 1928. La Abba girerà con la Compagnia in tutta Italia e in molte città estere, con un repertorio concentrato sull’opera del maestro, con divagazioni verso altri autori. Nella stagione 1928-29 forma una sua compagnia, con un repertorio che, pur rimanendo fedele ai testi pirandelliani, si allarga verso autori come Shaw, D’Annunzio, Goldoni.

Dal 1925 al 1936 intrattiene un lungo epistolario, oggi finalmente pubblicato, con Pirandello, nel quale problemi di lavoro si alternano a quelli della famiglia e con una vena d’amore mai chiarita. Intanto la critica riconosce Marta A. come la massima interprete del teatro pirandelliano. Si sposa negli Stati Uniti, nel 1938, due anni dopo la morte di Pirandello. Fu diretta, oltre che da Pirandello, anche da Reinhardt e da Salvini.

Ha pubblicato: La mia vita d’attrice e, postumo; Caro maestro… Lettere a Luigi Pirandello (1926-1936), a cura di Piero Frassica. La donazione all’Università di Princeton del suo epistolario ha permesso recentemente di conoscere le lettere indirizzatele da Pirandello.

Abbondanza

Studia danza contemporanea a New York nei centri di A. Nikolais e M. Cunningham. Rientrato in Italia, nei primi anni ’80 entra a far parte della compagnia Teatro e Danza La Fenice di Venezia diretta da Carolyn Carlson. Nel 1984 è tra i fondatori del gruppo Sosta Palmizi, con cui realizza Il cortile (1985, Premio Ubu) e Tufo (1986); torna in seguito a collaborare con la Carlson a Parigi e inizia (1987) il suo sodalizio con la danzatrice e coreografa Antonella Bertoni (Roma 1964) con la quale sigla Terramara (1991), Pabbaja (1994), Spartacus (1995), Mozart Hotel (1997). È autore di un teatrodanza dai tocchi minimalisti, ispirato ai temi della quotidianità ed efficacemente sviluppato attraverso una gestualità intensa ed espressiva.

Abbott

Già allievo di G.P. Baker all’università di Harvard, debuttò sulle scene nel 1913 ( The Misleading Lady ) e, fino al 1989, anno del suo ritiro definitivo, partecipò a oltre 130 spettacoli, molti dei quali di successo, guadagnandosi l’appellativo di Mister Broadway: Daddies (1918), Zander the Great e The White Desert (1923), Processional (1925) dove suscitò scalpore il suo ruolo di fuorilegge che scappa dal carcere dentro una bara. Fecero epoca melodrammi come Broadway (con P. Dunning, 1926), farse come Tre uomini su un cavallo (Three Men on a Horse, con J.C. Holm, 1935), oltre a molti vivacissimi musical (di cui fu spesso anche librettista) per compositori quali Richard Rodgers, Leonard Bernstein e Frank Loesser ecc., soprattutto fra gli anni ’30 e ’50: On Your Toes , 1936; The Boys from Syracuse , 1938, considerato il suo capolavoro; Pal Joey , 1940 (di cui in Italia è nota la versione cinematografica con F. Sinatra, R. Hayworth e K. Novak); Look Ma’, I’m Dancing , 1948; Call me Madam , 1950; The Pajame Game , 1954, con le coreografie dell’esordiente Bob Fosse. Come regista teatrale ha allestito decine di spettacoli, tra cui: Chicago (1926), The Great Magoo (1932), il patriottico John Brown (1934). Di molti ne è stato anche il produttore. Per la Paramount ha diretto anche film, all’inizio del sonoro: Le vie del cielo e La piovra (1929), The Sea God (1930). Nel 1963 pubblicò un’autobiografia, Mr. Abbott . Caratterizzavano le sue regie una perfetta efficienza tecnica e uno straordinario senso del ritmo, applicati a testi propri (scritti spesso in collaborazione con altri) o a copioni altrui da lui rivisti e adattati alle esigenze del teatro commerciale.

Accademia d’arte drammatica `Silvio D’Amico’

Viene fondata a Roma nel 1936, subentrando alla precedente Regia Scuola di recitazione intitolata a Eleonora Duse (che aveva formato personaggi come Anna Magnani, Paolo Stoppa e Sergio Tofano), attraverso un Regio decreto del 13 febbraio voluto da uno dei più importanti teorici teatrali italiani, il critico e scrittore Silvio D’Amico. Nominato in quegli anni Commissario straordinario per la riforma della scuola di recitazione di Roma, amico di Copeau e di Pirandello, Silvio D’Amico rimase per molti anni alla guida dell’Accademia d’Arte Drammatica ‘Silvio D’Amico’ con la carica di presidente.

Tra la guerra e il dopoguerra l’Accademia vive la sua stagione più intensa, annoverando tra i suoi allievi: V. Gassman, Accademia Celi, L. Squarzina, E. Pandolfi, R. Falk, L. Padovani e, negli anni successivi, P. Panelli, N. Manfredi, T. Buazzelli, G. De Lullo, G. Tedeschi, M. Vitti, M. Missiroli e L. Ronconi. Centrale in Italia è l’attività culturale e formativa dell’Accademia, soprattutto per quel che riguarda la trasmissione del patrimonio teatrale tradizionale. Negli ultimi anni l’Accademia produce spettacoli realizzati dai suoi allievi, spesso affiancati da registi, registi-pedagoghi e da personale tecnico ed artistico (scenografi, costumisti, light designer) qualificato. Una politica di rapporti internazionali è stata sviluppata recentemente dall’Accademia che ha intensificato la sua presenza in molti festival, ma soprattutto ha stabilito rapporti di scambio e ha realizzato progetti in comune con alcune scuole d’Europa: come la Theater School di Amsterdam, l’Accademia nazionale di Cracovia, la Statenschole di Copenaghen, l’Escuela National de Arte Dramatico di Bogotà, la Scuola del Teatro Nazionale Greco. Particolarmente interessante è il rapporto di collaborazione instaurato con il GITIS di Mosca, con la Guildhall School di Londra e con l’Istitut del Teatre di Barcellona, nell’ambito della Scuola europea per l’arte dell’attore che si impegna nell’organizzazione di laboratori internazionali dell’estetica teatrale.

Il corpo docente dell’istituto è formato da un nucleo fisso di insegnanti, per le materie tecnico e teoriche, mentre i docenti di recitazione, regia e dei corsi speciali sono scelti dalla direzione. Dalla sua fondazione ad oggi l’Accademia ha inciso nella realtà del teatro e del cinema italiano: nell’albo d’oro si possono annoverare oltre ai grandi nomi già citati anche i più giovani: S. Castellitto, G. Ranzi, R. Girone, E. Fantastichini, S. Rubini, G. Barberio Corsetti.

Accademia del circo

Fondazione riconosciuta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e gestita dall’Ente nazionale circhi. Nasce per far fronte alla crescente difficoltà nella trasmissione di tecniche circensi emersa in particolare dagli anni ’70 quando, con la trasformazione delle imprese famigliari in aziende, diventa più difficile per i circensi tramandare alle nuove generazioni le discipline di base della pistAccademia La volontà di aprire una scuola del circo risale al 1940 quando il fondatore, Egidio Palmiri, visita un’istituzione didattica in Lettonia. Nel 1968 le speranze sembrano potersi concretizzare con la legge 337 che «riconosce la funzione sociale del circo», ma il progetto è accantonato per mancanza di fondi. Nel 1988 grazie all’impegno, anche concreto, dei consiglieri dell’Ente nazionale circhi, titolari dei maggiori circhi italiani, il progetto viene realizzato sull’esempio di scuole statali di circo quali quella di Mosca e quelle francesi. I primi corsi vengono ospitati nei quartieri invernali di Enis Togni a Verona. Nel 1990 la sede viene trasferita a Cesenatico, nei locali di una ex colonia.

L’Accademia è l’unica istituzione di formazione professionale circense esistente in Italia e l’unica a modello convittuale di tutto il mondo occidentale. Il corso è articolato in quattro anni ai quali vengono ammessi allievi dagli 8 ai 16 anni, e permette l’apprendimento di elementi delle varie discipline circensi. Dalla sua fondazione l’Accademia ha diplomato oltre 40 allievi, oggi impegnati nelle piste dei più prestigiosi circhi italiani e stranieri. Numerosi i premi ottenuti a festival internazionali, da ricordare la medaglia d’oro dei fratelli Peres al festival di Parigi e il Clown d’Oro conquistato al festival di Montecarlo dalla famiglia Casartelli con’la festa del cavallo’ con una dozzina di diplomati dell’Accademia. Da segnalare la presenza di ottimi istruttori provenienti dalla Scuola del circo di Mosca o da famiglie italiane di tradizione, come Jarz, Nicolodi, Cardona, Larible e Merzari, oltre alla nota contorsionista portoghese Fatima Zohra. L’Accademia garantisce anche l’alfabetizzazione di base degli allievi di provenienza circense altrimenti costretti ad un frustrante girovagare per le scuole di tutta Italia. Di recente l’Accademia ha costituito dei corsi di articolazione più elastica al fine di poter accogliere studenti esterni o di età superiore al normale, impossibilitati a frequentare per quattro anni o costretti da contingenze di ordine pratico a soggiornare fuori dalla struttura.

Accademia nazionale di danza

In un primo tempo l’Accademia nazionale di danza recava la denominazione Regia scuola di danza ed era annessa all’Accademia nazionale d’arte drammatica (1940). Fondata da J. Ruskaya nel 1948, fu da lei diretta fino alla morte (1970); le successe G. Penzi sino al 1990 e, nei sei anni successivi, Lia Calizza che, dimissionaria nel 1996, fu sostituita dall’attuale direttrice M. Parrilla. L’Accademia ha sede a Roma, sull’Aventino, dalla data della fondazione, riconosciuta come unico istituto in grado di rilasciare un diploma per l’insegnamento della danza in Italia (1951). Al suo interno ospita una scuola media e un liceo coreutico. I corsi sono tenuti da professori dell’istituzione e da ospiti insigni, maestri di chiara fama versati nelle discipline classiche e moderne. Annualmente, nel teatro all’aperto, ha luogo il saggio-spettacolo degli allievi e dei diplomandi. Notevole l’attività culturale svolta dall’istituto durante l’anno scolastico attraverso esposizioni, conferenze, dibattiti, incontri.